Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 12 ottobre 2010


Ho partecipato, nel 2009, ad un concorso letterario: il III Premio Inedito - bandito dalla Casa Editrice Edigiò (http://www.edigio.it/) e mi sono classificata prima, vincendo la pubblicazione del romanzo, con la seguente motivazione:
Romanzo intenso, capace di appassionare dall'inizio alla fine, pagina dopo pagina. Una storia d'amore che si svolge ai confini tra una virtualità molto concreta ed una realtà molto astratta. L'autrice tesse una trama che tiene il lettore incollato alla pagina e lo coinvolge così tanto da farlo sentire parte della narrazione. Gioco e virtualità: è proprio questo l'espediente tramite il quale il lettore entra poco a poco nella storia fino ad arrivare ad un'intensa e accorata compartecipazione.
Lo stile semplice e scorrevole e l'uso corretto della lingua contribuiscono a rendere questo romanzo un prodotto convincente e maturo, uno di quei libri che, a lettura conclusa, ci fanno esclamare: "che bella storia!".

La pubblicazione del libro rappresenta la realizzazione di un sogno coltivato per anni.
Se penso che tutto ha avuto inizio con la partecipazione ad un altro Premio, il Premio Italo Calvino per autori emergenti, giunto alla sua ventunesima edizione, sorrido come quando ricevetti la busta con l'esito di quel concorso. Negativo, ovviamente, ma con un bellissimo premio di consolazione: il giudizio "illuminante" del Comitato di lettura.
E' stato quel giudizio ad incoraggiarmi ad andare avanti, portando il mio romanzo fuori dal cassetto lungo la via del riconoscimento pubblico.
Ditemi voi, questo è ciò che il Premio Calvino ha scritto di "31 dicembre":

Ci sono manoscritti, come questo in esame, che spiccano per la loro capacità di assolvere a quella nobile funzione che la narrativa detiene: il sano entertainment. Per questo motivo non si può negare che la lettura di queste pagine trattiene il lettore con gusto fino all'epilogo. E ciò
avviene in "31 Dicembre" ancor più grazie a un espediente che richiama alcune tecniche di fascinazione cinematografica. La protagonista della vicenda è una giovane donna che ex abrupto decide di affidarsi alle cure di N.O.M. per vivere un capodanno alternativo a quello che la sua condizione reale sembra e sottoscrive un progetto che si basa su un'avanzatissima tecnologia di esperienza virtuale grazie alla quale prenderà l'identità di un personaggio inesistente e trascorrerà sotto queste spoglie un entusiasmante capodanno. Fiction nella fiction è l'intelligente concept del progetto che è un pretesto per narrare una storia d'amore lineare, ideale, intervallata solo raramente dai richiami alla realtà. Ben scritte le descrizioni delle suggestioni, dei sentimenti, degli equilibri instabili che reggono le relazioni tra i personaggi, grazie alle quali il lettore è fin troppo condotto per mano tra le spire dell'illusione. Così comunque l'autrice è in grado di assicurasi un uditorio vasto cui le consigliamo di rivolgersi: il romanzo, così com'è, potrebbe essere pronto per piacere a chi per qualche motivo desidera vivere un'esperienza analoga a quella di Sara, in cui molti potrebbero riconoscersi (anche perché il personaggio non presenta tratti troppo personalizzati) e farsi trasportare in una dimensione parallela che questo storia è stata perfettamente in grado di creare.

Dovevo per forza prendere i giudici in parola, no?

Adesso spero che in tanti abbiano voglia di leggere la mia storia.
Se non altro per dare conferma a quei giudizi o per smentirli!



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