Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

venerdì 28 ottobre 2011

UN RICORDO

"Un ricordo" è il titolo di un brevissimo racconto con il quale ho partecipato qualche anno fa ad un concorso via web indetto dal Circolo letterario Bel-Ami. Si trattava di scrivere 1800 battute per raccontare una storia ambientata in Sicilia o che dalla Sicilia, dai suoi profumi e colori, traesse ispirazione. Vinsi la selezione e il racconto fu premiato e letto durante una bella serata a tema organizzata in aprile con la partecipazione di illustri ospiti.
Il tema proposto per quel mese era: "DA SIRACUSA A DAMASCO - una spedizione alla ricerca delle influenze mediorientali sulla cultura siciliana attraverso suoni, immagini, sapori e parole.
Questo è il racconto:

UN RICORDO…

Come ogni martedì vado al mercato; sono abituata ai ritornelli urlati dei “putirai”, frutta fresca ed ortaggi di stagione profumano l’aria; sono davanti ad una “putia” di pesce quando ad un tratto le mie orecchie vengono raggiunte da un musica familiare, che si definisce perfettamente pur in mezzo a tutto quel rumoroso contesto. Vengo d’improvviso rapita dentro un ricordo, uno momento della mia vita universitaria che torna ad investire con prepotenza i miei pensieri…Ho la Sicilia nel sangue, ma solo una città nel cuore: Palermo, quella dei vicoli interni, dove si svolge la piccola quotidianità, dei mercati rionali, la Palermo che ho vissuto di più e amato e conservato fra i ricordi più cari. Torno indietro nel tempo, al pomeriggio prima di un esame…mi trovo sul terrazzino di casa mia, al centro di Ballarò. Un carretto ambulante tormenta il mio udito con una canzone ripetuta fino all’esasperazione; staziona proprio nella stradina sottostante, davanti ad un’osteria dalla quale sale un nauseante odore di “frittola” e brodo di interiora bollite; a quell’ora la frenetica attività del mercato va scemando ma le cassette di frutta e verdura, le bancarelle che espongono dentro ceste invecchiate olive nere e capperi, peperoncino e spezie, sono ancora là, lungo i bordi della strada. Quel motivetto nelle orecchie, “Mediterraneo-o-o-o…”, sempre lo stesso, come una cantilena ipnotica ed io che cerco la concentrazione per ricominciare a studiare… Rapidamente le immagini del mercato di Ballarò si sovrappongono alla realtà analoga che sto vivendo nella mia città: l’occhio torbido di un pescespada mi fissa spento sul suo letto di marmo, centinaia di acciughe sotto sale assiepate dentro “buatte” di latta chiedono in sordina di essere liberate… -“Vorrei solo un po’ di queste alici, grazie”.