Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 7 marzo 2013

TRA LE MANI UNA FOTO







Una manto giallo di spighe colorava di oro un esteso campo di grano e gli alberi della mia infanzia tutti lì, immortalati nella fotografia che tenevo stretta tra le mani. I ricordi, nonostante il tempo trascorso, fluirono nella mia mente con impeto e lucidità: una gita, un lungo viaggio verso la mia lontana terra…
Il rumore incessante e ovattato del ferro sulle rotaie mi aveva tenuto compagnia fino all’arrivo alla stazione. Ero scesa dal treno con uno zaino in spalla e la macchina fotografica al collo; il mio paese d’origine, abbandonato ormai da anni, mi aveva accolto con il caldo abbraccio dell’estate ormai piena. A quell’ora del giorno il canto delle cicale era assordante e tutt’intorno il profumo di fiori di campo e di erba secca mi aveva fatto rivivere alcuni dimenticati momenti della mia infanzia. Avevo camminato immersa in pensieri lontani, poi, in prossimità di una fontana rurale che sembrava un miraggio in un deserto arso dal sole, mi ero fermata per bagnarmi la nuca e, alzato lo sguardo, dritto davanti a me, avevo riconosciuto la folta chioma di un grande carrubbo; poco distante da esso, alcuni alberi di mandorlo mi avevano in pochi secondi restituito il ricordo delle memorabili scorpacciate dei suoi frutti, fatte durante i lunghi pomeriggi estivi. Mi ero incamminata con una crescente emozione lungo un sentiero casuale tracciato fra i campi e ad ogni passo ogni odore, il ronzio degli insetti, tutto mi aveva rinnovato il ricordo di piccoli ma significativi frammenti di quell’infanzia trascurata: le lunghe passeggiate, le soste all’ombra degli alberi di pistacchi, i tentativi vani di non imbrattare la maglietta con il succo indelebile dei dolcissimi gelsi neri…
Mi addormentai con la foto adagiata sul petto.
Ricordi che mai il tempo avrebbe restituito all’oblio.