Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

domenica 2 novembre 2014

Uno sguardo al "decalogo del lettore" di Daniel Pennac

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui”. (D. Pennac).

Recentemente mi sono imbattuta in un vecchio post del sito www.recensionilibri.org dove sono evidenziati i 10 diritti del lettore che lo scrittore francese Daniel Pennac elenca all'interno del suo libro "Come un romanzo".  (http://www.recensionilibri.org/2012/09/i-10-diritti-del-lettore-secondo-pennac.html). Perché è vero, la passione per la lettura deve nascere spontanea, ma - diciamoci la verità -durante l'adolescenza, tra i banchi di scuola, il "gusto" per la lettura è un po' soffocato dal "dovere" verso la stessa. Quanti libri odiati perché oggetto di interrogazione, quanti autori relegati nel ghetto degli "scrittori da non leggere mai più" solo perché spiegati e raccontati da insegnanti emotivamente poco coinvolti o ben poco obiettivi. Ricordo la mia prof. di italiano, al Liceo, a lei non piaceva Luigi Pirandello e le sue spiegazioni erano lo specchio di questo indice di mancato gradimento. Ho riletto le opere dello scrittore siciliano anni dopo, insieme ad alcuni "big" della letteratura straniera considerati i "mattoni numero 1" degli anni liceali (quanto ho amato Anna Karenina di Lev Tolstoj, peraltro - udite! - letto sotto l'ombrellone, un estate di qualche anno fa!).
Leggere è un dovere se imposto, altrimenti diventa uno degli interessi più piacevoli che una persona possa coltivare, perché plasma la fantasia, garantisce viaggi anche lunghissimi della mente per i quali l'unico biglietto da pagare è il tempo che togli ad altre cose: tempo ben speso, dunque!

Ora, tornando al decalogo del lettore citato, ho sottolineato alcuni diritti insindacabili che sottoscrivo:
il n. 3, il diritto di non finire un libro, perché - ahimè - non ho preso il brevetto di lettrice onnivora, anzi sono molto selettiva, ho dei gusti che non voglio cambiare e quando mi metto in mano un libro, da questo pretendo amore a prima vista, altrimenti non concedo seconde opportunità!
Ho sbagliato tante volte la scelta di un testo da leggere: mi sono affidata alla trama ben fatta (sfoggiare una bella trama, in fondo, serve a catturare l'attenzione) o alle recensioni di altri lettori (ma si sa, i gusti sono immancabilmente soggettivi) e poi mi sono trovata a sbuffare annoiata di fronte a storie che non rilasciavano alcuna sensazione di benessere (perché è questo l'effluvio magico che passa attraverso la lettura di un buon libro), dunque a togliere ad esse per sempre la possibilità di rifarsi anche aspettando con pazienza la cosiddetta "svolta".
Ecco, in appendice, il n. 6, il diritto al bovarismo. Va da sé...


Poi il diritto n. 7 è perfetto: quello di leggere ovunque e forse è anche il mio preferito. Quando preparo la borsa, prima di uscire, penso alle chiavi di casa, al portafogli e al libro che sto leggendo. Perché lo porto con me dappertutto, perché so che mi servirà alla Posta, quando aspetterò il mio turno o durante le attese dal dottore, in Banca, dal parrucchiere; una volta l'ho persino tirato fuori dalla borsa durante la fila alla cassa di un supermercato (maniaca!). Ma vuoi mettere: invece di rigirarmi i pollici, guardandomi attorno con l'aria di chi sta pregando per non perdere la pazienza, entro nel fascino della lettura in cui sono immersa da qualche giorno e da cui proprio non riesco a staccarmi. Sensazione bellissima: mi estraneo e dopo qualche minuto (ma in realtà sono passate ore!) è finalmente il mio turno!

Gli altri diritti, invece, sono affascinanti, ma alcuni poco convincenti: 1) il diritto di non leggere: beh, se leggere non è un dovere, non può essere nemmeno forzatamente un diritto, sono facce della stessa medaglia! 2) il diritto di saltare le pagine: no, mi rifiuto di immaginare un lettore che saltella qua è lá preso da una finta curiosità, per usare un eufemismo, rinunciando al diritto di scoprire cosa racconta il libro nella sua composta interezza; 4) il diritto di rileggere, ci sta tutto, e di sottolineare, di appuntare, evidenziare, "sporcare" il libro; 5) il diritto di leggere qualsiasi cosa: beh si, certo, chi ha fame si sazia con qualsiasi cosa e la fame di lettura è molto esigente, ma il rischio è l'indigestione o per così dire la dispersione di energie che potrebbero concentrarsi solo su "cibo per la mente" di qualitá; 8) il diritto di spizzicare è simpatico: prendi il libro, una pagina che hai segnato, una frase che hai trascritto perché  ti è particolarmente piaciuta: la libreria è come un armadio di abiti: liberi di scegliere con quale libro "vestirsi" 9) il diritto di leggere a voce alta, solo se necessario, tipo nei casi di lettura condivisa, ma dobrebbero rappresentare eccezioni: la regola assoluta è la lettura intimistica, è un momento tuo che vivi da solo e in silenzio. Solo gli occhi si muovono sulle righe di un libro. 10) il diritto di tacere.
E non aggiungo altro!
Anzi ne aggiungo uno, l'11, che non riguarda la lettura ma chi adesso ha finito di leggere questo post: il diritto di dirmi cosa ne pensate!

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