Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 10 marzo 2015

LE mie REGOLE PER SCRIVERE UN ROMANZO




Qualche settimana fa ho scritto un post che elogiava il Racconto come forma narrativa forse un po' snobbata, perché considerata di livello inferiore rispetto al Romanzo (per rinfrescavi la memoria  potete rileggerlo qui). Smentita dalle ultime produzioni inedite che ormai prediligono la narrazione breve perché, forse, più piazzabile sul mercato di vendite in rete, mi accorgo che il racconto, di recente, si sta prendendo una rivincita sul suo "avversario letterario" ed io  continuo a pensare che scrivere in forma breve, mantenendo alto il grado di interesse ed attenzione del lettore, sia molto più difficile che dedicarsi ad una lunga trattazione dove le intenzioni e gli obiettivi narrativi possono essere sviscerati con un'estensione maggiore.

TEMPO e SPAZIO sono due coordinate fondamentali per chi vuole avventurarsi nella scrittura di un romanzo.

Il TEMPO è una componente che non può essere sottovalutata quando vogliamo raccontare una lunga storia, perché dobbiamo immaginare di averne bisogno in grande quantità per conseguire un buon risultato.
Lo SPAZIO è quello fisico (un postazione che ci garantisca la concentrazione) ma anche mentale, perché dobbiamo avere una visione ad ampio respiro, poco circoscritta e tuttavia non dispersiva.

Sul web, in tanti, esperti e non, danno consigli su come scrivere un romanzo, enumerano strategie o presunte "regole" da seguire. Io, invece, penso che non basti mettere in pratica un elenco di "cose da fare" per diventare romanzieri, penso che l'esperienza sia importante e che sia fondamentale la componente emotiva, cioè il grado di interesse e passione che abbiamo quando ci cimentiamo nella scrittura.

Sembra tutto facile: ho in mente una storia che voglio raccontare? Mi siedo e la scrivo. In fondo basta dare voce ai pensieri e fissarli su carta. 
Ho letto dei libri che davano questa impressione: di essere storie pensate e buttate giù, vestite di parole scritte e basta.

Non è così, a mio avviso, che nasce un buon romanzo.

L'ho imparato sulla mia pelle, perché ne ho scritto uno e non è stata un'impresa facile. Lungi da me pensare di avere pubblicato un best-seller (nonostante il discreto successo della versione cartacea e quello ancora un po' acerbo del formato e-book), però ho attraversato delle fasi, durante il concepimento del libro, che mi hanno fatto capire delle cose importanti, mi hanno dato nuovi strumenti per scrivere ancora, con l'aiuto di validi elementi. Ecco perché sostengo che l'esperienza diretta sia un buon banco di prova.

Così ho immaginato delle regole mie, dei punti di vista sperimentati che chissà, magari, possono tornare utili a qualcuno.

Parliamone insieme, vi va?

Il mio viaggio verso la meta puntata come obiettivo lontanissimo da raggiungere - la scrittura di un romanzo con conseguente sua pubblicazione - ha avuto inizio da un'esperienza personale.
Ecco, secondo me, il primo elemento imprescindibile per chi vuole scrivere un romanzo:

1) l'ISPIRAZIONE
Viviamo: incontriamo persone, ci confrontiamo negli ambienti lavorativi, osserviamo, ci facciamo delle idee, ma tutto questo è naturale, appartiene alla quotidianità della maggior parte delle vite ordinarie. Ci sono momenti, tuttavia, in cui le nostre orecchie registrano suoni in modo diverso, i nostri occhi si soffermano di più su dati e particolari: come un riflettore puntato al centro della scena, stiamo focalizzando un punto di questa nostra quotidianità e lo facciamo entrare nei nostri pensieri con insistenza. Quella è l'ispirazione: l'attimo in cui dilatiamo l'attenzione su qualcosa che non scivola via insieme al resto delle percezioni inavvertite.
Il mio occhio si è a lungo fermato sul corpo di un ragazzo steso a terra, colto da malore, una notte in cui stavamo festeggiando il Capodanno in casa di una conoscente. Quel pensiero ha accompagnato il mio sonno a lungo, finché non ha trovato sfogo nell'idea iniziale del mio romanzo. E' stato la mia fonte di ispirazione.

Trovato il punto di partenza, bisogna collocarlo dentro uno spazio circoscritto: una storia non è infinita, ha un inizio, uno svolgimento ed una fine. Coordinare questi tre momenti è importante. Così il secondo step da conseguire è:

2) la STRUTTURAZIONE DELL'IDEA-BASE
Abbiamo un inizio, ma dobbiamo provare ad immaginare uno sviluppo possibile, qualcosa che ci consenta di mandare avanti il racconto seguendo una linea logica. 
Cosa vogliamo raccontare?
Prendendo ancora spunto dal mio romanzo: l'idea iniziale nasceva dal malore di un ragazzo, la notte di Capodanno, ma dove e come contestualizzare questa idea? Voglio spiegare il perché ciò sia accaduto? Voglio usarlo come pretesto per centrare l'attenzione sulla vicenda di un ospite presente? Ho risposto a queste domande e la mia storia ha preso la sua piega.

Visualizzate le scene, imbastita grosso modo la storia, bisogna dare a quest'ultima dei contenuti, bisogna pensare ai protagonisti della vicenda e all'ambientazione:

3)  il CHI e il DOVE
La scelta dei personaggi è importante perché sono loro che renderanno immaginabile la storia che si vuole raccontare, dunque devono essere ben caratterizzati, devono avere un ruolo preciso, agire in modo coerente, per risultare credibili e non ingenerare confusione: se c'è un soggetto che deve dimostrare di avere un'indole particolare, non possiamo immaginare un altro soggetto con caratteristiche simili, perché il lettore che si identifica pienamente non deve trovare una somiglianza fra due personaggi della stessa storia.
Capisco che la mia è una buona lettura quando riesco ad immedesimarmi, ad essere nei luoghi descritti: a respirare l'aria di mare, se siamo in una spiaggia, a sentire freddo, se la storia è ambientata in un paese scandinavo. Allora è importante sapere dove si muovono i protagonisti del romanzo; per me non è necessario fare ampie descrizioni; può essere sufficiente rivelare un particolare: trovarsi su una lingua di terra che si allunga sul mare mosso, guardare da una finestra un albero di pistacchi dominare su un'immensa distesa di grano. 

Quando raccontiamo qualcosa non dobbiamo perdere di vista lo scopo per il quale stiamo scrivendo, che non sono le "finalità" cui miriamo, quanto la "fine" vera e propria con cui intendiamo concludere la storia; dobbiamo, cioè, individuare

4) la META DEL VIAGGIO 
Non tutti lo fanno quando cominciano a sviluppare l'idea del romanzo, io invece elaboro una possibile fine da subito, altrimenti non so raccontare il durante.
La "fine" mette un punto fermo al nostro lungo racconto, cala il sipario, saluta il lettore. L'obiettivo ultimo di chi scrive un romanzo è chiudere parentesi, non lasciare questioni in sospeso; il narratore deve chiarire posizioni, risolvere conflitti, spiegare il "perché" della storia.
Senza definire una possibile conclusione corriamo il rischio di smarrirci tra le mille articolazioni della fantasia: possiamo imboccare vicoli e stradine, ma la via maestra è una soltanto ed è lì che devono confluire i pensieri.

Per scrivere un romanzo abbiamo bisogno di adeguati strumenti che sono utili, se non indispensabili: così possiamo aiutarci creando delle

5) LINEE-GUIDA
Sappiamo cosa vogliamo raccontare, dove si svolgerà la vicenda e chi saranno i protagonisti di questa storia; abbiamo inizio, svolgimento e fine abbozzati nella mente, adesso dobbiamo dare un ordine alle idee, creando uno schema. Io per il mio romanzo ho scelto la forma della mappa concettuale che modificavo ed incrementavo ogni volta che una buona idea mi forniva nuove vie d'uscita (anche se spesso mi trovavo alle prese con autentici labirinti che, devo dire, complicavano il mio lavoro!).

Non è sufficiente lasciarsi guidare dallo slancio creativo: scrivere un romanzo richiede disciplina, impegno, dedizione. Per me, dunque, diventa necessario avere dei veri e propri

6) RITMI DI SCRITTURA
Una scrittura occasionale trasforma l'avventura del romanzo in un'impresa titanica, perché una lunga storia è fatta di combinazioni fragili e l'impalcatura va rinforzata con un lavoro quotidiano, altrimenti crolla tutto: il tempo arrugginisce le idee e invecchia l'ispirazione. L'ho imparato con l'esperienza: ho cominciato a scrivere il mio libro mossa da un entusiasmo che credevo inossidabile; per una serie di motivi (legati quasi tutti alla compilazione della tesi di laurea) ho, poi, per mesi accantonato il progetto; riprendere in mano la storia, ricucirne i lembi strappati dalla dimenticanza è stato arduo; la mia storia si reggeva tutta su certi equilibri che se non adeguatamente ripresi rischiavano di rimanere privi di senso. Ho fatto un lavoro doppio: rileggere tutta la parte già scritta, recuperare qualche appunto, collocare le nuove idee in un contesto ormai abbandonato è stato davvero una prova dura da superare. 
Allora mi permetto di suggerire costanza, continuità operativa, magari fissando dei tempi di lavorazione: io, per esempio, do il massimo la mattina, quando la mente è riposata ed il flusso di idee è più intenso, ma molto più spesso, anni fa, quando ancora reggevo le ore piccole, amavo scrivere la notte, complici buio e silenzio. La mattina, poi, revisionavo il lavoro portandomi il file del romanzo allo studio. (Bei tempi! Adesso sono costretta a ritagliarmi degli spazi anche solo per fare la lista della spesa!).

Se scrivere un romanzo è come organizzare un lungo viaggio, mantenere l'entusiasmo sempre allo stesso livello non è facile: ci sono momenti in cui le idee si atrofizzano, la stanchezza ci rende inadeguati, momenti in cui pensiamo di avere scritto un mare di sciocchezze, momenti in cui perdiamo la concentrazione, non riusciamo a gestire i tempi o, peggio, non troviamo più la motivazione per proseguire.
Mi è capitato. Cosa ho fatto? Semplicemente ho aspettato senza insistere. 
Ecco l'ultima regola che suggerisco con modestia: assecondare

7) il PROCESSO NATURALE DELLE IDEE
Significa conoscersi e capire quando soprassedere, quando sorvolare, quando tralasciare senza, tuttavia, mai perdere di vista l'obiettivo finale, che resta sempre scrivere il romanzo. Interrompere non vuol dire spezzare la continuità, ma prendersi una pausa: un giorno per svuotare la mente dai cavilli in cui essa si è inceppata o per recuperare la concentrazione persa. Lasciare decantare la storia già scritta serve per ritrovare la forza interiore, per intercettare gli errori, le incongruenze, per ritrovare l'entusiasmo e spingere con più energia la leva della creatività.

Bene. E quando arriviamo alla fine di questo lungo lavoro ed abbiamo il nostro bel manoscritto sul tavolo?
Ricominciamo tutto da capo.
Perché abbiamo di fronte soltanto la prima stesura e per arrivare a quella definitiva occorre affrontare un nuovo viaggio, ugualmente lungo ed impervio.
Coraggio: il momento della REVISIONE ci aspetta.

Non guardiamo la cima della montagna e cominciamo la scalata.

10 commenti:

  1. Oggi sembra che ci siamo lette nel pensiero! :)
    Comunque le tue "regole" mi sembrano ottime, mi piace soprattutto il tuo settimo punto. Dopotutto scrivere un romanzo è anche un processo di conoscenza di se stessi.
    E hai ragione, meglio non guardare la cima della montagna o ci si spaventa :)

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    1. Si, davvero incredibile coincidenza! In fondo è vero che scrivendo arriviamo a scoprire noi stessi. E non si finisce mai di imparare qualcosa!
      E comunque la montagna va scalata! Sempre! ;)

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  2. Ci sono tre regole per scrivere un romanzo. Sfortunatamente, nessuno sa quali siano. (W. Somerset Maugham)

    A parte gli scherzi, vedo che ognuno ha i propri metodi per imbarcarsi in un progetto lungo e complicato come la scrittura di un romanzo. Una cosa, però, è certa: serve tanta organizzazione, altrimenti non se ne esce vivi. ;)

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    1. Organizzazione e determinazione: la sola intenzione non basta, bisogna crederci veramente! :)

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  3. Condivido (e purtroppo l'ho imparato a mie spese) il fatto che l'incostanza invecchia le idee e annienta la passione. Infatti, come dicevo nel post di giovedì, sento proprio di ravvivare il mio romanzo con nuovi spunti e ci sto lavorando moltissimo: brainstorming e così via ... già qualcosina si è mosso. Pian piano, anche gli altri tasselli mancanti andranno al loro posto.
    Invece non ho mai usato le mappe concettuali. Mi piacerebbe molto capire come funzionano: mi aiuteresti, per favore? :)

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    1. È come un menù a tendina: c'è un punto fermo attorno al quale ruotano una serie di notizie che dipendono da esso. Dunque si parte, per esempio, da un personaggio (o anche da una situazione) e poi con un sistema grafico di frecce si scende nel particolare. Si crea una vera e propria rete di informazioni tutte collegate che facilitano i collegamenti, in corso d'opera. Metti che ad un certo punto devi fare agire X in un certo modo, con lo schema davanti conosci tutto ciò che c'è da sapere su X: chi è, cosa fa, dove e come si inserisce nella storia, ecc.
      È più facile averne una davanti,che spiegarla! ;)

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  4. Bella la nuova grafica del blog!
    A parte questo, ti sei proprio messa d'accordo con Anima, almeno a livello inconscio. I vostri due post sembrano gemelli e si completano a vicenda.
    Io di base pianifico. Fiuto pian piano la storia, conosco i personaggi, vivo con loro (di solito faccio dei test conoscitivi su racconti medio/lunghi). Poi faccio scaletta e sinossi, che non sono vincoli ineludibili, quanto piuttosto una guida per il cammino.
    Detto così sembra tutto molto freddo e razionale, ma per me è solo un'immersione sempre più profonda nella storia di cui la stesura è solo l'atto finale, quasi liberatorio.

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    1. Grazie, mi fa piacere che ti piaccia! Vedi, nell'ottica del miglioramento, ho scelto anche di dare una veste nuova al blog!
      Veramente, quella con Maria Teresa è stata una stranissima coincidenza!
      Anch'io vivo con i miei personaggi, mi immedesimo in loro ed è bello, tutte le volte, provare ad indossare panni che non sono del tutto miei. Mi aiuta in qualche modo a crescere.

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  5. Hai fatto una bella analisi! Sto verificando in prima persona il punto sei: "Una scrittura occasionale trasforma l'avventura del romanzo in un'impresa titanica." E' proprio così. Senza costanza la storia si raffredda, anche quando mi aveva entusiasmata all'inizio. Questa è una "regola" di cui non posso fare a meno. :)

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    1. Pensavo che anche una lettura occasionale può portare a risultati disastrosi, in termini di coinvolgimento nella storia. E comunque, chi vuole scrivere un romanzo deve mettersi in testa che una volta cominciata l'avventura non può mollare nemmeno un momento! Mi sa che il punto 6 è anche quello in cui si cade più facilmente!

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