Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 9 aprile 2015

I FATTORI che decretano il successo di uno scrittore esordiente


Non so se il "mestiere" dello scrittore sia una scelta di vita ben definita o lo sbocco naturale di un determinato percorso; di solito si scrive per diletto e poi la bravura o la fortuna premiano, così, spesso, gli autori più famosi, quelli che nel panorama letterario hanno raggiunto il podio o traguardi importanti, fanno altro nella vita: sono filosofi, matematici, insegnanti, avvocati, eppure li conosciamo come "scrittori". Del resto, quando la risposta alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" è "lo scrittore", in pochi pensano che si possa essere soltanto questo, almeno agli inizi: ci si mette al sicuro con un lavoro che dia certezze, prima di pensare al diletto aleatorio. Perché scrivere non garantisce il risultato sperato:

l'avvocato offre un parere legale su una controversia, da quel parere discendono delle conseguenze positive o negative per l'assistito; l'insegnante si guadagna la stima dei suoi alunni se è brava e la sua preparazione valida, ma nessuno le toglierà la cattedra guadagnata se non risulta essere a all'altezza del ruolo che ha o non risponde alle aspettative degli studenti. E lo scrittore? Può scrivere le migliori storie e non essere preso in considerazione da nessuno, come può buttare giù un racconto da quattro soldi ed ottenere un grande successo. Il risultato del suo lavoro non è necessariamente la conseguenza logica di ciò che fa, perché esso dipende da tanti fattori che possono o meno intervenire a decretarne la riuscita.
Ho provato a ragionare su cinque di essi, ma, sicuramente, non sono gli unici.

La CAPARBIETÀ
Chi vuole affermarsi in campo letterario non può pensare di riuscirci con una sola opera: io, in primis, che sogno la svolta nella mia vita, che scrivo perché un giorno il mio nome non rimanga quello di una scrittrice sconosciuta, ho scritto e pubblicato un romanzo. Fine. Ho una raccolta di racconti di cui vado fiera al pari del libro, ma è lì, chiusa nella valigia in cui conservo i miei progetti e non so ancora quale sarà il suo destino.
Lo scrittore che vuole fare lo scrittore deve consegnare al pubblico più di un'opera, magari raccogliendo una serie di insuccessi, ma deve continuare a crederci: laddove raccoglie consensi rimarcare le cose apprezzate, laddove non raccoglie consensi meditare sugli errori; è un lavoro costante che richiede convinzione e caparbietà. Chi legge vuole conoscere il "background letterario" di uno scrittore, vuole sapere che esperienze ha fatto, cos'altro ha scritto. Anche nel caso dell'esordiente che raggiunge la vetta della classifica dei libri più venduti: quello non può essere un traguardo, ma solo l'inizio di un percorso. Deve cominciare a camminare sulle gambe allenate dello "scrittore", dunque non adagiarsi nell'avere semplicemente conquistato un'etichetta.

La FIDUCIA IN SE STESSI
La ricerca di un'affermazione richiede fiducia nelle proprie capacità: sono banditi quelli che non riconoscono di avere delle qualità, che può anche volere dire vantare delle presunzioni inesistenti, ma non devo essere io a bocciare me stessa, altrimenti non vado da nessuna parte. Qualche anno fa ragionavo secondo gli schemi dell'umiltà che mi caratterizza: facevo spallucce di fronte alle belle idee che diventavano racconti, mi ripetevo che non avevo niente di più di tanti altri che scrivono per passione e rimanevo ferma, a crogiolarmi in questa forma di insicurezza (che poi, probabilmente, rispecchiava l'età che avevo). Poi, un giorno, un guizzo di orgoglio - che ho dovuto forzare - mi ha scrollato da questo inefficace torpore: ho preso il romanzo e l'ho presentato ad un concorso, ho smosso le acque, creato aspettative e poi gioito del risultato. Ho cominciato a cambiare prospettiva: è possibile che ciò che scrivo non incontri il favore del pubblico, certo, però questo non mi scoraggia, non deve scoraggiarmi.
Convincersi di avere delle qualità non significa, tuttavia, riconoscersi un talento, ma apprezzare una dote che va coltivata perché si crede in essa.

Le CONOSCENZE GIUSTE
Non sempre bravura e impegno sono indici di successo, sarebbe troppo facile e, purtroppo, non è così! Un aiuto importante che spiana una strada tutta in salita è il vantare le giuste conoscenze in determinati ambiti. È sciocco negare l'esistenza delle raccomandazioni, perché esse sono un dato di fatto: esistono e chi può non disdegna di approfittarne. Non so se è un caso, ma diverse volte mi è capitato di scoprire legami e intrecci fra editori ed esordienti, parentele e appartenenze dirette o indirette ad ambienti che agevolano o favoriscono quell'autore piuttosto che un altro. Nulla di nuovo: il mondo non va avanti tutto così, per fortuna, ma questo resta un fenomeno innegabile.

L'ACCORTEZZA NEL SAPERE FARE LE GIUSTE MOSSE
Di contro c'è anche la bravura nel far bene le cose che avvicina lo scrittore alla sua meta. Sapere cogliere l'attimo, conoscere le strategie più adatte, riuscire a conquistare il pubblico sono doti indiscusse che io invidio a chi le possiede (molto più di una buona conoscenza!). All'indomani dell'autopubblicazione del mio romanzo, ho fatto la mossa formale di sbracciarmi, ma poi sostanzialmente mi muovevo come su un tapis roulant: correvo rimanendo ferma. Promozione, marketing, materie in cui il mio rendimento è vicino allo zero. E così non si va da nessuna parte! Un'autocritica che spero mi serva per migliorare le mie prestazioni!

La FORTUNA
La fortuna è il jolly che cambia i giochi; interviene quando meno te l'aspetti, si fa desiderare, è senza regole e senza tempo, non conosce padroni, non ha priorità: è il più democratico dei fattori che determinano un evento. Per lo scrittore esordiente è una manna dal cielo: può avere scritto qualunque cosa, essersi proposto in mille modi, niente sarà mai più efficace della mano della dea bendata che gli passa accanto e lo afferra per portarlo lontano.
È anche vero, tuttavia, che aggrapparsi alla fortuna può essere solo una comoda scusa per ignorare impegno e responsabilità e invece essa interviene solo se inseguita, il che vuol dire conquistarla camminando, non stando fermi: lei ti troverà se sarai tu a cercarla!

Siete d'accordo? Quali altri fattori di successo si potrebbero aggiungere alla lista?

24 commenti:

  1. Ma cavolo, tutte le volte che provo a commentare da smartphone il post non parte! Secondo tentativo, stavolta da PC.

    Caparbietà credo di averne.
    La fiducia in me stessa va e viene.
    Le conoscenze le avrei avute se avessi fatto l'avvocato.
    Accortezza nel saper fare le giuste mosse... sinceramente non l'ho mai verificata... si vedrà in futuro.
    Nella fortuna non credo: credo nel karma.

    Qualche mese fa (anzi, subito dopo aver aperto il blog) avevo scritto due articoli dal titolo "le qualità psicologiche e spirituali di uno scrittore".
    Avevo citato: l'autostima equilibrata, l'amore per il prossimo, la capacità di "vivere come se", la capacità di ascoltare e quella di gestire le proprie ossessioni senza farsi fagocitare.
    a distanza di tempo, forse ora menzionerei altri aspetti. :)

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    1. Sono andata a leggere quel tuo post: interessantissimo! (Tra parentesi, se eri agli inizi come blogger c'è da credere che il tuo esordio da romanziera spaccherà alla grande! ;)
      Mi è piaciuto molto il "vivere come se", che si avvicina molto al mio modo di interpretare il ruolo di "scrittori": se vogliamo esserlo, dobbiamo sentirci tali, è vero, il che vuol dire avere maggiore fiducia in se stessi e dunque credere nelle proprie capacità, riconoscere di averle dentro e dovere solo trovare il modo di esprimerle.

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    2. Credo che questo sia il complimento più bello che abbia mai ricevuto! :) grazie di cuore!

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    3. Ma di che! Dico sempre quello che penso! :)

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  2. Caparbietà devo averne. Ho iniziato a doverla allenare anni fa. C'è stato un tempo in cui non era nelle mie corde.
    La fiducia in me stessa... copio Chiara, va e viene. Quando ho scritto il mio primo romanzo, dopo quasi un anno di revisione, ho aspettato 'solo' 6 mesi per riuscire a trovare il coraggio di proporlo in valutazione a qualcuno. A distanza di 10 anni le cose vanno un po' meglio, ma è un fronte caratteriale su cui non devo mai abbassare la guardia.
    Le conoscenze... oddio, quando ho pubblicato non ne avevo nessuna. Adesso sono un editore e conosco direttamente tanti altri editori. Credo che questo sia un male, nel senso che non penso che mi aiuterebbe, anzi. Tra l'altro è la ragione principale per cui sul romanzo che sto scrivendo valuto la collaborazione di un'agenzia.
    Accortezza nel saper fare le giuste mosse, forse il mio lavoro mi dà la possibilità di capire dinamiche che agli altri esordienti sono estranee. Credo sia un vantaggio.
    La fortuna non mi è mai stata molto amica. Serve, ma in linea di massima penso vada sempre forzata con tutti i punti di cui sopra, soprattutto il primo.

    Ah, sull'esordiente in vetta alle classifiche: povero lui! Come farà a mantenere quella posizione e non essere considerato solo una meteora? Credo davvero che sia una posizione difficilissima.

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    1. Anch'io ho sempre toppato sulla fiducia in me stessa e sto ancora lavorando per costruirmene una solida. È difficile domare il carattere, che, comunque, si può orientare!
      Beh, certo, essere editori ti espone ad una responsabilità maggiore, però è una strada che ti invidio molto (qualche anno fa volevo diventarlo anch'io), perché credo nei vantaggi di cui parli.
      La strada dell'esordiente continua ad essere in salita anche quando raggiunge la cima: è vero, corre il rischio di essere una meteora. E credo sia molto brutto scoprire di esserlo sul serio! :)

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  3. Bene, ho solo la caparbietà. Che faccio, mi butto dal balcone? Oltre tutto sono al primo piano, come dice mio padre, al massimo mi rompo le gambe (questo era il suo famoso incoraggiamento quando faceva il maestro di roccia)...
    Fiducia in me per fortuna ne hanno il marito e gli amici e mi obbligano a far uscire i testi dal computer.
    Tutto il resto latita. Continuo, però, ad essere una sognatrice.
    E comunque, al peggio, il balcone è sempre lì che aspetta...

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    1. Voglio incontrarti per stringerti la mano: primo perché sono nelle tue stesse condizioni, secondo... perché anch'io non mi auto-minaccio granché dicendo di buttarmi dal balcone, abitando addirittura a piano terra!! :)

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  4. Credo che sia un elenco da sottoscrivere. Ma la fortuna spesso gioca un ruolo tutt'altro che secondario. No, non ho mai pensato di buttarmi dal balcone (poi mi faccio male!), ma per 5 anni ho smesso di scrivere e leggere. Poi mi sono detto: "Non sei Tolstoj, e allora? Cerca almeno di mettere assieme un paio di righe decenti ogni tanto, e non preoccuparti".
    E così ho ripreso a scrivere.

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    1. Sì, anch'io credo che questo sia l'atteggiamento giusto. In fondo a che serve scoraggiarsi? Meglio, a quel punto, fregarsene delle aspettative e stare al passo con i propri tempi e le proprie esigenze

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  5. Caparbietà: c'è!
    Fiducia in se stessi: mmm, non saprei
    Conoscenze giuste: temo di no
    Saper fare le giuste mosse: mmm, forse
    Fortuna: forse
    Dopo aver pensato e provato, provato e pensato senza fare niente di veramente costruttivo, ho deciso di muovermi seriamente e di vedere fin dove arrivo. Magari un giorno mi sveglio disperata perché capisco che è giunta l'ora di farla finita di scribacchiare fesserie e non ma fino ad allora ci provo.
    Piacere, comunque! :)

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    1. Piacere mio, M., avevo già fatto una visita nel tuo blog soffermandomi sul post che parla dei libri di Chiara Gamberale. Noto che con la fiducia in noi stessi siamo messi tutti maluccio!
      Poco male: è coltivabile!
      La fortuna, invece, un po' meno, ma meglio riempirsi di buoni propositi e la tua "prova di serietà" mi pare convincente. ;)

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  6. Caparbietà okay, fiducia in me stessa più o meno... stop. L'arte - tutta - non si comporta come gli altri mestieri, perciò le difficoltà a farsi conoscere ed essere apprezzati sono maggiori. Non voglio però vedere l'obiettivo come irraggiungibile. Tolkien ci ha messo tredici anni a scrivere e pubblicare "Il Signore degli Anelli", e pensava che non sarebbe piaciuto a nessuno. ;)

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    1. Allora, tutti in cammino verso il nostro obiettivo: ne riparleremo fra tredici anni!! :D
      (Io, intanto, mi chiedo perché nessuno parli ancora di Grazia Gironella: sto leggendo il tuo libro ed è molto bello!)

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    2. Grazie della lettura! :D Il libro è "Due vite possono bastare"?

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    3. Sì! Chi sarà mai questo Goran?

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    4. Preferisco non dare indizi... ;)

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    5. ...lo sto già scoprendo... ;)

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  7. Bellissimo questo tuo post, hai fatto davvero un'analisi incisiva. Concordo sui cinque fattori. Io credo di avere la caparbietà, riguardo alla fiducia in me stessa è sempre stata scarsa, tuttavia è un po' cresciuta quando ho frequentato un corso di scrittura creativa e quando leggevo i miei racconti (erano esercizi che la nostra insegnante ci assegnava partendo da un argomento specifico) trovavano consenso. Era poco, ma già leggere quello che scrivevo in pubblico senza sotterrarmi dalla vergogna era un successo. Poi un giorno ho comprato un libro che aveva una bella recensione, un titolo ed una copertina bellissimi, di una casa editrice famosa e l'ho trovato davvero orribile. Ho pensato "possibile che certe storie vengono pubblicate solo perché si ha la fortuna di conoscere un editore?" è stato in quel momento che ho cominciato a meditare di autopubblicarmi, acquisendo una maggiore fiducia in me stessa, con la chiara consapevolezza che non sarò mai Tolstoj, ma non ho la pretesa di esserlo.

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    1. Paragonarsi ai "grandi" della letteratura non è mai un bene, perché come la metti la metti ne esci sconfitto! Però prenderli da esempio sì, quello senz'altro aiuta a migliorarsi.
      Il consenso del pubblico è una cura adatta alla "malattia" dell'insicurezza, però questo non deve significare perdersi d'animo se arrivano le critiche negative (anche quelle, se rivolte nel giusto modo, fanno bene).

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  8. Caparbietà e sicurezza in se stessi sono fondamentali, soprattutto mentre si scrive! Almeno per me è così, se comincio a pensare alla mediocrità o a buttarmi giù, mi blocco e non scrivo più per giorni.

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    1. La sicurezza è la conquista di chi pensa solo a scrivere, infatti! :)

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  9. Socrate diceva: " La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'opportunità".

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  10. Ciao Marina, arrivo oggi per la prima volta sul tuo blog e ho letto qui e la un po' frettolosamente...ma mi è bastato per capire che qui, nel tuo spazio virtuale ci torno di sicuro!
    Riguardo al tuo stuzzicante post, penso che in generale i mestieri "artistici" sono soggetti a regole completamente diverse rispetto ai mestieri tradizionali. In effetti non sono neanche mestieri… ma necessità ;-)
    Un abbraccio <3

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