Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

venerdì 8 maggio 2015

"LA DIVINA SCRITTURA": #6 I crucci dell'esordiente insicuro



Nei capitoli precedenti:

Buio d’inferno e di notte privata 
d’ogne pianeto, sotto pover cielo, 
                               quant’esser può di nuvol tenebrata,                               

non fece al viso mio sì grosso velo 
come quel fummo ch’ivi ci coperse, 

Non è passato molto tempo da quando ho cominciato a salire lungo il sentiero della montagna, ma già un senso di stanchezza mi pervade, non so se voglio continuare, non riesco più a trovare un motivo per spingermi fin lassù, dove il punto più alto mi garantisce soltanto la visuale su un nuovo orizzonte. Ho camminato tanto, troppo e sento che questo viaggio non mi condurrà fuori dalla selva oscura nella quale mi sono addentrata. I miei pensieri sono grigi come il fumo che mi sta improvvisamente avvolgendo; l’aria è irrespirabile e tutto intorno si fa nero come una notte priva di stelle. Non riuscendo a vedere più nulla intorno a me decido di fermarmi, mi chino in avanti poggiando con forza le mani sulle ginocchia, le mie braccia lunghe e tese a sorreggere il busto piegato, scuoto il capo e chiudo gli occhi: non ce la farò mai! 

Scrivere è un'abitudine; scrivere è una passione; scrivere è un bisogno; scrivere è un morbo con il quale voler convivere per tutta la vita, fonte di benessere o malattia necessaria; amante esigente, amico e complice.
E quando tutto questo viene offuscato dalla stanchezza? Quando scrivere diventa un peso, un desiderio sfiorito, un virus dal quale guarire, traditore, nemico e ospite estraneo?
Si fa largo, silenziosa e indisturbata, l'insicurezza.
L'insicurezza, in generale, è una bella gatta da pelare quando viene a togliere il terreno da sotto i piedi: non si fa in tempo a ragionare sulle poche certezze raggiunte che ci si trova di nuovo col sedere per terra a rimuginare su tutto quello che non va nel modo in cui si vorrebbe.
Ci si senti inadeguati, inadatti, incapaci. E la fiducia in se stessi, che fine ha fatto?

Quando si tenta di capire la ragione di un crollo emotivo, la si trova nelle frasi percepite male, nei silenzi che non si è stati in grado di interpretare correttamente, nelle attese che non si spiegano, nei risultati che non si raggiungono in base alle aspettative che si sono nutrite. L'autostima si indebolisce, dubbi e timori si fanno largo come una chiazza d'olio che si espande inarrestabile.
L'insicurezza alla quale mi riferisco in questa sede, tuttavia, è quella dello scrittore alle prese con le centinaia di incognite chiuse nel "mestiere" che si è scelto; non sono una psicologa, non indago sulle ragioni sociologiche di questo fenomeno, provo solo ad immaginare le reazioni di un insicuro che scrive coltivando sogni di gloria che rimangono desideri di carta.

Penso che l'insicurezza non abbia candidati ideali, può essere fortemente insicuro anche lo scrittore di best-seller che all'improvviso si fa delle domande alle quali non sa dare una risposta, ma è molto più facile che essa colpisca l'esordiente ancora in cerca di conferme, che si vede piccolo e insignificante di fronte a chi ha raggiunto dei risultati apprezzabili e può vantare una posizione diversa nella scala dello "scrittore in carreggiata".

Lo scrittore esordiente insicuro:
  • si demoralizza di fronte all'esito negativo di un concorso letterario;
  • non dorme la notte pensando alla faccia dell'editore che ha bocciato il suo romanzo;
  • vive come una colpa la recensione negativa di un critico letterario;
  • cade in depressione leggendo i giudizi negativi del comune lettore;
  • soffre per un appunto che qualcuno gli ha fatto notare;
  • legge le opere di altri e si convince che la propria non vale niente;
  • è permaloso: una frase non interpretata bene diventa un’offesa;
  • legge sempre male tra le righe di una discussione in cui è coinvolto il suo libro;
  • si sente sminuito da un confronto;
  • dunque molto spesso evita di mettersi in gioco;
  • ha un ego molto debole, così tende ad assecondare questa o quell'opinione, questo o quel consiglio a seconda dei casi;
  • non si esprime liberamente e non prende posizione per timore di farsi dei nemici;
  • quando fa un'affermazione pensa di avere detto una sciocchezza o di non risultare interessante.
Fondamentalmente non crede in se stesso.

Esistono un'insicurezza cronica ed una occasionale.
La prima è un'autentica iattura, una pericolosa condizione che rischia di bloccare per sempre un processo di crescita: una malattia seria; la seconda è motivata da uno stato d'animo momentaneo o da una particolare condizione: un banale raffreddore.

«Or tu chi se’ che ‘l nostro fummo fendi, 
e di noi parli pur come se tue 
partissi ancor lo tempo per calendi?»

Mentre mi muovo a tentoni nella nebbia, che ormai ha inghiottito ogni cosa attorno a me, scorgo una sagoma che il fumo rende indefinita; quando mi avvicino la distinguo chiaramente: è uno scrittore scontento, che stringe in una mano dei fogli stropicciati; il suo libro è a terra, aperto casualmente su una pagina con i lembi strappati.
"Anche tu in viaggio verso l'uscita da questo labirinto di strade selvagge?
"Non so nemmeno come ci sia finito".
"Hai scritto un libro: ecco perché sei qua".
"Credevo di avere raccontato una buona storia e invece le Case Editrici cui ho inviato il manoscritto mi hanno detto che non sono interessati, che il mio romanzo non è pubblicabile".
"Sono molte le ragioni per cui un Editore rifiuta il manoscritto di un esordiente".
"Una è più evidente delle altre: non so scrivere".
"Hai provato la strada dell'autopubblicazione?"
"Ancora peggio: una persona, leggendo il romanzo, lo ha trovato insignificante. Forse scrivo cose banali!"
"Per questo stai strappando il libro che hai scritto?"
"Non mi piace più".
"Ma tu sei convinto di avere delle capacità narrative?"
"Sì, ho vinto qualche concorso letterario e ricevuto delle conferme significative con altre opere, ma non sono più sicuro: le mie idee sembrano tutte stupide, non so se continuare a propormi. Non voglio più ricevere critiche".
Resto ancora un po' a parlare con il mio interlocutore di insicurezze giustificate o meno; gli confido le mie, ci confrontiamo.

ma visione apparve che ritenne 
a sé me tanto stretto, per vedersi, 
 che di mia confession non mi sovvenne.

L'insicurezza è una condizione irrinunciabile, guai se non avessimo quella minima consapevolezza dei limiti umani, capace di ridimensionare gli aspetti della vita con i quali ci misuriamo quotidianamente! Riconoscere di essere insicuri sotto diversi punti di vista non vuol dire, però, adagiarsi su questa condizione: essa diventerebbe un alibi per non dare un nome diverso alle cose, una scusa per rimanere fermi ad aspettare che il mondo cambi da solo le regole del gioco.
La mia insicurezza da scrittrice, per esempio, si manifesta durante le attese: se aspetto una risposta, la mia insicurezza mi porta a pensare che forse qualcuno ritiene che non valga la pena rispondere; se aspetto l'esito di un concorso, immagino di arrivare ultima e di vivere l'insuccesso come un disagio; se aspetto il giudizio di qualcuno su ciò che ho scritto, mi sento messa alla gogna!
Io e l'ansia da prestazione abbiamo stretto un infelice patto che neanche l'età e il conseguente livello di maturità raggiunto sono riusciti a rescindere.

Sì come il sol che si cela elli stessi 
per troppa luce, come ‘l caldo ha róse 
                                    le temperanze d’i vapori spessi,                                    

Poi, accade qualcosa: la nebbia, all'improvviso, si dirada assorbita dal sole. Mi ritrovo, come in un sogno senza dimensione spazio-temporale, sul bordo di una roccia non troppo alta a fissare la distesa profonda e infinita del mare sotto di me.

Quanta insicurezza si annida dentro di voi?
 - continua


20 commenti:

  1. Credevo di essere un'insicura, ma leggendo il tuo elenco mi sono accorta di non rivedermi in nessuno di questi punti, quindi forse non sono messa poi così male! :-p
    La mia insicurezza si manifesta quando decido di mandare una bozza a un'amica e ho paura che le faccia schifo! ;) Comunque non è questa la ragione del mio ritardo. In questi giorni ho voluto dedicarmi a scene che si trovano più avanti nel corso della storia, interrompendo il capitolo che stavo scrivendo e che non volevo mandarti incompleto. Però ci siamo quasi.

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  2. Insicura cronica, presente!
    E io sono molto molto peggio di così: non credo in me stessa neppure quando ho dei riscontri positivi! Gli amici mi leggono perché sono amici, il concorso è stata solo fortuna e l'editore è stato un pazzo a pubblicarmi!
    Quando sento gli altri autori parlare mi sembra che siano mille miglia avanti e i libri che amo sono inarrivabili.
    C'è una cura?

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    1. Ops, "Houston, abbiamo un problema!" :)
      E comunque, non ho voluto dirlo... ma sono da ricovero anch'io!
      Ci vorrebbe qualche seduta collettiva tipo "riunione insicurissimi anonimi"!

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  3. Abbondante. Mi metto a piangere se la critica è negativa, non dormo perché penso a cosa potrebbe non funzionare e mi chiedo se chi legge/pubblica sia sicuro di ciò che fa. Però fingo autostima e sicurezza "a gogò". Fa più figo. ;)

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    1. Brava! Fingere sempre! :D
      Per il resto ti invito ad aggregarti alla seduta di cui parlavo nel commento a Tenar!

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    2. Eh, c'è posto per tutti! :)

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  4. Io ormai sono sereno. Una volta ero molto più tormentato, adesso no. Faccio spallucce, e tiro dritto per la mia strada.

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    1. Dunque dall'insicurezza si guarisce? Ma com'è che io (e a quanto pare qualcun altro) ancora non sono riuscita a trovare la cura giusta?

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  5. Io ero talmente insicura che non ho detto a nessun di aver pubblicato, poi l'ho confessato timidamente a un paio di amici che l'hanno comprato e l'hanno letto in due giorni e poi mi hanno detto che gli era piaciuto molto. Vabbè sono amici ho pensato. Poi ho ricevuto un paio di recensioni di sconosciuti che dicevano più o meno la stessa cosa dei miei amici. Ora con questo non è che mi sia passata l'insicurezza, però cerco di usarla per mettermi in discussione e cercare di scrivere meglio, forse ci riuscirò, forse no. Diciamo che a piccole dosi può essere utile, ma non bisogna lasciarsi schiacciare da questo. E poi io amo scrivere, non posso farne a meno.

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    1. Insicurezza costruttiva, anch'io mi servo della mia per mettermi in discussione, infatti mi aiuta a vedere le cose sotto più punti di vista!

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  6. Se gente come Kafka in punto di morte chiedeva che si bruciassero i suoi inediti, potete anche voi convivere con l'insicurezza da scrittore esordiente. Sarà valido il mio primo romanzo?, si chiede l'esordiente. Sarà valido il mio secondo romanzo?, si chiede l'emergente. Sarà valido il mio ultimo romanzo?, si chiede lo scrittore affermato. Siete in buona compagnia, questo non vi tranquillizza un po'? :)

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    1. Mal comune mezzo gaudio! Aiuta sempre!
      Vorresti venire a tenerli tu gli incontri all'"anonima insicuri" ? :)

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  7. Qui di anonimo ci sono solo io.... :)

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  8. Credo di essere un'insicura occasionale. Sono paziente, almeno nella scrittura, ma se per un lungo periodo non ci sono segnali positivi, mi abbacchio (non quello con le patate!) e tendo a scrivere di meno, così le insicurezze, che sono sempre in agguato, prendono l'occasione per assalirmi. L'unica cura che ho trovato finora è scrivere un po' ogni giorno, renderlo un gesto normale, come lavarmi i denti. Non suona molto epico, vero? Però su di me funziona.

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    1. Ti capisco, un po' come le attese di cui parlavo io, sono snervanti e chiamano a raccolta tutte le insicurezze di cui siamo portatori sani!
      Scrivere, cioè continuare a farlo, resta sempre un ottimo rimedio per provare a superarne qualcuna e per non lasciare che l'abbacchio... si bruci nel forno, assieme alle patate! :D

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  9. Insicuro lo sono tanto, non solo nella scrittura ma anche in tanti altri aspetti della vita quotidiana.
    Negli ultimi anni però sono un po' migliorato, forse grazie a qualche piccolo riconoscimento che ho avuto da quando ho iniziato questa avventura.
    In linea di massima credo che il livello di insicurezza di uno scrittore alle prime armi debba essere bilanciato da un altrettanto forte desiderio di migliorarsi. Le critiche e gli insuccessi devono essere recepite non come una stroncatura definitiva ma come un incentivo a cambiare qualcosa, riesaminare, capire se si è riusciti a raccontare quel che si voleva raccontare.
    Bisogna sempre cogliere il lato utile delle critiche. Al tempo stesso bisogna considerare chi sia il critico: se una persona che legge solo romanzi fantasy critica il tuo romanzo mainstream, beh, forse non era il lettore più adatto per fornire un'opinione ;-)

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    1. Si, anch'io credo nelle critiche costruttive, però anche nei modi giusti per farle: se dico "questo romanzo è brutto" sto mortificando, se dico "questo romanzo ha diverse pecche" dico che è brutto ma lo faccio in modo elegante. Nel primo caso la mia autostima ne esce distrutta, nel secondo riesco a rimettermi in gioco. Certe volte le persone che devono consigliare e aiutare il miglioramento stroncano senza prova d'appello e non so se sia giusto!

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