Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 23 giugno 2015

La funzione maieutica della LETTURA


Mi piace verificare che la mia scelta narrativa, quando scrivo, rientra nei canoni abbracciati da altri validi autori. Sono anche scrittori che non conosco, che scopro, ma che mi conquistano subito sia per la storia che raccontano sia per il modo in cui lo fanno. È la narrativa D.O.C., quella dove i refusi sono passati sotto gli occhi attenti di ottimi correttori di bozze e il cesello di un editor competente ha reso fluido e concreto il manoscritto. 
Esiste una buona parte di scrittori esordienti che ha saputo sfruttare bene il potenziale insito nel proprio talento e, di solito, questa minoranza è quella che viene notata, presa in carico da qualche Casa Editrice, curata, coccolata e lanciata nel mercato editoriale con buoni contratti e ottime prospettive per il futuro; ma, ancora una volta, la mia onestà intellettuale mi porta ad affermare che i libri degli autori che leggo, pubblicati dai grandi Editori, sono a un livello di gran lunga superiore, una superiorità che si percepisce sin dalle prime battute e che viene confermata riga dopo riga, pagina dopo pagina, sino alla fine. E non mi riferisco alle storie che raccontano, che possono piacere, non piacere, interessare, non interessare, annoiare, non comunicare niente, tutto quello che volete, ma al pregio indubbio di essere scritte con uno stile impeccabile e con una padronanza di strumenti narrativi da potere rappresentare un valido esempio per chi si accinge a fare i primi (pure i secondi) passi nel mondo della scrittura.
Così, di fronte a questa mia convinzione, mi chiedo: qual è la valenza dei corsi di scrittura creativa? Ma servono realmente a qualcosa? 


Nei blog letterari c'è sempre la testimonianza di qualcuno che dice che per scrivere bene un libro bisogna fare questo piuttosto che quello; detta regole stereotipate che guidano nel difficile percorso intrapreso da chi vuole diventare scrittore. I suggerimenti sono sempre una molla importante e seguirne qualcuno di sicuro aiuta, ma alcune volte ho come l'impressione che certi corsi siano un'officina per apprendisti stregoni che con la magia delle parole di insegnanti competenti (ma anche no), all'improvviso, si trasformano in grandi scrittori.
È utile sapere che l'incipit è la formula iniziale con cui comincia una narrazione, è l'esca che deve catturare l'attenzione del lettore, dunque è importante, ma il come farla diventare tale non si impara capendo cos'è.
È utile conoscere il punto di vista, sapere che esiste un PdV grammaticale, uno stilistico e uno straniante con tutte le rispettive caratteristiche; chiedersi chi parla in una storia, perché ce la racconta in un dato modo, ma sapere dare coerenza alla narrazione risponde a un'esigenza pratica che può trovare altre vie per emergere.
È utile tenere bene in mente, quando si scrive, la famosa espressione di tecnica narrativa "show don't tell": lo scrittore deve dirci solo il necessario, deve trovare le parole dal dettaglio significativo che lascino intendere senza svelare del tutto, ma farlo concretamente è un esercizio che richiede un'abilità non fatta solo di parole "insegnate".
Tutto questo per dire che la scrittura creativa non si inventa, si scopre; che si è scrittori nel DNA, ci si nasce e poi la vita, in modo naturale, fa venire fuori ciò che in nuce si è sempre coltivato. Come?
Per me esiste solo un modo per capire se la scrittura è l'arte che coviamo da sempre anche senza saperlo e quel modo richiede due azioni semplici e consequenziali: aprire un libro e leggere.

Non è un corso di scrittura che dà le chiavi d'accesso nel mondo della narrazione, lo fa la lettura costante e consueta, perché consente di entrare nell'universo narrativo di tanti scrittori, tutti diversi fra loro, con stili e voci che possono illustrare il panorama vasto di metodi e tecniche utilizzati in modo efficace, meno efficace, costruttivo, insignificante.
I libri sono come tanti piccoli maestri che ci mostrano meglio di qualunque regola quale incipit funziona e quale invece non assolve il suo compito, cos'è un punto di vista, quali termini riescono a rendere efficace la narrazione, quali la appesantiscono, quali sono superflui. Capisci come scrivere leggendo e leggendo riconosci il tuo stile, la tua voce, la tua dimensione narrativa.
Mi viene in mente la Maieutica di Socrate: il filosofo greco, attraverso il dialogo con i suoi discepoli, mirava a portare alla luce le verità nascoste in ognuno di essi. Non li riempiva di nozioni, li aiutava a pensare con le proprie teste e a tirare fuori i pensieri personali. 
La scrittura non è una verità insegnabile, è un sapere dell'anima e la lettura è come il dialogo per Socrate: attiva quei processi di apprendimento che partono da una reale motivazione interna.

Non ho mai vantato straordinarie esperienze in campo letterario tanto da poter spiegare regole universali di scrittura creativa e, in tutta sincerità, leggo le pagine di chi sa ben spiegarle queste regole, ma poi non mi viene spontaneo metterle in pratica. Traggo qualche spunto per capire dove e come aggiustare il tiro, ma il tiro è frutto solo ed esclusivamente delle mie letture stratificatesi negli anni, che mi hanno aiutato a intervenire in modo costruttivo nel mio modo di scrivere e a capire dove la mia voce letteraria riesce a esprimersi meglio.
In passato Verga, Manzoni, Calvino mi hanno fatto capire l'importanza del realismo nella letteratura, la bellezza del romanzo storico, il fascino delle allegorie e dei simboli; la narrativa contemporanea mi ha spiegato in quale costruzione sintattica può trovare dimora la mia propensione stilistica: l'ipotassi, più che la paratassi e leggendo molto ho imparato a dare corpo e sostanza alle mie ispirazioni. Sono un discepolo che ha trovato la sua strada attraverso gli insegnamenti indotti dalla lettura, ecco il mio reale maestro.
Poi, possiamo anche riempirci di nozioni su tutto: premise, incipit, finale, punti di vista, narratore e narratari; come si imposta un processo narrativo; come si selezionano le idee; come si riconosce uno spunto buono da uno cattivo; come si costruisce l’architettura della storia, come si definisce l’azione dei personaggi; come si prepara un piano di lavoro (tutte sezioni di programmi di corsi vari recapitati sul web). Eppure, sono sicura che chi nasce scrittore dentro può arrivare a trovare le risposte giuste anche soltanto con un libro in mano. E non di scrittura creativa.

Che idea vi siete fatti di quello che ho scritto?
Condividete? o volete provare a convincermi che non è esattamente come la penso io?

















24 commenti:

  1. Sono in parziale disaccordo.
    La scrittura, come qualsiasi altra arte, si basa su propensione naturale, desiderio di migliorarsi attraverso lo studio delle opere altrui, un po' di tecnica e tanto esercizio. Ci sono grandi musicisti e grandi pittori autodidatti, altri hanno fatto il conservatorio o l'accademia e non c'è un meglio o un peggio, l'autodidatta sarebbe impazzito al conservatorio e altri, magari più chiusi, non sarebbero mai emersi senza un buon maestro.
    Io ho seguito un master biennale non focalizzato solo sulla scrittura, ma sulla narrazione in generale (quello della Holden di Torino) e non lo considero tempo buttato. Ho fatto un sacco di esercizio che magari, lasciata a me stessa, non avrei fatto. Quando sono entrata al master non conoscevo nessuno con la passione per la scrittura, ero molto timida, quindi non mi iscrivevo neppure ai forum su internet e avevo innanzi tutto bisogno di credere in me stessa. Non mi sono state rivelate grandi verità, ma ho imparato a fare attenzione a tanti piccoli particolari. Come ci hanno detto il primo giorno "si ottimizzano i tempi, arrivi in meno tempo a un livello che comunque raggiungeresti lo stesso da autodidatta". Inoltre ho apprezzato la possibilità di giocare e provare con generi diversi. Sono pessima come sceneggiatrice, ma almeno so come si scrive una sceneggiatura per la televisione, per il cinema, per il fumetto.
    Ho imparato a scrivere su commissione, cosa che magari non è il massimo in termini di creatività, ma in alcuni momenti mi ha aiutato a rimpolpare il mio stipendio di precaria.
    Insomma, nessun corso trasforma un brocco in un grande autore, ma permette il confronto, tra pari e con i docenti, permette di fare esercizi mirati, di mettersi alla prova con generi diversi e di imparare qualche trucco. Male non può fare.

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    1. Le paroline magiche sono in fondo al tuo commento: nessun corso trasforma un brocco in un grande autore. Sai da dove nasce questo mio articolo? Da una mail ricevuta stamattina: un ragazzo mi chiedeva se io avessi mai frequentato un corso di scrittura, perché lui era convinto di sì; mi chiedeva se comunque valesse la pena farlo, perché lui vuole scrivere una storia, ma non sa da dove cominciare. Tutto questo scritto non ti dico come (tu da insegnante ti metteresti le mani ai capelli; io me li stavo proprio strappando!). La mail era corredata di un bel P.S. Che libri mi consigli di leggere? Io sono fermo a Pinocchio, alle elementari!
      Pinocchio? Elementari?
      Il discorso è che tutti pensano di poter fare tutto sol se aiutati: non so scrivere? Che problema c'è: frequento un corso di scrittura.
      Ma il corso può essere utile nel modo in cui ne hai usufruito tu, che ami scrivere e soprattutto sai farlo. Tu hai approfondito, allargato le tue conoscenze, ma chi dal nulla vuole improvvisarsi scrittore può mai riuscirci semplicemente imparando da qualcuno che glielo insegni?
      (Tra parentesi: questo ragazzo leggerà questo commento e mi riscriverà, ne sono sicura!)

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    2. PS: eravamo in 200 e i posti erano in 20, abbiamo scritto un testo e fatto un'intera giornata di colloqui. La domanda sulle letture è stata la prima in assoluto...

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    3. Complimenti! Per una scuola importante, una selezione seria e rigorosa.

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    4. Comunque mi hai ispirato il post di oggi, e di questo ti ringrazio! Si intitolerà "pro e contro dei corsi di scrittura"

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  2. Io non demonizzo né i corsi né i manuali, ma credo che anche da autodidatti si possano ottenere ottimi risultati. L'importante è che si dia valore a: 1) l'esercizio, che deve essere costante e inarrestabile 2) la lettura CONSAPEVOLE. E con questo intendo dire che non conta la quantità dei libri letti, né la qualità (anche le cinquanta sfumature possono insegnare qualcosa, se non altro offrendo esempi di cose da non fare) ma conta l'attenzione che chi legge sa dare a certi elementi, al punto di vista, alla costruzione della frase, ai dettagli dell'ambientazione...
    Su "Scrivere zen", Natalie Goldberg dice che per essere intonati è importante saper ascoltare, fondersi con il ritmo. E anche la scrittura va ascoltata. Dobbiamo riuscire a essere un tutt'uno con le nostre parole.
    Non so se ne mio caso si possa parlare di talento naturale. Lo scoprirò strada facendo. So però che amo i romanzi così tanto da rafforzare, ogni giorno, la mia volontà di dare al lettore le stesse belle emozioni che io ho ricevuto tante volte. :)

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    1. Rafforzi il mio discorso: la lettura consapevole è una scuola grandiosa per chi vuole imparare a scrivere bene.

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  3. È esattamente come la pensi tu. :D
    No dai, mi trovi d'accordo, sul serio. I manuali servono e sono importanti. Ma indispensabili... non so. E se non c'è la stoffa? Il corso di scrittura creativa non fa miracoli.

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    1. Può confortare, può spingere, ma la materia prima non la impari: sono proprio convinta di questo!

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  4. In parte hai ragione credo che la lettura insegni moltissimo, soprattutto se svolta con il dovuto spirito di osservazione, mi è capitato spesso di “osservare” come era scritto un libro sotto i suoi vari aspetti: descrizione di luoghi e stati d’animo, dialoghi e quant’altro. Negli ultimi tempi lo faccio spesso, leggo un libro, mi faccio rapire dal racconto, poi ritorno sulle pagine e osservo come è stato scritto e l’uso delle parole. Riguardo ai corsi di scrittura creativa dipende molto dal corso (Tenar ha frequentato la Holden che credo sia il top), io ho seguito due corsi di seguito che in tutto sono durati da ottobre ad aprile, costo accessibile, due ore a settimana. Non ho imparato a scrivere grazie al corso, ma sono uscita dal guscio, poter parlare di scrittura con altre persone che condividevano la stessa passione è stata un’esperienza costruttiva, sono entrata in un certo ambiente, è stata un’occasione di confronto. Una cosa però l’ho imparata grazie al corso di scrittura, siccome alla fine del corso abbiamo deciso di creare un blog letterario collettivo, ognuno postava il suo articolo quindicinale su un argomento assegnato, ho imparato a scrivere su un blog (io ero completamente digiuna della materia ma nel gruppo c’era chi era molto esperto di informatica) Attraverso il corso e la gestione del blog ho potuto continuare coltivare la mia passione per la scrittura. Ma sto continuando a crescere e a imparare.

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    1. Sei uscita dal guscio, hai conosciuto persone interessanti, hai trovato occasioni di confronto, hai imparato a scrivere su un blog, ma le tue capacità narrative ne hanno tratto beneficio? No, in senso tecnico. Mentre il tuo "studio" durante la lettura rappresenterà un buon bagaglio di conoscenze per migliorare la tua scrittura.

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  5. Credo che chi abbia una predisposizione alla scrittura abbia effettivamente una propensione, o piuttosto un talento innato.
    Ciò non toglie che nessun talento innato può fare a meno della pratica, dell'approfondimento, della ripetizione quotidiana.
    Anch'io sono un po' scettico sui manuali di scrittura, così come ai tempi dell'università lo ero su certe metodologie critiche che tentavano di stabilire dei metodi quasi scientifici per analizzare il livello di eccellenza di un testo letterario... Però credo che servano comunque per estendere il nostro livello di definizione di quel che è la scrittura.
    Basta che non uccidano del tutto la naturalezza dello scrivere: per non fare la fine di quella "mammana" di un racconto di Pirandello che per tutta la vita aveva fatto nascere bambini, ma che quando è costretta a studiare e a prendere il diploma di ostetricia perchè gli serve un titolo per farlo ufficialmente, riesaminando tutto quel che già sa per esperienza diretta tramite una "lente d'ingrandimento" e tanti nomi e termini nuovi, perde infine la sua "naturalezza" (e quindi la capacità) di fa nascere i bimbi.

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    1. Sì, perché poi chi scrive può anche avere una visione originale, qualche volta o sperimentare tecniche nuove, chi vieta percorsi del genere? un corso di scrittura, invece, mi sembra chiudere tutto dentro un quadrato, frena un po' alcuni slanci naturali, appunto, come nella novella di Pirandello.

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  6. Mai frequentato un corso di scrittura (bisognerebbe invece istituire corsi di lettura, ma questo è un altro discorso). Però credo che se insegnasse cosa NON scrivere avrebbe un senso. Qualunque altro metodo di lavoro è sbagliato: se decidi di scalare una montagna (e nessuno te lo ha chiesto), puoi ascoltare Messner che ti dice cosa evitare. Poi però te la dovrai vedere tu con la parete. Lo stesso con la scrittura. Ma se il corso ti dice come creare un incipit; come scrivere un finale; come dare una scena d'azione... A mio parere non scopri le tue qualità, ti limiti a imporre quelle di un altro sulle tue. Con risultati scadenti.

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    1. Da figlia di un maestro di roccia mi sento di sconsigliare di vedersela con una parete senza un bel corso CAI, ne va la vita tua e degli altri. Con la scrittura non si rischia nulla, ma, per carità, i corsi di alpinismo fateli! Magari poi impari a fare i nodi sempre allo stesso modo e ad affrontare le pareti senza fantasia, ma ti salvi l'osso del collo...

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    2. No, no, niente rocce per me, io sono affezionata solo alle pareti di casa mia! :)

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  7. Stavo preparando un post su quest'argomento proprio in questi giorni, ma mi sa che lo rimanderò a dopo l'estate visto che tu e Tenar ne avete già parlato in abbondanza.
    Penso che la verità stia un po' nel mezzo, che mi pare un po' anche la tua opinione. Tecniche, regole, manuali, corsi, ecc. per me servono solo di supporto a qualcosa che apprendi leggendo, analizzando autori bravi. Il resto è frutto di esperienza e sensibilità. Soprattutto quest'ultima non si impara dai manuali né tanto meno dai corsi.

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    1. Ancora una volta fenomeni telepatici circolano nel web! :)

      Esatto: supporto. Poi le capacità, il talento, risiedono in altri ambiti: nell'importanza che diamo all'esperienza, certo e alla sensibilità con cui ci approcciamo alla lettura. Una lettura attiva, attenta e meditata è senz'altro l'esercitazione più efficace per chi cerca strade per migliorare il proprio modo di scrivere.

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  8. Non mi sono mai sentita e in effetti no, non sono stata frenata affatto nello slancio creativo, anzi, tutt'altro e se penso al materiale che ho prodotto grazie ai diversi corsi frequentati, esercitazioni che hanno fatto da base per due romanzi, be' grazie corsi. Sarà che amo studiare, sarà che ho trovato insegnanti empatici, io li caldeggio. Sandra

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    1. Ciao Sandra, grazie per avere lasciato la tua testimonianza. Ho letto anche altrove che hai avuto delle esperienze positive con i corsi di scrittura, è ovvio che le opinioni nascono da una visione soggettiva ed è giusto che qualcuno le confuti con i fatti! ;)

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  9. Leggere viene sicuramente prima dell'apprendere tecniche narrative & co. Come farebbero certi concetti ad attecchire sul nulla? Invece un lettore forte, leggendo manuali, si accorge di... essersi già accorto da solo di molte cose, e se le chiarisce ulteriormente; altre cose le scopre. C'è comunque un miscelarsi di consapevolezze personali e nozioni apprese, che impedisce l'applicazione pedissequa di regole che regole non sono mai.

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    1. Leggere un manuale di scrittura con questa consapevolezza assume un valore diverso: su una base già consolidata, determinate nozioni o le interessanti esperienze altrui possono sul serio rappresentare una spinta in avanti. Non ho dei pregiudizi assoluti, anzi. Un di più che aiuta, non un sostituto di ignoranza, ecco cosa dovrebbe essere per tutti un corso di scrittura creativa.

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