Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 23 luglio 2015

ULTIMO TANGO - I parte (da "La storia che ho scritto per te")


("La storia che ho scritto per te": la mia Raccolta di racconti)

ULTIMO TANGO (I parte)


Un soffio gelido attraversa il cielo, si inabissa nel caos di una strada gremita di persone, ne sfiora il volto con una carezza sfuggente; nessuno si accorge della sua essenza nell’aria, inafferrabile ma pesante: sta cercando qualcuno. Corre rapido trapassando i corpi, noncurante del movimento vitale che lo circonda; corre con l’unico obiettivo di bussare a una porta, quella di una donna sola che lo sta aspettando.

Il soffio entra nel silenzio di una casa ordinata, fa freddo. Lei è immobile su un letto, con gli occhi fissi alla parete di fronte a sé; le sue labbra accennano un sorriso: “Eccoti, finalmente! Lo so, era impossibile rimandare ancora il nostro appuntamento, ora sono pronta e non mi ribellerò più! Quando ho scoperto che, prima o poi, nel mio cammino ti avrei incontrato avevo poco più di trentacinque anni e ho lottato per rubare al tempo piccole frazioni di apparente atemporalità che mi regalassero l’illusione di poterti tenere alla larga, almeno per un po'. Ci sono riuscita, ma sapevo bene che avresti comunque vinto tu e quel momento è giunto, adesso tocca a me. Quasi mi affascina la tua tempestività e la tua imperturbabilità nel portarmi via per sempre. Sento che le forze mi scivolano addosso, ma la mia mente è ancora vigile e vuole sentire la tua presenza, vivere l’inevitabile passaggio senza paura, solo con il coraggio della rassegnazione cui ho ceduto consapevole dei limiti che, nonostante tutto, la speranza cela. Ti chiedo solo una cosa: esaudisci un mio desiderio, ancora uno, solo questo, poi ti seguirò – promesso - senza dire niente, in silenzio, come tu hai sempre voluto.
Ti prego, signora Morte, lasciami ballare… l’ultimo tango.”
***
Un’onda nera come un drappo lasciato scivolare molle sul pavimento trasforma la sua informe voluttuosità in un cerchio di stoffa rosso; ha il colore del sangue caldo che scorre nelle vene quando la passione schiaccia i sensi in una morsa crudele e affascinante. La stoffa avvolge un corpo esile, si modella attorno a un girovita stretto e fascia il seno dentro un rigido corpetto. L’oscurità lascia il posto a una luce che illumina il centro di una pista da ballo; dentro un cerchio bianco due persone si guardano a distanza ravvicinata, lui ha un volto anonimo ma è suadente, capace di accarezzare anche i sensi più sopiti, lei è bellissima e mantiene un sorriso appena accennato. Parte la musica e i due corpi cominciano a muoversi all’unisono assecondando i passi di un appassionato tango argentino. 
La gonna rossa volteggia leggera e si spiana in un’onda sensuale, un incrocio di gambe, scatti rigidi e precisi a destra e a sinistra, a cercare sguardi e complicità. 
Joanna balla il suo ultimo tango e intanto rivive i ricordi più significativi della sua vita, prima di affidarli all’eternità.

Il suono improvvisamente diventa un’eco lontana, la musica cessa dentro una stanza illuminata soltanto dalla luce di una lampada da scrivania.
Joanna è nel suo studio e uno squillo del telefono la distoglie dal suo lavoro.

“Pronto, dott.ssa Carrano, sono Luca Grimaudo, il giornalista che ha messo a dura prova la sua pazienza, durante lo scorso Congresso, ricorda?” – “Grimaudo? ma certo, come dimenticare la sua supponenza! È ancora convinto dell'inutilità di certe iniziative benefiche?" – “La mia era solo una provocazione! Al contrario, lei è stata talmente convincente che la sto chiamando perché vorrei che mi desse l'occasione di rimediare, permettendomi di farle un'intervista per il mio giornale."

Uno scatto repentino riallinea i piedi dei due ballerini in un perfetto asse di eleganza e armonia; una gamba si flette sfiorando quella dell’altro, la schiena si inarca e i due volti si ritrovano l’uno di fronte all’altro. Ricomincia il dialogo intenso e passionale dei due corpi in movimento.

“... Questo è il luogo in cui sono cresciuta professionalmente, ho lavorato tanto e adesso sono soddisfatta dei risultati raggiunti: in meno di due anni, il centro è diventato un punto di riferimento per tutti gli alcolisti che vogliono disintossicarsi" – “In che modo li aiutate a smettere di bere?"– “Identifichiamo le cause e interveniamo sugli effetti: la nostra carta vincente è la sinergia che operiamo fra metodiche legate alle psicoterapie e alcune tecniche che spronano la motivazione al cambiamento e la prevenzione delle ricadute..., ma perché, sig. Grimaudo, mi fissa in quel modo?" - "Dott.ssa Carrano, verrebbe una sera a cena con me?"

Il bandonèon estende il suo suono limpido e i passi dei ballerini sembrano seguire una comune linea di improvvisazione: il piede destro di Joanna va indietro, quello sinistro del compagno passa attraverso le sue gambe; lei cambia lato e lui fa lo stesso; poi di nuovo nella posizione iniziale.
Il vestito rosso che Joanna indossa durante la danza sbiadisce diventando un lungo abito da sposa; i suoni si affievoliscono e cedono il posto a una suggestiva marcia nuziale: 

"Joanna e Luca, adesso siete marito e moglie".

Un applauso accoglie i neo sposi e subito si perde dentro la musica argentina che continua con il suo ritmo denso e appassionato.
Il tango è una lancetta d'orologio: scandisce il tempo minuto dopo minuto, ora dopo ora e poi sono giorni, mesi, anni. Mentre i due ballerini sono stretti nell’asimmetria dell’abbraccio frontale, Joanna piange la fine della sua storia d’amore.

”Come hai potuto, mi fidavo di te!” – “Non so davvero cosa mi sia successo, forse il tuo lavoro ci ha allontanato…” – "Per favore, non accampare scuse meschine, è grazie al mio lavoro se io e te ci siamo conosciuti; che fai, adesso, lo usi per giustificare il tuo errore? sei un vigliacco, sai bene che non è questo il vero motivo!” – “Ho sbagliato, ti prego, perdonami, siamo ancora in tempo per recuperare. Io ti amo!” – “Non sarò mai capace di perdonarti, mi conosci bene! E poi il problema continuerebbe a sussistere e a dividerci inevitabilmente ” – “Non pensarlo neanche, quello non è un problema…” – “ No? Cos’è, speravi che un’altra donna potesse darti ciò che io non ti posso dare? – “Shhh, Joanna, basta, non dire niente: io ho scelto te!” – “… per poi tradirmi?” – “E’ stato un errore, non posso pensare di perderti solo perché…” – “… dillo, Luca, avanti dillo… perché non posso darti dei figli?”.

L'eco delle ultime parole riecheggia nell'aria di questo viaggio a ritroso nel tempo.

La musica continua e il nastro si riavvolge…

- Continua

1 commento:

  1. Solo per dirti che sono passata a leggerti...
    Ciao ;-)

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