Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 28 luglio 2015

ULTIMO TANGO - II parte (da "La storia che ho scritto per te")



ULTIMO TANGO (II parte)

La pista da ballo è ancora illuminata, resta poco tempo per una vita che finisce: un matrimonio naufragato nella debolezza e nell’incapacità di riannodare le corde sciolte e subito la voglia di ricominciare partendo da una scuola di danza latinoamericana, dove un nuovo incontro crea l’illusione di una serenità non assecondata dal destino.

“Joanna, la nuova allieva, molto lieto, sono Alex, l’insegnante di ballo”.

L'ultimo tango continua a effondere passione ed eleganza nella vacua ineluttabilità del tempo concesso, mentre il ritmo della danza continua a segnare gli ultimi ricordi.

Joanna è alla guida della sua auto; la strada che sta percorrendo sembra un tunnel nero dove i ricordi si disegnano con più facilità aiutati dal silenzio di un viaggio notturno: pensa ad Alex e a ciò che era accaduto il sabato precedente, quando, a fine lezione, lui le aveva chiesto di rimanere; la sala vuota tratteneva ancora gli effluvi evaporati dai corpi sudati degli allievi ballerini, si respirava aria viziata, in una mite serata primaverile. Lei e il suo maestro erano rimasti fermi uno di fronte all’altro, senza dirsi nulla, poi lui aveva mosso un passo verso di lei e avvicinandola per un braccio le aveva chiesto se le andava di ballare. Sensuale, Alex aveva conquistato Joanna semplicemente con un tango. La loro relazione era cominciata con un lungo bacio scambiato a fine danza, nella sala di una scuola dove quell’uomo aveva conquistato una giovane psicologa aggrappata ancora ai ricordi di un matrimonio finito da poco.

La luce al centro della pista si ridimensiona riducendo il suo raggio luminoso, si moltiplica e poi si suddivide ancora in tante altre piccole luci più soffuse: siamo all’interno di un night, adesso e Joanna è seduta al bancone, sola, con lo sguardo fisso nel vuoto e un bicchiere di whisky distrattamente tenuto fra le mani: 

“Sei qua! Perché sei scappata via, ieri, avrei voluto dirti ancora tante cose…” – “Ho preso una decisione: non verrò più alle tue lezioni... non voglio più frequentarti, Alex!” – “Solo perché mia moglie è venuta a cercarmi?” – “Sono un’estranea, mi sono sentita così a disagio fra cose che non mi apparterranno mai”- “I miei figli? E’ di loro che stai parlando?” – “… Il compromesso con il quale hai deciso di condividermi con tua moglie mi fa stare male” - “Compromesso? Joanna, io non amo più la donna che ho sposato, lo vuoi capire? la cosa è reciproca, dobbiamo solo trovare il modo di gestire la vita con i nostri due bambini!” – “… lo so e lo capisco, ma proprio per questo il vostro legame non potrà mai spezzarsi definitivamente” – “Che vuol dire?”- “Mi dispiace…” – “Non posso rinunciare a te, non posso più farlo!” – “… adesso devi”.

La forza e l'intensità del tango diventano la drammatica colonna sonora di un altro momento della vita di Joanna:

”Dottoressa, il risultato delle analisi..." – “Mio Dio, leucemia!” – “Mi dispiace, ma si può fare ancora molto, lei lo sa: deve solo essere pronta a lottare".

Le ultime battute del suo ultimo tango, i rimanenti istanti di vita, ancora uno sguardo allungato dentro il Centro per alcolisti dove aveva trascorso la metà della sua vita, raggiungendo l’apice del successo professionale: i corridoi, la sala–incontri, il suo studio, i pazienti, uno in particolare, la sua ultima, stavolta consapevole, delusione d’amore.

“Dottoressa Jo, lei ha salvato la mia vita trasformando i miei errori in spunti da cui ricominciare; l’esperienza del carcere, mi ha cambiato, ma adesso devo a lei ciò che sono diventato” - “Sono contenta Morgan, sei un ragazzo pieno di risorse, sfruttale: io ti ho dato gli strumenti, adesso tocca a te sapere come farne uso!… Forse è giunto il momento di ricostruirti una vita anche al di fuori di questo posto” – “Andarmene via?” – “Sarà un bene per te, vedrai”.

Invaghirsi di un giovane alcolizzato in cerca di redenzione nel suo Centro di recupero era l’ultima tentazione cui non avrebbe mai pensato di cedere, invece era successo e il vuoto lasciato dall’anomala fine scritta per entrambi era stata forse ben peggiore dei fallimenti sentimentali cui era abituata: una notte di sensi trascinati allo scoperto, un’insana voglia di possesso consumata sopra una scrivania sgombrata con impeto, l’istinto impudico lasciato correre senza freni inibitori…: ”Lo so, che te ne andrai di nuovo, che partirai... e non mi chiederai di venire con te!” –“Grazie” – le aveva semplicemente risposto Morgan lasciandosi tutto alle spalle, dietro una porta chiusa per sempre.

A passi brevi e sincronici i ballerini tornano al centro della pista, un’elegante spaccata, un abbraccio sensuale e la musica suona la sua ultima nota: la stoffa del vestito scivola via come una morbida ingannevole carezza, perde il suo colore rosso e si allarga a formare un’onda nera come la notte; il ballerino si mimetizza con l’oscurità fino a scomparire del tutto e un crudele silenzio chiede l’adempimento della promessa fatta in cambio di pochi attimi di sopravvivenza.
***
“D’accordo, adesso tocca a me dirti , non ho più richieste, mi hai lasciato ballare l’ultimo tango e la mia vita, quella più significativa, mi è passata davanti agli occhi come i fotogrammi di un film in bianco e nero. Grazie! Non mi spaventa vederti così da vicino; sono stanca, la mia mente rallenta la sua corsa dietro ai pensieri, adesso ho paura di cadere, mi sento debole, raccogli le mie rimanenti forze, regalami l’umiltà di un passaggio semplice… 
Tienimi stretta.
Le parole si spengono nell’eternità.
Le parole…
l’eternità!”
- Fine

2 commenti:

  1. La prosa è molto curata e a tratti poetica, l'unica cosa che cambierei è l'uso insistito di nomi stranieri, anche se ovviamente non so se la storia sia ambientata in Italia o in un paese estero.

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    1. Ciao Ariano, sai che non ricordo se ci sia mai stato un perché per l'uso di questi nomi? Venuti in mente così e così utilizzati. :)

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