Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 24 settembre 2015

Le conversazioni nel web (vantaggi e limiti)


Quando ho pensato che per parlare di scrittura fosse utile frequentare gli spazi virtuali di altre persone interessate allo stesso argomento, ho creduto che anche il mio blog potesse assolvere lo stesso scopo. 
In reltà non penso che "il Taccuino dello scrittore" sia utile, perché come ho precisato in tanti commenti sparsi qua e là non ho competenze specifiche, non lavoro nel settore, non ho assunti da spacciare come verità assolute, non dò consigli. Io tramite il blog condivido una passione, ne parlo direttamente o indirettamente, lasciando la porta socchiusa di casa mia per consentire di spiare dentro piccole porzioni di vita privata che mi raccontano e scrivo, mi misuro con chi riconosco sappia farlo meglio di me, mi piace confrontarmi con chi ha i miei stessi interessi per capire come utilizza i "ferri del mestiere" o come organizza la quotidianità fra lavoro, impegni e ispirazione; accolgo suggerimenti, alleno la mente con esercizi linguistici divertenti e, cosa non meno importante, conosco persone che hanno anch'esse qualcosa da dire: da alcuni imparo, da altri attingo proficui spunti di riflessione. 
Nel mio blog io amo intrattenere rapporti e fare conversazione. 
E su questo mi soffermo.

Lo ammetto, ho una buona dose di "chiacchiera facile" che sfoggio anche con chi non conosco bene e che diventa autentica facondiaquando prendo un po' di confidenza. Un tempo avrei detto lo stesso per la scrittura e avrei usato per descriverla l'attributo "prolissa", ma negli anni ho corretto il tiro e adesso sono più contenuta: contengo le parole, ma non la voglia di usarle!
Certo, la chiacchiera è un esercizio che impegna corpo e mente, coinvolge i muscoli del corpo, perché quando conversiamo abbiamo una mimica facciale che accompagna l’enfasi o la leggerezza del discorso: muoviamo gli zigomi, inarchiamo le sopracciglia, contraiamo la bocca in una smorfia, la spieghiamo in un sorriso; e poi usiamo le mani per descrivere meglio, accavalliamo le gambe e spingiamo in avanti il busto se il discorso si fa impegnato, teniamo i gomiti puntellati sulle cosce, magari con il mento poggiato sui pugni chiusi a preghiera e l'espressione del viso può rivelare il nostro interesse o nascondere un'incontenibile voglia di fuga. 
La conversazione è partecipazione viva e necessita della presenza fisica degli interlocutori.

E con il blog come la mettiamo?

Facciamo conversazione con persone che comunicano scrivendo, di alcuni conosciamo i volti perché possiamo visualizzarli nel loro profilo, ma non è automatico che sul web siano reperibili foto che ci tolgano la curiosità; di altri immaginiamo fattezze provando a ricostruirle da simpatici avatar mutuati da fumetti o cartoni animati. E la voce? La nostra voce è rappresentata dalle parole che mettiamo in fila correttamente quando commentiamo e abbiamo paura di sbagliare (riflettore puntato sul blogger che non può permettersi errori eclatanti, sennò che figura fa, lui che dice di essere scrittore?) e questo è un limite terribile, ci avete mai pensato? Come facciamo a dare il tono giusto a ciò che vogliamo dire, per comunicare nel modo adeguato le nostre sensazioni? Nessuno può vedere il nostro sguardo di stupore di fronte a qualcosa che ci sorprende davvero, nessuno può accorgersi di quanta sincerità trapeli dalle risposte che diamo a commenti che ci spiazzano, ci disturbano oppure che ci piacciono particolarmente. Il confronto è sempre filtrato da una distanza virtuale che comunque c’è, anche se sembra superata da una rete che unisce più parti del mondo e apparentemente le avvicina.

Ci sono vantaggi e limiti nelle conversazioni che ci impegnano nei nostri blog.

I VANTAGGI sono presto detti e non sono pochi:

- Protetti dietro un monitor ci sentiamo più liberi di esprimerci, il pudore, la timidezza diventano caratteristiche superabili, nessuno può vedere se diventiamo rossi o se sbuffiamo o se balbettiamo qualcosa che poi si fissa quando scriviamo.

- Possiamo prendercela comoda, senza calcolare i tempi per dare una risposta: possiamo formularla disponendo a nostro piacimento di tutti i minuti che ci servono per pensarci con calma.

- Non veniamo colti in flagranza o di sorpresa: quando parliamo faccia a faccia con qualcuno rispondiamo con le risorse che abbiamo a disposizione e in questi casi, spesso, ci manca la battuta pronta, non sappiamo ribattere subito a tono. Nelle conversazioni virtuali leggiamo, riflettiamo, elaboriamo la frase che ci sembra più giusta, difficilmente diciamo cose che non vogliamo realmente dire;

- Verba volant scripta manent, dicevano i latini: le parole si disperdono nell'aria appena le pronunciamo, ciò che scriviamo si fissa per sempre: allora, durante le nostre chiacchierate nei blog non possiamo fare citazioni casuali, così abbiamo la possibilità di consultare dizionario ed enciclopedia on-line e siamo sicuri di non incappare in qualche magra figura.

- È difficile sperimentare l’antipatia a pelle, il feeling epidermico che scatta da un incrocio di sguardi o dallo scontro di atteggiamenti, dunque nell'universo virtuale è comodo vivere di sensazioni diluite dall'etere;

- Possiamo rivolgerci a un pubblico in teoria vastissimo: abbiamo un megafono aperto sul mondo e non sappiamo a quanti arriverà la  nostra voce.

I LIMITI, forse, sono di meno, però io li vedo e li vivo:

- La spontaneità non è proprio di casa: manca l'immediatezza, lo scambio verbale è ridotto; il dibattito c'è, ma rimane compresso (com'è ovvio che sia!).

- Non possiamo approfondire alcune faccende su cui vorremmo e potremmo dire di più;

- È facile incorrere nel fraintendimento: il tono delle parole scritte va interpretato; una semplice ironia può essere recepita come una sottile offesa. E meno male che ci sono le faccette che, in qualche modo ci aiutano a dribblare gli equivoci:  :) :( ;) :P e non sempre!

- Dobbiamo misurare le parole, trovare formule succinte che esprimano tutto il nostro pensiero e riescano meglio a rappresentare il nostro punto di vista, senza dare fondo a tutte le nostre doti da interlocutori esperti.

Io sposo i vantaggi, ma non trascuro i limiti di una conversazione fra amici virtuali e voi, come la pensate?







*Questo post partecipa all’iniziativa Una parola al mese, promossa da Romina Tamerici nel suo blog. La parola di settembre 2015 è facondia (al link maggiori informazioni).

35 commenti:

  1. "Verba volant scripta manent" frequentando Facebook verrebbe da pensare che in pochi conoscano il significato di questa frase :-/

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    1. In realtà su Fb vola di tutto!

      (Questa me la segno: oggi faccina nuova di disappunto :-/)

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  2. La spontaneità, per quel che mi riguarda, non è un grosso problema: io cerco di essere sul blog come sono nella vita. Però, a volte, ne percepisco poca in alcune delle persone che si relazionano con me. Sembra quasi che vogliano "scrivere per forza qualcosa", e non siano interessati a un dialogo, ma solo a ottenere visibilità tramite i commenti. Sto parlando comunque dello 0,000001% dei followers, però! :)
    Per il resto, concordo su tutta la linea.

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    1. Sai cosa noto io, invece, qualche volta? Che magari si fa poca attenzione alle cose dette da altri: lasciare un commento è partecipare alla conversazione, non dire la tua e ciao!

      (Sto rispondendo alla tua mail!)

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    2. A volte mi è anche venuto il dubbio che leggessero la mia risposta.. :)

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  3. La cosa che più ho vissuto sulla mia pelle è la possibilità di fraintendimenti dovuta alla lingua scritta. Però in genere condivido tutto il tuo discorso. Io ho conosciuto tantissimi scrittori prima sul web e poi nella vita vera e la conoscenza diretta e il dialogo, nella sua spontaneità e nei suoi limiti, sono comunque da preferire, secondo me, anche se, senza gli scambi virtuali prima, forse non sarebbero mai avvenuti quelli concreti, quindi... Insomma, ci siamo capite, spero!

    P.S. Grazie per aver partecipato a "Una parola al mese".

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    1. Ci siamo capite! ;)

      È stato un piacere: continuerò a seguire l'iniziativa!

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  4. Io vedo più vantaggi che svantaggi nella comunicazione via blog. Come potrei parlare di scrittura con persone che abitano tanto distanti da me, senza? Mi sento abbastanza spontanea, devo ammettere che nei commenti non curo proprio la forma... Grossi fraintendimenti ancora non ce ne sono stati, grazie al cielo. Forse alcune delusioni vengono dal riversare sul blog eccessive aspettative, bisogna ricordare che è comunque un salotto virtuale, con tutti i suoi limiti e non potrà mai sostituirne uno vero.
    PS: Facondia è una bellissima parola

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    1. Sì, anch'io trovo che i vantaggi siano più degli svantaggi, e ti dirò che qui io mi sento parte di un bel gruppo con cui trovo proprio piacevole chiacchierare in libertà, pur con tutti i limiti che il web ovviamente comporta.
      Ci sono volte, però, in cui vorrei dire più cose nei commenti e meglio, ma mi rendo conto che non posso farlo realmente, pena una monopolizzazione che poi diventerebbe controproducente.

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    2. Io ultimamente mi rendo conto che lascio dei commenti lunghissimi in giro. Ma, insomma, a volte proprio non si riesce a confessare tutto in due parole, no?

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    3. Brava: facondia è proprio una splendida parola! :D

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  5. Io vedo soprattutto i vantaggi, il blog è una finestra sul mondo e possiamo intessere rapporti quotidiani con persone che vivono in città diverse (io sto a Bologna, tu a Roma, M. ad Arezzo ecc), è anche comodo poter commentare quando si ha tempo, inoltre io che sono piuttosto riservata, con il blog riesco finalmente ad aprirmi. Poi perché dici che il tuo blog non è utile? Io ho trovato utilissimo il tuo post sulla revisione e anche molti altri (ma quello mi è rimasto impresso, forse perché ne sto facendo una in questo periodo) con le faccine poi riusciamo a farci capire meglio :-)

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    1. L'aspetto "ottimo rimedio contro riservatezza e timidezza" non è affatto da sottovalutare, dici bene!
      Sono contenta di esserti stata utile: condividere anche le esperienze personali può avere risvolti positivi per altri accomunati dalla stessa vicenda e questo della revisione, mi sembra, un argomento sempre attuale fra noi scrittori! ;) (faccino d'intesa, ahah!)

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  6. Bisogna essere prudenti con le conversazioni sul Web perché spesso si rischia di non essere compresi. Ma io credo che pure sul posto di lavoro, o al bar, si debba cercare di essere prudenti, o almeno civili. È la semplicità della Rete che spinge a sottovalutare aspetti e rischi. Io credo di essere prudente in ogni circostanza, e tento di vedere solo i punti di forza che la tecnologia ci offre.

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    1. Sì, rispondere scrivendo come faremmo rivolgendoci a qualcuno con le parole non è sempre facile. L'inflessione del linguaggio è diversa e usare con cautela parole ed espressioni richiede spesso un autocontrollo maggiore quando non puoi esprimerti oralmente. Io sono abbastanza spontanea, poi più confidenza prendo, più mi sciolgo anche nei commenti. E tu, Marco, non ti sciogli mai? Sei sempre così preciso! la tua prudenza si nota molto, sai? :)

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  7. La cosa che mi piace di più del web è la possibilità di confrontarti con persone che nella vita reale non avresti mai l'opportunità di incontrare. E non solo per una questione di distanza fisica, ma anche di ambienti che si frequentano.
    I lati negativi però ci sono, eccome. Mancando il faccia a faccia fisico c'è sempre la possibilità di non capirsi o che si trascenda il confronto pacifico. In passato mi è capitato e ora ci vado molto più cauta. E' vero che ci sono le faccette, però non avendo l'altro davanti non sai mai se quello che hai scritto gli ha dato fastidio, o l'ha capito o l'ha frainteso... vabbè... si vede che mi faccio sempre mille paranoie :)
    Per fortuna esiste anche l'empatia virtuale!

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    1. No, non ti fai paranoie, sono dubbi che spesso vengono anche a me: infatti, di solito, rispondo di getto e poi mi ritrovo a fare accorgimenti perché, magari, quel mio uhm! di troppo può non essere capito. Che poi, cara Maria Teresa, dovremmo pure imparare a fregarcene, soprattutto se siamo in totale buona fede!
      Diverso è quando la risposta ai miei commenti in altri blog mi lascia un po' perplessa: lì mi consolano le faccine che in qualche modo mi fanno capire le intenzioni di chi mi risponde e mi aiutano a non fare troppo la permalosa!

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  8. Mi sembra un post esauriente e condivisibile in toto. Il pericolo rappresentato dalle relazioni virtuali è che in genere sono più comode e meno impegnative e per questo c'è chi tende a sostituirle a quelle in carne e ossa.
    Riguardo alla scrittura, nei commenti mi capita non poche volte di sbagliare. Di solito perché all'improvviso cambio idea sulla costruzione della frase e poi mi dimentico di tornare sui miei passi. Mi è successo anche oggi sul blog di Ariano. Quando è troppo elimino, altrimenti lascio correre.

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    1. Le relazioni virtuali hanno il loro fascino, vero, anzi, addirittura non hai qualche volta l'impressione che ci sia come un'accelerazione nel processo conoscitivo? Cioè, con il web si entra in confidenza e si familiarizza più facilmente rispetto a quando ci si incontra per la prima volta dal vivo.
      Quando scrivo i commenti, i rimaneggiamenti sono continui: li riduco, quando sono troppo lunghi e poi controllo in modo maniacale il correttore automatico di parole, che certe volte mi fa inc... da morire.

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  9. Io sposo in pieno tutti i vantaggi, per me sono enormemente superiori ai limiti della conversazione indiretta tramite scrittura. Considera che io, quando ancora non esisteva il web, spesso stavo in contatto con altre persone tramite lettera. Mi sentivo più a mio agio scrivendo una lettera che con una telefonata.

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    1. Lo facevo anch'io: adoravo scrivere lettere e poi, quando la corrispondenza è stata soppiantata dal ricorso a mezzi più rapidi via web, scambiavo mail con alcune persone. Da una conversazione scritta esce fuori un'autenticità diversa

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  10. Non parlare faccia a faccia con una persona è sicuramente un punto a sfavore, ma è grazie a questo punto a sfavore che io chiacchiero così tanto. Se fossimo io e te, al bar, da sole, ti direi le stesse cose. Ma se insieme a noi ci fossero tutte le persone che stanno commentando questo post, me ne starei in un angolino e ti sorriderei da lontano sperando di non essere mai interpellata. Eh, eh. :)

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    1. Che meraviglia! Io e te in un bar: Gianna e Pinotta! Ahaha

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    2. Belline! *_*
      Ma... chi sono Gianna e Pinotta?

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    3. Le maschere femminili di Gianni e Pinotto.
      Non conosci Gianni e Pinotto?
      :D

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    4. Aaaah! Ok! Beeelliine! :D

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  11. Cara Marina, sottoscrivo tutto quello che hai detto. L'idea che ho di blog è quella che hai raccontato tu.

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    1. Ma sì, Massimiliano, una bella chiacchierata è quello di cui spesso abbiamo proprio bisogno!
      (Io, poi, comincio già di primo mattino!)

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  12. Vedo, vedo Marina. Io sono smontato dalla notte ma ahimè niente nanna, bambino con la febbre e quindi niente asilo... hip hip hurrà.

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    1. Io, invece, ho depositato la prole a scuola: hip hip urrà anche per me! :D

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  13. uff... avevo scritto un lunghissimo commento e invece di pubblicarlo, sono uscito!! dicevo in sostanza che secondo me, pur riconoscendo assolutamente che le relazioni dal vivo sono immensamente più complete, perchè possono tener conto della gestualità, del messaggio non verbale, degli sguardi, dei silenzi, a me è capitato di conoscere persone "vere" fuori da uno schermo, soprattutto per il fatto che mi viene naturale condividere, specie in blog appositi o forum (che nascono proprio a creare community in un certo senso) le mie passioni, ad esempio se frequento un blog di editoria o scrittura, piuttosto che di musica ecc. Ho trascorso gran parte della mia vita in un piccolo paese di provincia dove era difficile condividere passioni "particolari", per questo sul web , almeno in quanto a conversazioni su temi specifici di mio interesse, trovo piuttosto facile instaurare bei rapporti, di stima e fiducia, che poi nei momenti di incontro "reale" (come a un concerto, o a un evento) diventano di vera amicizia, tanto che due di queste persone sono state anche invitate al mio matrimonio, oltre al fatto che quando mi sposto praticamente in ogni città riesco a conoscere gente frequentata magari da tempo in rete. Gianni G.

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    1. Anche a me è capitato di conoscere persone frequentate a lungo via web, soprattutto da quando vivo a Roma e sono tutte persone splendide. Come dicevo a qualcuno, anche se è vero che il contatto fisico determina un altro tipo di approccio, quello virtuale accorcia le distanze, una cosa che può sembrare un controsenso ma non lo è se pensiamo che protetti dall'anonimato abbiamo meno inibizioni e forse riusciamo persino ad essere più noi stessi!

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  14. sì, la penso anch'io come te! ciao

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