Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 1 settembre 2015

Un passo indietro nel tempo (l'insegnamento dei "classici")

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire (Italo Calvino)

"Scrittori"? Una parola grossa in bocca a chi ha semplicemente una "passione per la scrittura"!
Non so se sto maturando e beh, essendo nel pieno del "cammin di nostra vita", mi suona un po' strano parlare ancora di "maturazione" oppure, per la stessa ragione, mi sto lentamente avviando verso quella saggezza che rende consapevoli, alla Socrate maniera, di "sapere di non sapere".
Tutto è possibile, ma da quando mi sono messa in testa che "sapere scrivere" è la fine di un processo che in realtà non si conclude mai - dunque è un traguardo pressoché irraggiungibile - ho scelto di dare sostanza alla mia passione per la scrittura tornando virtualmente fra i banchi del liceo e riprendendo in mano i vecchi classici della letteratura che da una parte ci hanno insegnato come odiare la scuola, dall'altra, senza che ce ne accorgessimo, hanno nutrito in silenzio le nostre aspirazioni letterarie. 

Non voglio riferirmi agli autori dell'antichità che soffiano ancora sulle nostre vite dall'antica Grecia o dalla Roma dei latini (ho studiato con orgoglio al Liceo Classico l'amore cantato da Saffo o i versi di Catullo che restano attuali dopo secoli e secoli), ma a quelli che almeno centocinquanta anni fa hanno reso immortali i loro nomi con opere che hanno segnato la storia della letteratura di tutti i tempi.

Fidatevi, l'incomprensibilità de "La Divina Commedia" di Dante e la noia de "I Promessi Sposi" di Manzoni (solo per fare due esempi eclatanti) ci sono entrate in circolo, sono medicine a lento rilascio che curano nel tempo la nostra ansia da prestazione scrittoria. Sono, infatti, convinta che molte di quelle letture in parte imposte, in parte suggerite, abbiano fornito dei modelli, dei valori, siano divenute inconsapevoli punti di riferimento che hanno lavorato negli anni influenzando le nostre esperienze formative.
Ai ballerini di danza moderna insegnano che possono essere degli ottimi performer solo se hanno una base di danza classica, devono cioè passare dall'arabesque, il port des bras, lo chassè e la pirouette anche se vogliono ballare jazz o hip hop. Così ogni scrittore dovrebbe conoscere da vicino gli autori classici, fare un magnifico tuffo nel passato per gustarsi le suggestioni legate a certi periodi storici e determinate correnti letterarie. 

Scrivere bene è un mestiere facile, scrivere per essere ricordati richiede un percorso più complesso: una convinzione di tipo diverso, un impegno tenace, una preparazione ostinata, in pratica un'impostazione che molti di noi che ci definiamo "scrittori" stentiamo ad avere, spesso omologati nel genere e nello stile, con un unico obiettivo: riuscire a piazzare la nostra opera in libreria.
Non è la fantasia a fare la differenza, non è la bravura nel sapere usare soggetto e predicato verbale, nemmeno ogni tipo di abilità narrativa; a fare la differenza è la capacità che avrà ciò che scriviamo di resistere al tempo, perché la storia è fatta di epoche e un autore che sarà ricordato per sempre non è solo colui che ha ben collocato la propria opera nel periodo storico che attraversa, ma colui che va oltre quei limiti spazio-temporali, universalizzandosi, diventando cioè punto di riferimento, icona e maestro per tutti.

È per questo che definiamo quegli scrittori "classici" ed è per questo che non possiamo dimenticarcene, confinandoli a mere tappe di un percorso scolastico chiuso nel passato. Allora, lo studio di essi ci portava alla scoperta della loro importanza, invece da grandi la loro lettura, o rilettura più consapevole ci insegna ad apprezzare particolari ignorati, a verificare dettagli e significati che ci appaiono diversi. Non vi è mai capitato di leggere un classico che avevate già letto in gioventù e di averlo trovato "nuovo", di esservi stupiti della sua bellezza quasi inedita?

PUNTI DI FORZA DELLE LETTURE "CLASSICHE"

Sono il substrato su cui impiantiamo la nostra struttura narrativa
(Perché seminano modelli, valori e schemi che ripescheremo dalla memoria quando meno ce lo aspetteremo; se sono opere che ci hanno particolarmente colpito, ciò che in gioventù era solo una bella esperienza di lettura diventerà un contenitore di idee ed esempio da cui trarre insegnamento).

- Favoriscono il confronto
(Perché è bello sottolineare i cambiamenti di uno stile, notare le evoluzioni del linguaggio nelle diverse epoche, attraversare periodi storici che influenzano storie, azioni e personaggi. Diventa un'analisi che non interrompe la continuità della nostra crescita).

- Entrano nella nostra vita per rimanerci
(Perché sono indimenticabili, perché la memoria nel tempo cancella le storie, i nomi, ma non quello che ci hanno lasciato dentro: una percezione, un sapore, l'essenza di concetti che poi ritroviamo immutati negli anni: quanti "Don Abbondio" conosciamo? E quante "Anna Karenina"? Personaggi sempre attuali nelle loro caratteristiche e in quello che ancora rappresentano).

- Aiutano la definizione di uno stile
(Perché ci sono autori che ci piacciono talmente tanto da diventare "maestri" di genere e stile: sono come i fari che illuminano il nostro cammino di scrittori, insostituibili mentori e guide indispensabili nel buio della nostra inesperienza).

E gli aspiranti scrittori, prima che aspirare a scrivere il best-seller dell'anno, forse dovrebbero aspirare alla completezza dei grandi autori della Letteratura, sognare di diventare come loro più che di alloggiare dietro le vetrine di una libreria.
Forse.


33 commenti:

  1. Ah, i classici.
    Tra i buoni propositi dell'autunno c'è l'iscrizione a un gruppo di lettura che si occupa di classici. Quindi, se riuscirò a stare al passo, me ne leggerò uno al mese (anzi, devo iniziare a pensare alle mie tre proposte). Le amiche che mi hanno coinvolto mi assicurano che il fatto di parlarne poi assieme, in modo frizzante e per nulla imbalsamato, aiuta a togliere la polvere a molte pagine e a gustarle appieno. Staremo a vedere. Per ora ho letto il primo libro e attendo la prima riunione, settimana prossima.
    Quanto a me, non ho abbastanza ego per voler entrare tra i classici. Io mi accontenterei, l'ho già detto molte volte, di fare della sana letteratura da sala d'aspetto. Intrattenimento non banale. Già quello sarebbe fantastico.

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    1. Anch'io mi siedo in sala d'aspetto. Veramente mi accomoderei volentieri anche nel tuo salotto di lettura classica con le tue amiche. Io, per esempio, faccio parte di un gruppo di lettura condivisa su Twitter, ma leggiamo letteratura contemporanea ed è molto stimolante. Mi racconterai dlla tua esperienza. Qual è il primo libro su cui discuterete la prossima settimana?

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    2. "Il giro di vite", ci sarebbe stata anche "La certosa di Parma", ma, essendomi aggiunta all'ultimo non ce l'ho fatta (ne ho ancora ricordi angoscianti dai tempi del liceo e me li farò bastare)

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    3. Ahah, vedi come le angosce liceali tornano?

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  2. Coi classici ho un rapporto controverso, nel senso che da un lato, soprattutto alcuni, riescono davvero a trasmettermi una potenza narrativa incomparabile. Ricordo ancora che quando lessi "Moby Dick" (per fortuna NON a scuola ma per mia libera scelta) i primi trenta capitoli li divorai, pensavo "Adesso capisco perché è il classico della narrativa americana".
    In altri casi li trovo formalmente perfetti ma non adatti ai miei gusti. Ne ammiro la grandezza letteraria ma li leggo con lo spirito di chi sta prendendo una medicina che, pur sapendo quanto faccia bene, lascia in bocca un gusto amaro (naturalmente i benefici verranno successivamente, un po' come questo tipo di letture).
    Insomma, di classici me ne mancano parecchi. Però ne ho anche letti una certa quantità, soprattutto inglesi e francesi ai tempi dell'università.

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    1. Infatti il bello è proprio sapere che sono sempre esistiti ma riscoprirli, qualche volta scoprirli, adesso dà quasi un sapore diverso al piacere di leggere. Prendevo questa "medicina" diciamo in gioventù, adesso mi piace "curarmi" a suon di autori datati!

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  3. Non c'è niente come i classici, specialmente per imparare.
    E a volte per imparare cosa non fare :)

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    1. Dimenticavo: la questione classici e scrittori sarà il tema del prossimo esercizio di scrittura :)

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    2. ...che leggerò con molta attenzione! :)

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  4. I PROMESSI SPOSI NON SONO NOIOSI!!!!
    Credo di essere stata una studentessa atipica, perché ho amato questo libro e - lo ammetto - l'ho riletto qualche anno fa, per mia scelta.
    Conosco i classici e ne ho letti molti. Alcuni di loro sono ormai nel mio cuore. Adoro Calvino, che ha vissuto a Sanremo e studiato nella mia stessa scuola. I suoi romanzi credo di averli letti tutti. Altri volumi, imposti sui banchi, sono ricordati come un incubo: "La novelle eloise" di Rousseau e "Il deserto dei tartari", fra le mie letture più noiose...
    Ultimamente sono più propensa a leggere romanzi contemporanei. La mia posizione è molto simile a quella di Ariano: non la esprimo, perché mi ripeterei. :)

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    1. Purtroppo non è il massimo ammettere che, invece, io, "I Promessi Sposi" non li amavo, soprattutto dopo avere scritto con convinzione questo articolo; ma forse ciò rafforza il mio ragionamento: ai tempi del liceo molto si vive come obbligo che serve a prendere un brutto o un bel voto all'interrogazione; certe letture sono forzate dai programmi scolastici e, secondo me, si perde la magia dei classici che ora tanto sto rivendicando. Ragion per cui, dopo avere rinverdito la memoria di Verga, ho già deciso che mi dedicherò a Manzoni con l'attenzione che merita e quanto prima mi rimetterò in mano il suo capolavoro letterario. (Per ora ho sotto mano "i Viceré" di De Roberto, sono rimasta nel filone verghiano).

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  5. Siete tutti tornati attivi e resto indietro con i commenti! Aiuto
    Dici bene cara Marina
    I “classici” hanno la capacità di essere ricordati dopo anni per sempre e diventano il substrato della nostra vita.
    Bene, io mi ritiro subito e vado a nascondermi...non posso fare altro.
    Molto calzante la citazione di Italo Calvino, condivido.

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    1. Perché ti ritiri? Pochi "classici" nella tua recente vita? Hai tutto il tempo per recuperare... E anche l'imbarazzo della scelta! ;)

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    2. Oppure no, non ti senti all'altezza... Ma qui siamo tutti sulla stessa barca, cara mia!

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    3. la seconda che hai detto!!
      ;-)

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  6. Ho un rapporto ambivalente con i classici. Mi piacciono, ne ho letti molti e alcuni sono fra i miei libri preferiti. Tuttavia quando la gente parla dei classici in maniera troppo entusiasta mi disturba.
    Sono sicuramente dei romanzi ottimi dal punto di vista della qualità, dello stile, di ciò che hanno lasciato alla letteratura e alla storia, parlando della loro epoca in maniera veritiera e appassionante.
    Non mi piace quando un classico viene dato per capolavoro perché è un classico. Ci sono moltissime persone che venerano i classici in quanto tali, non in quanto storie interessanti e di riflessione.
    Per questo cerco sempre di non dare per scontato che un classico sia un bel libro.

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    1. Ciao Patty, benvenuta, certo questi discorsi richiedono una generalizzazione necessaria che come ogni cosa non è assoluta. La funzione dei "classici" è quella che ho immaginato anche in base alla mia esperienza, poi ci sono i classici che restano pallosi, quelli che continuano a non coinvolgere e i capolavori indiscussi ai quali, prescindendo dai gusti, non si può negare un posto d'onore nella letteratura.

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  7. Scrivere senza averli letti potrebbe essere un "delitto" punibile con la non-pubblicazione. :D
    Detto questo, vado a chiudere il blog e a cambiare sogno, perché so che non potrò mai raggiungere la loro completezza, e se ci penso piango.
    Sigh...

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    1. Nessuno potrebbe arrivarci (e chissà!), però tenerli sul comodino come promemoria... Che poi se Manzoni sapesse di avere fatto la fine del "promemoria per esordienti" parcheggiato accanto al letto... Forse non ho usato un termine felice! (mi perdonerà, se ha capito il mio punto di vista) :D

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  8. Pienamente d'accordo! Mi è piaciuto soprattutto ciò che hai detto a proposito del fatto che i classici "entrano nella nostra vita per rimanerci". Credo che questa sia una grande differenza tra un testo destinato a svagarci per qualche ora e uno che invece resterà a lungo dentro di noi. Anche tra gli autori contemporanei c'è chi riesce a lasciare una scia molto profonda e chi invece "si fa leggere" e basta. Ci sono storie e personaggi che continuano a risuonare dentro di noi per giorni e giorni, se non di più.

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    1. Che risuonano dentro di noi e influenzano anche solo inconsciamente le nostre scelte. Rispolverarli serve a prendere consapevolezza del loro carattere di indispensabilità.

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  9. io faccio in modo di leggere moltissimi classici, cerco di alternare un contemporaneo, ad un libro che fu, ed è un'usanza che mi sollazza facendomi percepire indistintamente la forza e la bellezza della lingua desueta che usava chi ha scritto prima che la letteratura e la scrittura fossero pratiche tanto inflazionate

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    1. E non trovi che spesso il paragone non regga? Anch'io, negli ultimi tempi, vado in parallelo con classici e contemporanei, ma noto sempre più spesso che la storia "nuova" mi acchiappa (quando ci riesce) e poi, dopo pochi giorni, è già archiviata, quella "vecchia" lascia scie di memoria piacevoli, qualche volta persino inaspettate.

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  10. Come non essere d'accordo con la mia blogger preferita su un tema così importante? L'unica frase che non mi suona bene è quando dici che scrivere bene è un mestiere facile. Magari fosse vero!
    Scrivere bene è difficile, infatti i classici hanno superato la prova del tempo soprattutto perché sono scritti bene. Ancora adesso alcune storie del passato non reggono alla professionalità delle trame attuali, ma restano eterne, perché la scrittura era talmente perfetta da mantenersi ancora oggi viva viva e fresca.

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    1. Questo è l'articolo andato perso, ricordi? L'ho riscritto perché era un argomento cui tenevo, ma - devo dire - ero rimasta legata alla prima versione (mai più recuperata, nemmeno nei meandri della memoria!). Il mio "scrivere bene" è riferito a un'attività generica, scrivere storie degne di rimanere belle e importanti per sempre è veramente difficile. In fondo, se ci pensi, i blog che frequentiamo sono un esempio di come si scriva bene, ma non sono garanzia sicura di storie di elevata qualità narrativa.

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  11. Ho letto di recente i Promessi Sposi (a scuole mi erano sempre stati sufficienti i riassuntini a fine capitolo :D ) e li ho apprezzati come difficilmente è possibile sotto costrizione. Fra le mie letture, il campione dei pesi massimi fra i classici (e, quindi, in assoluto) si chiama "I Miserabili", e sono alla ricerca di un degno sfidante capace di far suo il titolo ;-)

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    1. Sei un grande, Ryo: primo perché hai letto "I Miserabili" e Victor Hugo era uno dei miei preferiti ai tempi del liceo, secondo... perchè hai lasciato un tuo contributo anche in questo post! ;)

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    2. Devo ammettere che quando posso non mi faccio scappare l'occasione di dire che l'ho letto :D (però ho letto anche Notre Dame de Paris e il giudizio finale non è stato lo stesso!).

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    3. Nooo, mi bocci il gobbo?
      Comunque "i miserabili" resta un capolavoro! :)

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    4. Non è che lo boccio, è un giudizio complesso ^_^ Ti linko (sul mio nick) la mia recensione, così se ti va puoi leggerti qualche "brano scelto" :-)

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    5. Molto volentieri, grazie! Corro a leggere!

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