Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 11 maggio 2017

Scusate, oggi atterro



Giovedì scorso, dopo uno scambio di battute con un amico blogger, mi sono messa in mano "È una vita che ti aspetto" di Fabio Volo.
In effetti, era una vita che aspettava nella libreria, schiacciato fra i libri che faccio finta di non avere. 
Così giovedì, dopo pranzo, l'ho cominciato; sabato, prima di pranzo, l'ho finito: era una vita che mi aspettava...
E NON POTEVA CONTINUARE A FARLO?

****



È facile giudicare sulla base del sentito dire, è facile additare e criticare solo per pregiudizi: si sentenzia,  si condanna. E questo non è giusto. Parlare sì, ma almeno ex professo
E io, adesso, posso farlo, posso parlare di Fabio Volo scrittore, con cognizione di causa.

Scrittore e per di più di successo. Perché siamo d'accordo tutti che Fabio Volo abbia successo, no? Miete lettori-vittime da sedici anni, non è uno scherzo, fin dalla pubblicazione del suo primo libro, "Esco a fare due passi", con 300.000 copie vendute. 
Il re Mida letterario: trasforma in oro qualsiasi idea gli venga in mente di scrivere. Perché è letto e piace, nonostante i suoi detrattori impietosi lo giudichino superficiale, noioso, banale, scolastico, ignorante, scontato, insipido e confusionale (questi sono solo alcuni degli aggettivi tratti dalle recensioni a una stella trovate nei vari portali.)

Ho promesso di essere obiettiva e lo sarò.

Se ho letto il romanzo in due giorni non è per una scommessa fatta a me stessa, ma perché è un libro che si legge in pochissimo tempo: è breve (179 pagine pubblicate con un carattere molto grande), poco impegnativo, non richiede una grande concentrazione, una pagina vola durante le pause pubblicitarie in tv, un'altra mentre il telegiornale dà una notizia che non interessa. E questa, già, potrebbe essere una nota positiva: significa lettura spiccia, senza pretese, da ombrellone, da metro, da fila alle Poste, da pausa o intermezzo riempitivo, un po' quello che si chiede oggi a un libro quando tempo e voglia di leggere scarseggiano.

La nota negativa, invece, è che questo romanzo non racconta nulla. Nulla: non c'è un evento scatenante, non è previsto un conflitto e il confronto drammatico dov'è? Colpi di scena? 
Aspetta, se per conflitto intendiamo quello interiore vissuto dal protagonista, forse viene fuori l'idea (di controllo) che spiega la trama.
E se il colpo di scena è l'incontro con una ragazza in un negozio di fiori a pagina 155, abbiamo tempo di riflettere sul cosa e sul perché del libro.

Di cosa parla il romanzo? 

Francesco non è felice; a un certo punto dei suoi trent'anni capisce che qualcosa non va, nella propria vita: non gli è d'aiuto l'ipocondria né è consolatorio sapere che tutto è fonte di paure, il buio, la solitudine, un viaggi in aereo, la perdita di tutto, del lavoro, dei genitori, persino un banale prelievo di sangue: 

Non lo faccio apposta, come sento l'ago che buca la pelle, bang! Svengo.

L' incipit svela il "dramma" del protagonista,

"Cos'è, una malattia grave? Inguaribile? Insomma, che cos'ho? Dimmelo, non tenermi nascosto niente. Devo fare una TAC?"
Queste sono le prime parole che ho detto guardando in faccia Giovanni quando sono entrato nel suo ambulatorio, qualche giorno dopo che mi aveva fatto fare le analisi.
Era parecchio che aspettavo l'esito, e non nascondo che avevo anche avuto paura. In quei giorni sono stato molto agitato.

anche se è preceduto da un intro in cui il narratore anticipa che qualcosa è cambiato; una mattina si sveglia e... miracolo: 

Mi sa che l'amo. Mi sa che per la prima volta sono innamorato. Intendo dire innamorato veramente. 

Sappiamo, dunque, da subito, che ci sarà una donna che salverà il protagonista (e noi) dalle paturnie che rappresentano la sostanza del romanzo, perché la storia è racchiusa tutta lì, in quelle centotrenta pagine di sfogo lunghissimo su un problema molto grave: Francesco non ha paura di morire, Francesco ha paura di vivere"Hai quella maledettissima malattia molto diffusa del "NON VIVERE".
Sei malato di non vita", gli dice l'amico medico.

E dunque era arrivato il momento di analizzarsi un po'. Di seguire i consigli di Giovanni, di ascoltarsi, di porgere l'orecchio a quella voce. Di farsi delle domande, di provare a dare delle risposte.
"È finito il tempo di aspettare Godot" mi aveva anche detto. Dovevo in qualche modo agire. Agire sulla mia vita.
Ma qual era la prima cosa da fare? Il primo passo? E poi, chi cazzo è 'sto Godot? Boh!

Questa, assieme ad altre battute che fanno sorridere, rendono leggero il romanzo, più che sciocco, ma mentre leggi hai sempre l'impressione di avere davanti la faccia di Fabio Volo quando faceva il cretino nella trasmissione "Le Iene", avete presente? Senti la sua voce mentre dice, a proposito di una cane: 

sembrava uno di quelli che tirano le slitte, ma era un po' strano. Probabilmente un incrocio. Riuscito anche un po' male. Infatti più che un husky era un'huskifezza,

oppure, a proposito del sedere di una donna e del suo prezioso organo genitale:

Ricordo che aveva il culo un po' grosso, di quello che se gli dai una pacca e vai in cucina a prendere l'acqua, quando torni il sedere sta ancora tremando. Mi ero divertito molto ad affondare le mani in quelle chiappotte.

In più lei aveva la patata anni Ottanta, quelle di una volta, con tanti peli che formano un triangolo. Non come quelle di adesso che sono tutte curate e depilate.

Anche lì pensi al Fabio Volo personaggio televisivo, quello che per scherzo si presentava completamente nudo davanti ad Alessia Marcuzzi con il bollino di censura sul coso. 
(Ma me lo ricordo soltanto io?)

Ci sono frasi memorabili: 

Le donne sono belle da respirare.

Una donna felice è sempre fedele.

Le donne sono come fiori: se cerchi di aprirli con la forza, i petali ti restano in mano e il fiore muore.

Una nobile citazione:

Ero come l'ubriacone del Piccolo Principe che beve per dimenticare che è ubriaco. Io ero uguale, un cane che si morde la coda.

E un pensiero bello:

Ultimamente, quando tornavo a casa, osservavo i miei genitori di nascosto, osservavo il tempo che si appoggiava su di loro, che li accarezzava e li cambiava sempre più in fretta.

Intanto io continuo a chiedermi perché Fabio Volo piaccia tanto.

Sarà perché è facile ritrovarsi nelle cose che racconta?
Nel divertimento a strafarsi di donne e canne? nei piccoli gesti della quotidianità?
Uno per tutti: 

Era finita la carta. Mi sono alzato e ho passeggiato con le mutande alle caviglie fino all'armadietto. Ho iniziato il rotolo nuovo ma l'ho strappato male. È rimasto un pezzettino attaccato e per pareggiare la carta ho dovuto srotolarne dei metri.

(E per voi uomini c'è anche questo):

Mentre provo a srotolarmi il preservativo sul pisello, mi accorgo però che l'ho messo al contrario, e non va giù: quindi lo giro. Quando mi succede ho sempre la paranoia che, avendolo appoggiato di là, si sia sporcato con qualche gocciolina del  mio pisello e che per questo diventi pericoloso, ma lo pulisco e mi infilo dentro di lei.

Se è questo il ritrovarsi nelle parole dello scrittore, francamente mi sento lontana anni luce dalla sua narrativa.
A me piace scendere un po' più in profondità e trovare la sintonia con un autore per altre ragioni, personali, soltanto mie. Cerco un sentire condiviso, la forza di uno stato d'animo raccontato con le parole che non so dire. 
Io alle mie letture do questo valore. 

Per questo Fabio Volo, che in genere piace tanto, a me non piace affatto.

È divertente, autoironico, volutamente banale, ma il suo racconto non mi ha lasciato niente, che è peggio di averne un'opinione negativa. 
Non mi sento di affermare che il libro sia scritto male, perché questo modo di dire le cose, questa scrittura poco letteraria, è in realtà la cifra stilistica di Fabio Volo, questa è la sua voce, quella con cui gli riesce bene comunicare, quella che, difatti, arriva al pubblico che non ha pretese.
Credo anche che le storie che racconta le abbia scritte lui e che l'editor abbia apportato giusto le limature indispensabili per dare alle sue opere una forma corretta: c'è troppa aderenza al personaggio che conosciamo per pensare a un ghostwriter.

Insomma, sono contenta di avere visto con i miei occhi, ma la curiosità sul mitico Fabio Volo si ferma qui. 
Tutto sommato, nonostante la leggerezza, nonostante qualche sorriso, io mi sono annoiata.
E saluto l'autore attingendo a una pagina  del suo libro, che ripropongo direttamente dal testo, molto vaticinante:


Fisicamente e non solo.
Nomen omen.

E amen!


62 commenti:

  1. :D :D :D
    Ho riso molto. Se le frasi che hai stralciato sono significative del testo, non lo leggerò mai: uno che mi scrive "bang! Svenuto" lo appenderei a testa in giù a Piazzale Loreto. Aggiungere "un'huskifezza" non serve a concedergli l'infermità mentale, figurarsi le attenuanti generiche.
    Comunque complimenti: hai fatto una cosa lodevole, di cui a me manca proprio il coraggio. ;)

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    1. CI sono anche tic tic tic, Hjjhjuujjnjjnjjghhjjjhj (giuro: sono le lettere della tastiera fra le quali si infilano le briciole della torta di carota, nel vano tentativo di essere tolte con la matita), giù di patapam (per, insomma per quella cosa lì) e i segni di Zorro con lo spadino (a tua libera interpretazione)... 😂

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  2. Credo di averlo letto anni e anni fa, e dimenticato, in effetti rileggendo alcune frasi da te citate mi è tornato alla mente. Concordo niente di cui parlare, nè in bene nè in male.

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    1. La costante di chi lo ha letto, a quanto pare, è dimenticarsene. Sarà per questo che, visto che si dimentica, si continua a leggere, come se fosse sempre la prima volta! 😂

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    1. E no, m'è bastata la provocazione di Michele Scarparo! Anch'io ho raggiunto una veneranda età. 😂😂

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  4. Ne ho letti uno e mezzo un paio di anni fa. Secondo me i suoi libri mantengono ciò che promettono: lettura leggera, poco impegnativa e facile da scorre; tematiche comuni raccontate in modo simpatico e scanzonato, in cui più o meno tutti possono identificarsi (almeno in qualche cosa); poche idee semplici e superficiali ma chiare. Secondo me, oltre alla notorietà del personaggio e alla sua voce inconfondibile, il successo dei suoi libri è dovuto a questi elementi. Il fatto che però proprio non riesca a ricordare di cosa parlassero quei due suoi libri lì, mentre ricordo benissimo ogni dettaglio di Delitto e Castigo che ho letto ben prima, dovrebbe in qualche modo essere rivelatore...

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    1. Anche dire di avere letto un libro e mezzo è abbastanza rivelatore.

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  5. Non l'ho letto e credo che non lo leggerò mai. Per me appartiene a quella categoria di "scrittori" la cui notorietà pregressa spalanca le porte di qualsiasi editore. Lo stesso vale per i libri dei vari Ibrahimovic, Fedez, Vasco, Ligabue e via dicendo. Autori come Fabio Volo sono ulteriormente appetibili perché l'editore risparmia pure sul ghost-writer.

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    1. Ligabue, al confronto, è il Calvino della situazione.
      E comunque, le case editrici... chiamale fesse! Questo ti porta 300.000 copie vendute e tu che fai, l'editore intellettuale prezioso?

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  6. Il libro di Volo che ho letto non è questo, perché non vi ho colto alcun elemento conosciuto. Dev'essere "esco a fare due passi" di cui, come accennavo in precedenza, non ricordo assolutamente nulla.

    Leggendo la tua analisi, sorge un'unica domanda: se il successo di Fabio Volo fosse legato a un'esigenza di semplicità delle persone? Il bisogno di svagarsi è per molti più profondo e incisivo di quello di capire, comprendere e scendere in profondità? Purtroppo la maggior parte delle persone ragiona per dicotomie e non si rende conto che sia l'una sia l'altra cosa sono possibili.

    Per il resto, concordo con l'uomo barbuto qui sopra. :)

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    1. P.S. Scusa, quello ancora sopra, perché mentre scrivevo è giunto un altro commento. :-D

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    2. Sicuramente c'è un fondo di verità in ciò che dici: voglia di leggerezza, anche di nulla, tutto sommato. Io dico che Volo è uno dei pochi che ha capito come si conquista il pubblico.
      Poi il fatto che lui sia, già di suo, un personaggio conosciuto, potenzia e giustifica parte è del suo successo.

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    3. Credo che questo principio possa valere soprattutto per chi l'ha visto crescere in televisione: siccome è da tempo che non si fa vedere, i ragazzini, oggi, lo conoscono prevalentemente come scrittore. E questa cosa, se ci pensi bene, è quasi ironica...

      Conosco due persone che adorano i libri di Volo, e analizzarne la personalità può essere utile per capire cosa piaccia tanto dei suoi libri. Ma di loro voglio parlarti in privato, perché non vorrei renderle riconoscibili. Stasera ti manderò un audio. :)

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    4. Non te lo scordare, ormai voglio sapere! 😉
      Comunque hai ragione, il Volo televisivo lo conosciamo noi, i ragazzini no, loro lo vedono proprio come uno scrittore e identificandosi nelle cose che scrive, forse pensano persino che sia cosa facile fare altrettanto.

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  7. Ecco, se mancava qualche elemento alla mia considerazione del fabiovoloscrittore, tu hai chiuso il cerchio.
    Mia nonna quando prendeva in mano una mela con macchie scure, diceva che era già "monnezz". E sì che almeno la mela era stata bella e integra un tempo. Ecco, la roba di fabiovoloscrittore è la monnezz che va avanti con 300.000 copie a libro. Questo è il lettore "forte", quello all'italiana. E non mi si venga a dire che tutto è comunque letteratura, che il prossimo me lo magno vivo.

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    1. Per altro, voglio aggiungere: queste considerazioni sono simili a quelle fatte sul potenziale pubblico medio del teatro. Si cerca in queste storielle, così come nello spettacolo cabarettistico, un'identificazione che se vai a vedere a fondo non ha nulla della tua vita vissuta o che hai da vivere. E' solo... facile.

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    2. Credo ci sia la consapevolezza che la narrativa di Volo sia ben lontana dall'essere letteratura, lo sa lui che scrive, lo sanno i lettori che si allietano leggendolo.
      Io dico che la lettura abbraccia tipologie svariate di pubblico: il lettore di Fabio Volo può essere il curioso che vuole saperne parlare, ma è soprattutto quello che non vuole pensare a niente, che vuole sentirsi pirla come lui al ricordo di quando "rullava" una canna, quello che cerca l'identificazione in cose ovvie, nella quotidianità povera, quello che ride per non pensare e va al cinema o al teatro per lo stesso motivo.
      Leggere per me significa altro, questo è certo.

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    3. Ora, a parte il mio commento scherzoso (un po' idiota) subito qui sotto, devo dire che sono in sintonia con il vostro pensiero. A me leggere ha salvato la vita, non scherzo, adesso è il mio massimo sostegno psicologico, rientra tra i bisogni primari come il cibo e l'acqua. Per fare il bastiancontrario di turno mi verrebbe da dire ben vengano i Fabio Volo, se tra quei famosi 300.000 ce ne sono almeno dieci che, magari incuriositi dalla copertina o solo per darsi un tono, comprano e prima o poi leggono altro di più intelligente...
      Evviva chi è capace di riempire le librerie di gente. Sono troppo ottimista?

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    4. Non lo so se chi legge Volo, prima o poi si dedica ad altro di più intelligente, perché tolti i tre/quattro (io sono la quarta) che lo leggono per curiosità/scommessa/gioco, sono in molti a cercare solo questo tipo di intrattenimento. Che poi, ciò significhi portare le persone in libreria, okay, si può pensare che ciò sia un attenuante con cui consolarsi.

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    5. Sì, in effetti sono troppo ottimista. Purtroppo alla maggior parte della gente comune manca una fetta così grande di letteratura che spaventa al solo pensiero.

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    6. Sì, sei troppo ottimista. Le cose stanno così, e sono assai semplici: anche nell'editoria c'è la monnezz, come nella televisione, nel teatro, nel cibo, nel vestiario.
      Comincio a concordare con chi dice che un prodotto editoriale non è che un prodotto commerciale come tanti altri.
      Però poi mi pento, perché un libro è qualcosa di troppo serio per essere equiparato a un qualsiasi prodotto commerciale.

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  8. L'hai fatto, dunque non scherzavi.
    Ho letto tutto.
    Dissacrante, impietosa che non sei altra 😉😉😉
    C'è da dire che da adesso puoi esprimerti a ragion veduta. Io mi fido e quindi eviterò di perdere tempo con Volo.
    Mh, 300.000 copie vendute? Credo che da adesso in poi mi firmerò Fabio Volo 2 😉

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    1. Ma non tutti sono in grado di raggiungere certi livelli di ovvietà. Anche lì ci vogliono arte e allenamento.
      Ti devi impegnare, Max, mica vorrai emulare il Volo nazionale così, solo nelle intenzioni! 😄

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  9. Anche solo le frasi che hai citato sono state sufficienti per annoiarmi. Il mio inferno è una biblioteca piena solo di libri così...

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    1. Sì, almeno in questo che ho letto, non si salva niente!

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  10. La vox populi si divide a metà, nettamente ;) Fortuna che siamo dalla stessa parte XD
    La sola critica che aggiungo è questa: troppi famosi si improvvisano Scrittori, anche tra giornalisti (in quel caso, basta saper maneggiare la lingua italiana e produrre un libro, attenzione: non SAGGIO, che è ben altra roba). Dunque essere scrittore si esaurisce nel produrre uno scritto che sarà pubblicato grazie alle promesse di vendita, pressoché sicure.
    E basta, và XD

    Una donna felice è sempre fedele > a soreta! XD (Pardon, ma non posso esimermi!)

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    1. Presti il fianco a un'appendice che non potevo aggiungere al discorso sopra per non dilungarmi troppo. Ma la piazzo qua, così proviamo a farne un dibattito. 😛
      Quella frase continua così:
      "Questo vale per l'uomo, ma per lui è più difficile perché deve lottare con l'impulso alla salvaguardia della specie. Una donna, se anche avesse cento uomini in un anno, potrebbe comunque avere solamente un figlio. Quindi con un uomo il suo istinto è placato. Ma un uomo con cento donne potrebbe avere cento figli, quindi il suo istinto non si placa mai."
      😳😳😳

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    2. Cara Marina, testimonianze come questa mettono in dubbio le magnifiche sorti e progressive, Darwin probabilmente impallidisce, ma la Lorenzin si ispirerà per prossima campagna sulla fertilità.

      Carta per il camino ;)

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    3. Sei elegante tu, Gloria: destini la carta al camino! 😂

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    4. OMG, ce ne sarebbe per tacciarlo di maschilismo fascista.

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  11. Marina ti ammiro, sei riuscita a leggere tutto il libro ;)
    Letto due paginette in libreria e rimesso al suo posto, dopo qualche anno... lette altre due paginette e rimesso al suo posto.
    Non posso farci nulla, non fa per me e non credo che a darmi fastidio sia il suo modo di scrivere, in fondo ha trovato un modo per farsi leggere, ma è quello che racconto a lasciarmi completamente indifferente. Degli editori non parlo, quelli hanno trovato un prodotto da vendere e lo vendono tutto qui.

    P.S.

    non pensi sia arrivato il momento di buttarti sul tuo di romanzo? Dopo aver letto Proust e Volo credo che sia inutile perdere tempo, rompi gli indugi e scrivi!

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    1. Ben ritrovato, Giuseppe! Che fine facisti? 😄

      Se ogni tot anni vai in libreria e leggi un paio di paginette, verso i novanta dovresti avere letto il primo libro di Volo (che, nel frattempo, avrà raggiunto la tua veneranda età)😂

      Il mio romanzo è in corso d'opera, ma ora sono diventata più pretenziosa e molto ma molto più severa nei confronti di me stessa. Sarà un parto difficilissimo.

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    2. Mi sono ritirato, come un eremita del passato, su una montagna fatta di libri in cerca della mia voce.
      Finalmente, da qualche giorno, sono riuscito a ritrovarla e sto scrivendo il mio secondo romanzo; sono mesi che prendo appunti, rubo parole, costruisco personaggi e panorami, ma non sentivo la voce narrante... speriamo bene.

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    3. Sono contenta, Giuseppe. Buon lavoro, allora, e aggiornami. 🤗

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  12. Come sai, lo sto leggendo anch'io e, sebbene non l'abbia ancora finito, le mie impressioni sono più o meno le stesse tue.
    Scriverò anch'io un post a riguardo. :)

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    1. Sì, infatti, aspetto che anche tu tragga le tue conclusioni. 😉

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  13. Credo che Fabio Volo venda molto proprio perché è così e raggiunge molta gente, anche coloro che cercano un libro facile/veloce da leggere. Ebbene sì cara Marina anche io mi ricordo bene la scena di Volo nudo con il bollino davanti alla Marcuzzi...;-)

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    1. E come dimenticare la sfacciataggine di Volo in quell'occasione! Non è tanto diversa da quella mostrata in questo libro. Non mi fa antipatia lui, intendiamoci, solo che lo preferivo iena che scrittore. 😄

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  14. Mai letto alcun libro di Fabio Volo e non credo accadrà tanto presto ( mai meglio non dirlo che non si sa mai ), però in alcune frasi che citi della sua opera io un po' mi ci ritrovo, e come me suppongo molti altri della mia/sua generazione perché pur non sapendo la sua età non mi sembra molto lontana dalla mia.
    LE uniche letture di questo genere che ho fatto sono Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi e Due di Due di Andrea De Carlo. Il primo sempliciotto, ma piuttosto carino, il secondo molto pretenzioso e leggibile nella parte iniziale meno nel proseguo.
    Generalmente non sono molto avvezzo alla letteratura italiana ( limite mio ) e volevo esplorare due romanzi che negli anni della mia adolescenza venivano considerati letture di massa come quelli di Volo, Moccia e compagnia varia oggi.

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    1. Ciao Pirkaf , benvenuto. 🤗
      Pensa io considero "Due di due" il romanzo più bello di Andrea de Carlo, scrittore che per anni ho amato e che poi ho abbandonato strada facendo. Brizzi letto in età giovanissima, mi era piaciuto, ma ero davvero un'adolescente. Non accosterei, tuttavia, Volo a De Carlo, sono su due pianeti lontanissimi. Comunque, tu testimoni che in qualche modo ti sei ritrovato in alcune delle cose raccontate da Volo. Questo, secondo me, è il punto: lui racconta tutto ciò che un giovane a quell'eta sperimenta e non oserebbe mai dire; in più lo fa in modo spiritoso e l'autoironia è un'arma di successo quando si sa utilizzare.Volo, questo, lo fa, anche se si muove nell'ambito di una banalità a volte imbarazzante.

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  15. Ringrazio le due Marine per il post: quella che pubblica Volo per farci i soldi e quella che lo stronca per farceli risparmiare.

    Helgaldo

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    1. Ma quella che fa risparmiare i soldi merita un ringraziamento speciale.

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  16. Mi piace il pensiero bello. :-)

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    1. Qualcosina salvabile c'è. Ma devi proprio scovarla con il lanternino!

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  17. :-D
    Avevo scritto che non escludo mai autori "a prescindere" e prima di giudicarli preferisco leggerli di persona. Dopo la tua esauriente recensione ho già capito che per Volo posso fare un'eccezione: ho deciso che non mi piace e che non è un granché anche senza averlo letto ;-)

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    1. Che guaio ho combinato: Fabio Volo sarà dispiaciutissimo di avere perso il 300.001 esimo lettore! 😄

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  18. Non vedevo l'ora di leggere la tua recensione, che mi ha fatto sganasciare in alcuni passaggi! Ti ringrazio molto perché a questo punto non leggerò mai Fabio Volo e salverò denaro e anche tempo, che per me sono ugualmente preziosi.

    Che dire? Mi sembra il trionfo della banalità, che è diversa dalla semplicità. Ci sono autori che scrivono in maniera semplice e insuperabile. In quanto a me, preferisco leggere un libro "tosto" che mi lasci qualcosa, almeno un'emozione o uno spunto su cui riflettere.

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    1. Ho posto naturalmente l'accento sulle cose che non potevano passare inosservate. In genere sì, si può tranquillamente dire che regni, almeno in questo libro, tanta ovvietà, richiesta anche dal tipo di storiella raccontata. Di certo sono della tua stessa scuola di pensiero: libri che diano qualcosa e invitino a una riflessione.

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  19. Come sono d'accordo Marina! L'unica sua attività in cui proprio non lo sopporto. Peccato per coloro che leggono pochissimo e scelgono proprio lui.

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    1. Che bello ritrovarti da queste parti, Valeria!
      Avvicinarsi alla lettura tramite Fabio Volo non è certo il massimo, perché c'è, poi, chi si convince che questo sia il tipo di narrativa che invoglia a leggere, quando invece, alla fine, non prova a scoprire altro.

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  20. Mi sento un po' come quando si dice che la diversità tra le culture è ricchezza, e poi senti di donne che vengono lapidate perché hanno tradito il marito. Tutto sommato non mi perdevo niente a fare quella di ampie vedute, che però Volo non lo legge. ;)

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    1. 😄
      Ci sono pregiudizi che sono molto ben riposti e che non vanno scomodati.

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  21. c'è stato un tempo in cui ho adorato Fabio Volo, forse ero una sorta di fan simil bimbaminkia... poi è passata l'infatuazione, e mi sono accorta del suo essere follemente commerciale.
    il ché non è per forza un fattore negativo, però me lo ha allontanato.

    ...nonostante io sia la superficialità fatta a donna!

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    1. Gli editori con Volo hanno trovato la gallina dalle uova d'oro e Volo sono certa abbia avuto gioco facile perché era già conosciuto, ma anche per me questo è, alla fine, il male minore. Se avessi almeno letto una bella storia...
      Ma tu non sei affatto la superficialità fatta a donna, le cose che scrivi dicono altro! 😊

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  22. Mi hai convinto a NON leggere questo libro.
    L'avevo trovato dentro una scatola di bookcrossing una settimana fa e, adesso che ho letto la tua divertente recensione, lo rimetterò al suo posto: dentro una scatola.
    Lo stile di Fabio Volo non è proprio in linea con i miei gusti...

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    1. Sì, infila dentro una scatola e fai viaggiare il libro in cerca di fortuna altrove.
      Non ti sei perso niente, nel senso che non c'era proprio NIENTE da perdere!

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  23. Ora capisci perchè da me è fermo a pagina 21 da 3 anni?
    Ma tu pensa che io mi sono intestardita molto più di te: convinta che ci sia un crescendo anche nella sua qualità di scrittore, ho acquistato gli ultimi libri (perchè DEVO capire come mai piaccia tanto a mia sorella e mie cugine, che invece non leggono ME...capisci? E' uno studio commerciale il mio...anzi, spionaggio industriale!) e mi appresto a provarci quest'estate. Me lo porterò in piscina. Così se non riesco a finirlo lo butto in acqua...ops!
    Scherzi a parte: non mi piace trattare i lettori da stupidi. Volo può non piacere, così come Moccia (che oggi è stato tirato in ballo due volte nella stessa maniera), ma se vendono significa anche che ci sono persone che li acquistano. E sappiamo benissimo quant'è difficile far legger gli Italiani. Per conto mio, è sempre meglio che leggano "letteratura d'evasione" piuttosto che non leggano affatto. Però inizio a chiedermi se non sia questo atteggiamento un po' schizzinoso a tenere distanti da noi gli stessi lettori di Volo/Moccia, invece di darci un'occasione.

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    1. Sì, ci scherzo, ma alla fine non voglio accanirmi nemmeno io sui lettori di Volo o di Moccia, dico sempre che un libro che non piace è comunque un libro e i libri si leggono, dunque il successo di questi autori decreta il successo anche della lettura. Va benissimo.
      Il tuo ribaltamento della prospettiva mi fa riflettere: esiste un pregiudizio reciproco, può essere; forse, se anche i nostri nomi fossero un tantino più conosciuti...

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  24. Perché piace Fabio Volo?
    A me, onestamente, come donna e come lettrice non piace.
    Se poi dobbiamo analizzare a fondo le ragioni di un successo singolare, che lo ha tramutato in una "super star" editoriale, c'è da scriverne pagine intere.
    :-)

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    1. Il giudizio come donna mancava. In effetti, da giovane giovane mi piaceva un po', lo trovavo carino, poi... no, ho cambiato idea: da quando fa lo scrittore lo vedo brutto. 😄

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