Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

domenica 6 agosto 2017

#CitazioniEstive: Gertrude - “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni


Dopo dodici mesi di noviziato, pieni di pentimenti e di ripentimenti, si trovò al momento della professione, al momento cioè in cui conveniva, o dire un no più strano, più inaspettato, più scandaloso che mai, o ripetere un sì tante volte detto; lo ripeté, e fu monaca per sempre.

È una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, a qualsivoglia termine, ricorra ad essa. Se al passato c’è rimedio, essa lo prescrive, lo somministra, dà lume e vigore per metterlo in opera, a qualunque costo; se non c’è, essa dà il modo di far realmente e in effetto, ciò che si dice in proverbio, di necessita virtù. Insegna a continuare con sapienza ciò ch’è stato intrapreso per leggerezza; piega l’animo ad abbracciar con propensione ciò che è stato imposto dalla prepotenza, e dà a una scelta che fu temeraria, ma che è irrevocabile, tutta la santità, tutta la saviezza, diciamolo pur francamente, tutte le gioie della vocazione. È una strada così fatta che, da qualunque laberinto, da qualunque precipizio, l’uomo capiti ad essa, e vi faccia un passo, può d’allora in poi camminare con sicurezza e di buona voglia, e arrivar lietamente a un lieto fine. Con questo mezzo, Gertrude avrebbe potuto essere una monaca santa e contenta, comunque lo fosse divenuta. Ma l’infelice si dibatteva in vece sotto il giogo, e così ne sentiva più forte il peso e le scosse. Un rammarico incessante della libertà perduta, l’abborrimento dello stato presente, un vagar faticoso dietro a desidèri che non sarebbero mai soddisfatti, tali erano le principali occupazioni dell’animo suo. Rimasticava quell’amaro passato, ricomponeva nella memoria tutte le circostanze per le quali si trovava lì; e disfaceva mille volte inutilmente col pensiero ciò che aveva fatto con l’opera; accusava sé di dappocaggine, altri di tirannia e di perfidia; e si rodeva. Idolatrava insieme e piangeva la sua bellezza, deplorava una gioventù destinata a struggersi in un lento martirio, e invidiava, in certi momenti, qualunque donna, in qualunque condizione, con qualunque coscienza, potesse liberamente godersi nel mondo que’ doni.

4 commenti:

  1. Difficile adattarsi a una certa vita dopo che ti sei reso conto che non l'hai scelta ma di fatto te l'hanno subdolamente imposta...

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    1. Questo è uno dei personaggi che mi ha sempre messo in crisi: da una parte una monaca che non veste dignitosamente l’abito monacale, dall’altro una persona incattivita dalla privazione subita, che l’ha trasformata persino in un’assassina. Si è portati a giustificarla, in un certo qual modo. Io ricordo, per esempio, ai tempi del liceo, che nonostante le trasgressioni di Gertrude, provavo una cieca rabbia nei confronti del padre e dell’intera famiglia così ostinata ed egoista. Certo, rileggere il libro, dopo quasi trent’anni, fa un certo effetto: molti di quei sentimenti, adesso, sono filtrati da un occhio più maturo. Le riflessioni sono altre, ma la monaca di Monza resta sempre, insieme all’Innominato, uno dei personaggi manzoniani che mi emozionano di più

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  2. Ora come allora, Gertrude mi infonde una grande tristezza e un moto di ribellione.
    Tra l'altro avrei voglia di rileggermi tutti I promessi sposi, ma sto ancora cercando di recuperare la mia copia perduta. Acquistata per la scuola superiore, era un bel tomo con schede, esercizi, riassunti, approfondimenti. Io l'avevo anche sottolineato (cosa che faccio rarissimamente) e commentato. Prestato a mia sorella, che a sua volta l'ha prestato, non sa a chi (o non vuole dirmelo), non sa quando, e non sa come recuperarlo. Ne cerco un'altra copia, ma non so la casa editrice. Brossura, con copertina rossa senza immagini, solo scritte, profondo un bel 4 centimetri... non mi rassegno e cerco ancora tra gli usati. :(

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    1. Rileggere il romanzo è un'esperienza bellissima. Sto riapprezzando capitoli che ricordavo non benissimo e riassaporando passi che mi sono sempre piaciuti.
      Avevo conservato anch'io la vecchia edizione scolastica, ma chissà adesso che fine ha fatto: pensa che ho due edizioni molto antiche (regalo di mio nonno) che tengo nei famosi scatoloni di cui ti parlavo e io ora l'ho scaricato nel Kindle e lo sto rileggendo da lì. Peccato, perché mi perdo le riflessioni e i commenti utilissimi delle note.

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