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martedì 14 maggio 2019

Non esistono più gli esordienti di una volta


IL TEMPO DELLE CONVINZIONI

Quante volte ci siamo interrogati su come venire fuori dall’anonimato? C’è stato un tempo in cui ho ceduto alle malie del selfpublishing, convinta che l’editoria fai da te fosse una buona opportunità concessa agli sconosciuti per tentare di emergere dal sottobosco degli eterni “aspiranti scrittori”; e c’è stato anche un tempo in cui ho preso coscienza del mal funzionamento di questo sistema, che prende le persone capaci e i presunti talenti e li disperde in mezzo all’oceano di persone incapaci e dilettanti allo sbaraglio. Ciò che ha continuato a rappresentare per me l’unica, valida, via verso la realizzazione dei sogni di gloria è la partecipazione ai concorsi letterari, non ne ho fatto mai mistero. Un’altra strada percorribile si è aggiunta di recente e si sta espandendo: quella delle riviste letterarie, che rappresenterebbero un buon punto di partenza per lo scrittore che aspira a “esordire.”
Perché, diciamocelo, davvero c'è chi crede all’affermazione “scrivo solo per me stesso”?

È da una ventina di anni, ormai, che io non scrivo più per me stessa: prima lo facevo sì, mi raccontavo nei famosi diari. Niente di nuovo, insomma, tipico di chi nutre la passione per la scrittura: partire dai classici sfoghi intimistici, che io raccoglievo in un quaderno con sessioni di grafomania pressoché quotidiane. Poi la necessità di uscire dalla comfort zone della scrittura personale mi ha portato a concepire storie “da asporto”, scritte per essere sottoposte a occhi altrui. Da qui una serie di racconti e il romanzo, con cui ho vinto un concorso letterario, vittoria che mi è valsa la prima pubblicazione della vita.
Prima e unica. 
Però l’ho “assaggiato”, il tanto agognato riconoscimento ufficiale e ha un sapore talmente inebriante da portare a desiderare di volerne ancora, perché no che non si dimentica, anzi, pianta dentro un seme positivo e, nello stesso tempo, pericoloso: la volontà ferma di proseguire su quella strada, ma anche un’aspettativa sulla cui realizzazione non si potrà mai scommettere. E così mi sono affidata di nuovo alle congiunzioni astrali, che ho invocato a sostegno della mia piccola, necessaria, presunzione di avere scritto cosa apprezzabili, meritevoli di considerazione da parte non di lettori casuali, ma di una giuria giudicante formata da professionisti, scrittori e gente che vanta competenze in campo letterario.
In pratica, ho creduto ancora una volta alle possibilità “democratiche” offerte dai concorsi letterari.
Nel frattempo, come dicevo, si è diffusa un’affascinante alternativa: i validi concorsi letterari per esordienti si contano sulla punta delle dita di una mano, però si è aperta la frontiera delle riviste letterarie che indicono competizioni per la selezione di racconti, spesso a tema, da pubblicare nel numero del mese. Ottimo! Sono riviste che si sono fatte un nome, grazie a illustri collaborazioni, buone recensioni, contenuti apprezzati: scrivere per esse è un goal da non sottovalutare. Anzi, l’aspirante che vuole esordire dovrebbe puntare proprio sulla pubblicazione in uno di questi periodici, in modo da comparire in elenco insieme a scrittori che si sono affermati: Paolo Cognetti, Luca Ricci, Luciano Funetta, Paolo Zardi, Elvis Malaj.

Ma è qui che il meccanismo si inceppa.


IL TEMPO DELLE CONVINZIONI FINITE NEL CESSO

Ho sempre pensato che vincere un concorso servisse al perfetto sconosciuto, con delle capacità comprovate, per uscire dall’anonimato, invece finisce quasi sempre, ormai, che si ha la chance di vincere il concorso se si è già accreditati come scrittori. Un controsenso. 

Partecipare a una gara per accedere nella élite di autori di una rivista letteraria è in realtà una prova senza speranza: puntualmente le bio dei vincitori sfornano curriculum che prendono in giro le legittime aspettative dei “veri” aspiranti. Il privilegio resta riservato ai pochi eletti che vantano già esperienze in campo letterario o in settori analoghi.
In genere sono giovani (e vabbè, questo non c’entra), ma sarà un caso che molti (il 90%) siano redattori di magazine, copywriter, pluripremiati in altre competizioni, già presenti con i propri scritti in giornali a tiratura nazionale o in altre riviste, che ne siano i fondatori, che abbiano all’attivo varie pubblicazioni, che siano collaboratori interni di case editrici, direttori editoriali, sceneggiatori, giornalisti?







(GIUSTO QUALCHE ESEMPIO)

Ogni volta che, presentando un racconto per il concorso promosso da una rivista letteraria, ho dovuto scrivere le mie due righe di bio, non ho potuto aggiungere nulla a: "sono una mamma, laureata in giurisprudenza, con la passione per la scrittura e un romanzo pubblicato da una casa editrice" (invisibile). Non sono proprio un’esordiente appetibile! Perché io un senso a questo nonsense l’ho trovato: la rivista letteraria si afferma e crea consensi se può spendere nomi di livello, perché è ormai risaputo che anche gli editori, spesso, attingono alle riviste per trovare il “fuoriclasse” che li farà guadagnare. Ma vi pare che vanno a scommettere su un Pinco Pallino qualunque, senza background e pure vecchiotto, quando possono partire da chi ha superato certi step di esordio e rappresenta già una garanzia?
Un deprimente circolo vizioso! 
E li ho letti i racconti di chi si è guadagnato il privilegio: sono belli, non tutti allo stesso modo, ma sono scritti bene, si vede che c’è mestiere dietro, dunque non faccio il solito discorso rosicone sulla qualità coperta dalla fama. Dico solo che bisognerebbe lasciare spazio anche al vero nuovo “nuovo.”

In buona sostanza, sono rimasta senza risorse per provare a svoltare e superare questo faticoso anonimato. Non gliela si fa, gente! Occorre un’onorata rassegnazione: i tempi sono cambiati e, purtroppo, gli esordienti di una volta non esistono più.


48 commenti:

  1. Uscire dall'anonimato è semplicissimo: basta scrivere il capolavoro che ti impone al di fuori della cerchia parenti-conoscenti-simpatizzanti e ti apre la strada alla vera carriera letteraria. Facile, no?
    Al di là del facile sarcasmo (con una vena di verità in quel che ho scritto sopra), sono del tutto d'accordo. E del resto non credo che nella mia biografia possa comparire qualcosa di molto diverso da quel che scrivi tu.
    Il che mi esclude in partenza dall'Olimpo degli scrittori "propriamente detti".
    Ciao!

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    1. Ecco, dici bene: siamo tutti scrittori “non propriamente detti”, vorremmo farcelo dire da qualcuno, ma quel qualcuno arriva sempre dal ramo parenti/amici. :) Quanti capolavori sprecati! :P

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  2. Vorrei consigliarti di crederci ancora, ma la tua rassegnazione l'ho vissuta diversi anni fa, nonostante la mia giovane età.
    Pensa che con più di duemila articoli pubblicati sui giornali, un racconto che ha vinto un concorso letterario ed è stato pubblicato in un'antologia di una casa editrice (vera), e decine di racconti pubblicati sulla rivista Confidenze, secondo il mio hater non posso definirmi scrittrice, non avendo mai scritto e pubblicato un romanzo.
    Strana la vita.
    E allora lascia da parte i sogni di gloria, e scrivi per te, per noi, per una rivista come la mia che dà spazio anche agli esordienti senza titoli.
    La mia biografia è così breve che avrebbero potuto mettersi a ridere, dato che non ho voluto nemmeno laurearmi. E invece mi hanno apprezzata ed accolta subito.
    Non sarà un buon compromesso anche per te? Te lo auguro davvero.
    Pensaci. 😗

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    1. Ho letto del tuo hater (e quello di Miki Moz, a quanto pare lo stesso) e trovo davvero infantile che si possa agire in questo modo. Lì, davvero, non darei nessun conto a gente simile, perdere tempo dietro alle stronzate, io che penso di dire e fare le cose sul serio... Ignora bellamente anche tu, che hai un’intelligenza da impiegare altrove. (L’ho scritto qua, ma avrei dovuto dirlo nei commenti da te). Una volta, figurati, a proposito di quello che racconti, io mi sono sentita dire, in amicizia eh, che l’avere scritto solo un romanzo non fa di me una scrittrice, dunque, vedi... si parla sempre un po’ a caso! :)
      La tua esperienza è positiva ed è bello che tu abbia trovato una nicchia di lettori affezionati ai tuoi racconti. Conosco altri amici che hanno pubblicato con “Confidenze” e ne sono tutti entusiasti. Si vede che è una rivista che fa le cose per bene e questo è un punto a suo favore.
      Grazie per il consiglio. ;)

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  3. Vuoi uscire dall'anonimato? Scrivi male e assicurati raccomandazioni di grosso calibro, non so: politici, giornalisti, registi, sceneggiatori, produttori televisivi e cinematografici. Può mai essere che non conosci nessuno che ti raccomanda in questo ambito? Basta anche un'amica di un amico di una amica ai piani alti. :D Oppure fai la influencer su Instagram o su YouTube. È capace che poi ti considerano.
    Oppure fai un esperimento, inventati un personaggio che scrive. Inventa una biografia che pensi venga notata, non so, dici che hai scritto la sceneggiatura di alcuni episodi di una importante serie televisiva distribuita in 12 paesi e doppiata in 13 lingue, firmati con uno pseudonimo e vedi che succede. Se lo fai, però, fammelo sapere. Io terrò la bocca chiusa, però magari poi diventi famosa, eh.

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    1. Si direbbe che hai una soluzione per tutto. :D
      Allora è per questo che sto anonimato si è affezionato a me: perché scrivo bene, non ho raccomandazioni di grosso calibro, amici di amici di amici... Potrei sempre optare per un buon video su YouTube dove racconto come provo a convincere i miei figli a tenere in ordine la loro stanza! :D
      Caro Giovanni, io, invece, dico che c’e un tempo per ogni cosa: per credere in un sogno, lottare per realizzarlo, provare tutte le strade percorribili; io mi fermo con serenità, prendo le cose con molta filosofia, continuo a scrivere senza aspettarmi niente. Ho scoperto che si campa meglio! ;)

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  4. Direi che è giusto così: per un concorso finto, ci vogliono esordienti finti.
    (è sarcasmo... :-P ).

    Quanto all'affermazione "scrivere solo per se stessi" penso che prima o poi qualcuno leggerà. Fossero anche solo i miei figli tra trent'anni. O i miei nipoti tra cinquanta. Mettiamola su questo piano: io darei un'occhio per leggere un racconto di mio padre o di mio nonno scritto in gioventù...

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    1. Un'occhio con lacc'ento, sì... :-D :-D :-D

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    2. Sì, ai miei figli sto lasciando un bel po’ di materiale, tutto incompleto, ma magari... riescono a farsi un’idea della scrittrice che avrebbe potuto essere la madre. :D

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  5. É per questo che da tempo ho mollato concorsi e editori: perché in realtà non credo che prendano realmente in considerazione gli esordienti.
    Comunque onestamente io scrivo (ora faccio collage-fumetti, vabbè) soprattutto per me stesso. Se avessi dovuto insistere in base ai "numeri" su amazon avrei già dovuto smettere da un pezzo, invece continuo a creare perché ne ho necessità. Ho qualcosa da dire, non mi importa se ad ascoltare sono solo tre gatti.

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    1. Alla fine ragiono anch’io così: scrivo qui e, ormai, l’avrai notato, sempre in modo più personale; significa che ho ancora voglia di raccontarmi, solo a voi, ma mi sta bene, mi piace.

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  6. La realtà spesso è una brutta dimostrazione di verità, ma lo stesso non deve impedirti di provare. L'importante è non nutrire troppe aspettative, viverla in maniera disillusa, consci di quel che muove gli ingranaggi, e continuare imperterriti.

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    1. Sai cosa succede, Nadia? Che si parte demotivati: cioè, se io adesso penso “ah, scriverò un racconto per partecipare a tale selezione”, mi passa il piacere, perché a me le aspettative sono sempre piaciute, se no non mi metterei in gioco. Invece la consapevolezza che le linee di partenza non sono per tutti le stesse, mi toglie pure la voglia di provare. Allora scriverò, sì, impossibile mollare, però tornerò a farlo per me stessa o, come ho scritto sopra ad Ariano, per voi che mi leggete dalle pagine di questo blog. Non è un’amara consolazione, è al contrario proprio una cosciente, splendida riscoperta. :)

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  7. secondo me è una rassegnazione temporanea..tornerà la fame di scrittura.è inesauribile.
    lo dico per esperienza.
    dopo aver scritto un libro di poesie nel 2005 a spese mie..visto l'insuccesso,volevo chiudere.non ho scritto per anni.
    poi nel 2011 è tornato tutto.anche le poesie.
    anche se il dolore e la delusione ci sono.sempre.
    un po' un bel po'ho imparato a scrivere..PER ME.

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    1. La fame di scrittura non passa mai, forse cambia l’approccio: magari adesso l’addenterò direttamente senza usare forchette e coltelli. :D

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  8. Rispetto il tuo senso di delusione, hai anche tutto il mio affetto, questo lo sai, dopodiché aggiungo con termini molto prosaici un bel:"fottitene". Scrivi, proponi, continua, persisti, insisti. Piaci? Non Piaci? Fottitene!
    Persevera, progredisci, vai avanti. Qualche cosa succederà. La bellezza è nel viaggio, alle volte la meta non è quella prefissata ma una piccola e meravigliosa baia nascosta tra gli anfratti lungo il percorso principale. Vai a sapere. (Anni e anni di biglietti da baci perugina, eeeh 😂)
    Tolti i venti o trenta autori contemporanei milionari che sfornano best seller, tutto il resto del mondo letterario è composto da centinaia di migliaia di autori divisi tra quelli che vivono dignitosamente di scrittura, quelli che sopravvivono, coloro che vivacchiano, e quelli che non vendono una cippa. Il volume di vendita non è sempre conseguenziale al valore dell'opera, lo sai.
    La penso come Nadia, alla fine.
    Io scrivo per me stesso, ovvio, ma nella speranza di essere letto da più persone possibili. Nel frattempo scrivo, tento, spedisco, aspetto, ingoio rospi, mi diverto come un matto nelle stesure e durante le ricerche, soffro, gioisco, tolgo ore al sonno.
    Scrivere è la nostra più grande passione, quindi ci sta prendersi tutte le batoste fisiche e morali di chi si lancia in un'impresa.
    Per adesso IO SONO IL PIÙ GRANDE E FAMOSO SCRITTORE di tutto il mio pianerottolo 😂😂😂.
    Scherzi a parte, mi diverto e me la godo, nonostante il fatto che ai miei invii rispondano soltanto piccoli editori. L'importante è non barare con se stessi accettando proposte di chi chiede soldi o ti propone l'acquisto di centinaia di copie per pubblicarti (mi è successo con una CE piuttosto quotata e non me lo sarei mai aspettato).
    Ok, ti ho annoiata abbastanza 😉, tutto questo per dirti che è necessario prendersi delle pause, seguire i propri ritmi e una volta ricaricate le batterie FOTTERSENE e ricominciare a scrivere come se non ci fosse un domani 😂😂😂. Ignorando chi ti delude e ti sminuisce in questi contest farlocchi, evitando come la peste le merde che si atteggiano a critici e sparlano degli altri autori perché tolgono positività al tuo spirito, eccetera eccetera eccetera, oserei aggiungere eccetera 😂😂😂.
    Per alcuni folli scrivere è una necessità fisiologica, come respirare. Punto e basta, il resto son chiacchiere. Qui chiamo in causa Barbara Businaro che è motociclista come me: non ci si spaccia per motociclisti quando se scendono due gocce di pioggia si utilizza la macchina 😂😂😂, in quel caso si dice io ho la moto, non io sono un motociclista 😂 (senza parlare di quelli che si dichiarano motociclisti e poi vanno in scooter: maledetti da Dio😂😂😂).Si va in moto con ogni tempo. Punto. Si scrive a prescindere. Punto.
    Basta, ho finito le cazzate. Per adesso 😂😂😂😂

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    1. Stavo ancora leggendo, pensavo di commentare con un "Standing ovation!" e poi mi ritrovo pure nominata.
      Sulla carta io non sono motociclista (non ho più fatto l'esame della patente, e poi ho venduto anche il 125), per cui io sono passeggera. Il colmo è che sono passeggera del tipo "sono solo due gocce, andiamo!" contro il motoproprietario che esclama "Ecco, piove, che merda..." Ma sai come mi sono fregata? Con queste parole: "Appena pubblico un libro, mi rifaccio il foglio rosa!" Belin, come dite voi. 😂

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    2. Efficace la chiusura con citazione di Barbara e motociclette. :D

      Hai ragione, però devo correggere il tiro: forse il mio è sembrato l’ennesimo sfogo della scrittrice delusa, che si aspettava chissà che e invece... No, non mi lamento, altrimenti dovrei in primis rimproverarmi di essermi fermata per una serie di ragioni e senza rimpianti. Fotografo la realtà e mi dico che, per come ho sempre vissuto io la scrittura e i suoi sbocchi, vedo solo una strada con accessi blindati e mi dispiace dovere rinunciare alla fiducia che invece ho sempre riposto in certi meccanismi.
      Scrivo, scrivo sempre, ma non essendo interessata al selfpublishing e continuando a cercare un’affermazione certa, tutto quello che appuro e testimonio con la mia esperienza diretta rappresenta una delusione.
      Dico: okay, è così, me ne faccio una ragione e campo ugualmente felice.
      Anzi, ti dirò di più, smettere di pensare in grande mi sta riportando alla bellezza delle piccole cose e a goderne.
      E poi, smettila di dire che dici cazzate, perché non dici cazzate. ;)

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    3. Ma certo, avevo capito, mi conosci, amo fare il gigione cialtrone e talvolta alzo i toni scherzandoci su. Sei tutto meno che una che si lagna.
      L'editoria, la grande editoria, è un mondo chiuso riservato a pochi, strettamente legato a motivazioni mercantili. Ovviamente ci sono anche quelli che fanno letteratura a discapito di tutto senza salire alla ribalta e quelli che dello scrivere ne fanno un vero e proprio godimento accontentandosi di raccontare storie come meglio possono e riescono (è il mio caso 😂). Io, da tempo, ho deciso di concentrarmi sul dettaglio, quel particolare che stuzzica la voglia di lanciarsi nella scrittura e senza grandi aspettative in merito agli sbocchi che portano alla notorietà. Vivo la scrittura da artigiano, appassionato e contentissimo di condividere i miei manufatti con quei pochi che entrano in bottega. Ovviamente un bel contratto milionario non mi farebbe schifo, però per adesso è così. Probabilmente, quasi sicuramente, sarà così per sempre. Va bene. Godiamocela, divertiamoci. Non voglio, non l'ho mai fatto, prendermi troppo sul serio. Alla fine sono soltanto uno che racconta storie.
      Per il resto, che dirti, come la penso in merito alla tua scrittura lo sai già. Sei elegante, ricercata, scrivi come si dovrebbe scrivere, alla fine sono cose che dovrebbero pagare. Per un'autrice di classe come te ce ne sono mille di cialtroni mainstream come me. Ho ben compreso quello che volevi comunicare, a questo punto scusami se ho buttato tutto un po' in caciara. Sei forte, sei brava e sai che ti voglio bene, sei nel mio personalissimo gruppetto di persone belle e solari che spicca in questo mondo di trebbia palle sempre pronti a farti lo "spiegone" sulla vita, sull'arte, la letteratura, la politica e gli stracazzi che si portan via 😂😂😂

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    4. Solo ti voglio bene, Max! Assai! <3

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  9. Io ormai, credo di averlo già scritto da qualche parte, lo faccio per i posteri. Per quelli che mi leggeranno dopo che sarò morto. È un bel pensiero, per nulla macabro, anzi.
    Ho partecipato a qualche "contest" e qualcosa in passato ho pure vinto. Di recente ho partecipato a 2 concorsi, ricavando un bel nulla. Ma va bene. Scrivo le mie storie, mi autopubblico e serenamente me ne infischio. Del Salone del Libro, degli editori. Perché so bene che aveva ragione quel tipo dell'agenzia letteraria che negli anni Novanta mi scriveva: lo comprerei se lo trovassi sullo scaffale della libreria. Ma purtroppo bisogna tenere conto del fatturato, del mercato...
    Avanti tutta con l'autopubblicazione.

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    1. Lo sai che, certe volte, penso che vorrei avere la tua convinzione e la tua pervicacia nel lavorare come autoeditore? È bello proporsi nel modo che si ritiene più valido. Non è ironia, la mia, eh, dico sul serio!
      Io, purtroppo, non riesco a vedere le potenzialità dell’autopubblicazione e non mi stimola fare tutto da me (anche perché ne sono incapace.)
      Dunque sì, direi che da questo punto di vista ti invidio! ;)

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    2. Marco è un eroe. Tenace e rigorosissimo nel perseguire i suoi obiettivi.

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  10. Ahimè, il mondo editoriale è comunque pieno di insidie e l'ho imparato guardandomi in giro.
    Non credo all'Editoria A Pagamento perché ho visto per l'esperienza di un amico che il romanzo non viene distribuito nel territorio e che il marketing era completamente a suo carico. A questo punto, conviene puntare sul self-publishing. Solo che non basta confezionare il file e metterlo là in vendita solitario, che s'arrangi. L'impegno di un self-publisher è lo stesso di una persona che apra una nuova impresa, c'è da sbattersi in promozione per farsi conoscere ed emergere proprio dalla marea di titoli buttati nello store a caso. Non è impossibile, qualcuno tra di noi l'ha fatto, con ottimi risultati. Ma richiede impegno ferreo.
    Poi ci sono i concorsi, sul quale non nutro più convinzione. Ho partecipato solo ad uno, per rendermi conto che non valgono niente. Puoi dire di aver vinto un concorso, e poi? Al massimo ti pubblicano un romanzo o un racconto in un'antologia, in tiratura limitata, che non finisce nemmeno in vendita. Un paio di copie giusto giusto per parenti e amici. E te le paghi tu.
    Cosa cambia allora dall'EAP? Che valore vuoi che abbia vincere il concorso letterario della sagra del musso?
    Ce n'è uno che sta tempestando la casella di webnauta, per ottenere ovviamente o la mia partecipazione o la mia segnalazione. Gli ho dato uno sguardo: creato da una scrittrice, per darsi un tono e farsi conoscere, con una fondazione che fa solo quel concorso; si vince la pubblicazione in antologia presso la sua casa editrice; vincono i primi 100 (un bel tomo quell'antologia) e per partecipare si pagano 50 euro (e fanno già 5.000 euro, la stampa è pagata); le antologie delle annualità precedenti non sono in vendita. A chi serve davvero quel concorso?
    Sulle riviste letterarie peggio che peggio. Come hai osservato tu, ci scrivono quelli che già sono dentro l'ambiente. Ma del resto anche quello che era stato pubblicizzato come concorso letterario per esordienti, il DeA Planeta, è stato vinto da una scrittrice già avviata (e moglie di...).
    L'unica cosa che sembra, in questo periodo storico, funzionare è prima crearsi un pubblico (tramite i social, l'unico strumento ancora democratico, pur con qualche problemino) e poi farsi pubblicare.
    E allora... ha ragione Massimiliano qui sopra. Scrivi perché ti piace scrivere, fregatene di tutto, e perseguita la tua strada.

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    1. In pratica, dove ti giri ti giri, sbatti sempre contro muri di cemento armato!
      Lo sapevo, eh, non sono nata ieri! Solo che avevo ancora riserve di ottimismo da impiegare, invece mi rendo conto che ci sono battaglie che bisogna accettare come già perse in partenza!
      Mi piace scrivere e scrivo e me ne frego, e lo farò alla faccia di tutto, tiè!

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  11. Comunque l'argomento viene sempre tirato in ballo. Devo proprio muovermi a pubblicare il romanzo sull'editoria :D . Almeno si potrà sorridere o ridere un po'.

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    1. Non sono sicura che si riesca ad ottenere l'effetto "film dei Vanzina", ridendo delle nostre stesse miserie. Un romanzo sull'editoria non interessa il lettore semplice, ma solo chi con l'editoria è costretto a farci i conti. E non so quanto si riesca a riderne, senza farsi venire il fegato nero... Inoltre, e questo lo dico per te, ti precluderesti qualsiasi sbocco futuro. Meglio se lo pubblichi sotto pseudonimo. ;)

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    2. Ci mancava solo questa nota. Secondo te perché è bloccato da quasi 8 anni? Poi non parlerà solo ed esclusivamente di editoria. Sarà un po' noir, un po' politico, un po' miserabile con autori che ne passano di cotte e crude, boh, non so. Mi servirebbero dei beta lettori oltre a quelli che ho, ma sono tutti a corto di tempo. Non mi interessa pubblicare con un grande editore, ma poi io invento tutto nei romanzi. L'editoria va benissimo. Vi state facendo tutti trasportare dal vento di questo maggio strano che è primavera, ma in realtà è inverno :D :P

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    3. Pubblica, Giovà, pubblica: crepi l’avarizia! ;)

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  12. Il tuo è un ragionamento che ho fatto anch'io molto volte. In questo momento poi mi sento particolarmente frustrata sul lato scrittoreo e non so più se è colpa del sistema o mia o 50% e 50%.
    Di certo a me è capitato da sconosciuta al primo tentativo di pubblicare su Giallo Mondadori anche se poi, negli anni seguenti, quando ho continuato a seguire quel giro, incontravo spesso sempre le stesse persone. E poi non so... Il salto successivo non riesco a farlo e forse non sono brava io, che nond dedico abbastanza energie e risorse a tutto ciò...

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    1. Su di me sono vere entrambe le cose: so di non essere pronta perché mi mancano elementi vitali per la scrittura, costanza, energie, risorse, però in più ho la certezza che se anche lo fossi non avrei l’opportunità di dimostrarlo. Ecco, è frustrante. Lascio che tutto vada come deve andare, la cosa migliore!

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  13. Ti fai solo sangue amaro, Marina, a star dietro a queste cose. Io dico che è meglio voltare pagina e cercare altrove le soddisfazioni legate alla scrittura. Uscire dall'anonimato non è tutto, così come vincere concorsi o pubblicare con editori "di prestigio". Ho visto autori inseguire tutto questo, a scapito della scrittura stessa, senza comunque avere le soddisfazioni a cui ambivano. Contano le storie che scrivi, i lettori con cui ti confronti, nel bene o nel male, il nome che ti fai tu stessa, giorno dopo giorno. Il resto è fumo.

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    1. Non dovrebbe essere fumo ambire a pubblicare con una valida casa editrice o su una buona rivista letteraria, la verità è che, purtroppo, siamo costretti a farle diventare tali, le nostre ambizioni: fumo, per provare a superare verità scomode che tolgono la voglia di credere di avere delle possibilità. È vero che non è fondamentale uscire dall’anonimato, ma tutti quelli che scrivono, almeno una volta, almeno all’inizio, hanno sognato di riuscirci; poi sono stati bravi a deviare sogni e desideri verso altri lidi, quando hanno capito che non è una strada percorribile e che bisogna costruire alternative. A me è mancato e continua a mancare questo: credere nelle alternative.

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  14. Marina, da quanto tempo! ^_^
    Ci deve essere un trucco, da qualche parte, per uscire dall'anonimato. Il problema è capire dove.

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    1. Monicaaaa,ma che fini facisti! 😂
      Dai, vai in avanscoperta e trovalo sto cacchio di trucco!

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  15. Preferisco la consapevolezza alla rassegnazione, anche se entrambe ti fanno prendere atto della realtà così com'è, senza fronzoli e abbellimenti. Non credo più nel "grande salto" (che pure immagino possibile), ma piuttosto nei piccoli gradini che ti permettono di farti leggere da un numero sempre crescente di persone. Che poi sia una crescita anche il passare da 5 a 10 copie vendute, e non solo da 5 a 5000, è un'altra questione... ;)

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    1. È vero e poi è anche un po’ colpa mia: se vuoi “svoltare” ti devi impegnare, non puoi fare “oggi scrivo domani no, oggi sì, domani sì, dopodomani no”; a me manca la costanza; ho storie incomplete che mi trascino da anni; okay, qualche racconto c’è, con cui ho tentato invano la buona sorte, ma non è che abbia all’attivo ore di sudore e fatica buttati nella scrittura. Ho registrato una situazione esistente, ma mi rimprovero tante cose.

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  16. Non arrenderti Marina. Tu continua imperterrita. SCrivi qui, partecipa ai concorsi, spedisci agli editori.

    Qui trovi chi ti legge, per i concorsi ottieni sempre un giudizio da esperti e per le case editrici... se ti rimandano indietro il libro... ripeto quanto ha detto Massimimiliano: fottitene e ricomincia

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    1. Ma sì, Pat, alla fine è quello che faccio sempre, anzi è proprio quello che mi riesce meglio. Scrivo questi articoli a mo’ di promemoria, così, quando ci ricasco, poi mi dico: “l’avevi detto, no, e che ti lamenti?” 😂

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  17. Anche i giornalisti, gli scrittori già affermati avranno cominciato in un tempo in cui erano anche loro sconosciuti. Certo in questo grande mare è difficile emergere e farsi conoscere. Forse servono le conoscenze, qualcuno che semplicemente suggerisca il tuo nome all'editore perché tra mille proposte scelga di dare una chance al tuo libro. Siamo nel campo degli eventi quasi impossibili. Anch'io non ci credo molto, però per ora seguo il mio bisogno di scrivere e di far nascere storie...non so se durerà ancora a lungo.

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    1. Ieri, parlando con mio figlio che scrive (gli ho trasmesso il gene scrittorio), gli ho detto di continuare a immaginare possibile scrivere e pubblicare un libro: ha 17 anni e a quell’età i sogni non si possono compromettere con dubbi e paranoie. Certo, un inizio per chi ce l’ha fatta c’è stato, io sono fuori gioco, ma lui può ancora tentare tutte le partite e magari vincerle, chissà... :)

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  18. Ho letto questo tuo post qualche giorno fa, ma volevo rispondere bene. Penso che il tuo percorso sia quello di tanti di noi, che siano al primo tentativo o meno. Per quanto mi riguarda, ho sperimentato di tutto, dalla vincita di concorsi letterari con pubblicazione all'autopubblicazione con gioe e dolori, alla piccola casa editrice che si è rivelata un fardello. Ora scrivo perché mi dà gioia e benessere, e senza ambizioni di sfondare. Di recente ho deciso di dare una chance al mio romanzo sulla rivoluzione partecipando al concorso Neri Pozza... vedremo. Non ho partecipato a DeA Planeta perché non avevo niente di pronto, ma, a giudicare dal risultato, direi che ho fatto bene. Ti dico soltanto che, in caso di pollice verso, autopubblicherò il mio romanzo con la massima serenità.
    Per quanto riguarda il panorama italiano a proposito dei soliti noti che vincono e pubblicano, vorrei raccontarti qualcosa di interessante. Di recente sto concludendo un laboratorio universitario sulla storia delle donne tenuto da una docente anglosassone. Abbiamo fatto una lezione su come presentare un articolo accademico a una rivista, e lei ci raccontava che gli articoli in Gran Bretagna vanno inviati alla redazione in forma anonima e sono valutati soltanto nel loro contenuto in prima battuta. Se il contenuto è di qualità, la persona viene contattata, altrimenti puoi anche essere la grande firma, ma ricevi una lettera di rifiuto. Voglio crederci, perché mi sembra un sistema molto democratico e trasparente! Perché non lo fanno anche in Italia?

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    1. È quello che mi sono sempre chiesta io: il regolamento dei concorsi dice che gli elaborati vanno inviati senza nome, i dati personali sono allegati in una scheda a parte; ma poi, quello che fanno, quando ricevono le domande di partecipazione, lo sanno solo loro. Le riviste, invece, chiedono la bio insieme al testo, il principale condizionamento parte dal curriculum proposto: secondo me, prima leggono chi sei e poi decidono se darti qualche chance.

      Il Neri Pozza è un concorso importante (come il Premio Calvino, è uno di quelli che giudico seri e professionali), in bocca al lupo! Se avessi un romanzo pronto proverei anch'io a sfidare la sorte, ma scrivo con spensieratezza, nel senso che non mi sto preparando degnamente per affrontare l'esperienza di un concorso valido. Tra parentesi, qualcosa mi ha sempre detto che per il DeA Planet le speranze fossero azzerate già in partenza.

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  19. Marina, ne abbiamo discusso anche di persona, concordo con tutto quello che dici. Io, personalmente, a parte qualche concorso che ho pure vinto con qualche pubblicazione di racconti in antologie, non ho mai pensato seriamente di mandare i miei scritti ad un editore. Primo, perché non sono costante e per quanto io possa scrivere non sono mai riuscita a mettere ordine o a rivedere per bene le bozze degli pseudo-romanzi in cui mi sono lanciata. Secondo, perché ho avuto sempre il sentore che la via per il successo passi per meccanismi di "spinta" che tengono conto non solo delle conoscenze giuste ma anche del proprio background professionale (vedi le bio esempio che hai riportato).
    Forse, l'unico tentativo che si potrebbe fare per chi vuole esordire sarebbe veramente provare ad inviare il proprio manoscritto a tutti, ma tutti tutti, a ripetizione... Chissà, voglio ancora credere che ci sia un pò di meritocrazia in questo mondo... Bisogna crederci!

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    1. Pretendere di vincere un concorso o di essere necessariamente apprezzati è da presuntuosi: pensiamo sempre di avere scritto la gran cosa e invece non lo è per il 90% dei casi. Però direi che aprire uno spiraglio anche a chi non ha la "spinta" di nessuno sarebbe un po' più democratico. Io mi arrovello sempre su come chi è arrivato a farsi conoscere in certi ambienti sia arrivato a farsi conoscere in certi ambienti; come si passa dall'altra parte? ci muoviamo dentro un labirinto e imbocchiamo sempre gli accessi che ci portano al punto di partenza. Ma create strade per sti poveri aspiranti scrittori (dotati), non labirinti o vicoli stretti e ciechi!
      Vabbè, ho detto! :)

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    2. Tu non demordere! MAI! Perché Tu SAI SCRIVERE... MA VERAMENTE ❤️

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