Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 14 luglio 2015

SACRO E PROFANO (da "La storia che ho scritto per te")


("La storia che ho scritto per te": la mia Raccolta di racconti)

(Ho pensato di pubblicare questo racconto per intero per non spezzarne il ritmo)

SACRO E PROFANO

Non mi sono mai piaciute le chiese con struttura moderna, non riescono a incutermi la suggestione della solennità;  adesso sono dentro una di esse e mi guardo attorno. Una parete a vetro con un enorme mosaico a colori fa filtrare i raggi del sole rendendo la luce, all’interno della chiesa, irreale: sono dentro un luogo di preghiera o in un angolo della mia fantasia? E la macchia bianca stilizzata, in alto? è una colomba, vola su un cielo rosso fuoco e il sole vespertino riflette quel cielo sul pavimento, sulle panche di legno e su un enorme Crocifisso di marmo, sospeso nel vuoto miracolosamente sorretto da una robusta fune. Nessun movimento, pende immobile sopra l’altare. Eccola l’unica cosa veramente solenne, più di un arco in stile barocco o del sacro pulpito di una cattedrale: un enorme Crocifisso… sospeso nel vuoto!

Ogni singolo battito del mio cuore rimbalza nell’aria calda dell’estate chiusa in questo luogo di Dio. Le mie mani stringono la panca nella quale sono seduta, non sono sola, lui è talmente vicino che ne avverto la presenza: dietro di me la sua bocca si schiude all’amen della comunità, la sua voce calda e vibrante vola a frequenza bassa nell’aria e a percepirla sono soltanto io. Rimango lì, inquieta e rassegnata: lui mi toglie il respiro! 
Questo pomeriggio ho avvertito l’esigenza di trovare rifugio in un luogo di preghiera; partecipare alla Messa della domenica forse mi aiuterà a trascurare tutti i pensieri, che, negli ultimi giorni, sono stati una persecuzione, insidiati, braccati, ossessionati dalla sua scomoda ma irrinunciabile presenza. Perché non riesco a togliermelo dalla testa. Perché non faccio un passo senza pensare di essere seguita da lui. Ed è forse più un desiderio che risponde negativamente a una mia domanda di chiarezza: perché lui si è insinuato nella mia vita, imponendosi nella mia mente? perché adesso? Sì, la preghiera è l’unica mia àncora di salvezza: Dio sono qui e ho paura; ho accarezzato appena l’idea di un errore nel quale non sono cascata. Perché questa sensazione orribile di essere molestata dal destino?. 
Il prete comincia la sua omelia, è bastato un secondo, un gesto appena accennato, un movimento lento non studiato per liberare nell’aria piccole particelle di profumo che investono le mie narici con una prepotenza sconcertante; il suo odore mi è entrato subito in circolo come il più insidioso dei rimpianti e anche il più dolce dei ricordi: una mattina ero tornata a casa piena di pacchi della spesa e un giovane di bell’aspetto mi aveva aiutato a portarli dentro l’ascensore; era il nipote di un vecchio signore che abita nel palazzo di fronte al mio. Non aveva detto niente, si era solo offerto con un eloquente gesto di darmi una mano e io lo avevo lasciato fare. Dentro l’ascensore il suo profumo si era annidato in mezzo ai pacchi da lui toccati e quell’odore insistente è l’unica cosa che ancora adesso non riesco a dimenticare.
Se mi giro in questo momento so che legittimerei la sua presenza qui e non voglio dargli la soddisfazione di avere ancora una volta centrato il bersaglio: la sua vicinanza accelera il mio battito cardiaco, non so come domare questo feroce senso d’ansia e il sogno fatto la scorsa notte costringe la mia mente a tenersi lontana dalle parole di salvezza del prete: “Fratelli, non abbiate la presunzione di capire Dio…” - le sue mani calde, la schiena percorsa da brividi incontrollati, i suoi gesti carnali, voluttuosi  baci scivolati, umidi, sui nostri corpi nudi…
Vade retro Satana! 
Un sogno non può restituirmi una tale peccaminosa fantasia in un luogo sacro. 
Sconvolta da pensieri così insistenti, guardo ancora il Crocifisso, chiedo perdono, ma l’istinto non mi dà tregua e con la coda dell’occhio cerco qualcosa di lui. Lo intravedo e mi rassegno: i pensieri sfuggono a ogni controllo della ragione. 
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra… 
Una mattina, colta di sorpresa, per l'ennesima volta mi aveva detto “vediamoci stasera”, me lo aveva sussurrato in un orecchio, un invito inaspettato, insolente, poco rispettoso di una conoscenza non fatta: mi aveva tolto ogni parola, ero scappata via senza neanche guardarlo negli occhi, ma la sua espressione imbarazzante di attesa, quella sua richiesta diretta avevano aperto un varco nella mia ostinata indifferenza manifestata in tante altre occasioni d’incontro, apparentemente sempre casuali. E l’orgoglio di avere catturato l’interesse di un affascinante sconosciuto senza avere fatto alcunché per provocarlo aveva indebolito lo scudo eretto fra colui che, nella sua libertà, poteva fare ciò che voleva e chi, invece, come me, aveva già un legame sentimentale consolidato  nel tempo. 
…Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero…  
Un soffio tra i capelli, i suoi occhi poggiati sul mio sorriso, le mani fredde che cercano conforto l’una nell’altra e si rincorrono, si stringono, si nascondono imbarazzate dentro una buia tasca: quel fugace contatto aveva incoraggiato un dialogo scarno ma disinibito che a lungo mi aveva tolto il sonno la notte: 
“Mi manchi."
“Lasciami andare.”
… Fu Crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto… 
“Ti correrò sempre dietro, sfidando il destino... Non evito i posti dove potrei trovarti, perché mi intriga il rischio di vederti.” 
… E il terzo giorno è resuscitato secondo le Scritture… 
“E’ una pazzia, non pensare più a me.”
“Non ci riesco!”
Credo nello Spirito Santo, che è il Signore e dà la vita… 
"Ho provato a immaginare come potrebbe essere una vita insieme, noi due...”
…Credo nella Chiesa una santa, cattolica e apostolica…
“Ti prego, non cercarmi più.”
“Non posso.”
… professo un solo battesimo per il perdono dei peccati… 
“Lasciami in pace.”
“No! Voglio solo te.”
e aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Amen. 

Che senso ha stare ancora qui, che senso ha pregare aggredita dai ricordi, brevi frasi rubate al tempo, stralci di discorsi affrontati in segreto, desideri sopiti, rinunce subite come un male inevitabile! Mi inchino e provo ad ascoltare la Parola di Dio, lui fa lo stesso anticipandomi così io, per un attimo, sfioro la sua mano con la schiena: un brivido mi assale, chiudo gli occhi e mi piego sulle ginocchia; le mani conserte, il suo odore insistente… un’ossessione che mi dà il  tormento.
Riesco a recitare il Padre Nostro credendo nelle parole pronunciate, un’oasi nel deserto del mio peccato di pensiero, poi il prete dice: “scambiatevi un segno di pace” e di nuovo mi assale la paranoia: non voglio voltarmi, non voglio tendergli la mano, so già che resterei aggrappata al suo sguardo e non potrei fingermi indifferente, lui lo capirebbe e i suoi occhi metterebbero le catene ai miei pensieri, tenendoli in ostaggio; non posso girarmi, stringo la mano a un signore alla mia destra e con la coda dell’occhio lo vedo; lascio scivolare obliquamente il mio sguardo anche quando mi volto a sinistra e ricambio il segno di pace di un’anziana signora. Non mi volto, no, non lo farò. Il momento della Comunione rinnova il mio stato d’ansia: non so bene se andare oppure rinunciare al Corpo di Cristo; mi sento paralizzata, non riesco a muovermi; intanto la musica dell’organo che accompagna un canto aumenta la mia agitazione. Devo passare, ma non voglio che lui si accorga del mio disagio; lentamente mi sposto, fingo ancora di non vederlo pur sapendo di essere osservata; lo sento, lui vuole che io mi volti verso di lui, ma non lo faccio e mi mescolo alla fila di fedeli in processione verso l’altare. Al mio ritorno tengo gli occhi fissi sul pavimento; al mio ritorno… ho ancora il battito cardiaco accelerato… L’ostia si sta sciogliendo nella mia bocca… oddio, dov’è? Se n’è andato! Con la testa bassa sollevo appena lo sguardo, il suo posto adesso è vuoto, mentre cammino con le mani incrociate provo ancora a dare una furtiva occhiata: non c’è più, lui è andato via. Vorrei provare sollievo, invece una mordente delusione accompagna la mia orazione di fede.
La messa è finita, andate in pace. 
Mentre i presenti sfilano via lungo il corridoio centrale della chiesa, io tiro un lungo sospiro e butto i miei occhi lassù, dove il Crocifisso di marmo resta immobile, sospeso nel vuoto e in esso cerco ancora il conforto non trovato durante la celebrazione, come se fino all’ultimo sperassi di ottenerlo pur avendolo respinto con tanta forza per tutto quel tempo. Poi esco, sconfitta; ho combattuto una battaglia e ho perso. Ma il colpo di grazia mi aspetta dietro l’angolo: “Ancora tu!”
“Ascolta, sono venuto solo per dirti…
Lo scanso con le gambe che mi tremano.
… aspetta… Me ne vado. Per sempre”. 
Mi fermo di botto, non mi volto, poi lo faccio lentamente: il suo sguardo è l’ennesimo pugno incassato nello stomaco; ripenso per un secondo al sogno mai realizzato e sento di avere perso un‘occasione; avverto un terribile vuoto dentro che vorrei venisse colmato da una spiegazione: fuggito come la peste, indispensabile come l’aria! Cosa mi hai fatto!
“Vieni con me”.
“No, io… ma dove andrai?”
“Vieni con me”.
“Non posso farlo”.
“Perché? E’ il destino, il treno chiama la tua corsa… Vieni via con me, adesso, subito, vieni via con me!”
Lo guardo, il treno, la mia corsa, rivedo per una attimo la robusta fune che regge l’enorme Crocifisso della chiesa: solida, inflessibile. Aiutami, Dio, aiutami a fare la scelta giusta.
“Questa sera parto alle ventuno e trenta; ti aspetterò alla stazione”.

***
La televisione è accesa, mio marito mi chiede come sto; mi vede strana, un po’ distratta, un po’ malinconica, lui mi conosce talmente bene! La mia casa è piccola, ma accogliente, l’odore è sempre lo stesso, mi fa sentire a mio agio, al sicuro; rispondo che sono solo un po’ stanca, che ho voglia di distendermi sul letto qualche minuto. La routine! passi affrettati verso un nuovo giorno di lavoro, di spesa, di messa la domenica pomeriggio, di treni di passaggio che conducono chissà dove!
Dieci ore sono bastate per mettere ordine nella mia vita. Sorrido contenta: ancora distesa sul letto lascio parlare il mio cuore dentro le prime luci dell’alba. Questo è un altro giorno… e sarà diverso. 
Grazie Dio, i miei occhi aggrappati al Crocifisso… ti hanno convinto della mia sincerità.
- Fine















7 commenti:

  1. Scritto molto bene. Opinione personale: io avrei lasciato più vago il rapporto della protagonista col corteggiatore e il loro passato, in modo che si possa presumere anche un legame più forte di alcuni incontri casuali e non.

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    1. Grazie, le opinioni di un lettore sono sempre gradite. Del resto questo è lo scopo delle mie pubblicazioni: verificare impatto, sensazioni, percezioni di chi entra nel mio universo letterario. :)

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  2. Intenso, lascia una sensazione di sollievo e rimpianto.

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    1. Sollievo, è quello che ho provato anch'io pensando alla situazione fortemente ispirata ;)

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  3. Mi freghi sempre sul finale. Umpf.
    :D

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    1. E tu, che finale avevi immaginato?

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    2. Non pensavo che lei fosse sposata. Immaginavo che lui fosse uno "stronzetto" con i fiocchi. Però è molto più bello così. :)

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