Istantanee bavaresi
Dopo un paio di giorni nevosi, con temperature sotto lo zero, l’azzurro del cielo si fa nuovamente strada tra la foschia del primo mattino e qualche strato di nebbia, che rimane incastrato fra gli alberi. I prati mostrano chiazze di cristalli bianchi, che fanno resistenza e non vogliono sciogliersi al sole; pochi cumuli di neve ghiacciata persistono attorno ai pali della luce, nelle aiuole o lungo il ciglio della strada. Dai marciapiedi riemerge la gettata di brecciolino antiscivolo, che si conficca nelle suole degli scarponcini calzati per superare l’inverno in posti in cui l’inverno fa bene il proprio mestiere. E io mi sono preparata ad affrontarlo, qui, a Monaco, dove - mi dicono - il freddo arriva a temperature bassissime e la neve rende difficile la quotidianità di chiunque. Ah, la neve!
Tornata in Baviera dopo le vacanze natalizie in Italia, ho riassaporato da subito il gusto di indossare sciarpa, berretto e guanti di lana (non necessari a Roma): Monaco ha salutato il mio rientro con una nevicata, che mi ha trascinata indietro nei ricordi, quando da bambina (e la mia esperienza si chiude nei lontani anni ottanta) guardavo dalla finestra quei fiocchi candidi posarsi dappertutto, coprire i tetti delle macchine, rivestire le strade e alimentare l’euforia di uno spettacolo del tutto inedito, a Caltanissetta, ma soprattutto mi regalava la gioia di non dovere andare a scuola.
Dunque, all’indomani dell’arrivo, i rami spogli degli alberi che si affacciano sul nostro balcone, tratteggiati da una linea spessa di neve e la vista del prato, sotto, imbiancato, mi hanno riempita di fanciullesca esuberanza e di sottile ansia: tutto bello, sì, ma... adesso? Non sono più la bambina cui bastavano sciarpa e berretto per correre a plasmare un pupazzo di neve o per ingaggiare una battaglia di palle con gli amichetti del quartiere. Adesso, tolto il romanticismo del sorprendente panorama, dovevo trovare il modo di convivere con questa nuova realtà.
E mi sono attivata.
Di seguito la mia prima uscita sotto la neve di Monaco.
Avvio il “Protocollo S.S. - Salvezza e Sicurezza -” (uhm, potevo scegliere un’altra sigla: siamo in Germania!) e tiro fuori il mio primo acquisto d’oltralpe: un paio di scarpe da trekking, che mi tolgono dieci punti di femminilità, ma ne aggiungono altrettanti di spavalderia; invece di lanciare le suole lisce degli stivali su superfici ghiacciate che potrebbero rivelarsi fatali, credo possibile avventurarmi lungo marciapiedi e vie che raccolgono la neve (costringendo chi c’è già abituato a usare ogni mezzo per sgomberare il varco a macchine e pedoni). Inoltre, ho un piumino con un tasso di isolamento termico siberiano, gonfio di piume e lungo fino al ginocchio, che omino Michelin scansati!
In realtà, anche così ben accessoriata, uscire non mi dà tranquillità. Scendere le scale davanti al mio portone è come quando, in estate, decidi di fare il bagno, dopo avere assorbito tutto il calore del sole a mezzogiorno: prima bagni l’unghia dell’alluce, poi immergi le caviglie, poi avanzi di un millimetro al minuto per lasciare che la temperatura del corpo si adegui via via a quella dell’acqua... Lo stillicidio, qui, è analogo: intanto si comincia da una presa salda al corrimano, doppia, seguita dalla prova “densità della neve” sui gradini: è soffice? il piede sprofonda; è dura? il piede scivola. Attenzione al solco battuto, formatosi grazie al frequente passaggio altrui: lì, lo strato di ghiaccio si fa sottile ed è più insidioso.
Mentre procedo come un’impedita, una signora (che potrebbe avere dai settanta ai novant’anni), apre il portone, mi rivolge un “hallo” di circostanza, scende le scale fischiettando e a mani libere dai guanti sgancia la bicicletta dalla rastrelliera, si siede con uno slancio da atleta sul sellino e si allontana pedalando senza batter ciglio (e denti), con un freddo che trasformerebbe chiunque in statue. Io più che una statua sembro un’istallazione artistica contemporanea, con entrambe le braccia ancora arrotolate alla ringhiera, la gamba leggermente protesa e il piede con la punta poggiata sul primo gradino, ferma, indecisa se fidarmi delle suole grippanti degli scarponcini o rimanere col sospetto che non siano sufficienti a salvarmi da rovinose cadute.
Una principiante al suo primo rond de jambe alla sbarra sembro, mioddio!
Comunque, con il segno della croce liberato nell’aria congelata e allenata a capire dove mettere i piedi, uscire sotto la neve è una preoccupazione che imparo a gestire. Così, anche sotto i fiocchi piccoli e spumosi, che mi colpiscono con la loro friabile consistenza nonostante l’ombrello aperto, riesco a fare due passi per le vie del mio quartiere, non rinunciando a fotografare tutto quello che emana un fascino sinistro.
Ma proprio ora che ho preso confidenza con il clima bavarese di inizio anno, il meteo fa gli scherzi: le temperature sono di nuovo salite, il sole scioglie la neve e il cielo non ha una nuvola. Manco il tempo di affezionarmi ai miei scarponcini da trekking, che devo ricollocarli nella scarpiera! Il Protocollo S.S. congedato fino alla prossima necessità.
E adesso, da questo:
siamo tornati a questo:
Non che mi dispiaccia, intendiamoci! So anche che la mitezza di questi giorni potrebbe essere soltanto passeggera. Insomma, in attesa dei fenomeni meteorologici in continuo divenire, qui a Monaco, mi siedo, scrivo e condivido questa nuova tappa della mia esperienza in terra straniera, bevendo una tisana calda, ingwer und orange (zenzero e arancia), alla salute del nuovo anno.
Sono ancora in tempo per augurarne uno buono anche a voi?

ahah, la nonnetta che balza spavalda sulla bici, mentre tu fai timide prove tecniche di compatibilità dei tuoi scarponcini con la neve, è mitica e molto teutonica! Ma tu non ti fidare del disgelo, tornerà altra neve a mettere a dura prova le tue SS!!
RispondiEliminabuon anno a te, Marina
massimolegnani
Ogni giorno mi sveglio e guardo dalla finestra cos' ha combinato la notte: per ora niente ritorno di neve, ma le temperature si abbassano 😬 e il mio fido Protocollo è lì, pronto per essere riattivato. Tutto nella norma, a quanto pare! Pure la nonnetta arzilla che ormai incontro ogni mattina 😂
EliminaCara Marina,
RispondiEliminaLeggere le tue avventure è sempre un piacere per me e ti ricordo sempre con tanto tanto affetto...
Mi sembra di vedere le immagini di ciò che vivi..
Ti voglio bene
Grazie. Che bello leggere questo tuo commento! Un abbraccio da Monaco.
EliminaLa mia prima volta a Monaco nevicò e nonostante la spavalderia dei vent'anni la sensazione di insicurezza nel camminare unita al freddo intenso la ricordo bene, ma che bello! Nell'immaginario collettivo Germania inverno = neve, non può essere altrimenti! Ogni volta mi risvegli i ricordi di quel viaggio memorabile quindi ti ringrazio. Sandra
RispondiEliminaGrazie a te, cara Sandra. Mi piace sapere che qualcuno che conosco ha vissuto le mie stesse esperienze! Vuol dire anche che in tanti anni nulla è cambiato: abitudini, tradizioni... e inverni! 🙂
EliminaI miei scarponcini da neve, acquistati con entusiasmo più di dieci anni fa per le quelle feste di Natale tra Aosta e Dolomiti, stanno invecchiando nella scatola perché come te non ho più quell'entusiasmo fanciullesco di fronte alla cascata placida dei fiocchi candidi. Proprio settimana scorsa c'è stata una brevissima spolverata su Padova. Noi tutti guardavamo dalle finestre dell'ufficio e le esclamazioni erano unisone. "No, ti prego, fa che non attacchi... abbiamo già i cantieri del tram... ce manca solo la neve!!!!" XD
RispondiEliminaBuon anno Marina! Adoro zenzero e arancia per altro!
Sì, adesso sto più attenta alla preservazione del fisico (che a una certa età non offre garanzie di qualità e durata!): per me la neve ha sempre avuto il carattere della straordinarietà, ma mi sa che in tre inverni che passerò qui avrò tutto il tempo per abituarmi...e, forse, per maledirla!
EliminaIo sarei disperato, soffro il freddo come un mammifero che va in letargo :-D
RispondiEliminaPeraltro anch'io ho il ricordo di una inusuale nevicata dalle mie parti, fu una bella giornata lo ammetto, ma proprio per l'eccezionalità dell'evento. Se dovessi conviverci un paio di mesi all'anno tutti gli anni, immagino che la neve la odierei...
Temo anch'io: nonostante la straordinarietà di un evento, la nevicata, che non ho mai vissuto come abituale, la scomodità e i disagi scoraggerebbero anche me o, forse, devo dire scoraggeranno? 😅
EliminaIo mi muovo come te quando nevica a Bologna, tendo a non uscire di casa, ho paura a guidare l’auto con i pneumatici da neve, figuriamoci andare in bicicletta, no, non amo la neve, posso solo guardarla per un giorno dalla finestra e apprezzare i fiocchi bianchi per il breve tempo di un giorno di festa (perché nei giorni feriali andare a lavorare con la neve è un delirio, anche se a Bologna sono molto efficienti e le strade sono subito ripulite e cosparse di sale).
RispondiEliminaTi capisco, in più ti dico che a me manca proprio l'abitudine a vivere in una città immersa nella neve, che significa non avere alcuno strumento per affrontarla, dall'abbigliamento adatto agli accessori auto, per dire! Pensa che per andare a fare anche solo una gita sulla neve, dovrei comprare tutta l'attrezzatura: tuta, scarponi, calze e maglie termiche... mamma, la confusione mi viene! 😅
EliminaFra le righe della nonna che scende spavalda le scale e salta sulla bici mentre tu ancora saggi la prensilità dei tuoi scarponcini mi sono sono scompisciata!! ahahahah
RispondiEliminaInsomma, primi approcci con questo "inverno che fa bene il suo dovere", tutto è esperienza. Pensa al termine del terzo anno quanto potrai dirti esperta, Marì. :)
A me la neve piace perché piace l'inverno, non lo temo, almeno quello che si presenta alle nostre latitudini. Da quando abito nel villino attendo fiduciosa la neve sul mio giardino, ma niet. Al limite su Rocca di Papa alta e per una manciata di ore. L'ultima volta che nevicò da queste parti fu nel 2018, ormai una vita fa.
Cara mia, scrivi, racconta, soprattutto con l'ironia che caratterizza questi tuoi gustosi racconti da me premiati (quelli che ci sono già e quella che verranno in futuro).
Mi ricordi i tempi in cui i ragazzi erano piccoli e desideravano ardentemente la neve a Caltanissetta: un inverno è scesa a formare appena un velo e subito siamo corsi giù, a giocare! Era un evento davvero eccezionale e un po' lo vivo ancora così. Solo che all' atto pratico, mi trovo a fare le peripezie per non rompermi l'osso del collo e quella signora anziana, Luà, mamma che invidia! 😂 Ma certo, l'abitudine fa vedere e vivere le cose in modo totalmente diverso.
EliminaAlla prossima avventura: l'ironia è il miglior modo per vincere le difficoltà!
In effetti il protocollo S.S. ha inquietato anche me.. la neve è quella cosa bellissima che se accade a Roma anche un giorno solo, quello successivo resti intrappolato nel ghiccio e nei disagi più assoluti, per cui sappi che ti invidio (ma solo da lontano), fa piacere a tutti noi però che ti sia ambientata alla (quasi) grande!! ;)
RispondiEliminaMi tocca scoprire tutti i segreti di questo posto, se voglio farne un' esperienza indimenticabile. Anche quelle negative sono indimenticabili, però: ecco, sto lavorando per non incappare in alcuna di esse😅
EliminaCe la faranno i nostri eroi? 😄
Gustosissimo, cara Marina, questo tuo racconto punteggiato di umorismo. E quanto ti capisco! Anch'io avrei una gran paura di scivolare! Ma verà, verrà la primavera...
RispondiEliminaGrazie e buon anno!!!!
Se penso che anche in pieno luglio, qui, mi hanno accolto pioggia e freddo, ho di che ben sperare! 😅😆
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