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domenica 29 marzo 2026

Diario di una expat a Monaco - #10

Istantanee bavaresi 


Il trillo di una notifica nel cellulare arriva poco prima dell'ora di pranzo: più di un mese fa ho salvato nel calendario un appuntamento al quale non volevo mancare e quel giorno è arrivato. Il meeting previsto per oggi mi aspetta.

Gasteig
Esiste un posto, qui a Monaco, chiamato Gasteig: è un centro culturale, che ospita eventi musicali, conferenze, organizza corsi di formazione ed è sede della Biblioteca Statale Bavarese oltreché dell’Accademia di Musica e Teatro. L’edificio storico, situato ad Haidhausen, è attualmente chiuso per un’importante ristrutturazione, così dal 2021 ogni attività è stata spostata nel nuovo Gasteig HP8, una struttura costituita da più padiglioni, nel quartiere residenziale di
Gasteig HP8
Sendling. È qui che sono diretta.

Il tempo non è un granché. Ci sono state giornate di primavera magnifiche e, invece, giusto oggi che devo uscire, sta piovendo e c’è vento, ma io non desisto: percorrerò circa un chilometro a piedi per raggiungere la pensilina da cui parte l’H30, autobus che in undici fermate mi porterà lì.

La prima cosa che faccio, subito dopo pranzo, è organizzare il materiale che porterò con me; non deve mancare nulla... Ah, non ve l’ho ancora detto: parteciperò a un incontro di Crochet & Knit addicted (insomma una cosa per appassionate di uncinetto e maglia).


"Il gruppo aperto di uncinetto e maglia si riunisce anche questo mese"...- recita l’invito - "Ingresso gratuito, dalle 17:00 alle 19:00, presso il Gasteig HP8". Che figata! Un posto esclusivo, una gran bella iniziativa, un’occasione per condividere la mia passione con altre persone, per conoscersi anche, stare insieme e fare due chiacchiere in un’atmosfera di pieno relax. Sì, lo so, direte: quali chiacchiere, in tedesco! ma io confido che qualcuno parli l’inglese, così posso pure allenarmi con la lingua, che sto studiando. Sono piena di entusiasmo e questo pomeriggio parto di slancio, con una sacca contenente due gomitoli di lana nella tonalità del verde, uncinetto, forbicine, una bobina di fil di ferro, un ago grosso con la punta arrotondata. Indosso un abbigliamento comodo, ma al collo metto una delle mie collane handmade più vistose e scelgo di portare una borsa in cordino di cotone realizzata questo inverno. Spero così di attirare l’attenzione sui miei lavori manuali, anche solo per avviare una conversazione “Wow, beautiful! Did you make it yourself? Non vedo l’ora! Poi, magari, qualcuno mi chiederà a quale progetto sto lavorando e io risponderò che sto riempiendo il davanzale di casa mia con delle piantine grasse amigurumi, gliele mostrerò dal mio cellulare e dirò che adesso, proprio adesso, sto realizzando delle foglie per una sansevieria, con il materiale che ho portato con me. Mi sono pure preparata un repertorio di frasi a tema, con l’uso di parole come yarn, craft, hook, stitch marker... Sono anche curiosa di vedere questa mega struttura: la immagino moderna, ben allestita, in un quartiere sontuoso...


Ombrello aperto e passo veloce. L’autobus è puntuale come sempre: alle 17:00 sono davanti al nuovo Gasteig.




Mah, visto da qui, non sembra ‘sto granché: un innesto in ferro piazzato in alto, all’angolo di un casermone, mostra un’insegna con scritto: “GASTEIG HP8”. Attraverso la strada e mi sincero di essere nel posto giusto, dopodiché entro.


L’impressione che ne ricavo non è il massimo: sembra tutto un po’ squallido, forse le luci, il tetto con un mega lucernario da impianto industriale, un modesto centro-ristoro con qualche avventore, perlopiù giovani con una birra o un libro in mano, dei tavolini minimalisti in fila, pavimento grigio, atmosfera dimessa. L’unico elemento di modernità è la sfera sospesa, che incombe con le sue multisfaccettature specchiate (è una palla da discoteca in formato extra large), che non so, a me pare non c’entri nulla con la tipologia della struttura. I parapetti vetrati in azzurro nei ballatoi dei piani superiori sono l’unica nota di colore, qua dentro. 

Mi informo sull’evento delle 17:00, alla reception, e qualcuno mi dice che devo andare al secondo piano. Prendo l’ascensore e salgo su. 





C’è un corridoio che fa tutto il giro del perimetro rettangolare; lo percorro a passi lenti: ai lati si aprono delle celle con scaffali pieni di libri: eccola, la biblioteca. Ci sono puff, nell’angolo della narrativa per bambini, con bimbi e genitori che assieme a loro leggono libri colorati, studenti seduti davanti agli schermi di pc portatili, qualcuno che vaga fra le file di scaffali, un ragazzo annoiato dietro il banco informazioni... e poi trovo loro, nell’ultima nicchia, confinante con le toilettes: le nostre yarn addicted.




Mi fermo d’istinto ad analizzare la scena: ci sono solo tre donne che sferruzzano, vicine l’una all’altra e una un po’ più più in là, che muove concentrata il suo uncinetto. 

Tutto qui? 

L’area è semivuota e anche - devo dire - abbastanza tristanzuola. Mi avvicino per approfondire la mia iniziale impressione, con indifferenza, senza mostrare particolare curiosità (non voglio dare nell’occhio), spingendo dietro la spalla la sacca con il materiale di lavoro. Le signore parlano il tedeschissimo e sono impegnate in una fitta conversazione. L’entusiasmo congelato, il disagio paralizzante. Sentirsi come un pesce fuor d’acqua mi pare il modo più azzeccato per liquidare la faccenda, ma da oggi attribuirò lo stesso valore figurato anche all’espressione: "sentirsi come Marina al Gasteig HP8."


Mi basta appena un secondo: mi vedo seduta sullo stesso divano, con le parole in inglese e ogni buona intenzione ricacciate dentro la borsa al posto di lana e uncinetto, le signore forse persino infastidite dalla presenza di una straniera che non parla la loro lingua, io che tento di spiegare cosa sto facendo a gesti o, peggio, io muta, nell’angolo del divano come quell’altra che non dà conto a nessuno... 

Un secondo solo... e sono già per le scale, lungo l'atrio del piano terra e da lì di nuovo in strada e poi alla fermata dell’H30 - direzione Arabellapark, nel marciapiede di fronte, per tornare di corsa da dove sono venuta e dimenticare questo pomeriggio di aspettative deluse.

No, non ci sarà una prossima volta!

La sansevieria me la sono finita a casa, seduta comodamente sul divano, con Jeff Buckley in sottofondo.

Il relax domestico vince sempre!









12 commenti:

  1. Risposte
    1. Mi aspettavo, almeno, un ambiente meno asettico, forse qualche persona in più e più entusiasmo per l'iniziativa. Pensavo a una cosa diversa, ma in effetti avrei dovuto immaginare ciò che invece ho trovato.

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  2. Irrefrenabile mi scappa la voglia di dirti che mi sarei comportata esattamente come te: fuga per così dire a gambe levate dal Gasteig HP8 prima ancora che le sparute e poco invitanti sferruzzatrici percepissero la mia presenza, dopo che in precedenza, proprio come te, mi sarei preparata sulle parole che avrebbero potuto tornarmi utili, avrei ragionato sulle cose da portarmi dietro, ecc. ecc.
    Qualcuno potrebbe magari obiettare che non si tratti di un comportamento saggio, sulla base della considerazione che una situazione pur inizialmente ed apparentemente disperata può accadere che in seguito si riveli invece ricca d'inaspettati risvolti piacevoli e magari di fruttuosi sviluppi, e non si può negare che questo talora succede. Ma insomma... a volte la reazione migliore è proprio seguire la prima impressione, quella specie d'istinto immediato e quasi animale che ci spinge a... metterci in salvo.
    Non ti nascondo invece che, fatta salva l'ammirazione per la tua bravura nel creare la sansevieria, le piante oppure gli animali riprodotti all'uncinetto non solo non mi piacciono, ma quasi m'infastidiscono... Sorry, nobody's perfect! ;-)
    Comunque già pregusto la tua prossima "deutsche avventura"...
    Buona deutsche giornata!

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    1. Ciao Siu, hai visto come m'è finita? :D Mi fa piacere sapere che la mia reazione è stata da te compresa e anche condivisa: quando ti senti così fortemente fuori posto non c'è nulla che possa farti cambiare idea e forzare qualcosa che parte male non è mai la cosa giusta da fare. Dunque sì, fuggire alla svelta è stata la scelta migliore! :D
      Oh, non ti preoccupare: i gusti sono gusti e non si discutono ;)
      Allora, ti aspetto alla prossima!

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  3. Mi hai ricordato la tristissima avventura di una domenica mattina di febbraio, mi pare. Era prevista l'inaugurazione di un punto di bookcrossing al chiuso, ore 11.00 con presentazione di un libro (per me era: prima inauguriamo e poi presentiamo). Mi reco sul luogo e trovo una salva angusta, con una quarantina di seggioline tutte occupate da anziani che tossiscono (e vorrei evitarla l'influenza, grazie), caldo soffocante. Sento una signora chiedere "Quanto dura?" e un'altra rispondere "Un'oretta di lettura e poi giù l'inaugurazione". Dei miei conoscenti, volontari del bookcrossing, manco l'ombra. Il programma risultava essere una lettura con sottofondo musicale (dal vivo? ma figurati! un portatile con due casse striminzite). Non ce la posso fare. Con rabbia e delusione, ho preso la porta e sono tornata a leggere il romanzo in attesa sul comodino.
    Quelli che erano là, avevano trovato l'occasione per stare al caldo e poi attendere il rinfresco. Non credo gliene importasse nulla del libro.
    PS. A proposito delle tue attività, mia suocera (che sta imparando ora l'Amigurumi, ma è più portata per il cucito) ha visto la tua ultima borsa su Facebook, in cotone crochet, con le "piastrelline" a fiori e righe. Ha detto molto molto bella! ;)

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  4. ahah, hai fatto bene ad andartene, già dalle foto non sembra un posto molto invitante. Però anche tu, il club dell'uncinetto! mi aspettavo una iniziativa più avventurosa :)
    massimolegnani

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  5. Scappare da certi ambienti è solo saggezza, cara Marina, e sei stata brava a seguire subito il tuo istinto. Hai detto benissimo: un'area tristanzuola!!!
    Il club dell'uncinetto di per sè, contrariamente a quello che dice qui sopra Massimo, potrebbe essere interessante se fosse un luogo colorato e ciarliero da cui uscire rasserenati da una simpatica compagnia. In mancanza di questo, meglio andarsi a vedere due vetrine in santa pace!

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  6. Beh, se l'ambiente ispira poco anche l'attività ne risentirebbe. Per dire, a me piace leggere, ma se il contesto è deprimente, poco "ispirante", allora preferisco evitare. Un hobby deve essere un piacere e deve gratificare, se manca questo aspetto non è la stessa cosa, diventa quasi una cosa fatta per puro dovere.

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  7. Ma noooo, invece JA, la situazione sembrava piuttosto tristanzuola, hai fatto bene a provarci e altrettanto a mollare il colpo. Io ci vedo anche un po' di germanità, un gruppo del genere, per quanto con poche partecipanti, in Italia avrebbe avuto una connotazione più colorata e vivace, grazie al nostro carattere. In ogni caso è stato decisamente un periodo uncinetto, io al mercatino di mia sorella ho comprato uno scaldacollo davvero stupendo, il bazar creativo è stato molto molto bello, con creative gentili e chiacchierone, che non vedono l'ora di ritrovarsi per l'appuntamento pre - Natalizio. Sandra

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  8. Io so cosa ti ha bloccato, la tua notissima sindrome dell'impostore che ti ha fatto credere di non essere del tutto gradita... invece credo saresti andata benissimo! Anch'io avrei avuto queste reticenze, ma forse, dico forse, mi sarei lasciata trasportare dalla passione condivisa, dal fatto che le mani, le immagini delle varie creazioni, avrebbero in certo senso parlato per te. Ho un'idea magari romantica di questa passione, ma sono portata a pensare che come in ogni passione che si rispetti sia un po' un riconoscersi gli uni gli altri e la spinta verso la socialità, la condivisione, verrebbe poi spontanea. :) Io ci riproverei nella prossima occasione.

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  9. L'ambiente è un po' ambulatoriale, ma la cosa interessante è che hai subito annusato la situazione a livello sociale. Poca empatia, forse. Credo sia importante scoprirlo senza farsi sopraffare dalle aspettative.
    Peccato. Ma a volte seguire l'istinto serve a risparmiarsi scocciature maggiori.

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  10. Credo che la lingua sia sempre un piccolo scoglio da superare, avessero parlato italiano, magari una parola tira l’altra e poi avresti cominciato a…sferruzzare…
    Però va bene così, ci hai provato 😀

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