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giovedì 14 maggio 2026

Diario di una expat a Monaco - #11: Le feste bavaresi rigorosamente in Tracht

Si chiama Tracht. La prima volta che ne vidi uno indossato da un signore che mi camminava davanti, nei pressi del castello di Nymphenburg, era luglio, mi ero trasferita da poco a Monaco e stavo prendendo confidenza con la città. Ricordo che mi venne spontaneo sorridere e non perché mi sembrassero ridicole quelle braghette in pelle scamosciata in piena estate, ma perché accanto a sé quel tipo aveva un bimbo di nemmeno tre anni, che era un suo clone in miniatura. E insieme erano uno spettacolo. 

Da quel giorno in poi, guardandomi attorno, mi accorsi di quanto fosse normale per tutti, qui, vestire con i Trachten, i tradizionali abiti bavaresi: i Dirndl, femminili (provate a pronunciare il gruppo "rndl"  tutto in un unico suono!) e i Lederhosen, maschili. Sono abiti tradizionali anche in altri Paesi europei compresa l’Italia (prevalentemente nelle zone alpine), ma a me non era mai capitato di vederne una così alta concentrazione: vetrine dei negozi, interi reparti all’interno di grandi store, per le strade, tutti, qui, hanno un tracht dentro l’armadio, da sfoggiare nelle feste locali, nelle sagre della birra, durante le celebrazioni ufficiali e gli eventi folkloristici.

Ho visto dirndl stupendi: corpetti ricamati, camicette con sbuffi e merletti; gonne di ogni colore, abbinate a grembiuli coordinati e, nonostante ne fossi affascinata, ho sempre provato imbarazzo all'idea di indossarne uno, qualora se ne fosse presentata l'occasione. Perché - non che fosse necessario - ma andare alle feste di questa città, quelle più significative perlomeno, assecondandone la tradizione, vuol dire anche godersele appieno. Questo l’ho capito quando ho partecipato alla Starkbierfest (festa della birra forte), lo scorso marzo, dove avrei voluto confondermi con gli autoctoni, piuttosto che portare nel mio look tutto italiano il marchio della “straniera”.

Staremo qua per tre anni, chissà a quanti eventi parteciperemo, quante sagre, quanti festival... Ma vogliamo farlo un pensierino a questi splendidi Trachen bavaresi?


Apro una breve parentesi.

A Monaco, è tutta una festa. C’è sempre un motivo per fare baldoria e bere birra: una volta è perché i bavaresi celebrano la ricorrenza del matrimonio del principe ereditario Ludovico I con Teresa di Sassonia (avvenuto nell’ottobre del 1810) e l’Oktoberfest diventa l'appuntamento folkloristico più iconico della Bavaria; una volta perché il Natale non può passare inosservato e i Christkindlesmarkt sono un’attrazione irrinunciabile con annesso comparto godereccio; poi c’è il Fasching (Carnevale) di cui ho raccontato, e, a seguire, non vuoi infilarci un paio di settimane di abbirrazzamento? In fondo è giusto onorare il “sacrificio” dei monaci birrai che, in epoca medievale, erano soliti bere quello che definivano “pane liquido”, durante il digiuno quaresimale (capirai!) ed ecco, prontamente allestita, la citata Starkbierfest. Se festeggi in autunno, devi pareggiare i conti pure con la primavera (potrebbe sentirsi discriminata), così anche maggio ha la sua festa della birra, la Frühlingfest (Festa di Primavera), dove lo schema si ripete: enormi strutture riempite a tappo di panche in legno, boccaloni di birra a fiumi, musica e cucina tipica bavarese. D’obbligo sfoggiare i trachen. ‘Sti bavaresi, in pratica, cantano, ballano e bevono sempre! Tutti seri e compunti nella quotidianità, sbracatissimi e sregolati durante le feste. E a cadenza periodica! Ogni due mesi, circa, hanno bisogno di svuotare i depositi di birra e gonfiare le pance con litri e litri di ottimo prodotto tracannato come fosse acqua. 

Ironizzo, ma ne ammiro l’organizzazione e la costanza: i nostri cugini tedeschi sanno proprio come divertirsi!

E dunque, quando mio marito, un bel giorno, è tornato a casa con i biglietti per la “Festa di Primavera”, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo capiti al volo: okay, travestiamoci da bavaresi pure noi per una sera (e per molte altre che verranno). 


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L’outlet di BestSecret ci accoglie un sabato pomeriggio.  All’interno, il negozio ha un reparto dedicato ai trachen: da una parte i dirndl fanno bella mostra di sé in appositi stand appendiabiti suddivisi per misure, dall’altra file di Lederhosen, unitamente a vari modelli di gilet, soddisfano la vanità maschile. Ci tuffiamo nella ricerca e io ho difficoltà a decidermi: gli abiti sono tutti belli. Alla fine, dentro il camerino, ne provo uno grigio perla con merletti e grembiule rosa antico. La cerniera che si apre sul davanti, una volta chiusa, fascia il busto, sagomando il corpetto: allo specchio non so se vedo una nobildonna in affanno respiratorio, costretta nel suo abito d’epoca oppure una donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole. Ma almeno su una cosa le mie due coscienze sono d’accordo: sembro una ragazzina e, in fondo, ne conservo lo spirito.  


Che lo spirito sia quello lo dimostra il fatto che al Frühlingfest mi riscaldo con del vino rosso (nota stonata, lo so: la birra, purtroppo, mi fa male) e mi faccio trascinare dall’atmosfera goliardica che respiro dentro il tendone allestito nel Lunapark di Theresienwiese. Salgo su una panca senza esitazione e assecondo, come tutti i presenti, il ritmo della musica. Una band esuberante intona canti della tradizione, ma si esibisce anche in repertori moderni: alti i boccali traboccanti di birra, alto il volume del suono sparato dalle casse, alto l’umore scaldato dall'alcol. Una stupenda gabbia di matti!

Condividiamo questo momento con altri conoscenti, siamo italiani, ma indossiamo tutti un tracht e, per l’occasione, abbiamo assunto un’identità bavarese che ci fa sentire parte integrante della comunità tedesca. Così, ogni dieci minuti, ci uniamo al coro collettivo che urla il Brindisi alla convivialità:  


“Ein prosit, ein prosit der Gemütlichkeit!

 Ein prosit, ein prosit der Gemütlichkeit!

                                           Oans, zwoa, drei, gsuffa!”


Dopo quattro ore di tutto questo, rientriamo a casa con le orecchie frastornate, l’adrenalina ancora pulsante, storditi e soddisfatti. Riponiamo i costumi bavaresi nell’armadio, torniamo expat momentaneamente di stanza a Monaco e raccontiamo a chi abita lontano la nostra esperienza attraverso le foto:







Ci aspetta, l’Oktoberfest, il prossimo autunno.



Ein Prosit!










 

18 commenti:

  1. Einstein prosit si capisce ma dopo?

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    1. Brindare ai geni fa sempre bene! 😂

      Comunque, il verso tradotto sarebbe :
      "Un brindisi alla convivialità.
      Uno due tre, bevete!"

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  2. Caspita, stai benissimo vestita così! Io mi sono proprio pentita di non aver comprato almeno la gonna (che secondo me da sola, cioè con una semplice t shirt abbinata, si può portare tranquillamente tipo la sera al mare) a Salisburgo dove, a fronte di prezzi spesso alti, c'era un negozio che le aveva sui 50 euro. Ci ho pensato un sacco e poi scioccamente non l'ho presa solo per risparmiare. Ti stai baverizzando. Sehr Gut. Sandra

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    1. Gut gut! 😄
      Nei negozi questi abiti hanno prezzi improponibili, l'outlet invece è una risorsa: prezzi molto giusti. È stato divertente anche provarli e neanche posso dire: un vezzo di gioventù!😅😆

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  3. complimenti, Marina, ormai sei una bavarese a tutti gli effetti! Ti ammiro perchè io non avrei superato l'imbarazzo di indossare i pantaloncini di cuoio.
    massimolegnani

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    1. Quando li vedi tutti vestiti così, ti senti più in imbarazzo a indossare abiti diversi, credimi.:)

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  4. Hai fatto benissimo a prendere quel vestito, dalla foto poi mi sembra anche ben lavorato! E sì, in tre anni avrai modo di usarlo e alleggerire un po' la permanenza in terra straniera. Vorrei trovare anche io un outlet in Scozia, dove prendere un vestito femminile in tartan (il kilt è solo maschile, ma ci sono anche lì vari modelli di vestiti, gonne, gilet e corsetti femminili), perché in centro a Edimburgo si trovano o i negozi costosissimi dove li fanno su misura o ciarpame di dubbia fattura e provenienza, che nulla ha a che vedere con la lana originale scozzese. Prima o poi ci riuscirò! :)

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    1. Bello il tartan. Da piccola avevo due gonne con lo spillone, si usavano un sacco, ricordi?
      Sì, credo che prima o poi dovrai acquistarlo un abito scozzese, da tenere non come souvenir, ma proprio come riflesso di un'ammirazione verso luoghi e persone che dura nel tempo.

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  5. In effetti i bavaresi hanno fama di essere particolarmente esuberanti (pur essendo tedeschi) e anche di avere un forte orgoglio regionale, ma quest'ultimo aspetto credo che valga per tutte le "piccole patrie" del vecchio Impero Germanico, che in fondo era composto da stati indipendenti esattamente come lo erano quelli dell'Italia preunitaria.
    P.S.: quando andai a Monaco vidi un gruppo di tifosi del Munchen 1860 (la squadra "minore" di Monaco, sostenuta da quei pochi che non tifano il Bayern) che andavano a vedere la partita tutti rigorosamente col costume tradizionale bavarese, oltre alla sciarpa della squadra.

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    1. Sì, hanno forte questa spinta identitaria ed è bello. A tutte le età vedi la naturalezza nel vestire questi abiti popolari. In Sicilia abbiamo un abito tipico, molto bello tra l'altro, ma, per esempio, non lo sfoggiamo in tutte le occasioni volute dalla tradizione ed è un peccato.

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  6. Secondo me hai fatto benissimo, e ti auguro tante nuove allegre occasioni per fare festa all'insegna del prosit! Oltretutto in Dirndl stai benissimo... facendomi inoltre ricordare il mio.
    Premesso che nella mia città ex-austroungarica era fattibile, anche se non frequente, portare il Dirndl, all'età di 16 anni me n'ero comprato uno in occasione di un soggiorno linguistico a Vienna, dai colori che un occhio italiano troverebbe probabilmente improponibili, ma che invece lo rendevano secondo me elegantissimo: corpetto giallo ocra, gonna verde oliva con gruppetti di fiori viola scuro e un grembiule viola chiaro con righe verticali costituite in parte da fiorellini. Lo ricordo con un certo affetto mentre ho difficoltà a rammentare che fine abbia fatto. So che in occasione dell'ennesimo trasloco, quando ormai sapevo che non l'avrei mai più indossato, lo avevo per così dire smantellato in modo da tenere la stoffa della gonna per farne qualcos'altro, anche se incapace di tenere ago e filo in mano alla fine devo aver passato quella stoffa a una delle mie amiche, ma qui il ricordo svanisce completamente... Per fortuna da qualche parte devo avere ancora qualche foto, di me giovane e di un bel Dirndl ;-)

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    1. Di dove sei tu, Siu? Il tuo abito dev'essere stato molto bello, proprio nei colori che descrivi. Ne ho visti così ricchi e con questi contrasti, ma davvero qui c'è l'imbarazzo della scelta. Spero che, con l'occasione, tu abbia trovato le foto che cercavi e potuto rivivere qualche bel ricordo del passato.

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  7. Stai benissimo vestita da bavarese festaiola! Mi piacciono questi bavaresi che hanno sempre un motivo per festeggiare.

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    1. Grazie. Mi sono divertita molto. Credo che parteciperò a molte altre di queste feste.

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  8. Proprio non si direbbe che i tedeschi se la spassino così ala grande, a me hanno sempre dato l'impressione di essere algidi e bui... Però però hai fatto bene (avete) a tuffarvi nei costumi bavaresi (di cui non mi azzardo a ripetere nemmeno per iscritto i nomi) perché se si vuole far parte davvero di una cultura occorre immergersi, anche nei fiumi di birra che lì scorrono gioiosi. Speriamo che non ti emarginino per quel bicchiere di rosso... A me pare che lì sia una mezza bestemmia ma ti avranno perdonata sicuramente, visto il bell'abitino con cui ti sei presentata alla festa! Tre anni alcolici, mi pare :D

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    1. In realtà ho un' idea dei tedeschi simile alla tua e, devo dire, finora poche volte smentita! Però dagli feste e birra e vedi come si trasformano, almeno questi del sud 😄
      E a proposito del vino, quando ho ordinato il calice ho avuto una simpatica e pacifica discussione col cameriere che non voleva portarmelo. Ho dovuto spiegargli i miei problemi per convincerlo😅.
      Comunque vale la pena buttarsi nella mischia e provare l'ebbrezza di questi momenti .

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  9. Hai, avete, fatto benissimo!!! Anche Luca si è immerso nell'evento con un suo costume? Vi immagino molto bene, perfettamente integrati nella festa. :) Avrei fatto lo stesso, dovendo vivere per anni in un luogo, immergersi nelle sue atmosfere è una scelta perfetta. Mi piace lo spirito di queste feste. Penso che accomunino tante culture dell'Europa nordica. Culture che hanno fatto della festa e della convivialità quel momento quasi "sacro" ogni volta che il lavoro si interrompe e lo spirito di gratificazione per la fatica fatta diventa celebrazione. La birra poi è un must.
    Brava, Mari'. :)

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    1. Sì, anche Luca ha scelto il suo abito tradizionale, abbiamo sentito il bisogno di sentirci parte di una comunità, che già a causa della lingua astrusa, purtroppo, ci esclude. Forse un futuro step potrebbe essere provare a imparare le basi del tedesco, chissà! Per noi è stato come partecipare dall'interno a una festa e non da semplici spettatori esterni. ;)

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