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giovedì 23 aprile 2015

E se foste voi gli editori?



Quanto conta il condizionamento psicologico quando leggiamo un libro? Quale atteggiamento abbiamo di fronte all'opera pluripremiata di Tizio nei confronti di quella ai più sconosciuta di Caio? Ammettiamolo: ci accomodiamo in poltrona con una predisposizione diversa se tra le mani abbiamo un testo di Umberto Eco piuttosto che uno di Marina Guarneri. È logico e scontato: da Umberto Eco ci aspettiamo un libro di spessore, una scrittura matura e impegnata, da Marina Guarneri, invece, di confermare o meno un pregiudizio; in pratica a uno regaliamo la fiducia che potrebbe non meritare, all'altra l'iniziale sfiducia che potrebbe essere sfatata.

E noi siamo comuni lettori.
Immedesimiamoci in un editore che deve scegliere se leggere un nome famoso e stabilire se puntare al suo ovvio successo o scommettere su un nome nuovo che potrebbe rivelarsi un flop per il marketing editoriale.
Trascurando i casi "fuori norma" in cui il libro di un "big" viene spacciato per sbalorditivo (perché spinto da una Casa Editrice compiacente, salvo, poi, deludere ogni aspettativa) e quelli di scrittori esordienti baciati solo dalla fortuna o da altro, stupirò tutti spezzando una lancia a favore delle Case Editrici che fanno bene e seriamente il proprio lavoro.
Oggi indosserò una veste impopolare e vi sottoporrò a una piccola prova per verificare la validità del mio assunto o la sua totale irragionevolezza.
Partendo da un mio personale pregiudizio.

Ci sono opere di scrittori esordienti davvero degne di attenzione da parte delle Case Editrici, ma, alla fine, sono pochi i "fuoriclasse" che possono realmente puntare a imporsi nel mercato editoriale. È come se noi, che amiamo scrivere e sogniamo di essere "scrittori", avessimo una modalità standard di raccontare le cose, un registro mentale che nelle parole e nello stile non dico che ci uniformi, ma ci rende simili nelle intenzioni e negli obiettivi da raggiungere.
Siamo sempre logici e conseguenziali: per carità, scriviamo bene ma raramente ci concediamo a quei guizzi di originalità che potrebbero essere stroncati sul nascere o, magari, innalzati al rango di genialità assolute.
Non osiamo mai troppo, gli esperimenti narrativi ci spaventano: meglio provare a conquistare il pubblico (quando riusciamo a sfondare le barriere dell'anonimato) con le nostre storie ben confezionate che rischiare sonore bocciature con racconti fuori dagli schemi. E non parlo solo di trame iperboliche, parlo di modelli narrativi che catturano proprio perché, sembra paradossale, spesso non sono subito compresi.
Ovviamente sto generalizzando, senza perciò negare le eccezioni che confermano la regola.

Leggo molto, leggo almeno tanto quanto scrivo e non ho mai nascosto il mio interesse verso gli esordienti che studio per capire quale step debba arrivare a superare per avere quel qualcosa in più che potrebbe farmi emergere fra gli emergenti.
E li trovo tutti i limiti, negli scritti altrui, come in quelli miei ed è esattamente di questo che sto parlando.
Allora, di seguito riporterò i brani tratti da alcuni testi di narrativa scritti da autori affermati, che hanno regolarmente pubblicato con Case Editrici famose o meno famose, ma che comunque vantano un'esperienza collaudata in anni di successi editoriali e quelli dei cosiddetti "Indie", gli scrittori indipendenti che, in mancanza di attenzioni non ottenute, si sono autopubblicati.
Pensavo solo di farvi notare delle differenze tra modi di scrivere che potrebbero ben comportare una scelta di valore da parte di una Casa Editrice avveduta (a prescindere, e qui mi ripeto, da tanti altri fattori che non voglio, in questa sede, considerare) o un netto rifiuto in attesa di altro.
Leggeteli con attenzione:

BRANO 1
Ad ogni problema la sua soluzione. A ogni rubinetto il suo flusso d'acqua. A ogni traiettoria dalla A alla Z il suo alfabeto di avventure. Il film del mondo entra in me da mio occhio destro. Il mio occhio destro non ha niente di particolare. È un occhio. Guarda il film del mondo. Il mio occhio sinistro, invece, guarda gli uomini e le donne comporre l'umanità. Il mio occhio sinistro è un orecchio e questo orecchio ascolta ciò che ronza di umano, ciò che si nasconde dietro un sorriso, uno sguardo, un'espressione. Dall'occhio sinistro entro all'interno di uomini e donne e vedo, ossia ascolto. Ecco cosa occorre sapere sui miei occhi. Per capire.

BRANO 2
Stavamo quasi per scrivere che la particolarità del paese consiste nel non averne nessuna, ma in effetti non è del tutto vero. Sicuramente esistono altri luoghi in cui la maggior parte delle case ha meno di novant’anni, luoghi che non vantano nessun personaggio rinomato, nessuno che si sia fatto notare nello sport, nella politica, nel commercio, nella poesia, nel mondo del crimine. Qualcosa di diverso rispetto ad altri luoghi, però, sembriamo averla: qui non c’è una chiesa. E nemmeno un cimitero. Eppure hanno tentato più volte di ovviare a questa anomalia e una chiesa inciderebbe senza dubbio sull’ambiente, i placidi rintocchi potrebbero rianimare chi è giù di corda, le campane portano un annuncio d’eternità. Nei cimiteri crescono alberi, su cui gli uccelli si posano e cantano.

BRANO 3
Bisogno, ho dormito sul divano con questa parola in mente. Sono le tre del mattino, ho riposato solo per due ore. Da qualche mese non dormo più bene. Le nostre menzogne non sono bastate, le nostre parole non hanno avuto effetto. Io ed Ilaria ci siamo liberati l’uno dell’altra, della nostra incapacità di mantenere un equilibrio, di assicurare un futuro sereno a nostra figlia. Credo d’aver digrignato per tutto il tempo di questo dormiveglia. Macino spesso, creo polvere di dente, reprimo la mia aggressività. Il rugby non basta. Ormai mi lasciano giocare solo se la partita è inutile. Forse è il riflesso di come mi sento, forse sto solo invecchiando male, oppure è arrivato il momento di smettere, di cambiare.

BRANO 4
Ci sono parole senza corpo e parole con il corpo. Libertà è una parola senza corpo. Come anima. Come amore. Parenti dell’aria e quanto l’aria senza confini definiti, resterebbero puro suono se abbandonate alla vaghezza dei rotocalchi o dei talk show. Hanno bisogno di qualcuno che presti loro la sua carne, il suo sangue e i suoi limiti perché diventino concrete. Di versarsi in un corpo che si faccia vaso perché ne possano assumere la forma e la storia. E poiché ogni corpo è diverso dall’altro, queste parole respirano diversamente a seconda dell’individuo cui vanno incontro. E, se ogni individuo è un inizio e una fine con una storia in mezzo, sono parole che hanno bisogno di essere raccontate.

BRANO 5
Gli anni sono passati così velocemente, scivolati dietro le rocce levigate dal tempo. E i ricordi sono stati sommersi, nascosti, come fa la sabbia del deserto con le tombe dei grandi faraoni. Guardo queste mie mani, callose e piene di lavoro, e vedo le rughe e le curve che mi hanno segnato. Queste mani piene di solchi, cicatrici, ricordi, oh queste mani… hanno impugnato la spada. Un tempo, in quel tempo che adesso non sembra più mio, ho creduto di possedere la spada della giustizia. Ho creduto di sventolare, nelle albe rosse di nuovi giorni, la bandiera della libertà; poiché un uomo senza dignità, non può ritenersi uomo.

BRANO 6
Sento un rumore nelle orecchie, sembra un fischio prolungato. È tutto buio, non riesco ad aprire gli occhi. Sento una voce, un nome, forse qualcuno mi sta parlando. Sollevo appena la palpebra sinistra, la luce mi ferisce in modo disarmante, e così di scatto torno a richiuderla. Ora qualcuno mi scuote. Sento la pressione delle dita, i palmi che spingono, le mani che tirano e io dondolo leggermente, ma il sonno è così potente, così pesante.

E adesso ditemi, secondo voi, quali sono, tra questi, i libri che hanno avuto un grande successo letterario e quali quelli che ancora viaggiano nell'anonimato?
Fate finta di essere voi, editori interessati a proporre una novità, in base a quale di questi incipit scegliereste di continuare la lettura, dunque di appoggiarne la candidatura del libro alla pubblicazione?

Poi, vi dirò chi sono gli autori dei brani citati. 
Vediamo quanti di voi la pensano come me!





119 commenti:

  1. Io sceglierei tre, quattro e sei.
    Questo giochino è carinissimo, complimenti :)

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  2. Non saprei dire quali libri siano di autori affermati e quali di esordienti. Però il tre e il quattro mi hanno affascinato di più. Li considero più scorrevoli e avvolgenti, originali. O forse, semplicemente, più in sintonia con me.

    Il 2 è sicuramente di un Indie, forse anche molto inesperto. Il 5 e il 6 potrebbero essere romanzi di genere, occhio e croce un fantasy e un thriller. Il numero 1 è scritto bene, ma un po' singhiozzante.

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    1. A una seconda rilettura dei testi, penso che il 3 sia autoprodotto per un semplice motivo: la presenza di una "d" eufonica. Solitamente gli editori le cancellano. Resta comunque il più bello insieme al 4! :-D

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    2. Ma tu, Chiara, hai sbagliato mestiere, dovevi lavorare in una Casa Editrice!

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  3. Una bella idea :)
    Volendo dimezzare, sceglierei due, quattro e cinque. In ordine di gradimento ;)

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  4. Sì, certo. Ad esempio so già che quello di Umberto Eco non lo leggerei. A Marina, invece, forse darei una possibilità...

    Ma le Case Editrici ragionano diversamente dai lettori. Il lettore non deve vendere il libro, semmai lo deve acquistare e godere. La Casa Editrice, invece, deve vendere e sa bene che quello scritto da un già conosciuto Umberto Eco venderà, in prima battuta, sicuramente di più di quello della più talentuosa Marina...

    Tornando al gioco, visto che non conosco gli autori e non ho riconosciuto fra essi alcun romanzo che ho già letto, sceglierei il numero 3. Mi ha colpito di più. Naturalmente parlo di stile, perché con brani così brevi non si può certo giudicare una storia.

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    1. Come "forse"!
      Scherzo: è fin troppo ovvio che una Casa Editrice scelga ciò che fa vendere di più!
      Ah, se fossi io un editore!
      Fallirei subito!

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  5. A me piace il due.
    Credo, però, che gli editor scelgano anche in base alla storia, oltre che allo stille.

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  6. A parte qualcuno della "sestina" che è stato snobbato a maggioranza, il fatto che ci sia una dispersione piuttosto ampia di pareri mi sembra molto indicativa. La platea dei giudici, poi, dovrebbe essere di palato fino, capace di giudicare più in profondità che non un "semplice lettore". Lo dico senza ironie, sia chiaro.
    Questo credo che renda in parte conto della aleatorietà dei concorsi (al di là di altre considerazioni più dietrologiche) e della potenza del marketing nelle CE, perché molti libri potrebbero vendere allo stesso modo, ma forse alcuni sono più "pubblicizzabili" di altri.

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    1. Dici che una Casa Editrice è fatta di persone che hanno una sensibilità ed una profondità diverse da quelle del comune lettore?
      Non è forse il contrario? Chi può meglio giudicare il lavoro di uno scrittore se non un lettore disinteressato ai guadagni e alle vendite di un libro e attento solo alla storia che ha per le mani?

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    2. No: io dico che noi abbiamo una sensibilità che (in teoria) dovrebbe mancare al lettore comune. Se però, al di sopra di un certo livello, le nostre preferenze si disperdono, allora fanno bene le CE a ponderare altri fattori. Voglio dire: tolto Eco, che la gente compra a scatola chiusa, davanti a due libri potenzialmente da 10.000 copie una CE sceglierà l'autore che possiede un maggior ritorno per cose differenti dalla scrittura. Telegenia, amicizie, opportunità diverse: chi più ne ha più ne metta.
      È chiaro che un esordiente non possiede nessuna di queste qualità (a meno di una parentela famosa) ;)

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    3. Tutto chiaro. Non dev'essere facile muovere masse, orientare decisioni, spostare attenzioni su questo o quell'autore di libri. Le CE devono tenere conto di molti fattori e sacrificare la qualità se è il caso, ma con gli esordienti, purtroppo è vero, devono vincere un forte pregiudizio e quei fattori di cui parli tu possono solo piovere dal cielo!

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    4. Le CE, almeno quelle di maggiore spessore, nemmeno li guardano i manoscritti degli esordenti, sono daccordo con Michele. Trovo interessanti le risposte al tuo giochino, dobbiamo considerarlo tale visto la brevità dei brani, ma purtroppo non posso partecipare e quindi mi godo i diversi giudizi ;)

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    5. Sì, lo penso anch'io, che un incipit sia poca cosa per capire, però, talvolta, anche quelle poche righe possono afferrarti o dissuaderti da subito (sarà che io vivo così l'impatto con i libri che scelgo di leggere)!

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  7. Bello, mi piace questo gioco. Io dico 2 e 5.

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    1. Hai notato? Il n. 1 è stato snobbato da tutti, eppure...

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  9. Farò una figuraccia, comunque ci provo. Il tuo, Marina, è un ottimo post, proviamo a fare l'editor, quello che decide i destini dei libri in base a poche righe di incipit. Ti dirò chi scelgo, ma aggiungo anche perché lo scelgo.

    I brano 1, 3, 4, 6 mi sembrano addirittura scritti dalla stessa mano. Sono tutti in prima persona, la prosa è frenetica anche quando non ce n'è motivo, periodo cortissimi, concetti generici. Sembra che si voglia colpire con le parole, ma se dovessi ripetere quello che ho letto, non ho letto niente, è tutto un po' ideale. Diciamo che cose così le posso scrivere anch'io al primo colpo, senza bisogno di revisione. Non c'è profondità. Tra questi, solo il brano 1 è leggermente più interessante. Un libro tutto con questa prosa fa venire il mal di testa.

    Mi piace invece il brano 2: inizia con uno stavamo, abbastanza misterioso, come se l'incipit fosse successivo a qualcos'altro. E subito c'è una descrizione edilizia non scontata. Si arriva a una particolarità di luogo in poche righe, e la si identifica in chiesa e cimitero, alberi e campane. Potrebbe essere il tema del libro? Potrebbe. Qui la prosa è lenta, ho il tempo di assimilare. Quindi scelgo il 2.

    Da lettore il brano 5 non mi interesserebbe. Mi pare un genere che non frequento, la spada e la giustizia, non fanno parte delle mie letture abituali. Da editor è diverso. La prima persona che ricorda ha un ritmo lento ma dice già tutta una serie di cose sul passato di quest'uomo. Anche qui le immagini raccontano. Di questo proseguirei la lettura comunque,

    Quindi 2 e 5. Speriamo di non aver detto troppe cazzate...

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    1. Se si può chiedere il secondo paragrafo del brano 1, proverei però a leggerlo. Un supplemento di valutazione. Si può?

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    2. Perché no, eccoti accontentato:

      "Avanzo nel corridoio della metropolitana berlinese perché sto tornando a Prenzlauer Berg, dove abiteremo ancora fino a giovedì. Costeggio un muro arancione, incrocio una coppia, l’uomo è alto, magro, occhi blu acciaio; parla con la donna guardando me che mi avvicino lungo il muro. Io mi tuffo in lui e mi accorgo che mente. Lo vedo e al tempo stesso lo sento. L’uomo di questa coppia mente alla donna di questa coppia. Ciò che le dice in tedesco mentre mi incrocia è una bugia. Lo so. Bugiardo, gli dico dentro di me, senza fermarmi. La donna volta il viso verso di me, senza motivo apparente, ed è bello. Ho delle tensioni nel collo. Mi succede quando sono agitato. Credo che oggi sia il nostro imminente trasloco a scuotere gli aghi dei miei indicatori".

      Che ne pensi?

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    3. La tua analisi è preziosa, perché stai mostrando il tuo percorso mentale che è davvero molto interessante. Non ti dirò ancora perché il 2 ti attira tanto, ma hai colto nel segno: è un libro che va assimilato; tra gli altri citati si nasconde un poeta, per il resto le tue scelte sono pienamente condivisibili. Però, se hai chiesto un supplemento, qualcosa mi dice che potresti tornare sull'1!

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    4. Questo secondo pezzo mi sembra molto migliore del primo. Visto così, se fossi editor, il primo glielo avrei fatto tagliare e forse avrei scelto questo invece che il 5. Però il confronto non sarebbe più equo.

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    5. Dovrei aggiungere seconde porzioni a tutti i brani! :)

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    6. pari opportunità a tutti i brani! per il 5 ti consiglierei qualcosa di meno ambiguo ;)

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    7. Ahahah, vuoi suggerirmi tu il supplemento giusto? ;)

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    8. no no, ho detto che mi godo i vari giudizi... tu hai lanciato il gioco e tu devi inserire i brani, dai forza rendi più intrigante e difficile la scelta, puoi fare di meglio ;)

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    9. Magari se aggiungessi nuovi pezzi, molti giudizi si ribalterebbero e la valutazione sarebbe di tipo diverso: si potrebbe dimostrare che un paragrafo di poche righe può dire poco e plasmare un giudizio superficiale. Invece, vediamo l'impatto immediato che hanno i brani per quel poco che l'incipit suggerisce.
      Per il n. 1 ho fatto un'eccezione perché era il pezzo più sfigato, passando totalmente inosservato, eppure...

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  10. Devo dire che è un bel gioco, questo. Mozzi (sempre lui!) dice che gli basta una pagina per "capire chi ha di fronte" anche se, per etica professionale, si costringe sempre a leggere fino a pagina 30. È un modo un po' crudo, ma devo ammettere che lo capisco. Se lo fa lui, perché noi no? A questo punto sarebbe interessante giocare insieme: ognuno mette a disposizione un incipit, che sia suo oppure di un libro "vero", magari non troppo famoso per non scoprirsi. Per vedere l'effetto che fa :)

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    1. Io raccolgo subito la sfida! Organizzala e proponila, io sarò la prima a partecipare! :)

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  11. Per non essere influenzata non ho letto i commenti. I due brani che mi piacciono di più sono il numero 2 e soprattutto il numero 4, anzi il 4 più lo rileggo più mi piace.
    a questo punto sono curiosa di chi è ?

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  12. Adesso ho letto anche i commenti, confermo il 2 e il 4. Però rileggendo il numero 1 mi sembra intrigante mi viene in mente Faletti...di cui ho letto solo il primo libro, non so me lo ricorda....

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    1. Mi è piaciuto molto "io uccido" di Faletti, ma il n. 1 è ben lontano da quel genere!

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  13. Ok, Marina. Inserisco anche il brano 1 nella terna. Tre pubblicabili e tre no. Sarà un disastro. Il brano 1 mi lasciava una porta aperta perché presentava delle geometrie interessanti. Se avesse però continuato a parlare degli occhi l'avrei escluso. Ma già il secondo paragrafo dà un esempio di quello che fanno questi occhi, e lo butta lì senza lavorarci troppo, passa subito oltre, mi è piaciuto. Se fosse rimasto a fare discorsi sulla coppia e dire che tipo di falsità riguardava quell'uomo l'avrei escluso. Occhi blu acciaio non è banale, e la frase "L'uomo di questa coppia mente alla donna di questa coppia" mi piace. Certo che un romanzo tutto così spezzato, frasi di una riga, alla lunga diventa un po' monotono da leggere. Spero sia solo l'inizio.

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    1. Eeeeeh, primo apprezzamento sul brano 1 che, per ora, rimane figlio unico!
      Questo potrebbe essere la prova che un giudizio non può formarsi sulle base delle prime righe di un romanzo, che la lettura va portata avanti per un po' prima di essere valutata. È un insegnamento per me che vado ad emozione subitanea!

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  14. A questo punto sono davvero curiosa... per quanto ci terrai sulle spine? :)

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    1. Adesso devo organizzare un post che renda giustizia a tutti i brani presi in considerazione: lo preparerò questo fine settimana! ;)

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  15. Io sceglierei 1 e 6. Però devo farti una piccola osservazione personalissima: i brani avrebbero dovuto essere tutti dello stesso colore, perché la vista può essere turbata da un colore particolare quindi fuorviare il giudizio del lettore.

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    1. Ciao Nadia, benvenuta!
      Sì, forse hai ragione: ho diversificato i brani con colori diversi per non appesantire la pagina e creare un po' di dinamicità. ;)
      (Il brano n. 1 è in rimonta, mi fa piacere!)

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    2. Sono giunta fino a te accompagnata per mano da Michele Scarparo. Devo ringraziarlo perché mi ha fatto scoprire uno dei blog più intelligenti che ho trovato sino ad ora nelle mie scorribande tra post che trattano il tema "scrittura". Mentre tantissimi intendono "semplicemente" insegnare a scrivere ad aspiranti scrittori, qui trovo argomenti che aiutano a capire qualcosa in più. Scorro a passo veloce poiché domani ho la presentazione del mio nuovo libro, ma mi riprometto di frequentarti assiduamente. :-D

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    3. Grazie mille, ti aspetto! :)
      (E grazie, Michele!!)

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  16. Direi che, di questi sei inizi, il primo mi incuriosisce: anche se mi par difficile scrivere un intero romanzo su quel tono. Nel secondo mi infastidisce l'aggettivo "placide" riferito alle campane (anche se poi la frase "Nei cimiteri crescono alberi, su cui gli uccelli si posano e cantano" torna a incuriosirmi). Nel terzo vedo l'intenzione di fare una narrazione fatta in un certo modo, un po' convulsa: bisogna vedere se tiene. Il quarto non mi dice niente. Il quinto potrebbe essere un buon romanzo popolare. Nel sesto c'è quell'aggettivo "disarmante" che mi dispiace assai.
    Naturalmente queste poche righe non bastano per farsi un'opinione sul testo; figuriàmoci!
    Ho solo cercato di stare al giocol

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    1. Benvenuto Giulio e grazie del commento ai brani. Certamente, questo è solo un gioco: se davvero le CE giudicassero un testo da appena venti righe... ci sarebbero poche speranze per tutti, azzardo, forse anche per i "big" (però bisognerebbe non sapere che sono "big"!)

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    2. Certo, è solo un gioco, ma è un gioco di specchi ed ognuno vede tra le righe il riflesso dell'immagine che più corrisponde al suo sentire. Il secondo brano (al di là degli aggettivi più o meno condivisibili) è un inno alla vita. Non ci sono chiese perché 'Dio' non è nelle chiese, non c'è un cimitero perché la morte non c'è, essa vive nella dimenticanza...Gli uccelli, che si posano e cantano, esprimono la leggerezza e l'armonia del vivere in sintonia con il creato.

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  17. Il film del mondo entra in me "dal" mio occhio destro. A parte questo è l'incipit che mi ha più incuriosito con uno stile alla Paolo Nori. Del secondo "ovviare" "inciderebbe" e "placidi rintocchi" hanno un po' rovinato la poesia del tutto. Ah, anche "rinomato" deve avermi infastidito, ma è passato più sottotono. Del terzo mi affascinato "polvere di dente". Il quarto brano mi ha trasmesso poco. Brano 5 o un fantasy o uno storico, tipo soldato di ventura, alla Arturo Pérez-Reverte. Il brano 6 mette ansia, direi l'incipit di un thriller. sono molto curiosa di sapere i titoli dei libri anche se da poche righe è difficile capire stile, genere, etc... ma come gioco è davvero carino. Giulia

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    1. Grazie Giulia, benvenuta!
      Direi che, dall'analisi che hai fatto, tu sei una lettrice molto attenta. Complimenti per le acute osservazioni. Il 6, tuttavia...

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  18. Parto dal 6. Disarmante non ha senso, oltre a essere brutto, visto che poi il soggetto chiude la finestra. Se è disarmato resta fermo. Non mi piace. No.

    5. No. Troppo eroe.

    4. Pare quasi scritto dall'autore del primo. A me non dispiace, certo bisogna vedere poi dove e come questa filosofia delle parole con e senza corpo conduce. Potrebbe essere un incipit che anticipa un fatto immediatamente forte, magari violento. Sì.

    3. Non lo boccio. La relazione uomo donna che si separano con prole può creare buona letteratura. Anche se la scrittura non mi piace, ma un buon editor può far miracoli. Ni. Presuppone una trama ma è scritto senza grazia.

    2. Decisamente quello che mi piace meno. No, per tutto.

    1. Decisamente quello che mi piace di più. Sì, per tutto. Vado avanti a leggere, ma se poi mi frega, lo metto rapido nel trinciacarta.

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    1. ahahah, molto puntuale, Luigi,complimenti e benvenuto!
      Così dici 2 no e 1 sì? Uhm...

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  19. Risposte
    1. Benvenuto, Danilo, segno 1 e 2!
      Grazie per aver partecipato!

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  20. Io se fossi un editor non giudicherei il libro dall'incipit. Magari sbaglio.

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    1. Senz'altro è come dici, l'incipit potrebbe non essere sempre indicativo, però a volte penso: ma siamo sicuri che un editor non si comporti sul serio così? Magari di fronte ad una mole di libri (leggi sinossi) che arrivano in redazione, qualcuno preferisce usare il metodo "incipit" per aiutarsi un po'!
      (A dirla tutta, sarebbe l'incipit della sinossi, il che sarebbe anche peggio!)

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  21. Il 3 e il 2. Ma il 3 ha qualcosa di vero che mi incuriosisce e la scrittura coinvolge. Forse digrigno anch'io un po' troppo.

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  22. 1, 2 e 5. Uno perché è irritante quasi e mi incuriosisce, chissà dove va a parare. Magari va a sbattere al primo angolo, magari no.

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  23. Scusa te l' interruzione. Riprendo. Il due mi piace per il ritmo lento. Il cinque è fascinoso, è forse non parla di quello che sembra a prima vista. di alcuni altri, il tre in particolare, trovo che il tema sia troppo sentito. Ora non lo pubblicherei, cercherei altri temi

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    1. Irritante? Bellissimo aggettivo!
      Con il cinque hai fatto centro!
      Grazie, Melania, per avere detto la tua

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    2. Bravissima Melania per il 5, altro che eroi e fantasy, non rivelò nulla perché son sicuro che lo farà Marina a suo tempo.

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  24. Voglio giocare anche io. Sono libri scelti e pubblicati l'1, il 2 e il 4.
    Roberto Galofaro

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  25. Ho conosciuto questo post grazie al contatto di Giulio Mozzi che l'ha linkato. Complimenti per il blog, da autore (e soprattutto lettore) lo dico sinceramente! Ovviamente l'editore quando si trova a dover compiere una scelta deve tener conto di tanti fattori che qualcuno meglio di me ha già saputo argomentare, quindi più che nei panni dell'editore in senso stretto mi piace mettermi in quelli di un (illuminato) talent scout e allora... vai di giochino! (al di là di questo, credo che molti tra coloro che ti seguono abbiano già pubblicato - l'ho fatto anch'io: 3 libri e un quarto in uscita, tutti per Nulla die edizioni - ed è davvero interessante capire cosa possa fare la differenza, al di là dei gusti soggettivi, tra un manoscritto destinato a una grossa casa editrice e un altro magari che rimarrà nel cassetto o perso nel marasma dell'autopubblicazione).
    Detto ciò, e perdona la mia prolissità, io sono stato colpito maggiormente dal testo 2 e dal testo 3, sebbene diversissimi fra loro. Nel terzo ha prevalso, sempre parlando di incipit, un certo impatto nella narrazione, mentre nel secondo in generale mi è piaciuta la descrizione. Anche il primo, aiutato però dal prosieguo che hai voluto condividerci in un secondo momento, ha un suo motivo di interesse, ma questo lo dico a posteriori, perchè avesse continuato sulla falsariga dell'intro lo avrei forse frettolosamente bollato come troppo "astruso" o misterioso. Il 5 mi sembra troppo prosaico per i miei gusti ma potrebbe incuriosire, mi sembra comunque una narrazione dal probabile ampio respiro, mentre il 4 e il 6 sono quelli che meno hanno colpito il mio immaginario. Troppo ridondanti, aleatori e forse "densi", anche se mi rendo conto che l'aggettivo non voglia dire niente! :-D Riguardo il sesto, ho avuto la sensazione di averlo già letto ma ho già verificato che non è così. Mi sembrava l'incipit di un romanzo autopubblicato da un'esordiente che mi "indusse" ad acquistare il suo ebook dopo che si era pubblicamente lamentata sul suo blog e sui social che il suo libro non era stato minimamente considerato nè da editori big, nè da indie. Non mi fece una grande impressione il suo libro, ebbi molta difficoltà a terminarlo proprio per quel suo modo troppo pesante di esprimersi. Ecco, per semplice associazione, mi verrebbe da dire che anche l'autore del sesto brano sia ricorso al self publishing, ma quasi sicuramente (visto che non sono un editore) avrò preso una cantonata! :-) rimango in attesa del prossimo tuo post allora! Gianni G.

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    1. Grazie, Gianni, per il tuo corposo commento e benvenuto!
      Intanto la tua analisi sul primo brano porta ad una facile deduzione, che l’incipit di un libro, tante volte, possa non essere subito convincente, ragion per cui suppongo che un editor serio e paziente ne prolunghi la lettura almeno di qualche altra pagina.
      Il sesto lo ha scritto un lui, non una lei (per aggiungere certezze a quelle cui già eri pervenuto tu)
      Qualche giorno e svelerò l’arcano! :)

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  26. L'unico che mi ha incuriosito è il numero uno. Non ha raccontato nulla di particolare ma ha puntato sulla scrittura, secondo me. Gli altri mi hanno annoiato.

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    1. Benvenuta, grazie per avere condiviso la tua impressione!

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  27. Arrivo qui dalla pagina fb di Giulio Mozzi. Bellissimo post, concordo con le tue riflessioni. Partecipo al gioco. A una prima lettura, non avrei scelto nessuno dei brani ed effettivamente proprio perché navigavo in un vuoto privo di appigli contestuali e motivazionali, tale che ho potuto notare "difetti", sfumature di difetti, cose piccole, ma presenti secondo me. Dopo altre letture scelgo il 2 e poi il numero 1, grazie al brano aggiunto nei commenti. In attesa del prossimo post, ti saluto con simpatia. Mara Luigia Alunni

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    1. Grazie Mara Luigia e benvenuta!
      Il sondaggio si incrementa di riflessioni nuove, la tua è molto interessante!

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  28. Confesso che mi piacciono tutto e sei i brani, non ne escluderei nessuno.
    Sono tutti diversi! Mi pare però prevalga, in 4 su 6, una certa attitudine alla scrittura, mentre sono in minoranza brani da cui si possa appena desumere una 'storia', una 'trama'. Nulla di male. A me piace la scrittura, meno la trama a tutti i costi - men che mai poi a detrimento della scrittura. Bello questo post, davvero! DaniMat

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    1. Grazie Dani, sei la prima (o il primo?) che sceglierebbe tutti e sei i brani; mi sa che in questo ci somigliamo, anche se io ho il vantaggio di averli già letti! :)

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  29. 1) trovo che sia scritto bene, continuerei a leggere. non mi piace “entro all’interno”.

    2) bella intenzione ma lo trovo noioso.

    3) carino “polvere di dente”, per il resto sembra scritto da un italiano troppo acerbo.

    4) scritto bene ma viene voglia di saltare le frasi per far prima. forse nel giusto contesto sarebbe diverso. qui sembra inutile.

    5) troppi cliché

    6) togliendo “in modo disarmante” fila bene e non perde nulla. un po’ cheap la scrittura in prima persona al presente se usata così (immagino un thriller).

    Credo che l’ultimo abbia venduto di più perché più commerciale. A me ha colpito più il primo.

    Non è escluso che un brano di mezzo sia tratto da qualche polpettino italiano che ha venduto per strategie di mercato (o magari è solo un passaggio meno fortunato tratto da un bel romanzo).

    Bel gioco! Perderò miseramente, ma bel gioco!

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    1. ciao Leonardo, benvenuto nel blog.
      Sai che "polvere di dente" del 3 ha colpito anche altri lettori? e del 6 in molti hanno pensato ad un thriller?
      Mi sono piaciuti i tuoi giudizi, ma stai tranquillo: è un gioco senza vincitori, forse l'intuito aiuta più qualcuno rispetto ad altri, ma è bello vedere la reazione di chi legge senza sapere cosa! :)

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  30. Io sceglierei il 3 e il 6, ma credo che quello che hanno avuto successo siano l'1 e il 2

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  31. Il 4 è di un poeta, non di uno scrittore di narrativa. Quelle continue ripetizioni sono proprie della poesia. Credo sia tra quelli pubblicati per notorietà, oltre che per capacità, anche se....

    Il 5 forse è stato pubblicato, la spada fa sempre la sua figura, vagamente ricorda un'autrice famosa ma non è la sua tagliente e acuta scrittura, lei arriva subito al centro del bersaglio.
    Il 6 potrebbe essere stato pubblicato anche se personalmente trovo sia materiale di uno scrittore esordiente.
    Il 3 mi sembra materiale da blog.
    Il 2, anche se non mi piace particolarmente, ma bisognerebbe leggere di più di un brevissimo stralcio come quelli pubblicati qui, mi sembra materiale che potrebbe essere stato pubblicato, ha il ritmo di chi legge in vacanza.
    Sugli altri non riesco ad esprimere alcun parere.
    fernanda ferraresso


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    1. Benvenuta Fernanda, lettrice esigente, vedo! Mi piace l'espressione riferita al 2 "ritmo di chi legge in vacanza"!
      Uno dei brani è azzeccatissimo! :)

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  32. Sceglierei 1, 5 e 6. Non so come editore, ma come lettore credo che godrei!

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  33. anna maria bonfiglio25 aprile 2015 alle ore 14:47

    io sceglierei 3 e 5

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  34. Io sceglierei l'1. Il mondo che entra nell'occhio. L'occhio che si fa orecchio. L'orecchio che ascolta ciò che ronza di umano. Scorre con l'eleganza di un'equazione.

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    1. Bellissima l'espressione "l'eleganza di un'equazione!". Grazie per la partecipazione :)

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  35. Sceglierei soltanto il 2.
    È l'unico che mi fa scattare la domanda "e poi cosa succede?".

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    1. La curiosità, un elemento fondamentale nel giudizio di un'opera: sono curioso di sapere come andrà a finire la storia, che potrebbe anche essere un "dove andrà a parare"? Intanto, però, lo leggo sino alla fine!
      Giusta osservazione, grazie, Angelo!

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  36. cinque... scritto bene!

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  37. Secondo me lo scrittore del brano 3 è una persona che ti travolge con buoni dettagli. Ci sono persone che scrivono di dettagli futili e altri che usano quelli giusti e indispensabili. Secondo me lo scrittore del brano tre fa parte della seconda categoria. Adora i dettagli e riesce anche a saperli trasmettere al lettore in maniera davvero potente. Io adoro perché ti mettono in contatto con il protagonista e che ti rendono partecipe alla sua vita quotidiana e detesto quelli inutili. Il brano tre lo leggerei e penso non mi ci scollerei dal testo finché non è finito. Ottima scrittura.

    Giovanni

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    1. Grazie Giovanni, fan del 3: il suo autore sarà molto contento! ;)

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  38. Quello che mi incuriosisce di più è il n.1, però se mi devo mettere nei panni di un editore leggerei anche il 2-3-4 per vedere com'è il seguito. Invece non mi piacciono il 5 e il 6. Complimenti per l'idea, non vedo l'ora di conoscere gli autori.

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    1. Benvenuta Tina. Penso che domani, al massimo martedì, ogni curiosità verrà soddisfatta! ;)

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  39. Personalmente scelgo il 6. Mi piace lo stile. Voglio sapere chi e' l'autore ed il titolo del libro per poterlo prendere …

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  40. Il primo credo sia il famoso ma non mi convince, il 2 non mi incuriosisce, mi sembra un po' piatto, il 3 è troppo raccontato, non mi convince, il 4 continuerei a leggerlo, il 5 lo trovo un po' banale nei concetti,il 6 è poco coinvolgente, c'è troppa distanza fra la descrizione e l'emozione che vorrebbe suscitare, non mi convince.

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    1. Grazie Anna per avere condiviso le tue impressioni! ;)

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  41. È molto più difficile di quanto credessi! Hai già dato le risposte? Io intanto mi butto con 2 e 6. Complimenti per il successone di questo post! Te lo copieremo tutti :D

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    1. Grazie Lisa! Sto scrivendo il post che tutti, ormai, state aspettando: mi sono proprio divertita! Perché non continuare a farlo partecipando ad altre iniziative simili?

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  42. Incipit numero 3. " Polvere di denti" macinata , " le nostre menzogne non sono bastate"...i bisogni essenziali che non riesci a soddisfare quando stai vivendo un fallimento.

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    1. Macinare polvere di denti è proprio di grande effetto, eh?

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  43. Bel gioco, complimenti! Ci provo... 1 e 6 non mi convincono molto. Il 2 è un po' strambo, ma ha qualcosa di interessante, però non penso sia l'incipit di un successone. Il 3 e il 4 potrebbero essere quelli di successo, il 5 per me è quello più difficile, non saprei proprio.

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    1. Il 2 strambo? Un'osservazione grandiosa!
      Grazie Catia per avere partecipato! :)

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  44. Bellissimo gioco! Io sono colpita dal quarto e dal quinto, ma anche il primo non mi dispiace.

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    1. Ciao Rosalia, grazie per avere partecipato. Sto traendo le conclusioni del sondaggio, :)

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  45. Il brano n. 3. L'unico che prenda subito allo stomaco. Denti che si consumano e separazione.

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    1. Benvenuto Luca!
      Adesso saprai anche chi lo ha scritto: stamattina ho pubblicato i nomi degli autori! :)

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    2. Ciao Marina. Dove li trovo? Ormai devo sapere! :-)

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    3. Nel nuovo post pubblicato stamattina nel mio blog, l'ultimo che ti appare quando ci entri dentro.

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  46. Io il 3 l'ho letto, E adesso rubami un'altra mela di Antonio Romagnolo, mi è piaciuto molto!

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    1. Ma lo hai letto in seguito a questa esperienza o già lo conoscevi?

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  47. Il 3 prende di brutto alla pancia e ti sale al cervello... Gia' letto anch'io come ho letto il 2 meraviglioso.... Grande post complimenti per l'idea a la realizzazione...

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    1. Grazie Luca, anche te chiedo se hai letto i libri dopo questa esperienza insieme. Il 2 sono sicura di sì! :)

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