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martedì 21 aprile 2015

"LA DIVINA SCRITTURA": #5 L'insoddisfazione: una strada sempre in salita


E i raggi ne ferien per mezzo ‘l naso, 
perché per noi girato era sì ‘l monte, 
che già dritti andavamo inver’ l’occaso.

Dopo avere ascoltato il dialogo dei tre scrittori incattiviti dall'invidia, riprendo il mio cammino lungo il fianco ripido della montagna. Man mano che salgo lungo la stradina stretta e circolare vado rilassando il mio incedere accorto, perché il ripiano si fa sempre più largo e lo spazio tra la parete rocciosa ed il vuoto accanto a  me è più ampio. Sento il calore del sole investire ogni parte del mio corpo e la necessità di tenere basso lo sguardo è dettata dalla luce accecante del pieno giorno che costringe le mie palpebre a proteggere, dentro una sottile linea, i miei occhi.
Così, piegata e solerte, continuo il mio viaggio lungo il versante della montagna con il solo obiettivo di raggiungerne la cima.

Vedere la luce cento volte ed altrettante tornare nel buio; tentare ogni strada, modellando un progetto, credere in esso, raggiungere un traguardo e sentire, nonostante tutto, di non avere concluso niente: è l'insoddisfazione che scava dal basso rendendo fragili le fondamenta su cui poggiano le certezze. Perché raggiungere un obiettivo è una certezza ed essa è un fatto concreto che non si può negare, trascurare, scavalcare, come se fosse una parentesi superflua, priva di valore o poco utile. Eppure, anche una certezza diventa il primo gradino di una rinnovata insicurezza, un riprendere il cammino in un circuito tondo.
Non vi è mai capitato di essere scontenti di un traguardo raggiunto, di pensare a quel qualcos'altro che avete chiesto al destino senza che questo vi abbia assecondato? 

L'insoddisfazione è uno stato mentale per il quale un obiettivo conseguito è sempre un nuovo punto di partenza che azzera il precedente, mai un trampolino di lancio verso nuove spiagge di successo.
L'insoddisfatto, per natura, ha una cura maniacale per le cose, è molto esigente, è un perfezionista, non gode accontentandosi, cerca e rincorre sempre il meglio; ma può anche, al contrario, non credere abbastanza nelle proprie capacità, sentirsi sempre superato da altri più meritevoli o più fortunati, correre verso qualcosa senza arrivare mai.

Ho provato a sintetizzare delle categorie di scrittori insicuri con i relativi rischi  che vedo possibili in ciascun caso.

Chi fallisce tutti gli obiettivi

È lo scrittore armato di buona volontà, ma non abbastanza capace di affrontare con tenacia la realtà. Non vince concorsi? Le Case Editrici non lo considerano? Nessuno legge il libro che si è autopubblicato? Ha un blog poco frequentato? 
Comincia un'elucubrazione mentale infinita e contorta che trova il suo naturale sfogo nella bassa autostima; l'insoddisfazione toglie la forza di continuare a provare, gli obiettivi diventano pezzi di un puzzle confuso, i sogni non sono più traguardi, ma orizzonti sfiorati soltanto con il pensiero. Lo scrittore che fallisce "rassegna le dimissioni", rinuncia, si mette di lato, piangendo la propria "sconfitta".
Il rischio è di non trovare più la giusta spinta per continuare a credere in se stessi; di lasciar perdere tutto, di farlo senza convinzione, solo animati da una totale sfiducia.

Chi rimane deluso dalle aspettative

È lo scrittore che non si ritiene fallito su tutti i fronti, la sua autostima è salva, ma ha commesso un errore in eccesso, coltivando troppo un'aspettativa, poi, delusa dal mancato approdo al risultato sperato. L'insoddisfazione nasce dallo scollamento fra la scommessa fatta con se stesso e la realtà ben diversa.
Il rischio è di arenarsi sulla convinzione di essere stato penalizzato da qualcosa, dunque il mancato approccio con l'autocritica costruttiva.

Chi si aspetta sempre di più 

È lo scrittore che non sa accontentarsi, pretende molto da se stesso ed ogni successo lo catapulta nella visione di un nuovo obiettivo sempre più difficile, fino a farsi impossibile. Vincere un premio minore non è abbastanza, sentirsi gratificato da critiche positive è una tappa verso la perfezione: un comune concorso letterario non lo appaga, occorre puntare al Premio Campiello, elevando lo standard dei propri obiettivi.
Il rischio è di cadere nella forma, forse, peggiore di insoddisfazione: non riuscire a capire i propri limiti. Ciò comporta l'aprire bruscamente gli occhi su una realtà che non si è stati in grado di vedere. Sopravvalutarsi è pericoloso: più in alto ci si spinge, più forte è il botto quando si cade. La ricerca di un beneficio maggiore finisce per svuotare la gratitudine verso quello già ottenuto.

Chi è consapevole dei propri limiti

È lo scrittore che "sa di non sapere", scrive perché la passione è forte, ma lo fa con la modestia di chi riconosce di potere fare di più e meglio. L'insoddisfazione nasce dal confronto con la bravura ed il successo altrui; si sente sempre il più piccolo, l'ultimo della fila, colui che ha tanto da imparare.
In questa categoria ascrivo anche lo scrittore che ha raggiunto un obiettivo per meriti non suoi: se ha la consapevolezza che ha vinto quel dato premio perché è stato aiutato (e non dico dalla fortuna) o perché i partecipanti erano tre e due sono andati fuori tema... si capisce bene come  quello non rappresenti il successo cui aspira.
Il rischio di chi riconosce i confini della propria scrittura è di non credere mai abbastanza nei sogni, di affidarsi, cioè, totalmente ad essi tenendo lo sguardo sempre in sù, senza provare ad "abbassarli" al rango di possibilità terrene.

Ivi mi parve in una visione
Estatica di subito essere tratto,
E vedere in un tempio più persone.

Ad un certo punto della salita, guardo in alto: la vetta mi sembra così lontana, così irraggiungibile! Quanta strada, ancora, davanti e quanta poca volontà di continuare! A metà del mio percorso incontro altri due scrittori seduti a gambe incrociate, con sguardo spento e movimenti ridotti al minimo.
"La salita è dura, eh?" - interrompo il silenzio.
"Per me non più: decido di rinunciare" - mi risponde uno scrittore, sollevando il capo che tiene nascosto in mezzo alle braccia conserte.
"Hai fatto tanta strada fin qui, perché mollare proprio adesso?"- lo incalzo.
"Non so quante montagne ho provato a scalare e mi trovo sempre a metà strada! Non sono capace, mi arrendo!" - replica seccamente.
"Io, invece - prosegue l'altro, allungando un filo d'erba tra le dita - non mi accontento: ho ottenuto una segnalazione della giuria ad un concorso letterario, ma voglio il primo premio. Non mi fermo a questa vetta: voglio raggiungere quella". Sposto la direzione del mio sguardo verso il punto indicatomi dal dito del mio interlocutore e scorgo una montagna ancora più alta, ancora più impervia.
"Ma sarai in grado di scalarla?" - domando titubante.
"Il mio obiettivo, ormai, è arrivare fin lassù- mi risponde tracotante.
Lascio presto alle reciproche insoddisfazioni gli scrittori fermi in quel punto della salita. Pur non sapendo dove mi porterà il mio cammino, vado avanti e, intanto, rifletto sulla mia, di insoddisfazione.

Vedi l'albor che per lo fummo raia
Già biancheggiare, e me convien partirmi
(l'angelo è ivi) prima c'io li paia.

La mia insoddisfazione appartiene, in parte, all'ultima categoria sopra elencata: ho dei limiti che vorrei rimuovere, legati all'esperienza, prima di tutto, ma anche alla mia insicurezza, un dono di natura di cui farei volentieri a meno. È la sensazione che nasce da un senso di mancanza (non mancanza di successo), la mancanza di qualcosa che confermi o aumenti le mie potenzialità. E forse il controsenso maggiore è che, ciò nonostante, io continui a coltivare ambizioni senza smettere di sognare. Credo che la ragione risieda nel modo in cui sto imparando a gestire questa mia latente insoddisfazione: essa mi spinge a cercare nuove soluzioni, è una forza propulsiva, più che un freno alle mie aspirazioni; mi costringe a cercare il miglioramento, ad agire, a non lasciare vincere la pigrizia mentale.

Che fosse questo la giusta chiave di lettura?

Così tornò, e più non volle udirmi.

Avete mai sperimentato l'insoddisfazione? Che tipo di "insoddisfatti" siete?

- continua




17 commenti:

  1. Io sono una persona molto insicura, ma non insoddisfatta. O meglio: le mie insoddisfazioni non vertono nel settore della scrittura, forse perché non mi sono mai messa veramente alla prova. Il mio romanzo non è ancora stato letto da nessuno, e il blog mi ha portato ottimi riscontri.
    In linea di massima sono un'ottimista, per cui la consapevolezza delle mie fragilità mi aiuta a trovare nuovi stimoli, nuove sfide. Forse posso rientrare nella categoria di quelli che sanno di non sapere... ma con un pizzico di testardaggine in più :)

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    1. L'ottimismo è una gran dote. Lo scrittore ottimista è uno che non si da mai per vinto, cade e si rialza: intanto tu allena il tuo ottimismo nella vita, poi nella scrittura avrai tutto il tempo per metterlo alla prova!

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    2. Paradossalmente sono più ottimista nella scrittura che in tanti altri settori della mia vita...

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  2. Io sono insicura e, spesso, insoddisfatta. Devo dire che rivolgo la mia insoddisfazione più all'interno che all'esterno. Quando le cose non vanno come vorrei (non solo nella scrittura) sono io che non ho fatto abbastanza, non ho dato il massimo, non ho...
    L'altro giorno ho ripreso mio marito per un impegno scordato e stizzita ho detto che non chiedo mai agli altri più di quanto non chieda a me stessa. Mi è stato risposto in coro dai presenti che chiedo già troppo a me stessa...

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    1. In pratica, un'insoddisfazione figlia dell'insicurezza: conosco l'articolo! Essere troppo esigenti con se stessi, spesso, fa perdere di vista la possibilità che anche gli altri possano avere delle responsabilità.

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  3. Ammetto che una volta ero "furioso" per certi scrittori o scrittrici incapaci che raggiungevano il successo. Delle teste vuote che scalavano le classifiche. Adesso... Pazienza. Mi dico che ho da imparare anche da loro, e che se non imparo è perché ho la testa dura. E continuo per la mia strada.

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    1. Imparare dalle teste vuote? E dimmi, com'è l'esperienza?

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    2. Ti dirò: ti induce a riflettere sul modo migliore di raggiungere il pubblico. Al di là della scarsa qualità che spesso dimostrano, riescono a essere sulla stessa lunghezza d'onda delle persone. E senza voler essere come loro, penso che sia interessante mettersi in discussione, imparare a usare certe "esche", esattamente come faceva Charles Dickens.

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  4. Sono un insoddisfatto consapevole dei miei limiti quando scrivo a caldo. Quando mi rileggo mesi dopo dico: "Però, bravo 'sto tizio, sapessi scrivere io così...".
    In generale non sono insoddisfatto, forse perché me ne sto fuori dalla mischia e non è pubblicare il mio obiettivo. Si può andare lungo la salita della scrittura solo per vedere un panorama sottostante, per capire meglio alcune cose della scrittura stessa, per leggere meglio un libro e trovare affinità con un grande scrittore. Ma per scalare certe vette bisogna avere ben altre motivazioni che non c'entrano nulla col piacere di scrivere. Chi punta all'Everest vuole solo arrivare sulla cima per dire che è stato in cima. Chi partecipa al Campiello lo fa per vincerlo, perché gli cambia la vita, perché arrivano le televisioni, perché firma le copie del libro. Non fa per me. Più facile che siano loro gli insoddisfatti anche se salgono più in alto sulla montagna.

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    1. Però, bravo 'sto tizio, sapessi scrivere io così...

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    2. Ma non sono passati poi così tanti mesi!

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    3. No, però, hai ragione: l'insoddisfazione dello scrittore che vuole fare lo scrittore scuote desideri profondi di rivalsa o vittoria che se non ti appartengono non possono essere discussi.
      Però, peccato! Secondo la mia presuntuosa visione, pubblicare non è più il tuo obiettivo, adesso, ma forse, un tempo..., non ci credo che tu non abbia mai avuto voglia di dimostrare a tutti quello che sai di saper fare molto bene! :)

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  5. Dì un po', ero io seduta a gambe incrociate quella che hai incontrato che vuole arrendersi? :)
    Diciamo che vivo in bilico tra l'insoddisfazione e il bisogno interiore di continuare per la strada che ho scelto. Anche la mia insoddisfazione è figlia dell'insicurezza, ma sto scendendo sempre più a patti con me stessa. Vorrei arrivare al punto da scalare la montagna solo per il puro desiderio di farlo, senza aspettative. Chissà se è possibile...

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    1. Se posso dirti come la penso, lascia vincere il tuo bisogno interiore; alla fine della corsa ne ricaverai più soddisfazione, anche se non avrai raggiunto la cima della montagna!

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  6. Sono il genere di insoddisfatta che, dopo dieci anni di scrittura, un po' scalpita per avere l'occasione di mettersi alla prova con un pubblico consistente. Devo dire che un periodo duro in questo senso è alle spalle; chissà quando arriverà il prossimo! Scrivere non è qualcosa che fai ponendo delle condizioni. Devi lavorare come se fossi a un passo dal successo, ma con la pazienza di chi non ha ambizioni. Facile, no? ;)

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    1. Ad un passo dal successo, ma con la pazienza di chi aspetta anche dieci anni per arrivare alle conferme serie! Non che le piccole graduali soddisfazioni non lo siano, però, ti capisco, quella del pubblico consistente è un'ambizione che prima o poi chiede di essere assecondata.
      Secondo me, tu hai tutte le carte in regola per osare tanto, per osare di più! :)

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