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martedì 1 marzo 2016

L'intento della mia scrittura "espressionista"

(Interpretazione libera di una corrente, l'"espressionismo", che in letteratura ha ben altre e più approfondite implicazioni di cui io, qui, non tengo conto)

L'anno scorso sono andata a vedere una bellissima mostra di Henri Matisse, presso le Scuderie del Quirinale di Roma, dove sono state esposte novanta opere rappresentative dell'intera produzione artistica del pittore francese, dai suoi famosi dipinti ai costumi di scena disegnati per i Balletti Russi.
Mi lascio conquistare dalle forme d'arte che hanno una presa facile  su di me, quasi fossero per certi versi e per taluni aspetti una fedele trasposizione del mio modo di essere e di sentire: di Matisse mi hanno subito affascinato i capolavori di ispirazione orientale, dove egli coniuga il tratto della pittura con le suggestioni assorbite durante i suoi viaggi in Africa e in Estremo Oriente. I quadri hanno colori accesi e di netto contrasto: l'azzurro e il verde smeraldo predominano su sfondi molto colorati e io noto che, al di là delle motivazioni intrinseche che hanno spinto il pittore a realizzare quei dipinti, questo forte impatto cromatico stimola la mia componente emotiva, la allinea in un comune sentire.

Zorah sulla terrazza - Henri Matisse


La necessità di raccontare la propria realtà interiore, tipica del movimento espressionista, caratterizza anche la mia scrittura; con essa esercito quasi una volontà assoluta di comunicare la mia visione dell'esistenza, descrivo una realtà spesso filtrata dal mio stato d'animo e immergo i personaggi delle storie in mondi che io percepisco a modo mio. 
Il tratto marcato di Matisse mi fa venire in mente le pennellate energiche che vorrei dare alle mie storie, perché possano avere colori riconoscibili e uno stile deciso. 

L'artista diceva: "Se ho potuto riunire nel mio quadro quello che sta all'esterno, ad esempio il mare e l'interno è perché l'atmosfera del paesaggio e quella della mia camera sono una sola."
È questo il principio che muove anche la mia scrittura: interno ed esterno sono riuniti nella mia sensazione; come il pittore espressionista può accomunare la poltrona accanto a sé nello studio e una nuvola nel cielo, allo stesso modo io posso raccontare una storia non mia plasmandola come se lo fosse, senza alcuno sforzo per differenziare i luoghi della mente o, come diceva ancora Matisse, "senza dissociare i diversi elementi del mio motivo, che sono un tutto unico nel mio spirito."

L'urlo - Edvard Munch
Del resto, non è solo Matisse a regalarmi delle emozioni: i quadri di Edvard Munch mi fanno lo stesso effetto e i ritratti di Egon Schiele, tutti con un profondo spessore psicologico (non per niente ho scelto la "Giovane donna seduta" di questo artista per animare la copertina del mio romanzo).

Giovane donna seduta - Egon Schiele

I pittori delle varie correnti dell'espressionismo legano l'interpretazione dei loro soggetti a una stesura "emotiva" del colore: pennellate rapide e staccate, linee semplificate per sagomare le cose; esprimono tutto il loro sentire, stati d'animo, disagi esistenziali, ossessioni, attraverso la distorsione di forme (Munch) o una personale percezione degli spazi (Matisse disegnava figure piatte, senza spessore né profondità).

Armonia in rosso - Henri Matisse

Con le opere d'arte il senso interessato è certo l'occhio, ma gli occhi sono solo un tramite per fare arrivare alla mente e al cuore delle sensazioni. Nella scrittura si attivano altri recettori: sono le parole i veicoli che trasportano un'emozione. Le parole sono come i colori scelti per dipingere una tela ed è con le parole che io provo a dare una personale interpretazione della realtà che racconto. L'ambientazione diventa il luogo mentale che voglio mostrare, i personaggi sono proiezioni, la storia filtra parti di me, anche se solo nel modo in cui la narro, non nei contenuti (raramente ho scritto in forma autobiografica).

Il mio intento nella scrittura è creare una sorta di ideale continuità fra me e le parole. Per questo prediligo un genere letterario che sfugge a una classificazione ben precisa; per questo cerco l'efficacia dell'espressione, l'intensità narrativa e la profondità nelle storie.
Tutte cose che non mi appartengono ancora del tutto, ma che curo leggendo, sperimentando, esercitandomi sempre con la penna in mano.

Cosa chiedete voi alla vostra scrittura?
Quali sono i vostri intenti, quando scrivete?

Siete scrittori "impressionisti", che fotografano la realtà e ne riproducono fedelmente gli aspetti, traendo ispirazione dalle impressioni visive derivate dall'osservazione del vero, oppure siete scrittori "espressionisti", che filtrano ciò che vedono con gli occhi dell'anima e la testimonianza della realtà passa attraverso una personale rivisitazione anche di stile e forma? 


50 commenti:

  1. Decisamente espressionista anch'io, ma non in modo univoco. Talvolta anche un po' simbolista (non a caso mi piace molto anche il genere pittorico) soprattutto nel fatto che sono fondamentalmente realista nelle descrizioni, ma è un realismo mirato, filtrato dalla percezione personale e che si concentra specificamente sui dettagli significativi per esprimere l'atmosfera voluta.

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    1. Espressionismo puro, anche se il simbolismo nell'arte è una derivazione dell'impressionismo o mi sbaglio?
      ( so pochissimo, in materia, lo ammetto!)

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    2. Mi sembra di no... In effetti il simbolismo è un movimento piuttosto eterogeneo, quasi un'etichetta che è stata appiccicata a vari pittori con stili anche piuttosto diversi fra loro.
      Però anch'io ammetto di non essere così preparato ;-)

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  2. Io penso di esprimere una vita di mezzo.
    L'attenzione per il reale nella mia scrittura è evidente. L'ultima volta che sono andata a Milano, ho scattato diverse foto, mi sono seduta sulle panchine in mezzo ai palazzi di periferia (non in "quel" quartiere ma in un altro simile) e ho assaporato l'ambiente, cerco sempre di ricostruire un'immagine di Milano che si avvicina alle mie percezioni.
    Tuttavia, il punto di vista in terza persona limitata rende la mia visione meno oggettiva. L'ambiente è sempre filtrato dagli occhi del personaggio, che lo restituisce al lettore con il marchio del suo sguardo e delle sue emozioni. Questo, forse, è espressionismo.
    Tu che ne dici? :)

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    1. Se prendi spunti reali ma li interiorizzi secondo una visione soggettiva sei nel campo dell'espressionismo. Io ne parlo con leggerezza, ma in letteratura questa era un'avanguardia che usava anche un linguaggio del tutto fuori dagli schemi. In questo nessuno di noi è veramente "espressionista". Qui, ho giocato un po' sulle caratteristiche riscontrabili in ambito artistico e dico che il tuo protagonista non fotografa semplicemente una condizione reale, ma ne fa oggetto di ragionamento e riflessioni personali: più espressionista di così!

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    2. Sì, forse hai ragione. Più che i grandi pittori, io mi sento vicina alle teorie sociologiche di Bauman, definite postmoderne ma che c'entrano poco con il concetto propriamente letterario: servono a spiegare un contesto, non impattando però più di tanto sulla struttura del romanzo (time line parallele a parte).

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  3. Domanda complicata. Credo però che i panni dell'impressionismo mi stiano stretti...

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  4. Io, io, io! Impressionista sono io! No? :)

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    1. Novella Emile Zola. Lui affermava che il vero compito dell'artista fosse quello di riprodurre la vita (l'ho letto su wikipedia, eh!) e, in effetti, tu lo fai benissimo. :)

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  5. È curioso.
    A scuola, quando spiego la poesia, associo sempre le correnti letterarie a quelle pittoriche, e come, si vede nel blog scolastico, invito i ragazzi a illustrare le poesie ispirandosi ai pittori (la mia idea, da qui in poi, è di cercare di far abbandonare loro una disegno figurativo... Nel prossimo post su d'Annunzio ci saranno i loro primi tentativi).
    La prosa mi viene meno facile accostarla alla pittura, piuttosto alla musica o al cinema. Ecco, credo che la mia scrittura vorrebbe essere cinema di scuola classica americana anni '40 e '50, che gioca sul montaggio e sul non detto, che non spaventa il lettore, lo prende per mano, ma non si nega diverse tematiche in sottotesto.

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    1. Sì, sembra quasi una forzatura, ma mi è venuto spontaneo mettere accanto l'artista espressionista che usa pennelli o matite per esternare un mondo interiore che altrimenti rimarrebbe inespresso e lo scrittore che fa lo stesso con la penna: dipingere con le parole uno stato d'animo. Solo che un quadro è di impatto immediato, la scrittura, forse, va indagata un po' di più.
      La tua suggestione cinematografica sembra molto azzeccata per la tua prosa.

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    2. No, non è una forzatura, anzi. Credo che molti accostino la prosa alla pittura. Io, non so perché, la accosto di più alla musica, ad esempio.

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  6. Vorrei solo raccontare emozioni quotidiane che diventano straordinarie grazie a un evento dirompente.
    Alle scuderie del quirinale vidi una magnifica mostra su Caravaggio anni fa. bacione Sandra

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    1. Chissà, Sandra, magari il tuo "afferrare" la vita e coglierne gli aspetti più evidenti potrebbe essere più un marcare la realtà in modo impressionista! Impressionante no, quello non è il tuo genere! :D

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  7. Ma sai che anch'io ho visto di recente una mostra di Matisse (a Torino, però) e ho anche usato l'immagine dei pesci rossi come sfondo su facebook ;)
    La mia scrittura? bohhh, prima dovrei svilupparne una :D

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    1. Il pesce pirata è un pesce rosso? ;)

      Ti piace Matisse?

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    2. Molto :)
      È rosso ma non è un pesce rosso, è un pesce pirata ;)

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  8. Bello spunto di riflessione, forse sono più in linea con quanto ha detto Chiara.

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    1. Appena leggerò Joshua proverò a inquadrarti io in una delle due correnti citate, ahah!
      (È in lista d'attesa: solo una questione di tempo!)

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    2. Che bello, grazie. Scribacchino sugnu, non essere impietosa.

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    3. Alla fine... io racconto storie.Le racconto bene? Male? Piacciono? Non piacciono? Boh! Mi godo il processo, sicuramente mi da tanto piacere, quel che sarà sarà.

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    4. "Mi godo il processo": è esattamente il concetto che sposo ogni volta che metto in campo le mie doti creative, che si esprimano nella scrittura o nelle produzioni artigianali.
      Il piacere è nel "durante", poi sì, quel che viene si vedrà!

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  9. Di primo acchito direi impressionista, ma non solo: anche espressionista. In fondo non credo proprio che sia possibile essere notai della realtà. Qualcosa deve essere filtrato, anzi, mi sento di dire che se non c'è filtro non esiste una storia interessante. Perché si osserva, quindi si fa la cernita. Per tornare alla tua domanda: boh! :)

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    1. L'impressionismo deriva dal realismo: entrambi si interessano soprattutto di rappresentare la realtà, solo che, se non ricordo male, nel primo caso gli artisti prendevano in considerazione solo gli aspetti positivi della società del tempo: infatti sono quadri pieni di colore e di luce. Pensando alle tematiche dei tuoi racconti, direi che il tuo è un simil-impressionismo al contrario: osservi e descrivi una realtà guardando al suo lato più negativo.

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  10. Dunque... Direi un impressionista. Un impressionista sicuramente impressionato dalla tua domanda. Temo però che tu ti sia già fatta un'impressione. O è solo una mia impressione? :-)

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    1. Impressionante come tu abbia colto al volo il senso di questo post! :)

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  11. Direi che sono espressionista al 99%. Del resto, come Proust, anch'io credo che il mondo diventi un po' più reale solo dopo esser stato sottoposto all'alchimia del nostro mondo interiore.
    Buffo come le cose ricorrano. Io ho visto una mostra di Matisse alle Scuderie nel 1978. Forse quella che hai visto tu è la stessa ripetuta.

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    1. E quell'1%? :)

      Io nel 1978 avevo nove anni, tu? Però, è possibile che abbiano chiesto ai vari musei dove le opere sono ospitate di ripetere l'esperienza. Sono di sicuro mostre cicliche, quelle dei grandi artisti di fama mondiale.

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    2. L'1% di Impressionismo me lo posso anche concedere ;D
      Comunque, riallacciandomi a quanto scritto più sopra, più che il 99% di espressionismo direi che nella mia scrittura c'è il 99% di simbolismo.
      Quando ho visto la mostra di Matisse avevo 18 anni.

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    3. Come Ariano.
      Sono ignorante e curiosa: in cosa consiste il simbolismo nell'arte?
      E perché ti vedi simbolista anche nella scrittura?

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    4. Così di primo acchito mi viene da risponderti che ambisce a trascendere la mera rappresentazione naturalistica a favore della rappresentazione del mondo interiore. Ma è un'interiorità diversa da quella espressionista perché non si preoccupa neanche dei dati psicologici bensì di quelli più animici. per questo adopera volentieri soggetti mitologici o onirici. Io amo in particolare Redon che ho utilizzato come sfondo sia nella prima che nell'attuale terza testata del mio blog. Nella seconda avevo invece utilizzato Monet.
      Mi vedo simbolista nella scrittura per le stesse ragioni che ho appena esposto.

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  12. Quando si parla di pittura perdo la testa... E' una componente fondamentale della mia vita. In realtà io ho tre grandi passioni: scrittura, Storia e arte che spesso agiscono come vasi comunicanti.

    Non so giudicare da me se il mio tipo di scrittura è impressionista o espressionista, ma sarei più incline a dire espressionista. Ho la briglia della Storia cui spesso devo adeguare descrizione e stile, ma è importante anche l'interiorità dei personaggi.

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    1. Storia e arte si sposano benissimo con la scrittura, certo!
      Non ho esperienza di romanzi storici, sai? Anzi, anni fa ne lessi uno che mi piacque, feci un tuffo nell'epoca dell'Inquisizione, ma a pensarci... da allora non ne ho più avuto altri per le mani.
      Sono selettiva anche nell'arte: non mi piace il contemporaneo, ma tutte le correnti di fine '800 e '900 mi affascinano molto.

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    2. I romanzi storici possono avere la densità del cemento armato, e in genere hanno una pessima fama. Ma quando ne trovo uno che mi piace, come "La vipera e il diavolo" di Frigoli... accidenti, che goduria!

      Di recente sto rivalutando l'arte contemporanea (ma non tutto), e ho scritto anche qualche post su pittori che ho conosciuto di persona come Maurizio L'Altrella. Alcune cose, però, continuo a non capirle.

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    3. Non so, vivo l'arte contemporanea come senza anima, ma se parlo con mio fratello che dipinge (e lo fa anche bene) mi dice che anche quella ha un suo perché. Del resto è tutto un fatto di letture e interpretazioni, a qualunque epoca e livello ci si riferisca.

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  13. Bella domanda, anche se in realtà non saprei. Probabilmente non ho un particolare interesse nel narrare la realtà. Però a sto punto lo chiedo io a te, visto che il mio libro tu l'hai letto :D

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    1. A dirla tutta, tu potresti appartenere a correnti più moderne, tipo il futurismo con la rappresentazione della realtà nel suo divenire o... aspetta, aspetta... che te ne pare della pittura metafisica alla De Chirico? Un andare oltre l'apparenza fisica delle cose per cogliere il senso profondo della realtà!
      Me la sono studiata bene, la cosa! :P

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    2. Wow, mi s'è sciolto l'orologio dall'emozione :D

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    3. Hai studiato anche tu, bravo Andrea Dalì! :D

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  14. Io credo di essere espressionista, infatti filtro la realtà con gli occhi dell'anima cara Marina, tu che mi hai letto puoi confermare. La mia scrittura è introspettiva, la realtà viene interiorizzata, passa dentro l'anima e poi esce fuori amplificata, almeno credo...

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  15. Ciao Marina ^_^ Io credo di essere espressionista spontanea.
    Poi, magari col tempo chissà...
    Felice domenica!

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    1. La poesia è la forma più elevata di espressionismo spontaneo.
      Ma, al di là della poesia, quando scrivi si percepisce la tua capacità di ìnteriorizzare ogni cosa per riversarla all'esterno a modo tuo.
      Buon inizio di settimana! :)

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  16. "Impressionisti, che fotografano la realtà e ne riproducono fedelmente gli aspetti, traendo ispirazione dalle impressioni visive derivate dall'osservazione del vero."
    Io a volte ho definito il mio stile impressionista, ma in un altro senso. Descrizioni date solo con tenui pennellate, senza ricchezza di dettagli eccessiva come nei fiamminghi. Appunto, solo un'impressione.

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    1. Ciao Marco, benvenuto!
      Visti i temi che affronti nelle tue opere sono sicura che la tua scrittura non necessiti che di pochi dettagli e tenui pennellate.
      A proposito, complimenti per l'intervista: sai che il tuo libro "Arcani" mi ha fatto venire in mente "Il castello dei destini incrociati" di Calvino, dove i tarocchi suggeriscono ai vari protagonisti la costruzione di infinite storie a seconda di come si combinano le carte?

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    2. Grazie, in effetti Il Castello dei destini incrociati (assieme a L'Uomo illustrato di Bradbury) è proprio citato nella quarta di copertina. :)

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