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mercoledì 12 ottobre 2016

Thriller paratattico n. 59: Riepilogo e Verdetto


Siamo arrivati al verdetto finale, spostato il mercoledì, relativo alla prova richiesta la scorsa settimana nella puntata n. 59 del Thriller paratattico.

Devo ringraziarvi per la partecipazione e per avermi fatto muovere un bel po': salire e scendere dalle scale mi ha tenuto in allenamento. Su qualcuna, tuttavia, ho inciampato: i gradini non erano architettonicamente perfetti. 
L'esercizio apparentemente facile, nella resa presentava delle difficoltà: bisognava rimanere in tema, utilizzare parole che nell'insieme avessero una bella sonorità, ma soprattutto era determinante garantire l'effetto visivo "a scala".

Questa volta, pur essendo le versioni identificate secondo l'ordine di apparizione nei commenti, ho voluto disporle nella pagina in modo da separare quelle che ho scartato da quelle su cui ho formulato il mio giudizio.


È sotto gli occhi di tutti che i seguenti anonimi abbiano costruito scale non del tutto lineari. Verificate voi stessi l'alternanza di gradini lunghi a gradini corti che spezzano la progressione delle alzate con l'aggiunta via via delle parole.
Scarto, dunque, da subito i numeri: 1, 2, 7, 8 e 9 (oltretutto la n. 7 ha una parola in più nel gradino a salire che doveva contenerne cinque).

Anonimo n. 1

Una giovane donna 
sperduta impaurita a Montmartre 
sgomenta non trova la strada 
ma finalmente vede una luce brillare 
sembra una casa è invece un bistrot 
frequentato da ubriaconi mezzi criminali orrendi esseracci malvagi 
che di certo la rapiranno, abuseranno forse di lei 
affoga la povera donna in acque infestate di topi feroci 
soffoca ma riemerge di colpo glu glu glu glu 
e si ritrova stupita sulla poltrona del dentista 
cosa diavolo sarà mai successo si chiede 
intanto la voce amica del dentista 
esige compenso per la prestazione 
non emette alcuna fattura 
chiede mezza corona 


Anonimo n. 2

Una giovane donna 
vaga sola per Montmartre 
senza riuscire a vedere nulla 
data la coltre che copre tutto. 
Due uomini si avvicinano per darle indicazioni 
notando l'aria spaesata di questa donna straniera. 
L'intento, però è tutt' altro che da gentiluomini. 
Toccata, derubata, legata e gettata in mare come ultimo supplizio. 
Persino morsicata dai topi, quasi come fosse un bocconcino. 
Non reagisce, si lascia così trasportare dalla corrente. 
Scorre lenta questa acqua che l'avvolge. 
Scorre l'acqua da un rubinetto. 
Il dottore la sveglia scuotendola. 
La voce la chiama. 
Apre gli occhi.


Anonimo n. 7

Una giovane donna 
cammina nel buio parigino
in mezzo ai vicoli di Montmartre.
Da lontano intravede una casa illuminata
La raggiunge, sale le scale cercando aiuto 
Trova solo brutti ceffi che prendono la borsa.
Si ribella ma invano, perché arrivano persino a legarla
per buttarla giù, dove i ratti della Senna vogliono cibarsene.
La donna sprofonda, sente che le manca il respiro.
Poi, ecco, arriva una mano amica a svegliarla:
"Le ho tolto soltanto un dente cariato".
Eppure la donna continua a piangere.
"Tutto, fatto, signora. Perché piange?"
"La borsa è scomparsa.
Non posso pagare."


Anonimo n. 8

Una giovane donna
vaga intimorita a Montmartre.
Riecheggiano passi nervosi, nei vicoli.
L'oscurità è incollata sul viso.
Rasenta un lungo muro cercando un riparo.
Finalmente, una casa, una luce alla finestra. Entra. 
Sale le scale. Trova un bar, ubriachi: vorrebbe scappare.
Le loro espressioni: un misto di minaccia ed eccitazione. Trema.
Si avventano su di lei. Urla di terrore. Sviene.
Si desta nel fiume, circondata da topi affamati.
L'acqua la sommerge completamente. Dondola, annega.
Una mano la scuote, si sveglia, 
riconosce la voce del dentista: 
«Tutto fatto signora.» Sorride. 
«Mezza corona, prego!»


Anonimo n. 9

Una giovane donna 
galleggia nella Senna, tramortita. 
La fiutano i topi famelici. 
Ubriachi, i colpevoli, attendono dalla riva 
l'epilogo della ragazza smarrita a Montmartre. 
Dondola. Intravede un bagliore, ormai non si fida. 
Rammenta: un muro, una casa, la porta aperta. Avanza. 
Gradini che salgono: l'inferno è popolato da uomini ubriachi. 
Violenza, terrore, una corda. Dopo, pareti d'acqua gelata. 
Si arrende al buio inquieto del fiume. Annega. 
Una voce si insinua nella sua mente. 
Una mano la scuote, si sveglia. 
Vede il dentista finalmente, sospira! 
«Salva per mezza corona!» 
Scherza il dentista. 


Gli anonimi 3, 4, 5, 6 e 10 sono, dunque, ancora in gioco per via della simmetria delle scale.

Ma attenzione!

Fuori il n. 4, perché, nonostante il merito di aggiungere all'esercizio iniziale la difficoltà dell'acrostico non ha tenuto in considerazione il numero delle parole (anche se l'anonimo si era già autoeliminato, ben sapendo di non essersi attenuto alle regole). 

Fuori anche il n. 6 che ha messo una parola in più nel gradino a scendere che ne prevedeva sette.

E fuori, in ultimo, il n. 10 che ha mantenuto la struttura a gradini, ma ha omesso di seguire la regola principale: la progressione numerica delle parole.
Peccato, perché l'idea di usare le note a inizio di ogni riga mi era piaciuta moltissimo.

Anonimo n. 4

UNA GIOVANE DONNA
Nonostante l'oscuro buio imminente
Arriva a perdersi nei vicoli, a Montmartre.
Gira sperduta, indecisa sul da farsi. Che fare?
Impaurita, costeggia un lungo muro con la mano.
Ombre scure tutto intorno, poche luci sulla lunga via.
Vede infine una casa, sente voci festanti. Vi entra sicura.
Arrivata in cima alle scale, entra decisa nel bar accogliente.
Nel locale, però, vede solo uomini ubriachi. Che la notano subito.
E si avventano su di lei. Vogliono rapinarla? O abusarne?
Dubbi atroci di pochi attimi. I maniaci, poi, l'afferrano.
Oltre il terrore, solo il silenzio. E di nuovo il buio.
Niente più. Infine la gelida acqua del fiume.
Nello studio, ignaro, il dentista la sveglia.
Abbiamo finito: "Mezza corona".


Anonimo n. 6

Una giovane donna
persa nella coltre parigina
va rasente lungo una muraglia.
Si introduce nella casa del terrore,
sale le scale scorgendo un bel chiarore,
finisce in un bar in mezzo alla marmaglia.
La donna è aggredita, offesa, spogliata, via la gonna,
poi viene legata e scaraventata come un sacco nella Senna.
Sicuramente affoga in mezzo ai ratti e alla fanghiglia.
Ma è scossa dalla mano amica del dottore,
che usa l'anestetico per togliere il dolore.
Come dentista mi pare una canaglia
dalla voce gradevole e suadente:
«Mezza corona, un dente».
Un sogno sconvolgente!


Anonimo n. 10

Ballata in Sol Minore 

Sol-ange si è persa a Montmartre 
Là dove la bella Parigi più malfamata è 
La# paura nel suo cuore sale, mentre il buio scende 
Do-ve troverò rifugio, si chiede sconsolata la fanciulla 
Re-spirando affannosamente, giunge sotto l’insegna di un bar 
Mib-atte forte forte il cuore, dice, cercando coraggio dentro di sé 
Fa freddo fuori e decide di entrar, per cercar soccorso, una mano amica 
Sol-ange se ne pente all’istante, degli uomini le si avvicinano minacciosamente 
Fa-nno presto a circondarla, vogliono i suoi soldi oppure forse vogliono lei 
Re#-spinge le loro inopportune attenzioni, ma purtroppo inutile è 
Re-sta preda delle loro maligne intenzioni, in grande pericolo è 
Do-ve mi state portando, urla, mentre la legano stretta 
Sib-atte furiosamente, ma la gettano nel fiume 
La-cqua sopra di lei, i topi affamati e poi… 
Sol-ange, si svegli, dice il dentista.


Il campo, dunque, si restringe: rimangono sotto osservazione il 3 e il 5.

Eliminati i due criteri oggettivi del numero corretto di parole e la sequenza simmetricamente progressiva, mi è toccato ricorrere ad altri elementi, uno stilistico, uno inevitabilmente soggettivo.

Del 3 non mi è piaciuto l'aggettivo oscena associata al termine notte, ma lo "Stige francese" è un tocco di gran classe.
Il 5 ha una notazione meno poetica, ma l'acrostico è un valore aggiunto.


Anonimo n. 3

Una giovane donna
a Montmartre, nei vicoli,
vaga sperduta nella notte oscena.
Tacchi rimbombano tra muri ciechi, sordi.
Mani accarezzano pietre e mattoni, guide inerti.
Da un androne balugina fiocamente una luce incerta:
fidarsene o sfuggirle? Cavalca i gradini, apre la maniglia,
davanti a sé una bettola d'ubriachi molesti. Nessuna salvezza.
Non basterà urlare, ragazza, per evitare l'infame assalto, 
le tue esili braccia non fermeranno le corde: 
poca pietà ti verrà dallo Stige francese. 
Acqua nera, fredda, colma di topi;
rolla, beve, lascia ogni speme.
Una mano. Il dentista!
Vuol esser pagato?


Anonimo n. 5 
UNA GIOVANE DONNA,
nonostante il buio imminente,
arriva a Montmartre. Si smarrisce.
Gironzola sperduta, indecisa sul da farsi.
Impaurita, costeggia un muro con la mano,
ombre scure tutto intorno, poche luci sulla via.
Vede infine una casa, sente voci festanti, procede sicura.
Arrivata in cima alle scale, entra decisa nel bar accogliente.
Nel locale, però, vede uomini ubriachi. Che la notano.
E si avventano su di lei. Rapinarla? Violentarla?
Dubbi atroci, attimi convulsi. Infine il peggio.
Oltre il terrore, solo silenzio improvviso,
nulla più. Acqua, freddo, gelo.
Niente mezza corona, oggi.
Anestesia poco efficace.

Dunque chi vince per me la competizione oggi?




La versione "acrostica" dell'anonimo n. 5!

che potrà contattare Helgaldo per ricevere il libro di Luca Ricci: "Come scrivere un best seller in 57 giorni".

Complimenti a tutti!

E, mi raccomando, presentatevi domani per la nuova prova! 


35 commenti:

  1. Davvero bello, vi ho seguito con piacere.
    Complimenti al vincitore.
    Buona giornata Marina ed a tutti. Ciao.

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    1. Grazie Pia, spero che un giorno vorrai unirti a noi, magari anche domani! ;)

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  2. Dell'anonimo 9 spero che avrai apprezzato l'effetto (credo proprio voluto) duomo di Milano! :)
    Bella l'idea delle note, peccato non fosse realizzabile data la frase iniziale obbligatoria. Immagino che sia suonabile e che sia proprio Chopin (ma ammetto di non aver controllato), nel qual caso davvero complimenti.
    Complimenti soprattutto al vincitore/trice e all'idea dell'acrostico. Io questa volta mi sono piazzato secondo, essendo l'anonimo n. 3 :)

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    1. Dimenticavo: la notte è "oscena" perché, se fosse "oscura", sarebbe frase fatta. :-P

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    2. Sai che non avevo notato l'effetto cattedrale del 9?
      Chiederemo a Iara se era intenzionale.
      E non so nemmeno se le note del 10 appartengono a un brano particolare, sarebbe il massimo!
      Complimenti, invece, per il tuo secondo posto!
      Al prossimo turno ti tocca di arrivare terzo! :P

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    3. Dovrebbe essere "Ballata in Sol Minore" di Chopin!
      https://www.youtube.com/watch?v=RV1xdighCRY

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    4. Ora dimmi, Michele, ma come hai fatto?
      A individuare la sonata di Chopin? O.o

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    5. Oh, è vero, in questa versione c'era un titolo! :)

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  3. Ciao. sono l'anonimo n. 7. Cavolo e l'ho letta pure un sacco di volte!
    Comunque bello questo giro e complimenti all'acrostico, quello che mi è piaciuto di più insieme a quello con ldl note.
    Angela

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    1. Grazie per avere partecipato ancora una volta, Angela! Non ti crucciare, è come i refusi quando si scrive: più leggi meno te ne accorgi. :)

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  4. Azz! Finale ostico. Io ho scritto l'acrostico numero 4... :-(

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  5. ...e l'acrostico numero 5. :-)

    Non so se sono passibile di squalifica per la doppia partecipazione... In realtà è andata così: ho scritto il 4 calpestando allegramente le regole.

    Poi mi sono pentito e ho scritto il 5 mettendomi in riga.

    Dunque, prof? :-D
    Torno dietro alla lavagna dove ero o vado direttamente fuori dalla porta?

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  6. La mia versione è la sesta, complimenti al vincitore. Sono curioso di sapere chi è.

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    1. Caro Helgaldo, le rime mi avevano affascinato molto, per me quel pezzo meritava la finale, ma accidenti, quelle otto parole anziché sette...!

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    2. Ho considerato l'articolo con l'apostrofo un tutt'uno con la parola che segue.

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    3. Helgaldo si fa contare le parole da Word! :P

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    4. Ma il gioco delle sei parole di Michele è stato un'ottima palestra per questo!

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  7. Ciao Marina 😃
    Complimenti al vincitore!
    Le mie versioni sono la 8 e la 9.
    Però, non ho capito dove ho sbagliato... credevo si dovesse rispettare il numero di parole indicato. Mi spieghi meglio?
    Bacioni.

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    1. Certo! :)
      Uno dei requisiti ai fini della selezione era anche quello di mantenere visivamente il disegno progressivo dei gradini. Nel presentare la prova, infatti, avevo detto che avrei tenuto conto della "capacità di formulare le frasi con il numero giusto di parole, ma anche "la simmetria garantita dal gioco visivo a scala". I tuoi componimenti impeccabili stilisticamente e precisi nel numero di parole, mancavano di questo effetto graduale a scala. (Per fare un esempio, nel n. 8 la quarta frase è più corta della terza, mentre avrebbe dovuto superarla e così in altri punti).

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    2. Ah... ok. :-( io mi sono concentrata solo sulle parole. Avevo capito che l'effetto a scala,anche visivo dipendesse dal rispetto del numero delle parole e basta. Ora ho capito che avrei dovuto fare lo stesso lavoro anche sul lunghessa visiva delle frasi. Grazie. (Che rosicata, però!)

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  8. La Ballata in Sol Minore è mio. Come vedi ho qualche difficoltà a rispettare le regole, però partecipo lo stesso! :)

    P.S. = Nell'ultima riga c'è un "Il mio", che dev'essersi aggiunto quando hai fatto copia/incolla... potresti mica rimuoverlo? Grazie!

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    1. Bravissimo, Marco, Una grande idea e la storia in linea con la traccia principale. La tua versione era una sicura candidata alla vittoria, se non fosse stato per l'assenza di uno dei presupposti principali su cui si reggeva la prova.
      Comunque, mi piace molto il modo in cui infrangi le regole! :)

      (Ops, pardon, inghippo risolto! ;) )

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  9. Voglio la percentuale. L'idea dell'acrostico l'ho buttata io. Darius,me lo fai leggere per un mese il libro? :D
    La mia scala è la numero 2. Architettonicamente non bella ma sostanzialmente buona. Mi sento soddisfatta nonostante l'eliminazione. Complimenti al vincitore.

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    1. Devi essere soddisfatta, perché mettersi alla prova vale sempre la pena. Brava! :)

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    2. Grazie. Quando non sono soddisfatta lo dico. Per questa volta, mi promuovo.

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  10. Non lo sapevo, ma qualche giorno fa me lo ha segnalato Helgaldo e io ho dimenticato di sottolinearlo nel post: questo esercizio si chiama CALLIGRAMMA, è un componimento che ha antiche origini in cui le parole (di solito un carme) venivano disposte in modo da formare una figura particolare.
    E noi abbiamo formato scale.

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  11. Bravi, siete tutti bravi. Sono quasi le due di notte e mi avete regalato un po' di piacevoli letture.

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