Pagine

giovedì 20 ottobre 2016

Thriller paratattico n. 61 - Facciamoci una risata


Questo è un thriller.

Ogni singola frase paratattica descrive una scena che noi immaginiamo: il buio cala nelle strade di Montmartre, la giovane donna cammina sola e sperduta per i vicoli del quartiere parigino. 
La sua paura è anche la nostra: che fine farà? che accadrà? 
E cresce la suspense: una casa, delle scale. Cosa troverà lassù, oltre la porta chiusa? Le figure losche del bar creano ansia, le loro reazioni ci terrorizzano, Dio solo sa cosa faranno alla povera, inerme, fanciulla! E come se non bastasse i ratti nel fiume ci inorridiscono, sprofondiamo e soffochiamo insieme alla sventurata per risvegliarci sul lettino di un dentista in lacrime e sotto shock. 
Un incubo.

Ma ce la vogliamo prendere una bella settimana di pausa da tutto questo orrore? 
Via la tensione, via le angosce, niente stress. 
L'ultima prova non è stata una passeggiata di salute, ha richiesto notevoli sforzi e massimo impegno. 
A questo punto, farei sbollire il fastidio e il disagio provocati dall'esercizio precedente e mi farei una bella risata insieme a voi. 
Anzi, sarete voi a fare ridere me.


Che ne dite se, per una volta, lasciamo che la donna si svegli non in preda al panico, ma sorridente? E non perché abbia sognato il principe azzurro (per la storia in rosa abbiamo già dato), bensì perché il suo incubo, in realtà, è stato una parentesi comica, una di quelle avventure demenziali di fronte alle quali ci sentiamo tutti un po' stupidi, anche se poi ci divertono molto.

Stavolta il thriller ci dovrà fare ridere: potete usare il paradosso,  inventare battute spiritose, ricorrere alla parodia, all'ironia, creare macchiette e caricature. Ogni cosa, situazioni, personaggi, dialoghi  saranno spogliati della loro serietà e messi in ridicolo.

Una settimana all'insegna dell'umorismo, insomma.
Che di buon umore abbiamo bisogno sempre e rare, ormai, sono le occasioni per goderne in compagnia.

Buona risata a tutti. 
(Mercoledì la proclamazione del vincitore più divertente.)

Ah, dimenticavo: questo è il Thriller: fatene polpette!

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

53 commenti:

  1. Un disastro! Come se far ridere fosse facile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono d'accordo. È molto più difficile riuscire a smuovere una risata che sollecitare le lacrime.
      Proviamoci. Magari tra noi si scoprono nuovi talenti. :D

      Elimina
    2. Mmhh, non sempre. Con la compagnia giusta, ti riesce ridere da sentirmi male.
      Appena ho sentito risata e thriller ho pensato:
      "Una risata vi seppellirà".
      Bella provocazione. Far ridere è per tipi tosti.
      Se convoco Salvatore e Grilloz vinciamo.
      Quasi, quasi...
      Da sbudellarsi dal ridere. :D
      Senti, senti quante me ne vengono con la risa e il macabro, che, poi, a volte è sottile il connubio.

      Elimina
    3. Dai, Tiziana, allora mettiti al lavoro: seppelliscimi di risate! :D

      Elimina
    4. Da sola non so se mi riesce. Se mi aiutano i ragazzi che ho citato,forse ne vedremo delle belle. A me diranno di no, provaci tu a convirceli. ;)

      Elimina
    5. Ma il bello è proprio questo: mettersi alla prova. Se c'è qualcuno che viene in nostro soccorso, che bello c'è. :P

      Elimina
    6. Era uno scherzo. Con i ragazzi si è creata una buona sintonia e "ci scappa da ridere ", ma è bello vedere che con alcuni si un creato un rapporto umano. È naturale, anche se sembra strano da lontano. In realtà mi è successo pure studiando lingue a distanza. Secondo me, la stessa passione unisce e ti fa creare dei gruppi,come ti succederebbe nel tuo quotidiano se frequenti un posto in comune. Con alcuni, ti relazionerai.
      Sai che sono schietta o "terra,terra" come dico sempre. Solitamente non mi giustifico se non ho tempo per fare una cosa, però so l'impegno che ci metti e l'invito tuo e di altri a partecipare fa piacere. Se non lo faccio è per mancanza di tempo. Ieri sera, però, lo avevo scritto il thriller. Lo stavo facendo di fretta ed è sbagliato, ma non perché devo dimostrare qualcosa, solamente perché le cose fatte devono essere pensate.
      Nelle mie cose ero in stand-by ed ho pensato di scrivere in pochi minuti. Non mi sembra un atteggiamento "professionale" nel senso di rispettare ciò che si scrive e poi inviarlo, non tanto per fare numero. Anche se a volte è un gioco, un esercizio, è bene pensare nell'ottica di dare il peso a ciò che scriviamo. Diciamo che ci aiuta a prendere sul serio la scrittura. Non perché sia un gioco o un esercizio, vale di meno.Se aiuta, vale di più. Ciò che insegna, fortifica.

      Elimina
    7. Ahah, "terra terra" è un'espressione tipicamente sicula!
      Ma non c'è fretta, Tiziana. Scrivi, elabora, rielabora, pensaci, studiaci, fatti tutto quello che vuoi: il thriller e questa allegra pazza compagnia ti aspettano fino a martedì sera. :)

      Elimina
  2. Io non so raccontare neanche le barzellette. :-O Però, ci provo, tanto all'effetto facce perplesse sono, ahimè, abituata. :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brava, Iara, sei sempre con lo spirito giusto! :-)

      Elimina
  3. Credo che sia più complicato far ridere che mettere paura.
    Provarci però può essere divertente per l'autore.
    Ci penso
    Ciaooo

    RispondiElimina
  4. “Ma dai! Come si fa ad andare in giro per Montmartre conciata così?”
    “Così come?” E scoppia a ridere guardando la sua immagine riflessa nello specchio che restituisce una moderna e anomala CappuccettoRosso: un po’ Lolita un po’ vampiro. La mantella rossa, corta ben oltre il necessario, con il cappuccio che le incornicia il viso e da cui sbuca una bionda treccia laterale a spina di pesce. Un trucco acqua e sapone interrotto dal rossetto rosso sbavato e un rivolo di sangue che cola dall’angolo della bocca. Calze a rete e stivali al ginocchio. Cinguetta: “Domani sera è Halloween!”.
    “Sì, appunto! D.O.M.A.N.I. Non potevi cambiarti direttamente lì?” Una leggera punta di preoccupazione e disapprovazione lascia subito posto ad un’allegra risata. E’ proprio buffa conciata così.
    Ma Cloudette già non l’ascolta più mentre, euforica, corre fuori di casa verso lo studio fotografico. Il suo primo book: che emozione. Prosegue in fretta, per l’emozione e perché è in ritardo, come al solito. Si sorprende a ridere specchiandosi nelle vetrine. Distratta e un po’ tra le nuvole. Anche l’aver dimenticato a casa il cellulare, nella borsa che non ha preso preferendo il cestino che più si adatta al suo look, la fa sorridere anzicchè preoccupare. In fondo, quell’atteggiamento è più consono al personaggio! E poi, non permetterà a niente e nessun di rovinarle quel momento!
    “Uffa! E ora come faccio?”
    Un piccolo broncio a incresparle le labbra. Si è persa! E, per di più, è scesa la notte. Immagina sé stessa come l’omino dell’urlo di Munch. Avvicina le mani alla testa e imita il famoso quadro allungando la bocca in una silenziosa O. E pensa all’emoticon che non può postare su Facebook: cheeeee trageeeeeediaaaaaa! Si diverte. Le sembra tutto un gioco. Ma tra i vicoli stretti il buio sembra inghiottire tutto. Avanza tentoni costeggiando i muri. Ma SALTELLANDO. In fondo è pur sempre CappuccettoRosso! Quindi è normale attardarsi come in un bosco raccogliendo fiori e bacche.
    “Deve essere questa!” Pensa spingendo la porta rossa. Sì sì, sembra proprio la porta di casa di una nonna. Io sono CappuccettoRosso quindi dev’essere per forza questa! Scuote la testa, ridendo del suo essere un po’ naif. Sale le scale di corsa, verso la luce, gridando con voce infantile: “Nonnaaaaaaaaaaaaaaaaa, Nooooonnaaaaaaaaaaaaaaaa! Nonnina sono arrivata!”. Ma, aperta la porta, loschi figuri si avventano su di lei. Barba lunga e chiodo. Con il logo sulla schiena della banda del Lupo. La lanciano in aria al grido di Hiphipurrà, il cestino vola via. Poi la coinvolgono in festoso girotondo. In mezzo, il Cacciatore è un novello Cupido con tanto di ali, arco e frecce. E, soprattutto, vestito solo con un pannolone. E’ alto e scheletrico. E balla un twist con la Nonna. Mascherata da QueenElizabeth…con uno spazzolone nella mano destra e un secchio – rosa pastello, in tinta con l’abito e il cappellino – pieno d’acqua e sapone! Intanto il fotografo scatta. Corre da una parte all’altra della stanza stile paparazzo che insegue un VIP. Continua a scattare, in sequenza, anche quando, effetto moviola, il secchio, caricato di troppa energia, vola via dalla mano della Nonna e, compiendo una parabola degna di una scivolata di Pippo su una buccia di banana, finisce sulla testa di Claudette.
    “Eh? Che succede?”
    L’improvviso risveglio ha spaventato il dentista che, perso l’equilibrio, si ritrova a terra. La sua faccia stranita e perplessa. Un attimo di smarrimento e poi scoppiano a ridere entrambi. Mezza corona è il giusto prezzo. Così il sorriso resta sulle loro facce.

    RispondiElimina
  5. Ahahah!
    Hai aperto le danze in modo perfetto, Viola!
    Benvenuta! :D

    RispondiElimina
  6. Perdersi a Montmartre. Finire nel bar sbagliato e venire violentata. Farsi legare e gettare nella Senna, per poi venire salvata da una mano che appare dal nulla. E per cosa? Per un'anestesia sbagliata. Come se non fosse abbastanza, pagare anche mezza corona.
    Altro che Mastercard: Amelie decise che non sarebbe più dovuto accadere. All'appuntamento successivo, quando si sistemò sulla poltrona, stette ben attenta a fare tutte le mosse che aveva calcolato.
    «Signora ho paura che abbia in mano i miei genitali» disse il dentista, dando un lieve colpo di tosse.
    Lei sorrise. «Così staremo tutti e due molto attenti a non farci male a vicenda, vero?»

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Chi sei anonimo? mi piace la tua versione!

      Elimina
    2. La regola è postare in anonimato per non essere condizionata io nel giudizio, ma l'eccezione è ugualmente ben accetta.
      Scopriremo le carte mercoledì prossimo. :)

      Elimina
    3. Scusa Marina! Scusa scusa scusa. :(
      (E pensa che c'ho messo pure un po' per "qualificarmi" sul tuo blog tramite l'account Google che tra tutti i vari sistemi previsti dai blog mi perdo #nonnefacciounagiusta).

      Elimina
    4. Ma che scusa, Viola. Figurati! È un gioco, non c'è nulla di tassativo. ;)

      Elimina
    5. ahahahahahahahah favoloso il commento anonimo!
      Così si corrono meno rischi ahhahah

      Ci penso sopra Marina. Poi torno.

      Elimina
  7. Risvegliandosi, la giovane domandò: “ Mezza Corona? E per cosa?”
    “Come sarebbe a dire? Anestesia, sistemazione del dente, ricostruzione…. Le ho già fatto un buon prezzo…. E poi si guardi!”
    La donna prese lo specchio che il medico le sporgeva. Lavoro perfetto. Il dente sembrava il suo. Non c’erano dubbi. Era proprio bravo! Meritava anche di più di mezza corona. E glielo avrebbe dato. Oh, sì!!!!
    “Volevo solo dire che mi pare perfino poco, con il lavoro stupendo che ha fatto. Avrà la mia eterna riconoscenza!”.
    Così dicendo si alzò, si mise in punta di piedi e lo baciò appassionatamente. Quando si separarono, gli mise davanti al naso l’indice e il medio tesi, in mezzo una banconota da 5 corone.
    “Non voglio il resto...” e sorridendo si voltò e uscì dallo studio dentistico, dondolando sexy le anche.
    In strada si mise a ridere sguaiata. Aprì il portafogli del dentista e contò quanti soldi rimanevano.

    RispondiElimina
  8. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. Ha un leggero strabismo di Venere che le conferisce uno sguardo interessante. L’occhio sinistro guarda a sinistra, dove c’è un lungo muro, e il destro leggermente a destra, dove s’accende e si spegne a intermittenza l’insegna di un caffè. Intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina. Tonc!
    Ha sbattuto la fronte. Gira leggermente la testa per vedere l’angolo cieco. Un palo. Ve n’è un secondo più avanti. Costeggia un lungo muro, ha paura di una seconda zuccata, entra finalmente in una casa, le scappa la pipì. Il piano terra è abbandonato, solo erbacce. Al centro una scala che sale, una luce in fondo. Si acquatta in un angolo, abbassa le mutande e si inginocchia. Un prurito alla passerina. Si accorge di essere in mezzo alle ortiche. Il bruciore aumenta. Sale i gradini a due a due, il bruciore è insopportabile. A tre a tre. A quattro a quattro. È avvolta da una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Si gratta la passerina con foga, linguaggio non verbale. Gli uomini si eccitano, iniziano a toccarsi. Tutti si toccano ma nessuno si muove. Gli uomini sono ormai eccitatissimi, lei li implora di grattarla. Gli uomini si avventano su di lei, gratta tu che gratto io. È tutto un gratta gratta. Qualcuno, più fortunato, vince. La donna implora acqua fresca, per carità. Qui serviamo solo alcolici. La donna urla di prurito, i maniaci la legano così non può grattarsi. Bastardi. La buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Topo 1 a topo 2: Hanno buttato una donna nel fiume. Topo 2 a topo 1: Un’altra? Topo 3 a topo 2: È sempre la stessa. Topo 2 a topo 3: No, è la 61esima. Topo 3 a topo 2: Ti sbagli. Topo 2 a topo 3: Ti sbagli tu. Topo 1 a topo 2: Oggi ce ne freghiamo, che sprofondi. Topo 2 a topo 1: Tanto non sprofonda. Topo 3 a topo 1: Vedrai che dondola… Topo 2 a topo 3: In effetti dondola… Topo 3 a topo 1: Vedrai che adesso si sente soffocare. Topo 1 a topo 3: In effetti soffoca… Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

    RispondiElimina
  9. Giovane donna... si fa per dire, ma come contraddire Marina? Non ci penso proprio. Quella è una Scrittora di quelle serie, uhhhh! Di quelle che ricercano la perfezione! Signora mia, sapesse le cose che mi fa subire! Non le dico!
    S'è fissata con 'sto coso paratattico... il thriller, sì signora mia, ne ha sentito parlare anche lei? Eccerto!
    E dunque deve sapere che mi fa vagare a Montmartre al buio, sola e figa, come una povera cretina... Oh, ma mia madre dall'età di quattro anni mi ripeteva: "Santuzza non accettare nulla dagli sconosciuti, figlia cara!". Poi vede come va la vita, finisco a fare il personaggio nella blogosfera violentata da uomini 'mbrachi... se se, come no. So' tutti blogger signora mia! Stia attenta, stia lontana da quelli, che so' tutti pazzi!
    Scambiano la realtà per il virtuale, il virtuale, che sarei io, per una povera deficiente che si infila nel primo uscio che trova in strada. Ma poi lei non sa... inizio a salire su per una scala luuuuunga! Vedo la luce, mi dico: "Eccomi, sono in paradiso, ho finito con 'ste tribolazioni!" Signora mia, una leggerezza nello spirito che non le sto a dì! Fortunata, dice? No signora mia, ricordi la Scrittora: arrivo al pianerottolo e che m'ha preparato? Una bettola di 'mbriachi che mi palpeggiano e mi dicono cose terrificanti! Come dice? Quali cose... Eh beh... "vecchia gallina spennata", "oh, ma chi ce l'ha mandata questa?", "Marina vedi di non farci più questi scherzi di pessimo gusto: giovane questa?". Ma posso io continuare così? Poi dice: l'autostima! Un par di ciufoli!
    Come va a finire, eh beh, male, abbiamo dubbi? No che non ne abbiamo. I bruti mi legano, io spererei per pratica sadomaso - ma me lo posso scordare come avrà capito, signora mia - mi gettano nel fiume... Come dice? C'è anche il fiume, sì signora, ma pure le pantegane, che pare d'essere ai Navigli! 'na confusiooooone, signora mia, 'na confusione! Ma la beffa continua perché la Scrittora dice che mi devo risvegliare: ma che... è stato un sogno? Sarà stata la peperonata mangiata ieri notte prima dell'escursione... eppure... mi sento scuotere...
    "Signora! Si svegli suvvia!" Non era forse il dentista? Cosa c'entra, signora? E lo dice a me??? Scrittoraaaaaa!

    RispondiElimina
  10. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. Vaga furente perché si è veramente rotta i maroni. Della scura coltre di buio? Di camminare fra i vicoli? Di salire quelle stramaledette scale? Macché! Si è veramente rotta i maroni di quel manipolo di scribacchini da strapazzo che si dilettano ad affibbiarle le avventure più strampalate. E basta con Montmartre, basta con i vicoli, basta con quei pazzi ubriachi. Basta! "Sessanta volte me l'hanno fatto fare!" ripensa. "Mo' va bene tutto, ma quando è troppo è troppo! Tutti a scrivere, stanno! Possibile che nessuno di loro abbia un racconto, un romanzo serio da scrivere per i fatti propri? No. Ce ne fosse uno che si salvasse, poi... E invece no, tutti qui a farsi le pippe mentali con 'sto cazzo di thriller, la paratassi, la pseudotassi, la minkiatassi. Ma vafangggulo, va!"

    Immersa in questi pensieri, le si para davanti un uomo che scende le scale del bar. "Che, ti decidi a salire o dobbiamo aspettare ancora molto?". La giovane donna lo squadra da capo a piedi. "Oggi non ho voglia".
    "Come sarebbe a dire che non hai voglia? Noi abbiamo voglia, e pure tanta!"
    Tsé, uomini! Un paio di gambe e un paio di tette, che importa se erano sempre le stesse per sessanta volte di fila? I loro ormoni facevano la hola come allo stadio. Sempre. E comunque.
    Nel frattempo gli altri uomini scendono dalle scale e si avvicinano per capire che succede. Ma la donna non si scompone. Fa per voltarsi. I bruti si avventano su di lei, la legano. La giovane non ci sta: "Ma voi altri non ne avete piene le palle di questa storiaccia?!" sbotta.
    Gli uomini si guardano increduli. "E perché mai? Si mangia, si beve, si tromba. Cosa potremmo volere di più!?"
    Già, cosa potrebbero voler di più quei quattro sfigati che ragionano solo col pisellino che si ritrovano tra le gambe?

    Improvviso compare il dentista con tanto di trapano in mano: "Che cazzo è tutto 'sto trambusto??"
    Gli uomini lo guardano straniti. "E tu chi diavolo sei?"
    "Voi piuttosto, chi diavolo siete!? Fatela finita, qui c'è gente che lavora e io devo guadagnarmi la mia mezza corona!" risponde piccato lui.
    "Ehi, cambia tono, altrimenti quel bel trapanino te lo ficco su per il cul..."
    "Cul-de-sac! Ma certo! Ecco da dove sei arrivato!" sbotta la donna rivolta al dentista. "Tu sei arrivato da quel vicolo cieco!" Lei sì che se ne intendeva di vicoli bui, a furia di vagarci.
    "Che diavolo stai blaterando?" dice uno degli uomini voltandosi. Si voltano tutti.
    La giovane donna, sfruttando la distrazione del momento, spicca una bella corsa e si tuffa nella Senna sicura di averla scampata bella.
    Solo un dettaglio aveva dimenticato: è legata come un salame. Non può nuotare. E va a fondo.

    Due topi dalla sponda avevano osservato tutta la scena fin dall'inizio. "Ma perché gli umani, nei loro laboratori, si ostinano a fare esperimenti su noi poveri topi se alla fine siamo più intelligenti di loro?" sentenzia uno rassegnato.
    "Io mi chiedo che razza di scribacchini si dileggiano a scrivere mille versioni di questa storia se alla fine pure i personaggi si ribellano..." scuote la testa l'altro.

    Intanto la donna, legata, annega.
    Una mano la scuote. Prima con dolcezza, poi con decisione. "Tesoro, cosa ti sei fumata stavolta?"

    RispondiElimina
  11. Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre. La scura coltre di buio incombe su di lei.
    "Suvvia, cosa potrà mai capitarmi in un posto tanto famoso!"
    Dal nulla sbuca un uomo in mutande che la supera urlando a braccia levate "aiutooo", inseguito da un altro che agita in mano un trapano in funzione. Quasi nello stesso istante si affaccia una signora in vestaglia che lancia un sacchetto nero in direzione di alcuni gatti randagi. Il suo gesto è talmente maldestro che, insieme alla spazzatura, parte pure una dentiera.
    "Mon dieu, i miei denti!"
    La giovane scuote la testa inorridita e continua a camminare fra i vicoli. "Qui sono tutti matti". Costeggia un lungo muro e strabuzza gli occhi quando a un tratto vede una colonna di ratti con i bavagli al collo che arriva fino alle sponde della Senna. Quello più grosso indossa il grembiule e in testa ha la toque blanche. Si è accodato pure un bubo bubo che, sorpreso dall'ultimo della fila mentre prova a camuffare il becco, gli dice "sono un topo, lo giuro."
    "No, dai, com'è possibile. Ma dove sono finita? Questo è un incubo."
    La donna affretta il passo, finalmente intravede la luce di una casa. Entra e sale le scale. Si trova nel mezzo di un bar frequentato da intellettuali falliti. Tutti alzano gli occhi nella sua direzione: il più anziano, seduto a un tavolo, beve vino rosso e smette di intrattenere gli amici con le novelle del Decameron; un altro chiude il libro italiano che sta imparando a memoria, "come perdere tutti i vizi in 57 giorni" e un terzo, in un angolo, la coinvolge subito in un indovinello perverso: "oh, bonjour mademoiselle, nessuno di noi le torcerà un capello se saprà dirci cosa è più corretto affermare a questo punto: "la rapinavano e, forse, abusavano di lei", oppure "la rapirono e, forse, abusarono di lei".
    La giovane si guarda attorno confusa in cerca di un aiutino: "l'imperfetto, l'imperfetto" le suggerisce un uomo schivo, il più alto, robusto e pelato di tutti. Un filosofo che crede ancora nel potere dell'evocazione.
    "Non saprei..."
    "Tempo scaduto. La risposta corretta è il passato remoto. "Mostrare", bisogna mostraaare mon cheri, l'azione è tutto. Ti facciamo vedere come."
    Gli uomini si avventano su di lei, la donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano nel fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi.
    "Nooo, la fila di ratti con il bavaglio!"
    Guarda con orrore il topone affilare i coltelli e...
    "... ma tu non sei un ratto!"
    "Caz..., il becco! Mi frega tutte le volte!"
    La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia:
    "Ho fatto un terribile incubo, dottore, però ero tanto giovane..."
    Il dentista, con il trapano acceso ancora in mano le dice sorridendo:
    "È la magia del nostro anestetico: ringiovanisce chiunque. Comunque, tutto fatto signora. Mezza corona, prego"
    La donna si tasta la bocca:
    "Scusi, ma... la mia dentiera?"
    "Merd! I gatti...!"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ehi! Guarda che coincidenza: io sto leggendo il libro "Come perdere 57 vizi in un giorno"... parla di scarafaggi dalle parti di Montmartre. :-)

      Elimina
    2. Ma pensa... alle volte le combinazioni sono proprio bizzarre! :P

      Elimina
    3. Che poi,rileggendolo è "rapinarono", non "rapirono".
      Da correggere. Subito!

      Elimina
  12. È venuta fuori una cosa lunghissima, da spezzare in due commenti… forse vado contro qualche regola del thriller, ma scriverlo è stato troppo divertente, quindi ve lo posto lo stesso :)


    “Ciao a tutti, mi chiamo Anastasia e non cammino in vicoli bui da cinque giorni.”
    “Ciao, Anastasia.”
    Lo psicologo le sorride. “Bene, siamo all’inizio del percorso. Ma tutti noi abbiamo iniziato da una manciata di giorni per poi arrivare a mesi, se non anni! Come la nostra cara Giuditta, qui. È stato duro, certo, ma sono sicuro che anche per te troveremo il metodo più consono per aiutarti a superare questo problema.”
    Giuditta ha lo sguardo spento di chi non ha più niente al mondo oppure è stato pesantemente sedato. È legata mani e piedi alla sedia.
    Anastasia annuisce, a disagio.
    “Allora, siamo molto curiosi di conoscere la tua storia. Vuoi dirci come tutto è iniziato?”
    “Certo, certo.” Anastasia si schiarisce la voce. “Vedete, quando ero piccola avevo i denti storti. Non una cosa leggera, di quei difetti che poi possono diventare caratteristiche sensuali, avevo proprio i denti davanti che andavano uno a destra e l’altro a manca. Mia madre, così, decise di mandarmi dal miglior dentista della città.”
    “Sì, questo le fa molto onore” la interrompe lo psicologo. “Ma a noi interesserebbe di più sapere da cosa nasce la tua passione per i vicoli bui.”
    “Sì, sì, ci sto arrivando. Ecco, le visite sono andate avanti fino a quando non sono diventata grandicella, ma non mi pesava: quando andavo da questo dentista facevo sempre dei sogni meravigliosi, perché usava delle droghe speciali per far addormentare i pazienti. E una volta, verso i quindici anni… feci il sogno.”

    RispondiElimina
  13. Il cerchio è in silenzio, gli sguardi puntati su di lei. Persino Giuditta sembra attenta.
    “Questi vicoli si aprivano davanti a me con la suadente promessa della notte. Vagavo, vagavo, e non potevo fare a meno di strusciarmi contro le pietre umide – perché nel mio sogno c’era la Senna lì vicino, sapevo di essere in un quartiere di Parigi – e mi appiattellavo contro ogni mattone, come una cozza allo scoglio. Non mi interessava dove stessi andando, non lo sapevo neppure, sapevo solo che i vicoli erano lì per me e sembravano dirmi: ‘Anastasia! Vieni verso di noi, spogliati in un torrente di lascivia!’”
    “Laivia…!”
    “Mettete il bavaglio a Giuditta, per favore. Continua pure, cara.”
    “Sì, insomma ero felice. Felice e appagata come non lo ero mai stata. Poi vidi una luce attraverso un androne…”
    Mormorii di disapprovazione si alzano dal gruppo. Anastasia annuisce.
    “Lo so, lo so. Anche io ero abbastanza infastidita da quella luce che irrompeva lacerando le tenebre della notte. Ma nel mio sogno entravo, alla ricerca di un sottoscala buio. Insomma, anche nella vita privata uno deve sperimentare per capire cosa gli piace, no?”
    “Certo, assolutamente.” Una donna sulla quarantina le sorride, complice. “Meglio il compensato o il traforato? Io ancora non so scegliere…”
    “Esatto, una cosa del genere. Quindi entravo, bramosa di conoscere nuove densità, ma un vociare di uomini mi distraeva. E si sa, per entrare in contatto con la propria intimità c’è bisogno di silenzio! Per questo salivo le scale ed entravo in una specie di bettola, da cui arrivava tutta quella confusione. Ma io, spavalda come solo nei sogni si può essere, entravo e dicevo: ‘Signori, scusate. Vorrei utilizzare per qualche minuto il sottoscala e le vostre voci mi distraggono. Potreste parlare a voce più bassa? Il tempo di un amplesso e poi me ne vado.’”
    “Mi sembra una richiesta ragionevole!” commenta la tizia del traforato.
    “Infatti! E loro, a onor del vero, per un istante si erano zittiti. Poi una voce mi ha chiesto: ‘Un amplesso… con chi?’
    E io lì ho dovuto spiegare tutta la storia dei vicoli bui e delle densità… a ripensarci adesso fa un po’ strano. Ma loro non mi presero sul serio! No! Si avvicinarono in branco, mi dissero: ‘Te lo facciamo vedere noi cosa vuol dire strusciarsi contro qualcosa di duro…’”
    “Dicono tutti così” commenta una ragazza con aria di vita vissuta. “Poi però, vai a tastare…”
    “Eh, lo so.” Anastasia annuisce, accorata. “Però capite, ero una ragazzina… Mi son fidata. Mi son detta: ‘Proviamo!’. Ma niente, niente a che vedere con la durezza delle pietre della notte. Uno prometteva pure bene, e invece… ma vabbè, lasciamo stare.
    Finito il tutto, mi hanno fatto la domanda classica, che tutti gli uomini prima o poi fanno: ‘Ti è piaciuto?’”
    “I vicoli non te le fanno, queste domande scomode.” La tizia del traforato appare infervorata. “Le pietre danno ma non chiedono!”
    “Esatto! Ma io a quel punto ho dovuto essere coerente, dire la verità… e loro se la sono presa. D’altronde, ora lo so: gli uomini sono parecchio suscettibili al riguardo. Mi insacchettarono per bene e mi lanciarono nella Senna a morire annegata, mangiata dai ratti. Ma prima di morire, potei dare un ultimo sguardo a quei vicoli silenziosi, che mi avevano scaldato il cuore e il corpo.”
    “Mpf, mpf!”
    “Giuditta ha bisogno di riposo. Portatela via, per favore.” Lo psicologo sorride, mentre due inservienti si caricano di peso la ragazza e la sedia su cui è seduta. “Bene, direi che questo tuo racconto è stato illuminante. Inizieremo sicuramente un percorso insieme. Ora, qualcuna di voi ha una domanda da fare ad Anastasia?”
    Sguardi circolari, visi contratti, tutte sembrano pensare la stessa cosa.
    “Suvvia, non siate timide. Anastasia risponderà volentieri a qualsiasi vostra richiesta.”
    Ultima occhiata. Infine una mano si alza.
    “Ma… con quel dentista, ci sei rimasta in contatto?”

    RispondiElimina
  14. Stanno venendo fuori dei thriller stupefacenti! Che poi chissà come mai mi viene fuori "stupefacenti" e non favolosi, stupendi...chissà! :D Se li avessi letti prima di scrivere il mio, non ci avrei neanche provato. Infatti penso, per il futuro, di leggere l'argomento (per il thriller o altro) e se mi viene un'idea tanto da provarci, non leggerò gli altri testi prima di scrivere il mio che non riuscirei a non farmi influenzare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Faccio anch'io così. Non voglio che al cervello mi arrivi qualche input che subentri all'originalità dell'idea.
      Poi, certe volte, trovo delle somiglianze con l'ispirazione di qualcun altro.

      Elimina
  15. Buongiorno dottore.
    Buongiorno signorina. Si metta comoda e mi dica qual è il problema.
    Faccio sempre lo stesso sogno dottore. Quasi sempre è un incubo. Addirittura a volte, all’interno del sogno stesso, ho come un dejà vu e, per un attimo, mi rendo conto di aver già vissuto quell’esperienza pur consapevole che non è reale. In pratica l’ambientazione è sempre la stessa come pure gli eventi ma…non so come spiegarlo.
    Sì…ma…non capisco.
    E niente. Mi perdo in Montmartre, ovvio che è pure buio.
    Mmmhhhh
    Che pensa dottore? Sono pazza? Che significa quel mugugno?
    Niente niente. Non significa niente. Vorrei solo capire qual è il problema...
    Se mi lascia finire! Dicevo. Mi perdo in Montmartre, OVVIO che è pure buio. Giro per i vicoli e mi ritrovo a entrare in una casa. Salgo le scale – sono sicura che la scale devono avere un significato profondo – e vedo una luce. Entro e mi ritrovo in un bar pieno di uomini che si avventano su di me e vogliono rapinarmi. Abusarmi. Infine mi legano e mi gettano nella Senna, in pasto ai topi.
    Sì, ecco. Quindi…
    Sì lo so. Il significato dell’acqua, dei topi. Ma il punto non è questo. Tutto sommato, la storia è sempre questa però a volte si tinge di rosa o di rosso, altre sembra di trovarsi protagonista di una poesia o di un epitaffio, altre ancora in un film con gli effetti speciali. Dottore lei non può capire! E ancora non le ho detto la cosa più terribile!
    Sì, effettivamente ha ragione, non capisco.
    Aspetti. In tutto questo, il sogno finisce sempre che mi sveglio e sono dal dentista! Capisce? Dal dentista! Che poi uno dice: che sollievo, è stato solo un incubo! Ma svegliarsi dal dentista! Ha presente? Pagare per soffrire! Si figuri se posso sentirmi sollevata svegliandomi sulla poltrona di un dentista! I dentisti! Non meriterebbero nemmeno di essere chiamati dottori! E il camice bianco non gli si addice proprio! Mi aiuti dottore, mi aiuti. La prego.
    Signorina…credo che abbia sbagliato dottore. Cercava lo psicanalista, vero? Io non sono Sigismondo Frodo. Il suo studio è 2 porte più in là.

    Io sono il … dentista!

    RispondiElimina
  16. Una giovane donna cammina lungo i vicoli bui di Montmartre. Si guarda intorno e ride, non avrebbe dovuto farsi quella canna, ecco il risultato, adesso non sa dove andare si è completamente persa e ride come una cretina. Vede una luce, è un bar, decide di entrare. Spalanca la porta ed esclama ridendo "ehi ragazzi è qui la festa?" Un gruppo di uomini ubriachi la guarda con sorpresa. Uno di loro fa un ghigno e risponde "adesso la festa te la facciamo noi" e si avventa sulla giovane che comincia a ridere, soprattutto quando lui si cala i pantaloni, lei lo guarda e ride a crepapelle e lo indica agli altri con la faccia divertita "non vorrai farmi il solletico con quel fiammifero" esclama lei. Anche gli altri uomini ridono e lui a quel punto indispettito la prende e la butta nel fiume. Lei continua a ridere, smette soltanto quando si accorge dei topi che le saltano addosso. "No i topi mi fanno schifo, anche con le canne" e comincia a tirare pugni contro quegli esseri immondi.
    Si sente scuotere "signora la smetta per favore mi ha dato già due calci, se continua così potrò cantare nelle voci bianche. Basta non voglio neanche la mezza corona!"

    RispondiElimina
  17. Ho sbagliato! Volevo fare il commento anonimo, ma ho dato l'invio ed è partito...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E che problema c'è? Il Thriller è double-face . :D

      Elimina
  18. Per ma la standing ovation va all'anonimo del 21 ottobre 2016 09:18, con i topi che si chiedono perchè facciamo esperimenti su di loro se poi sono più intelligenti di noi.
    Che quando si superano i 60, la gente esce un po' di matto e dall'ordinario! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Una giovane donna si perde per i vicoli di Mormartre.
      Ma io dico,si può sempre iniziare tutte le settimane a raccontare la stessa storia? Stavolta dobbiamo pure far ridere. Ma per chi ci ha preso, per pagliacci?
      Ridi ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi.
      Signora mia, io ho da fare, anche gli gnocchi, appunto che è giovedì.
      E lava, e stendi e stira e fai il pranzo per il marito pendolare, chi la vuole cotta, chi la vuole cruda.
      Comunque, un attimo per lei lo trovo.
      Lo sa che la giovane donna si è persa a Mormartre?
      Che sbadata, già glielo detto.
      Ma come non la conosce, stiamo a più di settanta puntate del thriller e non ha ancora capito la trama?
      Con l'età sta diventando di coccio, signora mia.
      Giusto perché è lei, le faccio un riassunto.
      Aspetti un attimo che i bimbi litigano.
      La finite voi due? Sto parlando con la Cleofe.
      Mi interrompono sempre quando parlo con qualcuno.
      Che screanzati i giovani di adesso.
      Dunque, le dicevo, ah... sì. ..
      La donna, che è imparentata con Sistilio, quello della farmacia, accanto al bar centrale di Mormartre si perde.
      Rintronata com'è va a chiedere informazioni al bar, ma non quello vicino alla farmacia dello zio, quello più giù, verso l'ospedale.
      Capirai, non lo avesse fatto. Da sola,
      tutti ubriachi, la vedono e pensano che cerca compagnia.
      Quella aveva un mal di denti e stava cercando la farmacia dello zio.
      Spingi qua, spingi là, la tastano per tutti i versi.
      Cleofe, su...su. ..non t'addormentare che è quasi finita.
      Lo vuoi un caffè?
      Tiè, bevi su.
      Oh,ora sì.
      Insomma, sa come sono gli uomini, s' ingrifano subito.
      Però coglie il momento e da una botta ai gioielli di quello che le stava davanti.
      Fuori uno. Gli altri si fermano per la paura della stessa sorte.
      Uh, il telefono. Franco, rispondi tu che la mamma finisce di raccontare, sennò facciamo notte ed io ho da fare. Devo andare anche a raccogliere i panni dallo stendino.
      Qui nessuno dà pace.
      Facciamo presto.
      Riesce a scappare e chi ti becca?
      Il dentista che le chiede perché non è venuta ieri all'appuntamento.
      L' ha lasciato lì come un broccolo ad aspettare per due ore.
      Scappa senza rispondergli.
      Ha una paura del trapano e poi si può dare mezza corona a lui, quando da Giovanni, il dentista della Asl, prende meno?
      Con questa crisi, bisogna risparmiare.
      Alla fine arriva alla farmacia dello zio, entra come se avesse visto un miraggio.
      Chiede allo zio un antidolorifico.
      Oddio signora mia, devo andare, mi si brucia il sugo.
      Qui poi non c'è mai nessuno che ti aiuti in casa.
      Le finisco di raccontarle tutto la prossima volta.

      Elimina
  19. Ops, mi puoi correggere sessanta puntate al posto di settanta?
    Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nel riepilogo di mercoledì lo troverai corretto, da qui non posso farlo. :)

      Elimina
  20. Non oso immaginare cosa proporrai per il centesimo episodio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Centesimo? Dove devo pescarle tutte queste idee! :)

      Elimina