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giovedì 14 luglio 2016

Il post più impopolare dell'anno


Oggi camminavo immersa nel caldo asfissiante di queste giornate di luglio. Dovrei esserci abituata e invece, nonostante il mio sangue siculo, mal sopporto le temperature africane arrivando a preferire il gelo artico. Ora, mentre provo a orientarmi in cerca di una farmacia, giungo a un incrocio e una ragazza allunga un braccio sventolandomi davanti agli occhi, già annebbiati dai trenta gradi delle 11,30, un volantino. 

Hai cani e gatti in casa?
No.
Vorresti avere un cane o un gatto in casa?
No. 
Non ti piacerebbe adottarne uno?
Al terzo no, cerco la via rapida di fuga: quale parte del NO questa fanciulla non capisce? La N iniziale o la O finale?
Perché? Non sei sensibile al fenomeno dell'abbandono dei cani?
(Aridaje)
Sì, ma non voglio adottare un cane.
Avresti uno sconto presso gli ambulatori veterinari o nei negozi per animali.
Non sono interessata, grazie.

La sento, la parolina che la ragazza soffoca in mezzo alle labbra mentre mi allontano: mi dice "insensibile", ma io ho in mente la crema gel per la storta che ha preso mio figlio e svolto l'angolo a passi veloci.

Questo fatto diventa il pretesto per una considerazione che autorizzerà qualcuno a riempirmi di etichette.

Esiste anche un forte pregiudizio inverso, che porta a ritenere che tutto ciò che non è fatto "a favore" è meditato "contro".
Non è forse anche mia la libertà di scegliere se voglio o non voglio fare qualcosa, di pensare giusta o sbagliata un'idea senza per questo essere tacciata di un mare di luoghi comuni (perché, alla fine, lo sono anche quelli)?

Perché se non voglio adottare un cane sono insensibile?

Perché se non ne voglio uno in casa, disinteressata a trattarlo come un figlio, sono una che odia gli animali? 

Perché se trovo orribile che un cane venga "umanizzato", 


Intendo questo 

è automatico pensare che io sia potenzialmente capace di abbandonarlo sul ciglio della strada?

E oso
Oso spingermi in altri campi minati:

Perché se dico che trovo inaccettabile la condizione della donna musulmana in molti paesi, non ho rispetto per una religione o una cultura diverse?

Perché se coltivo il beneficio del dubbio sugli ultimi fatti di cronaca che hanno avuto come sventurato protagonista uno straniero di colore, sono una razzista o una cristiana ipocrita?

Perché se ho più a cuore la sorte dei 4500 miei connazionali che vivono nella povertà, sono per forza contro la società multietnica?

Perché se non andrei mai con una gonna ascellare alle due di notte in giro per Roma per paura di essere bersaglio di qualche maniaco, sono una che non sa godersi la propria libertà?

Perché se non dico ai miei figli che nella vita possono scegliere di essere ciò che vogliono visto che il sesso è un fatto meramente culturale, sono una bigotta?

Perché se dico che credo nella famiglia tradizionale sono sopraffatta da un triste superato squadrista troglodita luogo comune?

Perché se penso che "femminicidio" sia un termine inadeguato preferendo quello già esistente di "omicidio" che punisce la fattispecie criminosa, non sono dalla parte delle donne?

Perché se affermo che la donna non dovrebbe mai abdicare al suo naturale ruolo di madre, faccio il gioco dei maschilisti?

Frequento gente che la pensa in modo nettamente opposto al mio e andiamo d'accordo. Confrontarsi su determinati argomenti è un conto, giudicare in base ai punti di vista un altro.

Chi parla tanto di libertà di pensiero, dovrebbe solo prendere le distanze dalle idee della persona che ha una visione diversa, non costringerla a sentirsi in errore usando parole che nascondono un uguale pregiudizio di segno contrario.

La mia non è una voce fuori dal coro.
Esercito a pieno titolo la mia libertà di pensiero, che non è a senso unico. Non ha colore, non ha orientamento politico.

E chiede solo che il rispetto sia reciproco.

81 commenti:

  1. Certa gente (la tipa del volantino, dico) andrebbe presa simpaticamente a sberle. Ma le sberle bisognerebbe dargliele due alla volta, finché non diventano dispari... E' l'unico modo per sperare che queste persone rinsaviscano... Per il resto, concordo su tutto e anche di più.

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    1. Anche il volantinaggio richiede preparazione e modi!
      Il "di più" mi conforta ancora di più! :)

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  2. Secondo me non pronunciavi bene quella parte insita tra la N e la O. Prova, esercitati: N-O. Ripeti, su: N-O! Ancora una volta, dai: N-O-NE. Ecco che ce sei. Brava. :)

    ... e comunque non mi aspettavo proprio da te, che c'hai pure er sangue siculo, d'essere così ensensibbile da non presta' scolto a' na poera ragezza che se batte per 'i randaggi.

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    1. Perché i siculi alla voce DNA portano scritto: adottiamo cani? :P

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  3. Io amo i cani e ne adotterei volentieri uno (sono cresciuta con un Breton, che mi ha fatto compagnia per sedici anni) ma non lo faccio perché non potrei occuparmene, visto che sto fuori casa tutto il giorno. Mi danno però molto fastidio le situazioni che tu mostri nelle foto e le persone che trattano a pesci in faccia gli altri esseri umani ma comprano il cappottino di Ouitton al Chiwawa, perché penso che ci voglia coerenza. D'altra parte, mi sono beccata dell'insensibile anch'io perché non volevo un gatto: sono allergica, quindi se entra in casa lui devo uscire io...

    Per quel che riguarda le altre situazioni che tu citi, io rispetto il pensiero di tutti. Mi scaglio di solito contro il qualunquismo perché non mi piace chi ripete a pappagallo ciò che scrivono i giornali (questo vale per qualunque fazione) in quanto ritengo che ogni persona debba prendere una posizione solo dopo attente riflessioni e considerazioni, e questa posizione non debba essere mai considerata una verità assoluta. Detto questo, ne approfitto per chiarire il mio pensiero. è anche un modo per conoscerci meglio. :)

    1) La condizione della donna musulmana in alcuni paesi è vergognosa, punto. E anche quella della donna italiana. Però rispetto entrambe le culture, lo giuro. ;)

    2) Non capisco cosa c'entri l'essere cristiani, visto che era cristiano anche lui. Come sono andati davvero i fatti lo sanno solo le persone che erano lì. Certo è che questo Mancini tirava le noccioline alle persone di colore, e l'ha detto il fratello, non uno dei centri sociali...

    3) Spero che non stiamo parlando della storia dei 30 euro, eh! Io penso che l'emergenza clandestini debba essere risolta prima che loro mettano piede in Italia, che si debbano bloccare gli ingressi come in Francia, ma se riescono comunque ad arrivare metterli in un centro toglie tanti mendicanti e delinquenti dalle strade. Comunque occorre fare delle distinzioni fra: 1) i poveracci in fuga dalle guerre 2) quelli che vengono qui solo per delinquere e arricchirsi facilmente (ci sono, e sono odiati anche dagli immigrati integrati) 3) quelli che sono qui da anni, lavorano e pagano le tasse come i miei suoceri: ormai definirli stranieri è assurdo... eppure anche loro subiscono il razzismo.

    (segue...)

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  4. 4) Imboscarsi ubriaca in un parco con uno sconosciuto non significa esercitare il diritto alla propria libertà ma essere cretina: ci vuole buon senso in tutte le cose. Però non si può nemmeno dire che chiunque indossi una minigonna voglia mettersi in mostra o che la donna violentata se l'è andata a cercare, o anche solo che chi ha subito un apprezzamento per strada deve sentirsene lusingata. Se passo davanti a un bar, magari tornando dal lavoro e vestita in modo normalissimo, gli uomini NON hanno il diritto di mettersi a fischiare. E se lo fanno NON sono io a averlo cercato, perché un minimo di libertà deve esserci, purché questa libertà non superi il limite del buon gusto.

    5) Dubito che a qualche genitore possa far piacere avere un figlio omosessuale, non tanto per la sua scelta di vita in sé ma (almeno per quel che mi riguarda) per le umiliazioni che dovrà subire. Ciò nonostante, se accade non è che lo butti fuori di casa. E la tolleranza e il rispetto per le diversità di genere dovrebbero essere insegnate a qualunque bambino.

    6) Credere nella famiglia tradizionale non è un male. Considerarla l'unica famiglia possibile, secondo me, significa chiudere gli occhi su tante realtà che, volenti o nolenti, esistono, e con le quali dobbiamo fare i conti. Io sono relativista: un bambino sta meglio con persone che gli vogliono bene che in istituto.

    7) Femminicidio è una parola AGGHIACCIANTE e discriminatoria.

    8) Io voglio avere dei figli. Due, magari (e sono ancora in tempo). Rispetto però le donne che non sentono il desiderio di diventare madri: esistono delle inclinazioni naturali, e ci sono donne che l'istinto materno non l'hanno proprio.

    Ecco, ho finito. :)

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    1. È bello sapere che la diversità di opinioni può essere espressa con equilibrio, guardo sempre con un po' di sospetto gli "arraggiati" (in senso lato, sono gli estremisti da ogni parte essi arrivino), quelli che non ti lasciano parlare perché hanno la verità in tasca.
      Se c'è una cosa che mi caratterizza è la totale incapacità di farmi influenzare dal sentito dire: telegiornali, articoli di quotidiani mi servono per acquisire la notizia, poi mi faccio un'idea in base ai miei schemi di vita, alla mia educazione, ai valori con cui sono cresciuta. Lungi da me discriminare le persone in base a sesso, razza o religione, mi sono data al convinto volontariato per dimostrarlo, però mi infastidisce l'atteggiamento di chi riconduce ogni reazione che abbia come soggetto un immigrato a un fenomeno di intolleranza nei suoi confronti. Anzi, non sono per nulla razzista se cerco di capire, per esempio, la dinamica di un litigio che ha avuto un esito fatale e mi dico: e se fosse morto l'altro? In molti avrebbero detto che se lo era cercato, perché aveva insultato la vittima di un'intolleranza legittimamente difesasi. Allora perché non devo pensare che, fermo restando la deprecabilità dell'atteggiamento del presunto assassino del nigeriano, non ci sia stata la reale intenzione di uccidere, ma che si sia trattato di un bieco scontro in cui una delle due parti ha avuto la peggio? due parti, non un nero e un bianco, non un povero immigrato e un razzista bastardo.
      Ecco, se dovessi fare esempi su tutta l'intera disquisizione in corso non basterebbe una pagina di commenti.
      Sul termine "femminicidio" siamo d'accordo, come sulla confusione fra clandestini e chi si è perfettamente integrato nel nostro paese.
      Sulla famiglia... il discorso si fa complesso, ma sì credo di potere affermare senza concedermi spazi di dubbio che per me l'unica famiglia possibile resta quella classica!

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    2. Mi infiltro, ma c'è un lato del discorso che cambia, e di parecchio, le cose.
      E' vero ci sono dei pregiudizi e delle opinioni. Ma quando l'opinione di uno viene portata per legiferare la vita di un altro (più che la propria)?
      Chiara dice: "Credere nella famiglia tradizionale non è un male. Considerarla l'unica famiglia possibile, secondo me, significa chiudere gli occhi su tante realtà che, volenti o nolenti, esistono, e con le quali dobbiamo fare i conti. "
      Marina dice: "credo di potere affermare senza concedermi spazi di dubbio che per me l'unica famiglia possibile resta quella classica!"
      E in uno stato laico quale dovrebbe essere la soluzione? Su cosa dovremmo basarla? Giudizio, pregiudizio, tradizione, scienza, convenienza, potere, maggioranza, esclusivismo?
      Temo che su alcune cose, quelle che magari meno ci toccano, siamo disposti a farci venire i dubbi, ma per altre il rischio è che l'intransigenza degli occhi altrui diventi invece la nostra.
      E' pericoloso aprire il vaso di Pandora.

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    3. Barbara ha risposto proprio mentre stavo per farlo io, e mi trovo d'accordo con quello che dice.
      Ciò che secondo me molte persone non hanno ancora capito è che qui non si chiede di creare dal nulla una nuova realtà, ma di legalizzare situazioni che già esistono. Nessuno urla in un megafono: "diventate tutti gay!" o vuole consentire agli omosessuali di adottare bambini negli orfanotrofi (io glielo lascerei fare, ma poco importa) bensi' di far sì che un bambino cresciuto da una coppia gay possa rimanere con il partner del genitore naturale in caso di morte di questo. Non garantire questo diritto secondo me significa nascondere la testa sotto la sabbia e rallentare un processo di evoluzione della società che è già in divenire. Allo stesso modo dire che la famiglia tradizionale è l'unica possibile significa ignorare tante altre realtà esistenti. Anche la mia, anzi, tutte e due: sono cresciuta con i genitori divorziati e convivo senza essere sposata. Però mi sono laureata e non mi droga, giuro!

      Io forse ho una mentalità diversa perché ho visto tutti i limiti della famiglia tradizionale (poi ti spiegherò, ma già il mio libro dà qualche indizio), però soffro per l'etichetta opposta alla tua: mi sento dire che non ho valori, perché credo che la sostanza di un rapporto valga molto più della forma, o di una firma su un foglio. Ci tengo inoltre ad aggiungere che io sono credente. Non cattolica, ma credente. E ho sempre improtato la mia vita su una spiritualità molto sentita.

      Per quel che riguarda i fatti di Fermo, io penso che se fosse morto il bianco l'Italia intera sarebbe insorta contro l'invasore, ma questo non conta. Io vedo l'essere umano al di là della sua razza. Penso che fra gli immigrati ci siano tanti pdm (la cattiveria che nasce dall'ignoranza è la peggiore), e questo posso affermarla con certezza, perché essendo mio marito di origine marocchina ho sentito tante brutte storie. Penso però che ci siano anche tante persone per bene che vengono buttate dai razzisti nello stesso calderone di tutti gli altri, e questo non è giusto. Quando mi scagliò contro il razzismo voglio difendere la dignità umana, non i delinquenti, che rimanderei al proprio paese con un calcio nel sedere (e ci manderei anche i delinquenti italiani)...

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    4. @Barbara In uno stato laico, ma soprattutto in uno stato democratico decidono le leggi e le leggi si votano. Poco importa se io la penso in un modo e tu in un altro (intendo tu generico), combattiamo la stessa battaglia, pur da due opposte trincee: ci sarà un vincitore e chi dovrà rassegnarsi alla sconfitta. Se un giorno determinati diritti saranno riconosciuti, io guarderò dal mio angolino e mi leccherò le ferite. Hai ragione, certe idee non concedono sconti: tu la chiami intransigenza, io convinto esercizio della libertà di opinione.

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    5. @Chiara Però io non ho parlato di coppie divorziate, né di convivenza, né mi verrebbe mai in mente di affermare che chi ha idee diverse dalle mie sia ignorante o, peggio, drogato.
      La famiglia tradizionale, per me, è composta da due persone di sesso opposto, che poi queste persone, dopo il matrimonio, abbiano problemi e si separino non cambia la sostanza, come non la cambia la convivenza di fatto, senza un legame ufficializzato (da una firma in Chiesa o davanti a un ufficiale di stato civile). Ci sono fior fiori di filosofi che parlano di diritto naturale e non sto nemmeno aggrappandomi al mio credo religioso. La morale cattolica, qui, non gioca alcun ruolo.
      La mia è una battaglia civile in difesa del diritto naturale, quello per cui un figlio viene messo al mondo da una donna che diventa madre perché lo partorisce, non da chiunque voglia essere genitore comprando un diritto.

      Sul delitto di Fermo, ti do ragione: forse l'italiano si sarebbe rivoltato contro l'immigrato, ma avere una certezza su questo significa cadere nell'errore che volgiamo evitare: il pregiudizio.
      Sulla dignità umana da difendere a prescindere dalla razza, lo sai, sono d'accordissimo.

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    6. Beh, ma da questo punto di vista anche la ragazza del volantino stava esprimendo una sua opinione. A suoi occhi, il tuo tono di voce, l'aria sbrigativa (mica lo sapeva che avevi urgenza di andare in farmacia) le indicavano insensibilità.

      Sulla questione del diritto naturale, mi autocensuro da sola. Di fatto la discriminazione non è tra credenti e non credenti, e nemmeno tra natura e diritto positivo, ma tra ricchi e poveri, se sei Gianna Nannini o la casalinga disoccupata di Voghera, se sei Elton John o un rispettabile manager che da 20 anni nasconde un compagno in casa.
      Il resto purtroppo è la solita guerra tra poveri.

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    7. Credimi, Barbara, non l'ha indisposta la mia aria sbrigativa e nemmeno stava esprimendo una sua opinione: recitava (e male) un copione!

      Mi riallineo sulla tua seconda osservazione: sono d'accordo, in tutta questa guerra fra poveri, sono sempre quelli che possono permetterselo ad avere maggiore voce in capitolo.
      C'est la maledettissima vie!

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    8. Io ho diversi amici adottati e sono tutti a favore delle adozioni perché chi ha così tanto amore da dare da raccogliere un'eredità così pesante forse merita di essere genitore più di tanti altri che i figli li molestano e abbandonano. Pensare che due genitori etero possano crescere un figlio meglio di due genitori gay secondo me è un cliché culturale, perché questa situazione è troppo recente perché possano esserci indagini psicologiche al riguardo: queste osservazioni durano anni... se mi parli di diritto naturale okay, va bene, ma fra tutte le cose contronatura che questo sistema accetta sinceramente le famiglie omosessuali mi sembrano il meno peggio. ;)

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    9. Infatti io penso che questa sia una società allo sfascio e che sia in pieno corso la teoria del piano inclinato! Ma ripromettiamoci di discuterne se un giorno ci incontreremo: ci sono davvero troppe cose da dire!

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    10. Almeno la famiglia omosessuale ha una base di affetto, di amore e di rispetto. Ha dei valori che la società di oggi nega completamente. Gli ambienti più malsani che esistono, per le dinamiche relazionali che si attivano, secondo me sono gli uffici. E non lo dico perché dove mi trovo ora sto male, sia chiaro. Lo dico perché penso che quei luoghi gonfino l'ego e distacchino gli esseri umani dalla loro vera natura: la carriera e la competizione non sono obiettivi dell'anima (la crescita e la felicità, lo sono) ma dell'ego. Tutto ciò che l'essere umano vive e fa in questi luoghi, è frutto di un condizionamento sociale. Spesso (come nel mio caso) nemmeno le inclinazioni naturali vengono rispettate: ci si deve adeguare al sistema, come macchine. E se non è contronatura questo...

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    12. Ho riletto adesso anche i commenti precedenti. Io non volevo insinuare che chi la pensa diverso da te sia ignorante o drogato, ma sfatare il luogo comune per cui solo chi cresce in una famiglia tradizionale può essere una persona per bene, sana. Io ho la classica famiglia allargata. Mia mamma ha un compagno da 25 anni, vedovo, con due figli che considero miei fratelli come la mia sorella "vera". Mio padre si è risposato con una donna che ha tanti fratelli e nipoti. Mio zio ha un figlio di 17 anni ed è divorziato, la sua attuale compagna è anche lei divorziata con due figli, la sua ex moglie ha, oltre a mio cugino (nato quando aveva 43 anni), ha anche un figlio di 42 anni avuto a 18 anni dal primo marito, morto in un incidente stradale...
      E andiamo tutti d'amore e d'accordo. Quindi capisci perché il concetto di "famiglia tradizionale" mi faccia sorridere, anche se i miei parenti sono tutti eterosessuali. :)

      L'altro giorno parlavo con un mio amico (il papà del neonato di cui ti ho mandato la foto per errore) il quale ha deciso di sposarsi solo con i "parenti stretti". Essendo sua moglie adottata, e lui figlio unico di figli unici, erano al massimo dieci persone. Io e Beppe ci abbiamo scherzato su, perché se dovessimo fare noi una cosa del genere saremmo, solo così, almeno 50 persone! :-D
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    13. Hai ragione, Chiara, ci sono ambienti dove accadono cose assurde (mio marito, certe volte, mi fa resoconti da non crederci!), ma così sembra che questo sia il mondo degli etero e che gli omosessuali vivano quasi in un eden: ma ci saranno pure i gay stronzi, egoisti e pdm o sembra offensivo e discriminatorio immaginarne l'esistenza? Sono persone, ecco perché dico che non li discrimino, perché li tratto come tutti, se hanno un brutto carattere li giudico per il brutto carattere, se dicono stronzate non guardo alla loro natura, gli,rinfaccio la stronzata.
      La base di amore e affetto la trovi o non la trovi in qualunque famiglia, ma non è che a fronte di due genitori violenti cui viene tolto un figlio l'unica salvezza è ricorrere all'omosessuale che vuole averne uno. Ci saranno famiglie composte da uomo e donna sane cui affidarlo.

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    14. Ma per me la famiglia tradizionale è anche quella allargata!
      La tradizionalità non è data dal valore indissolubile del legame fra due persone, ma dalla "natura" di quella unione. Dunque non mi fa alcuna impressione sentirti parlare della tua famiglia. Io ho un fratello e una cognata che convivono e un cugino che ha quattro figli, due con una moglie, due con un'altra e adesso sta con una terza persona. Non do alcun giudizio né di valore né di merito a riguardo.

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    15. Esistono sicuramente i gay stronzi, ci mancherebbe. E anche le lesbiche (non farmi fare nomi, per favore! :-D). Però mi sa che il mio discorso è stato travisato.

      L'omosessualità è considerata contro natura, ma se ci pensi bene il nostro intero stile di vita lo è. Anche le medicine sono contro natura. Anche le dinamiche relazionali che si innescano negli ambienti di ufficio. Anche i cibi che mangiamo ogni giorno. Le sigarette. Le case in cui abitiamo. Il modo in cui trattiamo il pianeta e gli animali. Tutto è contro natura, perché se vivessimo secondo natura saremmo rimasti ai tempi di Adamo ed Eva. Pertanto, prendersela con l'omosessuale di turno è come staccare un pelo per togliere i pidocchi...

      Per quel che riguarda invece le adozioni, non attribuirmi concetti mai espressi. Io non ho mai detto che l'unica soluzione sia ricorrere agli omosessuali, ma ritengo che debbano esserci dei parametri pari a quelli delle coppie etero per valutare la possibilità di adottare: vedere la stabilità economica e psicologica, la rete di contatti familiari, la solidità della coppia, l'esistenza (ora che è possibile) di un'unione giuridicamente riconosciuta, l'età e così via.
      Conosco per esempio una coppia omosessuale composta da due uomini sulla quarantina, entrambi con ottimi lavori, persone coltissime e oneste che conosco da anni e stanno insieme da quando ero ancora alle superiori: se avessi un figlio e non potessi prendermene cura, preferirei darlo a loro che ad alcune coppie etero di mia conoscenza (di nuovo: non voglio fare nomi! :-D), credimi. Certo, la situazione di una singola coppia non può rappresentare una tendenza generale, ma io penso che ci siano coppie gay adatte a crescere un figlio e altre no, così come ci sono coppie etero adatte a crescere un figlio e altre no. L'orientamento sessuale non deve essere una discriminante, altrimenti si riduce la dignità di un essere umano a un'etichetta, le stesse etichette che tu in questo post hai demonizzato.

      P.S. Con tutto quello che è venuto fuori da questo post mi domando come faccia il mio romanzo a piacerti, visto che le posizioni che emergono ed emergeranno sono decisamente poco tradizionali. :-D

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    16. La cosa divertente (!) è che su questo argomento ci si concentra sul CHI adotta. Ma non sul fatto che, in Italia, non ci sono bambini da adottare. Non per le vigenti leggi, molto restrittive (anche troppo) per cui è preferibile lasciare un bambino in casa famiglia in attesa di un miracolo sui genitori naturali, prima che dichiararlo adottabile (anche perchè lo Stato paga un signor gruzzoletto per il mantenimento delle case famiglia, e c'è un certo business attorno...) Ci sono coppie etero, benestanti, cattoliche che aspettano 3, 6, 10 anni e il bambino da adottare non lo vedranno mai. Non esiste, nemmeno dando la disponibilità ad adottare bambini grandi (dai 12 anni in su) e con handicap. E allora si va all'estero. Peccato che nessuno abbia il coraggio di dire che un bambino dall'estero lo si paga. Eh già. Dai 15 ai 30 mila euro. Si comincia con l'aderire ad un'associazione preposta all'adozione internazionale, con un "contributo". Poi sono richiesti corsi e corsi e ancora corsi, non obbligatori, però chi ha il corso sale in graduatoria. E tu che fai? Rinunci? Senza contare il viaggio, è richiesto da 1 a 2 mesi di permanenza all'estero, che per carità ha anche un suo senso, però sono poche le aziende italiane che te lo concedono.
      Ergo, come al solito, vincono i ricchi.
      Che se sono ricchi gay, questo paese già l'hanno abbandonato da mò.

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    17. Il discorso sullo stato che mangia con la permanenza dei bambini in comunità avrei voluto farlo anche io, ma mi sembrava di andare troppo fuori tema...

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    18. Care amiche, incontriamoci un giorno e tiriamoci i capelli de visu, che a scrivere tutto ci esce fuori un romanzo e già abbiamo i nostri cui pensare e con cui, per fortuna, svagarci!
      E a proposito del tuo, Chiara, le idee che mi piace difendere non hanno nulla a che vedere con il piacere di leggere storie anche lontane da me. Anzi, più sono lontane e diverse da me più mi attirano! :) Ti ricordo che ho scritto un libro che non è che proprio racconti storie ordinarie: non mi appartengono eppure mi sono divertita molto a scriverle. :D

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    19. Il discorso sull'adozione oggi è un po' più complesso di così e non so se mi ci voglio inoltrare.
      Le adozioni nazionali si fanno, pur con mille problemi che l'attuale legge, vetusta e con mille aggiustamenti non aiuta. Certo è che molti bambini non finiscono in adozione, ma in casa famiglia o in affido. E siccome per l'affido non si trovano volontari (anche perché ti può capitare di dover lasciare il bimbo da un giorno all'altro e non saperne più niente), lì va bene tutto. Single, anziani, gay, abbinamenti fatti all'insegna del "meglio che niente" (non che single, anziani e gay non possano essere buoni affidatari a prescindere, ma certe famiglie affidatarie che ho visto... Ecco, meglio che niente, suppongo). Se poi il bambino diventa adottabile in teoria gli affidatari hanno la precedenza, ma siccome i parametri sono diversi spesso gli affidatari non possono adottare, anche quando vorrebbero (a meno che l'affido non si sia protratto fino ai 18 anni dell'affidato, in quel caso sceglie lui, finalmente).
      Poi anche qui, in realtà il meccanismo adozione è di fatto regionale, in alcune regioni funziona meglio, in altre non funziona proprio.
      Sull'internazionale anche qui molti distinguo. Non ci sono solo associazioni di dubbia moralità. Che però ci sono. Negli ultimi due anni ho sentito di cose da far raccapponare la pelle. Io mi chiedo come si senta una famiglia che magari ha fatto la scelta dell'adozione su base etica e poi scopre che il bimbo è stato comprato a loro insaputa (cose successe, potrei farvi anche i nomi dei paesi). Comunque non è tutto così, ci sono anche dei canali dove si pagano solo le spese vive di traduzione documento e l'avvocato nel paese estero, spese comunque detraibili dalle tasse. Così come ci sono realtà in cui davvero viene prima l'interesse del minore così una coppia che la possibilità di fare seguire, per dire, una certa terapia o che conosce una data patologia può essere instradata verso un certo paese dove un bambino con quel problema avrebbe serie difficoltà (e, scusate il sassolino, magari si sente dire "con tutti i bambini che soffrono in Italia, censuro l'imprecazione, ma immaginatevela).
      Scusate l'intervento a gamba tesa, ma su questo almeno so di parlare con cognizione di causa.

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    20. Si Tenar, l'affido è anche peggio. Vedo famiglie che gestiscono bambini in affido come un lavoro retribuito (ricevono contributi mensili, un po' più degli assegni famigliari). Sull'adozione ho raccolto testimonianze dirette, non posso valutare le associazioni (e nemmeno i centri adozione delle asl lo possono/vogliono fare), certo è che non ne ho sentito 1, e dico 1, che mi abbia detto che è costato solo 1000 euro, per dire.
      Perciò, sorrido quando sento dire "L'utero in affitto? Con tutti i bambini che ci sono da adottare!" oppure "Le adozioni ai gay mai e poi mai!" e tanto glieli danno in affido, dove si può anche essere single.

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    21. È tutto un macello! Si salvi chi può!
      (E non prendetemi alla lettera, vi prego!) :)

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    22. La triste verità (e no, non sono favorevole all'utero in affitto) è che è più rapido e – a volte – meno costoso di un'adozione internazionale. Infatti per la maggior parte vi ricorrono coppie etero. Per altro, non essendo legale in Italia, sfugge a qualsiasi controllo, altro che superiore interesse del minore.

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    23. PS: l'affido è comunque meglio della casa famiglia. La casa famiglia è comunque meglio dell'orfanatrofio. L'orfanatrofio è comunque meglio di una famiglia abusante. Che a sua volta, purtroppo, a volte è meglio di nessuno in assoluto. Insomma, tutto va valutato nel suo contesto e alle alternative disponibili.

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  5. Evito i volantinatori, lo faccio per loro, per evitare di sbranarli.
    Se sono bravi (non era questo il caso), capiscono chi avvicinare e chi lasciare in pace.
    Da parte mia, ritengo molto più insensibile chi adotta un cane o un gatto e poi lo abbandona alla prima difficoltà. E' un essere vivente, non occorre umanizzarlo (anche se certe volte ci imitano così bene), ma nemmeno pensare che sia un giocattolo che quando ti stanchi lo molli in un angolo.
    Vorrei un gatto? Certo. Ma sarebbe sempre solo, sarebbe un atto egoista il mio.
    Quel pregiudizio di cui parli tu, l'ho vissuto con alcuni vegani. Perchè, allo stesso modo, se mangi carne sei ugualmente insensibile, e destinata a morire precocemente d'un brutto male (quasi te lo augurano). Fortunatamente ho amici vegetariani che non sono così estremisti.
    Concordo su tutto anch'io. Mai aver certezze, sempre dubbi.

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    1. Sì, è vero, i vegani sono un ottimo esempio: ai loro occhi sembriamo tutti degli assassini impuniti. E poi si sentono storie allucinanti di bambini denutriti perché affidati a genitori con un credo del piffero!
      Questo mi fa venire in mente che ai tempi della mia laurea, assieme alla tesi in diritto amministrativo, presentai una tesina di diritto penale con il famoso caso giuridico dei due genitori che lasciano morire la figlia molto malata, sol perché sono testimoni di Geova e la loro religione non consente le trasfusioni di sangue. Non divago, ma le assurdità restano assurdità cui difficilmente si da una spiegazione logica.
      Alcune volte la salvezza dai pregiudizi sono proprio i dubbi.

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  6. Ci sono atteggiamenti derivati da conformismo e pregiudizi, spesso solo da tendenze alla moda, che sembrano fatti per far sentire in colpa chiunque, per qualunque motivo, non si schieri con la massa, non importa se buonista e ipocrita.
    Difendere ad ogni costo il diritto alle proprie opinioni, con civiltà e fermezza.
    Marilena

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    1. La discussione civile non fa mai vittime. Moda e tendenze non dovrebbero definire le sorti di una società, ma i pregiudizi hanno una tale forza distruttiva da diventare davvero pericolosi.

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  7. Secondo me la ragazza ha fatto male ad insistere e tu hai un atteggiamento responsabile, se ci pensi bene prima di adottare o non adottare un animale domestico. Insensibili sono quelli che regalano il cagnolino ai figli pensando che sia un giocattolo e poi non vogliono più prendersene cura.

    Secondo me il rispetto è molto importante, ma il confronto pacifico sulle proprie opinioni serve e aiuta a crescere. Basta che sia condotto in modo pacifico e senza insulto.

    Sul femminicidio anch'io la pensavo come te, ma poi mi sono informata ed effettivamente mi sono ricreduta... Il femminicidio non è un semplice omicidio, è un'omicidio con l'aggravante dell'odio di genere. Cioè un uomo si sente in diritto di uccidere la sua compagna o ex compagna perché la considera un oggetto di sua proprietà. E' una dinamica leggermente diversa dall'omicidio, ecco perché esiste una parola diversa.

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    1. L'insulto è un'arma ignorante, sono d'accordo.
      Sul femminicidio continuo a non essere convinta. Provocare la morte di un essere umano è omicidio, punto. Il genere (femminile) non può essere un aggravante, è come evidenziare una diversità tra uomo e donna per me inesistente. Significa dire hai ucciso un essere debole (dunque sottolineare che lo sia), ragion per cui la punizione sarà maggiore. Perché? Sarai punito perché hai soppresso con la tua azione criminosa una vita umana verso cui hai pensato di esercitare una bieca superiorità. Hai ucciso, sei un omicida.

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  8. Ottimo, veramente ottimo lo spunto di discussione.
    Cara Marina, hai citato alcune cose che per me non sono nemmeno argomento di discussione, ad esempio l'orientamento sessuale ritengo non sia nemmeno da considerare, è un "non problema", ognuno viva come crede a patto che non insozzi minori, deboli, non consenzienti.
    Per tutto il resto capita spesso anche a me di essere tacciato di sciovinismo, classismo, e tutto il bel corollario di paroline che finiscono per ismo :) Mi sono spesso girati i coglioni quando mi sono trovato a discutere con persone che di fronte ai grandi temi che hai citato hanno manifestato il tipico atteggiamento da radical chic di sinistra non suffragato da reale consistenza fattiva in pensieri parole e opere. In particolare, un mesetto fa, ho avuto una discussione pesante con alcune colleghe che si sono dichiarate portabandiera di altissimi valori multiculturali, multi etnici, multi multi, salvo poi nella pratica quotidiana essere ostili, cafone e maleducate nei confronti delle categorie professionali che dipendono a livello funzionale da noi, totalmente indifferenti ai drammi personali di un paio di conoscenti, assolutamente cattive e ciniche nell'esprimere giudizi nei confronti di tutti. Della serie: " massima solidarietà per le vittime dello tzunami a 12.000 km di distanza, ma se il proprio vicino è in difficoltà... chi se ne fotte."
    Vecchia storia Mari, lo scontro dialettico, come la differenza di opinioni, sono il sale della vita, ma devono essere temperate dalla voglia di crescere, conoscere, comunicare, capire. In linea generale posso affermare di trovarmi bene con chi non la pensa come me a patto che ci sia rispetto, quello che mal tollero sono gli ipocriti, quelli che si ergono e puntano il dito dall'alto di pulpiti di consistenza scatologica. A genova c'è un detto: " son capaci tutti a fare i bulicci col culo degli altri." Massima politicamente scorretta, ma rende bene l'idea.
    Insomma, come direbbe il meccanico della mia moto, che venero come un Dio, "non zo se mi ho spiegato" ( generalmente accompagna la frase con espressioni facciali tipiche di chi ha perso ogni speranza hahahahaha, un grande il mio illetterato genio dei motori).

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    1. L'orientamento sessuale non è un problema nemmeno per me, credimi.
      No, vedi, l'ipocrisia è una cosa che tollero pochissimo. Le forme di incoerenza di chi si batte il petto per non sentirsi lontani dal sentire comune per poi ritrovarsi a schivare il vicino di casa sono da aborrire al pari degli atteggiamenti esasperati di taluni.
      Detto questo, standing ovation per il grande genio dei motori che si ha spiegato benissimo! :D

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    2. Siamo sulla stesa lunghezza d'onda. Non mi stupisco affatto.

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    3. In merito al mio meccanico... c'è sempre da imparare da chi è capace di fare e che emerge grazie all'intelligenza e il cuore, poi l'italiano raffazzonato e la poca cultura, sono dettagli...

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  9. Per me ci sono persone responsabili e consapevoli di ciò che pensano e sostengono, prendendosene la piena responsabilità, e imbecilli.
    Avere idee e sostenerle va sempre bene, non averne e seguire il gregge è male, a prescindere da quelle che sono le personali visioni della società, della morale ecc.
    Credo che l'importante sia sempre rimanere "svegli" e potenzialmente in grado di cambiare o modificare opinione.
    Avere un animale domestico è spesso dettato da una "posa" (non direi moda in senso stretto) come essere vegani (ed esserlo male, incorrendo in problemi di salute)... il rispetto deve essere anche verso se stessi, molti non se ne rendono nemmeno conto :D
    Poi scusa... che male c'è ad essere insensibili??? XD Muahahhaahh!

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    1. Io ho delle idee sulle quali posso ricredermi e convinzioni inamovibili su cui non sono disposta a cedere. Sono un po' testardina, ma detto così sembra quasi un capriccio caratteriale. Invece no, su certi temi mi batterei sino allo sfinimento. Certo, in sedi opportune, è anche da dire!
      Sugli animali domestici ci siamo confrontate in altre sedi e abbiamo sbandierato il nostro grado di inzenzibilità! Ahaha!

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  10. Troppi spunti interessanti in un unico post. Io ho avuto due cani, ma mai mi sarei sognata di vestirli o di sederli a tavola con me. Amare gli animali significa prima di tutto rispettare la loro natura. Ora, non potrei adottarne un altro perché non potrei occuparmene, ma esistono altri modi per pensare a loro anche senza prenderli in casa.

    In generale, diffido delle idee estremiste che rischiano di dare origine a nuove forme di discriminazione e preferisco trarre le mie conclusioni attraverso il ragionamento e la riflessione.

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    1. Anche a me piace vedere l'animale nella sua veste di animale. Poi i cani mi piacciono: quelli degli altri, ma mi piacciono, giuro! Nei commenti è stata detta una cosa giusta: se non sei in grado di gestire il loro benessere, non puoi usarli come giocattoli. Ecco, io sarei negata: uscire cinque volte al giorno per fare fare la pipì al cane! Starei continuamente a pulire casa e d'estate a chi lo lascio? E nel carrello, accanto agli spaghetti, i bocconcini al fegato. No, no, non è cosa mia!

      Sugli estremismi sono d'accordo, ma è la manifestazione che condanno, non l'idea in sé, perché vedo certe cose con colori definiti e non concepisco le zone di grigio.

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  11. Pur amando molto gli animali avrei risposto esattamente come te alla ragazza, per il semplice motivo che i miei "spazi animali" sono tutti occupati al momento, almeno affettivamente (vedasi recente dipartita del cagnolone dei miei). Un "no" può voler dire tante cose, l'importante è aveva la possibilità di motivarlo e di discuterlo.
    La tua lista dei perché è davvero molto densa e ognuno meriterebbe uno spazio a parte.
    Il "perché" che mi ha lasciato un po' così è quello sul pensare prima ai 4500 connazionali. Perché? Perché penso che la sofferenza sia sofferenza e l'idea di creare dei bollini per cui un sofferente è più meritevole di aiuto di un altro mi accende mille campanelli d'allarme. Poi ognuno ha "il proprio prossimo" su cui può intervenire prima e meglio, che non necessariamente è il più vicino culturalmente o geograficamente, ma quello, appunto, su cui si può intervenire. Per dire, per me può essere più prossimo l'alunno disagiato straniero nella mia classe e il mio vicino italianissimo e posso aiutare loro, ma chi sono io per dire che uno va aiutato prima dell'altro da altri? Mi sembra molto, molto pericoloso fare distinzioni. Poi, per carità, probabilmente questo va a toccare qualcosa di molto personale per me in questo momento, ma visto che ci hai condotto per mano verso questi temi, mi sembrava onesto da parte mia scrivertelo.

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    1. No, io non ne faccio una questione di priorità o di meritevolezza: i poveri di serie A vanno aiutati, quelli di serie B ignorati, assolutamente no. Ma sono molti italiani (soprattutto fra chi ci governa) che, invece, fanno questo errore: concedono molto di più ad alcuni e fanno finta che non esistano gli altri. Sono loro che spesso fanno una distinzione sulla natura e la qualità della povertà e delle disgrazie. Ci sono italiani ridotti alla miseria che non possono chiedere nulla perché nulla gli è dovuto e immigrati che ottengono molto solo perché la loro sventura è sotto gli occhi di tutti.
      Attenzione: non voglio che si pensi che le traversate della morte di queste persone non mi feriscano nel profondo, ma mi dispiace che questa sofferenza sia considerata più meritevole di aiuto di tanta altra, locale, taciuta e lontana dai riflettori.

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    2. Però o il discorso è circoscritto, e allora si parla di cifre e dati e nomi e cognomi e progetti concreti o si entra nell'ottica A prima di B e da qui a cadere in cose molto brutte il passo è breve. Esempi pratici. In zona c'è un'associazione molto attiva che collabora con l'Etiopia da decenni. Alcuni vanno in Etiopia per lavoro e già che sono là si occupano di piccoli progetti concreti, come fare dei pozzi o dare una mano a un paio di orfanatrofi. È capitato che organizzassero manifestazioni di raccolta fondi (tra l'altro ottime manifestazioni, ricordo una gara di corsa molto ben gestita). Un sacco di gente non ha voluto partecipare con lo slogan "perché devo aiutare la gente là quando anche qui ci sono i poveri". Ma questi, per dire, alla mensa della Caritas a servire non si sono mai visti e anche quando c'è il donacibo passano ben largo, anzi, in quel momento il loro slogan diventa "ma a me un pacco di pasta non l'ha mai regalato nessuno". Ecco io questa cosa non la accetto. E questa è solo stupidità che fa relativamente poco male. Poi passiamo a "lei i libri scolastici gratis non li può avere perché non è italiana, prima che li abbiano gli italiani" (senza magari controllare se in quella classe/in quella scuola c'è qualcun altro che ne ha bisogno, magari no) e finiamo con con "io con te non ci gioco perché sei color cioccolato e il nonno mi ha detto che sei venuto a rubarci le nostre cose" detto tra bimbi all'asilo. Il passo successivo preferirei non vederlo proprio.
      Ti ho fatto tre esempi molto concreti di come poi quest'idea si radichi nella società e si espliciti e del perché mi dia così fastidio.
      Poi la politica è un'altra cosa, la politica sociale, oltre tutto, molto spesso è territoriale, quindi quello che funziona qui di là può essere un disastro e forse io non vedo sotto i miei occhi, pur lavorando a contatto con famiglie di ogni ceto, questa disparità di trattamento così netta che vedi tu (personalmente vedo un sacco di ISEE che non convincono da parte di dentisti che risultano nullatenenti e non pagano quindi la mensa per i figli, per dire, cosa che mi fa parecchio arrabbiare, ma non mi sognerei mai di dire che i dentisti in generale sono favoriti o truffatori perché ho visto due o tre casi appartenenti a quella categoria).
      Per concludere, non so quale sia la tua esperienza e quali disparità tu abbia toccato con mano. Io negli ultimi dieci anni ho visto rinascere una volontà di suddividere l'umanità in categoria che non mi piace per niente e siccome la storia ci insegna abbondantemente cosa questo a portato in passato la cosa mi fa inorridire.

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    3. Non l'accetto nemmeno io, se è per questo. È ovvio che trovi ignobile la forma di egoismo di chi preserva il proprio giardinetto facendo spallucce di fronte alla gravità di situazioni che "per fortuna" sono altrui. Pensa che quando ero in Croce Rossa, per raccogliere fondi allo scopo di aiutare la parte di popolazione nissena senza lavoro e senza casa, a Natale, vendevamo un cestino con un panettone e delle caramelle (figurati, si capiva che era simbolico): lo vendevamo alle persone più umili che, sensibili al problema della povertà perché esse stesse in situazioni disastrose (a Caltanissetta ci si conosce più o meno tutti e sapevamo chi fosse disoccupato e chi vivesse come), si privavano di tre euro per avere quel cestino. I professionisti bene della città tiravano dritto manco avessimo la peste con quella divisa indosso. Parliamo di tre euro, nemmeno un pacchetto di sigarette costa così poco. E poi, però, nello stesso periodo li ritrovavi con i loro bei nomi altisonanti sui giornali come promotori e organizzatori di pesche di beneficenza per i vari Lions o Rotary o club service di cui si fregiavano di fare parte, allo scopo di mandare aiuti a Emergency piuttosto che ad altre Organizzazioni no profit che fanno più notizia.
      Col mio discorso volevo dire che spesso rivedo questo atteggiamento in chi ci rappresenta al Governo: tante maniche sbracciate per aiutare chi merita senz'altro di essere aiutato, ma con le stesse priorità di altri, come si diceva, e non al posto di altri.
      Gli episodi che racconti tu sono forme di razzismo puro, smuovono rabbia anche dentro di me: il diritto allo studio è di tutti, alla stessa maniera, io non dico ai miei figli ignorate lo straniero che è nella vostra classe perché è qui per fare del male a voi, ma ci mancherebbe, quella è ignoranza, grettezza, intolleranza (io sono stata persino vicina a diventare "suocera" di una ragazza di colore, compagna di mio figlio, molto bella. E ho fatto persino il tifo!)
      Ho capito quello che vuoi dire, che questo atteggiamento può portare a delle pericolose derive, che uomini come Salvini dovrebbero moderare il linguaggio perché la violenza verbale crea pesanti suddivisioni in categorie, infatti non amo la gente come lui. Ma non stimo nemmeno quanti per controbilanciare fenomeni come questi eccedono in dimostrazioni di solidarietà a mio avviso fuori luogo (ospitare molti stranieri in strutture alberghiere come se fossero poveri d'onore, ecco il povero A e quello B che dorme coperto di cartoni alla stazione e rovista il cibo nei cassonetti; dare un rimborso alle famiglie che decidono di mettersi in casa un profugo. Vedi se la signora Boldrini lo farebbe).

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    4. Oh altroché, se potrei raccontarne di cose: a Caltanissetta, facevo la raccolta viveri, sempre come volontaria della C.R.I. e andavamo a visitare i quartieri più poveri: riuscivo a dormire quando in ambulanza soccorrevamo l'incidentato per portarlo al Pronto Soccorso, ma non ho mai chiuso occhio al pensiero di quel padre di tre figli, disoccupato, finito in galera per avere rubato un pacco di pannolini al supermercato o di quella donna che aveva bisogno di cure perché dormiva in un garage aggredito dall'umidità e aspettava da sempre, fino a seppellirci un marito persino, una casa popolare mai ottenuta perché alla burocrazia si erano aggiunti i cavilli e il sindaco, adesso, preferisce lasciare che gli ospiti dei centri di accoglienza si lavino i piedi nella fontana del Tripisciano in centro, organizzando iniziative per il loro ramadan, come se dovesse per forza dimostrare che l'integrazione è tutto, chiudendo occhi e bocche di fronte al degrado di chi non può permettersi nemmeno un avvocato. E aggiungo un episodio che mi ha visto protagonista in prima persona, qui a Roma: avevo la tessera della metro smagnetizzata e solo un biglietto. Accompagnavo mio figlio a fare esami di pianoforte e, sfiga nella sfiga, nemmeno un soldo spiccio nel borsellino. Azzardo un passaggio dai tornelli in due con un solo biglietto: mi intercettano, mi chiamano mentre corro già per le scale, mi invitano a risalire e a dare spiegazioni. Mi sono sentita una ladra di polli. Mentre discutevamo e quello mi guardava come se avessi appena puntato la pistola contro qualcuno, un mare di immigrati saltavano beatamente le sbarre, un saltino, oplà ed erano già dentro la metro. Ti fa rabbia, perché la tolleranza verso queste persone, giustificate sempre e comunque, porta a un fiorire di azioni contro le regole che diventa un fenomeno inarrestabile. E anche da qui, per me, il passo è breve per cadere in cose più spiacevoli

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    5. @Anonella, sai che quella associazione la conosco? :-) Ho una carissima amica di Borgomanero (la ragazza che si è sposata a Orta, forse te ne ho parlato) che per due volte è andata in Etiopia con loro.
      Per il resto mi trovi assolutamente d'accordo con tutto ciò che dici. :)

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    6. Quando si lotta contro gli stereotipi non c'è niente di più desolante di trovare chi è perfettamente adatto al proprio stereotipo e che ne sono mille, dal funzionario corrotto al rom ladro, al mussulmano che maltratta la moglie e così via. Sono quei momento in cui ti chiedi se, tutto sommato, questi stereotipi non esistano per una ragione. Ma poi, lavorando con i bambini e i ragazzini, mi rendo conto di come vivano loro certe frasi decontestualizzate sentite a casa e quanti danni possano fare. L'ultima che mi è capitata? Prima media, a un ragazzino il compagno nasconde la penna
      – Prof! Quello zingaro mi ha rubato la penna!
      Io: – Adesso ti ridà la penna, ma non devi usare la parola "zingaro" come un insulto.
      – Perché? È per dire ladro, lo sanno tutti che gli zingari sono ladri.
      Io: – Davvero? E quanti zingari conosci per dirlo?
      – Nessuno, ma li ho visti sono tutti ladri.
      A quel punto una ragazzina, tra le migliori della classe, alza la mano.
      – Non è vero che non ne conosci. Io sono sinti.
      E diciannove teste, compresa, d'istinto, la mia, si girano a guardarla come se fosse improvvisamente diventata blu. Lì ho capito che qualche pregiudizio ce l'avevo anch'io, perché anche da insegnanti non associamo "zingaro" a una famiglia attenta e rigorosa che non aveva mai saltato un colloquio, con figlia con media del 9. La situazione sul momento è stata salvata, ma poi è saltato fuori che tra i maschietti della classe "zingaro" era abitualmente usato come insulto, perché a casa i genitori parlavano degli zingari tutti ladri e la ragazzina di famiglia sinti ne soffriva, ma non aveva mai avuto il coraggio prima di dire di appartenere alla categoria, anche se abita in una casa come tutti gli altri e i suoi genitori fanno dei lavori comunissimi, per paura che considerassero il papà un ladro. Insomma, basta poco perché una frase, scaturita magari da un'esperienza sgradevole personale (io stessa quando studiavo a Pisa sono stata derubata da ladri rom) diventi un'arma anche del tutto involontaria (il ragazzino che usava zingaro come insulto era anche un po' innamorato della ragazzina e non capiva perché lei non ricambiasse la simpatia).
      Insomma, le parole che usiamo poi prendono sostanza, si radicano nella mente di chi ci ascolta e assumono poi forme inaspettate. Quindi preferisco sempre parlare di casi specifici, piuttosto che in generale, il categorizzare l'umanità mi spaventa sempre. Poi, sulla politica si possono dire tante cose.
      Qui da noi ad esempio i profughi sono stati divisi a piccoli gruppi e affidati ai comuni. A prescindere dal colore politico le reazioni sono state diversissime. Dal sindaco che va a piangere in piazza a quello che dice "benissimo, dovevamo giusto risistemare i muretti a secco" e li mette subito al lavoro (progetto per altro per me bellissimo, perché gli anziani hanno insegnato la tecnica a questi ragazzi accolti che ora la stanno insegnando ad altri e si stanno recuperando dei vecchi terrazzamenti). Insomma, anche l'emergenza, che sicuramente c'è si può gestire in molti modi, alcuni mi sono piaciuti molto, altri molto meno. Di certo se fuggissi dalla guerra mi piacerebbe essere accolta da uno stato estero e non rifiutata.

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    7. Sì, purtroppo la realtà (che passa dall'eccezione a essere una regola) influenza molto le opinioni, ma solo quelle dei cretini diventano stereotipi. Fortunatamente esistono persone che ragionano usando l'intelligenza. Io credo di riuscirci. :)

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  12. Bellissimo post, Marina, se non avessi fatto la scelta dell'inattualità per il mio blog penso che avrei potuto scriverne uno molto simile.
    Io, alla domanda della tipa, avrei risposto che sono stato educato nella mia famiglia secondo il sano principio che gli animali nelle stanze degli umani non ci devono stare. Quando ero bambino c'era un cane da caccia nell'aia della nostra casa di campagna, ma non ha mai messo zampa in casa un solo giorno della sua vita.
    Nella casa di città non erano ammessi né cani né gatti. Tenevamo comunque alcuni uccelli liberi nel giardino, che era un po' una voliera a cielo aperto.
    Inutile dire che avessi figli li educherei nello stesso sano principio.

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  13. P.S. Forse il mio commento rischia di diventare "il commento più impopolare dell'anno". Ma se avessi altro tempo da dedicarci potrebbe diventarlo molto di più ^^

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    1. Grazie, Ivano. Sono contenta che ci sia un'adesione piena alle idee che oggi mi sentivo di esprimere, forse sulla scia di quello che mi è accaduto. In fondo, ho aperto questa parentesi in un luogo non proprio deputato ad accogliere e affrontare certe discussioni, se non altro perché è facile che, vista la loro complessità, si riducano a poche righe di commenti e diano luogo a equivoci.

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  14. Ti sento tonica e inviperita, mi piace. :D

    Che fastidio i commenti sottovoce di pura ignoranza. Non è facile scordarli, anche se si sa di non meritarli.

    Non commento sui tuoi "perché", sono discorsi lunghi e complicati, lungi dall'essere "bianco o nero". Capisco il tuo volerli esporre come prova di aver diritto a un'opinione. Per quanto riguarda la volantinara, pensa che ci sarà un motivo se di mestiere fa la volantinara... (pensalo anche se era lì come volontaria, un po' di cattiveria gratuita ogni tanto ci vuole! :D)

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    1. Ahaha, brava Lisa! Il tuo commento mi toglie di dosso un po' di serietà di cui mi ero ammantata per rispondere ai precedenti commenti!
      Non che il tuo non lo sia, serio, ma l'idea della cattiveria gratuita rivolta alla volantinara mi ha fatto sorridere di gusto! :)

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  15. ...alcuni dei tuoi "perché" sono molto simili a quelli che mi pongo io stessa... certo ho un cane, ma ho lo stesso atteggiamento nei confronti dei bambini, e del fatto che a più di 30 anni con un matrimonio di 4 anni alle spalle io non pensi di averne...

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    1. Quello dell'amore per i cani o il desiderio di maternità sono ovviamente argomenti su cui puoi intervenire con una semplice opinione, non sono presupposti su cui fondare un giudizio. Su altre cose, forse, su altri "perché" è più facile dare dei giudizi che non si fermino solo al punto di vista.

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  16. Ci credo, non lo sai che si deve rispondere "no, grazie"? :D
    PS: io credo che il rispetto vada meritato, sulla fiducia posso concedere la massima tolleranza, ma non è la stessa cosa ;-)

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    1. Mi ha fregato il "grazie", caspita, c'hai ragione!
      Rispetto e fiducia, ma la medaglia almeno è la stessa!

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  17. Cara Marina, condivido molti tuoi perchè. Il problema è che troppo spesso si passa da un estremo all'altro, per esempio l'amore per gli animali è una cosa bella, ma non voglio sentirmi un'assassina insensibile solo perché non sono vegana, tra l'altro amo gli animali, ma non potrei mai prenderne uno in casa visto che la maggior parte del tempo sono fuori. Mi godo ogni tanto quello di mia sorella (e so vedendo lei che un cane è un impegno notevole che sinceramente non voglio avere). Burka, minigonne, famiglie tradizionali e non, ci sarebbe da discutere all'infinito, ma credo che come al solito la virtù sia nel mezzo, gli estremismi non portano mai a niente. E soprattutto penso che la libertà di ciascuno finisca con il rispetto della libertà degli altri.

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    1. Tu hai ragione, ma alcune volte devi scegliere da che parte stare, perché ci sono decisioni che vanno prese senza vedere la mezza misura: di solito, cerco l'equilibrio anch'io, ma penso sia normale che la mia libertà vada a ledere la tua se la pensiamo in modo nettamente opposto. È un ovvio gioco di parti. In certe occasioni io sono bianca o nera.

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  18. Io, ormai si sa, sono quella dei dubbi, di conseguenza è raro che su qualcosa abbia una posizione irremovibile: di solito ho più domande da porre che risposte da dare. Poi chiaramente anch'io ho le mie idee, ma cerco di non lasciare mai che esse prendano il sopravvento sul buonsenso e sulla razionalità.
    Sul tema che proponi parto da due presupposti:
    1. Ognuno è libero di fare (e pensare) ciò che vuole, finché non lede la libertà altrui;
    2. Ogni caso particolare è un caso a sé e non necessariamente rientra nella regola generale.
    A me sembra che ci sia invece la tendenza ad imporre la propria idea agli altri, favorendo un fanatismo dilagante su ogni tema (dal veganisimo all'animalismo che tu citi), ma anche una forte incapacità di distinguere da un caso all'altro.
    È come se necessariamente ci si dovesse dividere in squadre e contasse di per sé la sola appartenenza alla squadra, dimenticando che cosa essa rappresenta.
    Così spesso si dimentica il vero oggetto su cui si sta dibattendo.
    Tanto per citare un esempio che fai anche tu, io, pur ritenendo che esistono vari tipi di famiglia e tutti ugualmente leciti, ho dei forti dubbi sulle adozioni gay. E quando dico dubbi, non lo dico con il tono di chi vuol far capire che non è d'accordo, ma con quello di chi non sa e che vorrebbe capire per il bene dei bambini che eventualmente sarebbero adottati. (Non sto parlando della stepchild che ritengo sacrosanta, ma proprio di adozioni o di utero in affitto etc etc).
    Io per esempio,pur da non credente, ho molte domande anche l'eutanasia e su temi simili.
    Ora mi piacerebbe che ci si mettesse attorno a un tavolo e che si ragionasse assieme, e soprattutto vorrei farlo con chi la pensa diversamente, perché a parlare con chi la pensa come me ho di certo un arricchimento minore.
    È così fuori moda ascoltare prima di parlare? Cercare di capire prima di imporre la propria idea? A me quelli pieni di certezze fanno sempre un po' paura. Forse in questa società avere un'idea forte, e imporla agli altri, è diventato simbolo di maggiore autorevolezza? Ecco, allora sono tagliata fuori. Continuo ad avere più dubbi che certezze. :)

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    1. Io penso che se ho un'idea e ci credo veramente, la vedo guidata dal buon senso. Allora non provo a importela, ma faccio di tutto per provare a farti capire il mio punto di vista. Non devo convincerti di qualcosa, come nessuno potrebbe convincere me di altre, ma sicuramente non ti prendo per pazza o esaltata se hai opinioni diverse dalle mie; ne prendo atto e dico: "vediamo chi riesce a ottenere di più" in base a circostanze, scelte, discussioni. Esistono le proposte di legge, i referendum. Il principio "la libertà esiste finché non lede quella altrui" può essere sbandierato di fronte ai gesti estremi: io che contraria alla stepchild adoption vado a uccidere chi la propone o muovo un'azione violenta contro chi la appoggia. Allora difendere la libertà è sacrosanto (vedi il fenomeno del terrorismo islamico). In genere, però, penso sia ovvio che la mia libertà di pensiero venga a inficiare la tua, se la pensiamo in modo diametralmente opposto. Ma è pur vero che misuro le persone in base al modo in cui sanno affrontare il confronto e lì entra in gioco il fanatismo, che respingo senza ombra di dubbio.
      Sull'utero in affitto la mia posizione è netta, perché non condivido le ragioni di chi lo sostiene e ho le mie per pensarla diversamente, non ho alcuna incertezza e non è superbia, spero mi creda, anche se non mi conosci.
      Poi ci sono tematiche sulle quali concedo più spazi ai dubbi, perché entrano in gioco altre componenti della mia educazione che, comunque, non si sostituiscono alla mia capacità sempre vigile di critica. L'eutanasia di cui parli è una di quelle: lì la mia fede religiosa mi suggerisce un'idea precisa, ma poi sentire tante storie e tante situazioni, mi fa dire quel "ma forse...", quel "chissà" possibilisti che rendono meno stabili le mie certezze.
      Comunque tu sei ragionevole quando dici che sarebbe bello riflettere insieme attorno a un tavolo di discussione. Per capire e per capirsi.

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    2. Direi che Silvia ha espresso meglio di me il concetto. Preferisco i dubbi alle certezze. Storicamente le certezze han portato a guerre, i dubbi han fermato la mano prima che arrivasse al bottone.

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  19. Il problema è che molte persone ragionano solamente con la pancia, per non citare altre parti del corpo (nella loro funzionalità utili, anzi indispensabili). Ormai ci si divide in schieramenti opposti: tu stai di qua e io sto di là e non ci sono sfumature che tengano. In fondo dividere il mondo in categorie è molto comodo e ci risparmia dal fare un minimo di ragionamento critico. Basta scegliere una categoria e accomodarsi dentro.

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    1. Il guaio è che i molti che ragionano come dici tu finiscono per mettere nel calderone di questa ignoranza anche chi si schiera a ragion veduta.

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  20. Mi piace molto quello che avete detto, questo appassionato scambio di idee apre tanti spunti di riflessione. Però... secondo me la tipa era una semplice venditrice. avrebbe provato a farti vergognare anche se non avessi sottoscritto il suo abbonamento a Sky (vuoi continuare a rimanere fuori dal mondo?) o firmato il nuovo contratto per l'energia elettrica alternativa (sei la solita disinteressata ai problemi dell'ecologia e del riscaldamento globale?) insomma, non penso che il problema fossero gli animali ma portare a casa una vendita.

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    1. Un po' come quando s'inc****no le operatrici del call center quando sei sbrigativa al telefono mentre loro in dieci secondi devono leggerti il papello preformulato di due pagine.
      Io sono sempre gentile, perché quello è un lavoro, ma ho un ricordo di telefonate fatte alle 14,30 del pomeriggio, quando magari avevo appena finito di addormentare il secondo dei miei figli dopo un'ora di rogne. Drinn drinn Buongiorno, sono Franci di Infostrada...
      Ahhhhh! Click! Tutututu... :D

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  21. Sono stordito, quasi rincoglionito dalle vostre riflessioni... dico, nemmeno con il flusso di coscienza di Joyce mi sono trovato in questa situazione e la questione Omerica in confronto è una bazzecola. Guardate, vi giuro sul mio onore di scrittore, adesso guardo con una visione nuova La nascita della tragedia di Nietzsche, mi appare chiarissimo il concetto di apollineo e dionisiaco, Il Castello di Kafka è ormai un libro aperto... L'origine della specie una fiaba che racconto la sera ai miei bimbi, la questione Verista e il naturalismo, oppure la contaminazione fantastica nel romanzo storico di Garcia Marquez... per non parlare di tutte quelle seghe mentali dei fratelli Karamazov (se penso i turbamenti morali che mi ha provocato Dostoevskij!!!)... Marina non oso chiedervi una vostra riflessione sul rapporto Trama/Religione nel MobyDick di Melville e della figura gigantesca di Achab. Ma tu vedi un volantinaggio che ti ha combinato nel blog, ma guarda sono confuso... ma nemmeno l'ultimo libro di Fabio Volo ti ha creato questi problemi, ad un certo punto ho pensato che il blog non si occupasse più di libri... Marina la prossima volta compratelo un cane ;)

    P.S.

    oh stavo scherzando, ricordatevi che è molto più facile scrivere un libro che condurre ii piena armonia le nostre esistenze.
    Nel libro puoi correggere frasi capitoli e cambiare il finale, mentre nella vita puoi e devi correggere... ma cambiare il finale, non sempre è nelle mani dello scrittore.

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    1. Tu sei un filosofo, Giuseppe, quanto ti adoro! :D
      Lo vedi, uno si sfoga e poi decide di esporsi senza ritegno!
      Non è da me, no! Dev'essere stata la signorina del volantino: mi ha lanciato una gastimia. Sicuro! Ahaha

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  22. Guarda, con me sfondi una porta aperta. Sono arrivato al punto che in certe discussioni con soggetti dalle tendenze chiaramente pidiote mi dichiaro anticipatamente "razzista" (anche se non lo sono) solo per fargli capire che se pensano di convincermi alle loro tesi usando l'arma dell'appellazione ignobile che mi beccherei in caso di mancata resa (razzista, fascista, xenofobo, retrogrado, sessista, bigotto o quant'altro) io me ne frego. Se siamo arrivati al punto in cui sostieni una cosa tutto sommato ragionevole e ti tocca sentirti rispondere che sei "razzista", beh, ok, sono razzista. E sia maledetta questa maggioranza incosciente di talebani del progressismo autoproclamatosi infallibile e non contestabile, non diversamente dal totalitarismo delle più becere ideologie assolutiste che questo stesso progressismo teoricamente(molto teoricamente) sostiene di aborrire. A parole sono per il pluralismo, nei fatti sono totalitari e nemici di ogni idea diversa dalla loro come un ultrà nazista.

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    1. Lo dico sottovoce, anzi te lo dico all'orecchio: la tua invettiva mi ha letteralmente conquistata! :)

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  23. Una bella serie di domande. La mia risposta è: non lo so. Forse, ma solo forse, "funzioni" se ti uniformi alla massa, qualunque sia l'uniformità del momento. E se ti schieri da un'altra parte, sei cattivo. O troppo aperto. O di sinistra. O di destra. Alla gente piace etichettare e dire che le idee degli altri sono cxgxtx. Per questo ho il "brutto vizio" di stare zitta se non conosco bene i miei interlocutori. ;)

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    1. Lo faccio anch'io in genere. Poi ti capitano quei momenti in cui senti proprio il bisogno di dire ciò che pensi. Magari cogli solo l'occasione, sfrutti uno sciocco pretesto. Ecco, è quello che ho fatto!

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  24. Ciao Marina, non leggo tutti icommenti perchè ho sonno mau a cosx te la dico. Condivido tutto quello che hai scritto. Le scelte si fanno su basi ragio ate nonsulle mode oper far felice qualcuno.
    Gli estremismi, l'essere giudicata per scelte mie che non concordano con il parere dei più non li sopporto.
    Massi a libertà anche se iil cane io ce l'ho i sieme ai gatti
    Ciaooo

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    1. Le mode le lasciamo alle passerelle, quelle su cui si divertono a sfilare i politicanti di turno.
      Noi facciamoci le nostre idee e lottiamo per difenderle! :)

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  25. Marina rileggo solo ora cosa ti ho scritto... ops! Altro che sonno! Scusa!

    Comunque sì, le mode sulle passerelle stanno benissimo. Noi, ogni singola persona, deve vivere come meglio si confà al suo modo di essere. Non siamo tutti uguali per fortuna. Bisogna accettarlo.
    L'importante è sempre ragionarci sopra quando si fa una scelta.

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    1. Non ti preoccupare, Patricia, non ho avuto bisogno del traduttore! :D
      Brava: scelte avventate, di convenienza o ignoranti mai! :)

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  26. A Torino li chiamiamo gli Scusaunadomanda. Praticamente degli scassaminchia di professione. Sono particolarmente molesti perchè al netto stanno cercando di venderti qualcosa, e lo fanno con strategie di marketing (in alcuni casi anche militari, non scherzo) che sono anche psicologicamente pesanti. Puntano a farti sentire una merda se non dai il tuo contributo, per cui sei moralmente obbligato, non solo a fermarti a sentire i loro sproloqui (quando magari sei di fretta per il lavoro o ci stai tornando e vorresti solo andare a casa) ma anche a contribuire finanziariamente. Non importa se non ne hai la possibilità, perchè dato che c'è chi sta peggio di te, tu sei moralmente obbligato. Altrimenti... beh, sei proprio insensibile e ti meriti il peggio.
    Ma il vero problema, che non si limita solo a loro, sono quelli che vogliono importi una loro opinione - giusta o sbagliata che sia - e se non sei con loro sei contro di loro.

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    1. Io non vedo la necessità di imporre: il confronto esiste su posizioni nette, ma le battaglie si vincono con i dibattiti e con le leggi, non alzando voci o, peggio, mani.
      Detto ciò, scusaunadomanda è bellissimo! :D

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