Pagine

giovedì 28 settembre 2017

Io, sicula d.o.c.



Prendo spunto dal bel post di Luana, che nel suo blog ha sottolineato il valore indiscutibile del dialetto ed estendo il discorso alla mia smaccata sicilianità, che si palesa immediatamente ad apertura di bocca, non tanto per l’uso di termini dialettali (che moderatamente uso durante una discussione), quanto per la mia inequivocabile cadenza.

Essere nati in Sicilia qualifica un po’ la persona, diciamoci la verità: ci sono gli italiani, quelli delle diciotto regioni della penisola e “i siciliani” (i sardi li tengo fuori dal mio discorso, perché pur essendo isolani anche loro, hanno un’altra storia e un’altra testa.)
Quando mi sono trasferita qui a Roma, il nostro arrivo è stato salutato con diffidenza: gli inquilini del palazzo ci guardavano curiosi, “vediamo che gente è”, sembrava di leggergli nello sguardo, mentre ci passavano accanto e accennavano a un saluto solo se eravamo noi i primi ad augurare il buongiorno. Vi dico solo che quando abbiamo ritraslocato in un’altra zona, ho dovuto asciugare le lacrime di molte persone sinceramente dispiaciute che andassimo via. Ho fatto amicizia con tutti, mi fermavo a parlare con la signora del mio stesso piano, invitavo quella di sopra a prendere un caffé da me, chiedevo alla vecchietta del palazzo accanto se aveva bisogno di qualcosa, andavo a trovarla e rimanevo ad ascoltare per ore i racconti del marito che amava la musica di Luigi Tenco. Ho riempito di ceramica siciliana le case di ognuna delle vicine con cui ho stretto di più. Una di loro, alla mia partenza, mi ha detto: “ti stai portando via il sole”. 
Ecco, sono siciliana e cammino con il sole in tasca.

Eppure, quanta fatica per ignorare i soliti, vecchi, scontati, luoghi comuni sui siciliani. 
In qualunque posto vada, mi basta dire “buon…” senza nemmeno completare il saluto, che c’è sempre qualcuno con la domanda retorica sulla punta della lingua: “siciliana?” e io “”. “E di dove?” - “Di Caltanissetta.”  - “Caltanisetta? Non la conosco”.
Okay, non è una città dove organizzi una tappa se fai un viaggio in Sicilia, ma almeno conoscere la geografia e pronunciare correttamente il nome? Due esse, sono due le esse di CaltaniSSetta.
Che poi, non ho mai capito perché se un milanese ordina un caffè al bar nessuno gli chiede: “oh, milanese?”. Quindi siamo speciali noi siciliani, evidentemente.
Senza contare che il marchio mafioso ci calunnia da sempre: una volta, in vacanza in Grecia, un tizio autoctono, sentendoci parlare (e ridendo), ci ha detto: “Sicilia-mafia: una faccia, una razza”, che sottolineato da un greco, poi…
Ah, vi racconto anche questa: sempre primo anno a Roma, mio figlio invita due compagni di scuola a casa e questi si sono presentati con tutte le famiglie al seguito, madre, padre, ci mancava poco che venisse pure la nannò, a conoscere “i siciliani” neoarrivati: non si sa mai, fossimo in odore di pizzo e lupara.
E che vi devo dire, di quella volta che discutendo con una mamma, a scuola, questa si dichiarò sorpresa del mio abbigliamento e della mia altezza e dei miei occhi verdi e non poteva credere che fossi siciliana. Secondo lei, mi aveva fatto un complimento, perché si sa che le donne sicule vanno vestite con lo scialle nero sulle spalle, coltivano baffi da fare invidia al vero maschio, sono tarchiate, scure di carnagione e vanno in giro su un carretto trainato da uno scecco. 
A bella, in Sicilia abbiamo avuto i Normanni! Ma che te lo dico a fare, magari nemmeno sai chi sono.

Nonostante tutto io, è inutile, mi sento fiera della mia origine sicula ed esibisco la mia cadenza terronissima senza inibizione, non come quelli che vivono “nel continente” e forzano la loro natura cercando di nascondere l’accento, che poi vengono fuori degli ibridi che diomio, sono intrugli linguistici inascoltabili: “mi son trasferita a Torino. Ducu n’capo è tutta n’atra cosa, ne!”

Ma torniamo a Luz e al suo post. 
Amo il mio dialetto, amo le canzoni della tradizione popolare sicula,  “Vitti 'na crozza”, Ciuri Ciuri”: sanno di Sicilia, quella verace, quella che porto con me ovunque, insieme al sole dentro la tasca.
Luana ha fatto un esperimento simpatico traducendo nel suo dialetto di origine due incipit famosi e io, adesso, farò lo stesso, assecondando il suo invito.

Me patri avia u so modu d’iri in muntagna. Picca inclini alla meditazioni, tuttu caparbietà e spavalderia. Acchianava senza dosare li forzi, sempre in gara cu qualcunu o qualcosa, e unni u sentieru ci pariva longu tagghiava ppi la linea di massima pinninza.
Cu iddu era vietatu lagnarsi pi la fami o la fatica o u friddu, ma si putiva cantare na bedda canzuni, speci sutta u tempurali o intra a nebbia fitta. E lanciari ululati ghittandosi iusu pi nevai.

Questo è l’incipit del Premio Strega 2017, “Le otto montagne” di Paolo Cognetti. L’ho scelto ad arte perché lo stiamo leggendo in questi giorni con Sandra Faè e volevo invitarvi a unirvi alla lettura condivisa.

Amunì, dai, arricampatevi pure voi! 

42 commenti:

  1. Ai greci (che purtroppo portano vividi i ricordi di un ventennio che noi fingiamo di avere rimosso - oppure ce lo ricordiamo, sì, ma sempre per le ragioni sbagliate) piace un sacco dire agli italiani: "una raza, una faza".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Proprio come lo hai scritto tu, ci hanno detto: "una raza, una faza."
      Sai cos'è, posso capire la frase tipica usata a ragione per definire una comunanza fra i due popoli, italiani e greci, di valori, di patrimonio culturale (anche di condizione economica, a momenti), ma che l'associazione venisse fatta fra siciliani e mafia... okay, abbiamo sorriso alla battuta ironica, poi però non me ne sono mai dimenticata.

      Elimina
  2. Non so perché i miei quattro neuroni facciano questo corto circuito: ogni volta che vedo e sento Teresa Mannino, mi vieni in mente tu.:-D
    Non ti ho mai sentito parlare ma l'accento e la cadenza della Mannino mi hanno sempre affascinato. Anche tu parli così?

    Spero non la consideri un'offesa, visto che lei è di Palermo (non conosco eventuali campanilismi siculi...).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Piace molto anche a me la Mannino, però no, non parlo come lei: il taglio palermitano della cadenza è unico, anche i catanesi hanno un accento particolare. Noi nisseni marchiamo molto le consonanti, però cantileniamo meno. Ogni città siciliana ha il suo modo tipico di parlare e anche il dialetto ha sfumature diverse.

      Elimina
  3. I luoghi comuni sono sempre presenti. Basta andare all'estero e noi italiani siamo tutti "spaghetti pizza mafia", purtroppo bisogna sempre faticare un po' per farsi identificare come persona e non come stereotipo.
    Mia madre mi racconta sempre che, da poco sposati, lei e mio padre andarono in campeggio in un luogo in norditalia. Quando dissero che venivano da "vicino Roma" vennero guardati con un certo sospetto e il gestore disse che di "italiani" non ne venivano molti e lui preferiva campeggiatori tedeschi perché non erano "rumorosi" e non creavano "problemi".
    Una sera in cui alcuni campeggiatori tedeschi erano ubriachi fradici e cantavano a squarciagola mia madre andò dal gestore e gli disse "Mi trovi una sola famiglia italiana in questo campeggio che stia facendo più casino di questi qui".
    Quando ripartirono il gestore gli disse che se fossero tornati avrebbe avuto molto piacere di rivederli al suo campeggio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che soddisfazione per i tuoi avere "lavato la faccia" a quel gestore. Poi, vedi, i pregiudizi: bastano i fatti a smentirli.

      Elimina
  4. Ciao Marina,
    non ti preoccupare per l'accento. Sentissi le mie eeeee... sono larghe come piatti ahahhaha ma non mi interessa. Sono fiera di essere piemontese come tu lo sei di essere siciliana. E da buona "noddica" cono un metro e sessanta scarsi e nera di capelli ahhaahhaha
    Tornando al dialetto, purtroppo parlo poco e male il mio e mi dispiace. Il dialetto è una vera propria lingua a mio modesto modo di vedere. E' una delle nostre radici profonde. Perderlo sarebbe un delitto. Lo amo come amo le montagne all'orizzonte a nord o il piattume verso sud, verso Alessandria. E' la mia terra! Basta!
    Teresa Mannino è forte! Incredibilmente forte!

    E adesso ti saluto come si fa dalle mie parti.
    Stami ben bela mata! Ciao neh....
    (Stammi bene, bella bambina)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io sono convinta che il dialetto vada preservato come patrimonio culturale della propria terra, che poi, purtroppo, è anche vero che lo si pratica poco, forse anche a ragion veduta: da noi, ormai, il siciliano stretto lo parlano solo gli anziani e le persone con poca istruzione.
      Teresa Mannino, da buona palermitana, ha un accento inconfondibile, ma come dicevo a Darius, ogni città ha la propria cadenza e il proprio modo di parlare. I nisseni hanno un'altra "sicilianità" nell'accento. 😀
      Ricambio il saluto: ciao biddazza! 🤗

      Elimina
  5. Una raza una faza i greci lo dicono un po' a tutti, infatti sarà il tema del prossimo mio post #amo il greco. Poi si sa l'ignoranza fa danni, non sai quante ne ho sentite io che ho sposato un mezzo greco nato a Istanbul! Come non ricordare Peppuccio, il bagnino biondo di Giardini Naxos, chiaro esempio di eredità normanna nella sua fisicità! Bellissimo il tuo invito alla lettura di Cognetti in siculo, sarebbe bello che l'autore lo leggesse, ha un blog, ma ho visto che non risponde ai commenti e non c'è la mail/contatti. Baci Sandra nordicissima e bassa, andvedi com'è strana la geografia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il vino buono sta nelle botti piccole! 😜
      Al di là di tutto, l'ignoranza è una brutta bestia sul serio; l'ignoranza fa, poi, il pregiudizio e il pregiudizio ignorante è uno dei peggiori mali da combattere. Purtroppo, quello dilaga sempre.

      Elimina
  6. Secondo me c'è sempre qualcuno che è "più a sud di..." e quindi ne fa le spese! Se vado in Germania mi guardano con sospetto perché sono italiana. Se un tedesco della Baviera va a Francoforte, viene considerato un "terrone" dai suoi stessi connazionali.

    Io ho l'accento proprio milanese, ma non saprei tradurre un brano in dialetto, il vero esperto era mio padre. Però ho il calendario della Meravigli edizioni "El Milanes" che è molto divertente con "Lo sapevate che...", "I mestee de Milan", "Mangiare a Milano" e "A spasso per le vie".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il dialetto vero è bello da ascoltare nelle canzoni, nelle poesie o nella recitazione, quello che parlo io è un dialetto maccheronico e sono sicura di non saperlo nemmeno scrivere. Però ci sono espressioni alle quali non so rinunciare: non le capisce nessuno, ma a me riempiono la bocca. 😀 Una volta, a un'amica di Gallarate che si era seduta sul bordo del letto, ho detto: "dai, non stare seduta in pizzo", mi ha guardato stranita e si è subito messa sull'attenti: la parola "pizzo", pronunciata da una siciliana, fa sempre un certo effetto, ma in quel caso voleva dire "punta", solo quello. 😀

      Elimina
  7. E io che te lo dico a fare che da Napoletana avrei da vendere sacchetti di pregiudizi e luoghi comuni? Ho imparato a sorridere di certe banalità anche se mi capita ancora di reagire di pancia in qualche occasione. Il dialetto mi appartiene pochissimo perché in casa mia non si parlava e spesso, tra i coetanei mi sono sentita a disagio; comunque lo capisco, anche se non lo so né scrivere, né parlare bene. Ora però, ho una curiosità di sentire la tua voce... :-p Bacioni.

    PS.: Per commentare le otto montagne aspetto un pochino. Avendo già letto il libro non vorrei anticipare impressioni con qualche parola di troppo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La mia voce? Non ti perdi niente, banalmente sicula. 😂
      Comunque io rido e so essere abbastanza autoironica, ma quando noto che davvero qualcuno osa sottolineare differenze inesistenti fra nord e sud m'incazzo sul serio.

      Io ho cominciato "le otto montagne" ieri e già un'ideuzza iniziale me la sono fatta. La commenterò da Sandra.

      Elimina
  8. Ecco un inglorioso manco del virtuale: mi piacerebbe tanto ascoltarti parlare il tuo dialetto, ma non posso. Adoro il siculo verace e ci riesco a parlarlo. Ho letto tutto Camilleri per il suo siculo e se qualcuno mi dicesse che lo strascico un po' troppo io gli risponderei: "me ne stajo futtenno".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 😄 Ottimo.
      Mi nni futtu alla grande anch'io quando qualcuno mi fa notare che non si dice arroma, ma a Roma, che non so dice padrebbiagio, ma padre Biagio, ecc. ecc.
      Viva le doppie che diventano triple, pensa come pronuncio io il nome della mia città: Caltanisssettta! 😀
      Ed è vero che il verbo viene sempre dopo: "Pronto, Marina sono!" 😜

      Elimina
    2. Beddisssemo! Il dialetto siculo è straordinariamente espressivo come il romanesco DOC, ed il verbo sempre nell'ultimo vagone.
      Resta sempre il rammarico per il manco che denunciavo all'inizio del precedente commentino: io NON te lo sento dire, ma me lo devo immaginare. Vabbè che sono abbastanza immaginifico, ma sarebbe di sicuro meglio l'originale.
      Chi lo sa? Allah Akbar....

      Elimina
    3. Ahah, siamo anche quello, in fondo: arabi!🤗

      Elimina
  9. Marina credo che l'Italia sia il regno dei luoghi comuni, posso dirti che anch'io da pugliese trapiantata a Bologna ho vissuto episodi di diffidenza, perché i pugliesi sono comunque terroni e anche in Puglia se non c'è la mafia c'è la Sacra Corona (credo si chiami così quella pugliese). Poi però quando visito i parenti in Puglia sono "quella del nord" subendo il razzismo al contrario. La verità è che tendiamo a etichettare le persone in base al luogo di provenienza dimenticandoci che ogni luogo ha i suoi lati positivi e negativi, le sue bellezze, le sue tradizioni meravigliose e le sue magagne incontestabili. E ci dimentichiamo anche che ogni persona è diversa da un'altra, in ogni luogo. Riguardo al dialetto trovo sia molto importante preservarlo in tutte le regioni, in Puglia lo parlo, ma ogni tanto mi esercito anche con quello bolognese, nel dialetto c'è tutto un mondo da scoprire, non per niente alla facoltà di lingue esiste l'esame di glottologia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche perché nel dialetto ci sono le nostre origini: sai quante parole del dialetto siculo sono di derivazione araba, per esempio? Solo per questo bisognerebbe non perderlo, il dialetto, di qualunque regione esso sia ed è un bene che si studi.

      Elimina
  10. La Sicilia è uno dei luoghi che desidero visitare da una vita e con questo post ho ancora più voglia (con un marito che si scotta anche in Scozia e boccheggi già a 25 gradi chissà se ci riuscirò, magari per un Natale...). Essendo metà piemontese e metà veneta cresciuta in lombardia finisco per non essere niente, capisco i dialetti del nord ma non so spiaccicar parola ed è una cosa che mi manca.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se scegli la stagione giusta, la Sicilia te la puoi godere senza soffrire il caldo. Pensa che io sono come tuo marito e il sole mi scioglie.
      Città come Palermo, Siracusa, hanno una ricchezza che ti incanta.
      La Sicilia è bella, peccato che continui a pagare il prezzo di cattivi governi e dell'autonomia statutaria che per molti versi non le ha giovato.
      Dai, quando organizzi, fai un fischio! 😉

      Elimina
    2. Per far prendere l'aereo alla piccola abbiamo bisogno i documenti definitivi, ho sognato di venirci questo Natale, ma temo si debba rimandare almeno di un anno...

      Elimina
    3. È la che t'aspetta. E, se conciliamo tutto, anch'io, a braccia aperte. 🤗

      Elimina
  11. Certo che siamo proprio un bell'esempio di avanguardia! Pensarti con il carretto e i baffi ha stroncato ogni poesia e dubbio...
    Io vivo in Liguria e da sempre sento discorsi sui "terroni" di cui mia madre fa parte come di una peste che li ha invasi, poi andando a sondare il terreno si scopre che di Ligure verace non è rimasto nessuno e checché se ne dica ormai siam tutti un misto di regioni e tradizioni. Questo si diceva un tempo faceva più forti, più simili, più ragionevoli, ma non lo so se è facile sradicare certi pensieri. A me spesso fa strano sentire uno straniero parlare il dialetto regionale, mi da sorridere e in quel momento capisco che davvero le barriere le abbiamo solo in testa.
    Tu sei sempre così solare che secondo me accento o meno, lasci il segno in chi ti incontra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, poi noi siciliani abbiamo "esportato" il marchio dappertutto; anche qui, il romano d.o.c si incontra raramente: i compagni dei miei figli hanno quasi tutti un genitore o un parente del sud. Il pregiudizio è solo lento a morire, come n molte altre cose.

      Elimina
  12. Adoro la cadenza siciliana e non vedo l'ora di visitare la splendida isola di cui molti raccontano meraviglie. Poche regioni italiane vantano cultura e tradizioni così nobili. Purtroppo è proprio nell'ignoranza che fioriscono i pregiudizi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche tu, quando decidi di scendere in Sicilia, fai un fischio! 😉

      Elimina
  13. Ha un bel suono il dialetto siculo, e poi spesso i siciliani (o forse solo quelli che conosco?) hanno quest'espressione un po' ironica che inizialmente lascia interdetti, come se la sapessero molto più lunga di noi "nordici"... ;) E' strano sentirti dire le stesse cose che sentivo quando ero bambina, e sì che ne sono passati di anni...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certe sciocchezze resistono al tempo, all'evoluzione, al progresso. Sembrano tutte battute ironiche, invece quello che ho raccontato mi è capitato sul serio: incontro persone che si compiacciono quando sottolineano la tua cadenza sicula, magari lo fanno simpaticamente, però dai, certe volte, ti fanno sentire quasi un fenomeno da baraccone. E poi si ricredono su molte cose: ecco, perché "ri-credersi", è questa concessione di fiducia che stona.

      Elimina
  14. Grazie, cara Marina, per aver raccolto il testimone di quel mio post.
    Ne è venuto fuori qualcosa di molto bello, molto nel tuo stile coinvolgente. Abbiamo vissuto un'esperienza molto simile. Io come sai sono "emigrata" dal sud a poche centinaia di metri da dove ti saresti poi trovata tu (peccato non esserci imbattute a quei tempi l'una nell'altra, come diciamo). Andammo ad abitare in un piccolo appartamento vicino alla stazione di Ciampino, palazzina tutta "in cortina" come usa dire qui, appartenente a una manciata di famiglie imparentate fra loro. Erano persone anziane, la signora accanto aveva una figlia down molto simpatica, sopra abitava suo fratello, un signore distinto e abbastanza gentile. Non fui brava come te. Tu sei solare e fai amicizia, cerchi e trovi. Io sono decisamente più riservata. Nei sei anni in quella casa ci fu un rispetto con tutti e nulla di più. Non ci scambiammo mai visite né particolari cortesie.
    Poi mi allontanai verso i confini della cittadina, quando comprai casa, e fu anche peggio (!). Condominio variegato, ti salutano appena, alcune signore si divertono a litigare per i panni che gocciolano o per una ruota oltre la linea dei parcheggi. Insomma, 'na Pasqua.
    Chiudo la porta alle mie spalle e mi vivo la mia casa affacciata sul giardino con la riservatezza che mi caratterizza. Mi sarebbe piaciuto un manipolo di amici, quelle abitudini che ci sono al sud, dove le vicine addirittura aprono la porta per salutarti quando sentono che passi. Ma così non è e si fa presto a farsene una ragione.
    Ora sogno di trasferirmi in collina, accanto a un'amica, spero di riuscirci. Vedremo.
    Bellissimo quell'incipit tradotto nel tuo dialetto. Ha un bel suono. Mi piace.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I vicini di casa stronzi li trovi dappertutto, eh! Io ho raccontato il lato positivo, poi, nel palazzo, c'erano altre persone con cui facevo fatica a scambiare due parole e quella di sopra, per carità, una volta nella buca delle lettere mi ha fatto trovare un biglietto di lagnanza perché mio figlio suonava il pianoforte la domenica.
      Tutto il mondo è paese, cara Luana.
      Pensa che meraviglia se fossimo state ancora "vicine di casa"! 🤗

      Elimina
  15. Bella l'idea della traduzione dialettale!
    Ci provo, in dialetto veneto (alcune parole sono simili all'italiano, altre non esistono nemmeno):
    Me pare gavea el so modo de 'ndar in montagna. Poco portà per la meditassion, tuto imusonà e bulo. Andea sù sensa mixuràr e forze, sempre drio competar co qualcuni o qualcossa,
    e indove el sentier ghe parea longo el tajava par la linea de massima pendénsa. Co lù, jera vietato fermarse, vietato lamentàrse pa a fame o la fadiga o el fredo, ma si podea cantar na bea cançón, mejo sotto el delùbio o in te a fumàra. E uchelàre come el lòo butàndose zò pa i nevai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I daletti sono davvero un mondo a sé: di questa tua traduzione apprezzo l'insieme, mi sembra di sentire davvvero un veneto parlare. :)

      Elimina
  16. Per il resto, pure noi veneti quando ci spostiamo a Milano ci chiamano "polentoni". Ma quando esci dall'Italia, siamo tutti italiani e le reazioni sono due: la "pizza, spaghetti, mafia" oppure la "italia bellissimo paese, io adoro". Dovremmo lavorare di più per far prevalere la seconda. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È facile adorare l'Italia ed è bello anche viverci, in fondo. Se non fosse per chi ci rovina la reputazione all'estero! 😋

      Elimina
  17. Se vuoi saperlo, devo i miei capelli biondi e gli occhi azzurri, non al papà piemontese figlio di un veneto e una piemontese, ma alla mamma calabrese.
    Comunque, per sfatare un luogo comune, quello che viene chiamato "accento" o "cadenza" piemontese in realtà è quello torinese (cioè di Torino e provincia). Già a Fossano si perde. Se poi si va un po' più a sud la cadenza tende ad assomigliare a quella ligure, mentre se si va a Vercelli-Novara assomiglia a quella milanese.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io vado per capoluoghi di regione: riconosco il torinese, il milanese, il veneziano, il bolognese e via dicendo. Le innumerevoli sfumature no: potrei tranquillamente confondere un piemontese di Vercelli con un lombardo di Varese, per dire. In Sicilia, le differenze sono più marcate: palermitano, catanese, agrigentino, gelese, licatese hanno tutte un marchio che li contraddistingue.
      E dunque, origini terrone anche tu! 😉

      Elimina
  18. La Sicilia, già la grande isola al centro del Mediterraneo. Non abbiamo bisogno di giustificazioni ma di conoscenza vera che dalle nostre parti è anche culturalmente avanzata e di tenore europeo. Non è così permettimi in altre regioni del Paese apparentemente più avanzate. Dipende dalla storia e dai sui equivoci che sono molti e in molti casi voluti e usati contro di noi. Ho scritto della mia terra e del mio senso di essa, se me lo permetti prima di pubblicare vorrei inviarti via mail quel testo. Salutiamo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...e baciamo le mani.!
      Bello ritrovarti anche qui: la Sicilia è territorio comune, a quanto pare e questo mi fa molto piacere.
      Mi faccio un giro dalle parti del tuo blog, se ho capito bene nasce da poco.
      Manda pure il testo, lo leggo volentieri.

      Elimina
    2. Il mio blog è nuovo ma io e i miei testi siamo molto vecchi.

      Elimina
    3. La scrittura non ha età. 😉

      Elimina