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giovedì 10 settembre 2020

Cose che capitano


Lavoravo da qualche tempo a una raccolta di racconti: non erano storie originali, le avevo già scritte anni fa. Avevano un bel concept alla base, una struttura che rendeva le vicende autonome l’una dall’altra, ancorché concatenate da un filo conduttore che le riuniva in un corpo unico. Erano state, come già il romanzo di poco anteriore, il frutto di esperienze elaborate ai tempi dell’università, trasposte in una fiction narrativa il cui risultato mi aveva gratificata (uno di questi racconti mi valse una segnalazione a un concorso, tra l’altro). Poi, a distanza di anni, provai un bel po’ d’imbarazzo, trovando inconcepibile anche solo il pensiero di avere avuto il coraggio di espormi e di avere persino vinto un premio, con uno di essi. 

Sì, le idee erano ancora buone, ma occorreva dare profondità alle storie, maggiore tridimensionalità ai personaggi, correggere le banalità, gli errori tipici delle aspiranti scrittrici attratte dal sentimentalismo e dalla tecnica dilettantesca dell’uso di avverbi e aggettivi come se fossero elementi indispensabili ad abbellire una scena.

In vista di un progetto ambizioso, nel settembre del 2019 ripresi i nove racconti di cui si componeva la raccolta e decisi di dedicarmi alla loro revisione/riscrittura.

Con uno, il secondo in ordine di lettura, non ho avuto difficoltà: la trama era valida, ho lavorato dando spazio a cose trascurate, rivelatesi importanti; ho aggiunto un paio di sequenze, rimpolpato i dialoghi e motivato con più convinzione il finale, ma non è stato un lavoro immane e il risultato mi ha soddisfatta in tempi anche abbastanza brevi.

Era il primo racconto, quello che andava ripreso in toto, perché avevo deciso di cambiare i presupposti di taluni eventi e una premessa si era resa necessaria. Un amico, al quale avevo fatto leggere la versione originaria, ne fece una critica su cui ho a lungo riflettuto: “Dov’è lo show don’t tell, qua c’è solo narrazione...” - mi scrisse in una mail, spiazzandomi, perché è vero, era tutto poco “mostrato”, ma  avevo concepito la storia proprio per essere “raccontata”, trattandosi di un monologo recitato su un palcoscenico. Comunque, reimpostai la trama e, dopo giorni di fatica e massima concentrazione, trovata la chiave di volta, stavo portando avanti in modo spedito la storia completamente rinnovata, più efficace, ricca di elementi nuovi, funzionali e funzionanti. Ed ero contenta del mio lavoro, fiera del risultato che stavo ottenendo.


Un bel giorno il pc, dove ho i miei file di scrittura, ha avuto bisogno di un intervento tecnico e io, ligia alla regola dell'opportuna messa in sicurezza del contenuto dell'hard disk, ho copiato la cartelletta gialla con su scritto “MARINA” in una pen drive, che uso soltanto io, per evitare la contaminazione  con documenti appartenenti ad altri membri della famiglia e non di mio interesse. Se sapeste come la custodisco, mi prendereste per una maniaca: la nascondo, più che conservarla e la tengo in un posto segreto, affinché sia inaccessibile a chiunque.

Ma una mattina, il maturando che stava studiando per gli esami di Stato ed era sotto stress (perché, nel frattempo, un virus, apparentemente stagionale, alla chetichella, aveva finito per imporsi come il male del secolo), mi ha chiesto di salvare (destinata alla futura stampa) una dispensa di storia dell’arte, fondamentale per il suo ripasso: “Per favore, prestami la tua chiavetta, non so dove ho messo la mia (capito perché la nascondo?)... Solo questa volta, poi elimino tutto”... 

E la mamma - che è sempre la mamma - facendo malvolentieri un’eccezione, ha messo la propria pen drive a disposizione del figlio.


Ero in salone, con la testa china su un libro e la concentrazione tutta rivolta al magnifico paragrafo che stavo sottolineando. Ho avuto appena il tempo di sentire una voce provenire dalla porta, a un paio di metri da me: “Al volo, mamma!”. Poi ho seguito, con lo sguardo che urlava “non ci voglio credere, sta succedendo davvero!”, la traiettoria di un aggeggino nero che, dopo avere disegnato un arco sopra la mia testa, è atterrato sul pavimento, battendo in velocità (com’era immaginabile) i riflessi rimasti inattivi.


Gli eventi traumatici non sono tutti uguali. 

Un’ovvietà, certo. 

Ci sono fatti che cambiano la vita, fatti che alterano le certezze, fatti che passano una spugna su una lavagna piena di progetti. 


Sul tavolo del salone c’è un portatile spento, l’unico superstite di un’improvvisa ecatombe di dispositivi elettronici (un pc da rottamare, con dentro il file di uno dei miei romanzi in itinere; un hard disk esterno che non funziona; un I-Pad che non ha più il touch attivo in alcuni punti e per scrivere due righe mi fa ruotare lo schermo come se stessi manovrando un joystick). Lo ignoro, ma non riesco a fare altrettanto quando l’occhio mi cade sulla mia chiavetta USB abbandonata in mezzo alle chincaglierie raccolte dentro uno svuotatasche. Dovrei buttarla, ma non lo faccio, perché lì respirano le storie risucchiate nel buco nero del FATAL SYSTEM ERROR e non mi rassegno al fatto di non essere riuscita a recuperarle nemmeno con l’aiuto di tre esperti informatici.

Fine. 

Amen.

Ho fatto il mio tempo. Ho avuto le mie occasioni. I miei giorni da scrittrice convinta. Gli attacchi acuti di grafomania. Le muse che organizzavano orge di creatività. Il silenzio che portava idee. Belle idee. Magnifiche idee...

Ora sono costretta ad abbracciare la fase del “Cose che capitano! Me ne farò una ragione”, per giustificare come mai una persona che amava scrivere, adesso, non ha più alcuna voglia di farlo. 


22 commenti:

  1. Io sono un po' esagerato, a casa sono pieno di hard disk e chiavette. Addirittura ho file in doppia copia di backup...Con questo non voglio attribuirti colpe, è stata un mix di imprudenza (di tuo figlio) e di sfiga, solo volevo giustificare la mia maniacalità :D
    Detto questo, mi dispiace molto..capisco il tuo stato d'animo e la difficoltà a mettersi nell'ottica di ricominciare a scrivere.

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    1. No no, invece una colpa ce l’ho: avere sempre rimandato il semplice onere di salvare in altri modi. Cosa che ho sempre fatto con i miei scritti. Con questi sono stata superficiale: continuavo a dirmi “dopo lo faccio, dopo lo faccio...” ed è come se il destino avesse voluto darmi una lezione! Grazie per la comprensione: mi ci vorrà un po’ prima di recuperare la mortale delusione!

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  2. Nooooo! :((( Mi dispiace moltissimo, Marina, so come ci si sente, e nonostante tutte le precauzioni prese. Io ho avuto un paio di "incidenti di percorso" di questo genere, uno di recente col kobo su cui avevo caricato il manoscritto del mio ultimo romanzo per leggerlo in metropolitana e segnare gli errori con i commenti. Qualche mese fa il kobo mi ha imposto un aggiornamento e mi ha cancellato tutto quello che non era "da acquisto", incluso il manoscritto con tutti i commenti e la faticaccia che avevo fatto per inserirli. Insomma, il danno non è stato come il tuo, ma comunque mi sono imposta di mantenere la calma e per non lanciare l'ereader dalla finestra.

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    1. Non sono nuova a queste esperienze, purtroppo! Sembra che capitino tutte a me: file che con un puff mi scompaiono dal computer (mi è successo con il mac, non ci credeva nessuno finché la stessa cosa non è capitata a mio figlio), cartelle trasferite su un hard disk esterno che non si collega vai a capire perché! È una congiura, Cristina!
      Lo so che anche nel tuo caso c’era di che arrabbiarsi, ma l’avere buttato un anno di lavoro e di belle intenzioni mi ha davvero distrutta psicologicamente!

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  3. Non ho capito se la chiavetta cadendo si è frantumata e non sei riuscita a recuperarne il contenuto o se, semplicemente, tuo figlio ha sovrascritto i file.
    In entrambi i casi, avrei commesso un omicidio. Nel senso metaforico del termine, visto che sono contraria alla violenza.
    Mi dispiace per il tuo incidente, ma spero che non perderai la voglia di riprovarci.

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    1. L’ironia della sorte è stata che lì per lì ci abbiamo riso sopra, perché sono la solita rincoglionita con i riflessi di un bradipo; la chiavetta raccolta da terra era intatta, accidenti! Chi avrebbe mai immaginato che andando a fare stampare quella benedetta dispensa di mio figlio, il tizio mi avrebbe riconsegnato il supporto digitale con un amaro responso: non si apre niente. Qui è tutto compromesso!
      Omicidio? Io volevo fare una strage con harakiri finale... Ho reagito da ricovero con TSO, altroché!

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  4. La dottrina dice di fare ALMENO tre copie di cui 2 di backup (ovviamente, una volta aggiornato il file master, anche le altre copie andranno adeguate).
    Per le mie foto, ad esempio, una volta scaricate sul pc faccio una copia su disco esterno (NON usare la chiavetta se non per cose recuperabili) e due copie su CD/DVD. Solo allora ripulisco la memoria della fotocamera.
    Ormai è fatta, ma usa questo criterio per il futuro...

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    1. Ciao Gabriele... e c’hai stramaledettamente ragione! Piango la mia superficialità. Non capiterà più, no! Anche perché di scrivere, per ora, non ne voglio sapere niente proprio niente.

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  5. Ho iniziato un paio di commenti, ma è meglio se mi limito. Dirò solo che l'hai presa molto filosoficamente. Io no. Io avrei fatto na strage. Avrei forse ripetuto quel volo, ma con un oggetto vivente più grande.
    Ecco perché non presto niente di elettronico ad altri, men che meno le pendrive che sono delicatissime. Ecco perché sono pure io maniacale nel fare backup, e meglio uno in più sparso per casa che uno in meno. Ecco perché i racconti, prima delle mie fatture, stanno anche al sicuro sul cloud.
    Fatal system error è una brutta bestia. Si può provare con una lettura via Linux, che è di bocca più buona di Windows, ma dipende dal danno fisico. Si può provare a portarla in uno di quei centri di recupero dati, anche se di solito lavorano sui piattelli degli hard disk. Costano un po', ma per i racconti lo farei. Sicuro.

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    1. Già! La strage è stata, invero, sfiorata e ho come un conto sempre aperto con mio figlio, che ha capito di avermi dato un dolore (e non esagero, eh!) e ancora adesso non riusciamo a riparlarne. Una cosa, ormai, è assodata: chiunque osi fare con me il gioco del “prendilo al volo”, si tratti pure di una mutanda, sa che ha le ore contate!
      Ho provato con tre tecnici, credo bravi. Uno solo è riuscito a recuperare il recuperabile, ma c’era di tutto: bozze salvate, idee per racconti futuri, tutto il superfluo del mondo, tranne quei racconti. Mi convinco che fosse destino! Forse devo leggere tra le righe il messaggio subliminale (non tanto subliminale) che mi è arrivato sui denti. La ferita gronda ancora sangue, Barbara! 😭

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  6. Mamma mia, se succedesse a me piangerei. Io sono un po' paranoico e li salvo sempre su una penna USB oltre che sul pc, quindi ho due opzioni di "salvezza" per così dire.
    E ti dirò che uno dei motivi per cui ho pubblicato quasi tutto su amazon è anche perché così ne esiste una copia non soggetta a macero anche "sul mercato", per così dire.
    Coraggio, sono sicuro che riuscirai a riscrivere tutto, come fece a suo tempo il poeta Dino Campana vittima di una disavventura col suo unico manoscritto, che venne smarrito dall'editore.

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    1. Sì, mi piacerebbe anche essere Dino Campana! 😁
      A parte gli scherzi, a me questa vicenda mi ha proprio traumatizzata: non riesco più a pensare di poter lavorare ancora sui racconti vecchi, quelli che mi sono rimasti, ma la cosa più grave è che ho perso tutta la voglia di scrivere, proprio non ne voglio sapere e anche il minimo approccio mi sgomenta. Non so se passerà mai, ma questa sventura è durissima da digerire.

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  7. Santo cielo, come ti capisco! Non solo perdere tutto, ma farlo in quel modo... Ma forse il tuo momento di abbattimento è soltanto, appunto, un momento. A me è capitato di perdere giorni di lavoro su una prima stesura, ed ero parecchio giù. Poi, a furia di ripetermi che se sono una scrittrice queste cose non possono abbattermi, sono ripartita. Vedrai che capiterà anche a te, passato qualche giorno (mese?). :(

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    1. Me lo auguro. Per ora, ogni volta che apro la cartella “Racconti” ho un rigetto totale: se penso a quanto mi era costato quel primo racconto e quante volta lo avevo riscritto prima di trovare la combinazione ideale...
      Provo rabbia e penso di non avere mai buttato alle ortiche così tante ore di lavoro! Soprattutto mi dispiace rinunciare per sempre a quelle storie, perché non le riscriverò mai più, anche se dovesse tornarmi la voglia di carta e penna.

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  8. Dopo aver sentito questa vicenda quando ci siamo incontrate, ed esserci rimasta già male, leggendola mi viene un magone, guarda. Perché davvero è ingiusta questa cosa. Perché non è possibile che non possa esserci una soluzione, malgrado quell'errore "fatale".
    Amica mia, non si può perdere così una cosa tanto preziosa...

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    1. Sarà banale, ma... hai guardato qui?

      https://www.infolabdata.it/recuperare-dati-da-chiavetta-usb-migliori-software-gratuiti/

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    2. E non mi passa, cara Luana. Faccio finta di essermene dimenticata, ma sono solo i miei inutili tentativi di rimuovere la faccenda! Sigh.
      Guarderò il link, ma se tre persone che ci lavorano con queste cose mi hanno detto di rassegnarmi... però non si sa mai! Grazie.

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  9. No mi dispiace moltissimo, capisco cosa vuol dire, io una volta ho perso un paio di capitoli scritti con il sudore della fronte perché avevo sbagliato a salvare il file. Ho fatto anche l'esperienza del pc rotto (da cui però sono riuscita a salvare i file dopo aver aspettato una settimana di ansia) da allora però salvo i file su diverse chiavette e uso lo stratagemma di mandarmi i file via mail, a me stessa, in modo da recuperarli anche con la posta elettronica.
    Purtroppo sono cose che possono capitare, ma se fosse un segno del destino? Provare a riscrivere anche solo uno di quei racconti con occhi nuovi, solo per rimetterti alla prova?

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    1. Immagino che sia capitato a tutti noi che scriviamo, almeno una volta, però a me è capitato spesso e non sempre per colpa della mia negligenza. Secondo me il destino vuole un’altra cosa: che mi levi di torno, con questa pretesa cocciuta e fuori tempo di volere scrivere!
      No, Giulia, per ora il solo pensare a quei racconti mi dà la nausea!

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  10. Ciao Marina, tutta la mia comprensione. Tremendissima situazione (specie per il ragazzuolo che te l'ha combinata).
    Però magari alle volte da una fine può venire una rinascita. Questa storia è già in sè un racconto, che ha un po' del malinconico e un po' del farsesco. E se da questo racconto iniziale ne venisse il germe di un'idea da ampliare e far crescere, assemblandone l'architettura in qualcosa di nuovo e inaspettato?
    Tu adesso ci vedi una chiavetta USB che ha fatto il suo tempo. Forse prima o poi potresti vederla come un seme.

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    1. Commento meraviglioso! L’ho associato alla serendipità di cui parla Luana nel suo ultimo post e ne ho fatto una bella spinta per provare a venire fuori da questa sorta di rifiuto indotto. Grazie mille, Marco! 🤗

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    2. Marco, concordo pienamente con te! Hai scritto il commento perfetto. :)

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