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martedì 24 settembre 2019

Il libro proibito

È lì che occhieggia, attraverso una fessura creata da un paio di libri non allineati alla perfezione. Si intravede in mezzo al romanzo più famoso di Giorgio Faletti e uno di Anne Holt, dimenticato da mia madre l'ultima volta che è venuta a trovarmi a Roma.
Non sono una fan del giallo/noir per cui ho riservato uno spazio apposito della libreria a questo genere: sulla sinistra, vicino alla parete. E poiché ho tanti libri e la libreria è piccola, ho collocato i miei duecentocinquanta gioielli cartacei in file doppie, sfruttando la profondità dei ripiani. Così, su uno di essi, davanti ho sistemato i pochissimi testi di autori arrivati in casa mia sotto forma di regalo (o di sbaglio) e dietro la lunga fila di letteratura classica che si apre con le Fiabe dei fratelli Grimm e si chiude con La Divina Commedia.
Ebbene, proprio fra i “Classici”, ma più con lo scopo di occultarlo dietro altre opere, c’è il libro proibito. 
Copertina rossa, discreto spessore (250 pagine), se ne sta buono da qualche anno, stretto fra l’Antologia di Spoon River e il Diario di Anne Frank.
Oddio, nel riordinare la libreria ho fatto una gaffe imperdonabile, sembra uno scherzo macabro del destino, ma - giuro - non l’ho fatto apposta: ho preso e inserito i testi a caso, senza rendermi conto di avere messo accanto il carnefice e la sua vittima.

Il giorno in cui, andando in centro, mi sono imbattuta in una bancarella di libri usati, non avrei mai immaginato di finire per comprarne uno che mi avrebbe fatto continuare la passeggiata con la sensazione di avere un’arma letale dentro la borsa. L’ho scovato in mezzo a vecchi romanzi (“Cime tempestose” in vari formati, qualche autore a me ignoto, le opere meno conosciute di Kafka ed Hemingway) e a saggi datati, uno sulla “società civile in Italia”, un altro sul “canone della scienza”. Ho smosso un po’ il mucchio e a un certo punto tutto quel rosso accendeva un angolo di edizioni ingiallite. Spiccava soprattutto perché in copertina esibiva un simbolo nero inscritto in un cerchio bianco e un titolo a caratteri quasi illeggibili, ma con una traduzione, tra parentesi, in chiarissime lettere a stampatello.

Mi sono guardata attorno, prima di liberarlo dalla sopraffazione di tutti quei testi mescolati alla rinfusa e quando l’ho fatto ho avuto l’impressione di tenere in mano un oggetto “maledetto”, qualcosa che avrebbe finito per contaminarmi col suo fluido malefico di parole scritte. Eppure, ho avuto il coraggio di rigirarmelo tra le mani, di sondare la possibilità di acquistarlo guardando quanto costava e constatando le sue buone condizioni. La quarta di copertina conteneva solo un ritratto austero e una frase in lingua originale. In basso a sinistra sono rimasta sorpresa dal prezzo espresso in lire: 24.000. Ventiquattromila lire per entrare nella mente perversa di un uomo che racconta come e perché nasce la sua malata “filosofia politica”. Ho fissato gli occhi del diavolo nell’immagine riquadrata e ho preso il portafoglio: per due euro ho liberato la massa cartacea di seconda mano sparpagliata sul bancone del peggiore suo fratello orfano, ristampato nella versione non integrale da uno sconosciuto editore “Il Lumino.”
Ecco come sono diventata la lettrice adottiva di un testo a lungo vietato.

Mi sono chiesta più volte quale impulso mi avesse spinto a possedere un libro tanto discusso e mi sono risposta che la mia curiosità, spesso, è molto più forte del pensiero di resistere a certe tentazioni, anche quelle malsane. La cosa buona è che non ho, poi, permesso a essa di prendere il sopravvento su altri interessi prioritari, così quella volta, tornando a casa, ho preso il libro e l’ho nascosto in attesa del momento giusto. 
Nascosto. Rigorosamente. Anche perché camuffarlo era difficile, messo di taglio nella scaffalatura, con quel dorso rosso sangue, il simbolo ripreso in piccolo in alto e le scritte nere in grassetto. 
Lo ammetto: mette i brividi.

Oggi mi sono svegliata dispettosa: ogni tanto mi partono questi guizzi di sfida che rivolgo a me stessa. Ho letto “Morte a Roma”, provando tutte quelle sensazioni di orrore, odio, impotenza, di fronte a un passato che non interessa a nessuno, allora perché non indagare le origini di una visione ideologica tanto degradata e folle?
Sono curiosa... ma anche masochista.

Incipit:

“Pensiamo, per un attimo, di quali misere idee siano infarciti, di norma, quelli che vengono chiamati “programmi di partito”, e come, di volta in volta, vengano riadattati alle mutate idee correnti! Bisogna osservare attentamente, come sotto una lente, le idee centrali delle “commissioni per il programma” dei partiti (in special modo quelli borghesi) per potere afferrare appieno la consistenza reale di questi aborti politici.
Con questo, gettammo le basi e seminammo le nuove teorie che dovevano distruggere definitivamente quel lerciume rappresentato sino ad allora da teorie e opinioni vecchie e per giunta non molto chiare. Era giunto il momento che energie nuove nascessero e si lanciassero contro la pigra e ormai anemica società borghese, a sbarrare il passo alla grande marea marxista, e riequilibrare il traballante carro del Destino.”

Dunque a ognuno la propria battaglia: io condurrò la mia e proverò a spingermi oltre la terza pagina del:



per poterne parlare senza la scontata prevenzione o per approfondire una mia conoscenza (che molti direbbero non necessaria) basata per ora solo sugli effetti, non già sulle cause o, semplicemente, perché c’è e racconta qualcosa: un origine, l’origine di una paura, l’origine di una paura che porta alla farneticazione. E non tutto ciò che crea sgomento va evitato.
Io preferisco odiare sapendo, intrinsecamente, perché odio. 
E ho deciso che è questo, il momento giusto per scoprirlo.

(Avrò ancora degli amici in rete?)








24 commenti:

  1. Credo che leggere questi libri (anch'io ho in mente di farlo da un po') non sia indice di connivenza ma volontà di documentarsi. Troppo spesso al giorno d'oggi si rinuncia a informarsi su ciò che non è allineato con il proprio pensiero.

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    1. Me ne sono resa conto in ritardo, ma credo che non si debba nascondere la propria curiosità, che è desiderio di conoscenza, prima di tutto e di approfondimento. Tra l’altro, io sono così: magari ignoro per anni una determinata cosa, poi mi scatta la molla dentro e devo soddisfare quel mio istinto. E siccome mi conosco, è in ragione di questo che ho acquistato il libro: sapevo che, prima o poi, avrei avuto voglia di leggerlo. :)

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  2. Anche io ho intenzione di leggerlo. Ma non è l'origine. Lui ha solo messo su carta quello che era già nell'aria, nelle intenzione di tanti.

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    1. È un manifesto ideologico, sì, che ha trovato terreno fertile in un periodo storico, che sto approfondendo in questi giorni, per avere una base su cui poggiare la lettura.

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  3. Capisco questa prudenza. Mi sono imbattuta nel "Mein Kampf" su una di quelle bancarelle e ho provato una sensazione di ribrezzo e disprezzo tale da non riuscire a rigirarmelo neppure fra le mani. Un mio alunno, diversi anni fa, lo volle leggere (era uno di quelli intelligenti, un po' estremi, di famiglia greve), militante poi nel nuovo Comunismo giovanile attivo nei Castelli romani. Lo lesse per capire, come te, ma era troppo giovane per capire davvero. Poi ho capito io che "La mia battaglia" è un libro come tanti, e che quello che suscita scaturisce esclusivamente dal fatto che quel folle mise davvero in pratica le idee in esso contenute.
    Come ogni regime che si rispetti, non può avere luogo se non è sostenuto e alimentato da un entourage forte e soprattutto dal popolo, quindi oggi penso che questo libro vada letto, se lo si vuole leggere, collocandolo in una dimensione storica precisa, cercando di essere equidistanti dalla persona che lo ha scritto e vi ha teorizzato la fine della borghesia e l'inizio di un'era nuova. Serve per essere obiettivi e guardare al rischio, a non sottovalutare alcuni segnali oggi. Insomma, Marina cara, serve leggerlo.
    Comprendo pertanto la tua curiosità e apprezzo che tu la viva come opportunità di capire come sia mai stato possibile precipitare in quel baratro. Da dove tutto è cominciato.
    Mi aspetto una tua recensione. :)

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    1. Ho letto le prime pagine e il linguaggio è ostico, capisco perché sia considerato un trattato filosofico: c’è un’impostazione che ha la pretesa di abbracciare contenuti filosofici, spesso di difficile immediata comprensione. No, credo non sia adatto alla lettura di un adolescente. Tuttavia, la curiosità va assecondata, c’è solo il rischio di non capire a fondo certi passaggi e già, questo, è un limite non trascurabile.
      Il mio impegno sul testo sarà lento, ma era già nelle mie intenzioni raccontare l’esito di questa lettura, dovesse volerci un anno intero (anche perché, come ben sai, leggo più cose contemporaneamente).
      Sarò obiettiva, molto, perché non sono ideologizzata, parto solo dalla stessa posizione di preconcetto che hanno tutti sapendo chi è stato Hitler e a cosa il nazismo ha portato nella storia. Certo è che adesso, vedere in giro per casa sto mostro rosso con la svastica belle evidente, mi fa una certa impressione! Sono costretta a metterlo via, quando viene qualcuno, tipo i compagni dei miei figli. Ho ancora un comprensibile disagio. :D

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  4. Per come la vedo io, leggere non è mai un errore, soprattutto se fatto con lo scopo di capire.
    Certamente il libro è "maledetto" ma il nazismo è esistito e ha sconvolto la Storia mondiale, quindi è anche comprensibile che uno voglia appunto capire quali erano le basi ideologiche che lo sorreggevano e - soprattutto - come potesse Hitler avere un ascendente quasi ipnotico su milioni di persone.

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    1. Infatti, non ho mai capito come Hitler sia riuscito a “incantare” un’intera popolazione, come sia stato in grado di esercitare questo strano, ipnotico, come dici tu, carisma. Da ciò che ho letto, ed è ancora pochissimo, aveva delle idee molto chiare, nessun dubbio su cosa dovesse essere fatto. La cosa incredibile è che poi tutte queste teorie si siano trasformate in programmi veri e propri, messi in pratica in tutto e per tutto con assensi e complicità.

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  5. Prima di leggere un libro del genere andrebbe studiato a fondo il contesto storico (e anche politico, sociale, e forse anche psicologico) in cui è nato. Con questo non intendo assolutamente giustificare autore e contenuto, anche perché non l'ho mai letto. Nè credo che mai lo leggerò. Ma non per chissà quali pregiudizi (che sarebbero più che legittimi): semplicemente, certi libri vanno letti in lingua originale conoscendo a fondo la cultura del popolo e la sua storia, in modo da poter cogliere a fondo (nel bene e nel male) tutte le possibili sfumature di significato che l'autore ha voluto trasmettere.

    Esattamente quelle sfumature che si perdono con una traduzione. Considerando che poi, oltre tutto, è passato quasi un secolo dalla sua pubblicazione... Insomma: credo che capire a fondo un libro del genere, occorre avere una cultura di spessore. Una cultura che io non ho. :-P

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    1. Vabbè, intanto uno si fa un’importante infarinatura! Certo, non lo leggo con intenzioni accademiche, non sono una studiosa, una storica, una saggista, sono solo una lettrice curiosa che ha davanti un libro scritto per essere letto e vuole conoscerne i contenuti.
      Però mi sono attrezzata di qualche strumento utile, tipo un bel libro di storia, che mi fornisca le nozioni necessarie per inquadrare il periodo: è vero, questa è una conoscenza che bisogna avere per contestualizzare bene (anche lì, senza la pretesa di studiare l’intera Repubblica di Weimar. :D)

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  6. Letto due volte, la prima un quarto di secolo fa, la seconda qualche anno dopo. va letto. deve essere letto. se sono i vaneggiamenti di un folle, è un folle che ha saputo fare proseliti in tutta europa. del resto è un libro che compie egregiamente il suo scopo storico-letterario: lascia in eredità ai posteri una chiara immagine di ciò che non va fatto.

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    1. Tu letto due volte a distanza di tempo, io letto due volte riga per riga: non è che sia proprio una lettura scorrevole!
      Credo anch’io che sia un testo che vada letto, non solo alla luce di tutto quello che il nazismo ha prodotto, ma proprio per capire come un uomo con delle posizioni e delle idee tanto estreme sia riuscito a trascinare un’intera Nazione nel suo pervicace vaneggiamento.
      A quanto ho capito, verificando con altri testi in rete, io ho solo la seconda parte, quella relativa alla visione politica e programmatica che porta all’ascesa del partito nazionalsocialista, ma c’è una prima parte che parla della sua infanzia, con un intento più strettamente autobiografico, che sarebbe interessante indagare.

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  7. Ti stupiró.
    Leggerei questo libro molto volentieri.
    Io che non amo i libri "pesanti", nè quelli lunghi.
    Ma questa pagina della storia mondiale mi ha sempre affascinata e disgustata allo stesso tempo.
    Quindi, approvo.
    Altro che "proibito" e "addio amici in rete"..
    Buona lettura!

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    1. Sai che i commenti ricevuti finora hanno stupito anche me? Pensavo di essere “messa al bando” solo per avere manifestato un interesse che non è proprio, come dire...comune. Invece, mi fa piacere verificare di non essere l’unica a voler approfondire qualcosa di cui ben si potrebbe fare a meno.
      Leggilo, Claudia! Mi piacerebbe confrontare le tue impressioni con le mie. Tanto hai tempo per unirti alla lettura: andrò mooolto a rilento.;)

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  8. "E non tutto ciò che crea sgomento va evitato.
    Io preferisco odiare sapendo, intrinsecamente, perché odio."
    In questa frase hai racchiuso tutto!!! Sono d'accordo con te e buona lettura :-)

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  9. Leggere per capire è sempre un bene. Io non credo di riuscire a farlo, credo che il ribrezzo e la paura che mi suscita il personaggio in questione mi bastino così. Conoscendomi entrerebbe nei miei sogni e ossessionerebbe i miei giorni. Ma sono curiosa da sapere cosa ne pensi tu di questa lettura.

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    1. Sì, ne riparlerò, mi prendo l’impegno. Non so quando finirò di leggerlo, ma lo farò.

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  10. Come puoi notare non hai perso amici in rete.
    Quel libro non l'ho mai letto e nonostante la tua chiamiamola recensione molto intrigante non mi è venuta nessuna voglia di faro. Per ora.

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    1. Ciao!
      La recensione vera e propria mi aspetta dietro l’angolo... ma fra qualche chilometro: ho idea che impiegherò un po’ di tempo prima di finire questa lettura. 😉

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  11. Anch'io vorrei leggerlo, proprio per capire meglio, sono curiosa di conoscere la tua recensione.

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    1. vedremo cosa verrà fuori da questa esperienza di lettura. 😉

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  12. Non l'ho letto. Non mi è mai capitato tra le mani, ma una certa curiosità ce l'ho. Anche se dubito che in quelle parole ci siano tutti i pensieri brulicanti nella mente del suo autore.
    Non comprendo poi perché vietarne la lettura. Certo va capito il contesto storico, politico, sociale dell'epoca, e quindi non è certo un romanzetto per ragazzini.
    Ma non è certo colpa di un libro se è accaduto tutto quanto. Così come non è merito/colpa di un solo uomo, per giunta nato orfano e povero. Qualcuno gli ha dato il potere di diventare ciò che è stato, pentendosene quando oramai era tardi.
    Perciò andrebbe letto eccome, per evitare gli stessi errori.
    E avrai anche più amici in rete, perché ci vuole grande intelligenza per certe letture. Più una certa quantità di digestivo subito dopo...

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    1. La rabbia acuta mi sale quando leggo certi termini usati con uno sprezzo che si nota nei toni: negro, ebreo, razza e ti dirò, mi fa un certo effetto sentirgli nominare Dio come un soggetto qualunque col quale paragonarsi. Una lucidità superba che ha stregato un intero partito e poi un popolo. Come ha fatto?
      Adesso, in realtà, sono tornata indietro: ho scoperto di avere acquistato la seconda parte della sua magna opera, perché c’è una prima parte che racconta la sua infanzia e il graduale processo di maturazione delle sue idee. Molto più interessante per capire il seguito. Ho scaricato l’ebook e sto ricominciando da quella.
      Sarà una lettura lunghissima. :)

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