giovedì 3 settembre 2026

Diario di una expat a Monaco - #12: Un anno di noi

In questa estate rovente che non sembra concedere tregua, ci sono città, in Italia, che non scendono sotto i trentacinque gradi da giugno e altre che sono diventate piccoli avamposti d’Africa, vedi la mia città, Caltanissetta, in Sicilia, dove i quarantacinque gradi rappresentano, ancora adesso, la temperatura d’ordinanza. Io, il mio bagno nel caldo imperiale siculo, me lo sono fatto in pieno luglio e in agosto ho continuato a scontare le mie pene in quel di Roma, trasformatasi in una succursale dell’Inferno. Ma si sa, da un po’ di anni a questa parte è così e sembra che il cambiamento climatico non possa fare altro che peggiorare la situazione. Per il Ferragosto, però, ero a Monaco e, devo dire, tolte le giornate in cui anche qui ho rimpianto le temperature invernali, i venticinque gradi ormai costanti mi stanno riconciliando con il mondo. 

Il mio diario da expat nella capitale bavarese compie un anno: sono qui dal luglio 2025 e mi sono già fatta una chiara idea della città e del suo modus vivendi. 

Premetto che ambientarsi a Monaco di Baviera è facile, perché ha la giusta dimensione, è ordinata, regolata da norme di civiltà che funzionano, è organizzata in modo impeccabile ed è molto bella, questo non c’è bisogno di sottolinearlo. Io, poi, non ho avuto alcuna difficoltà ad abituarmi e sin dai primi giorni ho fatto prevalere, sull’ovvio disorientamento, la mia curiosità e il mio entusiasmo verso tutto ciò che comporta la scoperta di cose nuove. E le novità sono state tante.

Ricordo, al nostro arrivo, una pioggia interminabile: pioveva ogni giorno e io cercavo l’estate rimpiangendo il bikini chiuso in valigia. Invece il cielo di Monaco sa tingersi di un azzurro pazzesco, che io non mi stanco di fotografare, per ricordarmi che questa non è una città grigia, nonostante gli inverni rigidi. 


La lingua tedesca mi mette tutt’ora a dura prova.

Scoprire che davvero in pochi, qui, parlano l’inglese, è stata una delusione: contavo di arrangiarmi con il mio livello B1 (passato a B1 - Intermediate, dopo il corso intensivo frequentato in febbraio), invece m’imbatto puntualmente in persone con le quali finisco per gesticolare o mescolare in una lingua tutta nuova inglese, italiano e qualche sillaba in tedesco, imparata da quando i supermercati sono diventati la mia seconda casa. Indispensabile il cellulare con il traduttore sempre pronto all’uso. Purtroppo, il divario linguistico resta un problema insuperabile: il tedesco è difficile e alla mia età i neuroni possono navigare solo su una chiatta battente bandiera britannica. Sic est.


Cammino e pedalo tantissimo: qui macini chilometri senza nemmeno accorgertene e io adoro muovermi alla scoperta della città. Vado a piedi, ma la comodità dei mezzi pubblici è una tentazione spesso irrinunciabile: sono puntuali e coprono tutte le zone della città. Le linee di bus e tram sono numerose; la U-bahn (la metropolitana cittadina) e la S-Bahn (la rete ferroviaria esterna), coprono capillarmente tutto il territorio urbano e i quartieri periferici. Arrivi ovunque, senza difficoltà e con tabelle di orari che non sgarrano quasi mai. In principio avevo delle resistenze circa l’uso della bicicletta, ma qui le piste ciclabili hanno a tutti gli effetti dignità di strade ed è un piacere percorrerle in totale sicurezza. Piuttosto, guai ai malaugurati pedoni che invadono la corsia dei ciclisti. Sono i re indiscussi della viabilità monacense: chi pedala fa valere il proprio diritto di precedenza su chiunque e non si fa scrupoli ad arrotarti senza pietà alcuna, se ti distrai e non ti accorgi del loro transito.

Sempre per rimanere in tema di strade, dovreste vedere com’è organizzata la segnaletica lungo le carreggiate: linee guida ben visibili e frecce indicano la corsia in cui hai l’obbligo di incanalarti quando segui una direzione e se, per caso, devi andare dritto, ma sbagli fila e ti metti dietro alle macchine che svoltano a sinistra o a destra, non puoi tentare di correggere la svista, perché nel momento in cui pensi e agisci all’italiana maniera, sei un uomo morto: Kaputt! Aus! Vorbei! E imbatterti in un tedesco incazzato è quanto di più spiacevole ti possa capitare.


Il funzionamento dei semafori, invece, è fighissimo: qui l’arancione non avverte del rosso in arrivo, ma del verde; così quando sei fermo al rosso e spunta l’arancione hai già il piede sull’acceleratore perché dopo un paio di secondi scatta il verde e questo piccolo preavviso evita che qualcuno si addormenti ritardando la partenza.


C’è una cosa che trovo incredibile.

Monaco è una città che si fida dei suoi cittadini e dei turisti. Del tutto e incondizionatamente. Pensate a una capitale che ha la metropolitana senza tornelli. I varchi di accesso sono liberi: entri, prendi una scala mobile (che ha un sistema reversibile, per cui cambia il senso di marcia a seconda di chi la utilizza per salire o per scendere: e già questo!) e ti dirigi verso la tua banchina senza obliterare alcun biglietto. Achtung! Lo puoi fare e sentirti furbo, ma se ti beccano (e i controlli ci sono) puoi sentirti solo fortunato se non ti espellono dalla Germania (non ti espellono, ma ti spellano: le multe sono salatissime!). Io ho sottoscritto un abbonamento e sono a posto.

Ma è così per molte altre cose: i banchetti dei giornali per le strade, dove puoi prendere il quotidiano liberamente, salvo lasciare cadere, al tuo buon cuore, un euro e settanta dentro l’apposita fessura. O i fiori coltivati nei prati fuori città, che  raccogli senza dovere rendere conto a nessuno, scegliendo se lasciare un contributo in denaro oppure no. Anche per la raccolta di fragole vale lo stesso senso di responsabilità civica delle persone. Un self-service che dà fiducia al prossimo. Ma perché mi viene spontaneo sbottare in una risata pensando a una cosa del genere in Italia?


A Monaco i grandi negozi di scarpe e di vestiti sono divisi per misure: non cerchi prima il modello che ti piace per poi vedere se c’è della tua taglia, ma vai direttamente nella zona contrassegnata  dalla tua misura e lì inizi la ricerca tra le file di scaffali segnalati da targhette numerate. Confuso, ma logico.


A Monaco la domenica tutti i negozi sono chiusi: altroché i supermercati di Roma, che non fanno differenza tra feriali e festivi. Qui, se non fai la spesa il sabato, il giorno dopo mangi ciò che avanza e pane duro.


A Monaco non osare parlare al telefono dentro un negozio e nemmeno a voce alta nell’autobus o in metro: il rigoroso spirito teutonico si risveglia e anche le persone apparentemente più miti si trasformano in potenziali assassini (che già il loro sguardo, unito alla durezza della lingua, ti uccide!)


Insomma, vivo in una città che mi sorprende e mi affascina molto. L’adoro,  posso dirlo, anche solo nella veste di ospite occasionale. È vero, non potrò mai integrarmi appieno, resto una straniera data in prestito a questa città per altri due anni, ma mi lascio incantare da ogni sua caratteristica, il rapporto con le regole, il rispetto per gli spazi comuni, il senso di responsabilità individuale e da quelle piccole o grandi differenze di cultura, mentalità, abitudini ed educazione civica, che mi hanno fatto capire quanto possano funzionare diversamente le cose, in Italia.

Non è un sacrificio adeguarmi. 


Testimonierò ancora la bellezza incontrata e lascerò che l’ironia dei miei post racconti anche ciò che, di tanto in tanto, mi fa storcere il naso. Per esempio, troverò il giusto modo per parlarvi degli abitanti di Monaco: ah, quei tedeschi!

 


18 commenti:

  1. Il capitolo dodici di questa tua esperienza triennale in terra tedesca mi porta verso una considerazione, colta mentre leggevo. È bello come una cittadina europea (che è italiana, ma potrebbe essere di qualsiasi altra nazione) in terra straniera colga attraverso l'esperienza aspetti sempre più vicini alla quotidianità di chi è cittadino di quella nazione. L'esperienza, l'abitudine, sono conoscenza e anche insegnamento. Perché impariamo a lasciare le nostre abitudini per abbracciare quelle altrui, e vediamo tutti i limiti delle nostre.
    Questo senso civico, tipico di tutte le nazioni al di sopra di una certa latitudine, racconta una cultura molto lontana dal nostro modo di pensare alle cose "pubbliche". C'è come un senso di appartenenza che fa accantonare ogni velleità in direzione del "uh non sono obbligato a pagare, quindi non pago" oppure "non ci sono controlli, quindi frego" tutti atteggiamenti italici al 100%, per cultura proprio. Come evidenziavi tu, mondi lontani dal nostro, e dinanzi ai quali impariamo che essere civili è possibile.

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    1. Io mi dico spesso che basterebbe imitare gli esempi positivi provenienti da altri paesi più evoluti per rendere migliori le cose: a Roma, per fare un esempio banale, perché non immaginare possibile realizzare il sistema di scale mobili reversibili. Per dire! Si risparmierebbe in tutto: spazi, energia. Una cosa semplice, credo. Le piste ciclabili? Perché non concepirle, come sono qui, come tratti di marciapiede, divisi tra pedoni e biciclette. Andare in strada con le bici è mortale a Roma! Purtroppo, contro l'ineducazione e la cultura del futticompagno non si può fare nulla: gli atteggiamenti italici di cui parli tu restano uno zoccolo durissimo e chi torna dopo un'esperienza all'estero così educativa finisce per riappropriarsi delle abitudini che vorrebbe rinnegare. Ahimè!

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  2. Tutto il nord Europa funziona acosì, i cittadini si fidano gli uni degli altri. Il tedesco se fai uno sforzo qualcosa puoi imparare.

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    1. No, non ho la volontà per imparare una lingua che non mi piace! In più, non mi servirà mai, una volta rientrata in Italia: non è spendibile in nessun altro Paese se non in Germania.

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  3. Sembra tutto idilliaco, ed è interessante notare le differenze in termini di organizzazione (le scarpe divise per numero e non per tipologia/marca), però alcune diversità mi spaventano (se l'arancione segna l'arrivo del verde, cosa segna l'arrivo del rosso? se la scala mobile è reversibile, ma uno vuole salire e dall'altra parte uno vuole scendere - magari è salito per errore - la scala mobile che fa? se li mangia tutti e due?!) e soprattutto credo che tanta intransigenza col rispetto delle regole possa essere pericolosa (che gli fanno al vecchietto alla guida che ha sbagliato corsia? io qui lo faccio passare avanti, senza problemi).
    Sui tedeschi ho avuto una conversazione illuminante con la mia ospite a Krk, la signora che ci ha affittato l'appartamento, e la ragazza dell'agenzia turistica. A Krk infatti era clamorosa la massiccia presenza di tedeschi, dalle targhe delle auto, alle parole che si ascoltavano lungo le vie cittadine. Ci sono anche italiani, francesi, ungheresi, olandesi. La signora mi ha detto però che in questi ultimi anni sono proprio i tedeschi a lasciarle gli appartamenti in condizioni impietose e a comportarsi malissimo per la città. "Sono così rigidi a casa loro e poi arrivano qua e sembrano altre persone..." E in un paio di casi, anch'io l'ho osservato. Risposte maleducate (dal tono e dallo sguardo) nei ristoranti. Comportamenti esecrabili in spiaggia (mio marito che sta facendo snorkeling, con la boa di segnalazione che affiora dall'acqua, ragazzino tedesco che gli tira i ciottoli vicino, il padre che non fa una piega) e pure in mare (barche che ormeggiano vicino alla costa, dentro la linea di sicurezza dei bagnanti). Di solito sono abituata a sentire parlare male di noi italiani all'estero e mi difendo dicendo che ho un quarto di sangue nordico! XD

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    1. Rispondendo alle tue curiosità: il rosso sbuca all'improvviso dopo il verde. Nessuna segnalazione, però c'è un margine di qualche secondo per quelli, dall'altra parte, che devono partire, così, i pedoni, per esempio, hanno il tempo di attraversare. Per le scale mobili funziona a chi arriva per primo: se la cellula in cima alla scala rileva per prima la presenza di chi vuole scendere, chi vuole salire aspetta il suo turno. E di fronte alle regole, se sgarri vai incontro solo a occhiatacce o improperi (che per fortuna non capisci): a noi, come puoi immaginare, è capitato di dovere cambiare all'improvviso corsia, ma lì o non ti fanno passare (e sono c. tuoi) oppure ti suonano con il clacson come se avessi fatto la cosa più grave al mondo. Solo noi siamo tolleranti, perché non è che non capiti anche a loro di sbagliare, ma se siamo noi a trovarci in mezzo facciamo come te: lasciamo passare senza dire nulla e pure con un sorriso!
      Sì, certe volte lo immagino anch'io che fuori dalla loro terra, questi stranieri che fanno tutti i civiloni si scatenino. La maleducazione è senza nazionalità, purtroppo! Però qua qualcuno ci raccontava (ma chissà se è vero) che i bambini, fin da piccolissimi, ricevono un'educazione rigidissima, anche a suon di ceffoni. Boh, certo è che a vederli sembrano tutti inquadratissimi.

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  4. Sulle calzature divise per numero l'ho già visto in qualche negozio di più recente apertura anche a Milano. Per il resto, caspita sei a 1/3! Io sono stata a Monaco due volte nella mia vita e sono state due esperienze molto diverse, la prima forse addirittura nel 1990 o al massimo 1991 in treno di notte nei giorni dell'Immacolata io mia sorella e un'amica, capisci ridere tutto il tempo, su e giù per Marien Platz, Neuschwanstein con la neve. E poi due anni fa in giornata in treno da Salisburgo, era bello caldo ai primi di luglio ma quello che sto passando quest'anno nella Pianura Padana è un'altra faccenda. Invidio cose che qui non sarebbero, come ben sai, attuabili, ma alla fine nessuno è perfetto. Aspetto il post sui tedeschi e ti mando un saluto molto caloroso in tutti i sensi. Sandra

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    1. Immagino che venire a Monaco da giovani o "da grandi" faccia un effetto diverso. Io ne sentivo solo parlare per questo famoso Oktoberfest, ma in realtà stare qui è tanta roba, Credo che resterà l'esperienza più straordinaria della mia vita. Sui tedeschi devo trovare un modo per presentarli senza essere offensiva, ma non so se ci riuscirò. :D

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  5. Faccio mia, con assoluta convinzione, la chiusa di Luz: mondi lontani dal nostro, e dinanzi ai quali impariamo che essere civili è possibile.
    E già pregusto il prossimo post sui tedeschi che, ne sono sicura, sarà altrettanto interessante e godibile di questo (che sia magari una questione di... cuginanza, visto che metà del sangue che scorre nelle mie vene è austriaco? ;-))

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    1. Allora, cara Siu, devo fare attenzione a cosa dirò e a come lo dirò :D :D perché, finora, devo dire, ho elementi solo per non parlare benissimo di questi tedeschi, antipaticuliddi (per dirtela alla siciliana!) :D:D:D

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  6. È già passato un anno, ok eviterò di dire “come passa il tempo” ma è così. Invidio i tuoi 25 gradi, qui si viaggia ancora sui trenta gradi e i climatologi affermano che questa sarà l’estate più fresca degli anni futuri, aiuto. Che bello, mezzi pubblici che funzionano, piste ciclabili degne di questo nome, non oso pensare a cosa pensino i tedeschi quando si trovano in Italia…
    Dare fiducia al cittadino, metro senza tornelli, quotidiani liberi con la cassetta in cui inserire i soldi ecc perché in Italia è impossibile? forse perché in Italia si é diffusa l’idea che chi rispetta le regole é un idiota (per usare un termine lecito) mentre chi fa il furbo é un “dritto” e questo vale per i cittadini (evadi le tasse, bravo,tu le paghi scemo) ma anche e soprattutto per i politici, non sarà per questo che è arrivata al governo gente che ha fatto della “furbizia” il suo stendardo sulle spalle degli idioti che li hanno votati e di quelli che li hanno subiti.
    È bello che tu ti sia integrata bene, lingua tedesca a parte, cosa che capisco benissimo, io faccio ancora fatica con l’inglese pensa.

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    1. Non ti credere, con l'inglese faccio sempre fatica anch'io! Comunque la sensazione è che il senso civico sia davvero impressionante e non so se sia solo un fatto culturale oppure hanno anche una solida guida governativa. Purtroppo, il fatto di non conoscere la lingua non ci fa cogliere gli aspetti intrinseci di questa città, ma tant'è, forse è meglio vedere solo le cose positive, quelle più evidenti, che non sfuggono a nessuno. E non sono poche.

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  7. credo che più del timore di sanzioni sia un profondo senso civico a far sì che nessuno prenda la merce esposta senza versare l'obolo corrispondente, anche se nessuno è lì a controllare.
    comunque tu dopo che hai indossato l'abito tradizionale sei una bavarese a tutti gli effetti.
    massimolegnani

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    1. Il timore delle sanzioni, infatti, è il nostro... da buon italiani 🤣🤣

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  8. Mi fa piacere leggere che ci sia ancora questa atmosfera, i giornali da comprare "sulla fiducia" c'erano anche quando ci andai io. Riguardo l'efficienza teutonica ti cito un episodio: ultimo giorno di vacanza, domenica, e scopro che i cattolicissimi bavaresi rispettano la festa religiosa e praticamente tutti i negozi sono chiusi... Dovrei comprare dei francobolli, chiedo consiglio a un signore che mi indica una macchinetta self-service. Mi ci avvicino molto sfiduciato pensando "non ci capirò nulla" e invece appare il menù in cui si può scegliere una quantità enorme di lingue, persino serbo, turco, portoghese e - pensa te - italiano.
    La prima videata mi dice di scegliere la quantità di francobolli e il valore di ciascuno. Poi prosegue chiedendomi di inserire i soldi per pagarli, il totale è tipo 8 euro e io ne metto 10. Appare un avviso che mi informa che la macchina non da resto, però mi darebbe un ulteriore francobollo da 2 euro. "Procede?" Io procedo pensando che spedirò una cartolina in più, do l'ok e appare un altro avviso: "Le serve una ricevuta fiscale?" Clicco no, passano dieci secondi circa e la macchinetta sforna i 5 francobolli. Veramente, tanto di cappello.

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    1. Fantastico. Noi consumiamo l'acqua nelle bottiglie di plastica a litri su litri solo per usare la macchina del reso, che è in ogni supermercato. Ci dà una soddisfazione, quello scontrino sputato alla fine con l'importo dei soldi che abbiamo recuperato! 😄

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  9. Questo post mi è arrivato particolarmente in questi giorni, visto che ho appena trascorso un intero weekend con i miei “crucchi” di casa 😄 e ho ritrovato, in piccolo, parecchie di quelle differenze che racconti così bene.
    Mi piace molto il tuo modo di guardare Monaco: con l’entusiasmo di chi scopre, ma senza smettere di sorridere davanti alle differenze e alle piccole rigidità che inevitabilmente fanno parte del viaggio. E forse è proprio questo il bello del vivere altrove: scoprire che quello che per noi è normale non è affatto l’unico modo possibile di stare al mondo. E poi quel tuo “non è un sacrificio adeguarmi” mi piace tantissimo. C’è dentro una bella disponibilità a farsi sorprendere, senza perdere se stesse. Un anno è tanta roba. Buon compleanno!

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    1. Grazie, Elena. Mi aiuta il carattere e la curiosità che è nata con me, praticamente 🙂. Sai, tante mogli di colleghi di mio marito non hanno voluto spostarsi qui pur potendo, perché il cambiamento fa paura, perché anche il pensiero della solitudine può essere un freno. Io non ho mai temuto le novità né ho mai avuto problemi a gestirmi la quotidianità da sola (anzi spesso la preferisco e la cerco), per fortuna. Direi più per fortuna di mio marito! 😄

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