Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 29 luglio 2014

Lettori "mecenati" con il CROWDFUNDING


Se scrivi solo per il gusto di scrivere non hai bisogno di sondare un mondo che sembra un pozzo senza fondo; se scrivi, invece, con la segreta speranza di elevarti dal caos dei numeri, allora qualche domanda te la poni, qualche curiosità provi a soddisfarla, insomma ti metti in gioco. È una questione di scelte, di priorità, forse, una cosa è certa: se vuoi avere un riscontro con il libro che hai scritto devi darti da fare, studiare strategie, imboccare strade mai percorse, trovare soluzioni efficaci e non è un impegno da poco. L'ho capito anch'io quando ho deciso di raggiungere un compromesso tra la mia scarsa propensione verso l'auto-promozione e la convinzione di avere raccontato una storia avvincente, una storia in grado di reggere il confronto con altre di maggiore successo. La presunzione non è figlia dell'umiltà che vanto come un mio pregio, ma è l'arma con cui combatto la battaglia dell'indifferenza ingaggiata quando ho deciso di tirar fuori dal cassetto il manoscritto che poi - per fortuna o meritatamente- è stato pubblicato.