Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 1 novembre 2016

Scusate il disordine... del post

Impressioni trasversali dell'ultimo libro di Luciano Ligabue.



Leggereste mai questo libro?

FAQ A domanda rispondo - Fedez

E questo?

Il decalogo di Vasco - Vasco Rossi

E questo?

Succede - Sofia Viscardi

Se questi libri non sono sfuggiti agli scatti del mio smartphone, quest'estate, è perché affollavano un tavolino posto proprio all'ingresso di una libreria ed erano in bella mostra accanto ad altri nomi più noti di scrittori. Subito alle spalle del tavolo c'era l'autobiografia di Fabrizio Corona, vicino alle fila con tutte le variazioni cromatiche di "After", la mega produzione seriale dell'americana Anna Todd. Mi viene in mente anche lo scaffale che, lo scorso inverno, esibiva l'opera prima, record di vendite, di Alberico de Giglio.
Chi? 
L'editoria è alla frutta. Oppure è il mondo che si muove al contrario se un Nobel per la letteratura va a un cantante e un cantante può avere successo scrivendo un libro. Un cantante, un calciatore, un'attrice, una velina, uno Youtuber (Alberico de Giglio e Sofia Viscardi appartengono a questa categoria di nuovo esordienti.)
Okay okay, ritiro la battuta sul Nobel, l'ho inserita perché completava l'altra (tutto vuol essere, questo post, tranne che l'ennesima provocazione legata all'assegnazione di un prestigioso riconoscimento), però davvero il fegato si assottiglia quando penso che a fronte dei sacrifici, quasi mai ripagati, di chi suda sulle storie che scrive c'è la fortuna di persone che fanno altro nella vita e diventano appetibili per le case editrici solo perché portano una dote di oltre centomila fan. Centomila fan significa centomila, nemmeno potenziali, ma sicuri libri venduti, uno zoccolo duro di pubblico non indifferente.
Così è facile mettere in moto la macchina del marketing e confezionare un prodotto editoriale di successo.
Ma possiamo dare torto a un sistema, quello radicato delle case editrici, che vive di numeri e vendite e non di sogni da regalare a qualcuno?
Alla fine, il contenuto del libro non è rilevante come non lo è il fatto che il personaggio pubblico non abbia mai scritto una pagina in vita sua, perché esistono figure ad hoc che intervengono per incastrare ogni pezzo del puzzle. Qualche settimana fa ne ho preso in considerazione una: quella dei ghost-writer, in prima linea nella produzione letteraria di nomi famosi in altri campi.

L'avreste mai detto voi che una lettrice come me, che apre il suo articolo ironizzando sulla vendita e la fama di libri di "non scrittori", alla fine si sia trovata a leggerne uno?

Ammetto due cose:
1) Non avrei mai comprato un libro del genere...
2) ...ma una volta entrato in mio possesso, l'ho letto.

È stato il premio vinto per un Thriller paratattico targato Michele Scarparo, prima che la giovane donna francese facesse le valigie e traslocasse in casa mia.
Per averne scritto una versione secondo il modello di un film (avevo scelto "Taxi Driver") mi sono aggiudicata la raccolta di racconti "Scusate il disordine" di Luciano Ligabue, cantante che non amo molto.

Nooo, in 60 puntate di Thriller paratattico, finalmente mi guadagno la seconda vittoria (la prima era stata con una prova precedente e, in quel caso, il libro era stato "La musica del caso" di Paul Auster) e cosa mi è toccato? Il cantante rock più famoso d'Italia che scrive anche racconti?
Scatta subito il super pregiudizio con conseguente reazione: "va beh, lo metto in coda e quando proprio non ho altro da leggere (cosa praticamente impossibile) provo a vedere di che si tratta" e invece accade che butto un occhio sul risvolto, poi sulle righe iniziali del primo racconto e...
E ora sono qui a parlarne.

Il ghost-writer ha fatto un ottimo lavoro, penso, nell'immediato.
Ma il libro sarà davvero stato scritto da un fantasma?
Potrebbe anche non essere così, perché Luciano Ligabue non è nuovo all'esperienza letteraria e la sua carriera, a ben vedere da ciò che Wikipedia riporta, è costellata di successi notevoli con premi vinti e numerosi riconoscimenti ottenuti.

La quarta di copertina recita così: 

Amore, sesso e musica sono le tre emozioni che saldano la partitura immaginifica di questi racconti folgoranti e misteriosi.

e poi usa due aggettivi per identificare la voce (quella narrativa) di Ligabue:

inconfondibile e originale.

Racconti folgoranti: vero. Misteriosi: vero. Voce inconfondibile: non so dirlo, perché non ho letto altro di questo cantante-scrittore, ma originale sì, senz'altro. Ligabue ha scritto sedici racconti tutti originalissimi.

Come definireste voi una storia che narra di un tizio che vive allegramente con un piolo piantato in testa? (avete letto bene). E la storia di quel tale talmente ossessionato dalle foto che vede impressi su ognuna di esse, a mo' di fumetto, i pensieri dei soggetti ritratti? E dove lo mettiamo il genio della chitarra, che, come quello della lampada, viene fuori dal ponte dello strumento musicale per esaudire i desideri di un aspirante chitarrista? E il racconto di un concorrente del Festival di Sanremo che sul palco, dopo l'intro musicale, apre la bocca senza emettere suono, mentre il pubblico fischia e tutti, musicisti, regia e manager, entrano in confusione?
Pur essendo diversi, i racconti hanno un filo conduttore che è la forza della musica, declinata in ogni suo aspetto, che unisce queste storie così surreali e brillanti e le rende particolari. 
La mia sensazione, però, è che alla lunga questa fantasia così vivace, che rasenta il paradosso, anzi ci sguazza proprio, stanchi. Con il primo racconto assapori lo stile vibrante dell'autore, con il secondo sgrani gli occhi, con il terzo dici: "no, vabbè, dai", con il sesto pensi: "questo è matto", con il decimo sbuffi un po', con l'ultimo dici:" bello, ma basta così, grazie".
Ecco, io, alla fine, non ne potevo più delle stranezze di Ligabue.
Il giudizio, tutto sommato, resta positivo: le storie sono scritte molto bene e quella che conclude la raccolta sfoggia una grande seconda persona narrativa, rara nelle mie letture.
Inevitabilmente penso ai testi delle canzoni del cantante, ne ho ascoltate diverse, ma non ho mai prestato attenzione al loro significato. 
Chissà se sono altrettanto bizzarre o se l'artista che canta è lontano dall'autore che scrive.
Resta comunque il fatto che ho apprezzato l'esperienza e che non mi dispiacerà tenere Luciano Ligabue fra i miei libri, accanto a fior fiore di scrittori a tenergli compagnia.


(Pure Aristotele. Non so se mi spiego)

96 commenti:

  1. Ho letto tempo fa da qualche parte, ma non ricordo dove, che la presenza di un ghost writer dietro i libri di Faletti era riconoscibile perché alcuni modi di dire inglesi erano stati ingenuamente tradotti alla lettera dall'inglese all'italiano e non secondo l'equivalente nostrano. Per esempio, anziché "Piove a catinelle" si trova scritto "Piovono cani e gatti".
    Certo se qualcuno usa un Ghost della propria lingua madre, accorgersene dovrebbe diventare difficile se non impossibile.

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    1. Cioè un italiano affida il proprio pensiero a un autore straniero? Anche le traduzioni dovrebbero essere sottoposte a un attento controllo per evitare strafalcioni del genere.

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    2. Così pare. Io comunque i romanzi di Faletti non li ho letti e riporto quel che ho trovato scritto in giro. Se qualcuno è in grado di confermare o smentire...

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    3. Anche io avevo letto una cosa del genere. Gira inoltre voce (parola di una libraia della mia zona) che il ghost-writer d Faletti sia di Imperia. :-D

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    4. Io, invece, che ho letto un solo libro di Faletti e mi è piaciuto, ho sempre pensato che lo avesse scritto lui. Non so, non lo vedo tanto impossibile. Però, se sono più le voci su un suo presunto ghost writer, probabilmente sarà vero. A questo punto, non è più importante saperlo.

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  2. Tutte queste stranezze che rilevi però si sposano perfettamente con il titolo. Mi sembra il titolo giusto.

    Helgaldo

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    1. In un'intervista a Ligabue ho letto che il disordine è la mancanza di un controllo sulle cose che ci riguardano intimamente in una vita che riempiamo di regole. Suppongo che gli elementi surreali presenti nei racconti abbiano questo significato: sono qualcosa che irrompe nella normalità creando appunto disordine. Aggiunge che il disordine è pure un effetto creato dentro ognuno di noi dalla musica e che esistono amori intensi, ma emotivamente disordinati.
      Il concetto di disordine è sottinteso in ogni racconto, dunque sì, il titolo mi sembra molto giusto.

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  3. Ciao.
    Commento veloce, ma il discorso mi piace.
    Forse lo anche ribadito in altri posti.
    La tendenza della pubblicazione editoriale è rivolta un po' a tutti, non solo a scrittori, letterati, professori, poeti come un tempo.
    In pratica puoi imbatterti in autori che come mestiere principale fanno altro ( cantanti, musicisti, attori,ecc.)
    Non ci trovo niente di strano se il libro è ben fatto, quindi scritto bene, nel senso che trasmetta qualcosa oltre che stilisticamente buono.
    Faletti ne è un esempio. Chi mai avrebbe dato fiducia a un ex-comico e attore?
    Questa visione di vedere per forza solo uno degli addetti ai lavori che pubblica è superata.
    Tutti facciamo mestieri diversi, eppure scriviamo.
    Ligabue ha scelto di fare il cantante come lavoro, ma se sa scrivere bene ( e solo leggendo un suo libro si può giudicare) perché non dovrebbe farlo?
    Chi di noi è solo scrittore? Nessuno. Ma nessuno ci giudica perché lavoriamo in un settore non esposto.
    Perché allora ci si inalbera se lo fa un cantante o attore ? Perché è famoso.
    Se scrive bene, non vedo il problema.
    L'unica differenza sta nella possibilità di pubblicare.
    Difficilmente diranon no ad un personaggio noto di pubblicare.
    Ma se non vale niente quello che ha scritto, rimarrà nel dimenticatoio con la fila di libri dei non noti.

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    1. Aggiungo anche questo.
      In Italia c'è una visione a classificare e a non avere ampie vedute.
      Se un artista lo è in più cose da noi è inverosimile, inaccettabile.
      All'estero nessuno si scandalizza se sei un artista a tutto tondo.
      Direi che è un valore aggiunto saper destreggiarsi ad esempio pittura e scrittura e uno non esclude l'altro. Perché si pensa che ci sia abilità in un unico ramo?
      E se io sono brava in due cose?
      Devo censurarmi? Devo scegliere solo una carriera o passione?
      Direi di fare bene solo quello che è oggettivamente fatto a regola, ma se sono due, anziché una ben venga.
      C'è chi non ne fa bene nemmeno una.
      Gli estremi ci saranno sempre.

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    2. "Tutti facciamo mestieri diversi, eppure scriviamo."
      Certo, chi può vietarci di scrivere. Ma con quali risultati? Per riuscirci bene non possiamo farci bastare solo le buona intuizioni o le buone idee né sfruttare il successo ottenuto altrove. Le case editrici dovrebbero occuparsi di pubblicare prima chi Scrive (ho usato apposta la maiuscola) e non chi non lo sa fare, invece funziona al contrario. Io forse ho una visione romantica del lavoro che dovrebbe fare un editore, o meglio ho una visione che non corrisponde più alle odierne necessità imposte dal mercato. E questo mi rode, lo ammetto.

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  4. A questo punto io proporrei la rivolta di noi scribacchini e per protesta ci mettiamo tutti a cantare i nostri romanzi. Pubblichiamo i video su youtube e a quel punto sono dolori per Fedez, Liguabue e premi nobel a seguito. :D

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    1. Ecco, tu scherzi. Ma perché deve venire facile a un cantante diventare anche scrittore grazie alle case editrici che gli contano il numero di fan e non a uno scrittore avere successo come cantante pur essendo famoso? Possibile che la scrittura sia diventata un porto di mare?

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    2. Io però non so cantare... beh, non so neanche scrivere, direi che sono a posto :D

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    3. Alle scuole medie il mio professore di educazione fisica dopo una prova alla corsa ad ostacoli, venne da me a dirmi che ero un fenomeno. Lui aveva spiegato la tecnica su come si salta un ostacolo continuando a correre. La maggior parte sbatteva sull'ostacolo, qualcuno saltava, ma io saltavo gli ostacoli in maniera naturale, a prescindere dalla tecniche. Ero un talento di quella disciplina. Io nicchiai, gli dissi che mi piaceva di più giocare a pallone. Alle mie scuse che il campo dall'allenamento era distante, lui rispose: sono disposto ad accompagnarti io ogni giorno. A me, detto fra noi, e non lo dissi a lui, allenarmi a correre e saltare ostacoli sembrava uno sport scemo. Non c'è fantasia, inventiva, improvvisazione. Corri, salti e basta.
      E lui allora mi disse: se tu farai questo sport sarai al sicuro. Perché nello sport non esistono raccomandazioni. Se c'è mio figlio e tu arrivi sempre prima di lui, tu andrai avanti e mio figlio no. Il talento è tutto.
      Tu mi dirai, perché racconti tutto ciò? Semplicemente perché io, penso tu, e a questo punto per ammissione di colpa anche Grilloz :D, non possiamo cantare. Appena iniziamo a cantare e non siamo intonati ci prendono a pernacchie come alla corrida. Noi non possiamo rubare il mestiere del talento dei cantanti. Invece i cantanti chiusi nelle stanze buie con i ghost possono rubarlo agli scrittori. Così gira il mondo, e io non posso certo lamentarmi con l'effetto rotazionale terrestre. :D

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    4. Pero, Marco, il tuo professore non aveva completamente ragione, o forse erano altri tempi
      http://www.lastampa.it/2016/10/26/cronaca/il-figlio-non-giocava-il-padre-mi-ha-cacciato-HVYd2xmWq3U4fyrOqeD6eO/pagina.html

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    5. Ma io ero destinato a vincere le olimpiadi :D
      La verità è una forma liquida e l'insensatezza fa parte degli umani. ;)

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    6. È così, Marco: per cantare il talento è tutto, per scrivere sembra sempre più un accessorio.

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    7. Sul cantare: dove non arriva il talento, arriva la Music Machine. Madonna, Britney Spears e le Spice Girls. Ah già, loro usano...altro ;)

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  5. È più difficile che una raccolta di racconti sia stata scritta da un ghost, per la natura stessa del libro. Quindi magari l'autore è proprio lui. Detto questo, quel tipo di pubblicazioni – non mi riferisco a Ligabue ma al contesto generale – permette all'editoria di entrare in contatto con lettori che normalmente non sono lettori. Quindi io non la disprezzo a priori, pur non leggendola. La stessa cosa la si potrebbe dire per il Nobel a Bob, che ha suscitato un sacco di polemiche e ti serate al telegiornale (anche per il comportamento del cantautore) procurando al comparto una pubblicità notevole. Alla fine è tutto marketing. A me va bene così.

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    1. Anche a me va bene così.

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    2. No, a me non va bene così. La scrittura che si mescola al marketing esclude chi non ha alcun peso per il mercato, vedi l'esordiente bravo che affronta una scalata impossibile perché sarà sempre scavalcato dal personaggio pubblico il quale, solo perché più in vista, garantisce entrate maggiori alle case editrici. Per me non è serio. Allora lasciate che siano tutti a concorrere per avere analoghe possibilità: pubblicate il rapper, ma date spazio anche all'esordiente, non rendete la vita difficile a chi crede nella scrittura per favorire chi vuole solo arricchirsi o stare sempre sulle copertine dei giornali.
      Tra parentesi, sono convinta anch'io che Ligabue abbia scritto i suoi racconti e non ne faccio una questione di capacità o meno, ci sono artisti eclettici che meritano e sono contenta di potere parlare con cognizione di causa di uno di essi, ma non sono convinta che l'intento degli editori sia quello di entrare in contatto con lettori che normalmente non lo sono. Tolta la biografia del fenomeno del momento, queste masse di fan restano non lettori che, però, hanno rimpinguato le casse delle case editrici. E io trovo questo triste.

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    3. Nemmeno a me sta bene così, dico solo che rispecchia un dato di fatto, triste ma reale.

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    4. Secondo me sbagliate punto di vista, o meglio, guardate all'oggetto dal lato sbagliato. Dici, credo anche giustamente dal tuo punto di vista, che un VIP avrà, per il suo "peso specifico", sempre più chance di un esordiente. Ma il punto non è il confronto fra l'esordiente e il VIP: entrambi stanno facendo una cosa diversa che adopera, per essere fatta, lo stesso gesto. Il punto, semmai, è che il libro del VIP può altruisticamente ingrossare il comparto anche a beneficio dell'esordiente o, preferisco, dello scrittore puro. Lo dice bene Baricco qui.

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    5. Accidenti, mi parte una serata ad ascoltare il discorso di Baricco, ma lo farò, eh, perché questo fine altruistico del vip a beneficio dello scrittore mi interessa molto.

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  6. Anch'io sarei stata piena di pregiudizi e un po' scocciata per il premio rispetto ad altri titoli.
    Sì, PREGIUDIZI, ne sono piena rispetto all'editoria, tutto sommato ho la scusante di non poter leggere tutto ciò che vorrei, anche se ora il part time ha dato une bella impennata a un ritmo già consistente, per cui tocca scegliere e no, non scelgo cantanti e sportivi. Il vero problema è che non c'è posto per tutti, anche a fronte di una super produzione dove in Italia escono circa 150 libri al giorno per un popolo di non lettori, per cui dentro Fedez fuori Faè, ma Fedez faceva già il cantante, perché deve avere 2 possibilità e io zero?

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    1. Ecco, è quello che voglio dire: perché la scrittura, una forma di arte così elevata, che non si improvvisa, diventa appannaggio di chi ha già una fama costruita su altri talenti?
      Non c'è esclusiva, tutti possono diventare scrittori purché portino acquirenti e soldi. Okay, funziona così, ma è triste proprio che funzioni così.

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  7. Definire qualcosa "originale" non è molto originale :D

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  8. Bà, in passato ho letto romanzi di Guccini e li ho trovati gradevoli, non sono prevenuto (ovvio che essendo dotato di libero arbitrio certe cose le lascio agli altri :D ). Più libri si vendono meglio è. In questo senso hanno ragione gli americani (da loro l'editoria non è in crisi) sommergono il mercato di qualunque cosa per mantenere le pubblicazioni di qualità. Da noi è tutto di nicchia, son tutti intellettuali, tutti geni, tutti autori di romanzi che sconvolgeranno l'editoria mondiale ecc.. si chiacchiera, si chiacchiera, si critica e si stra critica, poi, nel frattempo, un paio di generazioni ce le siamo già "fumate", andate a vedere quanti giovani sotto i venticinque anni leggono più di 10 libri all'anno? Editoria a tutto campo, per diletto, per diporto, per fare informazione, per giocare, per godere, che parla di sesso, di poesia, di coglionate, di massimi sistemi. Di tutto un po', diffondere la lettura come mezzo primario, come ai vecchi tempi, e sin dalla primissima infanzia. Il resto son chiacchiere. Si parte dai lettori, non dagli autori.Si deve creare terreno fertile.

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    1. "Sommergono il mercato di qualunque cosa per mantenere le pubblicazioni di qualità."
      Direi per mantenere le pubblicazioni, punto. In quanto a qualità...

      "Si parte dai lettori, non dagli autori.Si deve creare terreno fertile."

      Non sono d'accordo: questa mi sembra una libera interpretazione del principio "il fine giustifica i mezzi". I venticinquenni non leggono? Facciamoli avvicinare alla lettura soddisfacendo la loro curiosità legata allo sconosciuto che si mostra con una telecamera davanti a centinaia di followers ogni giorno facendo il buffone (o non lo so cosa). Paghiamo un ghost che gli scriva l'autobiografia: strategia vincente per aiutare la lettura in crisi o per vendere e basta? Ma quanti di questi giovani, poi, deciderà di leggere anche altro?
      Il terreno fertile non lo coltivi puntando solo sui numeri, lo fai seguendo altre strategie, promuovendo il lavoro di autori veri. Mi sembra, ecco, che quella di pubblicare qualunque cosa purché si legga sia una scusa che nasconde altri intenti (nemmeno tanto segreti).

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    2. Certo Marina, è ovvio che mi sono spiegato male. Non intendevo dire che la massa di pubblicazioni "spazzatura", consentimi il termine, sia propedeutico. Affermo che il ragionamento deve essere capovolto, si parte dai lettori inteso come capacità di fare un passo indietro, l'ipertecnicismo sta creando una sorta di cittadini assimiliabili agli idioti sapienti, il lavoro va fatto nelle scuole, da subito, anzi da "ieri". La facilità di reperire informazioni massificate e non filtrate dal ragionamento sta distruggendo il senso critico. La lettura deve essere offerta come gioco e svago già ai bambini, leggere deve diventare "figo" per i ragazzini, il libro non deve spaventare e nemmeno allontanare. Il discorso sulle tendenze di mercato, piuttosto che sulla qualità o meno delle pubblicazioni è viziato in partenza. C'è una massa enorme di gente che non legge, un manipolo di cultori di tutti i generi, e un gregge che legge le avventure di Belen. Secondo me è tutto da rifare, il terreno fertile è partire dai bambini che scoprono le mille avventure e i voli di fantasia che si possono fare con un libro in mano. Percorso difficile (sono pessimista in questo senso). Purtroppo oggi lo svago, come l'informazione, prevedono soggetti passivi, fruitori da toccata e fuga. Nel momento in cui leggere è un fatto culturale e sociologico, ecco, lì si può incominciare a distinguere e a indirizzare verso scelte ottimali.
      Mi rendo conto che il mio discorso iniziale era facilmente equivocabile, spero di essermi spiegato meglio.

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    3. Massimiliano, sono quasi 6 su 100 (media spannometrica fatta sui dati istat del 2015) però quelli tra i 25 e i 45 sono poco più di 5 su 100. Ah, se conti sono le ragazze sono l'8% e secondo me leggono anche più di quel che dichiarano tra watpad (o come si scrive) e cose simili.
      No, non sono pochi come pensiamo. Tieni anche conto che se guardiamo i lettori nel loro complesso, indipendentemente dal numero dei libri letti i giovani battono gli adulti ancora di più. Ciò non toglie che la lettura andrebbe ancora più incentivata, soprattutto tra i maschi che sono indietro in tutte le statistiche.

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    4. Io, sono pessimista Davide. Non credo alle statistiche, ma proprio per niente. Ho figli e nipoti adolescenti, per lavoro vivo in mezzo ai ragazzi, faccio da tutor a molti studenti, è angosciante il livello di povertà di linguaggio e la scarsissima propensione alla lettura. Basta girare per strada e sentire, ascoltare, e ti rendi conto che le statistiche sono state fatte sicuramente in una camera stagna su un campione marziani.

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    5. Mi frega che in ITalia io ci vengo in vacanza :D
      Beh, le statistiche hanno il loro peso, comunque, per quanto fallaci forniscono numeri più accurati di quelli che possiamo avere con la nostra espereinza diretta.
      Io ho più l'impressione di una società spaccata in due (e un po' la statistica lo conferma) tra chi ha la fortuna di nascere in una famiglia di cultura, dove i libri si trovano in anche in bagno, e chi invece ha la sfortuna di crescere in una famiglia dove nessuno legge. Questo sì è un problema grave, ma non solo per il mondo dell'editoria.

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    6. Questo, caro Davide, è un discorso che purtroppo ha il suo peso. E' vero.

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    7. @Massimiliano, su questo siamo perfettamente d'accordo. Da un certo punto in poi, l'educazione alla lettura non ha prodotto più alcun risultato, nelle scuole, soppiantata da altre priorità ritenute più utili: ai miei tempi la professoressa di italiano (parlo di scuole medie) destinava un'ora settimanale alla lettura (io ho conosciuto così " Il giorno della civetta" o "Se questo è un uomo"); adesso si fa informatica, il che va benissimo, se si gestisse bene questa opportunità e non si offrisse solo ai ragazzi l'occasione per collegarsi alla rete dalla scuola e visionare dio solo sa cosa. Dunque d'accordo che il percorso sia tutto da rifare. Però, adesso, con questo tripudio di pubblicazioni che secondo me impoveriscono il mondo vero della letteratura, sembra quasi che si voglia recuperare qualcosa che non si è raggiunto per tempo: l'induzione alla lettura. Cioè questo è il finto messaggio circolante, perché quello vero è: chissenefrega cosa leggete purché compriate.

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    8. È una triste realtà, vero, Davide, in fondo anche il "sapere leggere" nasce da un'abitudine che respiri in famiglia, ma non sempre è così: c'era la ragazza che veniva a fare le pulizie da mia madre che divorava qualunque tipo di lettura: dalle riviste che conservavamo in casa ai libri che mia madre le regalava sapendo di farla felice. Ne sa più lei di Hemingway e Tolstoj che io in anni di studi e letture.
      Forse l'amore per i libri può essere innato come altre passioni che prescindono dalle condizioni di vita.

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  9. Nemmeno io sono prevenuta.I lettori non sono senza cervello, se un libro di un cantante è orribile (ammesso che lo sia) di certo non avrà il passaparola o il boom di vendite. Al limite i suoi fans,ma nemmeno loro sono così cretini da non saper giudicare se vale la pena o no comprare il libro del loro cantante preferito. Oltretutto ora c'è un'ampia comunicazione tra le persone in cui se vale la pena comprarlo, lo sai. Tutto viene commentato e recensito prima ancora che vada in libreria a comprarlo.
    Se ha una percentuale di consensi da parte dei lettori, non credo sia perché sono così abbindolabili perché l'autore è un vip. Se non sai scrivere, non lo sai fare nemmeno se sei solo uno scrittore sulla carta d'identità, dipende da te, non dal vip che s'improvvisa.
    Il peggior rivale sei te stesso.Se sei bravo, non devi temere gli altri, personaggio famoso o meno.
    Se valesse solo la notorietà,pubblicherebbero solo loro, in realtà, pubblicano di più chi non ha ancora un nome.
    Fidati.
    Soprattutto
    il lettore è sovrano.
    Il lettore è intelligente, non compra ciò che non vale, di questi tempi,poi che si fatica a comprar tutto.
    Il lettore non giudica se sei vip o no.
    Da lettrice io non lo faccio.
    Che tu sia vip o meno a me non importa.

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    1. P.s.= mi dici un libro di Guccini che ti è piaciuto e perché?

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    2. Ad esempio "Lo spirito ed altri briganti" oppure "Macaronì" e altri con Loriano Macchiavelli.

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    3. Intanto però lo comprano e sono in tanti a farlo. Già solo così le case editrici hanno raggiunto il loro scopo.
      Di solito, tolti gli artisti completi (Ligabue, Guccini, sicuramente qualcun altro), chi pubblica con successo lo fa una tantum: prendi Fedez, una volta che ha scritto la sua autobiografia, su cos'altro potrà intrattenere i suoi fans? Ci sono lettori che leggono SOLO se l'autore ha un nome o è un vip.

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  10. Anch'io ho letto Guccini pur non conoscendolo come cantante. Malastagione e La pioggia fa sul serio (entrambi con Loriano Macchiavelli) li ho amati profondamente (da andare su in Appennino a respirare e pensare). Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto è un piccolo capolavoro. Ecco, forse verso Guccini però c'è un approccio comunque diverso, più di rispetto come se avesse titolo anche per scrivere. Cosa che ad altri non si riconosce. Vedesi Fedez, Corona, Ligabue. Neanche io ho letto Ligabue (né visto il film) pur apprezzandolo come cantante (e alcuni sui testi sono davvero interessanti, a partire dal primissimo Balliamo sul mondo). Neanche visto il film. Le mie scelte, di solito, sono frutto dell'ispirazione del momento (copertina mi attira, quarta mi intriga); qualche volta scelgo per suggerimento ricevuto. Condivido il pensiero/analisi di Massimiliano.

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    1. Purtroppo ho tanto che vorrei leggere e sicuramente non darei la priorità a cantanti o attori, ancorché bravi e accreditati. So che Guccini è un ottimo scrittore, ma lui "scrive" anche quando compone le sue canzoni: non lo amo come cantautore ma riconosco che i suoi testi sono molto significativi.
      Lo ammetto, purtroppo, io non riesco a superare i miei pregiudizi.

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  11. Centinaia di migliaia di fan spingono a produrre libri per soddisfare l'esigenza di conoscere i retroscena, i pensieri, la vita dei loro beniamini. Ammetto di avere leggiucchiato il libro di Fedez, come l'ultimo di Corona. L'interesse è rivolto non al personaggio, ma al tipo di pubblicazione, che è editoria al pari di altre forme. Ha ragione d'essere, esattamente come il libro del politico, quello di cucina, di spiritualità ayurvedica, dell'attore o calciatore. Soddisfano le richieste del loro pubblico, e gli editori giustamente credono in queste pubblicazioni. Questa è l'editoria, chi poi non ha interesse per tali questioni o personaggi, può leggersi altre pubblicazioni. Ho letto una autobiografia di Lee Iacocca, manager Chryster degli anni 80 perché mi interessava. Non l'avrà scritta lui, ma era più avvincente di tanti romanzi. Agassi è stato primo nelle vendite con un libro che parla di se stesso, è andato a parlarne da Fazio (come Faletti o Auster) e a nessuno pare strano, eppure non l'aveva nemmeno scritto lui ma un premio Pulizer. Tutto nella norma editoriale.
    Sul fatto poi che qualcun altro scriva il libro di Fedez o Corona o Vasco è più un bene che un male. Almeno sarà scritto bene. Quelli che scrivono da soli non è detto che siano più bravi o abbiano cose più interessanti da dire. Un libro è sempre un valore se prodotto professionalmente. Anche i papi sono presenti in libreria, e sono dei best seller da milioni di copie. Chi non è interessato non li compra, ma è sicuro che interessano milioni di persone, perché non pubblicarli?

    Helgaldo

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    1. A me questa logica sta stretta. È solo una corsia preferenziale garantita a qualcuno. Perché? Certo che le case editrici pubblicano ciò che il pubblico domanda; se impazza lo youtuber figo che sa raccontare le barzellette io voglio sapere tutto di lui e vai con un bel libro che racconti quante volte ha desiderato diventare ciò che poi è diventato. Ma non è piacevole, per chi sogna di arrivare ad avere la stessa attenzione, sapere che la strada non è percorsa da tutti alla stessa maniera, che se non ha un seguito a cinque zeri nel web ha una chance su mille (forse manco quella) di essere considerato.
      Se alla scrittura può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di pubblicare.
      Le leggi di mercato sono una bella fregatura e siccome l'editoria si basa soltanto su queste è meglio mettersi l'animo in pace e fare il tifo per il lavoro dei ghost writers.

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    2. "Se alla scrittura può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di pubblicare".

      Se al disegno può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di esporre in una galleria d'arte.

      Se alla fotografia può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di pubblicare un libro fotografico.

      Se alla guida può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di partecipare a gare motoristiche.

      Sicura della tua affermazione?

      Helgaldo

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    3. Condivido in pieno.

      Io farei il tifo per chi scrive bene, chiunque sia.
      Se si è un buono scrittore, la casa editrice lo capta.
      È interesse loro, fidati.
      Poi, dove sta scritto che non si possa essere scrittori e... altro mestiere e/o passione ed essere bravi in entrambi?
      Io mi reputo dotata in più di un settore,che faccio scelgo? O porto avanti entrambi studiando e facendo tanta gavetta?
      Stai pur certa che chi s'improvvisa e tradirà le aspettative dei fans (se sono famosi),ma anche noi, eh....è dato dal suo potenziale o meno non dagli altri.
      Mettila così: siamo come bambini di 9 anni o poco più.( con tutto il rispetto, nessuno di noi è ad un livello editoriale pazzesco, altrimenti sarebbe a fare autografi ai libri in questo momento ).
      Il coach farà giocare tutti perché non siamo agonistici ancora.Ed è giusto che sia così.
      Tutti devono entrare in campo.
      Poi quando avremo l'età (intesa come bravura), giocheranno i più forti e gli altri in panchina.
      Dipende da te non farti mettere in panchina.
      Se gioca un altro,se lo merita.
      A certi livelli non ci si può permettere di perdere la partita.



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    4. Ancora di più, Helgaldo.

      Se alla scrittura può approdare chiunque, a chiunque dovrebbe essere garantita la possibilità di pubblicare".

      Per me vuol dire, con un ragionamento a contrario:

      Se a chi non sa tenere la matita in mano viene data la possibilità di fare una mostra, deve poterla fare pure chi disegna da una vita.

      Se a chi possiede solo una macchina fotografica viene concesso di essere fotografo, dovrebbe essere garantita la possibilità di fotografare anche a chi la sa anche usare, quella macchina fotografica.

      Se a chi non ha la patente viene permesso di guidare, chi ne è in possesso dovrebbe potere girare con meno rischi.

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    5. Ti ho portato sull'orlo del baratro per farti vedere la voragine. Pensavo ti fermassi, invece ti sei lanciata senza paracadute...

      Mi dici chi ha una mostra d'arte in giro senza saper tenere una matita in mano, chi ha ottenuto un lavoro professionale in fotografia senza saper fotografare e chi ha il permesso di guidare senza patente?

      Sempre io, Helgaldo :-)

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    6. ...perché non sai che i salti nel vuoto mi eccitano. :)

      Davvero devo farti un elenco di chi ha trovato porte spalancate? (perché questo era il senso del mio ragionamento, lo sai bene).
      Pensavo che citarne anche una esigua rappresentanza fosse sufficiente.

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  12. Di Ligabue come bravo scrittore ne avevo sentito parlare, a me piace anche come cantante, penso di poterci credere ;)

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    1. Scrive molto bene. Considerato il suo curriculum, anche nel mondo cinematografico, credo anch'io che possa avere scritto le sue opere.

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  13. Non so che dirti Marina, non amo Ligabue come cantante e quindi non comprerei mai il libro.
    Ho letto quelli di Guccini su suggerimento, chiamiamolo così di Kly sul suo blog e sono rimasta piacevolmente sorpresa.
    Non comprerei però libri di Monica Lewinsky o Totti o Raikkonen.. non per altro ma solo perchè è marketing puro e semplice. Per mi conto almeno,
    Sono nomi famosissimi, possono attirare acquisti, non dico lettori perchè c'è anche chi ha il coraggio di comprare un libro simile solo per farsi vedere aggiornato e moderno e informato (e imbecille ma questo l'ho aggiunto io) ma non lo leggerebbe, Ne conosco qualcuno :(

    Un nome nuovo, sconosciuto non fa gola alle case editrici, qualunque mazzo si faccia. NON serve a ar quattrini.
    Meritocrazia si chiama?
    O peggio forse menefreghismo rispetto a tutto tranne che al denaro?

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    1. Sono d'accordo con te. Su tutto. La sensazione è di rimanere sempre indietro: corri, ti affanni e solo con la botta di fortuna puoi sperare di farcela. Rimaniamo piccoli, piccolissimi.

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    2. Basta che adesso non mi diciate che Guccini i libri non se li scrive lui....

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    3. No, Obsidian, anzi, ho detto il contrario in altri commenti: penso che anche Ligabue abbia scritto i suoi.

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  14. Io seguo Ligabue da vent'anni, aimè siamo invecchiati insieme (ma lui è più vecchio di me, ci tengo a precisarlo eh eh...) lui è un autore poliedrico, scrive canzoni e musica, scrive libri e poesie, io ho letto tutti i suoi libri e sono tutti diversi, il romanzo soprattutto mi è piaciuto molto, quest'ultimo libro di racconti però non l'ho letto ancora, lo leggerò. Questo per dire che secondo me non usa ghost writer, c'è la sua impronta in quello che scrive, la stessa che trovo nelle sue canzoni. Poi ammetto che non comprerei un libro di Fedez o di qualche altro personaggio famoso che non mi interessa. Capisco però le case editrici, loro seguono la legge del mercato, devono far quadrare i conti e puntano sui personaggi famosi perché sanno che venderanno comunque a quella grossa fetta di estimatori del personaggio. A proposito di Guccini ricordo che lui è stato anche professore di italiano, quindi un cantautore con i titoli per scrivere libri oltre che canzoni. Di lui però non ho letto niente, pur amando le sue canzoni, non è capitato.

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    1. Grazie, Giulia, per la tua testimonianza. Io conosco molto poco di Ligabue, a parte qualche canzone che non finisco mai di ascoltare perché non mi piace proprio la sua voce, ma questo non c'entra con il suo talento in altri campi. Lo stesso dicasi di Guccini che tollero anche meno (qualcuno stasera mi fucilerà!) ma del quale riconosco, come già detto, bravura e cultura.
      "Scusate il disordine" ti piacerà un sacco, ne sono sicura.

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  15. Ligabue come cantante è fuori discussione, come regista l'ho trovato discreto in "Radiofreccia" (ma ho qualche dubbio che la regia sia interamente sua...) e come scrittore, beh, vista la descrizione dei racconti che mi hai fatto, dallo stile assai murakamico, penso proprio che mi terrò alla larga dalla sua opera letteraria ;-)

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    1. Boh, i racconti sono godibili, strani, ma piacevoli e scritti con un linguaggio immediato che cattura l'attenzione e suscita curiosità. Non sono male, davvero. Poi il fatto che io mi sia stancata è legato a una reazione soggettiva. Però, per esempio, non mi interesserebbe vedere il film o provare a farmi piacere le sue canzoni.

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  16. Il solito guastafeste Marina. Ti segnalo che in Radiofreccia, film diretto dal cantante Ligabue, recita Guccini, cantante diretto dal regista Ligabue. Tutta gente che ruba lavoro a registi e attori che non trovano spazio, per colpa dei soliti cantanti noti.

    Helgaldo

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    1. Ma i produttori di Radiofreccia non hanno tolto qualcosa ad altri film magari recitati da attori attori e diretti da registi registi. Io, in questo discorso, sostengo, e non so cambiare idea nemmeno se mi portassi ai margini di un vulcano, che gli editori tolgano possibilità ad alcuni per favorire altri che no, non sono "del mestiere" e dunque non dovrebbero essere privilegiati solo perché fanno cassa.

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    2. Hanno inventato il self proprio per loro, non te lo ricordi più?

      Hlegaldo

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    3. Sì, la bolgia infernale, appunto.

      Stamattina vado a colpi di Dante (dopo la citazione fatta al commento,di Michele).
      Sarà che mi vedo circondata da un Inferno in casa e non so da dove cominciare?
      Io penso a libri e scrittori e qua va tutto in rovina!

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  17. Non posso parlare di un libro che non ho letto, sospetto che se di ghost non vi sia traccia, di editor sì e massivamente, ciò che non è un'anomalia nemmeno rispetto ad altri "scrittori". Non leggo questi personaggi famosi che si mettono a scrivere, sarà snobismo. Preferisco piuttosto leggere autori esordienti o non troppo conosciuti: alla fine la quantità è tale che si devono pur fare delle scelte iniziali.
    C'è una netta differenza per me tra il libro-prodotto e il libro che ha un valore letterario di qualche tipo. Non è detto che poi ci siano i grigi di mezzo, ma tenendo conto del panorama è vero che si punta parecchio sulla pubblicazione di ciò che che si vederà bene (per molti motivi: dall'autobiografia del personaggio famoso, al nome dello scrittore già famoso in altri campi, al genere di moda, alla serie del momento...).
    Ad ora la sola discriminante è rappresentata a mio parere da chi legge e sceglie un titolo per propria consapevolezza e per un percorso di lettura che non si fa suggestionare, da nulla.
    Per cui forse la prospettiva è: tu, Scrittora ;) per chi/cosa vuoi scrivere? Il passo successivo, ovvero la pubblicazione, purtroppo credo sia fortemente condizionato dalla risposta che si dà.

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    1. Temo che qualunque destinazione volessi dare a ciò che scrivo, faticherei lo stesso molto per arrivare a campeggiare sullo scaffale di una libreria, pur ammettendo che ci sono tematiche che, forse, godrebbero di maggiore attenzione presso una casa editrice. Ma chi se la fida a fare la corte agli editori con cose che non mi interesserebbe raccontare.
      La mia scelta da lettrice ha la tua stessa motivazione: c'è troppo che vorrei leggere e preferisco dedicare il mio tempo a questi libri, il resto può solo impegnarmi occasionalmente, come questa volta.

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    2. Sono d'accordo su quanto dici a proposito delle "possibilità" date dalle CE ai non-noti, leggevo anche nei commenti a seguire. basti pensare che non di rado ci sono autori lanciati da piccole realtà editoriali che in vista di un prossimo successivo sono pubblicati da CE "affermate": buon per gli scrittori, ma quello che interessa è il fatto che il "rischio" non sia contemplato da chi potrebbe permetterselo, invece.
      Non credo che determinate tipologie di libri siano il "male", ovviamente interessano poco ai lettori forti, ma è pure vero che ogni tanto fa pure bene leggere "disimpegnato". La questione sta invece nell'esclusività delle letture, a questo livello c'è una separazione netta tra i lettori. E ovviamente chi è editore lo sa, e fa il suo mestiere.
      E capisco il tuo punto di vista da scrittrice...

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  18. Qui si dà la caccia ai cantanti che, rei di avere dei fan, rubano lettori agli scrittori che sanno scrivere. Che dire, allora, di quei modelli e modelle che - magari in playback - usurpano fan a gente che invece ha l'ugola d'oro (e magari la faccia no?). Per non parlare di quegli attori e attrici - con l'espressività di un palo della luce - che però sono sex-symbol e rubano fan a gente che è uscita con lode dall'Accademia. Tutto ciò senza nemmeno nominare quella cosa che tira più di un carro di buoi e che ha prodotto innumerevoli meteore.

    Restringendo il campo all'editoria: io penso che ci sia un sottobosco di gente brava a scrivere. Sono (siamo?) in tanti a saperlo fare. In questo mazzo, l'editore - che è un impresario e quindi un bottegaio, sceglie non i migliori, ma quelli il cui ritorno è più certo: sono quelli che lo aiutano a fare i conti e a tenere in piedi la baracca. Senza certezze si affonda e nessuno, sul lungo periodo, può vincere alla roulette.
    Poi ci sono i fuori classe, quelli i cui libri vendono una valanga di copie. Il fatto è che nessuno sa perché un libro venda; in caso contrario, l'editoria non sarebbe con le pezze al c*lo.
    Solo io so come si fa: potrei scrivere un mega best seller da Nobel anche domani. Mi frega il fatto di essere pigro. :P

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    1. Ciao Michele. :)

      Hai ragione, in ogni ambiente c'è chi arriva al successo pur meritandoselo meno di altri. Però, a parer mio, il paragone regge fino a un certo punto, perché sono molto differenti le possibilità che si hanno qualora si scelga di cantare/recitare da quelle che si hanno qualora - ahimé!XD - si decida di scrivere.

      Partiamo dal presupposto che una persona voglia arrivare al top partendo dal basso: per attori o cantanti c'è ad esempio youtube, per gli scrittori abbiamo le piattaforme di self.
      Quindi, se vuoi recitare o cantare e sei bravino, puoi aprirti un canale youtube, metter su delle web series (a proposito di attori emergenti, ho un paio di ragazzi che conosco che hanno studiato recitazione e ora stanno provando la strada del web) o comunque puoi esibirti mentre canti.
      Sono canali di comunicazione immediati, la gente non fa fatica a seguirli e a darti credito. Arrivare in alto partendo da queste strade è senza dubbio difficile, ma non impossibile. Puoi quindi arrivare ad avere un discreto pubblico e "bussare" a qualche produttore.

      Mettiamo che, invece, tu voglia scrivere: ti dai al self. Un libro pubblicato su Amazon, ti dà a parità di amici/pubblicità la stessa visibilità che avresti pubblicando un video mentre canti? No, e non solo perché il video è gratuito mentre il libro no.
      So che sto per scrivere una cosa bruttissima, ma la verità è che entra in gioco il fattore "fatica": cercare il tuo libro, comperarlo e leggerlo è più stancante che connettersi e seguire passivamente una serie o un video. E questo è un discorso che faccio basandomi sul comportamento della gente che frequento (fascia di età 23-30 anni).
      Poi certo, c'è chi è partito da una fanfiction e ha sfondato in libreria o addirittura si è autopubblicato e poi è stato candidato a premi importanti. Ma la statistica insegna che sono le code della gaussiana ;)

      Per questo, a parer mio, il fatto che l'editoria pubblichi gente che coi libri ha poco a che vedere è effettivamente un problema per noi che vorremmo campare di questo: perché la strada principale è intasata e i vicoli che possiamo prendere, spesso, sono strade cieche. :(

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    2. Non è il cantante o chiunque possa vantare migliaia di fan (perché ci sono anche quelli che spendono solo parole e facce simpatiche sul tubo) l'oggetto principale della mia riflessione, ma la possibilità che ha chi scrive di arrivare a una "signora" casa editrice. Semmai qui si dà la caccia all'editore che sappia fare scelte dettate anche da altro, oltre che dai bilanci. Cosa, a quanto pare, sempre più rara.
      E poiché pochissimi sono i fuori classe e in tanti rimaniamo pigri, la conclusione del mio discorso va all'iscrizione sulla porta dell'Inferno di Dante: "lasciate ogni speranza, voi ch'entrate".
      Degna conclusione di tutta questa discussione.

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    3. Ciao Eleonora :)
      davvero credi che per loro sia facile? Io ne conosco diversi, anche di persona, che recitano/avrebbero voluto/ecc. Gente anche brava, che però è arrivata al massimo a fare qualche comparsata in tv. Roba che abbiamo fatto fatica a vederli noi che li cercavamo.
      Se non mi credi puoi chiedere a Dramaqueen (http://www.dramaqueen.it/), di' pure che ti mando io. Ti assicuro che per loro non è più facile, proprio per niente. ;)

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    4. We, occhio! Qui ci sono dei puntini sulle i da mettere. ;)
      Innanzitutto, io ho scritto testuali parole: “Arrivare in alto partendo da queste strade è senza dubbio difficile, ma non impossibile”. Non ti sto dicendo che tutti i ragazzi che escono dalla Silvio d’Amico sfondino, anzi: seguo laboratori teatrali da svariati anni, quindi so quanto sia difficile arrivare da qualche parte. Io ti sto facendo un discorso di canali di comunicazione col pubblico, dal quale poi partire per provare a salire.

      Il punto saliente del mio discorso è che le strade che possono percorrere attori/cantanti o doppiatori sono diverse da quelle degli scrittori e possono essere più facilmente raggiungibili dalla massa. Non sto dicendo che sia facile arrivare in alto, sto dicendo che è più facile entrare in contatto con un pubblico più vasto… non so se mi sono spiegata. :/ Poi posso essere d’accordo che questo non basti per sfondare, ma il dato di fatto è che il pubblico che guarda film o serie tv ha dinamiche diverse da quello che legge i libri. A volte queste realtà si mescolano, ma non sempre.

      Il link che mi hai passato ne è paradossalmente un esempio lampante: è pieno zeppo di registrazioni o di video youtube. Io stessa ne ho visti un paio e (a parte la bravura indiscussa della ragazza!) la mia domanda è sempre la stessa: se tu pubblichi, ad esempio su facebook, un video in cui canti, doppi o reciti qualcosa (come alcuni video di Drama Queen, che ho visto essere intorno ai 3 minuti, se non erro) quanto è probabile che qualcuno lo guardi per intero? E se io pubblico un mio racconto su facebook, a parità di numero di amici, quanto è probabile che qualcuno lo apra o arrivi fino in fondo? Potresti dirmi: “Dipende dagli amici che hai e da come scrivi” e avresti ragione. XD Ma prova ad allargare il discorso su scala più ampia: il problema, per me, è nella fatica.

      Per questo ti dico che, secondo me, il paragone regge fino a un certo punto. Poi ovviamente resta un'opinione personale.
      L'unica cosa certa è che ognuno ha la sua strada in salita da percorrere.

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    5. La strada del vicino è sempre più verde. Ah, no, non era così. ;)

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  19. Sono sempre i sogni a dare forma al mondo: le donne lo sanno (almeno credo).

    P.S.: commento composto esclusivamente con parole di Ligabue (delle canzoni, non del libro).

    P.P.S.: e con questo commento credo di essermi giocato quel poco di considerazione che la padrona di casa ha di me. Tra poco mi aspetto la mia foto da qualche parte in questo blog con scritto: "Io non posso entrare". :-D

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    1. Quel poco di considerazione? Ma se ti consento pure di entrare in ciabatte qui! :D

      Devo aggiornare la mia conoscenza di Ligabue cantante.

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  20. Ciao Marina, eccomi di nuovo. :)
    Ho visto un sacco di spunti interessanti, ma credo risponderò direttamente sotto i commenti, altrimenti esce un post che non finisce più XD

    In sostanza, mi trovo d'accordo con te.
    Non metto in dubbio che alcuni cantanti/attori/registi siano anche in grado di scrivere molto bene; non metto neanche in dubbio che l'editore sia un impresario e che debba far soldi sui libri venduti. Però mi sembra anche abbastanza ovvio che Ligabue (prendo lui perché è stato il punto di inizio della discussione) non abbia dovuto passare un setaccio iniziale. Non è stato scartato perché la sinossi non era convincente o perché ha inviato il manoscritto in una forma non consona. Non si è sentito dire "Bei racconti, scrivi bene, ma tutto sommato non convincono." Questo perché, ovviamente, ha un mercato già di suo.
    Ora, io non giudico la casa editrice perché vuole rimpinguare le sue casse, badate bene: io la giudico perché questo tipo di pubblicazione sta diventando pian piano lo standard. Allora a me va bene pubblicare roba che sei sicuro di vendere, ma riservati anche lo spazio per pubblicare chi sa scrivere sul serio, anche tra i meno noti. Alla fine, come si dice: "Fai il lavoro tuo!" :D

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    1. Hai ribadito benissimo il mio pensiero, Eleonora.
      Grazie per la sintesi che non posso che sottoscrivere.

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  21. Che Dylan Vinca il nobel mi sta bene... ma doveva essere premiato per un'opera letteraria e non per le sue canzoni! La motivazione che hanno dato sulla tradizione dei poeti greci è ridicola, ci ho riflettuto su e mi sono reso conto di come la dimensione storica dell'antica Grecia sia molto diversa da quella attuale. L'unica spiegazione plausibile che riesco a darmi è il rincoglionimento della commissione o come cavolo si chiama. Per Ligabue stesso discorso, fa il cantante e anche lo scrittore... nulla da eccepire. L'editoria, non mi stancherò mai di dirlo, è puro mercato, un libro è un prodotto, e un prodotto per essere venduto bene deve rendersi il più visibile possibile. Quante persone smuove Ligabue? migliaia e migliaia di ammiratori che equivalgono a potenziali lettori dei racconti del Ligabue scrittore... il resto sono solo chiacchiere e livore per noi poveri anonimi scrittori. Ciao

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    1. Sorvolo sul discorso Nobel, perché se no si aprono maglie infinite, ma sul discorso editori mi soffermo e dico che, forse, dovremmo provare a diventare famosi per altre cose e poi su quel terreno fertile piazzare la mostra vera passione. Tu sai cantare, Giuseppe? :)

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  22. Per come lavorano certe case editrici, credo che andrebbe rivaluto il valore (troppo alto) attribuito all’editoria standard e, conseguentemente, anche quello (troppo basso) attributo al self. Non mi riferisco a cosa gli editori scelgono di pubblicare ma al prodotto che poi effettivamente arriva sul mercato: scarsa qualità del testo, errori/orrori, trascuratezza, sciatteria, superficialità. Detto ciò, non mi trovo di base su due punti:
    - il famoso di turno ha una via privilegiata per la pubblicazione: non è giusto perché io sono bravo (più bravo) e non ho la stessa occasione
    E perché non sarebbe giusto? Se uno è riuscito a farsi strada in qualcosa, raccoglie i frutti del suo successo e questo può voler dire anche pubblicare un libro (più o meno facilmente, ha faticato prima anche se non direttamente in quel campo).
    - ci sono tanti bravi scrittori che non hanno la possibilità di arrivare a un editore big ed essere pubblicati
    Quindi non ci sono più esordienti non famosi a priori? Io Carlo F. De Filippis non so neanche chi sia né che lavoro faccia, Gigi Paoli leggo nella biografia essere giornalista. Giusto per dirne 2 che mi vengono in mente. Poi io non capisco certi meccanismi e magari voi non li considerate esordienti sconosciuti come invece faccio io. Entrambi hanno pubblicato con Giunti; ho letto Le molliche del Commissario e La pioggia fa rumore e mi sono piaciuti (tanto). E’ un genere che mi piace, vero. Le storie sono ben scritte nei contenuti e nella forma. Giunti fa un ottimo lavoro di marketing sicuramente perché sennò a me quei libri non sarebbero arrivati. Qualche anno fa, un altro esordiente , di cui ho letto 5 libri su 6 pubblicati, Fabrizio Cavazzuti pubblicò con Artestampa, editore Modenese come lui e come una buona parte delle sue ambientazioni. Quindi anche scegliere un editore locale in base al proprio tipo di storia può essere una strada. Come l’ho scoperto? Perché ho trovato il libro alla Coop (che odio comprare i libri alla Coop ma grazie Artestampa per avermi dato la possibilità di conoscere e appassionarmi a questo scrittore). E’ conosciuto ai più? Non credo, almeno non nel senso di come può essere conosciuto Gianrico Carofiglio o Donato Carrisi. Quindi anche il successo che consegue da una pubblicazione è relativo.
    Che poi la meritocrazia non sia proprio di questo paese ci sta. Che non è vero che volere è potere (più sapere è potere) pure. Che a volte abbiamo la sensazione (più o meno fondata questo va detto) che non ci vengano riconosciuti i giusti meriti (e intendo in generale, ognuno di noi nel proprio campo) pure ma… sì, mi rimane questo “ma”.

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    1. Sul self e la sua qualità mi sono espressa in molte occasioni qui e altrove, dunque per rispondere al tuo secondo disappunto ti dico che anch'io ho letto molti esordienti validi che ho scovato, come perle rare, in mezzo a tanto mare di schifezze e mi dispiace proprio che a queste belle opere possa essere dato lo stesso valore di tante scarse con cui condividono le piattaforme di selfpublishing. Ci sono lettori come te e anche come me, alla fine, che credono che anche un bravo esordiente possa meritare il plauso del pubblico ed è quella la base di partenza del mio discorso: quanta fatica devo fare per arrivare a essere pubblicato da una casa editrice e non secondo le regole del faidate, se non basta la difficoltà oggettiva di arrivare sulla scrivania di un editore visto che a essa si aggiunge la fortuna maturata da altri in altri campi?
      Lo so che ci sono case editrici che credono nelle potenzialità di qualche sconosciuto e tu ne stai dando la testimonianza, ma io parlo della regola non dell'eccezione.
      E aggiungo che è bello vivere con un "ma" che ti ronza nelle orecchie, perché si rimane meno disincantati di fronte alla realtà delle cose.

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  23. Di solito non leggo libri di personaggi famosi tipo attori o altro. Io, ehm… li snobbo. In modo discreto, ma li snobbo. Mi è capitato, però, di leggerne alcuni perché mi sono stati prestati. Fabio Volo, ad esempio, che scrive romanzi d’amore in cui fatico a trovare le emozioni tipiche del romanzo d’amore, e Ligabue. Di quest’ultimo ho letto “La neve se ne frega”. Ho fatto davvero fatica a riconoscerlo ma mi è piaciuto. Lo stile non mi ha colpito ma la storia sì. Se è lui, devo dargli merito di riuscire a inventare grandi storie e a suonare pezzi che sono amati da tutti. Mica è facile riuscire in due grandi imprese come queste. ;)

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    1. Su questo ti do ragione. Almeno lui le due cose le sa fare bene. All'idea che possa trovare meno difficoltà a pubblicare si piange con un occhio. :)

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  24. Distinguerei tra libri biografia e i libri di narrativa.
    I libri biografia, sia che siano scritti dallo stesso vip sia da ghost writer, sono solo pezzi da collezione per i fans. Raramente vanno più in là. A volte sono scritti male, a volte sono piccole opere d'arte (dipende da quanto artista è l'artista). Penso alla mia copia di Moonwalk di Michael Jackson prima edizione originale, introvabile. Scritta da lui, compresi i suoi disegni. Ma a chi altri può interessare??
    Tra i secondi rientra invece questo di Ligabue, che non ho letto, con una serie di racconti da lui inventati. Ha avuto una corsia preferenziale? Si, perchè è Luciano Ligabue, e non Pinco Pallo di Sant'Ernesto in Casolina (inventato pure questo). E quindi torniano allo stesso giramento di zebedei della notizia che Elena Ferrante è Anita Raja, una persona che già lavorava nel settore editoriale. Anche scrivendo ugualmente bene, se fosse stata Pinca Palla di Sant'Ernesto in Casolina l'avrebbero pubblicata facilmente?
    Eh.

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    1. Sicuramente non avrebbe vita facile con Agenzie, editor, lettere di presentazione e sinossi.
      Sono d'accordo che le biografie siano pubblicazioni da collezione per i fan, però ci trovo un senso se il big di turno è uno che ha fatto la storia: chessò, Micheal Jackson, mica è un cantantino dell'ultim'ora. Mi viene un po' più da ridere se l'autobiografia è di uno youtuber di diciassette anni. Che i suoi fan siano tantissimi è nei fatti, ma cavolo, non ha nemmeno cominciato la carriera (di cosa, poi, nemmeno io lo capisco), che già racconta la sua incredibile vita. Ma il pubblico è sovrano e finché c'è chi pagherebbe oro per avere sul comodino un libro del genere dovremmo stare in silenzio a dire :"e vabbè". Sì che un po' ti girano!

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  25. Leggo solo ora questo post, perché la settimana scorsa ero fuori Sanremo, quindi l'avevo perso.

    Che dire? Non ho mai letto nulla di Ligabue, ma non credo di poter escludere a priori che un musicista, un creativo quindi, sia in grado di scrivere un libro. Sicuramente la fantasia c'è, se poi si unisce la conoscenza della lingua italiana e un buon sostegno da parte dell'editore, magari può venir fuori qualcosa di significativo. Ho un amico, tra l'altro, musicista professionista, che ha pubblicato due romanzi (di questa persona vorrei raccontarti in un messaggio vocale, perché un pochino c'entra anche con il mio libro: se capita, me lo ricordi?).
    Mi sorprende molto di più un libro come quello di Fedez. O quelli scritti dai calciatori...

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    1. Sì, infatti ti ricordi che ci chiedevamo se il libro fosse scritto da un possibile ghost writer? Già dopo i primi racconti ti avevo detto che avevo l'impressione che li avesse scritti lui, cioè non mi sembrava così strano che Ligabue in persona ne fosse l'autore. Almeno qui puoi permetterti di avere dubbi legittimi che in altri casi sono subito fugati.

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    2. Qualche tempo fa, mentre cercavo su Amazon alcuni romanzi ambientati a Milano che potessero essermi utili per la documentazione, mi sono imbattuta nell'autobiografia del rapper Emis Killa. Già fa sorridere il fatto che l'abbia pubblicata a 24 anni, però ho voluto approfondire. Ho trovato un'intervista in cui lui spiegava che scrive da sempre, e il materiale già c'era, e l'editore gli ha dato una mano a organizzarlo, perché non aveva idea di come si preparasse un libro (evviva l'onestà). Io seguo Emis Killa su twitter, perché mi è simpatico e alcune sue canzoni non mi dispiacciono. Devo dire che è un po' bersagliato dal nazista dell'ortografia, un tale che corregge pubblicamente gli errori dei VIP, ma si vede che l'espressività non gli manca. Tu come considereresti casi come questi? C'è stato il ghost, o non c'è stato? Si può paragonare l'opera di un ragazzo che, pur non essendo stilisticamente impeccabile, scrive canzoni da quand'era piccolo, a quella scritta, per esempio, da un calciatore semi-analfabeta? Mi piacerebbe sapere la tua opinione.

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    3. Non ci trovo nulla di male che anche un cantante ami scrivere, dunque è credibile che Emis Killa abbia messo il suo materiale scritto in mano a un editore e che poi questi ne abbia fatto un libro. Il discorso è che l'editore lo ha preso in considerazione perché è ben conscio che pubblicare l'opera di un cantante molto apprezzato è fonte di grande guadagno. Mica scemo. Non è diverso il discorso del calciatore che si fa scrivere l'autobiografia da un ghost. Cioè il punto non è l'"autore" del libro (chi ha scritto cosa), ma le intenzioni dell'editore che adotta la stessa politica sia che si tratti di un giovane che fa musica e scrive, sia che si tratti di uno scrittore fantasma che opera in nome e per conto di un semianalfabeta.
      Sono, in entrambi i casi, soldi che rimpinguano le sue casse, cioè la sostanza resta invariata. Del resto, questo è il suo mestiere!

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    4. Assolutamente d'accordo. Del resto, io sul blog attirerei sicuramente più lettori intervistando Emis Killa, piuttosto che uno dei mille autori sconosciuti. è la legge del mercato, che spesso e volentieri ignoro, ma che esisterà per sempre.

      P.S. Ieri quando ho scritto il mio commento non ho visto che qualcuno aveva affrontato un argomento simile.

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    5. Sarebbe interessante provare a testare la disponibilità, poi, di questi autori verso il pubblico. Chissà, per esempio, se tu proponessi a Emis Killa davvero un'intervista nel tuo blog. :)
      Te lo immagini? :D
      Perché, non potrebbe dirsi favorevole? Un blog serio, seguito da tanti, che affronta temi legati alla scrittura, gestito da una persona competente... Facci un pensierino. :P

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    6. Quella sull'intervista era solo una battuta. Penso che Beppe smetterebbe di parlarmi: quando faceva il giudice a "The voice" non lo poteva soffrire. A me, invece, non dispiace, e ho anche il sospetto che nel 2006 abbia compilato il questionario della mia tesi di Laurea, sottoposto agli adolescenti milanesi (questa poi te la racconto). Tra l'altro, involontariamente,
      qualche visitatore me l'ha già portato: il primo settembre ho scritto il post "terza stagione", e qualche settimana dopo lui ha annunciato il suo nuovo album, con lo stesso titolo. Essendo il mio un articolo piuttosto mediocre, non riuscivo a capire perché fosse così quotato su Google... poi l'ho scoperto! :-D

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    7. No no, questa devi raccontarmela proprio! :D
      Tra l'altro abbiamo parlato di lui anche a proposito del tuo romanzo, ricordi?

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    8. Certo che lo ricordo. è stato proprio notando la presunta somiglianza fisica con il mio personaggio (ora ho trovato delle foto di un ragazzo ancora più simile a N, ma non so chi sia) che mi sono incuriosita e ho fatto qualche ricerca, trovando un possibile collegamento con la mia tesi. Stasera quando rispondo al messaggio vocale ti spiego. :)

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