Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 29 novembre 2016

La carezza in un pugno

Pudicizia - scultura di Antonio Corradini

L'esigenza di catturare subito il lettore con un inizio forte non sempre fa di un incipit un capolavoro di scrittura. Anche quella di esporre la propria visione delle cose senza filtri o sfumature ha qualcosa di estremo che fa a pugni con la mia idea di bellezza narrativa. 

Qualcuno si convince, guidato dall'istinto o da un'idea presa in prestito, che la riuscita di un testo passi necessariamente attraverso la rappresentazione concreta di una realtà vista a occhio nudo, invece io trovo più accattivante una lente d'ingrandimento che allarghi particolari, un angolo da svoltare, una porta socchiusa che lasci intuire cosa accade al di là. 
Per "vedere" io voglio immaginare, costruire un percorso tutto mio, non fotografare e avere tutto già confezionato. La storia può raccontare in modo esplicito, ma deve orientarmi in mezzo alle parole, deve solleticare la mia curiosità, accarezzare il mio istinto; se mi disturba so già che la metà delle potenzialità di quel libro è sfumata insieme al mio interesse per il suo contenuto.


Ho passato quella notte insonne col proposito di fuggire la mattina dopo con Antonello, all’alba, anche in pigiama con le buste di plastica, come degli sfollati. Ma al mattino mi ha preso di andare al gabinetto, come ogni mattina del resto. Che fai? Vai via dopo aver fatto pulizia sul tuo sedere? No, sarebbe solo una buffonata, fare le valigie dopo aver cagato. Si invertirebbero le priorità che fanno di te una donna: prima la dignità, poi un culo che caga.

Questo sarebbe un tipo di narrativa vincente? Perché quello che avete appena letto è lo stralcio di un racconto che ha vinto una competizione letteraria.
Il coraggio (qualcuno lo definirebbe così) di rappresentare la realtà in maniera drastica sarebbe collocare una donna in un gabinetto e farle fare la cacca?
Non è una questione di garbo nel dire le cose, è sentire il bisogno di spiegarle in un certo modo senza una ragione, perché francamente a me la scena così descritta non comunica nulla, né una tensione particolare, né un'atmosfera e se il seguito della storia è scollegato da questa parentesi illuminante, allora io mi chiedo a che pro inserirla nella prima pagina di un racconto. 

Lei gli lisciava il cazzo piano, in su e in giù, sfiorando l'asta, sfiorandola appena, sfiorandola con la punta delle dita, con le unghie, lui ce l’aveva lungo, rigido, con una grossa vena perpendicolare al centro, paurosa, che si vedeva fino dal mio posto e quando quella mano scendeva, arrivava leggera alla base di quella mazza, quella si muoveva, di vita a parte, aveva una specie di rinculo, di colpo di frusta, loro erano fermi, solo la mano, le dita, la punta e le unghie sul cazzo, i testicoli uno più alto, più sollevato, l'altro basso, quasi sulla sabbia...
eccetera eccetera e vi risparmio un papello noioso di altri venti righi  senza un punto, solo virgole per seguire la snervante descrizione di... lo abbiamo capito tutti.
(Altro racconto scelto per essere pubblicato nella stessa raccolta che contiene il precedente.)

Non c'è un'inutile ostentazione di realtà? Un'esasperazione, direi, che aggiunge poco al significato della storia (e io, anche in questo ultimo caso, non sono riuscita a trovarne uno.)  
Brani scritti in questo modo dovrebbero riempire le pagine di un libro di genere erotico, tutt'al più. E anche lì, la bravura dovrebbe consistere non nell'impreziosire la scena di particolari, ma nell'alludere con raffinatezza. 
Ci sono narrazioni in cui l'atto sessuale o va ben oltre il buongusto rifugiandosi nel ventre di maggiore impatto scenico (diciamola così) della pornografia oppure viene banalizzato e reso ridicolo. 

Ho come l'impressione che il fatto di sapere scrivere senza tabù sia la scusa di molti scrittori (esordienti, autopubblicati o gente navigata in settori complementari) per farsi largo con prepotenza nel mondo editoriale, che, sappiamo bene, pubblica ciò che più piace, ma anche ciò che più colpisce l'attenzione, strania, turba.
Se un promettente scrittore fa un sondaggio nel suo blog per chiedere se continuare o meno a scrivere un certo tipo di storia e il feedback che riceve è per l'80% "sì, scrivila", il segnale può voler dire qualcosa: dare fiducia a una persona cui si riconoscono doti di narratore (questo è stato il motivo per cui anch'io ho detto "vai") oppure avere una curiosità pruriginosa verso una narrativa senza peli sulla lingua.
L'intento di spettacolarizzare un racconto per renderlo più appetibile può risultare un'arma a doppio taglio. A meno che non si tratti, come dicevo, di narrativa di genere, la crudezza di parole e di immagini va gestita con competenza. 
La lettura è carezza o pugno, ma quando è pugno deve colpire nei punti giusti, deve essere diretto al petto o allo stomaco, non arrivare in piena faccia o alle caviglie.
La rappresentazione genuina della realtà, nelle bassezze del quotidiano e dell'ordinario, dev'essere ben dosata: cattura l'attenzione, ma se poi la storia prende un'altra piega e quell'incursione del pensiero libero si isola da tutto il resto, l'immersione sincera, senza tabù e inibizioni, resta solo un esercizio fine a se stesso.

Poi ha cominciato a baciarmi là sotto e sono venuta sulla lingua che mi leccava e avevo la sua testa sotto le natiche e mi sembrava di partorirlo, solo che provavo piacere anziché dolore. Si fidava di me.

Come vi sembrano, invece, queste tre righe?

È ovvio, ho solo preso campioni di racconti a sostegno della mia tesi, ma facendo un raffronto fra gli stralci che ho citato non mi è venuto difficile arrivare alla conclusione che solo gli scrittori navigati ed esperti possono realmente permettersi di raccontare un momento di intimità senza trascendere in inutili dettagli, essere diretti eppure delicati, veri e capaci di trasmettere una sensazione. 

E lì che la scrittura si fa arte e il racconto di certe situazioni non sembra solo la trascrizione spesso grottesca di tutto ciò che passa per la testa di un autore. 

La scrittura autentica, per me, segue una strada diversa. 
Quando scrivo voglio che resti altro di me.


73 commenti:

  1. Pensieri condivisibili. Io continuo a credere che per una scrittura autentica serve avere alle spalle un'esperienza vissuta, non un'esperienza immaginata.

    Questo per me vale a prescindere dal tema che si vuole anche solo toccare e dalla profondità che si vuole raggiungere scrivendoci sopra una storia. Poi, ovvio, dipende anche dal tipo di lettori che si vuole colpire. Lettori superficiali si possono anche accontentare di scritture superficiali: e se questo tipo di lettori sono la maggioranza (come ormai spesso accade) è facile premiare e spingere certi autori.

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    1. Non so se sia un problema di superficialità dei lettori; quella cui mi riferisco nel post è più una scuola di pensiero, forse, e sono in tanti a credere che sapere scrivere di tutto voglia dire parlare senza filtri di ogni cosa.
      In alcuni casi hai ragione, l'esperienza vissuta può fare la differenza, ma andare in bagno è la più universale delle esperienze, eppure anche raccontarlo può non risultare opportuno in nome dell'autenticità a tutti i costi.

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    2. Dario, secondo me, dice una cosa molto sensata: «Lettori superficiali si possono anche accontentare di scritture superficiali». Non credo che accontentare sia il vocabolo giusto, però. La realtà contemporanea, il contesto in cui viviamo, galleggiano in superficie: l'ha spiegato bene Baricco nei Barbari. Chi ha detto che la "verità" stia sotto la superficie? Questo è un tema su cui si dovrebbe riflettere a "fondo".

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    3. Ecco, per me il punto è questo: la scrittura, per essere una buona scrittura, dovrebbe trattare anche la verità che sta in superficie dal di dentro.

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    4. Be', il termine "accontentare" non è da intendersi esclusivamente in un'accezione negativa: io trovo che si sposi bene con il volersi fermare a galleggiare in superficie, cioè nel non voler andare a fondo su certi aspetti (sia per chi scrive, sia per chi legge).

      Che si decida o meno di trattare la verità nella propria scrittura (indipendentemente che stia sulla superficie, sopra, sotto o altrove), è necessario conoscerla. E per conoscerla bisogna prima viverla. A seconda del tema, a volte basta poco vissuto, altre volte ne serve molto.

      Tutto qui... :-D

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  2. Ho come l'impressione che il fatto di sapere scrivere senza tabù sia la scusa di molti scrittori (esordienti, autopubblicati o gente navigata in settori complementari) per farsi largo con prepotenza nel mondo editoriale, che, sappiamo bene, pubblica ciò che più piace, ma anche ciò che più colpisce l'attenzione, strania, turba. Ecco questa tua frase, cara Marina, la dice lunga. I brani che hai riportato mi disgustano e purtroppo ho detto no anche al sondaggio, io sono un po' quacchera però mi sembrano tutte scorciatoie per arrivare a creare appunto qualcosa che colpisca. E che funzioni a me importa poco, non è la scritture che m'interessa, né la lettura. Sandra

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    1. Sì, in molti casi sono scorciatoie, sono convinta anch'io: basta essere un po' sfrontati e il gioco sembra essere fatto, ma spesso nessuno pensa alla storia, perché se è vero che parole troppo esplicite possono disturbare, è anche vero che nel contesto giusto possono essere giustificate. Per mia natura anch'io non esternerei certe situazioni, ma solo perché mi imbarazza, invece leggerle, quando non sono grossolane non mi dispiace. L'ultimo brano trascritto è di una scrittrice irlandese famosa e, secondo me, non c'è paragone con i precedenti esempi.

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    2. Sandra, nel sondaggio, è stata l'unica a vedere giusto, e questo suo commento lo conferma. Tuttavia mi piacerebbe sapere il perché lei non scriverebbe nulla di simile; e non mi riferisco a scuse semplici come: non è il mio genere, viene scritto solo per stupire, ecc. Voglio sapere il perché ci si sente declassati quando ci si affaccia a una narrativa cruda.

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    3. Credo siamo su due piani un po' diversi in questo post di Marina, più generico con scene di sesso esplicito mal raccontate, meccaniche che non m'interessano e ci metto pure un problema mio: ripeto sono quacchera, ho quasi 50 anni, se - e mi è capitato proprio in questi giorni in diverse occasioni - leggo un post sui sex toys m'irrigidisco, e il tuo incipit invece tocca un argomento a me caro, l'infertilità, magari non tutti si sentono offesi, ma se sei passato da certi calvari, veder spiattellato in maniera tanto cruda un passaggio di quella giostra di esami invasivi, be' fa male. A me ha fatto male, almeno. Voglio più sentimenti, non so se la crudezza sia più facile da scrivere, magari anche no. Non sono certa, caro Salvatore, di averti risposto, diciamo che ci ho provato. Grazie Sandra

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  3. Io credo che dipenda molto dal contesto, dalla storia, dalla voce che si vuole far uscire. Il primo brano connota molto il personaggio. Per certi versi mi ha ricordato un pezzo mio in cui un'anziana rinuncia al suicidio perché non ha pulito casa e non vuole farsi trovare in disordine, morta, dai carabinieri. Le parole erano diverse, ovviamente, ma tracciano un percorso mentale. Il personaggio del primo brano è volgare e impulsivo, non mi fa simpatia, ma ci sta.
    Gli altri due brani sono molto espliciti. Non sono il mio genere né come lettrice né come autrice (mi annoiano da leggere, scatenano il mio senso del ridicolo da scrivere). Sono scelte. L'erotico vende, è un fatto quindi se uno vuole campare di scrittura deve mettere in conto di scrivere un po' cose simili. Se si diverte pure buon per lui. Personalmente scelgo altre strade, sia da lettrice che da autrice. Infatti di scrittura non ci campo...

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    1. Ho letto i tre racconti da cui ho tratto i brani citati e ne ho dato un giudizio soggettivo; del resto, il primo ha vinto un concorso, ci sarà un motivo e forse si annida proprio in quello che dici tu. Ma non so, io ho avuto l'impressione che quella parte iniziale fosse messa lì solo per catturare l'attenzione e okay, un buon incipit serve a questo, poi, però, la premessa deve valere a qualcosa, invece sembra piazzata lì a caso, nel prosieguo quella donna non mantiene questo tratto volgare e impulsivo di cui parli tu e allora io resto spiazzata.
      E se devo essere sincera non mi disturba una scena esplicita, ma io devo vederla come una parentesi dentro una bella storia, non deve accadere il contrario, che io mi concentri sulla scena esplicita e poi resti alla ricerca di una storia in cui contestualizzarla (questo a proposito del secondo racconto)

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    2. Secondo me dipende tutto dal fine comunicativo. A oggi c'è un solo racconto hot che mi sia davvero piaciuto, scritto da una mia amica e molto esplicito. Il racconto era incentrato su una coppia, li si vedeva in una festa "bene" dove erano al centro del pettegolezzo perché non uscivano mai e quindi che noiosi, chissà che vita tediosa, questi non sanno proprio come divertirsi e poi a incastro tra le lenzuola, a dimostrazione che non avevano bisogno di chissà quali stimolanti o luoghi lussuosi per divertirsi e che no, non erano per niente noiosi. Mi ha molto divertito questo contrapporre l'ipocrisia dell'apparire a tutti costi alla realtà di una coppia che all'apparire preferiva evidentemente ben altro con grande soddisfazione reciproca.

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    3. In effetti, quando il genere non è dichiaratamente erotico, è quello che bisogna trovare: il fine comunicativo. Se c'è la narrazione assume una connotazione del tutto diversa e finisci per dimenticare ogni eccesso.

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    4. Il commento mi era partito prima che fosse concluso e poi mi è saltato internet, ma mi pare che il succo sia arrivato ugualmente. Personalmente, sopratutto come autrice, non amo gli eccessi, ma a volte ci sta. Il racconto che ti ho raccontato era davvero molto esplicito, ma il tono generale molto divertito e il continuo passare alla noiosissima festa e ai suoi pettegolezzi maligni lo hanno reso ai miei occhi molto gradevole.

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  4. Mooolto interessante. Giàgià.
    Dunque, io sono d'accordo, ma fino a un certo punto. Premettendo che il mio punto di riferimento (inarrivabile, ovvio) è Virginia Woolf, che non è propriamente una tipa che descrive i movimenti intestinali dei suoi personaggi, posso dirti che comunque le letture che hai proposto non mi disturbano. Non che mi piacciano a prescindere, ma non mi danno noia. Il fatto poi che effettivamente mi piacciano o meno dipende dal contesto, dal perché sono state inserite delle scene così forti. Se c'è un motivo dietro, mi sta bene.
    Anche il fatto che qualcuno scriva così solo per stupire secondo me si "smaschera" con questo sistema: se una storia è costruita completamente su questa falsariga solo per fare scena, si smonta da sola. Se c'è una rappresentazione della realtà in commistione omogenea con i personaggi, lo ritengo accettabile.

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    1. Sì, sono esattamente d'accordo con te. Non mi dispiace leggere contenuti espliciti in un libro, ma come dicevo poco sopra, questi devono fare da contorno, non essere essi stessi LA storia. È in questo caso che perdo l'interesse: in primo piano io voglio un intreccio interessante, credibile, poi viene tutto il resto.
      Metti Palaniuk, per esempio, a me piace, come mi piace Ammaniti, ma loro inseriscono la violenza per completare storie che altrimenti resterebbero prive di efficacia, non sparano un linguaggio esasperato per essere letti a prescindere dal valore dell'opera.

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  5. «Ho come l'impressione che il fatto di sapere scrivere senza tabù sia la scusa di molti scrittori (esordienti, autopubblicati o gente navigata in settori complementari) per farsi largo con prepotenza nel mondo editoriale, che, sappiamo bene, pubblica ciò che più piace, ma anche ciò che più colpisce l'attenzione, strania, turba» – è esattamente così. Per quanto riguarda il sondaggio di quel promettente scrittore, credo che la sua intenzione fosse esattamente mostrare questo meccanismo: mostrare una realtà reale raccontata con crudezza per vendere molto (perché, se scritto bene, venderebbe molto. Tuttavia deve aver sbagliato qualcosa nell'impostazione del suo post, quel promettente scrittore, perché nessuno gli ha chiesto: ma tu lo scriveresti davvero un romanzo così? Si è dato per scontato che scrivendone l'incipit la volontà di scriverlo fosse indiscussa, ma non è così. Quanti incipit, quante idee sforniamo ogni giorno? La maggior parte di queste, anche quelle buone, rimane chiusa in un cestino della monnezza (finché non viene svuotato).

    Quel romanzo potrebbe vendere molto, ma non lo scriverei: mi sentirei declassato come scrittore. Quello che però non riesco a capire è il motivo di questo sentimento. Perché mi sentirei declassato? Perché non mi piacerebbe scriverlo? Forse questo tuo post risponde in parte a quella domanda.

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    1. “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”.

      Preso atto di quello che dici, io al posto tuo non lo scriverei perché è chiaro che manca la storia. Tu hai mostrato una tattica; hai intercettato forse un pubblico. Peccato ti manchi la strategia.

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    2. In realtà la storia ci sarebbe: nel senso che esiste la trama, ma il riempimento va sviluppato con il "normale lavoro" di scrittura. Altrettanto chiaro è che mai metterei su internet la trama di un romanzo che non ho ancora scritto. La trama è la cosa più preziosa che uno scrittore ha, non la si svende a questo modo. Tu lo faresti?

      Semmai non lo scriverei per altri motivi. Non lo scriverei perché sarebbe un modo facile per tentare la scalata alla notorietà. Il problema della notorietà è che è, sì, difficile da raggiungere ma, una volta raggiunta, non te la scrolli più di dosso. King, a distanza di decenni, viene ancora definito uno scrittore di horror... Io, se scrivessi un libro come quello che ho in mente (ma ne ho in mente diversi), come verrei definito? Ecco, questo mi preoccupa un po'.

      Poi, per carità, sono tutte fisime del *** (letteralmente): non raggiungerò mai la notorietà né intendo raggiungerla. Finire magari crocifisso come Saviano... No, non fa per me. La scrittura, per come la vedo io, è una cosa più pulita. Non sono disposto a svendere la mia vita solo per vendere mezzo milione di copie... Ma se parliamo di un milione? o magari di un paio? Mah... ascolta un cretino, non ne vale la pena. :P

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    3. Dico solo una cosa e poi taccio.
      Scrivere senza tabù non è solo inerente al tema sesso. Ci sono tanti argomenti tosti di cui parlare. Allora siamo tutti cretini a dire di scriverlo. Non credo. Nessuno è sciocco; ci sono opinioni diverse. Se scrivi tutto di pene, vagina e atto sessuale, non c'è storia e solo un susseguirsi di scene "hot", così come la defecazione dell'esempio di Marina. Ma nella tua storia andavi oltre, toccavi il tema "delicatissimo " della fertilità. E fa male a chi lo ha subito. Come potrebbe far male se parli di altro tema che qualcuno ha provato sulla sua pelle. Più che soffermarci sul genere erotico, io mi accingerei a riflettere se determinati temi sia lecito trattare. Condivido quello che dice Darius, se non lo hai vissuto, non lo scriveresti perché al momento potrebbe farti male.Eppur vero che se lo butti fuori o qualcuno lo fa per te, ti liberi. Ecco perché ci vuole tatto per certi argomenti. Non per il sesso in sé, ma per la tematica correlata. Faccio un altro esempio.
      Una donna abusata si nasconde. A volte nemmeno denuncia, anzi molto spesso. Credi che sentirne parlare da altri la aiuterebbe? Essere compresa o leggere che non è diversa lei,la aiuterebbe?
      L'unico dubbio di quando scriviamo situazioni dure è se sia terapeutico. La scrittura per molti lo è, come la lettura, la musica anche. Il lettore si immedesima in molti aspetti. Se fosse d'aiuto per qualcuno, varrebbe la pena scriverlo.

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    4. Esatto, Tiziana. Infatti la storia c'è; il tema pure. Non ci sono io. E non per la mancanza di esperienza nel tema trattato – per Mondadori ho scritto un racconto che parlava di aborto (lo stesso racconto per cui sono stato contattato da un'Università americana) e non sono mai stato incinto in vita mia – ma perché non me la sentirei di finire nella bagarre che, inevitabilmente, si viene a creare quando tocchi certi argomenti.

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    5. Lo hai spiegato bene, Salvatore, il motivo del tuo sentimento. Saresti in grado di scrivere di tutto, ma ti piace una scrittura più pulita. Ti fai soltanto degli scrupoli oppure non saresti capace di affrontare le rogne, le bagarre, il patibolo cui inevitabilmente ti esporresti?
      Quanto è forte la tua voglia di essere letto rispetto al desiderio di contenerti per non tradire la tua idea di scrittura?

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    6. E infatti devi esserci tu. Se devi farlo,devi prenderne le conseguenze, in certi casi, ti cambierà la vita. Sempre è bene stilare pro e contro. Non è detto che devi aver vissuto qualcosa. Io tratto diverse tematiche, ultimamente molto più crude,prima non avevo l'età e la forza. Ma non si scrive solo di esperienze, anche perché sennò parlerei solo di donne che più o meno hanno vissuto la mia vita.
      Addirittura avevo in mente di parlare di tre padri. Pensa come sono anomala.

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    7. Tiziana, penso che la tua ultima considerazione sia degna di essere indagata: lo scrittore dovrebbe farsi "terapeuta"?

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    8. Dipende dal tema che tratti, sì. Devi andare con le pinze, non far del male. Ci stiamo fossilizzando sul tema sesso, ma ci sono argomenti tabù come malattie, disagio sociale, abusi, povertà e via dicendo. Se fosse d'aiuto parlarne, allora sì. Penso ai libri di psicologia che per molti aiutano a capire e si spera a risolvere. Inteso come sostegno, sì. Capisco i dubbi di Salvatore. Non è facile trattare e poi tirarsi fuori dalla bagarre.

      Ecco perché si parlava di coraggio o se non si valutano bene le conseguenze di incoscienza.Il giudizio, se decidi di esporti, non lo poni più come problema.

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  6. Io credo che ci siano molti modi per descrivere la crudezza della realtà. La scelta di usare un linguaggio piuttosto che un altro o di mostrare determinati aspetti, dovrebbe legarsi a una necessità, quella della storia, dei personaggi. Altrimenti, restano scritti vuoti e senza valore. Il contesto è fondamentale, ma anche in quel caso è questione di scelte, di stile, di gusto. In generale, a me, non piace leggere brani così schietti (?), preferisco toni più eleganti. Non mi piace chi fa scalpore solo per la forma e non per la sostanza di quel che tratta. Oggi, essere disinibiti, volgari, sfrontati, è atteggiamento molto comune. A tutta questa cucina a vista, preferisco un po'di mistero.

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    1. Esatto Iara. Ci deve essere una motivazione se usi un determinato linguaggio. Sennò rimane un elenco di volgarità e niente più.
      Se parli di uomini in carcere, non credo che avranno un parlato da bon-ton,perché determinatè situazioni ti fanno essere sboccato.
      Ma poi non più ogni dialogo marcarlo e fare un libro tutto di parolacce. La storia, ci deve essere una trama. Se la storia lo richiede posso pure dire frasi oscene. Frasi, poi come dice Marina, devo incentrarmi sulla trama.

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    2. È l'ostentazione che di per sé io trovo patetica. Se qualcosa serve davvero diventa parte del quadro, un dettaglio, una sfumatura e non uno squarcio che fa dimenticare tutto il resto.

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    3. L'ostentazione non serve. È inutile.

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    4. È esattamente il mio pensiero, Iara: una scena, un certo linguaggio, una parentesi che si apre nella sua crudezza, ogni cosa deve essere funzionale alla storia, essere elemento che fortifica, non, al contrario, un "vizio" che toglie spessore.

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  7. Trame? Ne pubblico almeno una tutte le settimane: mi costa sì e no 5 minuti di concentrazione. Se non ti piacciono le mie, ci sono anche quelle di altri. Puoi passare a prenderle, se ti va. Una trama fa la storia almeno quanto la stoffa fa l'abito.
    E poi non nascondiamoci: se ti garantiscono mezzo milione di copie, scriveresti "50 sfumature di Salvatore" per domani mattina ;)

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  8. Ho letto il post, l'ho letto molto bene. Ho letto anche tutti gli interventi. Questa volta non voglio aggiungere nulla alla discussione, fermo restando che come al solito mi sento vicino al tuo pensiero e constatando che Salvatore è un bravissimo provocatore. Dico solo, Marina mia, che coltiviamo una passione veramente tosta. Devo dire però, che ogni tanto mi viene in mente una frase di sant'Agostino che diceva: "preferisco rischiare l'ira dei grammatici piuttosto che correre il pericolo di non essere capito". Non sono nemmeno sicuro di ricordare bene.

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    1. Significa che oseresti rischiando il giudizio dei lettori poco lusinghiero piuttosto che raccontare mezze verità?

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    2. Mah, se consideri che ho scritto un romanzo ambientato all'estero con il rischio di apparire una macchietta o un emulatore, usando uno stile per nulla lineare con piani temporali falsati, basando tutto sui personaggi e non sulla trama, diciamo che in gioco mi ci sono messo. I risultati, come sai, non sono stati apprezzati da tutti, per fortuna da molti ma non da tutti.
      Per il resto, tornando al tuo post che trovo molto bello, il linguaggio crudo ha senso solo se è contestualizzato o serve per dare più forza a specifiche emozioni, altrimenti lo trovo un mezzuccio.

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    3. Sono stati più apprezzati che non, però! :)
      Diciamo che nel tuo libro tu non hai usato mezzucci. ;)

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  9. Condivido totalmente. Come te, preferisco una narrazione che lasci spazio all'immaginazione, in cui si possano cogliere le cose attraverso l'allusione piuttosto che usando una scrittura pornografica.
    Sì, perché questa è indubbiamente pornografia.
    Quando scrissi un romanzo diversi anni fa, una storia che potrei definire "di formazione" perché copriva un arco di tempo lungo nella vita della protagonista, mi sono necessariamente imbattuta in alcuni momenti in cui "doveva avvenire qualcosa" ma le mie descrizioni restarono molto prudenti a riguardo (e mi verrebbe da aggiungere non pruriginose) proprio per non rendere scadente il racconto, per non rischiare quell'esplicito che banalizza uno sforzo narrativo serio, basato sui dettagli che anche tu ami, sull'accuratezza dell'intreccio. Ecco, questo modo esplicito di descrivere non fa buona letteratura. C'è un esplicito di classe, che lascerei ai veri scrittori come Bukowski o Erica Jong (bello quel suo "Il salto di Saffo").

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    1. Non ho letto Erica Jong ma m'è venuta la curiosità.

      Ci siano scrittori che pur nella descrizione della realtà nuda e cruda leggo volentieri. Per esempio l'ultimo brano che ho citato è tratto da un racconto di Edna O'Brien, scrittrice irlandese ribelle, anticonformista, eccellente narratrice, che non mi ha fatto arrossire quando ha scritto quel momento di eros, perché era funzionale a una storia che metteva al centro della scena una donna con le sue debolezze in cui era facile immedesimarsi. Secondo me è questo il segreto per non risultare scrittori banali: entrare in sintonia con il lettore qualunque cosa si dica in qualunque modo venga detto.

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    2. Sì, avevo colto che quelle tre righe invece ti suggerissero altro. Decisamente diverse e in linea con la mia citazione della Jong.
      Magari il problema per alcune descrizioni è solo quello di poterle contestualizzare, coerentemente con il resto del racconto. Ecco perché ho apprezzato Il salto di Saffo.
      Mi era sfuggito invece di citarti Il delta di Venere di Anais Nin. Mai letto ma a parere di molti letteratura erotica di classe.

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    3. Una volta ho letto l'estratto de "il delta di Venere". Mi serviva non ricordo bene per cosa e mi era venuta la curiosità di acquistare l'e-book. Non l'ho più fatto. Ne ho un ricordo non sgradevole sicuramente.

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  10. Siamo alle solite, Marina. Tutti scrivono o possono scrivere. Ma lo sanno fare tutti? :)
    Di certo, i primi due incipit he hai postato mi fanno posare il libro. Non per moralismo, figurati... ma di sicuro perchè danno un senso di vuoto assoluto già dalle prime righe. Dopo cosa avranno da offrirmi????

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    1. Hai fotografato la mia sensazione davanti a quelle due storie iniziali. Finita la lettura mi sono detta: cosa mi hanno lasciato? La risposta è fin troppo scontata.

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  11. Sono alle prese con una lettura erotica che mi è stata regalata. Ti dirò, scritta molto bene ma... non c'è niente da fare. Quando leggo di aste turgide e perlacee mi passa tutto il sentimento. Ma questa sono io.
    Ho l'impressione che leggere l'eccesso, invece, inteso anche come esagerazione della realtà, piaccia sempre di più. Forse è questo il motivo che spinge i racconti da cui hai preso gli estratti a colpire il lettore. Che dici, ci sta? :)

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    1. Ahah, mi hai ricordato la mia unica lettura hot, un romanzo di Sara Bilotti,che... lasciamo perdere, si sprecava in espressioni tipo le tue.

      Secondo me in quei racconti c'era una pretesa, che io non ho afferrato (mettiamola così!)

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    2. Perlacee?!?!
      Sto cercando di immaginare una ragione onesta per virare da un normale color carne - eventualmente violaceo per l'afflusso sanguigno - al grigio perla.

      Forse è meglio di no. Non voglio sapere.

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    3. :D
      Monica, vuoi procedere a inserire qualche citazione chiarificatrice, per fugare dubbi e curiosità?

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    4. Aha-aha! :D
      Come faccio a spiegarlo senza entrare nei particolari? Dunque... è molto di moda che il lui di turno rilasci gocce di gioia che si distendono su tutta la superficie del suo vanto più grande, prima di arrivare all’apice del piacere, donando una certa tinta perlacea al suo amichetto.
      Eh?
      Uff, che fatica.

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    5. Ora dovrebbe esservi chiaro il motivo per cui non scrivo erotici. XD

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  12. Posso essere veramente sincera? E brutale: che palle quelle robe lì.
    Però vendono, basta farsi un giretto tra blog e Amazon.
    La crudezza della realtà, quella vera, può essere descritta soltanto dai grandissimi, a mio parere: un classico può emotivamente descrivere una situazione valida ancora oggi. Sta a chi legge essere disposto e in grado di cogliere, ovviamente (con la distanza e la sensibilità mutate ecc. ecc.). Ma dal punto di vista dello scrittore, ciò è quel che fa la differenza: scrivere per vendere, scrivere per l'Uomo. "Fate vobis".

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    1. Sono d'accordo. Dire di più non aggiungerebbe niente. :)

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  13. Non so, a me la letteratura erotica annoia un po', io preferisco quei libri dove la passione traspare senza necessariamente descrivere atti sessuali in tutti i particolari. Io trovo che l'eccesso disturbi. Poi ci sono anche autori che scrivono l'erotismo molto bene e non diventano mai volgari, credo sia quella la vera dote.

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    1. Ogni eccesso aumenta la responsabilità dello scrittore nei confronti del lettore. Se vuoi rischiare devi saperlo fare bene, se no ti scavi la fossa con le tue mani.

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  14. ...e poi diciamo che E.L.James non sa scrivere?? :D
    Non ho idea da dove arrivino questi stralci, ma da lettore dico che il primo mi lascia indifferente nel linguaggio ma curiosa nelle psicologia (perchè non può andare via dopo aver...?). Il secondo chiaramente vuole strafare e non è capace. Non so se inserito nel contesto della scena abbia maggior senso, quanto denotare un certo distacco meccanico dell'atto. E magari questo è uno/a di quelli che "No, non ho letto le 50 sfumature!" Eh, magari imparavi pure qualcosa...
    Sul terzo, non capisco il "si fidava di me", e sembra una scrittura adolescenziale forzata.
    Scrivere scene di sesso è un'arte. Funziona di più il vedo/non vedo e il detto/non detto che l'esplicito. Non per niente, Gabaldon ha appena pubblicato un manuale su come scrive le scene di sesso per Outlander, e la sua sì che è poesia, accidenti!

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    1. Siamo d'accordo sul vedo/non vedo che lascia all'immaginazione tempi e modi per organizzare il pensiero ed è bello potere costruire una scena coma si vuole sulla base di elementi evocativi o suggestioni.
      (Non ho letto le sfumature, ma devo? Me lo chiedo spesso: magari solo per poterne parlare e partecipare ai summit sull'eros con cognizione di causa :P)

      Per quanto riguarda i brani, si tratta dei partecipanti di un concorso lettrario il cui titolo è: "una cosa che comincia per L". Uno è il vincitore, quello del primo racconto, l'altro è stato selezionato, insieme ad altri quattro, per essere pubblicato in una mini raccolta in vendita. Dopo averli letti tutti, ho decretato che questo non è il tipo di narrazione dalla quale mi sento attratta, anche se la scrittura viene da gente esperta nel settore (non sono aspiranti, per intenderci, qualcuno nemmeno esordiente). L'ultimo racconto, come ho scritto in qualche altro commento, è di Edna O'Brien, che non è una scrittrice erotica, tutt'altro. Capisco che tre righe possano non comunicare niente, ma già solo il fatto di avere detto "là sotto" o di avere usato il vocabolo "natiche" anziché sinonimi che altri avrebbero usato più volentieri mi fa pensare a una scrittura raffinata. Sto leggendo la sua raccolta di racconti e lo è, raffinata e profonda.

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    2. Sulle Sfumature: io sono del parere che qualsiasi libro che è andato molto venduto vada letto, più che altro per capire perchè. Poi se non è il nostro genere, pazienza, ma almeno sappiamo come gira il mercato. Se riesci a superare lo scoglio del Grigio (tra i tre quello scritto peggio), il Nero e il Rosso sono molto più emozionali.
      Sul concorso, spero ci sia altro in quei racconti da meritare la selezione, ti prego dimmi che è così. Perchè da questi stralci...un po' di bile viene.
      Dal manuale che ho appena preso di Gabaldon (ci farò un post al termine della lettura): "Volete che la scena sia vivida, tridimensionale. E avete un vantaggio considerevole quando dovete parlare di sesso, poiché potete ragionevolmente aspettarvi che i lettori – buona parte, almeno – sappiano «come si fa». Potete partire dal presupposto che si tratta di un’esperienza comune, e vi basta qualche breve accenno per dar vita a un’immagine mentale.
      Volete fissare quest’ultima con dettagli fisici, ma è di gran lunga preferibile ricorrere a dettagli sensuali, piuttosto che apertamente sessuali. (Provate a leggere una scena in cui un uomo lecca i capezzoli di una donna, e avrete subito chiaro quello che voglio dire. I casi sono due: o lo scrittore si lancia in contorsioni orripilanti per non usare il termine «capezzoli» – magari ricorrendo a «delicate vette rosee»; oppure scende nei dettagli con una schiettezza che troverete detestabile, facendovi sentire addirittura lo «slurp» della lingua. Questo serve solo a distrarre. Non fatelo.)"

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    3. Gabaldon interessante: mi piace l'idea del "breve cenno che dà vita a un'immagine mentale". E anche il concetto di "dettagli sensoriali". Sono sicura che mi piacerà leggere il post che gli dedicherai.

      Per quanto riguarda i racconti, beh, no, per me non c'è molto di più ed è questa percezione che mi ha ispirato il post. Forse esistono modi diversi di concepire la struttura di un racconto.

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  15. cielo Maria... ma questi sono volutamente scritti in modo inaccettabile, vero?
    no, perché, trovare sul web questi "scritti" e farli passare per incipit di LIBRI fa venire la pelle d'oca, anzi l'orticaria proprio!

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    1. In realtà non sono incipit. Il primo brano è nella prima pagina del racconto, ma questo inizia in un altro modo (tutto sommato anche decente), il secondo si trova nel bel mezzo della narrazione e ci sta come il cavolo a merenda e il terzo pure, è a metà storia, ma è l'unico racconto che meriti di essere letto.
      Comunque sì, l'orticaria è una reazione possibilissima, anche dopo averli letti per intero (sempre con riferimento ai racconti contenenti i primi due brani), eppure sono stati apprezzati per essere lì, chiusi in una raccolta, in vendita, selezionati come i migliori di un concorso letterario.

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  16. Non sono contrario a un linguaggio diretto, dicoamo così, però anche quando si trascende nel pulp o nel trash ci deve comunque essere un metodo di scrittura e siorattutto tutto ciò che viene scritto deve avere un senso ai fini della narrazione, anche solo come immagine o conseguenze successive. Quando certe frasi solo messe lì gratuitamente, beh, prima ancora che volgari sono inutili.

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    1. Bravo, hai colto nel segno, Ariano. Inutili. Ecco, per me, che ho letto i racconti per intero, quegli interventi tanto espliciti erano inutili. Sarà stata una mia impressione, ma dietro quelle parole non ho visto alcun perché.

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    2. Chiedo scusa per i vari refusi nel mio commento, l'ho postato un po' di fretta perché dovevo cedere il pc a mia figlia per i compiti.
      Per completare l'argomento posso dire che l'uso di passaggi terribilmente volgari e fondamentalmente inutili è tipico di un autore che a me piace, Michel Houellebecq, con la notevole differenza che lui ha scritto dei romanzi in cui analizza la società contemporanea con una lucidità spaventosa. Per capirci, anche se c'è qualche volgarità gratuita di troppo, la si "perdona" di fronte alla profondità dei contenuti di altri paragrafi. Per volare alto bisogna disporre di buone ali, un gabbiano maestoso nel cielo si fa ammirare anche se ogni tanto scarica del guano qua e là, una gallina che si limita alla seconda cosa e si atteggia come se stesse facendo anche la prima, beh, non si fa ammirare ;-)

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    3. Hai reso benissimo l'idea che, ovviamente, condivido in pieno.

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  17. Al di là del pugno in faccia, io li trovo proprio noiosi questi incipit, mi fanno pensare che non ci sia dietro nessuna storia ma solo l'intento di scioccare. Però ce ne sono tanti in giro così di inizi, forse semplicemente perché alcuni "autori" (mi passi la parola forse inappropriata?) non sanno fare di meglio per distinguersi dalla massa. La volgarità è un pessimo modo per farsi notare, è un po' come chi attira l'attenzione facendo il troll. Insomma la penso come te al 100%.

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    1. A onor del vero, come spiegavo a qualcuno, questi non sono incipit, ma la cosa non cambia la sostanza di ciò che dici: anche iniziare in un certo modo e inserire parentesi del genere non è un buon modo per farsi conoscere come narratori. Io, perlomeno, non ne apprezzo nulla, né l'originalità, né la modernità, né la genialità, se a qualcuno venisse in mente di attribuirgliene una.

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  18. Io credo che il porno si scriva per vendere e il fatto che un testo vinca un concorso letterario non vuol dire un bel nulla. Ci sono romanzi non erotici, non porno, ma che vincono concorsi, eppure avrebbero dovuti essere mandati al macero tanto che fanno schifo, ma non è successo e un motivo ci sarà. Il problema è *quel* motivo. Non ci sta molto altro da aggiungere.

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    1. Sì, va di moda come quello che circola liberamente sul web con pochi se non nulli filtri. Ma questo è un mio pensiero e non c'entra niente con la nostra discussione.
      Comunque, i racconti che ho citato parlano d'altro e per me è quello il difetto: quelle parti sono contestualizzate poco,sono come forzature giustificate solo dalla voglia di stupire o tenere desta l'attenzione del lettore.

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  19. "prima la dignità, poi un culo che caga"
    Ci stava mica male come titolo per l'antologia.

    No, comunque nel primo brano è interessante l'idea che una defecazione mattutina ti consenta di decidere che direzione dare alla tua vita. E' una metafora mica da buttare: la motilità intestinale vista come spinta esistenziale. Immagino che la costipazione corrisponda ai momenti di incertezza della vita.

    Tutto molto bello, però quel primo brano è scritto veramente da cani. Certe cose fanno male alla parola stampata. Davvero.

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    1. Ahahah, se non fosse che i titoli dei racconti dovevano cominciare con la lettera L (e quello in particolare si chiamava "Lucidalabbra per Sara") poteva essere anche un buon titolo per la raccolta sicuramente.
      E la storia delle metafore quasi mi convince a rivalutare il contenuto di quel racconto. :D

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    2. Tutto si riduce a individuare il pubblico di riferimento (lato editore) e capire come individuare questi prodotti (lato amorproprio)��

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    3. Lato amorproprio mi pare una perfetta sintesi della naturale reazione di fronte a cotanta letteratura. :)

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  20. Cerco di evitare a monte (e di solito ci riesco) i romanzi che fotografano la realtà in maniera brutale e fine a se stessa. Detesto dedicare tempo a libri e film che mi fanno affondare anziché respirare; sono diventata molto selettiva in questo, a costo di perdere i capolavori più osannati da pubblico e critica. La narrativa di cui ci hai dato qualche assaggio mi fa dire "avanti il prossimo, e speriamo che sia migliore!" (oltre ad altre cose irriferibili). ;)

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    1. Io ero curiosa, conoscendo il concorso e la fama di chi lo aveva promosso. Ho acquistato l'ebook per capire perché questi sei racconti avessero tanto impressionato la giuria e, spiazzata dal risultato deludente, sono rimasta con il punto di domanda sospeso.
      Devo ammettere, comunque, che sono attratta da scritture tanto diverse dalla mia, in molte ho trovato persino ottimi spunti da cui prendere esempio. Certo da queste si poteva solo imparare come NON scrivere una storia. :)

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