Si chiamano eroi perché compiono gesti straordinari, perché sacrificano con coraggio se stessi per proteggere un bene superiore; perché combattono il male e ne escono vittoriosi; perché ci sarà sempre qualcuno che nella storia e nella vita di tutti i giorni li ricorderà. Allora gli eroi diventano esempi e gli esempi un punto di riferimento, il promemoria del nostro diventare grandi nel mondo in cui viviamo.
Con queste parole, pronunciate qualche anno fa in una quinta classe di scuola primaria, abbiamo introdotto le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oggetto di un cortometraggio di cui ho, a lungo, parlato qui e qui.
Quando abbiamo chiesto "se vi diciamo Paolo e Giovanni a chi pensate?" abbiamo riso a lungo: qualcuno ha risposto a due compagni di scuola, qualcun altro agli Apostoli. Parlavamo di eroi e ci poteva pure stare che Gesù lo fosse!
"Ma noi parliamo di eroi dei nostri tempi" - abbiamo precisato - e poi, spiegando cos'è la mafia e come certe persone abbiano scelto di combatterla, siamo arrivati a identificare con quei due nomi i magistrati del pool antimafia Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

