giovedì 12 novembre 2020

Ritorno di fiamma

Me ne sono stata buona, negli ultimi anni, senza pretendere di avere sempre ragione né la presunzione di elargire lezioni di scrittura (io, la prima con l’autocritica facile e perciò poco incline a produrre storie che penso essere di scarso valore letterario).

Ho tuonato contro il selfpublishing, dopo un periodo di fiducia in cui avevo appoggiato e difeso gli scrittori che si proclamano editori di se stessi e sono soddisfatti di avere intrapreso la strada del fai da te. Ma la scrittura non è solo ispirazione e penna in mano e il lettore non può essere sempre preso in giro.

Ne ho scritto, ne ho parlato, sono stata odiata, forse ho pure perso qualche amicizia virtuale strada facendo, non ho più letto autopubblicati (continuando a salvarne due/tre) e i miei criteri di selezione dei libri da leggere assecondano solo le mie esigenze, ormai. Sì, sono diventata una stronza un po’ snob, che è tornata ad ammirare la bellezza dei classici e ha via via maturato una sana antipatia per la scrittura moderna, per lo stile ormai tutto uguale dei nuovi autori emergenti, ma pure di quelli che vincono premi e per quelli che - non è possibile - ancora non sanno come si scrive una sinossi o una quarta di copertina e si chiedono come mai nessuno abbia ancora scoperto il loro incompreso talento.


(A mia parziale difesa, aggiungo che io, ormai, ho fatto un dignitoso passo indietro, tanto da non chiedere più a me stessa sforzi sovrumani per mettere in pratica le regole auree della scrittura, per cercare di essere all’altezza delle giurie illuminate dei concorsi, per tentare di conquistare lettori, editori, agenti letterari. Senza rimpianti, eh! Che non passi l’idea che per me, questo, rappresenti un fallimento. Lo considero la normale evoluzione di una passione che invecchia.)


E dunque, che sono diventata stronza l’ho detto. 

Bene. Adesso, però, voglio togliere ogni dubbio.

__________________


Qualche giorno fa mi è passata sotto gli occhi la promozione di un libro, su Facebook.

Ahi, le autopromozioni! sono anche peggio delle autopubblicazioni.


La scrittrice ha il piacere di annunciare l’uscita del suo nuovo libro.


Mette titolo e genere, specifica che è autopubblicato su Amazon, che è disponibile in eBook e a ruota anche cartaceo.


Poi a capo, in grassetto e a lettere maiuscole, comunica al pubblico che questo è 


UN THRILLER “A LIETO FINE”


intrigante e ad alta tensione, basato in parte su eventi reali del passato e del presente.


Dice: 


Rimarrete incollati alle pagine fino ai due ultimi colpi di scena.


Rabbrividisco, ma la perversa voglia di vedere come procede la presentazione mi fa continuare.


L’autrice, che ci tiene a mettere in evidenza che è persona romantica e sognatrice, non ha voluto speculare sul dramma che l’intero pianeta sta attualmente vivendo.

(Tranne alludere al dramma che l’intero pianeta sta vivendo, mettendo in copertina l’immagine di un virus toh, che somiglia a un certo covid-19 e toh, chiamando il romanzo: “VIRUS - nemico invisibile”.)


Prosegue: 


ALLA STORIA, CHE VI TERRÀ COL FIATO SOSPESO,


ho voluto dare il miglior finale possibile, proprio come ognuno di noi, ORA, vorrebbe che accadesse.


Segue SINOSSI, la quale è introdotta da una citazione che potenzia i brividi lungo la mia schiena:


“La diplomazia rassomiglia a un incontro di pugilato con guanti glacè, nel quale il suono del gong viene sostituito dal cincin dei bicchieri di Champagne (Georges Pompidou)"


ed è un susseguirsi di date:


Brevig Mission - Alaska 1918: Agli inizi di novembre bla bla bla… insomma, per farla breve, l’influenza Spagnola decima un intero villaggio e i cadaveri di settantadue persone vengono sepolte in una fossa comune. Nel 1951 uno studente apre quella fossa e vengono condotti degli studi sulla più grande epidemia della storia. Nel 2005 viene decodificato l’intero genoma dell’influenza spagnola. Nel 2019 un virus virulento (quanti sinonimi avrebbero potuto sostituire questo aggettivo?) scatena l’inferno in uno dei più ambiti paradisi turistici. Nel 2020 inizia un’estenuante corsa per scongiurare una pandemia e alcuni virologi aprono il “vaso di Pandora.”


Quello che scoprono, non ha precedenti!


Attenzione! Non finisce qui:


Un ultimo colpo di scena vi lascerà senza fiato.


Allora, facendo salva la storia che non conosco e potrebbe essere scritta benissimo; non giudicando immotivatamente la trama che potrebbe essere avvincente; senza nascondere qualche pregiudizio, ma non con la presunzione di bocciare una scrittrice che, tra l’altro, ha all’attivo quindici romanzi e due serie (una poliziesca e un legal thriller)… ma davvero dovrei considerare questa una valida presentazione, tanto da sentire il bisogno di comprare il libro?


Partendo dal titolo e, dunque, dal tema, che, okay non vuole speculare sul dramma che stiamo vivendo, ma, insomma, ruffianeggia parecchio. Poi, opinione personalissima, scrivere di argomenti attuali non è sempre una carta vincente, anzi! Gli editori sicuramente hanno una propensione vicina allo zero per la pubblicazione, giusto adesso, di storie legate a virus, epidemie, contagi e non so quanti sarebbero i lettori disposti a perdere tempo dietro a roba del genere. Ah già, infatti è un'autopubblicazione.


Ma poi, una scrittrice che ha esperienza (forse più fantasia che competenze a riguardo) come può scrivere che trattasi di un thriller “a lieto fine”, scritto proprio così, tra virgolette: cosa fa, vuole confortarmi, casomai dovessi rimanere impressionata dall’annunciata alta tensione? Farmi sapere che resterò col fiato sospeso tutto il tempo, ma non devo preoccuparmi, perché è previsto il miglior finale possibile (scaramantico, visti i tempi!)

Il più grande spoiler malcelato della storia dei thriller, che si vale non di uno solo, ma di ben due - sventolati - colpi di scena, signori! Ne avesse citato uno e conservato l’altro, magari, ci saremmo potuti stupire sul serio.


E il “vaso di Pandora” che spunta nella sinossi? seguito da precisazione, sotto, con doppia interlinea, che quello che i virologi scoprono non avrà precedenti?


Ma corro a comprarlo, il libro!


Mi dispiace, pensatela come volete, ditemi pure che non sono nessuno per attaccare chi crede nel proprio lavoro, ma per me una promozione scadente resta il peggior modo di farsi pubblicità e mi fa rabbia, perché con un apripista del genere, quanti vorrebbero veramente scoprire se è stata scritta la più grande storia del secolo?

Un’opportunità persa, forse e qualcuno dovrebbe dirlo.

L’ho fatto io.


Vogliate perdonare il mio ritorno di fiamma. 



93 commenti:

  1. Infatti non sei nessuno, hai troppa spocchia.

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    1. Ma, oltre ad avere ragione da vendere, almeno c'ha le palle di metterci la faccia.

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    2. Grazie Anonimo 2. All’anonimo 1, invece, chiederei cosa pensa dell’autopromozione che ho criticato, cosa pensa di me è poco interessante. 😉

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  2. Meno male: ci voleva un "ritorno di fiamma" :)

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    1. Argomenti convergenti, oggi, nei nostri blog! 😉

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  3. Beh, anche a me è scappato il virus...ma almeno l'ho scritto nel 2018, in tempi non sospetti! :-D
    In ogni caso confesso che una presentazione del genere non mi attirerebbe, nel senso che letta quella mi parrebbe un po' come aver già letto il romanzo.

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    1. La mia impressione è stata di una scrittrice che quasi chiede scusa al suo pubblico se ha scritto un romanzo che parla di un’epidemia da virus “virulento”, si giustifica troppo, cerca di accattivare con lo zucchero del lieto fine, dice: guardate che ho pensato a voi, facendolo finire bene, eh!
      È poco professionale tutto, anche la sinossi non è una vera sinossi.
      Se vuoi farti leggere, devi prenderti cura anche di tutto il contorno, che poi diventa il presupposto del tuo eventuale successo.
      Conquistare il lettore è, paradossalmente, più difficile che scrivere una storia valida. Se vuoi conquistarlo così, ti fermi ad amici e parenti.

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  4. Ho sorriso per la maggior parte delle righe, trattenendomi. Poi però all'accoppiata vincente "virus virulento" non ce l'ho più fatta, ho rovinato il pisolino a quelli di sopra e sono scoppiata a ridere di gusto. :D

    Come lettore, e appassionato di thriller, in questo momento il genere "virulento" non mi attira affatto, anche se in televisione continuano a propinare "Inferno" con Tom Hanks (dal romanzo di Dan Brown) o "Virus letale" con Dustin Hoffman, per convincerci che poteva andare peggio (poteva anche andare meglio).
    Come marketing, non occorre essere un gufo per capire che questa promozione incespica da sola. Un thriller "a lieto fine" non ha senso per la stessa definizione del genere thriller, condivisa sul mercato: un thriller senza pericolo non è un thriller, un thriller senza vittime non è un thriller, un virus che non fa vittime dentro un thriller non è un virus, o il thriller non è thriller. Il lieto fine è per i romance, non per i thriller. Se voleva farci intendere che alla fine del libro il virus se ne va, di sicuro dietro di sé ha lasciato morti, sennò era un banale raffreddore.
    Insomma, un vero peccato, magari il romanzo è degnissimo, ma non è né il modo né il momento. Che tu Marina non sei nessuno, io poi sono meno di niente, ma un certo Ken Follett, 160 milioni di copie vendute nel mondo, ha da poco detto in un'intervista alla Rai: "Noi non sappiamo come andrà a finire il Covid, quando finirà, se ci sarà un vaccino, se ci sarà un altro virus dopo questo. Ci sono troppi elementi ignoti e quindi no, non immagino proprio di poterci scrivere qualcosa."
    E se non ci sono romanzi pubblicati ora dai Big dell'editoria tradizionale a tema Covid, un motivo di sarà, no? Forse potevano funzionare alla prima ondata, quando speravamo fossero pochi mesi, ora siamo tutti troppo stanchi e tesi...

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    1. Esatto. Fare sorridere promuovendo un libro non è un buon biglietto da visita. Mi dispiace che non si dia importanza a questo aspetto, che si pensi che avere scritto una storia perfetta sia condizione sufficiente per essere letti. Ma poi i lettori te li devi andare a cercare e solo chi ti conosce e vuole compiacerti ti dice: “che meraviglia, leggerò la tua storia!”; lo sconosciuto, come me, ti manda a quel paese!
      E poi, la finzione di non volere schiacciare l’occhiolino al coronavirus e al momento che stiamo vivendo, dai: al danno, pure la beffa, no, grazie!

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  5. Mannaggia a 'sti AUTOri AUTOpubblicati AUTOpromossi: non saprei dove il prefisso AUTO possa essere più fuori posto. Non saranno ancora un fenomeno pandemico ma stanno diventando davvero 'na piaga. Nun se ne può più! Per non parlare poi di quelli che scrivono sotto pseudonimo... :-D :-D :-D

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    1. O quelli che scrivono come AUTOma, inserendo il pilota AUTOmatico alla tastiera, correndo come AUTObus verso la pubblicazione e beccandosi l'AUTOvelox quando beccano... Marina! :D :D :D

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    2. Però io dico: un po’ di AUTOconsapevolezza non guasta e anche chiedere a qualcuno non è commettere peccato: “può andare bene questa presentazione?” “Mi dite se è okay?”, cose semplici, come quelle che ci piaceva fare a noi, qualche tempo fa. Un consiglio qui, uno là... E questa scrittrice non è nemmeno una principiante, a quanto ho letto.
      C’è poco da fare gli spiritosi: implacabile, ma onesta! 😅

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    3. Be', c'è poco da fare gli spiritosi, concordo. Non vorrei spezzare una lancia a favore dell'autrice (me ne guarderei bene, prima che mi venga scagliato un virus virulento e pure viuuulento...) ma purtroppo il problema del "poco appeal" suscitato da un libro (che lo si guardi dal titolo, dalla sinossi, dalla copertina o, perché no, dall'incipit) non è una prerogativa dei soli autopubblicati...

      Ogni volta che vado a fare un giro in libreria per me è un po' il festival dei deja-vu. E non credo di essere l'unico. Il punto è che in libreria ci stanno libri la cui copertina-sinossi-incipit con marketing annesso e connesso dovrebbe essere curato da gente del mestiere.

      In altre parole: l'autopromozione pacchiana di un autopubblicato, essendo lacunosa in stile e fantasia, se non altro, ha il merito (non trascurabile) di tenere lontano il lettore esigente.

      Vogliamo invece parlare dei romanzi-spazzatura in cui ci capita di imbatterci solo perché "venduti" bene con una buona copertina, un buon titolo, una buona sinossi e via dicendo?

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    4. Vuoi un titolo? "Il dolce potere del disordine" scritto da un ghostwriter, firmato con lo pseudonimo "Anne Marie Canda" (più verso di così al bestseller "Il magico potere del riordino" di Marie Kondo) e pubblicato da... self-publisher? No. Editore a pagamento? No. Club del punto croce di Borgo Tre Case? No. Mondadori (che dopo il libro della De Lellis ha sdoganato tutto il trash)? Nemmeno.
      Sedetevi.
      Bompiani.
      Già.
      Un minuto di silenzio.

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    5. Però, ragazzi, non spostiamo il focus (sognavo di usare questa espressione prima o poi! 😁) su autopubblicazione vs case editrici scadenti. Qui io lamento un’incapacità evidente di sapere gestire l’autopromozione. Vi assicuro che, se sicuramente ho letto libri blasonati con refusi clamorosi o pubblicazioni brutte nella forma e nel contenuto, non mi è mai capitato di vedere una casa editrice presentare un libro in modo così “amatoriale”: ci mancava poco che la scrittrice scrivesse: “e ora vi dico pure cosa ne ha pensato mia nonna che ama i thriller a sfondo romance”. 😁

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    6. Sono andata a cercare la copertina. Miseriaccia, ho aperto il vaso di Pandora! Anche perché il mio Google è allenato e quindi le cose strane me le mostra pure subito, tipo "Sono un ex Informatico con la passione per la scrittura..." MeSentoMaleeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!

      Sull'autopromozione qui ce ne sarebbe molto altro da dire. Un blog di vecchissimo stampo, non aggiornato negli articoli e con gli ultimi commenti del 2016 (almeno nascondili). Copertine dei libri e immagini pubblicitarie che potevano andare bene quindici anni fa, ora no. Non dico assumere un grafico (ma sappiamo che è il minimo sindacale per il self-publishing oramai) ma quando meno innovare gli strumenti, online ce ne sono di gratuiti che realizzano prodotti più decenti, vedi Canva per dire, ma non solo. Ha una pagina Facebook dove riesce ad avere meno Like di me (che non la sto curando bene per mancanza di tempo). Persino la pagina Autore di Amazon non è organizzata. E non so perché dici che vive in America, mi sembra in quel di Alessandria, magari mi sono persa un link.
      Però credo che questa sia scrittura "per hobby", non scrittura "professionale" come in genere la vediamo nei nostri amici self-publisher, che sulla promozione ci spendono davvero tempo, denaro e studio. :)

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    7. Lei fa molti video nella sua pagina facebook, in uno dei quali dice di vivere in America, pur essendo di Milano e ti do anche uno scoop: abbiamo nove amici in comune 😨io e lei, se qualcuno di questi passa di qua, magari, può riconoscerla. Stiamo sicuro parlando della stessa persona? 🤔

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    8. Comunque non volevo spostare il focus: volevo solo dire che, ok l'autopromozione spesso fallisce, ma non è che la promozione sia sempre impeccabile.

      Per il resto capisco invettive e anche incazzature ma, ripeto, un'autopromozione così palesemente inefficace almeno permette di risparmiare quei 10 / 15 euro che può costare in media un romanzo cartaceo.

      L'incazzatura è molto più forte quando gli stessi soldi li spendi per un romanzo d'autore blasonato e ben "impacchettato" che poi, a fine lettura (sempre che non abbandoni a metà), risulta povero-poverissimo di appeal. Vale a dire un Dan Brown (Angeli e Demoni), un Crichton (Stato di paura), un Valerio Massimo Manfredi (Teutoburgo). E mi fermo solo alla prima mensola...

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    9. A me Angeli e Demoni è piaciuto... XD
      Va bene, entro nel tugurio da sola.

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    10. Però, scusa, Darius, io non accosterei il fatto che Crichton abbia scritto un libro che non ti ha soddisfatto alla promozione che ha portato i lettori a comprarlo:
      1) certi autori potrebbero non essere pubblicizzati dalle case editrici, perché tanto hanno uno zoccolo duro di lettori che vorrebbero avere nella libreria pure l’elenco telefonico compilato dai loro autori preferiti Ergo, non è colpa degli scrittori se hanno scritto una ca***ta, ma di chi gli dà fiducia a priori.
      2) Se un lettore si convince a comprare Crichton è perché probabilmente è stata fatta una promozione del libro efficace. Che è quello che dev’essere una promozione: efficace, convincente. Poi, se resti fregato, cavoli tuoi, ma se hai voluto leggere il libro è perché qualcuno te lo ha presentato bene, chi c’è riuscito ha raggiunto il suo obiettivo.

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    11. @ Barbara: che poi, ripensandoci, Angeli e Demoni è pure passabile. Ma il Simbolo Perduto, Inferno, Origin no dai! Tu dirai "Però li hai tutti!". E no: me li hanno regalati tutti. L'unico che ho comprato è stato il Codice da Vinci quando era ancora sconosciuto...

      @ Marina: mettiamola su questo piano: se devo scegliere tra una pessima autopromozione che mi scoraggia a comprare un romanzo e un'eccellente promozione che m'induce a comprare una ciofeca, mmmh... preferirei la prima.

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    12. Scusa se insisto, ma tu affronti la faccenda dal punto di vista del lettore; da quello dello scrittore, però, l'obiettivo cambia:il lettore vuole risparmiare oppure, comunque, spendere senza beccare bidoni. Lo scrittore vuole guadagnare, anche vendendoti un prodotto farlocco. La promozione va valutata dal punto di vista dello scrittore: non posso giustificare chi desidera avere un pubblico e per farlo fallisce in partenza. Quindi okay, tu, da lettore, preferisci essere scoraggiato, ma uno scrittore non dovrebbe permettersi di scoraggiare. Non so se.

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    13. Scusa se contro-insisto, ma mi pare che anche tu stia affrontando la faccenda dal punto di vista del lettore, dato che nel tuo post dici chiaramente che un libro così non lo comprerai mai, vista la sinossi e le premesse per nulla invitanti. Critichi (giustamente, perché condivido) titolo, genere, sinossi e testo della promozione, per poi concludere che non corri certo a comprare il romanzo.

      Se devo affrontare la faccenda dal punto di vista dello scrittore, direi che forse dovremmo distinguere l'attività di autopromozione dall'attività di scrittura. Un conto è fallire nell'autopromozione (il che potrebbe accadere, dato che lo scrittore si cimenta in un'attività che non gli è propria), un altro nella scrittura, che dovrebbe essere il suo cavallo di battaglia, dato che si propone al mondo come scrittore, appunto.

      Tu dici che non puoi giustificare chi desidera un pubblico fallendo in partenza con un'autopromozione così pessima. Ma stiamo parlando di 1 persona che fa tutto da sola e che difficilmente può eccellere in tutto, anche se spesso non eccelle nemmeno nella scrittura.

      Io non posso giustificare lo scrittore blasonato che si serve di un intero plotone di sedicenti professionisti, quindi N persone ciascuna specializzate nel rispettivo mestiere, che si adoperano per vendere un romanzo farlocco. La cosa è ancora più grave se lo scrittore si è già fatto un nome scrivendo opere di successo prima del romanzo farlocco: non a caso ho citato Crichton, Brown e Manfredi. Ma la lista potrebbe proseguire.

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    14. Appunto: se non sai fare tutto da sola non lo fare, fatti aiutare!
      È quello il punto al quale voglio arrivare. Io sono una potenziale lettrice, ma sto dicendo a una reale scrittrice che quello non è un modo adeguato per procacciare lettori. Ma vabbè, potremmo continuare all’infinito... poi tu sei persino più testardo di me! 😁

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    15. Non sono testardo! Sono solo de' coccio...
      :-D :-D :-D

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  6. Questo sì che è un tema tosto nella blogosfera.
    Anch'io mi sono più volte scagliata contro l'autopubblicazione e ne ho ottenuto decine di haters di cui, ovviamente, me ne sbatto allegramente.

    Non mi verrebbe voglia di leggere questo libro nemmeno se fosse stato scritto da mia nonna.
    Poi, il lieto fine è davvero l'apoteosi della caduta di stile. In qualsiasi recensione si cerca sempre di non sbottonarsi troppo, e qui invece ci dicono che il libro finisce nel migliore dei modi? Ahah
    Potrei chiederti in privato titolo e autore, ma proprio la mia curiosità è pari a zero.
    Sarà l'ennesimo polpettone storico scritto da un finto nome dietro cui si cela chissà chi.
    Lo scopriremo solo vivendo. O forse no.
    E adesso, Anonimi, accomodatevi. Ahahahha

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    1. Il titolo l’ho messo, così qualche curioso serio può correre a dare un’occhiata: magari la copertina riesce a essere più appetibile. L’autrice esiste, l’ho vista in video (perché mi sono informata su chi è e cosa ha scritto prima di dedicarmi alla mia invettiva), non è una scrittrice giovane e vive in America. Ha scritto molto e sembra molto convinta. Io non giudicherei mai i suoi libri, non avendoli mai letti, ma lei, però, non mi mette nelle condizioni di farlo, anzi me ne tiene proprio alla larga.

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    2. Credevo che il titolo fosse una tua rivisitazione metaforica. Non avevo colto, pardon. Ma, ripeto, non sono curiosa proprio per niente e non andrò a cercarlo. ������

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    3. Ti conforto nella scelta. :)

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  7. Ciao Marina, sto ancora sorridendo mentre ti rispondo. :)
    A parte che l'autopubblicazione può anche essere una soddisfazione personale nel senso di "me lo son pubblciato", quindi non la demonizzo. Ho letto buoni libri autopubblicati e libri ben pubblicizzati di case editrici importanti che avrei gettato nella stufa.
    A parte questo, con una presentazione così il libro non lo compro di certo. Prima di tutto perchè se è un thriller può anche non avere un lieto fine. Poi parliamo di virus adesso? Coi numeri che salgono così? Chiusi in casa come degli ergastolani all'Isola del diavolo?
    Ma per piacere!

    ps mi hai incuriosita. Non sono su fb ma vedo se riesco a reperire informazioni. Tranquilllllllla! Niente libro! ahhahaha

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    1. No, anzi, Pat, se lo leggerai, poi, mi fai sapere com’era il secondo colpo di scena finale. 😂😂
      Comunque, a onor di verità, qui più che criticare l’autopubblicazione in sé ho voluto porre l’accento sull’autopromozione, che è un’altra bella rogna, per chi lavora in proprio. Dico solo che non credo che ci siano case editrici capaci di presentare un libro così, pubblicano libri brutti, ma promuoverli così no (per questo, poi, di rimando, la critica rimbalza su certa autopubblicazione.)

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    2. Lo so Marina 🙂
      Comunque sono andata a curiosare. l'ho trovato ma non mi ha ispirato.
      In dico sempre che è il libro che mi chiama. Questo mi ha ignorato 😆
      Nemmeno io voglio criticare la scrittrice o il romanzo. Non li conosco.
      Lo strano sono le recensioni. Tutte da cinque stelle quando invece su un libro di Valerio Varesi che è un grande, ne ho trovate alcune con tre stelle

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    3. Fidati, Pat, le recensioni tutte di amici e parenti sono! 😂😂

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    4. Dici???!! 😆😆😆😆
      Immagino!

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  8. Uhm, per la prima volta mi devo cercare le parole per rispondere a un tuo post. Amica mia, ma proprio perché siamo amiche voglio essere sincera. Capisco, ma non condivido.
    Capisco la tua acredine nei riguardi della sciatteria di qualcuno - ammesso che non esista un pubblico che non la colga come sciatteria ma come qualcosa di accettabile, anche solo una cinquantina di lettori - ma non concordo sulla "denuncia" pubblica. Mi sarei tenuta sul vago, magari con riferimenti molto precisi ma senza citare direttamente. Te lo scrivo per una mia etica personale, che non è detto sia la Bibbia, ci mancherebbe. Te lo scrivo perché sai quanto ti stimo.
    Ciò detto, è evidente che ci sia una indubbia "amatorialità" in questa autrice, ho sentito una sua intervista in cui parla proprio di "hobby" della scrittura. Chi siamo noi per denunciare pubblicamente il suo modo di farsi pubblicità nel mare magnum di oltre 60.000 pubblicazioni annue in Italia? Come lei ce ne saranno a iosa, semplicemente fanno parte di un caravanserraglio affollato di autori ai quali piace scrivere, lo fanno, si autopubblicano.
    Ecco l'altro punto sul quale non mi trovi d'accordo: la demonizzazione dell'autopubblicarsi (almeno così ho colto, posso anche sbagliarmi) semplicemente in virtù del fatto che tanti autori indipendenti scrivono male e si pubblicizzino male. Ce ne sono a iosa che fanno l'esatto opposto, alcuni li frequentiamo fra i nostri blog, e hanno anche la tua stima. Sarebbe come dire che siccome moltissimi teatranti non professionisti fanno del cattivo teatro, allora tutti i teatranti non professionisti fanno del cattivo teatro, salvo un ristrettissimo numero.
    Non vedo nulla di ironico nel tuo post, perché è come se si fosse fatto nome e cognome, ecco.
    Perdona la mia schiettezza. Ho riflettuto a lungo se scriverti qui o privatamente, ma confido nel fatto che saprai capire.
    Il tuo post potrebbe essere utilissimo se diventasse una specie di guida di quello che NON si deve fare, proponendo un ribaltamento di quel tipo di promozione.

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    1. Ma così, Luana, non dovrebbero esistere le recensioni dei libri, la critica cinematografica o teatrale, le reazioni del pubblico, qualunque ruolo esso abbia: lettore, spettatore, giudice, arbitro; così gli neghi l’importanza di potere sempre esprimere quello che pensa. Allora le recensioni negative sono il male, le critiche che bocciano un film sono da boicottare, che facciamo, ci circondiamo solo di belle parole, di complimenti? Sicuramente c’è qualcosa che riesce male o peggio di altre volte, che non piace, che potrebbe essere fatto meglio, ma se nessuno lo dice, se il politically correct deve vincere sempre, a cosa attingiamo per cercare un miglioramento? In fondo, non ho fatto nient’altro che esprimere un’opinione su una promozione (pubblica) che io reputo realizzata male, né più né meno di quando dico che Olga Tokarczuk mi ha annoiata a morte con il suo libro vincitore del Nobel o la Janeczek (mi sono andata pure a cercare come si scrivono sti nomi impossibili), che ha scritto un libro deludente e ci ha vinto pure lei un premio prestigioso. Esistono categorie intoccabili? Questa che non ho citato espressamente è una scrittrice: non leggerò mai il suo libro perché ne ha fatto una pessima presentazione. Perché devo evitare di dirlo? Non si offenderà mica, bisogna pur abituarsi alle critiche negative quando ci si espone o, forse, devo temere la suscettibilità di chi si è sentito indirettamente chiamato in causa? Non sono stata indelicata, mi sono fermata al dato oggettivo, non ho osato dare giudizi sulla scrittura o sulla scrittrice, ho rilevato alcuni elementi che non hanno reso giustizia alla presentazione di un libro e ho motivato il mio giudizio negativo.
      Sul dare consigli io, ecco, lì, non mi permetterei mai: davvero, in questo caso, non sono nessuno per correggere. Semmai consiglio di farsi correggere, di farsi aiutare: davvero, non trovo nulla di sbagliato in questo.
      Hai fatto bene a essere sincera: mi hai dato l’opportunità di approfondire la mia, di sincerità. ;)

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    2. Ma certo, Mari', che si può e soprattutto si DEVE esercitare il proprio senso critico. Certo che le stroncature sono legittime, anzi, sono hanno in sé una particolare attrattiva, come questo post, che alla fine sarà uno dei più letti e commentati qui.
      Il tuo è un divertissement, perché scegli un registro "estremo", con tanto di drago sputafuoco, un titolo a effetto, ecc. Mi è piaciuto leggerti, esattamente come leggo con gusto qualsiasi stroncatura. Ma... ecco dove voglio arrivare:
      1. In questo caso, vinci facile, perché è evidente che molti sarebbero capaci di sollevare le tue stesse osservazioni;
      2. Se questa presentazione, in fondo in fondo, serve a dare forza al principio che chi si autopubblica al 99% è un hobbysta della scrittura che si presenta pure male, mentre solo l'1% è salvabile, secondo me è impugnabile in pieno, perché la realtà dice altro;
      3. Un post con un forte potere attrattivo come questo, al 99% susciterà dei commenti "da sghignazzo", come effettivamente avviene, perché a monte il registro di chi lo ha pensato e realizzato è interamente volto al farsi beffe di una presentazione pessima. Io non sono riuscita né a sorridere né tantomeno a ridere, leggendolo, perché ho sperato che contenesse dei buoni consigli, che non arrivano, il che ci porta al punto:
      4. Un post che punta il dito su errori grossolani, con un registro beffardo, ma che non contiene una propria visione sul "come si fa" è identificabile come un post dal forte potere attrattivo e nient'altro; c'è qualcosa che scricchiola nel denunciare e al contempo dichiarare "non mi permetterei di dire come si scrive", almeno non nel tuo caso, che sei scrittrice con la S maiuscola.

      Insomma, amica mia, concordo con te su tutta la linea, ma non con il "come". E di nuovo, questo varrebbe solo come premessa per ribadire che è opinione mia, non assoluta né infallibile. Il tuo è un modo per esercitare un legittimo diritto di dissentire con una presentazione, ma conoscendoti, avrei preferito qualcosa di più. ;)

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    3. Mi piace lo zuccherino iniziale del tuo commento, prima della batosta con cui lo concludi! 😂
      Provo a spiegarmi meglio, se no resta solo l’idea di una che abbia voluto solo divertirsi alle spalle di qualcun altro e suscitare l’ilarità della gente (Come suol dirsi, me la sono cercata, lo so! 😅)
      1) pensare che mi piaccia vincere facile è un errore: significa che riduci il mio post a una di quelle squallide strategie per rimediare like o commenti; cosa che, sai bene, non potrebbe essere più lontana dalle mie intenzioni.
      2) In altri momenti storici, in cui attaccavo apertamente l’autopubblicazione, potevo darti ragione: tu saresti stata una delle tante legittime paladine a difesa del selfpublishing e io avrei continuato a sostenere che sì, solo l’1% di ciò che viene autopubblicato è salvabile. Ma in questo post l’autopubblicazione è incidentale: potevo criticare allo stesso modo la presentazione fatta così da un’agenzia letteraria o da chi si occupa di marketing editoriale; il fatto che venga da una scrittrice che si autopubblica, forse, non ha fatto che consolidare la mia avversione verso il fai da te.
      3/4) È vero, ho scritto un post che ha trattato una cosa per me seria con una punta di ironia necessaria proprio per essere quello che è: la critica negativa di una comune potenziale lettrice e non di una maestra di scrittura, che bacchetta l’allieva che non ha saputo fare bene i compiti. Puntare il dito sa di maestrina di scuola e io mi guardo bene dal sembrarlo. Rileggi attentamente, ho solo riportato fedelmente il testo di una promozione, un dato oggettivo, palese, senza dare mie personali interpretazioni, senza alludere ad altro che non sia il modo sbagliato di presentarsi a un pubblico. Che poi ci sia scappata la risata, quello può essere una conseguenza di cui mi dispiaccio solo se quanti hanno letto il post si sono fermati agli errori grossolani senza afferrare il punto della critica, ma questo significherebbe pensarle come persone superficiali e non lo farei mai, ovviamente.

      Se quel “qualcosa di più”, per te, era sperare che io mi spendessi in buoni consigli, mi dispiace averti delusa, ma ribadisco che non mi sentirei all’altezza di dire come si fa una determinata cosa, perché in primis sono io che, probabilmente, non saprei farla. Motivo per cui non mi sognerei, per l’appunto di farla. Ecco la questione.
      Se dico che la storia della ragazza con la Leica non mi è piaciuta per niente, ne parlo, ne scrivo, non è che poi sono obbligata a spiegare alla scrittrice cosa avrei fatto al suo posto.
      Però, detto ciò, rispetto appieno la tua opinione: se a te il post è arrivato in questo modo non posso che prenderne atto e immaginare che la percezione possa essere diversa da lettore a lettore, ci sta.
      Anche se ho pensato, per un attimo: “ma non è che Luana conosce questa scrittrice?” 😛

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    4. Ahi, il limite di questi mezzi!

      1. Vincere facile nel senso che è lapalissiano che il tema del post sia supportato dalle osservazioni su una che sbaglia clamorosamente una presentazione. Insomma, quella presentazione è sbagliatissima ma se ne accorgerebbero in tanti. In troppi. È come sparare sulla Croce Rossa, insomma.

      2. L'autopubblicazione viene inserita come premessa al post, quindi parrebbe il fulcro degli errori di questa presentazione. Fa pensare a autori indipendenti = pessima qualità.

      3. Ho letto e riletto, ho cercato attenuanti al metodo di presentazione dell'argomento del post, ma non ne ho trovate. Il tono è goliardico, da sfottò.

      Il "qualcosa di più" me lo aspettavo per la grande stima che nutro per te e per la mia assoluta certezza del tuo livello intellettuale. Sarà una visione "romantica", idealista della mia amica Marina, ma tant'è. Tu dici "in primis sono io che probabilmente non saprei fare una presentazione", e allora come è possibile scriverne con quei toni? C'è qualcosa che stride con la logica della comunicazione.
      Se conosco questa scrittrice? No, mai sentita nominare né vista se non in seguito a questo post. E perché pensare che questa mia difesa NON della scrittrice e del suo modo di presentare il suo libro, ma di un modo di comunicare che non può essere quello della beffa e dello sghignazzo, non ti è venuto subito in mente?
      Iuhuuu, sono io, Luana, Luz. Lascia questo corpo, chiunque tu sia!!! :D

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  9. Personalmente posso condividere il concetto di "fastidio" riguardo un'autopromozione che appare sin troppo ingenua.
    Però al tempo stesso io non avrei una reazione come la tua, quindi paradossalmente mi fa pensare che in ogni caso quella promozione abbia in qualche modo colpito la tua attenzione, e non è poco per chi vuole pubblicizzare qualcosa: in ogni caso ha fatto parlare di se (sia pure in modo negativo).
    Te lo dice uno che in quanto a autopromozioni, sinossi e seconde di copertina ha sempre mantenuto un profilo bassissimo proprio per non voler eccedere, col risultato di passare inosservato. Non ho mai ricevuto "stroncature" sul modo di promuovere i miei ebook, ma neppure ottenuto una pioggia di click (che poi, lette le prime righe, il lettore incuriosito può pur sempre avere una reazione tipo "Sembrava chissà che, e invece...", questo è ovvio; ma intanto le prime righe le ha lette, la curiosità è stata suscitata, ed è da lì che parte tutto il resto).
    Quindi credo che in qualche modo hai dato un riconoscimento a questa autrice autopubblicata: ha saputo farsi notare ;-)

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    1. Senza dubbio ha colpito la mia attenzione. Magari hai ragione tu: era una strategia mirata e la scrittrice è stata più furba di quanto sembrasse. Pensare: “scriverò una presentazione mediocre, così risulterò più visibile” può essere geniale o un terribile harakiri, ma è giusto, alla fine ognuno sceglie il ruolo che vuole avere in ciò che vuole fare. 😉

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  10. Devo confessarti Marina che ho provato un certo disagio nel leggere questo post. Un po' come succede quando sei in un gruppo e qualcuno parla male di qualcun altro e tu pensi: se ora esco, parlerà male anche di me? Perché la sensazione che mi lascia (al di là del tuo intento) è sgradevole e per nulla divertente.
    Poi sono andata a vedere per curiosità chi era l'autrice e il mio disagio è aumentato perché conosco questa persona. E ti dico che è un'autrice apprezzata e ha un buon seguito. E che non merita una pubblica gogna come questa.
    Inoltre, basta dare un'occhiata alle classifiche Amazon per rendersi conto che - sbagliata, brutta, o altro che sia la sua promozione - comunque funziona: il libro vende. Questo è un dato di fatto. Ed è molto di più di quanto possa dirsi di tanti altri libri che invece sprofondano negli abissi nelle classifiche.

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    1. Mi dispiace davvero averti creato disagio, ma non sono affatto d'accordo sulla pubblica gogna. Come dicevo a Luana, sarebbe come privarsi della libertà di dare un giudizio negativo su una cosa, lettura, film, arte, che non è piaciuta. Questa promozione è fatta male, non può arrivare come dovrebbe arrivare se non a quanti conoscono la scrittrice e giudicano sulla base di altri elementi. Io non la conosco né personalmente (mi guarderei bene dal giudicare la sua persona) né come scrittrice, dunque mi sento libera di guardare al risultato di una sua attività che mi delude, proprio perché non mi mette nelle condizioni di conoscere le qualità della scrittrice. Meno male che ho sottolineato che non so nulla del contenuto del libro! Potrebbe essere bellissimo, una storia indimenticabile, non ho mai detto che non lo sia, dunque posso solo essere contenta per l'autrice che venda tanto e in tanti l'apprezzino, eppure il come ha presentato questo libro non premia la sua eventuale bravura.
      Ma poi, me lo chiederò sempre, perché quando parlo di autopubblicazione, si sentono chiamati in causa tutti quelli che si autopubblicano. Ho avuto tempo e modo di apprezzare qualche lavoro, anche tra voi che avete scelto questa via: perché provare la sensazione di avere qualcuno che vi parli alle spalle?
      Fate tutti parte, forse, di un sindacato? Io non sto generalizzando: ho solo puntualizzato la mia posizione nei confronti di questa scrittrice,in particolare, tra l'altro in modo pubblico, per cui senza lanciare il sasso e nascondere la mano.
      Siete prevenuti e, credimi, sbagliate a esserlo.

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    2. Mi permetto di inserirmi qui: il riferimento agli autopubblicati è incidentale. Non mi sarebbe piaciuto neanche se il libro fosse stato pubblicato da un editore. Non mi sconfinfera il modo.

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  11. Rimango un po' interdetta a leggere certi commenti.
    Negli anni passati gli stessi self-publisher esprimevano stanchezza nel non riuscire a emergere dal mercato proprio a causa di produzioni poco qualitative o eccessivamente hobbystiche che mettevano in cattiva luce tutto il loro comparto nella mente del lettore medio.
    Leggo ancora oggi di quanto sia importante la prima impressione su uno store come Amazon e di come sia fondamentale impegnarsi non solo per un testo corretto ed editato, ma in una copertina e una promozione professionale, proprio per innalzarsi sopra tutto quel mare magnum che il self-publishing lascia passare verso il lettore, senza il filtro dell'editore e con la complicità delle recensioni false o di scambio, o peggio ancora acquistate al mercato nero.
    Poi però quando un lettore fa notare la mancanza di professionalità, o di qualità, in una pubblicazione self o nella sua promozione, ecco che allora si invoca il diritto alla pubblicazione "per hobby" e ci si ritrova, quasi inevitabilmente, a vedere la cosa come un attacco personale (che non è, primo perché non si conosce la persona, secondo perché si sta commentando un testo, non la sua vita privata). La cosa ancor più buffa, per me, è che nel leggere quel testo e nel vedere poi, per conto mio, la copertina e tutto il resto sopra citato, stavo giusto pensando che è un vero peccato che amici self-publisher che leggo e apprezzo, che spendono ogni minuto libero del loro essere e ogni centesimo disponibile nella scrittura e nella promozione, con risultati qualitativi da editoria tradizionale, se non superiori, siano messi in un angolo da queste produzioni "per hobby".
    (Che poi personalmente trovo difficile definirle "hobby" quando si hanno più di una ventina di titoli in vendita, si pagano delle sponsorizzate sui social, si aprono blog, pagina e pure gruppo privato Facebook, si fanno video interviste... sembra un lavoro a tempo pieno, altro che hobby!)
    Quindi adesso, come lettore, continuo a chiedermi: ma la volete o no questa qualità nel self-publishing? Non ditemi che non ci si può fermare alla copertina e alla sua quarta. L'abito non fa il monaco, certo. Ma non ho mai visto un monaco andare in giro in tailleur.

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    1. Infatti, qui non c’è da essere suscettibili, c’è da prendere atto che se c’è qualcuno nel selfpublishing che si limita a scrivere una storia, senza spendersi per tutto il resto, chi ne fa le spese non sono io lettrice che, al limite, lo ignoro, ma in primis gli autopubblicati che fanno bene le cose. Come far loro capire che il vero nemico non sono io che ne parlo male (e mai a caso), ma i loro stessi colleghi? Paradossalmente, non sono io con la mia aperta avversione che faccio fallire i progetti di chi si autopubblica, ma chi si autopubblica male, che non rende un bel servizio a quanti spendono tempo e denaro per dimostrare che nel selfpublishing può esserci validità. È sempre stato questo il mio discorso. Cosa non si capisce?

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    2. La verità è che la mancanza di professionalità (nel promuoversi o altro) non danneggia chi fa le cose per bene. Anzi, in realtà è proprio il contrario, perché agli occhi dei lettori si notano subito le differenze tra chi studia e si danna l'anima per avere un prodotto professionale, e chi non se ne cura affatto. Sono bene altre le cose che danneggiano chi fa le cose per bene. E mi riferisco a quelli che imbrogliano in questo campo comprando cento recensioni a botta su Amazon o quattromila like su Facebook.
      Il vero nemico sono loro, non lo sono i "pecioni" né chi sparla degli autopubblicati (ormai non interessa più a nessuno fare queste differenze).
      Tuttavia, la penso come Luana. Non mi è sembrata una cosa carina questo post e per questo ho provato disagio, perché al posto dell'autrice in questione avrebbe potuto esserci chiunque di noi. Se mi sono sentita di dirlo è perché stimo Marina, altrimenti sarei passata oltre come ho fatto tante volte con altri blogger.

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  12. Interessante critica alla promozione scadente, anzi, autopromozione, in questo caso (chissà se era farina del suo sacco?). Comunque mi ricorderò le tue parole, in caso mi venga la tentazione di usare per promuovere i miei libri delle formule all'americana. ;)

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    1. (Comunque c'è anche in vendita un libro che si intitola "Capire le persone e i loro comportameTNi"... per dire che si riesce a fare meraviglie anche senza autopromozione. XD)

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    2. Sono certissima che tu, Grazia, non faresti mai un’autopromozione del genere, ma proprio certa certa, eh!

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    3. “ComportameTNi”?
      Palese tentativo di depistaggio! 😉😁

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  13. Anch'io al virus virulento ho ceduto alla tentazione di ridere apertamente, nonostante stia cercando di evitare il bullismo a spese degli scrittori perché ho sofferto tanto quando la mia scrittura è stata derisa dagli anonimi del web.
    Poteva andare peggio dai, poteva essere un virus virulento purulento.

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    1. È stata derisa anche la mia, purtroppo, però ho saputo filtrare: a fronte di una critica modello primo commento a questo post, inutile e fatta apposta per provocare, ho preso per buone delle critiche (ancorché espresse in modo sbagliato) di cui mi sono valsa per trovare gli errori della mia scrittura.
      Questo post vuole essere questo: un consiglio spassionato, non una critica fine a se stessa tanto per riderci sopra. Non ho voluto ridicolizzare l’autrice, ma sottolineare l’inefficacia di una promozione che non premia la sua attività.
      Cioè, anche virus virulento... dai, ma tu, che scrivi e hai successo (a quanto pare), ma non ti suona strana quest’’accoppiata?
      Avrei, a sto punto, preferito leggere veramente “virus virulento purulento”: almeno non avrei riso a denti stretti! 😁

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  14. Dopo avere letto i commenti di Maria Teresa e Lisa, sento di dover esprimere le mie impressioni, per quanto sia un po' imbarazzante farlo. Nello specifico, le parole di Lisa mi hanno dato un pizzicorino alla coscienza, quelle di Maria Teresa una netta bacchettata. Non conosco la persona che critichi, Marina, ma credo sia davvero un po' crudele prenderla in giro in modo pesante. Non disapprovo te, Marina, sia chiaro; tu hai espresso le tue idee nel modo che ritenevi giusto. Disapprovo me stessa per essere stata superficiale, ed essermi fermata alla vaga impressione che "per fortuna non sono io il bersaglio"; peggio, per avere lanciato anch'io uno strale che potevo benissimo trattenere. Quindi sento di non avere dato il meglio di me, ma il peggio di me nel mio commento. Poi sicuramente c'è di peggio, ma anche le piccole cose hanno grandi significati. Quella promozione può benissimo non piacere e non piace neanche a me, ma dubito che, essendo dall'altra parte, si possa leggere l'articolo apprezzando la critica costruttiva. Senza rancore, spero, Marina.

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    1. Ma certo, Grazia, non mi sento affatto offesa dalle opinioni che ho letto, contrarie al mio spirito, ci mancherebbe. Purtroppo, ma può essere anche un mio limite, non trovo nulla del mio atteggiamento di sbagliato, lo dico senza presunzione - giuro - ma proprio con la consapevolezza piena di non avere scritto il post con l’intenzione che mi si vuole per forza attribuire. Capisco benissimo che si possa non apprezzare, ma davvero mi sento con la coscienza pulita. Ho detto che non mi piace questa autopromozione come avrei detto che non mi è piaciuto un dato libro, usando gli stessi toni e la stessa ironia: è il feedback negativo di un’autopromozione che, credo per sua stessa natura, chiede un giudizio al pubblico.
      Del resto, sarei pazza e incoerente se adesso me la prendessi per le critiche al post: le muovo io e so incassare quelle che ricevo con serenità! ☺️

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  15. Ho dovuto rileggere più volte il tuo post, perché sono un po’ dura di comprendonio e carburo lentamente. Ho letto naturalmente anche tutti gli altri commenti precedenti.
    Faccio un piccolo preambolo prima di arrivare al nocciolo del ragionamento: si è liberi di dire ciò che si vuole in casa propria e nelle modalità che si preferiscono – e considero un blog alla stregua di una casa propria – dunque, Marina, hai espresso un’opinione alla luce del sole, come titolare del tuo blog mettendo nome, cognome e foto, e che “rimarrà” fino a quando non deciderai di togliere il post o chiudere il blog.
    Non entro nemmeno nella diatriba sull’autopubblicazione o meno perché ho smesso da tempo di scendere nell’arena sia per un problema mio di noia incombente di fronte all’argomento sia perché afferrata dalla sensazione che, qualsiasi cosa si dica, ognuno rimane della propria – legittima – opinione.
    Però non capisco davvero da che cosa sia originato questo “casus belli” dato che, Marina, hai visto semplicemente sfilare sotto gli occhi un’autopromozione su Fb che ha scatenato la tua furia gladiatoria. :D Diverso sarebbe stato se questa autrice ti avesse inondato la casella di posta con pubblicità o stalkerato in giro per per la rete o ti avesse appiccicato pubblicità in bacheca o sul blog, ma mi sembra che ciò non si accaduto. Voglio dire, ogni giorno mi confronto con cose sgradevolissime e seccanti, a partire dalle aziende che ti fanno il lavaggio del cervello non appena accendi la televisione o vai sulle piattaforme social.
    Per il resto, la sensazione che ho ricavato dal titolo del romanzo, dalla copertina, dalla modalità di autopromozione – cioè quello che vedo sotto gli occhi, senza poter valutare la trama se non dalla sinossi – sia che il tutto manchi di un po’ di buon gusto e tatto; ma sui gusti appunto non si discute. Come autrice autopubblicata che ha superato da tempo il “complesso di inferiorità” da autopubblicazione, di recente cerco di farmi conoscere di più con una promozione non invasiva e offrendo prodotti curati, anche grazie al mio lavoro in campo editoriale come editor professionista, senza false modestie, e avvalendomi del contributo di altri professionisti per la parte grafica. Per il resto, l’ultima parola spetta sempre ai lettori e alle dinamiche di mercato, che sono sempre imponderabili.

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    1. Appunto, se questa persona mi avesse inondato bacheca o mail di messaggi, il mio post avrebbe conservato un intento a mio avviso sgradevole: sarebbe stato come un’offesa pesante per mettere a tacere la molestatrice, una sorta di “vendetta” per scoraggiare la sua pedante attività. Invece, perché non prendere la cosa per quello che è: l’opinione che una lettrice si è fatta in base a ciò che ha visto: una promozione fa questo, no? Cerca di conquistare i lettori. Se c’è qualcuno che ha trovato ingenua quella in cui si è imbattuta, quale ragione dovrebbe farla tacere se ha voglia di parlarne? È come se avessi “recensito” un’iniziativa che su di me non ha fatto presa. Solo questo. Nemmeno lo avessi fatto da una testata giornalistica o da una rivista letteraria: un blog che seguono gli afficionados di sempre (che, forse, diminuiranno 😁), che risalto vuoi che abbia! Scrivo di libri che non mi sono piaciuti (e, credimi, sono stata anche più pesante di così, senza scatenare queste impreviste reazioni), di film che mi hanno deluso, i miei toni sono sempre quelli: faccio del facile sarcasmo, ma penso di non avere mai dimostrato cattiveria (se qualcuno lo pensa sbaglia, ma immagino di non potere convincere nessuno). Al limite mi accollo il rischio di risultare antipatica, ma sono autentica e questo mi dà serenità, qualsiasi cosa faccia.
      Non era nemmeno una scusa per riaprire discorsi triti e ritriti sull’autopubblicazione: ci ho rinunciato anch’io anni fa e non avevo intenzione di bacchettare qualcuno per la scelta fatta (mi viene da dire: chi se ne frega, ognuno sarà pur libero di fare quello che vuole e mi pare di non avere sentenziato su questo.)
      Insomma, non per farla breve perché ho scritto tanto, ho capito di avere urtato qualche sensibilità e ne sono dispiaciuta, ma continuo a pensare di non avere sbagliato: la promozione ti espone a un giudizio e io ho solo voluto dire che il mio era negativo. Dalle pagine di “casa mia”, come dici tu. 😉

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  16. Ci sono almeno quattro punti su cui discutere, spero non ti spiaccia se li separo in quattro commenti, in modo da agevolare la discussione.

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  17. 1. IL TEMA
    Effettivamente è tema un po' inflazionato. Per dire, io nel 2014 sono arrivato secondo a un concorso letterario con un racconto su una pandemia. Il fatto però di utilizzarlo in questo momento storico, è un po' tra la strizzatina d'occhio e la speculazione (a voler essere gentili).
    Io ti avevo detto qualcosa del genere sul mio blog, quando mi avevi detto " se ognuno di noi scrivesse anche solo un episodio della propria quotidianità durante la pandemia, verrebbe fuori un romanzo da lasciare ai posteri, che varrebbe quanto cento libri di storia."
    Io ti avevo risposto che avrei temuto un eccesso di retorica, ed eccoci qua a quel "lieto fine". E poi certo, la tendenza a speculare, che magari non era l'intento dell'autrice, però il rischio è che ti arrivi così.

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  18. 2. IL POST
    Ho letto il post e i commenti, e ho visto che da alcuni sei stata piuttosto criticata. A me la tua è sembrata una buona analisi. Certo, magari l'autrice capitasse qui non le farebbe piacere... ma ehi! Quando scrivi ti metti in gioco, quindi devi sapere che se canni, la gente se ne accorge. E non solo nel testo.
    Io sono stato a una presentazione della Oggero, un errore. Dopo dieci minuti volevo morire. Ha annoiato almeno la metà dei presenti (l'altra metà dovevano essere morti già da tempo). Non sto qui a dirti la caterva di errori comunicativi che ha commesso. Libro non è solo il testo, ma anche la confezione e la presentazione.
    Quindi l'analisi che hai fatto per me non ha nulla di sbagliato, compreso il tono con quella punta di sarcasmo che hai utilizzato: è una scelta di stile.
    È nei commenti invece che sei andata alla deriva.

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  19. 3. L'ANALISI
    Io che ho parlato di distorsioni cognitive e le ho usate per spiegare perché un lettore non sceglie un libro... e poi mi devo trovare una presentazione fatta così! Potrei stare lì a enumerare gli svariati bias ed euristiche in cui sei incorsa nel post... ma l'autrice non lascia molta scelta. Anche senza parlare di neuromarketing è palese che l'intera sua presentazione andrebbe rivista, proprio perché non dà al suo romanzo (che magari potrebbe essere anche bello) la luce migliore. Specie con quel doppio spoiler del finale positivo e del colpo di scena.
    Chiedevi quanti sinonimi per “virus virulento”? In realtà solo uno: virus altamente infettivo. Perché virulento è un concetto preciso del rischio biologico, in cui rientrano infettività, patogenicità, trasmissibilità e neutralizzabilità. Da rivedere.
    Ma anche il titolo, poi: c'è un libro di storia della biologia con un titolo simile.

    Ho trovato l'analisi che hai condotto nel post ineccepibile. Il tono ironico/sarcastico non mi ha disturbato, e il tuo non mi è sembrato un mettere alla gogna. Però poi nei commenti hai sbracato.

    “le recensioni tutte di amici e parenti sono!”

    Questa è una cattiveria gratuita. Vedi, potresti dire la stessa cosa dei miei libri, e sarebbe verissimo. Hai mantenuto il tono giusto in tutto il post, e poi nei commenti questa caduta di stile.

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  20. 4. EDITORIA TRADIZIONALE/SELF PUBLISHING
    Centra marginalmente... Comunque io ho pubblicato con entrambe, e riassumendo.
    Tradizionale: immagine di copertina presa da un sito, editing fatto da me, impaginazione dalla C.E., distribuzione dalla C.E., creazione ebook dalla C.E., campagna promozionale fatta da me.
    Self: immagine di copertina presa da un sito, editing, impaginazione, creazione ebook, campagna promozionale fatta da me, distribuzione dalla piattaforma.
    Quindi dove stanno le differenze?
    Certo, nel tradizionale c'è un filtro (chissà quanto stretto) che impedisce alle ciofecone di venire pubblicate, nel self può uscire di tutto. Però c'è anche l'anteprima di Amazon, se leggendo 5 pagine non ti accorgi che è una zozzeria, allora sei scemo.

    “Ma poi, me lo chiederò sempre, perché quando parlo di autopubblicazione, si sentono chiamati in causa tutti quelli che si autopubblicano.”

    Ecco questa frase, mi è spiaciuta. Per tutto il post hai mantenuto il tono giusto, anche su un argomento divisivo di cui hai una posizione poco condivisa nella blogosfera... ma poi nei commenti hai sbracato, forse come meccanismo di risposta a un serie di critiche che non ti aspettavi (e che secondo me dicono anche tanto). Anche quell'1% di cui parlavi: è un dato oggettivo o una mera opinione? Nel secondo caso, io eviterei, nel post sei stata inappuntabile.
    Io non ho avvertito alcun disagio da questo post. Le signore che si sono scandalizzate dovrebbero vedere una VERA recensione cattiva a un pessimo libro, e poi ne riparliamo.

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    1. Le critiche DAVVERO cattive, Marco, mi fanno cambiare pagina, perché l'eccesso di cattiveria si avverte e mi disturba. Non è questo il caso di Marina, ovviamente. Quando l'autore è una persona famosa, però, e non verrà mai nemmeno sfiorato dalle critiche, mi disturba di meno, e questa è probabilmente un'incoerenza.

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    2. Grazie, Marco, per la tua disamina approfondita.
      Per quanto riguarda la critica che mi muovi, ti dico che sì, forse hai ragione, ho scritto di getto in base alle sensazioni provate dopo avere letto i commenti, anche se, in effetti, ho contestualizzato quelle frasi che, invece, lette così, da sole, estrapolate dal commento unitario, suonano male. Un discorso a parte è quello sull’autopubblicazione.
      Ho frequentato l’autopubblicazione per anni e, a partire dal 2015, in questo blog ho scritto diversi post a tema: la mia opinione è andata via via mutando, dopo una serie di esperienze di lettura negative, sebbene mi sia dichiarata una iniziale sostenitrice del fenomeno e avere recensito positivamente molti autori autopubblicati (anche tra voi, amici blogger: i miei post ne sono una testimonianza.) Poi mi sono gradualmente allontanata dagli autopubblicati, perché cominciavo a trovare sempre roba scadente e in misura maggiore rispetto ai pochissimi fino ad allora scovati. Ecco perché parlo dell’1%, soprattutto servendomi di un’espressione usata da Luana nel suo commento.
      La verità che ho rilevato nel tempo (e qui giustifico l’altra mia frase) è che di tutti i discorsi che io faccio, delle spiegazioni che do sul perché e il percome l’autopubblicazione non mi piaccia, rimanga solo la mia avversione quasi fosse un pregiudizio. Se io parlo di un’autopromozione poco convincente, perché sentirsi punti personalmente nel vivo, quasi io stessi demonizzando tutti gli autopubblicati? Questo è un caso specifico e, tra l’altro, ho sempre fatto salve le opere proprio di quelle persone che invece ho deluso con questo post. Sembra quasi che io abbia solo parlato male di chi si è autopubblicato e mi dispiace che si pensi questo, dopo le migliaia di parole spese in positivo in articoli vecchi che, purtroppo, sono stati dimenticati.

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    3. Io non mi sento deluso nè toccato. Buona parte del discorso nei commenti (compreso un pezzo della tua risposta) è inutile: qui non si parla di editoria trad. vs self. Tirarlo fuori da alcuni è pretestuoso.

      Il pensiero più o meno inconscio di alcuni è questo.
      "Ok, oggi si è colpito questa tizia, e un po' se l'è meritato, vedi tu come ha presentato il libro... Ma un domani chi mi assicura, che non sarò io il bersaglio? Perché - diciamocelo - io sono brava e ci dedico passione e tempo in quello che faccio, ma lì fuori è pieno di stronzi pronti a demolirti per partito preso. Basta solo che vedano che scrivi in self."

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    4. E passo anche dall'altra parte!

      "quelle frasi che, invece, lette così, da sole, estrapolate dal commento unitario, suonano male."

      Fidati, che la frase su parenti e amici suona male anche nel contesto.
      Sai per certo se i commenti positivi sono stati fatti da parenti e amici?
      Se non lo sai, è solo una cattiveria gratuita, che non ha niente a che vedere col post, che ripeto: per me andava benissimo, e non ne avrei cambiato una parola.
      Se invece lo sai per certo, non ti è passato per la mente che potessero essere sinceri? Magari è un buon libro (presentato male, non ci piove), a loro è piaciuto e hanno voluto farlo sapere. Il fatto di essere parenti e amici determina forse il fatto di non essere obiettivi? Allora qui sì, che siamo finiti nell'euristica.

      Mi spiace, ma ho colto una dissonanza tra il post e i commenti. Peccato, perché alla fine si è finiti a parlare di self, e non centrava niente.

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    5. Commento 1:
      Dunque nel pensiero più o meno inconscio di qualcuno, oggi il ruolo di stronza sarebbe toccato a me.
      Me lo accollo senza rancore (tra le righe leggo questo, ma posso aver capito male), però su un punto dissento: stronza può darsi, ma mai per partito preso. 😁

      Commento 2:
      la risposta su amici e parenti faceva seguito al commento di Patricia; ho usato la mia solita ironia, che pensavo si evincesse dalla frase volutamente “recitata” in siciliano, con il verbo essere alla fine e dalla faccetta sorridente ripetuta anche sotto. Però, qui, capisco perfettamente che non sempre sono capita e faccio un passo indietro, perché non posso pretendere che le persone che, in fondo, mi conoscono poco, intuiscano sempre le mie intenzioni.

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    6. Commento 1:
      Forse, ma non per me. Io ho letto senza disagi di sorta.
      Secondo me hai dato "scandalo" perché determinate persone si erano fatte una certa immagine di te, e se la sono vista crollare. Sai che penso? Problemi loro.

      Commento 2:
      Proprio lì sta il difetto, il cambio di tono da post a commenti. Sembra demolire il senso del post: passi da un'analisi seria e argomentata, per cascare nella battuta scontata. Se dici che non stai mettendo alla gogna nessuno, e poi te ne esci con quella frase, c'è un'ovvia dissonanza, ed è stata colta.

      Poi, nulla di che. Io mica giudico sulla base di una frase estemporanea, per carità. Però concedimi che ti è sfuggita di mano.

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    7. Okay, Marco, accetto la critica. 👍🏻😉

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  21. Hai innescato uno scambio d'idee interessante, Marina. I contrasti in rete non mi capitano, di solito, ma qualche scossone ogni tanto fa bene ai neuroni. Non sarà stato nelle tue intenzioni, ma... welcome! :)

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    1. Veramente, Grazia! Giuro che tutto mi aspettavo, fuorché questo esito.
      L’importante, in questi scambi, è chiarirsi: non mi piace creare malumori, esserne stata poi io la causa meno che mai. ☺️

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    2. Precisazione: i miei commenti non sono una reazione alle (possibili) critiche al self. Quell'aspetto proprio non l'ho considerato. Ogni autore è un caso a sé, non avrebbe senso reagire come categoria.

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    3. Nessun malumore. Siamo vivi, discutiamo. That's good! :)

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    4. Riprendo il tuo commento sopra.
      Secondo me a criticare uno famoso ci si sente "al sicuro" perché la critica cade come una goccia nel mare e non sortisce effetto. Un non-famoso l'avverte, e magari potrebbe venire a rispondere (vedi primo commento) creando momenti imbarazzanti o spiacevoli.
      Recensioni cattive ce ne sono di vario tipo. Alcune fatte per il gusto di demolire, altre perchè l'opera non meritava (questione di gusto e stile farlo in quel modo), altre solo per strappare risate (vuote, però). Sia per opere famose che per esordienti, io non faccio distinzioni.
      La scelta di non partecipare a quel tipo di confronto sta a noi, ed è legittima. Una recensione negativa è un sacrosanto diritto, l'importante è che sia rispettosa della persona e del lavoro che ha fatto.
      Il rispetto però dev'essere reciproco, anche nei confronti del lettore. Se mi pubblichi un libro pieno di errori ortografici, non ti puoi aspettare clemenza.

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    5. Non è che noi che scriviamo in self dobbiamo stare lì a proteggere uno della congrega, perché non ci capiti a noi lo stesso.
      Uno che scrive male danneggia tutti: lettori, editoria, narrativa, autori indipendenti, e anche se stesso.

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    6. Questo è certo, come è certo che chi pubblica deve capire che si sta mettendo in gioco sotto gli occhi di tutti. Tuttavia mi viene da pensare che chi scrive in un certo modo, e/o compie certe scelte, semplicemente non si renda conto, né di come scrive, né di avere fatto scelte assurde, o che possono essere viste come tali. Per questo i toni più aspri mi fanno l'effetto di un accanimento su un elemento "vulnerabile" (virgolette d'obbligo), cosa che possiamo essere tutti, in certi momenti, ognuno a suo modo. Ma non è per questo che credo giusto essere delicati. In qualche modo, è una questione di rispetto. Giustamente ognuno segue il suo codice personale.

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    7. Esatto, è una questione di rispetto. Non si tratta di difendere "uno della congrega" o di sentirsi minacciati. Di critiche ben più cattive di questa di Marina ce ne sono tante in giro, basta farsi un giro in certi gruppi FB dove alcuni autori sono presi di mira in modo ferocissimo, tra risate e sberleffi generali. Sono modi di fare che a me non piacciono, mi fanno sentire "a disagio", diciamo pure "male". E' il ridere di qualcuno che ha sbagliato una sinossi, che magari ha una copertina che fa pena, è questo che mi suona come una mancanza di rispetto. A prescindere dal self, sia ben chiaro.
      Il fatto è che se lo fanno i soliti bulli che ce l'hanno con tutto il mondo, vabbè pace. Ti dà fastidio, ma ci passi su. Se invece lo fa una Marina, blogger che stimi, beh mi sento allora di dire la mia. Poi ognuno ovviamente fa quello che vuole e se Marina deciderà di farne una rubrica fissa con il drago che sputa fuoco su tutto quello che è fatto male, me ne farò una ragione :D

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    8. Sì e no, Grazia. Tu stai generalizzando in un senso e io generalizzavo nell'altro.
      Anni fa su un forum c'era uno che metteva gli incipit dei suoi racconti per un concorso. Li sparava lì, senza nemmeno rileggerli, pieni di refusi ed errori, scritti veramente da cani, se ne fregava dei giudizi di tutti, e pretendeva che venissero selezionati per l'antologia, per poi fare la scenetta dell'artista incompreso quando è stato scartato.
      Ho letto di un'influencer di TikTok (dio-ne-scampi...) di 18 anni che ha pubblicato un libro, aggiungendo di aver comprensione perché "non so scrivere, faccio la quinta liceo, mi hanno aiutato".
      C'è di tutto, lo spettro è ampio e variegato.

      D'altra parte non si può vivere nella bambagia. Le critiche, anche dure, fanno parte del gioco, saperle fare proprie vuol dire crescere, e accettare le piccole e grandi delusioni della vita, come magari comprendere di non essere bravi come si credeva in qualcosa a cui si tiene molto.
      E' soggettivo. Nella critica e nelle difficoltà c'è chi vede qualcosa di logorante e si deprime, e chi lo vede come stimolante e si rafforza.

      La domanda che dovete porvi è: questo post vi ha messo a disagio in quanto tale o perché temete un giorno o l'altro di vedere il vostro nome in un post simile, magari scritto proprio da Marina?

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    9. @Maria Grazia, ma hai dimenticato quando ho scritto di quella mia amica che ha voluto farmi leggere il suo romanzo e io non sapevo come dirle ciò che ne pensavo senza rischiare la sua amicizia? E di quella volta che ho parlato dell’opera di un esordiente che è riuscito a usare nel suo libro un numero da Guinness dei primati di luoghi comuni? Ho usato la stessa vis ironica e nessuno, leggendo quei post, ha parlato di mancanza di rispetto.
      Non è stato diverso lo stile di questo articolo, l’effetto però sì. È inutile, non ne ho capito appieno le ragioni: cioè, ci può stare che ci si senta a disagio leggendo la stroncatura, ci sta la delusione (non si possono sempre prevedere le reazioni dei lettori), sicuramente tu non avresti mai scritto una cosa del genere (tu e altri) e lo accetto, ma parlare di rispetto dicendo (non tanto tra le righe) che io non ne ho avuto, questo lo accetto meno. Non mi sono sentita una bulletta che mira a prendere in giro una persona fragile, ho persino pensato:”questa è una scrittrice che ha scritto tanto, ma figurati se una critica come la mia minerebbe le sue sicurezza.” Magari, potrebbe portarla a riflettere, che resta lo scopo, nonostante tutto, del mio post.
      Ma poi, perché mai dovrei aprire una rubrica a riguardo? Ti risulta che in questo blog io mi sia occupata solo di stroncature e critiche? Se capita che una cosa mi colpisca, mi reputo assolutamente libera di parlarne, ma sono e resteranno sempre osservazioni occasionali, perché dovrei essere interessata alle cose fatte male, al punto da volerne denunciare puntualmente qualcuna?

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    10. Le parole mancanza di rispetto e bullo non erano riferite a te, se rileggi il mio commento vedrai che mi riferivo a situazioni di pesante critica e presa in giro in altri ambiti, anzi ho tenuto a precisare che non era il tuo caso. E la battuta sulla rubrica era solo questo, una battuta.
      Riguardo al resto, mi sembra che si stia trascendendo un po'troppo rispetto alla faccenda. Io e altri ti abbiamo solo fatto notare che non ci sono piaciuti i toni del post. Una piccola critica che mi sono sentita libera di esprimere sperando che non ti offendessi. Non immaginavo certo di scatenare tutta questa diatriba. Se ti sei sentita attaccata, me ne dispiace, perché l'intenzione non era di certo quella.

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    11. Il virtuale non ci aiuta, Marina. Non intendevo dire che tu non hai rispetto per le persone; del resto ti leggo da tanto tempo, me ne sarei accorta prima! Parlavo di una mia sensazione, nata dalle tue parole ma del tutto personale. Non è facile da spiegare. Tu hai un'opinione e la esprimi in modo deciso e urbano. Io leggo e ho una reazione. Le due cose sono legate nel senso che una mette in moto l'altra, ma è solo una scintilla; il resto del processo è personale, slegato da te. Stavo tentando di elaborare i miei meccanismi mentali, ma forse non era il caso di farlo qui. Quasi quasi ti telefono. :)

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    12. È vero, Grazia, il virtuale è spesso complicato: potremmo non finirla più di spiegare singole parole, frasi, toni, ma , in fondo, basta dare fiducia alle persone, perlomeno quelle che si frequentano da anni: io so che nessuno di quelli da cui ho ricevuto critiche ha voluto offendermi, né io ho mai avuto intenzioni del genere.
      Io e Luana ci siamo sparate due ore di messaggi vocali su wapp 😂, però sono state utili. Sì, sarebbe bello farsi una bella chiacchierata a voce, non sai quanti problemi di comprensione eviteremmo! 😁

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  22. @Marco: No, niente del genere, per quanto mi riguarda.

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  23. Ma no, @Maria Teresa, che non mi sono offesa! Tra l’altro, ho la stessa impressione: la discussione ha preso strade non cercate da nessuno. Solo che mi viene spontaneo rispondere ai commenti... lo sai qual è il fatto? Che, purtroppo, il confronto affrontato così inevitabilmente porta a malintesi: scrivi per farti capire meglio e, invece, magari finisci per ingarbugliare di più la matassa. Seguiamo un ragionamento, che porta a divergenze di opinioni, ma prendersela per una cosa così stupida, a mio avviso, svilirebbe le nostre intelligenze. Ed è ovvio che non potrebbe mai essere così. Non ho dubbi che su questo siamo d’accordo. 😉

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  24. Complimenti per il numero di commenti. Io non guardo più nulla. Mi sono messo in disparte per un po' e vado avanti per i fatti miei. Non mi importa di chi avrà successo, non ne sono invidioso. Dietro il successo ci sta energia, movimento, fatalità, fortuna, investimento economico. Guardo ciò che faccio (o non faccio) io senza lamentarmene. Interagisco sempre di meno. Ho parlato poco nel mio blog. Faccio delle riflessioni spot, tipo l'ultima pubblicata dove parlo della fiducia. In attesa di sparire del tutto :) .
    Un abbraccio.

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    1. Ciao Giovanni. Non mi aspettavo tanto clamore attorno a un post abbastanza ordinario (per i miei canoni), però ogni discussione aiuta a crescere, se non altro a capire gli altri, dunque sono contenta di essermi confrontata con opinioni e critiche.
      Io vivo il dopo estate sempre male: anch’io sono stata a lungo defilata e tuttora scrivo solo quando ne ho voglia, perché mi è rimasta un po’ quella disaffezione verso la scrittura, che non passa ancora del tutto.
      Ti capisco, dico sempre che dobbiamo assecondare le nostre esigenze, mai forzarci in qualcosa che non sentiamo più nostra, però mi raccomando, non sparire! 😉

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  25. Passavo di qua e ho visto il numero dei commenti, non sono riuscita a leggerli neanche tutti.
    Ho letto il post e confesso che avevo notato quella autopromozione su facebook, sono rimasta perplessa un po' anch'io perché ho pensato che l'argomento "Virus" in questo momento non fosse affatto facile, soprattutto perché la parola "Virus" è a caratteri cubitali anche nel titolo.
    Eppure, proprio per questo, mi sono letta tutto il post su facebook e poi sono andata a controllare la pagina autrice su Amazon, perciò forse lo scopo della promozione è stato raggiunto, l'ho notata, come le pubblicità che vedi in TV e che ti restano impresse anche se non ti convincono del tutto, però ti ricordi del prodotto. Credo che in questo momento un romanzo che parla di virus e pandemia susciti enorme avversione oppure una morbosa curiosità e attrazione, quindi potrebbe anche essere una scelta vincente.

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    1. Sono convinta che tutto il rumore che può nascere attorno a un’opera sia utile alla causa dello scrittore/trice che vuole farsi pubblicità. Non mi dispiace se ho portato nuovi lettori al Virus di questa autrice; il mio scopo era un altro, non suggerire al pubblico di stare alla larga da questa lettura. 🙂

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  26. Facciamo il punto della situazione: nessuno di voi ha mai letto un romanzo della signora Nardi eppure siete tutti giudici e recensori.
    L'autrice di questo post sputtanone, tanto simile ad altri già visti scritti da altri blogger, ha pubblicato un libro (di cui ne ho lette di cotte e di crude in giro per il web) in self con Amazon (già, che credeva, che Amazon fosse un EAP?) ma poi dileggia il self e in particolare questa autrice andandola anche a colpire nella vita privata, dandole della bugiarda e insinuando che non non viva nemmeno in America. Salvo poi fare vigliaccamente marcia indietro, dopo che ha ricevuto dei commenti batosta, e dire che voleva promuovere il libro.
    La blogger in questione ha un bellissimo viso, posto di retro e in basso.
    Silvano, lettore fra gli altri libri anche di quelli della signora Nardi (che non conosce di persona ma si sente di difendere da questo circo mediatico di stronzi).

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    1. Beh, per essere un circo in effetti mancava solo il pagliaccio...

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    2. Appunto, tu che ci fai qui? Dovresti essere al circo.

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  27. Mi auguro che nessuno dia seguito a questa piega stupida della discussione.
    Diamo valore e importanza agli argomenti validi di confronto.
    Grazie.

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