Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 29 gennaio 2015

CIAK SI GIRA (Parte 2)

COME NASCE UN FILM






La scorsa settimana ho voluto raccontare un'"esperienza cinematografica" vissuta qualche anno fa, quando, con molto entusiasmo e un'idea vincente, ho realizzato un cortometraggio in una scuola primaria, che ha emozionato il pubblico prima che divertire i suoi protagonisti. Se vi siete persi l'articolo precedente tornate a dargli un’occhiata: http://trentunodicembre.blogspot.it/2015/01/ciak-si-gira-la-realizzazione.html. Capirete che un progetto può prendere forma e concretizzarsi con un po' di buona volontà e la voglia di mettersi in gioco.

Mi ero ripromessa di dare seguito a quel post completandolo con qualche nozione tecnica su come si costruisce un cortometraggio, anche qui senza pensare di dare spiegazioni professionali, visto che altre sono le mie competenze. E lo faccio volentieri ricordando il primo incontro in quella quinta classe di scuola primaria, quando io e le mie due colleghe-amiche entrammo con i nostri strumenti di lavoro e le nostre carpette contenenti il materiale scritto, per spiegare ai ragazzi cosa avremmo fatto e le ragioni del nostro progetto.

Sembra facile avere a che fare con dei bambini di 10 anni, perché erroneamente si ritiene che con loro il dialogo sia più semplice; in realtà è proprio la semplicità a mettere in crisi: argomenti complessi o concetti forbiti devono essere smussati, chiariti con un linguaggio povero di costrutti sintattici ma che conservi comunque la sua efficacia esplicativa.

Il compito di intervenire sul piano per così dire didattico del progetto è toccato alla mia collega psicologa, che ha spiegato alla classe di "attori" cosa significhi "mafia", testando la loro conoscenza di questo fenomeno, il loro approccio, la loro familiarità con concetti quali "prepotenza", "ricatto", "prevaricazione" e infine introducendo le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
All'altra mia collega, maestra d'arte, è toccato il compito di illustrare il piano del progetto.
A me, invece, quello di raccontare… COME NASCE UN FILM.

Dietro la mia spiegazione da dilettante si nasconde il mio personale interesse verso un settore che avrei voluto approfondire in gioventù, ma che si è fermato allo stadio di mero hobby, senza essere cioè diventato obiettivo di studi. 
Riferire a dei bambini attenti e curiosi il risultato del mio approfondimento effettuato per quell’occasione non ha fatto che aggiungere valore alla mia taciuta passione.

Bene, ragazzi, gireremo un film insieme, dovrete recitare dei ruoli, imparare a memoria delle battute, ma sapete come funziona un’industria cinematografica?
Un coro di voci: “Nooo”
“Sono qui per spiegarvelo. Siete curiosi?
Un coro di voci: “Siii”

E la mia spiegazione ebbe inizio:

Un FILM è il prodotto cinematografico formato da una sequenza di immagini, incise su una striscia di cellulosa, chiamata "pellicola". Quelle immagini in sequenza sono chiamate “fotogrammi”. Sapete cosa accade durante la proiezione della pellicola? Accade che quei fotogrammi vengono proiettati ad una tale velocità che il nostro occhio percepisce le immagini in movimento: la velocità standard di proiezione è di 24 fotogrammi al secondo.

La pellicola, nel linguaggio cinematografico, è detta anche "metraggio", per cui a seconda della sua lunghezza (determinata dalla durata) esistono il LUNGOMETRAGGIO, se la durata è di minimo 60/70 minuti ed il CORTOMETRAGGIO (o "CORTO") se non supera i 30 minuti.

Noi, insieme, realizzeremo un cortometraggio della durata di circa 10 minuti.

Un film nasce dall’unione di tante attività, perché il prodotto finito, il film vero e proprio, è unico, ma dietro c’è un grande lavoro, svolto da tante persone, in tempi diversi. Cosa accade, dunque, “dietro le quinte” di un film?

La realizzazione di un film si articola in 3 fasi:

1) la PRE-PRODUZIONE
2) la LAVORAZIONE
3) la POST-PRODUZIONE

La PRE-PRODUZIONE è una fase preparatoria. Normalmente apparecchiamo la tavola prima di mangiare; ci alleniamo prima di sostenere una gara. Così anche un film va “preparato”: ci sono, cioè, delle attività preliminari che sono indispensabili per realizzare un film.

Innanzitutto, il film racconta una storia. Quella storia nasce da un’idea. Questa idea, sviluppata ed ampliata, diventa SOGGETTO. Chi sono i protagonisti della vicenda? Dove si svolge la vicenda? Quando si svolge la vicenda? Ecco tutto questo ce lo dice, appunto, il “soggetto”.



Esso contiene la trama a grandi linee del film; per la sua stesura si usa il presente indicativo e la terza persona singolare e, in alto, a sinistra, il foglio deve riportare le seguenti diciture: TITOLO, DURATA, GENERE, AUTORE.
Se il soggetto ci dà un’idea generale di ciò che il film racconterà, una trama più particolareggiata e descrittiva si trova nel cosiddetto TRATTAMENTO, dove viene approfondito il soggetto in chiave narrativa; sembra quasi di leggere un racconto, in cui vengono sviluppate le caratteristiche dei personaggi, vengono descritti meglio i luoghi ed abbozzati i dialoghi. Il trattamento rende più semplice la stesura successiva della sceneggiatura.
Entriamo nel vivo della produzione di un film.

 La storia, suddivisa in scene e descritta nel dettaglio, diventa SCENEGGIATURA. In essa alla descrizione di ciò "che si vede" si accompagna la trascrizione di ciò "che si sente", per cui all'elaborazione della scena con specificazione dei luoghi e del tempo in cui l'azione si svolge, si aggiunge la trattazione delle "battute", cioè delle frasi recitate dagli attori.

Sapevate che esistono due metodi per scrivere una sceneggiatura?

Uno, "all’italiana", prevede la suddivisione in due colonne del foglio: in quella di sinistra si scrive ciò che “si vede”, cioè viene descritta la scena; in quella di destra ciò che “si sente”, cioè le battute degli attori e i suoni.
La sceneggiatura "all'americana" (quella più diffusa) non prevede alcuna suddivisione. La descrizione dell’azione si scrive lungo il rigo, mentre le battute del personaggio sono scritte al centro.

Per la nostra sceneggiatura adotteremo quest’ultimo metodo.

Lo schema prevede un'intestazione comprendente il numero (progressivo) di scena, l'indicazione spaziale (se stiamo girando una scena all'interno o all'esterno); l'indicazione del set (l'ambiente dove si svolge l'azione); l'indicazione temporale (se è giorno, notte...). E poi una sommaria descrizione dell’ambiente, dei personaggi, delle azioni. 

Le battute degli attori sono scritte in un testo chiamato "copione". Gli attori ne prendono visione, lo studiano, lo imparano a memoria e lo fanno immedesimandosi nel ruolo che devono  interpretare.

La fase della pre-produzione prevede anche l'allestimento del set ed il CASTING, cioè la selezione degli attori. Noi sceglieremo un piccolo Giovanni Falcone, un piccolo Paolo Borsellino e poi ci serviranno le sorelle di Giovanni; Agnese, fidanzata di Paolo; Tommaso, bullo della classe; P.dre Giacinto, direttore dell'Oratorio, ecc.

Conclusasi la fase della pre-produzione, si apre una nuova fase, quella della LAVORAZIONE vera e propria. Durante la “lavorazione” di un film vengono effettuati i sopralluoghi, che servono per verificare se i luoghi scelti sono idonei alle condizioni di ripresa. 
Vengono realizzati i costumi di scena (in seguito alla scelta di stili ed abiti coerenti con il periodo cui si riferisce la vicenda): vi porteremo indietro nel tempo, agli anni 50, a quei tempi gli studenti portavano i grembiuli con il fiocco e non scrivevano su moderne lavagne magnetiche bensì su lavagne di legno girevoli. Dobbiamo recapitare questo materiale, chiederemo alle mamme di aiutarci.
Avremo bisogno di un'equipe di esperti che si occuperà della scenografia, perché per girare un film è necessario l'allestimento di nuovi ambienti o la modifica e l'arredamento di quelli già esistenti.

Finalmente è tempo di iniziare le riprese. 

La creazione di un film richiede la coordinazione di un gruppo di persone che svolgono ruoli diversi.
Questo gruppo di persone si chiama "troupe" e ne fa parte, in primo luogo, il REGISTA, protagonista assoluto del set. Il regista fa tutto: dirige, dà consigli, decide l'inquadratura, quanto deve durare una sequenza; dev'essere bravo perché è da lui che dipende la riuscita di un buon film.
Ma il regista non fa nulla da solo, ha bisogno di un operatore di macchina, chiamato CAMERAMAN, cioè di colui che materialmente si occupa delle riprese delle scene ed è collaborato da un DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA che compone l'inquadratura, dispone le luci, controlla i movimenti della macchina da presa.

Per le nostre riprese avremo bisogno di telecamere, macchine fotografiche e di un oggetto conosciutissimo che si chiama tecnicamente "clapboard": una tavoletta su cui sono riportati tutti i dati della scena in fase di ripresa. Essa ha nella parte superiore un'asticella mobile che produce un rumore caratteristico, il "Ciak", appunto, che servirà durante il montaggio per identificare esattamente il fotogramma sul quale si devono effettuare tagli ed eventuali modifiche.
Ne abbiamo creato uno usando una piccola lavagnetta e vedrete, che meraviglia!
(La meraviglia e quattro risate ci sono state davvero quando abbiamo mostrato il nostro "Ciak si gira" artigianale! A dirla tutta ci siamo attrezzate anche con un "dolly" super artigianale, un carrello ottenuto avvitando quattro rotelle ai lati di una tavola di legno: di grande effetto!)

Per concludere, l'ultima fase della produzione cinematografica è quella della POST-PRODUZIONE
Fatte le riprese, qualcuno deve mettere ordine al caos di immagini e scene: il film così com’è è pieno di cose da aggiustare, parti da eliminare; dunque si effettua il MONTAGGIO, viene, cioè, visionato tutto il "girato" ed effettuati i tagli della ripresa necessari per comporre la storia secondo lo schema previsto nella sceneggiatura. La colonna sonora ha un ruolo importante e questo è il momento di inserirla: serve per sottolineare dei particolari momenti, per dare forza ad una scena, per accompagnare lo svolgimento del film.
Al montaggio penseremo noi operatrici. Nel nostro piccolo useremo un programma di video-editing, ma ovviamente le tecniche e gli strumenti usati sono ben più complessi ed elaborati.

Allora, siete pronti per questa avventura?

Un coro di voci ha risposto “siii” e la nostra avventura nel mondo cinematografico è davvero partita dal febbrile entusiasmo di quei bambini che non vedevano l’ora di calarsi ognuno nei propri ruoli: c’erano il fotografo, il gobbista, il cronometrista, il ciacchista e naturalmente gli attori, i disegnatori (per lo storyboard), l’aiuto-regista, i costumisti, ma soprattutto c’erano i sorrisi di quei bambini, il loro impegno, la loro serietà, l’eccitazione durante la registrazione delle scene.
Quante prove, quante risate, quanta fatica!



E poi, il 19 maggio, il grande giorno, quello tanto atteso, il momento del “debutto”, della “prima” cinematografica in un’Aula Magna (diventata per l’occasione un cinema) gremita di persone, alla presenza di illustri personalità: il sindaco della città, un magistrato, un giudice del Tribunale dei Minori, i rappresentanti della Scorta Civica, che siamo riusciti a commuovere.

E' il momento di goderci lo spettacolo e di raccogliere gli applausi.

Calano le luci.

Silenzio in sala.

Inizia la proiezione!









2 commenti:

  1. È più di un post questo: è quasi un testo su come realizzare un film. Ora devi però raccontarci (anche se ci fossi solo io a leggere) come i tuoi piccoli attori hanno vissuto l'esperienza del set. Qualche aneddoto devi svelarcelo.
    Inoltre, mi hai fatto venire in mente un film di Alan Parker, Piccoli gangster, interamente interpretato da bambini.

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  2. Ti farei visionare il film, se potessi! Forse ancora di più il backstage.
    Sai, mi è piaciuto raccontare questa esperienza, perché è stata davvero incredibile. E i bambini sono stati straordinari! Forse metto insieme qualche fotogramma e ne realizzo un post- appendice. Grazie, per avere apprezzato il lavoro e per avere manifestato il tuo interesse!

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