Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

mercoledì 14 gennaio 2015

Il blocco dello scrittore

“Il blocco dello scrittore”
(Svanito il pensiero, spento il ricordo, linea piatta, monitor bianco)



Sono le 6,00 del mattino! Dalla finestra ancora nessun accenno al primo albeggiare. Il buio avvolge forme e cose ed io, seduta ancora davanti al pc, non so come continuare la storia. La mia mente è una folla di pensieri, dove tutto è gestito da un imperante caos: figure definite, altre che cercano un'identità, vie strette percorribili dalla fantasia e lunghe strade vuote di contenuti. Devo portare avanti un progetto e le mille scuse che mi cerco mi proiettano sempre più lontano da esso, perché è da un po' di tempo, ormai, che non riesco a trovare stimoli e nuove idee per scrivere ancora.
Ho quasi paura a dare un nome a questa mia attuale, frustrante condizione; ne ho sentito parlare, ne hanno scritto in molti e adesso che anch'io sto attraversando la valle oscura del cosiddetto "blocco dello scrittore", sento ancora di più il peso di essere una che scrive cose che non sa più dire. 
Ho ripreso brani lasciati a metà, ascoltato musica, letto libri, ho cercato conforto nella condivisione con altri scrittori affetti da questa stessa "patologia", ma l'inconsapevole stop mentale, che mette un freno ai pensieri, che non li fa passare oltre la cortina delle possibilità e chiude tutte le vie di accesso per lasciare al cervello il tempo di consumarsi dietro all'idea di un fallimento, mi perseguita.
Che faccio, dunque? Adesso so che il vuoto cosmico esiste e non è solo un concetto astronomico, è una sensazione che annulla qualunque iniziativa; l'intraprendenza letteraria lascia il posto all'indolenza mentale e tutto si spegne nell'insofferenza del linguaggio che non riconosco più, delle parole che si fanno sfuggenti o si svuotano divenendo inconsistenti come nuvole. Aspetta Cassiopea, il mio nuovo incipit era così promettente! Non ti nascondere, non lasciarmi qui con la tua storia scritta a metà!
Vorrei poter descrivere esattamente ciò che la mia mente vede. Allora ci provo, mi siedo al computer e mi scaldo le mani: forza, bella, vieni fuori! Ispirazione, musa della scrittura, vieni a me! 
Cassiopea splendeva nel cielo e la luna guardava i figli della notte banchettare sul pianeta terra…”
...Puff! Svanito il pensiero, spento il ricordo, linea piatta e monitor bianco.

Esattamente di cosa hai paura? È solo un gioco, scrivere è un gioco che coinvolge cervello e sensi, perché tutto ciò che risiede nell’uno passa attraverso gli altri per venire fuori: mani che afferrano un foglio e una penna o rapide dita che corrono su una tastiera. E la mente un monitor sempre acceso.
Ma questo "blocco" è una trappola pervicace, che non si limita a mettere in standby i pensieri, li annoda e li lascia cadere nel mare della quotidianità dove annegano senza via di scampo.
Mi sveglio con la voglia matta di scrivere, ho anche degli appunti che intendo sviluppare, ma accidenti! il lavoro rivendica la sua priorità e devo comunque osservare una scaletta di cose spesso inutili da gestire con orari e scadenze. E perché quando scrivo, non so incastrarmi dentro questa scaletta? Perché anche questo aspetto andrebbe curato: la giusta organizzazione nell'esercizio delle mansioni giornaliere, ritagliarsi uno spazio nell'arco della giornata da dedicare solo alla scrittura senza distrazioni legate agli scrupoli su ciò che non posso o non arrivo a fare.
E poi cos'è questo non sapersi raccontare, questo indossare sempre abiti comodi per soddisfare insicurezze coltivate negli anni!
Lascia che i personaggi delle tue storie si esprimano nella veste che hai loro confezionato, con tutti i peccati pensati e i limiti di cui sono capaci.
Lasciati trascinare dentro la storia che la tua mente crea, senza catene, senza vincoli emotivi…
Mi è bastato fare un sogno questa notte, ritrovare lì, intatti, tutti i miei desideri inespressi, mi è bastato averla ancora davanti agli occhi, la persona responsabile della mia insonnia, per capire che poco è stato ancora raccontato e molto aspetta ancora di essere detto, su un passato che il tempo non rimuove, su treni persi per sempre e fughe da realtà scomode, su una vita di rimpianti che adesso scalpita per ritrovare la serenità cui per anni ha rinunciato.

Sono le 7,30, adesso. Dalla finestra entra una luce prepotente ed io, seduta sempre davanti al pc, forse trovo una via per rompere il silenzio della mia mente. Con mano ferma e idee chiare avvicino le dita alla tastiera, scrivo, mi sfogo e sono sicura di avere fatto un blando tentativo per oleare gli ingranaggi del mio cervello.
Cassiopea non può più sorridermi alta, nella notte buia, ma in compenso detta lentamente il flusso di parole cui spero di aggrapparmi per riscrivere la mia storia, partendo dall’inizio:

“Cassiopea splende nel cielo e la luna guarda i figli della notte banchettare sul pianeta terra: si festeggia la chiusura della stagione dei sogni, le stelle salutano dall'alto e il vento soffia leggero, morbida carezza sui rami spogli degli alberi.
La città chiusa nel suo silenzio, il buio complice di echi solitari ed un cuore errante per le strade della vita in cerca di un rifugio. Chiama ma nessuno è in ascolto, l'indifferenza sovrana in un mondo reso anonimo dal vuoto di ogni cosa.
Cassiopea rimane fulgida nel cielo tutta la notte mentre la luna chiama in ritiro le stelle, ancelle consacrate al servizio del suo splendore notturno. Dall'alto di una terrazza osservo e rifletto, ho riconosciuto quel cuore solitario e ramingo nel silenzio di strade desolate, sentieri di una vita senza nome: la mia”.

3 commenti:

  1. Ciao! Conosco la situazione, anche se il mio blocco dello scrittore si esprime nel non tentare di scrivere, e non nel mettermi davanti alla pagina bianca per provarci inutilmente. Evito di farlo, perché nel mio caso peggiora le cose. Hai provato a ragionare sulle idee lontana dalla scrivania, mentre fai altro? E' un buon modo per fare finta di niente e attirare Cassiopea nella trappola... ;)

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  2. Grazie, Grazia (suona male?) per il consiglio.
    Stasera proverò a beccarla mentre aspetto che si cuocia la minestra, devo chiederle molte cose e lo farò lontana dal computer! ;)

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    1. E' fatta! (Al Grazie, Grazia sono abituata...;))

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