Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

giovedì 17 settembre 2015

C'era una volta... (gli adulti e le fiabe)


C'era una volta...
una madre che leggeva al figlio le fiabe per farlo addormentare e un padre che gli raccontava di quando da bambino anche lui amava i racconti di castelli, maghi e incantesimi.

Ma da adulti vi è mai capitato di apprezzare il mondo delle favole? di percepirne il valore, di analizzarne il significato profondo e di non pensare che averne una sotto gli occhi sia una perdita di tempo, accettabile solo per amore di figli in tenera età? Perché le storielle con animali dotati di parola, streghe, orchi, fate, folletti, re e principesse sono il regno per eccellenza della fantasia e di fantasia si nutrono soprattutto i bambini.

Non credo sia così!

Le fiabe, come le favole, possono essere una lettura piacevole anche per un adulto, perché esse non necessariamente riportano alla nostalgia di momenti infantili, ma inducono a fare riflessioni interessanti su temi spesso di grande attualità. Ce lo insegnano Carlo Collodi, che attraverso la figura di Pinocchio ci mostra il percorso dell'individuo alle prese con tentazioni e responsabilità, Lewis Carrol, che ci porta nel "paese delle meraviglie" insieme ad Alice, protagonista di avventure surreali dal significato profondo, Luis Sepulveda, che ci illustra l'amicizia nella "Trilogia" a essa dedicata e Italo Calvino, beh, il suo rapporto con il genere fiabesco è noto a tutti e da sempre è  il suo punto di forza.

Quello che negli ultimi tempi ho notato, traendo spunto dall'esperienza personale, è il rapporto poco usuale fra il lettore adulto e questo mondo favolistico: immersi come siamo nelle letture impegnate, sia che si tratti di narrativa contemporanea sia di letteratura classica, spesso snobbiamo quelle brevi trattazioni che dietro il racconto di miti o gesta leggendarie trasmettono messaggi validi in ogni tempo.
Calvino rappresenta bene questa trasmigrazione di idee e immagini, a testimonianza della continuità di un desiderio infantile di fantasia che non si spegne nemmeno agli occhi di un adulto e lo fa in un saggio con un titolo che è un chiaro manifesto del suo intento. Il libro si chiama, infatti, "Sulla fiaba" perché in esso il grande scrittore italiano analizza con attenzione e puntualità tutte le dinamiche a essa legate: struttura, stile, ritmo, logica e spiega l'iter che lo porterà a raccogliere in un corposo volume duecento fiabe italiane (alcune fedelmente riprodotte, altre da lui ritoccate o riadattate) di diversa provenienza.

La fiaba è un popolo che cammina nel tempo, una tradizione che si tramanda fin dall'alba dei tempi, scivolando di parola in parola, sulle spalle di adulti che raccontano le loro storie ai bambini e di bambini che un giorno faranno la stessa cosa quando saranno adulti.
Ciò che più mi affascina nella fiaba popolare è l'idea che sulla base di uno schema fatto di elementi che si ripetono (conoscete il linguista russo Vladimir Propp?) si costruiscano combinazioni infinite dove un dettaglio viene rielaborato, una versione riadattata, un personaggio rinominato semplicemente in relazione alla voce di chi racconta, in che periodo la racconta e da quale luogo la racconta.

Quando ero bambina e avevo la febbre chiedevo sempre a mia madre di raccontarmi una fiaba; allora lei si sedeva accanto al mio letto, mi portava una fetta di pane con la Nutella (anch'essa simbolo di una tradizione che si rinnova negli anni!) e io mi gustavo quella delizia con un vassoio sulle gambe e le orecchie tese all'ascolto del racconto fantastico da lei scelto. 

Nella libreria della mia stanza tenevo le fiabe di Andersen e quelle di Perrault e poi ero innamorata delle edizioni vecchissime di due storie: "Carlotta intorno al mondo" e "Giacomino e il fagiolo", che conservo ancora adesso con una cura quasi maniacale.
La mia fiaba preferita era "Cenerentola": quanti sogni! Il vestito favoloso della festa da ballo, le scarpette di vetro, la zucca trasformata in carrozza e il principe azzurro, la rivalsa sulla matrigna cattiva e le sorellastre brutte e antipatiche.
(Che poi ho scoperto, solo leggendo il libro di Calvino, che la versione della fiaba dei fratelli Grimm risulta più truculenta, con crudeli mutilazioni delle sorellastre, rispetto al riadattamento fatto dal francese Perrault, in cui essa ci è stata, poi, tramandata).

Ho raccontato fiabe ai miei figli per anni, prelevando le storie dal vecchio repertorio e attingendo spesso da un'edizione recente dei fratelli Grimm, e poi, negli anni, sono approdata a Gianni Rodari, che in "Favole al telefono" si diverte a creare situazioni paradossali che tanto ci hanno fatto sorridere. 
Ecco, il punto è proprio questo: l'adulto legge la fiaba per intrattenere i più piccoli, ma poi rimane coinvolto egli stesso e dentro le malie di magie e incantesimi, sogni e paure, difficoltà e lieto fine sperimenta quel processo inconscio di immedesimazione che non ha età.
"Il piccolo principe" di Antoine De Saint-Exupery non è forse l'emblema di questo mio assunto?

E voi, che rapporto avete con il genere favolistico?
Sareste capaci di scrivere una storia che contenga tutti gli elementi di una favola con il linguaggio semplice dei bambini, ma l'intento di rivolgervi anche agli adulti?







35 commenti:

  1. "Il piccolo principe" era la "fiaba per adulti" che avevo in mente mentre leggevo, sono contenta che tu l'abbia citata. Ne posso citare altre, fra cui "il gabbiano Jonathan Livingstone" e "nessun luogo è lontano" di Bach, oppure "la gabbianella e il gatto". Sono storie più moderne di quelle che tu hai citato, e secondo me alla portata di tutti perché insegnano molto.
    Io non leggo più fiabe. La mia unica fuga nel fantasy è One Piece! ;)

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    1. La gabbianella e il gatto fa parte della trilogia citata di Sepulveda: e hai letto anche "storia di un gatto e del topo che diventò suo amico" o "storia della lumaca che scopri l'importanza della lentezza"?
      Quest'estate ho letto anche una fiaba di Dominique Valton molto carina: "Il diario di Didine". io, invece, sto riapprrezzando il sapore delle fiabe.

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    2. Non ricordavo che la gabbianella e il gatto fosse parte di una trilogia, e sono contenta di averlo scoperto. Non ho letto però gli altri due volumi. :)

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  2. Un rapporto non buono a dire il vero. Con la notevole eccezione di "Alice nel paese delle meraviglia" e "Attraverso lo specchio", che adoro, in genere non sono molto attratto dalle fiabe o dai libri per ragazzi in genere a sfondo fiabesco. I libri letti da ragazzo che ho maggiormente apprezzato sono quelli a sfondo realistico, come "Il cucciolo". Posso apprezzare maggiormente le trasposizioni cinematografiche, specialmente quelle della Disney.

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    1. E chissà che scorpacciata di film di animazione ti sarai fatto con la prole ancora in età da fiabe!
      (Io credo di ricordare ancora a memoria i dialoghi de "Il re Leone" e di Nemo:" zitto e nuota, nuota e nuota")

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    2. Tanti davvero. Ma ammetto che i cartoni animati piacciono un po' anche a me ;-)

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  3. Ormai faccio fatica a leggerle, però a volte mi piace scriverle: Rodari (con la sua "grammatica") è un grande aiuto nel pensare e approcciare un certo tipo di linguaggio.

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    1. Io ti vedo molto scrittore di fiabe e non so bene nemmeno il perché!
      Sarà il tuo cappello da cantastorie! :)

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  4. Marina, tu non puoi capire quanto mi ha reso felice questo post! Se leggo le fiabe??! Maccertochessì! Sia la versione originale che quella rimaneggiata in chiave noir. Non si dovrebbe smettere mai di leggerle. :)
    Quanto a scriverle… non saprei da che parte farmi. Sigh.

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    1. Se vuoi il "noir" delle fiabe classiche i fratelli Grimm sono imbattibili!
      Io me ne inventavo tante quando i miei figli erano piccoli, loro si divertivano un sacco: vorrei mettere per iscritto la storia di Obarso, l'orso scomparso, ma credo di non averne più le capacità! :)

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  5. Il mio è un rapporto tormentato :D Ne ho scritte alcune, ma immancabilmente tendono a fondersi con altri generi... con le mie bimbe invece ne ho scoperte alcune molto interessanti. Ti linko al mio nick un video che spero ti farà sorridere :-)

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    1. Oh oh, ma è STUPENDO!

      DOVETE VEDERLO TUTTI!
      (Tuo figlio è dolcissimissimissimo!)

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    2. Che dolcezza questo video.

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  6. quando i miei figli erano piccoli scrivevo fiabe per oro. Ora scrivo fiabe per trovarmi in un mondo bello, allegro,fantastico, misterioso dove qualunque oggetto si anima, ma questo lo faccio solo quando il mondo reale è troppo pesante...scusa se sono fuori "tema" con il tuo post

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    1. Non sei fuori tema, anzi! È bello vivere dentro la fantasia, qualunque forma essa abbia; è importante sognare, come lo è scrivere affidando tutto all'immaginazione.
      Continua a raccontarti bellissime fiabe, nel tuo azzurro cielo! :)

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  7. Cenerentola è anche la mia fiaba preferita. Nella mia vita e nel mio blog le fiabe occupano un posto importante e mi piace molto tradurle dall'Inglese.
    Ho fatto in passato alcuni tentativi di scrittura di fiabe gotiche, ma i risultati mi hanno deluso e alla fine ho rinunciato.
    Ciao e buon proseguimento di lista ;)

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    1. Fiabe gotiche modello Tim Burton?
      Qualche anno fa ricordo di avere visto con i miei figli un cartone animato dai risvolti horror, per me fantastico, per i miei figli un po' meno (non hanno dormito per una settimana!): "A Christmas Carol" tratto dal classico di Dickens "Canto di Natale". Lo conosci? Se no, vedilo, è molto bello!

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    2. Non proprio stile Tim Burton. Avevano un impianto più vicino alla fiaba classica. Ho anche tentato di recuperarle per il blog a un certo punto ma non c'è stato modo. Man mano che revisionavo spariva tutto e il risultato finale era "I racconti invisibili".
      Uhm... di cartoni animati di solito mi piacciono solo i vecchi Disney, ma farò un tentativo.

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    3. P.S. L'eccezione è "Nightmare Before Christmas". Ma lì c'è un personaggio che mi intriga molto, Sally, e una fantastica canzone. Sally's song appunto.

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    4. Fantastica Amy Lee, voce del gruppo Evanescence! Una canzone davvero molto bella! Allora non ti piacciono solo Battisti e Morandi :P

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    5. Ahahah! Stai parlando con uno che ha composto anche dei brani di musica classica contemporanea... no, diciamo che i miei orizzonti musicali sono molto ampi :P

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  8. Le fiabe le ho sempre considerato come le parabole del Vangelo, un modo semplice per trasmettere una grande verità, una morale, un profondo insegnamento. Anche da bambina le prendevo molto seriamente. Non avevo una favola preferita, anche se ho amato molto Pinocchio, mi commuovevo sempre fino alle lacrime quando il burattino diventava un bambino in carne e ossa e Geppetto esultava di gioia. Poi mi piacciono un sacco le favole con gli animali, ho adorato La gabbianella e il gatto. Ecco scriverle non so, non mi sono mai cimentata, chissà. ;-)

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    1. Secondo me scrivere fiabe è difficile: con un linguaggio accessibile ai bambini devi riuscire ad affascinare anche il lettore adulto. E neanch'io, che scrivo in modo complicato (un difetto che riconosco nella mia scrittura) so se saprei scrivere fiabe; però mi piacerebbe!

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  9. Visto che hai citato Propp mi costringi ad intervenire :)
    Chi ha la curiosità di leggere "Morfologia della Fiaba" dello studioso russo, si renderà subito conto di quanto per nulla semplice sia la fiaba, di come vi sia una struttura e dei motivi ben delineati, con delle regole che sono state linguisticamente coperte da secoli di trasmissione orale del racconto. Se poi avete anche la forza di leggere "Le radici storiche dei racconti di magia"... vi assicuro che la vostra personale visione del mondo bellissimo delle fiabe ne risentirà moltissimo: qualsiasi fiaba nasconde profonde verità che appartengono alla primitiva comunità che le ha generate, quindi lasciare qui un commento esaustivo è praticamente impossibile. Ma per capire l'enorme importanza della Fiaba e di tutto il mondo che ci gira attorno, basta ricordare che il lavoro dei fratelli Grimm ha contribuito non poco alla nascita dello spirito nazionale del popolo tedesco. Un'altro libro interessante che apre gli occhi e la mente del lettore sulle fiabe, è il bellissimo libro di Giuseppe Cocchiara "Storia del folklore in europa"... accidenti mi rende conto di avere esagerato un pochino ;) quindi buona rilettura di fiabe a tutti.

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    1. Espertissimo in materia! Utili i tuoi consigli di lettura; io ho scoperto l'importanza e il valore delle fiabe leggendo "Sulla fiaba" di Calvino citato nel post. È stato come entrare in un mondo a me sconosciuto, l'indagine folkloristica effettuata per ogni regione, le peculiarità legate ai vari dialetti, non pensavo davvero che esistesse tutto uno studio dietro la fiaba e tu con i titoli segnalati me lo stai confermando. Hai detto bene: rileggiamo le fiabe con qualche cognizione in più!
      (Su Propp avevo invece condotto un approfondimento qualche anno fa, sulla base di una curiosità personale).

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    2. Mi inserisco qui per raccontare che le fiabe, in origine, erano molto più oscure della versione edulcorata/disneyana che ne abbiamo oggi. Barbablù pare fosse un serial killer francese vissuto nella guerra dei cent'anni!
      Io ho uno zio che quando eravamo bambini, raccontava a me e ai cuginetti una fiaba russa "Ivan Bovino". Era una di quelle fiabe russe che se non contiene tutte le funzioni di Propp poco ci manca, in cui il sangue scorre a vagante. Lui era bravissimo a raccontarla, ci terrorizzava, ma ne eravamo anche deliziati. Per certi versi ci ha fatto vivere la fiaba com'era in origine: un rito di passaggio, il primo incontro con la paura e la narrazione del pericolo.

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    3. Mi hai ricordato che io avevo il terrore di Barbablù: nel libro era disegnato con una barbona folta e gli occhi stretti e lunghi. Ne avevo paura. Secondo me anche il narratore ha un ruolo fondamentale nella suggestione provocata dalla lettura delle fiabe: mia madre era fantastica, rallentava per creare suspense oppure faceva le vocine.
      Ora che ci penso, i miei figli non sono mai riusciti a vedere Biancaneve: la strega li impressionava troppo.

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  10. Ho scritto qualche fiaba di getto, senza pensare a proporla in giro, né a pormi troppe domande sui suoi meccanismi. E' comunque un settore affascinante, che ho avuto modo di apprezzare crescendo mio figlio. Rispetto a quarant'anni fa, ci sono in circolazione fiabe bellissime e originali, nate da culture diverse e illustrate da veri maestri. Ti dirò, vedere una mia storia illustrata è uno dei miei sogni nel cassetto (ma non trabocca mai, 'sto cassetto?). ;)

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    1. Anch'io ne sono affascinata e mi piacerebbe scriverle, ma il mio linguaggio non si presta, dovrei lavorare molto su quello, più che sulle idee che non mi mancano.
      Il cassetto dei sogni è come la borsa di Mary Poppins! :)

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  11. Mi accorgo solo ora che è sparito il commento che avevo scritto qualche giorno fa! In questo periodo ho un brutto rapporto con il web... Ok, provo a ricostruire quello che avevo scritto.
    Qualche anno fa mi è capitato di leggere un romanzo-favola di Neil Gaimann (ora non ricordo il titolo) e di essere rimasta molto colpita da come un'atmosfera come quella delle favole possa lasciare un'impressione diversa da adulti, ma se possibile si possa apprezzare ancora di più per la sua immediatezza. In effetti non mi capita mai di leggere le favole, ma riconosco che sarebbe un grande piacere.
    A scriverne però non ho mai provato, temo di non esserne in grado.
    Mi è venuto anche da domandarmi: qual è la differenza tra un libro fantastico e una favola? Il romanzo di cui parlavo prima lo definirei più una favola, ma se devo dire perché... non ne ho idea. Tu cosa ne pensi? Cosa distingue una favola?

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    1. Neil Gaiman non è l'autore del romanzo "Coraline" da cui è stato tratto un film di animazione? (ti riferivi a questo?).
      Lo sai, all'inizio, ho avuto anch'io la percezione che una fiaba potesse essere associata a un racconto fantastico, in fondo gli elementi sono assimilabili, però, approfondendo la cosa penso che i presupposti e le finalità siano differenti. Intanto è certo che fiaba e favola siano due cose diverse, sebbene si tenda a usare entrambi i vocaboli con significato analogo: la favola è un componimento breve che ha per protagonisti, in genere, esseri inanimati o animali parlanti e ha una morale finale (pensa alle favolette di Esopo o Fedro); la fiaba è un racconto allegorico dove dietro figure fantastiche impersonate da streghe, maghi e folletti si celano vizi e virtù che si vogliono smascherare o esorcizzare: cattiveria, invidia, bontà. Nel racconto fantastico il protagonista viene a contatto con situazioni irreali, vive esperienze paradossali che lo portano fuori dalla propria realtà, ma non sempre c'è una spiegazione razionale degli eventi e non sempre c'è quel percorso che parte da una situazione iniziale che poi tergiversa a causa di qualcosa che rompe l'equilibrio per ristabilirsi alla fine, dopo le disavventure affrontate dal protagonista.
      Poi, magari, se c'è un esperto fra noi che passa di qua è può approfondire la cosa è il benvenuto! :)

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    2. Mi sembra una buona distinzione. Inoltre, credo anche io che tener conto delle finalità di una storia sia importante per fare questa differenziazione.
      Ho fatto mente locale, il romanzo di Gaiman a cui mi riferivo è "Sturdust". Mi è rimasta dentro l'impressione della favola forse anche per le atmosfere scintillanti e l'età dei protagonisti.

      PS Oggi o al massimo domani ti scrivo per quell'altra faccenda :)

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  12. Con calma devo leggere questo post.

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