Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 8 settembre 2015

L'evoluzione della propria scrittura (un mondo in continuo divenire)



Iniziare a scrivere.
Perché?
In genere lo scrittore racconta che scrive fin da quando era bambino, magari ha seguito le orme di un genitore o di un parente letterato, un po' come il grande sportivo che vanta sempre qualcuno in famiglia che lo ha preceduto nella stessa disciplina. Allora si direbbe che chi ama scrivere ha una molecola nel DNA che inevitabilmente segnerà il suo destino?
No, non è detto. 

La passione per la scrittura può insorgere grazie all'amore trasmesso da un insegnante a scuola oppure essere la costola di un'analoga passione per la lettura che offre migliaia di spunti per invogliare a tenere una penna in mano.
Ma il perché, alla fine non è importante, poiché ciò che conta veramente è il momento in cui tutto ha inizio, il momento in cui decidiamo che scrivere per noi significa qualcosa, che scrivere è il modo in cui meglio ci esprimiamo, quello in cui riusciamo a spalancare le porte di mondi rivisitati, tratti dalla realtà o immaginari, frutto della fantasia.

Mio nonno era insegnante di lettere al Liceo Classico, artista e poeta, un uomo eclettico, che dimostrava e testimoniava i suoi molteplici interessi attraverso una ricca biblioteca che io adoravo, in casa sua: in ogni parete della stanza imperava una scaffalatura in legno realizzata su misura, che arrivava al tetto ed era piena di libri di ogni genere, in primis di letteratura con edizioni vecchissime de "La Divina Commedia" (alle quali attingevo quando dovevo fare i commenti ai canti studiati al Liceo), i poeti latini, l'antico Omero e poi i classici di ogni parte del mondo, Kipling, Hemingway, Eliot, Steinbeck, Tolstoj, Dostojeski; monografie (ne ricordo una su Napoleone che volevo leggere, desistendo dopo le prime cento pagine). Andavo a trovarlo e mi chiudevo in quella stanza ripassando i titoli della prima, seconda e terza fila fino ai piani più alti per i quali mi sollevavo sulle punte. Mi imbattevo anche in libri di cucina, persino in enciclopedie sulle razze dei cani. 
Mio nonno era un mito!
Germi della sua creatività sono sparpagliati in tutto il ramo della famiglia di mia madre, io ne io ho ereditato una parte, quella principiale risiede nella scrittura.
Ecco, le origini genetiche delle mie doti artistiche risalgono sicuramente a quell'uomo meraviglioso, che mi ha lasciato il ricordo più bello.

La mia prima, vera, forma di arte scrittoria è nata con questo:


il mio primo diario personale!

Ho continuato a coltivare la passione per lo sfogo intimistico per anni, ma contemporaneamente cresceva in me il desiderio di raccontare qualcosa di esterno rispetto alla mia vita, qualcosa che parlasse per me dentro storie immaginate.
Scrivevo a mano, ovviamente e i miei racconti nascevano sempre dal tentativo di oggettivare le mie esperienze personali.
Eppure, la mia primissima storia camminava sulla fantasia di una bambina di scuola elementare: ero in quarta, forse in quinta, quando scrissi il mio primo "romanzo breve" (quanto mi piaceva definirlo così!) che aveva la copertina di un quaderno verde anni '70 che ho conservato come il "reperto n. 2" (dopo l'agenda di Holly Hobbie), comprovante la mia passione per la scrittura.


Okay, ho pronta la zappa in mano, rivelandovi un piccolo scorcio di quella storia tanto carina che animava i miei pomeriggi, dopo i compiti per casa. 


Ebbene sì, l'ho scritto io: il mio primo "incipit"!

Il mio primo diario, il mio primo contatto con il mondo dei racconti, il mio primo romanzo breve, il mio primo incipit.
I miei primi passi, insomma!
Ho cominciato così!

Quando ho capito che scrivere era un'appendice irrinunciabile delle mie giornate, ho iniziato a meditare progetti più impegnativi: un romanzo era un'impresa in cui tante volte mi imbattevo con la mente, ma mai con i fatti. Forse potevo tentare l'avventura!
E i racconti raccolti in una scatola, scritti su fogli di carta volanti, potevano trovare una collocazione che garantisse loro una maggiore dignità.
Ho almeno una decina di storie avviate, lasciate incompiute per mancanza di idee o di ispirazione: mi sono sempre ripetuta "ora le riprendo, ora provo a portarle avanti, ma nel frattempo sono  cresciuta e certi racconti hanno perso interesse ai miei occhi; le situazioni cambiano, gli stati d'animo si evolvono, niente di quella primordiale ispirazione è rimasta a guidare la mia ansia di scrivere.

Tutto questo mi porta a fare una riflessione: uno scrittore, lungo la propria vita, segue un percorso, una propria storia personale fatta di esempi da imitare, letture illuminanti, prove per misurare le proprie capacità e, in tutta sincerità, penso che nessuna di queste tappe necessarie debba essere rinnegata. Capisco il disagio che possa comportare non riconoscersi più in uno scritto di parecchi anni prima, ma rifiutare l'idea di essere stati autori di cose superate, magari anche brutte è come non riconoscersi più nelle foto di quando si avevano i brufoli, a quattordici anni. 
Anche la scrittura ha una sua "evoluzione", come in ogni campo umano esiste un continuo divenire di idee, atteggiamenti, convinzioni che comporta un inevitabile cambiamento. Il modo di scrivere si evolve in base all'età, alle esperienze, al grado di maturità raggiunto, ma i punti di partenza, le tappe di questa crescita non possono essere cancellati, rappresentano il contenuto che ha nutrito per anni una passione.
(Poi sulla "qualità" della scrittura e degli "scrittori" che diciamo di essere possiamo discutere per ore, essendo le variabili di giudizio varie e molteplici).

Quali sono stati i vostri "esordi"?
Avrete pur cominciato anche voi da qualche parte e io sono curiosa di sapere da dove.

Sereno "outing letterario" a tutti!

49 commenti:

  1. Come c'è scritto nel blog, io ho serenamente iniziato a scrivere un giorno in cui gli "anta" erano già suonati già da un po'. Così. Mai scritto nulla, prima, se non qualche relazione tecnica. A volte roba con un po' di formule ed equazioni. Tutta roba molto soporifera (e a volte pure sbagliata ;) ).
    Ma quanto a scrivere... A scuola mi salvavo con le interrogazioni, ché se fosse stato per i temi! Frasi contorte e pensieri stitici: il peggio che si possa fare.
    Da ragazzetto mi era venuta una specie di idea per un libro, solo che con il senno del poi dovrei dire che era più il copione di un film che un romanzo vero e proprio. Oppure, non so neppure io il perché, una volta provai a scrivere una storia per il concorso di una rivista, romanzando l'incontro dei miei genitori e scrivendolo dal punto di vista di mia madre (!).
    Quello che però ha dato veramente il via alla mia scrittura, però, è il piacere estetico di vedere delle pagine di libro coperte da segni che ho pensato io. Un po' cerebrale, lo so. Feticista, forse.
    Ma non è questa la cosa più strana che faccio ;)

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    1. Mi verrebbe, a questo punto, spontaneo chiederti quale sarebbe la cosa più strana che fai, ma desisto ponendo invece l'accento sull'incontro dei tuoi genitori che mi pare straordinario, ancora di più sapere da quale punto di vista volevi raccontarlo :)
      In effetti, un po' cervellotico lo sei, ma il piacere fisico di vedere i propri pensieri dentro le parole scritte non è una caratteristica soltanto tua. :)

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    2. Non c'era nulla di speciale nell'incontro dei miei genitori. Era solo un calcolo: avevo immaginato che una rivista femminile avrebbe premiato più facilmente lo scritto di una donna, che incarnasse un momento importante per una donna.
      Lo so : paraculo fin da piccolo.

      PS: il calcolo era errato.

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    3. Eheh, si vede che eri piccolo: se volevi colpire il pubblico femminile dovevi immedesimarti nel ruolo di un lui! ;)

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  2. Forse la copertina di quel quaderno l'ho vista anch'io da qualche parte (il "forse" è d'obbligo). Si narra che i miei antenati fossero contrabbandieri e, sulle mie doti artistiche genetiche, questo è tutto :D
    Invece riguardo gli inizi della scrittura, anche per me è successo in età matura... nei temi a scuola l'obiettivo era la sufficienza, più realisticamente un "dal 5 al 6" :-)

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    1. Però è quasi un must per uno scrittore di successo avere inseguito la sufficienza, durante gli anni scolastici!
      Forse un po' meno avere avuto antenati con un curriculum così elevato! :D

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    2. Eh... inseguire la inseguivo, ma lei era troppo veloce! :-P

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  3. Mio padre aveva una vecchia macchina da scrivere Olivetti nel soppalco del negozio di famiglia, la usava per la corrispondenza (all'epoca si era ancora analogici, non esistevano né computer né internet). Io iniziai a inserire fogli A4 e scrivere "in formato tipografico" quasi come un gioco. All'inizio solo piccole frasi, poi più complesse, storie intere. Siccome già da bimbo ero un gran lettore (ricordo mia sorella e i miei cugini che ironizzavano sulle ore che passavo a sfogliare "Conoscere", un'enciclopedia per ragazzi) mi appassionai alla Storia e così scrissi delle ucronie (senza minimamente sapere che stavo scrivendo ucronie, era una parola che non conoscevo, io sentivo solo che stavo scrivendo storie inventate ispirate a fatti storici dell'antichità).
    Scrissi, in questo modo, la cronologia di un'ipotetica famiglia feudale che aveva regnato sulla mia città (ovviamente inesistente) e storie di guerre in un continente inventato. Ecco, questi sono stati i miei inizi.

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    1. Bellissime le tue storie ucroniche (ma si può dire? confesso la mia ignoranza: sono andata a cercare il significato della parola ucronia nel vocabolario!)
      Anch'io ho cominciato a ricopiare le cose scritte a penna con la macchina da scrivere di mio padre (oddio, mi vergogno a dirlo, ma anche la prima bozza della mia tesi di laurea è passata sotto i tasti della macchina da scrivere! Non sono troppo vecchia, però, giuro!)
      E poi mi nutrivo a pane e “I quindici”, mitica enciclopedia per ragazzi della mia epoca!

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    2. Cavoli Ariano, io ho incominciato così... con una Olivetti lettera 32.

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    3. Bene, organizziamo un rendez- vous di ultra quarantenni. (mi pare di capire!). Però la colonna sonora la scelgo io ;P

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    4. Hahaha mamma mia, hai detto giusto... ultra quarantenni. Bè, possiamo ancora dire la nostra, eccome.

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  4. un po' invidio questo tuo passato scrittoreo! Io ho sempre inventato storie, ma ho iniziato a scriverle solo al primo anno di università, perché mi annoiavo, ero in una città nuova, la mia coinquilina iniziava i corsi dopo di me e non era ancora arrivata e non avevo la tv, solo un computer portatile con pochissimi programmi installati e nessuna connessione internet. Insomma, scrittura o disperazione.
    Poi, come te, penso che la scrittura viva d'accumulo e questo è il motivo per cui di grandi romanzieri che hanno sfornato capolavori giovanissimi ce ne sono pochi. Non abbiamo un Mozart della prosa capace di comporre capolavori da bambino. Per scrivere bisogna vivere, osservare, lasciare fluire le parole di altri testi, ragionare. La nostra scrittura cambia con noi, sempre, si arricchisce e, spero, diventa più profonda e interessante.

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    1. È vero, niente enfant prodige della letteratura, perché la scrittura è un processo di stratificazione che si perfeziona nel tempo... che non basta mai, aggiungerei!
      Mi piace l'idea dell'inizio della scrittura "per colpa" della solitudine e della noia! Sono emozioni che danno input speciali, spesso! :)

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  5. Perché riassumere i miei esordi quando, se ti interessa, puoi leggerli in modo più completo qui?
    http://appuntiamargine.blogspot.it/2014/11/la-storia-della-mia-scrittura-imparare.html
    Ai tempi non frequentavi ancora il mio blog. E, come leggerai, anche nel mio caso è partito tutto da mia nonna. :)

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    1. Certo che mi interessa: vado ad aggiornarmi!

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    2. Sono contenta di avere partecipato, a distanza di mesi e inconsapevolmente a un meme, ma tu sei stata molto più dettagliata: sono rimasta affascinata dall'aneddoto della giacca! :D
      e poi capisco perché "I Promessi Sposi" ti piacciano tanto! ;)

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    3. Sì, mi sono sempre piaciuti, anche a scuola!
      E ho letto tutto, non solo ciò che si studia! :-D

      P.S. fra oggi e domani ti scrivo! ;)

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    4. Ti aspetto, come sempre ;)

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  6. Però Marina che nonno mitico che avevi, sì, direi che i tuoi geni letterari vengono proprio da lui. Che bello!
    I miei esordi letterari sono costituiti da un diario che scrivevo di nascosto in prima media e che ho ancora conservato con annesso lucchetto.
    Devo aver scritto anche dei brevi racconti intorno agli 11 anni ma non ne conservo traccia, al contrario di quei tentativi di poesie di cui ho parlato nel mio post “ricordi in cantina” ma in quel caso avevo già la bella età di sedici anni! ;-)
    Ho scritto anche negli anni successivi (certi racconti a rileggerli oggi erano veramente terribili)
    ma la vera evoluzione c’è stata dopo i trenta quando sono diventata più consapevole e mi sono cimentata nella stesura di un racconto più lungo e poi in un romanzo.

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    1. Anche tu hai cominciato presto a raccontarti! :)
      Pure il diario che ho fotografato aveva il lucchetto: che oggetto meraviglioso! E poi l'illusione di tenere realmente segreti i pensieri in esso contenuti, come se qualcuno fosse curioso di andare a leggerli (capirai, a quell'età!)!

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  7. I miei esordi... riposano sul disco rigido. Erano tre romanzi scritti tra gli anni Ottanta e Novanta, di scarso interesse. L'incipit del primi me lo ricordo ancora (credo sia impossibile dimenticarlo!). Non ho mai tenuto diari, né ho mai immaginato di scrivere sino, appunto, agli anni Ottanta.

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    1. Tre romanzi? Io per scriverne uno ho faticato sette camicie! Però ho una ventina di incipit e non tutti sul disco rigido, molti in una scatola piena di fogli manoscritti!

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  8. Oh bel post!
    Il mio outing letterario è stato alle elementari, non ricordo bene a che età, otto anni o giù di lì immagino.
    Si avvicinava il compleanno di mia mamma, che ha sempre amato leggere (penso che la mia passione per la lettura, che ho da quando riesco a ricordare, sia arrivata da lei), così decisi che le avrei regalato un libro speciale, scritto da me.
    Mi fermai al terzo capitolo, dove una bambina entrava in un labirinto e trovava un coccodrillo parlante che indossava una corona e agitava una bacchetta magica, e le chiedeva aiuto per superare un grosso ostacolo (un enorme cubo pieno di simboli misteriosi) che aveva trovato in mezzo alla strada.
    Ahahah! A rileggerlo mi viene da ridere :D

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    1. Abbiamo in comune l'esordio alle elementari! La fantasia dei bambini è spettacolare: forse,certe volte,quando scriviamo, dovremmo ritrovare quella spontaneità! :)

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  9. L'unica materia in cui avevo voti alti era italiano. I temi mi riuscivano particolarmente bene. Ai tempi ero più artificiosa e il mio lessico molto arzigogolato, ma lo stile non era così diverso da quello di oggi.
    Ho iniziato a scrivere perché sembrava il modo migliore per annientare i mostri adolescenziali. È da quel periodo che viene tutta l'ironia che oggi sparpaglio qua e là, soprattutto nelle cose che scribacchio.
    Uffa, che commento triste. La prossima volta scrivo qualche buffonata. ;)

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    1. Sparpagliare ironia nelle cose che scribacchi è ciò che caratterizza il tuo stile. Fortuna che le tue insegnanti se ne siano accorte, quando era tempo di fare bella figura a scuola! :)

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  10. Ho iniziato a leggere molto presto e in modo intensivo, causa un certo isolamento. Credo che la scintilla sia scoccata lì, perchè molte storie mi sembravano meravigliose (ora sono un po' più selettiva come gusti!), e come potevo non invidiare gli autori che creavano una simile magia? Ho scoperto solo qualche anno fa che i Gironella sono di origine catalana e tale José Gironella è stato un autore molto conosciuto in patria. Speriamo che i due effetti si sommino! ;)

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    1. La tua passione per la scrittura discende dunque dalla magia della lettura... o forse no! potresti vantare una discendenza letteraria catalana mica male! :)

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  11. Cara Marina, la biblioteca di tuo nonno e tu sulle punte per arrivare in alto, mi ha rapito. Devi assolutamente farne prosa. Mi piace l'enciclopedia per cani e i libri di cucina. Chissà cos'altro. Riesci a ricordarne altri? Perché non è Dostoevskij che fa particolare e unica una libreria. È quel trattato imprevisto su...

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    1. Giuro, quella sui cani c'era perché mio nonno ne aveva uno, yuky e c'erano i libri di cucina, tanti e di ogni genere, perché lui era anche un fine cuoco ed era un pregiato artigiano: aveva uno studiolo in cui lavorava la creta e dipingeva e... ora che ricordo, mi innamorai di un libro stupendo che spiegava come realizzare a mano tante cose e poi c'era un testo, uno dei piani alti, che mi facevo prendere sempre per Natale: una raccolta dei Presepi più belli al mondo. Ma che fai, vuoi farmi venire la nostalgia?

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    2. No, voglio che scrivi un racconto dal titolo "Mio nonno". Non dico domani. Ma è importante.

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    3. Mi hai solo letto nel pensiero, avevo intenzione di farlo per il 12 ottobre, giorno in cui è morto ben 27 anni fa!

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  12. Ricordo ancora il primo romanzo che ho letto, forse non avevo ancora compiuto nove anni, era Il Richiamo della Foresta di Jack London. Certamente avevo cominciato a leggere da prima, ma quel romanzo è stato il primo (di una lunga serie) che mi ha scaraventato dentro una dimensione fantastica. Credo che la mia grande passione per i libri, e quindi per la scrittura, sia iniziata da quel bellissimo racconto. Raccontare, emozionare, comunicare... sono cose che mi porto dentro fin da bambino, ma ho iniziato a scrivere veramente dopo i trent'anni.

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    1. Credo che sia stato il primo libro anche per me, e quest'anno l'ho riletto. Merita sempre :-)

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    2. Il mio ricordo di London è di qualche anno più tardi: Zanna Bianca è stato il libro che ho letto per primo.
      Giuseppe, di Jack London in una veste inedita ha parlato Anima di carta ieri nel suo blog. Perché non dai un'occhiata?

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    3. Fatto! come ho scritto nel blog di Anima di carta i romanzi di London non possono considerarsi solo Avventurosi, o meglio, è molto riduttivo credere che "Il richiamo della foresta" sia la cronaca delle avventure di un cane. Il romanzo è ancora oggi Potente, Fresco e Profondo, merita di essere entrato a far parte della famiglia dei Classici. Ciao e come sempre complimenti per il tuo blog.

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    4. Torna a trovarmi quando vuoi! :)

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  13. Mi sono permessa di risponderti con un post dedicato!

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    1. Permessa? Ma io sono felice di questo e corro a leggere il tuo "outing"! :))

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  14. Che bella la storia di tuo nonno, dev'essere stato un tipo davvero speciale.
    Anche io ho iniziato a scrivere da piccola, avevo una vera mania. Così come certi bambini disegnano pure sulle pareti di casa, io scrivevo ovunque mi capitasse. Rimpiango di non aver mai conservato i quaderni di allora, adesso sarebbe divertente leggerli.

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    1. Lo penso e lo dico sempre: sono stata davvero fortunata ad avere una persona accanto come mio nonno. Lo amavo profondamente e ancora adesso, quando mi trovo in difficoltà, mi rivolgo a lui per trovare le risposte giuste. Come un angelo custode! :)

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    2. Una figura che si presterebbe bene a un romanzo. Anche io ho avuto un nonno "particolare" e infatti anni fa avevo iniziato una storia in cui c'era un personaggio che lo ricalcava. Poi ho abbandonato il progetto, ma mi è rimasto il tardo di riprenderlo da un altro punto di vista. Tu non ci hai mai pensato?

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    3. Non ci crederai, ma, non l'ho mai detto, il nuovo romanzo che sto scrivendo parla anche di lui! :)

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  15. Anch'io ho cominciato a scrivere alle elementari. Nel 1969 arrivai primo al concorso letterario organizzato dalla scuola, con conseguenze del tutto impreviste. Non sapevo, o comunque non ricordo di aver saputo, che il premio comprendeva anche una specie di Erasmus con trasferimento a Parigi per un certo periodo di tempo (forse i tre mesi delle vacanze estive). Un giorno si presenta a casa questo tipo in giacca e cravatta per discutere la cosa con i miei, che però si opposero fermamente all'iniziativa, e tutto finì lì. Cioè, in realtà ci sarebbe molto altro da dire sui miei inizi, ma semmai in un post apposito.

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    1. Pensare che tu vincevi un Premio (con che conseguenze, poi!) nell'anno in cui nasceva la sottoscritta mi fa effetto! :)
      A questo punto i tuoi "inizi" mi hanno incuriosito: ti invito io, allora, a scrivere un post apposito!
      Aggiungo che la tua visita è stata una gradita sorpresa! ;)

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    2. Probabile che capiti spesso d'ora in avanti che io venga a trovarti :)

      Scrivere un post apposito sulle mie origini non mi dispiacerebbe. Il problema è che in questo periodo sono un po' ingolfato nel blog, con una decina di post - alcuni davvero complessi - che aspettano di essere portati a termine e pubblicati. In più dovrei anche presentare altre anteprime delle mie creazioni.

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    3. Metti in coda, per i tempi di vacche magre ;)

      Ah, e torna pure quando vuoi!

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