Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 15 novembre 2016

Quattro righe di niente

Scrittura inutile - opera di Sergio Bellotto
Ieri parlavo con un'amica al telefono (mi piace aggiornarla sulla mia vita, da quando sono a Roma) e lei, a un certo punto, mi ha detto: "ma fai un sacco di cose. Non ti fermi mai". Le ho candidamente dato ragione, con un calzino in mano e una molletta per attaccarlo allo stendino. 
Mettetemi il cellulare in tasca, le cuffiette alle orecchie e divento un'arma da guerra casalinga: mentre chiacchiero (e sarei capace persino di trovare spunti nuovi di conversazione se mi capitasse di risentire la stessa persona dopo ventiquattr'ore) rifaccio i letti, metto in ordine il tutto indistinto lasciato nella stanza dai miei figli (ci provo a schioccare le dita e a cantare "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...", ma niente, Mary Poppins non viene in mio aiuto e mi lascia gestire il caos senza magia), ricarico la lavatrice, lavo i bagni. L'unica cosa che non posso fare, mentre sono al telefono, è usare l'aspirapolvere, ma che magnifiche stirate mi sparo mentre racconto a un'amica cosa significa "Thriller paratattico" o il mitico incontro romano con alcuni compagni di liceo che non vedevo da... nemmeno lo dico: mioddio, qui si invecchia!

La verità è che certi lavori necessitano di adeguate distrazioni: un po' di musica, una chiacchierata, qualcosa che non mi faccia pesare le solite seccature che fanno parte della mia quotidianità. Quando mi fermo è perché ho bisogno di scrivere. E, ahimè, mi fermo spesso. Faccio la spesa, cammino in macchina elaborando idee e poi scrivo pensando alle mille cose che non posso rimandare e invece rimando sempre (ho un certificato medico che sta diventando un pezzo da museo nello studio del dottore.) 
In pratica, tutti gli elementi di cui si compone la mia vita sono scomparti di un caleidoscopio che a seconda di come lo ruoti realizza infinite combinazioni: mamma artista, scrittrice colf, moglie atleta, lettrice cuoca. 
E poi mi capita di mescolare ruoli e azioni, così divento sarta di parole: rammendo gli strappi della pagina, ordisco la trama di un racconto, cucio le idee con ago e filo, provo a confezionare storie oppure coniugo cucina e passione per la scrittura: mi nutro di pane e inchiostro, mi piace gustare storie, frullo idee, le passo al setaccio e uso solo quelle buone. 
(Niente paura, è solo un effetto collaterale. Passa presto.)

E a chi mi dice: sei una persona poliedrica, rispondo no, semplicemente una mamma oberata, che non sa rinunciare alla propria vocazione artistica e scrive pure se sa di lasciare le camere da letto a prendere aria fino all'ora di pranzo: quattro righe di niente che mi servono come scusa per non pensare che questa settimana, ogni mattina, mi aspetta un colloquio scolastico con i professori dei miei figli. E per tutto il giorno mi faccio bastare questo.

Anzi, a proposito, oggi mi tocca il primo alle 9,30.

È tardissimo!




19 commenti:

  1. Beata te che ci riesci! Io invece se provo a fare più cose contemporaneamente vado in tilt, sarà che per anni ho dovuto lavorare in un ufficio in cui otto ore al giorno con una mano lavoravo al pc e con l'altra rispondevo alle telefonate con altre telefonate in attesa, dovevo preparare plichi tassativi entro le ore 10 per il corriere e predisporre invii istruzioni tassativi entro le 15 per le compagnie di navigazione, e intanto redigere offerte, registrare dati contabili, telefonare ai clienti per sollecitare pagamenti...
    Un incubo, davvero. Arrivavo a fine giornata "lessato".
    E senza alcuna voglia di scrivere, neppure la lista della spesa.

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    1. Sono diventata iper operativa da quando sono nati i miei figli. Fare andare al passo le loro esigenze con le mie ha comportato una simultaneità di azioni e attività su cui ora, davvero, potrei dare lezioni. :)

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  2. Faccio esattamente come te.
    Un periodo ho utilizzato anche il metodo del pomodoro. Detto così fa un po'ridere, ma non è male come metodo, se ovviamente si possa staccare da impegni lavorativi.
    Ora non lo uso molto, mi viene fare un po' come viene meglio.
    Le madri sono multitasking per eccellenza, poi con l'aggravante che una donna fa più cose di un uomo, è certo.
    Che le faccia più contemporaneamente è sicuro.
    Piace anche me ritagliarmi un momento per scrivere, anche se poi devi correre a fare duecento mestieri.

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    1. Mi è piaciuto questo raccontare di te.
      Ci hai avvolto nel tuo quotidiano. :)

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    2. Ogni tanto, cara Tiziana, stacco la spina e faccio andare in pausa pure la parte blogger di me. Un sano nientedadire alleggerisce, anche se poi qualcosa la dici lo stesso. :)

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  3. Credo che un po' tutte le donne, per necessità, facciano due/tre/quattro cose alla volta. Il mio problema è che già sono goffa di mio, se faccio più cose alla volta muovendomi tutti gli spigoli sono miei. Se sto ferma va meglio, durante i corsi per l'abilitazione all'insegnamento prendevo appunti sulla lezione, correggevo i compiti e pensavo ad altro.
    Se scrivo però no, faccio quello e basta.

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    1. In realtà, non l'ho detto, ma è un esercizio di concentrazione: sai a distrarti un attimo che combini mentre parli al telefono, hai il ferro attaccato e il soffritto per il sugo sul fuoco? :D
      Ma quando scrivo, sì, anch'io quando scrivo fermo il mondo. :)

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  4. http://blog.redooc.com/come-gestire-bene-il-tempo-la-tecnica-del-pomodoro/

    Io lo usavo per studiare.
    Ogni 25 minuti di studio, 5 di pausa.

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    1. Ahhh, ecco! Io usavo il metodo passata di pomodoro: 5 minuti di studio e 25 di pausa. :D :D

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  5. Il multitasking è il male del nostro secolo. E' così che siamo finiti per isolarci dentro gli schermi dei nostri smartphone mentre viviamo una vita reale che è sempre meno quella che valutiamo come principale. La zombie apocalypse è in arrivo!

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    1. No no, il multitasking salva le famiglie, caro mio, altroché male del secolo! :D
      Contro qualunque apocalisse sono armata fino ai denti! ;)

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  6. Per forza di cose anche io racimolo "tempo" come posso XD E quando ho un momento tranquillo, lo dedico a passioni/hobby che richiedono un minimo di concentrazione (vedi il blogging ad esempio XD).
    E comunque... complimenti per l'organizzazione Marina! :O

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    1. Il tuo tempo si prolunga fino alle tre di notte, te credo! XD

      Grazie, Glò, si sa: l'organizzazione è alla base del successo! ;)

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  7. Le donne sono multitasking per necessità, devono sempre fare mille cose in contemporanea cara Marina, le telefonate in effetti costituiscono un'attività che permette di parlare e stirare, pulire, guidare (con l'auricolare) ecc io lo faccio spesso almeno mentre faccio le cose varie che devo fare mantengo i contatti sociali con le amiche...però che fatica!

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    1. Pensa, Giulia, che io ho un'amica per ogni occasione: quando stiro telefono a una perché so che mi dilungherò, quando faccio i letti, veramente, chiamo mia madre: telefonate concise in cui ci diciamo il necessario.
      Quando spingo il carrello al supermercato c'è la mia amica in pausa pranzo, ecc. ecc. È il mio antidoto contro ogni seccatura. :)

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  8. E' quello che mi chiedo sempre, ma come fate? non lo so proprio però un'idea vedendo il film 'Ma come fa a far tutto?' con Sarah Jessica Parker me la sono fatta, ovvero che è inutile stare a parlare, voi donne siete le migliori ;)

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