giovedì 9 gennaio 2020

Il silenzio che cerco


Fuori, il caos.
Le auto imbottigliate nel traffico sbuffano, sussultano davanti ai semafori, che hanno il rosso con attese bibliche e il verde che dura il tempo di uno starnuto. Lungo le carreggiate urbane, trattate da autostrada, è tutto uno strombazzare di clacson e bestemmie lanciate dai finestrini aperti: dichiarazioni di guerra contro chi guida con prudenza e intralcia la foga altrui, persino contro chi osa attraversare nel pieno esercizio del diritto - negato - di transitare sulle strisce pedonali.

La quotidianità è fatta di voci, di suoni, di rumori e anche adesso, mentre provo a rilassarmi, dopo un pomeriggio da urlo in giro per  una città colta da isteria, le finestre chiuse non mi isolano dal mondo esterno: mi giunge alle orecchie lo stridio dei piatti proveniente dal ristorante cinese sotto casa, il rap di Enrico che traduce il greco canticchiando Eminem, il blob/clock/din delle notifiche dei vari smartphone, il ticchettio della tastiera del tablet su cui Luca sta battendo un documento di lavoro.
Mi sposto in cucina.
In questo momento avrei bisogno di immergermi in una vasca di silenzio, come quando vado in piscina e taglio l’acqua con braccia e gambe: lo sciabordio, mentre traccio un solco liquido al centro della corsia, mi aliena da tutti i suoni circostanti ed è una sensazione impagabile. 

Il silenzio è un’intercapedine fra ciò che mi circonda e il mondo che ho dentro e ne sento la mancanza, quando non posso usufruirne.
Nel silenzio formulo pensieri e preghiere, nel silenzio trovo risposte. Mi acquatto in un luogo ideale e il mio dialogo con l’anima si fa intenso. 
Questa è la ragione per cui mi piace entrare nelle chiese, non durante le funzioni liturgiche: lo spazio intriso di silenzio mi regala una grande pace interiore.
Mi inoltro, avendo cura di non interrompere l’assiduità di tanta quiete: le candele hanno fiammelle che sembrano disegnate nell’aria per come restano immobili. I miei passi lungo la navata, in ossequio all'estremo torpore, si fanno sensibili al contatto col pavimento e procedono quasi strofinando la superficie di marmo. Mi siedo su una panca e chiudo gli occhi: ci siamo solo io e i miei pensieri e il contrasto più straordinario è che i pensieri sono come amplificati da un altoparlante, ospitati in questa oasi taciturna.
Immagino che anche l’alta montagna faccia un effetto analogo. Ricordo che dopo la lettura del romanzo di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017, mi è rimasta la sensazione di respirare l’aria solenne dei sentieri alpini, in mezzo ad abeti e larici, con il solo ruscellare dei corsi d’acqua e il verso di qualche animale a farmi compagnia ed è ciò che, allora, ne ha giustificato il mio apprezzamento.

Ma c’è anche il silenzio pervasivo del mattino, che irrompe con prepotenza al risveglio, quando tutto tace e sono la prima ad aprire gli occhi nella stanza ancora buia. Dentro il letto blocco il fruscio prodotto dal mio piede strofinato sul lenzuolo per conquistare spazi muti da riempire di pensieri, prima che ogni vuoto venga colmato da rumori e parole. Un cane che abbaia, lo scricchiolio delle ruote di un auto, che schiaccia le pietruzze di una stradina sterrata dietro il palazzo; la campana di una chiesa, lo sferragliare lontano di un treno in transito, il trillo della sveglia: sono le 7:00. Il silenzio è inquinato dal nuovo giorno.

Ci sono volte in cui non considero il silenzio soltanto un luogo privilegiato del corpo e della mente, ma anche un monito rivolto a me stessa circa il modo e l’opportunità di usare la parola. 
Il silenzio dalle parole è l’impegno principale che mi sono assunta da un po’ di tempo a questa parte, dopo aver visto quanto dispendio ci sia di quelle inutili, che spiegano senza spiegare, parlano senza avere interlocutori: sono armi in mano a combattenti sprovveduti, potere e allo stesso tempo limite in bocca alle persone sbagliate.
Una benefica assenza di voce sarebbe auspicabile, ma ben lontana dal concretizzarsi in un mondo in cui la voce di chiunque tenta di farsi padrona di vite e cervelli altrui, disponendo di strumenti che glielo consentono.

Mentre scrivo sorrido, perché parlo di silenzio quando attorno a me trionfa il rumore: ho cambiato stanza per non sentire i piatti dei cinesi e adesso sono frastornata dal tagliaerba del proprietario del terreno su cui si affaccia la finestra della cucina (che ritiene evidentemente di dovere sfoltire il prato alle 17:30 di un pomeriggio d'inverno); Enrico continua a rappare, ma ha cambiato cantante e forse ha pure finito la versione di greco; Luca ha messo via il tablet, ma ha acceso la tv. 

Ho ancora una chance: le cuffie. 
C’è un’altra dimensione che mi rilassa e mi isola al pari del silenzio che non trovo: la musica. Un'alternativa, che chiude la mia giornata.




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30 commenti:

  1. Capisco questo tuo bisogno di silenzio. Anche io lo avverto, e per trovarlo devo uscire di casa e incamminarmi su per la collina. Lo faccio ogni volta che posso.
    Ciao.

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    1. Ciao Andrea, buon anno nuovo.
      Bello, le passeggiate in mezzo alla campagna hanno sempre qualcosa di poetico.

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  2. Cuffie e poi bella musica, ogni tanto mi rilasso anch'io così, ed è stupendo ;)

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    1. La musica non tradisce: fedele compagna della mia vita da sempre.

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  3. Bello, Marina! Decisamente bello!
    E come ti capisco! Noi siamo in campagna ma ho radiomammà che funziona dall'alba a notte, i trattori che sembrano Ferrari ma son più veccho di me,cani che abbiano e vicini cafoni che cantano urlando ad ogni ora.
    Evviva il silenzio! Quanto lo vorrei!
    Ciaoooo

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    1. Ciao Pat, grazie!
      Ho raccolto dei pensieri che mi sono venuti spontanei dopo avere assorbito ore di caos e rumori. Eppure ti dico che sarei più tollerante verso i rumori della campagna: quelli cittadini sono un inferno!

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  4. Anch'io sono sempre più insofferente al rumore, ormai ho bisogno di assoluto silenzio per leggere, scrivere, creare. La musica la ascolto anch'io, sempre volentieri, però in certi momenti voglio solo il silenzio e la penombra. Forse sto diventando persino più asociale di quanto sono sempre stato, chissà...

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    1. Forse è vero che l’età spinge verso questa ricerca di silenzio; non preoccuparti, non sei più asociale, l’insofferenza e il desiderio di penombra sono solo la naturale proiezione della maturità. 😉

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  5. Anche per me il silenzio, a volte, é una vera esigenza soprattutto perché, con un bambino in casa, è mooooolto raro.
    Non sopporto le cuffie, però.
    La musica mi piace ad alto volume, in modo che riesca a coprire tutto quello che c'è intorno. 😉

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    1. Quando ero giovane e vivevo con i miei, approfittavo sempre della loro assenza per alzare a palla il volume dello stereo (è una cosa che faccio ancora adesso in macchina, mentre guido): mi piace spaccare i timpani con la musica, ma qui, adesso, non è possibile: i tizi che mi abitano sotto farebbero una strage. Loro sono quelli che, agli inizi (ora siamo in buoni rapporti), battevano il soffitto con il manico della scopa mentre mio figlio suonava al piano. E t’ho detto tutto!
      Quanto a caciara, noi siciliani siamo imbattibili: per questo do un valore inestimabile al silenzio.

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  6. Vivo il silenzio in modo molto simile a te. Chiese vuote (non moderne, se possibile) e natura sono dei templi del silenzio, non quello assoluto ma quello vivo, profondo. Non amo molto gli auricolari, ma per fortuna mio marito li usa per guardare la tivù. Un miglioramento di vita epocale!

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    1. Silenzio vivo e profondo, esattamente: quello che rinvigorisce e ricarica tutte le energie. Un incontro mistico, direi.

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  7. Ti ho letto per intero, poi ho usato il silenzio per tradurre l'unico suono concettuale che hai espresso. L'abbraccio del silenzio puoi trovarlo solo in certi luoghi, non solo in montagna ma anche in certi posti davanti al mare. Io lo trovo sempre ad aspettarmi a quota duemila sull'Etna oppure a Capo isola delle Correnti a sud di Siracusa. A volte mi schiaffeggia ma è la traccia lunga del silenzio ciò che mi ha fatto sempre scrivere.

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    1. Ciao Enzo, le comuni origini mi fanno provare un’immediata empatia. Dev’essere uno spettacolo salire a quella quota sull’Etna e a isola delle correnti vado ogni anno, in estate. È proprio un abbraccio, il silenzio, che ti fa stare bene, il massimo conforto che trovano i pensieri. È bello potersi accorgere della sua importanza e andarne alla ricerca. La scrittura è il più efficace dei suoi approdi.

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    1. Il famoso segno onomatopeico! 😕

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    2. ... più che altro il mal riuscito commento silenzioso. :-D

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  9. Your blog is very inspirational, I like the decor of the blog! <33
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  10. Cara Marina, parafrasando il titolo del mio giallo posso affermare che Il silenzio è fragile. È difficile trovare il silenzio che cerchiamo, io per fortuna lo trovo spesso a casa mia che si trova in un piccolo angolo di Bologna chiuso al traffico (aperto solo ai residenti), certo ogni tanto sono proprio i residenti a fare rumore...

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    1. Mai trovato silenzio in casa mia! 😖 Non che io sia una persona silenziosa! 😁 Ma forse è per questo che ho spesso bisogno di dire stop!

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  11. (passo, non faccio rumore e sussurro con un filo di voce appena, che questo post è - come al solito - bellissimo. e, in qualche modo, lo faccio mio) (ssshhh)

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    1. Le belle parole che arrivano in silenzio sono un regalo.

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  12. Buon anno Marina.
    Amo il silenzio della mia casa durante il fine settimana, e quello che interrompo solo con il ticchettio sui tasti del mio pc.
    Amo però anche il rumore della città e quello delle persone a cui voglio bene.
    Ti abbraccio silenziosamente, il rumore più bello.

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    1. Grazie, Mariella: prendo auguri e abbraccio e porto a casa... nel mio angolo di silenzio! 🤗

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  13. Il buono di abitare fuori dalla cintura urbana, al limitare della campagna, è che il silenzio qui non si nega a nessuno. Almeno la sera, dopo le 22, quando sono l'unica del condominio ancora sveglia... :D
    Ci sono sere buie di tremendo silenzio e nebbia che mi trovo a dover accendere la televisione solo per avere un po' di rumore di compagnia, pensa te!

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    1. Certo, possiamo anche parlare della ricerca di un po’ di rumore quando il silenzio non è necessario. Vuoi saperla una cosa? Mi lamento sempre del casino che fanno i miei figli: suonano, cantano, parlano a voce alta, si chiamano da una stanza all’altra, riempiono d voci pranzi e cene..., poi, però, quando capita che non sono in casa (e ora che sono più grandi capita più frequentemente), il silenzio che piomba nelle stanze dà persino fastidio; io e mio marito ci guardiamo, pensando la stessa cosa: ci manca quel casino!

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  14. Ah, il silenzio. Dopo sei ore di lezione consecutive (con tanto di assistenza mensa) non hai idea di quanto lo desideri! Peccato che anche in casa, prima di una certa ora, sia un miraggio. Devo dire che entro un certo limite riesco a tollerarlo, oltre... Inizio a urlare anch'io e ciao ciao pace.

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    1. Ti capisco alla perfezione. In certi casi, la pazienza fa fatica a rimanere intatta.

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  15. Ciao Marina , io vivo in un condominio di 25 appartamenti
    in una cittadina della Liguria , sul mare . C'è un silenzio
    incredibile tanto che sembra abitato solo da noi .
    Accendo la radio per non sentirmi sola , oppure esco per
    sentire che c'è vita . Il silenzio è pesante come il troppo
    rumore , si equivalgono .
    Buon proseguimento di settimana . Ciao. Laura

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    1. Benvenuta Laura.
      Comunque, hai certamente ragione: il silenzio, quando non è voluto né cercato può essere pesante da sopportare, però già il fatto che tu stia sul mare, per me, è un valore aggiunto. 🙂
      Grazie, buona settimana anche a te.

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