Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

Scrivo perchè


I motori che spingono la macchina mentale a trovare rifugio nella scrittura sono diversi: la necessità di sfogare uno stato d'animo, di esternare qualcosa che altrimenti rimarrebbe non detto, muovendosi stretto fra le pareti dell'inconscio; il desiderio di parlare con un ipotetico interlocutore senza voce, muto ascoltatore di parole che raccontano.
Me lo sono sempre chiesto: perché scrivi, Marina? Forse ho cominciato perché un diario personale, ricevuto in regalo all'età di 9 anni, mi insegnava già da allora che raccogliere i pensieri e custodirli grazie all'inchiostro di una penna potesse essere un ottimo modo per stare bene: fogli concepiti come strumenti di benessere.

E più o meno è questo il ruolo che per anni ho attribuito alla mia scrittura: in età adolescenziale e anche un po' dopo avevo bisogno di raccontare il mio stato d'animo e quello che scrivevo diventava uno sfogo, un modo per liberarmi di un pensiero scomodo o fastidioso, un veicolo di salvezza, un'autentica liberazione. Scrivere aveva una funzione catartica. E i miei diari personali sono divenuti valigie di esperienze vissute, di momenti descritti nel dettaglio, di riflessioni intime, confessioni, carta che testimonia una crescita.
Poi le mie esigenze sono maturate assieme ai miei anni e da una personale porta aperta dentro la mia vita sono passata a concepire la scrittura come un veicolo su cui fare viaggiare le mie idee; così ho messo dei vestiti nuovi ai miei pensieri e li ho fatti camminare sulle ali della fantasia, concependo un altro modo per parlare fra le righe, per raccontarmi "non vista": la narrativa. 
Scrivo per passione, scrivo perché mi piacciono i viaggi della mente, scrivo perché questo è il modo più riuscito per continuare a sognare anche a occhi aperti. Scrivo perché posso inventarmi un personaggio e fargli dire le cose che non sono capace di dire io o perché posso ricamargli addosso una personalità totalmente opposta alla mia, scrivo perché quella del pensiero è la più nobile delle libertà concesse all'uomo.
Ecco, anche adesso ho scritto per testimoniare un entusiasmo balenatomi dal nulla un pomeriggio di agosto. 
E c'è questo di buono, non mi porrò mai la domanda: ma interesserà mai a qualcuno?

13 commenti:

  1. Scrivo per farmi del bene e per fare del bene! troppo samaritano?

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  2. Ti confesso Marina che non l'avevo letta questa pagina.
    In un blog leggo i post... mea culpa!

    Io da ragazzina nonho mai tenuto un diario ma scrivevo già racconti, poesie, recensioni di film, libri... cronache di partite di calcio.. non ridere per favore ahahahahh
    Poi a 18 anni ho rtenuto di essere diventata grande e ho gettato tutto! Disgraziata però l'ho fatto e così tutti quei pensieri più confusi ancora di quelli odierni sono andati perduti.
    So soltanto che allora pensavo.. volevo.. diventare grande giornalista ed essere letta e famosa.
    Oggi, col buonsenso (????) di chi ha superato i 50, dico come te: non mi pongo la domanda ma qualcuno ssarà interessato a quello che scrivo?
    Cambia la vita e cambiamo noi..
    Bacio

    ps scusa! Non era mia intenzione scopiazzare!

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    1. Ma ti immagini se andavo a pensare a una scopiazzatura! :)
      Anzi, mi è piaciuta molto la coincidenza!

      Cronache di partite di calcio?
      Ahahahahahahahah! :P

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    2. All'epoca sì.Non perdevo una partita...
      Ora... se mi ricordo guardo i risultati ahahhahah

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    3. Marina, ho modificato il mio post e ti ho citata come "mamma" dell'idea.
      Scusami ancora. Non e stato voluto. Ciaooo

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    4. Ma stai scherzando, Patricia? Scusarti di cosa: non dovevi nemmeno fare questa precisazione, nel tuo post. :D
      Ma figurati, poi, la mamma di quale idea: scriviamo tutti per un perché!

      (Ora copio e incollo lo stesso messaggio nel tuo blog!) ^_^

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    5. Grazie Marina ma mi sembrava doveroso.
      Quando un post letto suscita interesse o fa nascere pensieri e idee per un altro post è giusto dichiarare da chi è partita l'idea originaria.
      L'ho sempre fatto perchè io penso...sono convinta che fare blogging voglia dire interagire, leggere, commentare, condividere dando però risalto a chi per primo ha lanciato l'idea.
      Siccome però nessuno è perfetto a volta qualcosa sfugge. Il web è anche molto grande e ricco di materiale.
      Cosi mi sento più a posto io. L'ho fatto con tutti perchè con te no?

      Come vedi copia e incolla pure io... che copionaaaaa 😅
      Bacio

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  3. Ciao, mi chiamo Davide.
    Io sono anni che scrivo (ma non da così tanti anni!) e lo faccio più o meno per i motivi che hai indicato tu. A proposito della funzione catartica della scrittura vorrei però aggiungere una cosa: ci si "ripulisce" veramente quando si pubblica ciò che si scrive, scrivere non basta, bisogna rendere disponibile ciò che si è scritto. Non è necessario che siano in molti a leggere, basta una persona sola, però (almeno) un lettore ci deve essere. E si deve scrivere per quel lettore, altrimenti il dialogo diventa un monologo e si rischia di diventare autocelebrativi. La scrittura è un dialogo continuo e per essere tale ha bisogno che si sia almeno in due a condurre questo dialogo. Questo modo di vedere la scrittura l'ho imparato con il tempo ma, soprattutto, è chi mi ha letto e continua a leggermi che me lo ha insegnato. Ti ringrazio per la tua attenzione, buona giornata.
    Davide.

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    1. Ciao Davide, benvenuto!
      Ti do ragione. Sì, penso anch'io che scrivere trovi il suo giusto completamento nel riscontro altrui, cosa che ovviamente si consuma solo con la pubblicazione. Tuttavia, ho una mia idea forte di pubblicazione che non trova soddisfazione nel concetto di autopubblicazione. In tante occasioni mi sono spesa su questo argomento (se ti va, puoi tornare quando vuoi ad aggiornarti sulla faccenda selfpublishing & company), cioè non critico chi lo fa e ne ha tutte le ragioni (io, la prima, che non godendo più della possibilità del cartaceo, ho sfruttato l'autopubblicazione per fare sopravvivere il mio libro, con lo scopo che dici tu: farlo leggere a chi volesse), ma io vorrei affermarmi tramite le vie ufficiali e questo, come ben sai, è sempre più difficile. Per questo continuo a scrivere senza la fretta di farmi necessariamente leggere da qualcuno e aspettando che i tempi si facciano maturi per fare il salto di qualità.

      P.s. "Ulisse" di Joyce. E chi se lo dimentica! ;)

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  4. Anch'io scrivo per passione e per allontanare le nuvole grigie, che ultimamente gravano sulla mia vita.

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    1. Ciao Miss Dreamer, benvenuta!
      Spero che la passione perduri, al contrario delle nuvole che mi auguro spariscano presto nel tuo cielo! :)

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