Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

venerdì 13 febbraio 2015

CORRETTORE DI BOZZE PER CASO: vi racconto la mia esperienza



"Si sa che i refusi vivono una vita propria e appunto ciò portò Lucas a studiarli con una lente in mano e a chiedersi, in una notte d'illuminazione, se il mistero del loro infido insinuarsi non sia precisamente questo, il fatto che non sono parole come altre ma un elemento esterno che invade certe parole, un virus della lingua, la CIA dell'idioma, la multinazionale della semantica"
                                                                                                                      - Julio Cortázar -

Il mondo della scrittura non è circoscritta all'atto in sé dello scrivere qualcosa, perché quando hai un'idea e vuoi raccontarla lo fai semplicemente mettendo nero su bianco parole. Eppure dopo che la tua ispirazione ha trovato collocazione dentro una pagina vuota, non puoi farla vivere di luce propria se prima non l'hai ben curata, ripulita, sistemata a dovere e poi infiocchettata per renderla presentabile al pubblico.
Gli scrittori amano pensare di essere infallibili quando sfoggiano il loro migliore lessico o tutto il presunto scibile grammaticale; si sentono padroni della lingua italiana e masticano consecutio temporum, costrutti, combinazioni sintattiche, nessi logici come se nessuno potesse venire ad insegnar loro qualcosa. 
Gli scrittori sono tutti un po' presuntuosi, ammettiamolo!

Il mio è un invito all'umiltà, un suggerimento rivolto a tutti coloro che trovano nella scrittura la loro migliore forma di espressione: niente pulpiti da cui vantare straordinarie qualità, niente orgoglio quando piccati da qualcuno che sottolinea un errore riscontrato nella "perfezione" di un testo. I testi non sempre sono perfetti, però sono "perfettibili" se sostenuti dal buon senso, dalla volontà di mettersi in gioco e dalla assoluta consapevolezza di avere dei limiti.

Vi racconto un'esperienza recente che mi ha fatto indossare i panni di una figura professionale, quella di correttore di bozze, che non mi appartiene,  ma nella quale mi sono calata in modo direi inevitabile e involontario, leggendo il libro di un esordiente.
Premetto che la mia passione per la lettura mi porta spesso al confronto con altri scrittori che, come me, sono poco o per nulla noti; i famosi "esordienti" che ormai impazzano con i loro libri di ogni genere (anche se sono sempre di più quelli che si buttano nelle avventure fantasy o nei thriller). Mi piace scovarli in rete, in questo mi aiutano appositi blog di settore, piuttosto che gli incontri casuali sui social network (soprattutto Twitter).
Così, qualche mese fa,  incrocio, durante la mia navigazione sul web, un giovane scrittore che ha una gran voglia di emergere con il suo libro di esordio (che non citerò perché il mio intento non è quello di metterlo alla berlina quanto di dimostrare ciò che ho premesso nell'incipit di questo post). Acquisto il libro, comincio a leggerlo. La storia è interessante, o meglio l'idea che la origina ha qualcosa di intrigante; l'autore racconta le paure del protagonista utilizzando un espediente azzeccato: ombre assassine create dal subconscio. L'intento è buono, ma dio mio! mi metto le mani nei capelli sin dalle prime pagine. Avverto subito che la lettura andrà avanti in maniera lenta e stentata, perché non posso scorrere gli occhi nemmeno su due righe, una di seguito all'altra, senza riscontrare errori di ogni tipo.
Ho preso un impegno e sacrifico il mio tempo per onorarlo fino in fondo. Sottolineo tutte le sbavature, i refusi, gli errori clamorosi e, alla fine di questo monumentale lavoro, scrivo una mail all'autore del libro, allegando la pagina word che ho preparato con tutte le segnalazioni individuate e le correzioni evidenziate tra parentesi (tre pagine suddivise in "refusi", "errori di grammatica e di sintassi" e "sintassi dubbia"). Nella lettera mi giustificavo specificando di non considerare il mio intervento come il disappunto di una maestrina, ma ahimè come la conseguenza di un mio difetto, che in alcuni casi mi è utile, rivelandosi un pregio: la pignoleria e l'assoluta intransigenza quando la protagonista è la lingua italiana. ("Non prendermi come l'insegnante presuntuosa che bacchetta l'alunno distratto, bensì come un'amica che sceglie di darti un consiglio sincero"). 
Ho sottolineato la brillante fantasia dell'autore nelle sue descrizioni puntuali ed evocative ed ho aggiunto che sì, "sei un bravo scrittore se questi è solo colui che conquista il lettore con ciò che racconta; invero un bravo narratore deve anche avere una battitura perfetta ed esprimersi in un italiano impeccabile". L'ho, dunque, invitato a scrivere ancora, inventando nuove storie ("ne hai le capacità"), ma a lavoro ultimato, prima di procedere alla pubblicazione, gli ho consigliato di affidarsi a qualcuno che corregga la bozza, che operi gli aggiustamenti del caso ("basta anche solo una persona in grado, dall'esterno, di notare gli errori che chi scrive spesso non nota") augurandogli un meritato, futuro, successo letterario.
Ecco un campionario di errori:

Mentre il sole spendeva

stava per dire qualcosa ma lui lo fermo

Non faceva altro che ripete

Si era addentrato della villa

Aveva dovuto prendere la sua amica più fidava

Ogni minuti passato

Diventava lei stessa ombre

Volle credere di esseri impressionato 

Insieme a quel sussultò 

Beh disse snobbatamene 

In un'istante il sacchetto con i panini fu sul tavolo 

Mentre si accingeva a firmare la bibliotecaria

guardò il padre, non lo rispose. 

La ragazza sovvenendo dai propri pensieri 
Ho dimenticato completamente del nostro appuntamento 

Come se, sapendo che erano le ultime ore passate insieme, volevano usarle 

Potremo restare un pò in più 

E melo dici 

Mal umore

Gli venne in mente pure del lago 

Un eco 

Perché ogni qualvolta che sperava 

Se avesse menzionato all'incubo 

Però sembrava allo scuro della carriera della madre

Che distanziava pochi metri da lui 

E poi cosa centrava in tutto questo la bibliotecaria 

La punta di un tacco ha incagliato nel vestito 

Scosse il capo e corse via, oltre di lei 

E in fare deluso si sedette affianco all'amico 

Analizzava i fatti purché con il cuore in gola

(E questi sono solo alcuni!)

È superfluo dire che la mia gratuita attenzione sia sembrata un abietto accanimento che ha tolto il sonno al suo destinatario.
L'autore del testo in questione mi ha poi risposto con garbo, ma con una tale stizza da avermi fatto sentire terribilmente in colpa. Ma se tu ti proponi con il tuo libro pubblicato in un certo modo, come posso esimermi dal non segnalare la madornalità di taluni intollerabili strafalcioni?
Da questa esperienza mi è sorta spontanea l'osservazione contenuta in questo articolo.

Non trascuro il necessario presupposto che anche il contenuto di un libro debba essere valido, ma questo risponde alla legge dei gusti soggettivi e lì l'intervento può essere di tipo personale: l'impatto emotivo con un certo tipo di scrittura cambia da soggetto a soggetto e giudicare un'ispirazione in base al nostro sentire non sarebbe corretto. Un po' come nel mondo dell'arte: uno stile può significare molto per qualcuno e niente per qualcun altro, questo però non dà ad alcuno il diritto di rendere oggettivo un giudizio personale. Io per esempio non riesco a concepire l'arte moderna, le forme senza forma, il nulla di una tela con uno strappo al centro, ma poi, una volta, mi sono confrontata con un critico che mi ha dato delle spiegazioni convincenti anche di quel modo di fare arte ed ho ammesso che, forse, se qualcuno concepisce il proprio lavoro in un certo modo, il rispetto per quella concezione va comunque garantito. Così nella scrittura: posso non apprezzare a livello personale un certo genere o anche il modo che un autore ha di esprimersi nella sua opera scritta (ricordo la mia difficoltà nel leggere Simone de Beauvoir in un testo scritto tutto senza segni di interpunzione), ma mai dare pareri assoluti e definitivi. Le bocciature sono strumenti di giudizio soggettivo.
Tuttavia c'è un "ma" in questo mio disquisire.
L'uso corretto della lingua, quando si scrive. Quello è un dato inconfutabile, dove i parametri di valutazione sono incontestabili ed il giudizio si oggettivizza.
È impensabile che si possa dare valore ad un testo letterario prescindendo dal modo in cui esso è scritto. Gli errori riscontrati nel contesto di un libro tolgono quasi sempre spessore alla storia narrata, come una macchia su un vestito bianco. 
Una macchia non indelebile, per fortuna!
E ritorno al discorso iniziale: uno scrittore dovrebbe dare importanza a quella macchia anche se piccola, anche se camuffabile, non dovrebbe mai trascurarla; dovrebbe, piuttosto, ripulirla, eliminarla e fare tornare come nuovi periodi e parti del discorso "sporcati" dagli errori.

Dove la presunzione e dove l'umiltà dello scrittore?

La presunzione è nel non riconoscere che, forse, rivolgersi a persone qualificate, può essere di grande aiuto quando il passo successivo alla scrittura di un'opera è l'idea di una sua pubblicazione; persone che hanno fatto degli studi a riguardo ed hanno competenza e strumenti per operare una revisione valida del testo. 
La presunzione è nel non lasciare fare ai professionisti il loro mestiere, nel non fidarsi del tutto dei consigli dati o dei suggerimenti che spesso non collimano con i nostri intenti.
La presunzione è nel rimanere ancorati saldamente al proprio modo di scrivere senza essere in grado di smussarlo, ritoccarlo, smontarlo del tutto, se necessario.

Invece una buona dose di umiltà pone le basi per un miglioramento; il che vuol dire saper ammettere i propri sbagli, sapersi lasciare guidare e sapere accettare le critiche o incassare i possibili fallimenti. Con l'obiettivo di "imparare" dagli errori e di cercare il superamento dei limiti. 

Spero che il giovane esordiente che ho reso protagonista di questa puntata del mio blog non venga mai a trovarmi da queste parti!
Al contrario spero che altri lo facciano e mi raccontino se hanno avuto esperienze simili  o cosa pensano a riguardo.


18 commenti:

  1. Alla fine non si può neppure parlare di refusi o sviste, ma proprio di sciatteria, mancanza di cura del testo. Io la penso come te, la forma conta quanto il contenuto.
    Comunque, devi aver fatto un lavorone correggendo quel testo... ti posso assumere anche io? ;)

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    1. Io con l'autore ho fatto la persona seria, però lo confesso...certi strafalcioni mi hanno fatto ridere da matti. E, tornando seria, ci sono andata giù pesante: francamente ho pensato proprio all'ignoranza (ma questo me lo sono tenuto per me!).
      Che poi, in tutto questo, ho scoperto, che mi diverte spulciare i testi, dunque, se vuoi... :)

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  2. Io sono "lo strano caso della scrittrice dislessica". La grammatica la conosco. Di mestiere insegno lettere e se persino il prof di grammatica del corso abilitante mi ha fatto i complimenti vuol dire che da quel punto di vista siamo ok. Che poi una frase esca corretta è tutt'altro discorso. Si scrive magari di fretta, magari con il pensiero alla frase dopo e arriva il refuso. Nel mio caso, oltre a tutti i banali problemi si aggiunge, appunto, un'innata capacità di stravolgere l'ordine delle lettere all'interno delle parole. O di saltarne alcune. O di aggiungerne.
    Questo non ha nulla a che vedere con la conoscenza teorica della grammatica. A a che vedere col fatto che siamo esseri umani. Fallibili. E ammetterlo è solo prendere atto della propria umana fallibilità. Non vedo perché ci si debba offendere. Uno sguardo esterno non può che migliorare i nostri testi.
    Detto questo, non sono il tipo che getta dalla finestra un romanzo per qualche refuso. Qualche, però. Non una vagonata

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    1. Hai ragione, sarei presuntuosa se dicessi che non faccio errori anch'io, anzi! Qualche giorno fa, ho persino ammesso di avere corretto e ricorretto il mio romanzo pieno di refusi non so quante volte. Ma erano sviste, errori di battitura, cose che possono sfuggire, come dici tu, quando si scrive di getto. Nel caso in questione, talvolta, non credevo possibile che si potesse conoscere così male la lingua italiana!

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  3. A me è capitata una cosa simile alcuni anni fa ma quasi umoristica. Una mia amica traduttrice voleva farmi leggere in anteprima un libro da lei tradotto che sapeva mi interessava molto. Era riuscita così a farmi avere le bozze di stampa del libro, già sistemate dal correttore di bozze della casa editrice e pronte a entrare in tipografia.
    Il risultato? Glielo ho rispedito alcuni giorni dopo con la segnalazione di oltre venti errori che erano sfuggiti al correttore di bozze. E ho appena parlato di uno dei più grossi editori italiani non di un piccolo editore fai-da-te!

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    1. Ciao Ivano e benvenuto nel mio spazio.
      Correggere il correttore di bozze è proprio il massimo! E tuttavia ti dico che è accaduta la stessa cosa a me: mi sono ritrovata a correggere le correzioni fatte dalla casa editrice che ha pubblicato il mio romanzo! Bisognerebbe rivedere il sistema di reclutamento di questi famosi correttori di bozze!

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  4. A me è capitata una cosa simile alcuni anni fa ma quasi umoristica. Una mia amica traduttrice voleva farmi leggere in anteprima un libro da lei tradotto che sapeva mi interessava molto. Era riuscita così a farmi avere le bozze di stampa del libro, già sistemate dal correttore di bozze della casa editrice e pronte a entrare in tipografia.
    Il risultato? Glielo ho rispedito alcuni giorni dopo con la segnalazione di oltre venti errori che erano sfuggiti al correttore di bozze. E ho appena parlato di uno dei più grossi editori italiani non di un piccolo editore fai-da-te!

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  5. Chiedi un'esperienza e un'esperienza ti racconto. Quale miglior esperienza che incontrare un correttore, ma non un correttore qualunque, no: il correttore di Montale.
    Montale, lui stesso correttore da giovane se non ricordo male, aveva un correttore di fiducia, a cui affidare le sue parole perché venissero stampate esattamente come le aveva concepite. Non avrebbe mai accettato che una sua poesia venisse sporcata da un refuso.
    Poi l'hanno fatto senatore a vita e avrebbe voluto che il correttore lo seguisse come suo segretario personale a Roma. Ma il correttore preferì restare a Milano, almeno così mi ha raccontato. Così si sono separati. Però la morale di questa favola è che uno scrittore, se veramente è grande o anche solo serio, non accetterà meno della perfezione, anche nei particolari. Non conosco nessun professionista nei libri o in qualche altro campo che non curi tutto fino all'ultima riga.
    Sei stata bravissima e generosa con il tuo scrittore, ma una cosa te la dico io di lui anche se non lo conosco: non vale molto, neppure come trama. Vai da un vero scrittore, di quelli che vendono migliaia di copie e chiedi se se ne fregano dei refusi. Vedrai che tra un libro perfetto e uno perfettibile sceglieranno sempre il primo. Correzione e umiltà.
    Due cose ormai rare, specie in questi tempi editoriali.

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  6. Mi viene spontaneo chiederti in che occasione tu abbia fatto questo straordinario incontro!
    Bravissima forse, generosa sicuramente: trovare una persona disposta a leggere e revisionare uno scritto a gratis non accade tutti i giorni! Forse ho esagerato un po' nel mostrare al giovane autore ogni minuzia, ma un errore è uno schiaffo che io avverto subito quando leggo. Perché dici bene, il vero scrittore cerca e vuole la perfezione. Con umiltà.

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    1. L'incontro non è stato per nulla straordinario: nel secolo scorso, nelle case editrici giravano queste figure professionali, ed erano molto rispettate, forse addirittura mitiche. Parlo di 15-20 anni fa almeno. Non è rimasto più nessuno di quegli anni, se ne sono andati tutti. Ma allora poteva capitarti di prendere un caffè con personaggi che hanno incontrato fisicamente l'editoria del dopoguerra. Oggi non si incontra più nessuno e le case editrici sono scatole vuote dove transitano solo file di word da riconvertire in libri, ahimè poco corretti.

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  7. Ma quanti anni hai??
    Mi incuriosisce la tua età, tuttavia mi interessa molto più quanto hai detto, perché è vero: il tempo cambia le cose, talvolta in meglio, talvolta in peggio! E già 15/20 anni or sono si assaporava maggiormente la bellezza di un mondo tutto sommato più semplice ma di certo più autentico, dove incontrare al bar chi lavorava con i grandi che hanno fatto la storia della letteratura non era poi così straordinario!
    Pensavo: ma se oggi prendo un caffè con Daniele Imperi, in futuro qualcuno mi citerà insieme a lui in un post? :D

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  8. Diciamo che sono il fratello maggiore di tutti voi, e di qualcuno forse anche lo zio. Però tutto dipende dagli incontri. Ho avuto la fortuna di incrociare da giovane per breve tempo gli ultimissimi anni un vecchio correttore, anzi per la verità più d'uno. Non ho fatto altro che ascoltare le loro storie. Questa mi aveva colpito particolarmente, e mi ha insegnato più di tanti consigli di scrittura che appaiono nei libri e sui blog.

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  9. Averne di lettori come te! Prendersela per un regalo che vale anche più di uno stipendio è roba da non credere...
    Poi i refusi ci sono dappertutto: figurati che a me è capitato un libro Mondadori, copertina rigida (non per stigmatizzare nessuno, ma giusto per dire che dovrebbe essere più curato di altri) dove in mezzo a 300 pagine con i dialoghi segnati dalla linea lunga, c'era una facciata e mezza a caporali. Niente di grave, per carità, ma ho riso mezz'ora quando me ne sono accorto.

    Poi si può obbiettare anche sul mio senso dello humor... :)

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  10. Benvenuto, Michele.
    Penso che tante volte l'aiuto non sia compreso e la critica diventi un messaggio di inimicizia! Eppure, continuo a sperare che, almeno, il mio lavoro a qualcosa sia servito: se l'autore di quel macello si è passato una mano sulla coscienza ed ha capito che in realtà gli ho fatto un favore, magari adesso il suo romanzo in rete può sperare in una fine migliore!
    Ma pensa tu... la Mondadori! Forse anche lì vanno al risparmio, reclutando figure professionali discutibili (che la spending review abbia colpito anche il settore dell'editoria?)

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    1. Era un vecchio libro di fantascienza, di venti o trent'anni fa... e quindi senza scusanti :)

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  11. Le mie "cavie" spesso si sorprendono per la mia disponibilità ad accettare i consigli anche quando essi sembrano critiche. Io non ho mai visto questo atteggiamento come uno sminuirmi, in quanto ritengo che il mio obiettivo è quello di diventare una professionista, pertanto devo trasformare ogni suggerimento in una risorsa. Gli errori che faccio io, nelle mie bozze, raramente sono di grammatica (almeno non come quelli che hai citato) ma, più che altro, sviste puramente tecniche: punti di vista sbagliati, scene rallentate e così via... insomma... tutto ciò che mi impedisce di avvicinarmi alla meta e scrivere un buon romanzo. :)

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  12. Brava, anch'io sono convinta che le critiche, se costruttive, aiutino il miglioramento, forse è per questo che mi permetto di sottolineare le sbavature altrui anche se non investono il lato stilistico; su quello non sindacherei mai, ma gli errori eclatanti, quelli impossibili da ignorare sono come una rigatura di unghie su una lavagna!! (Brrr, da brivido!)

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    1. Il problema è che certe opere sgrammaticate si diffondono, alimentando il circolo vizioso dell'ignoranza..

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