Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

mercoledì 25 febbraio 2015

COLTIVARE LA FANTASIA




Il cervello è il giardino in cui fioriscono le idee, il terreno fertile che consente di piantare pensieri. Chi ama scrivere sa che quelle idee, quei pensieri vanno coltivati con perseveranza ed abnegazione, perché la fantasia profuma l'aria come i fiori in un campo, ma muore se abbandonata all'inerzia e all'indolenza mentale. 

Avevo dieci anni e frequentavo la quinta elementare. Una mattina la maestra annunciò che il giorno successivo avremmo svolto in classe il nostro primo tema. Non ricordo le reazioni di tutti, ma del compagno che stava dietro di me sì: era sgomento, perché non aveva idea di cosa potesse significare "scrivere un tema". Fino ad allora avevamo sempre fatto riassunti, che erano sintesi di storie scritte da altri, dunque più fattibili; la maestra, per casa, ci lasciava da fare le parafrasi e anche lì, era tutto più facile: bastava sostituire termini con altri di analogo significato e riformulare le poesie in modo da vestirle di parole nuove ma senza modificarne il contenuto.
Un tema, invece... cos'era? Erano altri i meccanismi da mettere in gioco, la mente avrebbe dovuto lavorare in un'altra direzione, elaborare pensieri che fossero indipendenti da quelli espressi in testi già scritti o ad essi collegati.

Tornando a quella mattina, si alzò un brusìo in classe e la preoccupazione del mio compagno si trasformò subito in una concitata domanda: "maestra, ma cosa dobbiamo scrivere?"
La mia insegnante era una donna anziana, anche abbastanza severa; lei camminava con una bacchetta di legno multifunzione in mano: serviva per agevolare la visualizzazione delle cose scritte alla lavagna, ma, all'occorrenza, diventava un'inquietante arma di minaccia contro gli alunni più indisciplinati. Non la usava mai, intendiamoci, ma la batteva contro il palmo della mano con quella sadica cadenza che terrorizzava tutti. Sì, la mia era la classica signorina Rottermaier, piccola, magra ed occhialuta, che incuteva soggezione ed esercitava la più sottile, indimenticabile, forma di terrorismo psicologico.
Sottolineo questo aspetto perché la domanda del mio compagno ebbe una sola, secca, risposta: "usate la fantasia! Solo i zucconi non ne hanno una!"

Il mio compagno di classe cadde in uno stato di grande prostrazione (forse perché sentiva di appartenere alla categoria degli "zucconi"), io, al contrario, sentii dentro un incontrollato guizzo di gioia, perché se il componimento era libero, finalmente potevo esprimermi come meglio credevo e questo mi era sembrato molto stimolante. 
La maestra, quel giorno, ci spiegò come scrivere un tema: bisognava raccogliere le idee per poi argomentarle con riflessioni personali; potevamo scegliere di parlarne in prima persona o meno, legati nell'uso della lingua italiana ("guai a voi se vedo anche solo una e senza accento o una a senza acca!) ma liberi nella fantasia.

Fantasia! Che parola meravigliosa! Sembra avere le ali. Sembra un volo leggero in uno spazio infinito: era questa idea ad emozionarmi!

Seguimmo attentamente ciò che ebbe da dirci sull'immaginazione di cui tutti - a detta sua - sono "portatori sani" in misura più o meno cosciente, perché la mente è fatta per sognare, per vedere cose che possono non esserci, per disegnare immagini da descrivere, poi, usando bene le parole.
Era rigorosa, la nostra maestra Rottermaier, ma non ho mai dimenticato le sue lezioni e, nel tempo, senza accorgermene, so di avere fatto tesoro di alcune delle sue spiegazioni più riuscite.

Così, quella mattina, ci disse che un "tema" era un componimento scritto che avrebbe attinto a ciò che la mente ci dettava; che esistono diversi tipi di testo: i temi di attualità, in cui si illustrano questioni legate a fatti attuali e si completano con delle considerazioni personali; i temi di storia o di letteratura, dove vengono espresse e approfondite le conoscenze su argomenti specifici di storia o di letteratura; i temi liberi, in cui, sempre sotto la guida di una traccia madre, si può scrivere liberamente, lasciando aperta la porta della fantasia. 
Un altro mio compagno spiritoso disse, a quel punto: "ma se lasciamo aperta la porta, i pensieri scappano" . La maestra rise insieme alla classe, poi tornò seria e rispose: "e allora a che servono i temi, se non a chiudere nel recinto quei pensieri ribelli?"

Il tema: un recinto per idee ribelli!
Un contenitore dove conservare la nostra fantasia.

Bello! quando proviamo?

Il giorno dopo, curiosi e un po' intimoriti dalla novità, leggemmo attentamente la traccia per scrivere il nostro primo tema libero.
E l'avventura ebbe inizio.

Sarebbe stato romantico, da parte mia, ricordare persino quella traccia, ma la memoria non mi aiuta fino a tal punto, so solo di avere raccontato la storia di uno storione e la sua difficoltà nel risalire la corrente per andare a depositare le uova nei fondali sabbiosi di un fiume. Rammento, però, molto bene di essere stata premiata con un bel voto per la mia fertile fantasia.
Durante un ricevimento, fu la maestra a sottolineare a mia madre quanto fosse contenta di scoprire in me questa spiccata propensione per la narrativa; si vedeva che mi piaceva raccontare storie, dunque dovevo coltivare questa capacità (lei la chiamò proprio così, io più tardi l'avrei definita passione) e non lasciarla atrofizzare nel tempo. 

Frequentare la scrittura, non abbandonarla in un angolo della mente a poltrire: questo era il messaggio che ho colto, messo, in tasca, portato a casa e trasformato in obiettivo esistenziale.

Ed è ciò che ancora, a distanza di anni, continuo a sostenere: la fantasia, quella capacità di elaborare il pensiero in maniera alternativa rispetto agli schemi prefissati, è una sorta di elemento ricevuto in dotazione sin dalla nascita, ma è una lampada che può rimanere spenta per sempre se non la si accende; una fiamma che può esaurirsi se non la si tiene viva.
E come si dà vitalità alla fantasia? Non sottovalutandola, allenandola, inseguendo processi mentali non intorpiditi dal "pronto in tavola"; sperimentando, inventando, creando. 
Per questo ho trovato sempre stimolante educare i miei figli all'uso della fantasia: per raccontarne solo una, quando erano piccolissimi (3/4 anni), un pomeriggio, spostai il divano della cucina al centro della stanza e attaccai due ampi fogli di carta-pacco alla parete libera; sul tavolo disposi colori a matita, a spirito, a tempera, pastelli a cera, pennelli, cartoncini colorati, carta crespa, pasta alimentare di ogni tipo e forma, colla, plastilina, stampini vari; portai i miei figli davanti a tutto quel ben di dio (loro, felici, avevano indossato i "grembiuli da lavoro") e dissi loro: "e ore sbizzarritevi!" Si fecero sotto con ogni sorta di idea, anche la più stravagante venisse loro in mente. 
È venuto fuori un capolavoro di arte contemporanea, che tengo ancora conservato, ma che - ahimè - dopo il trasloco non so più dove sia finito!

Ho sempre incoraggiato nei miei figli la creatività come strumento per dare voce alla  loro fantasia.
Nel 2013 ho scritto un post (http://trentunodicembre.blogspot.it/2013/04/il-tema-di-enrico.html) nel quale con orgoglio ho riportato il tema svolto in classe da mio figlio, allora undicenne.
Sorrido contenta: ho fatto un buon lavoro! - mi dico.

E chissà se è davvero merito della mia educazione o se si ha una predisposizione innata che l'occasione giusta, poi, fa venire fuori! Io so soltanto che coltivare la fantasia è sempre stata una missione per me, a maggior ragione adesso che il prepotente avvento della tecnologia - sempre più avveniristica - fa irruzione nella vita quotidiana dei giovani atrofizzando le loro idee: non si scrive più, si legge poco... ed i gloriosi temi scolastici non sono opere libere, ma elaborazione di asettiche mappe concettuali dove bisogna seguire un percorso già pilotato, come camminare sui binari che qualcuno ha preistallato. 
Ma la fantasia è quel volo leggero che non conosce confini: mi pare di sentirlo ancora dalla voce secca e squillante della mia maestra delle elementari! 
Una convinzione che provo ad esportare sempre, se ne ho l'occasione, incoraggiando la scrittura e la lettura , la creatività e l'immaginazione in ogni forma e sostanza.




9 commenti:

  1. Una delle cose che rimprovero maggiormente a mio marito è il fatto di non aver fantasia. Glielo rimprovero non tanto perché mi aspetto che scriva il romanzo del secolo (è un ragioniere!) ma perché penso che questa qualità aiuti anche nella risoluzione di piccoli problemi quotidiani, perché si trasforma in inventiva. Lui non ha questo senso pratico e, se ci aggiungi anche un po' di pigrizia, a volte si blocca su questioni assolutamente banali.

    Per quel che riguarda il mio "lavoro da scrittrice", mi accorgo di come la fantasia debba essere costantemente stimolata. Lo scrivevo proprio poco fa in un'email per Maria Teresa Steri: sebbene la trama del romanzo sia sostanzialmente definita, ci sono stati del cambiamenti in corso d'opera che mi hanno portata a non essere convinta di alcune scelte fatte in passato e ora mi hanno fatto venir voglia di integrare nuove idee in una storia già progettata, per portare una ventata d'aria fresca. :)

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  2. Problema comune, a quanto pare: donne creative e mariti che si perdono in un bicchiere d'acqua di fronte ad un impiccio di tipo pratico! Il mio si impegna, però, ed anche troppo: per arrivare a soluzioni semplici prende sempre le strade più lunghe, lui è uno stratega del difficile!
    La scrittura dev'essere sempre nutrita dalla fantasia, è inevitabile e la fantasia dev'essere sempre fresca, accattivante. Io cerco storie sorprendenti e scrivo, in qualche modo, per sorprendere. E non parlo di fuochi d'artificio in ogni pagina o di finaloni, ma del mio obiettivo che è tenere viva l'attenzione del lettore possibilmente fino all'ultima riga dell'ultima pagina.
    Che dici, è pensare troppo in grande?

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    1. Assolutamente no!
      Io credo che ogni scrittore debba cercare di essere originale rispetto a chi l'ha preceduto, ma anche nei confronti di se stesso: superare le idee del passato per trovare nuove strade può rivitalizzare ogni storia!

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  3. Io sono creativa, ma mi perdo in un bicchier d'acqua! Mio marito un po' anche, così magari cambiare una lampadina diventa un'impresa, ma insieme inventiamo storie bellissime.
    Qualche settimana fa, tornando a casa da una cena, siamo stati bloccati all'uscita dell'autostrada per il passaggio di un non meglio identificato "carico eccezionale" che, però, sembrava non arrivare mai. Nell'attesa abbiamo immaginato un trasporto segretissimo di pezzi di UFO o dell'Arca dell'Alleanza e prima di poter ripartire avevamo già imbastito una spy story

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    1. Bella la complicità narrativa con tuo marito. Dovresti subito approfittare, in questi casi, per elaborare l'idea: magari ne esce una storia fantastica!

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  4. «La fantasia profuma l'aria come i fiori in un campo, ma muore se abbandonata all'inerzia e all'indolenza mentale...»: che dire di fronte a questo tuo pensiero bellissimo? Sono super d'accordo! E la tua maestra, clone della signorina Rottermaier, ricorda molto la mia, signorina Francesca Bocca: non era piccola e magra ma abbastanza alta, segaligna e anche lei con la bacchetta sempre in mano... ecco un nostro punto in comune! Grazie per avere messo LessIsSexy tra i tuoi blog preferiti. Buona giornata, Marina, nuova compagna di viaggio che sono proprio contenta di avere incontrato!

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  5. Grazie a te, Gloria, per essere passata a trovarmi.
    Visto? Anch'io "malata" di scrittura'e "guarita" dalla fantasia! :)
    Secondo me una signorina Rottermaier ce l'hanno tutti nascosta dentro l'armadio! O forse ai nostri tempi...ce n'erano di più!
    Spero di ritrovarti presto da queste parti.

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  6. Io non avevo una signorina Rottermeier alle elementari, ma un maestro (piuttosto raro in un periodo in cui gran parte degli insegnanti era di sesso femminile) molto timido e gentile. La fantasia non posso dire di coltivarla coscientemente, forse perché ancora adesso dubito di averla, come dicevo sul blog di Gloria. Per fortuna trova lei il suo spazio, spesso anche come forma di fuga dal quotidiano. Dovrei darle in pasto qualche attività che coinvolga i colori, però. Sono molto importanti per me.

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  7. Se fuggi dal quotidiano abbracciando pensieri che non ne fanno parte, allora la fantasia lavora bene dentro te, anche a livello inconscio.
    I colori... Non è forse vero che uno dei pochi fenomeni di fronte ai quali rimaniamo sempre imbambolati come bambini è l'arcobaleno?

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