Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 7 marzo 2017

In viaggio con Proust: Istruzioni per l'uso


"Il ricordo di una certa immagine non è che il rimpianto di un certo istante; e le case, le strade, i viali sono fugaci, ahimè! come gli anni."

Pag 535. Ho finito il primo lungo viaggio alla ricerca del tempo perduto

"Dalla parte di Swann" mi ha sbalordito.

Sì, è così, questo volume uno dell'opera di Proust mi ha portato a un livello di lettura che non avevo mai sperimentato prima d'ora: si è trattato di un'immersione totale dentro le atmosfere del libro, perché questo è un libro di atmosfere, di percezioni sensoriali, di ritmi da seguire senza distrazioni; solo in questo modo si rimane irretiti dentro il fascino di una narrazione che procede lenta e assorbe grandi energie. 
Io sono stata abbastanza recettiva, devo dire, non ho avuto alcuna difficoltà a entrare nel complesso meccanismo con cui lo scrittore ha intessuto, pagina dopo pagina, la trama non trama del suo capolavoro, ma capisco chi lo ha abbandonato a metà strada senza rimpianti o chi non ha alcuna voglia di metterselo in mano.

Non è una lettura facile, ma ha uno stile unico, inimitabile, ha qualcosa di immenso che non è solo la lunghezza o la sintassi ai limiti dell'impossibile, è proprio... ecco, io non lo so cos'è esattamente, eppure tutte le volte che chiudevo il libro rimanevo sospesa, mi sentivo stordita dal linguaggio solenne al quale ho dovuto prestare un'attenzione speciale, ma che è stato in grado di tenermi dentro un luogo, di farmi vedere le cose, di farmele sentire al punto da  avvertirne la mancanza quando ne ero lontana.

Non è una lettura per tutti, sicuramente non per chi ama l'azione, non per chi cerca l'evasione pura, intesa come desiderio di immedesimarsi in storie altrui. Qui, semmai, si va dietro il protagonista nelle sue elucubrazioni, nelle sue analisi minuziose, nell'indagine psicologica di ogni fenomeno e gli si sta accanto per vedere con i suoi occhi, per frugare nelle segrete risonanze della sua vita.
Così ho amato recarmi con Proust dalla parte di Guermantes e "camminare costeggiando il corso della Vivonne",

... se faceva bel tempo, correvo fin là per vedere...il fiume compiere già la sua passeggiata in azzurro cielo, tra le sponde ancora nude e nere, accompagnato solo da uno stormo di cuculi arrivati troppo presto e di primule in anticipo, mentre qua e là qualche violetta del becco blu lasciava curvare il suo stelo sotto il peso della goccia di profumo che teneva nel suo calice. 

sentire il rumore della campana di Saint-Hilaire,

Era l'ora della merenda. Prima di riprendere il cammino indugiavamo a lungo a mangiare frutta, pane e cioccolato, sull'erba dove giungevano fino a noi, orizzontali, attutiti, ma ancora densi e metallici i rintocchi della campana di Saint-Hilaire che non si erano fusi con l'aria che avevano impiegato tanto tempo ad attraversare e, striati dal palpitare successivo di tutte le loro linee sonore, vibravano sfiorando i fiori ai nostri piedi.

e immergermi nei profumi di ogni tipo di fiore incontrato e ammirato nel suo dettaglio:

I fiori (di lillà) erano i piccoli cuori verdi delle foglie, alzavano curiosi al di sopra della cancellata del parco il loro pennacchio di piume color malva o bianche che il sole rendeva lucide, anche all'ombra, nei punti dove li bagnava la sua luce.

La siepe lasciava intravvedere all'interno del parco un viale bordato di ciclamini, di viole del pensiero e verbene, tra le quali le violacciocche aprivano la loro borsa fresca odorosa di rose e stinta come un cuoio antico di Cordova, mentre sulla ghiaia un tubo di irrigazione verniciato di verde, srotolando le sue spire, lanciava dai punti dove erano situati i fiori, al di sopra dei fiori di cui imbeveva i profumi, il ventaglio verticale e prismatico delle sue goccioline multicolori.

Io non so se vi ho fatto venire voglia di tentare l'approccio del libro o se, al contrario, vi ho fatto venire l'ansia, ma nel caso voleste avventurarvi io mi permetto di darvi qualche consiglio per usufruirne al meglio.

1) Innanzitutto, questo è un libro che va letto a PICCOLE DOSI:
"Dalla parte di Swann" non è una lettura di intrattenimento, cioè non è che ti siedi e ti spazzoli trenta pagine di libro tutte d'un fiato. Ne leggi un terzo delle trenta, sì, direi che dieci pagine è un numero adeguato per goderti una lunga immersione nella ipotassi sfrenata di Proust. Ma qualche volta a me sono bastate tre pagine per sentirmi soddisfatta.
Divorare Proust è un ossimoro.

2) L'immersione piena e totale avviene solo se si ha attorno il MASSIMO SILENZIO. Di solito leggo e scrivo in assoluta assenza di suoni (pure una mosca riesce a distrarmi), ma con Proust il silenzio dev'essere tombale: se ti perdi un passaggio tra due virgole o dentro una parentesi che dura quindici righe è finita, non capisci più niente e sei costretto a cercare il bandolo della matassa, seguendo a ritroso il filo di tutte le subordinate fino all'inizio del periodo.
Leggete questo, solo per farvi un'idea (ho fotografato la pagina sennò finivo domani di trascrivere):




3) Per questo motivo ci vuole una GRANDE CONCENTRAZIONE.
Proust ha una profondità che non si intuisce se leggi in modo superficiale. Se sei svogliato ti fermi a quei "difetti" che rallentano la comprensione e li noti tutti: le minuziose descrizioni di ogni singola cosa, che pensi ridondanti, eccessive  e invece sono delle venature necessarie, quasi dei cammei che impreziosiscono una scena apparentemente statica.

Queste sono soltanto le suggestioni suscitate dalla vista degli asparagi sul tavolo della cucina:



4) Va da sé che bisogna avere una BUONA DISPOSIZIONE a questo tipo di lettura, significa avere la mente sgombra da pensieri, perché com'è facile che qualcosa dall'esterno distragga, è altrettanto possibile che manchi la voglia di leggere. E leggere Proust solo per mantenere una certa costanza non è consigliabile quando si ha per esempio il desiderio di fare altro o di dedicarsi a qualcosa di meno impegnativo.

5) Ciò significa NON AVERE FRETTA DI FINIRE IL LIBRO. Occorre Prendersi tutto il tempo necessario, e certe volte è anche meglio rallentare il ritmo di lettura per godersi le sfumature, per rileggere con calma, sottolineare passaggi particolarmente significativi o ben riusciti.

Il più delle volte, quando pretendiamo di tradurre la maggior parte delle sensazioni che abbiamo provato, non facciamo altro che sbarazzarci di esse esprimendole in una forma confusa che non ci insegna a conoscerle.

In pratica, chi arriva a leggere tutti e sette i volumi di "Alla ricerca del tempo perduto" prende una laurea.😄
Io, adesso, ho dato la prima materia, il "corso di studi" mi affascina. Continuerò con lo stesso trasporto e passerò al secondo volume al più presto.

Ho ancora voglia di condividere le tappe di questa importante lettura con voi.
Il mio viaggio continua...

________
Il viaggio è cominciato con:

In viaggio con Proust:"E all'improvviso il ricordo mi è apparso"

42 commenti:

  1. Massimo silenzio?... Ne riparliamo tra qualche anno (10? 20?)...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...che è più o meno quando finirò di leggere l'intera opera. :D

      Elimina
  2. Grazie per la laurea a honorem, Marina. E dire che sono anni che l'aspettavo vanamente dalla Sorbona ;D
    Scherzi a parte, hai descritto a meraviglia cosa vuol dire leggere Proust. Sono libri che richiedono e allo stesso tempo inducono il silenzio. Proust non si legge, in Proust ci si immerge. E si riemerge con il pensiero rallentato, a volte del tutto sospeso. E ti assicuro che la cosa vale per tutti e sette i volumi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :D
      Davvero per me è stata un'esperienza incredibile che adesso non vedo l'ora di proseguire.

      Elimina
  3. Anch'io sono laureata in proustologia, Marina (che, detto così, ha un suono vagamente ospedaliero...). ;-)

    Sono d'accordo con te sul modo di leggere Proust, che è l'unico modo possibile: assorbendolo pian piano e senza fretta. E' una lettura evocativa e musicale da cui esci cambiato ed enormemente più ricco. Mi ricordo che lo lessi anni fa da ragazza, e associo alla lettura il rumore della pioggia sui prati e la nebbia che incappucciava i monti del Trentino. Ero dentro a quelle estati che sembrano autunni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dunque parlarne ci rende tutti proustologi (che anche detto così, sembriamo membri di una setta) :)
      Io ho cominciato il libro due mesi fa e ho amato l'abitudine serale di leggerne qualche pagina ogni giorno, tanto che quando per un motivo o per un altro non potevo farlo, ne sentivo la mancanza. Ho immaginato tutto, le chiese, i viali, ho tenuto gli occhi in ogni punto descritto da Proust. L'ho proprio amato, questo libro.

      Elimina
  4. Ci fai passare dal re del minimalismo (Lish) all'imperatore della logorrea... :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E non sai la bellezza di passare fisicamente dal libro di Carver tutto punti al volume di Proust tutto virgole. Una sensazione unica, leggerli contemporaneamente.

      Elimina
  5. Complimenti! Io continuo a rimandare Marina....
    il mio primo impatto con Marcellino tanto anni fa era stato traumatico non so perchè. Forse l'età, l'adolescenza, quel senso di ribellione dell'epoca... oppure ancora il fatto che fosse obbligatorio leggerlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, se posso dirlo, secondo me questa è una lettura che va fatta da grandi. Sì, non si può chiedere all'adolescente di penetrare in quel linguaggio per capirlo, né di amare una filosofia che puoi apprezzare solo con la maturità. Non è una lettura noiosa, è una lettura profonda.

      Elimina
    2. Ma io avevo una prof impallinata con Proust. Cosa ha ottenuto??? Di farcelo odiare allora di un odio che ancora non è passato

      Elimina
    3. Quanto danno possono fare gli insegnanti! Una responsabilità elevatissima. La mia odiava Pirandello e al liceo lo abbiamo studiato senza un reale trasporto. Per anni me ne sono disinteressata, poi l'ho riscoperto da sola e sono stata io a odiare quell'insegnante. :)

      Elimina
  6. Lessi questo libro tanti anni fa che oggi a stento ricordo. Ero un giovane ancora sbarbatello. Se non ricordo nulla oggi di quella lettura evidentemente fu molto superficiale. Non sono sicuro oggi, a distanza di anni, di intraprenderne la lettura. Intanto, continuo a seguire Proust e le tue avventure da qui.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giuseppe, può essere interessante anche una lettura indiretta attraverso gli occhi di chi invece, come me, la sta amando.
      Capisco, comunque, che da "sbarbatello" come dici tu, non sia stato semplice, un po' per quello che dicevo rispondendo a Patricia.

      Elimina
  7. Letture di spessore davvero cara Marina, complimenti per la dedizione con cui ti ci immergi. Credo di preferire le tue avventure perché temo non avrei la concentrazione necessaria per dedicarmici.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capisco perfettamente. Io me ne sono proprio innamorata, ma mi rendo conto che sia un classico mooolto particolare: non lo conoscevo e desideravo poterne parlare. non pensavo che ne avrei parlato con questa passione. :)

      Elimina
  8. Ho sempre guardato un po' a distanza La Recherche, mai decidendomi a iniziare questo intrepido cammino. Chissà se lo farò. Mi vedrei immersa in quella ipotassi fra una decina o ventina d'anni, una di quelle letture lente di quando gli anni frenetici della vita vanno scemando.
    Il tuo commento a come ci si deve predisporre per immergersi in Proust mi ispira un approfondimento. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, infatti, io mi sento attempata al punto giusto per dedicarmi alla Recherche e sto apprezzando molto, anche se i ritmi di vita non sono ancora rallentati. :) Poi c'è sempre il fatto che in contemporanea leggo qualcos'altro: l'alternanza con letture più leggere, mi fa apprezzare ancora di più questo monumento della letteratura.

      Elimina
  9. Capisco il tuo entusiasmo. Come ti dissi commentando un altro post, la mia recherche non è finita, interrotta per vari motivi. Riprenderò. Oppure ricomincerò. Vedremo. Intanto mi sono goduto la tua ardente narrazione di questa bella esperienza.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un fuoco letterario che arde in me. Hai colto lo spirito di questa esperienza di lettura, bravo Max! Che poi è lo stesso con cui affronto la vita.
      Buona recherche, allora. Si è sempre, in fondo, alla ricerca di qualcosa, ma quella del tempo perduto è una bella sfida! :)

      Elimina
  10. Ho letto il libro quando frequentavo il liceo, non per obbligo ma per piacere, e me lo sono trangugiato tutto d'un fiato, tu pensa! Ricordo solo che mi era piaciuto. Chissà cosa avevo recepito a quell'età! Però non ho proseguito nella lettura dei libri successivi, a pensarci bene... ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi hanno detto di frenare l'entusiasmo perché i libri più belli sono i primi e l'ultimo. Quelli di mezzo sono una prova di forza. :)
      Verificherò. Io al liceo mi sono sempre mantenuta a distanza: Proust mi spaventava. Credo sia un ottimo segnale di gradimento il fatto che tu ricordi di averlo apprezzato già allora.

      Elimina
    2. Non sono molto d'accordo. "I Guermantes" a me ha dato i brividi per quasi tutta la lettura.
      Ricordo che quando terminavo uno dei volumi, mi dicevo: "il prossimo non potrà mai essere all'altezza di questo, devo prepararmi a una delusione". Invece mi sembrava regolarmente migliore del precedente. Il settimo, certo, è una vera apoteosi.

      Elimina
    3. Sappi che puoi farmi solo felice dicendomi questo, caro Ivano e sono sicura che avrai ragione. Del resto ho avuto fiducia nelle tue parole fin da quando lessi quel guest post da Massimiliano, ricordi? Quello di Proust e Miller...È lì che mi hai messo in testa di leggere la Recherche! :)

      Elimina
  11. La passione con cui descrivi il libro fa venire voglia di correre subito a comprarlo. Sono quasi certa che a me piacerebbe molto leggerlo e non ho ancora deciso di farlo perché attendo che arrivi il momento giusto. Qualcosa mi dice che emotività e una forte inclinazione nostalgica non siano indicati per una lettura che raggiunge diversi livelli di profondità. Arriverà il mio momento e intanto, come gli altri, approfitto del tuo viaggio per godermi qualche scorcio di panorama.
    P.S.: Tra l'altro trovo la prosa di Proust molto poetica e io, come sai, adoro la poesia. ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse te lo dissi anche la prima volta che ho parlato di Proust, ma sono convinta che sì, a te piacerebbe molto, se ti conosco un pochino. :) però, hai ragione, aspetta i tempi in cui ti sentirai di leggerlo, altrimenti non te lo godi e sarebbe un vero peccato.

      Elimina
  12. C'era questa cosa molto interessante su Proust nel film Little Miss Sunshine.
    Se non l'hai visto:
    https://www.youtube.com/watch?v=7VbYokM9dY4
    (è in inglese... metti i sottotitoli...)
    Io però non credo avrò mai l'ardire di affrontare Proust. Meglio per me rimanere su Joseph Proust.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Potrò vedere il video più tardi, non conosco il film, ma sono curiosa. Dunque esiste un Proust in ambito scientifico! Non lo conoscevo. Santo Wikipedia (Nemmeno una parentela con Marcel :))

      Elimina
  13. Ne parli così bene che mi fai venir voglia di cominciare a leggere l'opera di Proust, sono curiosa dagli stralci che hai proposto penso che potrebbe piacermi, mi piace immergermi in certe atmosfere...

    RispondiElimina
  14. Oh io l'ho cominciata, quest'avventura, un po' di anni fa. Per il momento non ho intenzione di riprendere. Ci vuole la giusta disposizione! E quindi concordo totalmente con quanto hai scritto, anche rispetto al coinvolgimento provato durante la lettura: è una vera e propria esperienza! :O

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, un'esperienza, Glò, non potevi definirla meglio! :)
      Alla fine penso che anche la pesantezza di un libro sia una fatto soggettivo: Proust non è un libro per tutti, come dicevo, ma non mi sarei mai aspettata di trovare pesanti ben altre letture e non questa.

      Elimina
  15. Io ci provai a suo tempo e rinunciai, non fa per me. Non che non mi interessino testi più prettamente introspettivi, anzi, le narrazioni che partono da "dentro" la voce narrante sono quelle che più mi affascinano spesso, ma non sento "l'assonanza" mentre provo a leggere le pagine della Recherche. Sono altri gli autori coi quali empatizzo scoprendo i loro mondi interiori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capisco perfettamente, non credere. Infatti, secondo me, per potere apprezzare quest'opera bisogna entrare proprio in sintonia con la sua musicalità; se non la si percepisce, rimane una lettura lenta e molto noiosa.

      Elimina
  16. Oibò, Marina, ci avrò provato almeno una decina di volte, ma io e Proust non convoliamo: sarà che mai, e dico mai, da vent'anni a questa parte riesco ad avere uno straccio di briciolo di silenzio che concili la lettura (di qualsiasi genere) o la scrittura (di qualsiasi portata) - SIGH -. Prima la vita da studentessa in case sovraffollate, dopo la vita da mamma con pargoli che fanno per un esercito: insomma, mi sa che Proust mi tocca rimandarlo a tra un pò: a quando il caos si sarà placato ed io potrò forse ricercare e godermi il tempo perduto.

    Mi ricorderò, allora, di questo post e dei tuoi splendidi consigli ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedi, per esempio, a quest'ora del mattino, di domenica, è perfetto: dormono tutti e io posso concedermi un lungo momento di lettura. Però mi sveglio presto, eh!
      Ti capisco, pace e silenzio mancano del tutto anche in questa casa; sono io che vado ritagliando pezzi di isolamento dalla famiglia!
      Una buona domenica! :)

      Elimina
  17. Niente, questa avventura dovrò proprio cominciarla. I passaggi che hai estratto dal libro mi hanno colpito profondamente... come dissi in un altro commento, sempre a proposito di Proust, mi sembra che questo sia il livello di letteratura a cui aspirare (anche se inarrivabile).
    Non sono neanche sicura che sia un romanzo nel senso stretto del termine, mi sembra più un modo di guardare al mondo, di vivere la vita. "Guardate, tra trent'anni vi stupirete di quanto vi sembrerà dolce il ricordo degli asparagi sul tavolo della cucina."
    Sono proprio felice che qualcuno al mondo abbia scritto un'opera del genere.

    PS sì, sono viva e a volte riesco a tornare :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Wellà, Eleonora! :)
      Credo proprio che un'opera del genere rimanga unica nella letteratura, impossibile pensare di prenderne spunto o di rifletterla nel proprio modo di scrivere. Tale "unicità" è proprio l'elemento vincente che mi ha conquistato in questa lettura. È vero, se vogliamo vedere in un romanzo il racconto di una storia, questo non lo è: il soffermarsi su tutto, le descrizioni pedanti, la ricchezza dei particolari, il concepire ogni cosa come analizzata da un piano superiore, mi hanno proprio stregata. L'esperienza, tuttavia, è talmente personale che io so solo parlare della mia, senza consigliarla a qualcuno.

      Elimina
  18. Gentilissima Marina, permettimi una banale considerazione extra-testuale: ma così non si rischia la paralisi? Se ogni mia sensazione viene analizzata attraverso una potente lente di ingrandimento che coglie di ogni fiore le infinite goccioline di rugiada, io quando arriverò mai alla visione globale del prato? Non voglio dire che la scrittura debba essere strumentale ma nemmeno che debba "incantarsi", nel duplice senso della parola, nei meccanismi stessi della percezione che legando il percepito al substrato emotivo che anima il vedere mi porta a scoprire la meraviglia del mio occhio!? Guardare la Tv/realtà è un conto, entrare nei circuiti elettronici che trasformano il segnale in immagine ci affascina davvero? Sia ben chiaro, detto da chi della scrittura ha una visione non proprio proustiana. Un saluto, Renato Bruno

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Benvenuto da queste parti, Renato. La tua non è una considerazione banale e capisco quello che vuoi dire, tuttavia credo che l'unicità di Proust si traduca proprio in questa sua micro analisi che riesce meglio a cogliere il senso del tempo, concetto al quale l'intera opera è legata: studiare le sfumature di colore di un petalo significa accorgersi meglio di come agisce il tempo quando trasforma le cose È solo una mia sensazione, ovviamente, una chiave di lettura con cui giustifico il piacere che ho provato in questa lettura. Un prato mi offre una visione d'insieme che mi emoziona in superficie, la discesa nei dettagli di ogni cosa mi offre una visione focalizzata su ciò che scava nel profondo e coinvolge strati della mia coscienza che mai avrei pensato di indagare.

      Elimina
  19. Bell'articolo. Anch'io mi sono cimentato per la prima volta con Proust alcuni mesi fa. Conto di proseguire ma piano piano :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie e benvenuto. Ho trovato qualcuno che lo ha letto, come me, per la prima volta adesso. Una bellissima scoperta che ho anch'io senz'altro intenzione di portare avanti. Continueremo a confrontarci, dunque. ;)

      Elimina