Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 21 marzo 2017

Foglie d'erba (scritto e diretto da Luana M. Petrucci)

"Carpe diem, quam minimum credula postero", recita il più citato verso delle Odi di Orazio.

E io l'attimo l'ho colto, o meglio ho colto una bella occasione: sono andata a vedere lo spettacolo "Foglie d'erba", messo in scena da Luana M. Petrucci, la Luz del blog Io, la letteratura e Chaplin, al Teatro San Filippo Smaldone, facilmente raggiungibile da casa mia (che già, con le distanze di Roma, è tutto dire.)


La rappresentazione è tratta dal film di Peter Weir "L'attimo fuggente", del 1989, che io ho molto amato a suo tempo e che ho rivisto non so quante volte da allora.
Il titolo della pièce teatrale è un omaggio alla raccolta di poesie di Walt Whitman, autore di un componimento chiamato "O Capitano, mio Capitano", dedicato ad Abramo Lincoln in occasione del suo decesso e che, nella storia narrata, diventa emblematico.

Non è sulla trama cinematografica, tuttavia, che voglio soffermarmi, anche perché sono sicura che tutti abbiano visto il film (se non lo avete fatto, non perdete tempo), ma sul riadattamento teatrale realizzato da Luana, che ne ha curato soggetto e regia ed è persino intervenuta in veste di attrice in assenza della titolare ufficiale della parte.

Detto in tutta sincerità, sono andata a vedere lo spettacolo per altri due motivi, oltreché per la curiosità legata alla storia: il primo è che i proventi raccolti con la vendita dei biglietti sarebbero stati devoluti alla "Missione Effatà", una Onlus con finalità assistenziali, operativa in diversi territori di tutto il mondo; il secondo è che avrei conosciuto una blogger scoperta di recente e che stimo molto, sempre nella mia personale convinzione che i rapporti virtuali possono essere belli e sinceri, ma gli incontri reali lo sono molto di più.
Il risultato non mi ha deluso e le mie intenzioni sono state ben ripagate dalla soddisfazione di avere contribuito a un'opera di bene, dall'immenso piacere di avere assistito a una bella rappresentazione e dall'entusiasmo nell'avere stretto in un abbraccio Luana a conferma di una naturale simpatia maturata attraverso la frequentazione nei nostri reciproci blog. (Oh, sta fanciulla ha un sorriso che illumina una stanza!)


Calano le luci in sala, si accendono i riflettori sul palcoscenico. 

A iniziare è proprio lei, Luana, nei panni di una ragazza con pochissima voglia di studiare, che non ama la scuola e incontra il suo professore subito dopo avere imbrattato, strafottente, un muro con una bomboletta spray. Lei è sbarazzina, ha lunghi capelli, indossa un paio di jeans, una sciarpa a righe attorno al collo e nelle orecchie ha gli auricolari che sparano musica. Fin dall'inizio capisco che Luana ha una certa dimestichezza con l'arte della recitazione, prende le giuste pause, non sbaglia una battuta e si muove con disinvoltura: sembra un'attrice navigata.


La sua presenza è fondamentale, perché, insieme a quella dell'insegnante, rappresenta la voce che fornirà la chiave di lettura per interpretare le scene e per capire il messaggio dell'intera storia.  
Questa è la trovata scenica ideata dalla regista per giustificare lo sviluppo del soggetto: il professore proverà a convincere la studentessa svogliata dell'importanza dell'insegnamento e lo farà raccontandole la trama del film "L'attimo fuggente" in proiezione quel giorno a scuola.

È da lì che parte la storia del prestigioso College americano di Welton, per l'occasione femminile, in cui il professor John Keating viene assunto come insegnante di lettere, lui anticonformista e bizzarro nel metodo didattico, in una scuola dove l'accesso è subordinato all'assoluta adesione ai quattro cardini ideologici rappresentati da tradizione, onore, disciplina ed eccellenza.


La classe è formata da cinque ragazze, giovani attrici con un talento straordinario nella recitazione; mio marito si complimenta per la loro bravura e mi chiede: "secondo te quanti anni hanno?"; pensiamo siano addirittura maggiorenni, tale è la loro sicurezza sul palco e invece, dopo, scopriamo che hanno appena tredici e quattordici anni, piccolissime secondo le nostre aspettative, ma ancora più ammirevoli proprio per questo.


Le domande alle quali i due protagonisti-commentatori, fuori dalla scena, rispondono direttamente o indirettamente sono tante: cosa vuol dire conformismo? E cosa significa sapere usare parole e idee per cambiare il mondo? Quanto contano bellezza, poesia e amore nell'insegnamento scolastico, ma soprattutto nella vita? A cosa servono le regole? Cosa viene insegnato nelle scuole, qual è il compito della Scuola e quale lo scopo di ogni docente?
E la storia del professor Keating e delle sue alunne offre spunti di riflessione e soluzioni che accendono nuove speranze: le giovani generazioni hanno bisogno di credere negli ideali che la realtà ha sottratto loro; le regole, ancorché sacrosante, non sono immutabili se sono orientate a formare mentalità aperte, capaci di sognare; i sistemi formativi devono garantire a ogni studente la possibilità di sentirsi a proprio agio, di essere liberi di esprimersi, di orientare le proprie scelte secondo le inclinazioni naturali, non secondo rigidi schemi didattici.
Il messaggio è sempre attuale: lo sa bene, Luana, che è insegnante, quanto sia difficile abbattere l'incomunicabilità dilagante nelle scuole e lo sa bene anche chi ha vissuto sulla propria pelle esperienze di insegnamento chiuso e assai poco stimolante, quello di professori demotivati e demotivanti, attenti a seguire i programmi pedissequamente, senza essere in grado di mostrare la reale bellezza di materie che avranno un valore fondamentale nella crescita e nell'educazione degli studenti che si preparano ad affrontare la vita.

La scena della giovane Jane, la quale non riesce a vincere la severità del padre che la obbliga a percorrere una strada diversa da quella che lei vorrebbe seguire, rimane anche nella traduzione teatrale una delle più suggestive, interpretata con intensità lodevole da una delle giovani attrici, e non è da meno la scena, altrettanto famosa, dell'allieva timida che riesce a liberarsi del proprio impaccio quando il professor Keating la invita a declamare i versi di una poesia e lei, pur volendo sottrarsi, si lascia coinvolgere dall'insegnante. Incalzata da questi, esprime con trasporto  tutto ciò che prova in quel momento. (Anche qui, quanta bravura della ragazza nell'interpretazione del suo ruolo.)


La luce blu soffusa sul palco ricrea l'atmosfera della grotta, durante gli incontri della "Setta dei poeti estinti", di cui faceva parte l'insegnante all'epoca in cui era studente e che le giovani allieve riesumano cogliendone appieno lo spirito, contrario a tutti i dettami sanciti dal rigido istituto che frequentano.


La performance emoziona e commuove fino all'ultima scena, quella del saluto al professor Keating, allontanato dalla scuola perché colpevole di avere plasmato le coscienze delle sue allieve orientandole a cogliere l'attimo e a rifuggire da ogni tentativo di imprigionamento mentale ed espressivo. Non a caso la prima a salire sul banco al grido di "Capitano, mio Capitano" sarà proprio la timida Lily, che dimostra all'insegnante entrato in aula per raccogliere le sue cose, quanto il suo insegnamento non sia stato vano.


Chi ci impedisce di credere ancora possibile una scuola con tanti professori Keating che rendano gli alunni, durante la lezione in aula, protagonisti attivi, non più passivi destinatari di tutto ciò che viene loro trasmesso? 
Forse possiamo ancora immaginare una scuola diversa, dove l'insegnamento sia ancora capace di stimolare la critica e il libero pensiero, non ovviamente allo scopo di trasgredire le regole, ma solo di aprire le menti dei giovani e di offrire loro gli strumenti idonei per riuscire a credere ancora nei sogni.

Un lungo applauso saluta gli attori sul palcoscenico.




Luana può ritenersi soddisfatta del lavoro che ha fatto e io ancora di più per non essermi persa l'occasione di assistere allo spettacolo, felice all'idea di condividere l'esperienza con voi.

Carpe diem!

65 commenti:

  1. Deve essere stata proprio una bella esperienza. "L'attimo fuggente" è un bellissimo film, una trasposizione / reinterpretazione teatrale parte già col piede giusto solo per essersi ispirata a questo capolavoro.

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    1. Grazie, Ariano, il mio "momento magico" è stato un anno fa, quando mi sono accorta di avere le persone giuste per questo passo importante.

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    2. Quello che mi ha colpito non è stata solo la capacità della sceneggiatura di mettere a fuoco i punti salienti della storia, ma l'attenzione rivolta al messaggio finale e alle parole usate per renderlo efficace. Al di là del copione con le battute, era proprio il dialogo dei due "attori non protagonisti" (Luana e il professore) a essere portatore di verità.

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  2. Ma che meraviglia! *__* Intanto siete bellissime, la foto coi vostri sorrisi dice moltissimo - di blog, occasioni, stima e tanto di più!
    Marina hai scritto un post-recensione fantastico: penso che lo spettacolo pensato, scritto e diretto (pure interpretato) dalla Luz sia stato presentato al meglio. Vien voglia di assistere!

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    1. Sì, un articolo vibrante di contenuti, una meraviglia. :)

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    2. Grazie, Glò, volevo assistere allo spettacolo anche prima di questa occasione, a Natale, ma non ho potuto. Pensa quanto ci tenessi!
      Come dici tu? Il mio tesssoro! :D

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  3. Quante cose belle insieme:
    teatro
    blog incontro
    la tua collana ferma sciarpa
    lo scopo benefico
    l'attimo fuggente
    la condivisione con noi.
    GRAZIE DUNQUE
    Sandra

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    1. Grazie a te, questo elenco di temi mi piace molto. :)

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    2. Il tuo elenco piace molto anche a me. Grazie, Sandra! :)

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  4. Tre sono le volte che ho letto questo meraviglioso articolo, certa che lo leggerò ancora tante e tante volte. Rivolgendoti ancora il mio grazie, aggiungo adesso che mi commuove anche il solo fatto che non ti sia persa una sola parola di questo spettacolo, di essere stata attenta a ogni dettaglio, di averci creduto fin dalle prime battute.
    Vedi, Marina, avere avuto la fortuna, l'opportunità di spettatori attenti, pronti a essere osservatori esigenti, anche se solo un decimo del parterre si è accostato a questo lavoro teatrale con la medesima sensibilità, è un regalo vero e proprio. Corredato da questo tuo scritto poi... lo serberò attentamente fra le cose che mi sono care.
    "Foglie d'erba" continua il suo viaggio mietendo ammirazione e desiderio di tornare e attesa per ciò che sarà dopo, quando lo scenario sarà diverso, e sempre con il coraggio di raccontare storie che possano lasciare un segno. Questo è diventato il mio teatro da qualche anno in qua, da quando narrai Virginia Woolf, poi la scrittura shakespeareana, poi Frida Kahlo, fino ad arrivare a L'attimo fuggente.
    Spettatrice meravigliosa, un abbraccio carico di affetto...

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    1. Capisco che una cosa mi piace quando non faccio fatica a memorizzare le cose che mi colpiscono di più. Fin dalle prime battute ho capito che questo era un lavoro curato nel dettaglio: pensavo anche alle voci delle ragazze che applaudono all'esibizione di Jane (che lasci intuire) prima del triste epilogo della sua vita, che si odono fuori campo e si sovrappongono all'enfasi di quel grande momento. Bello, emozionante! Poi, pensavo all'immedesimazione piena delle attrici: la postura curva e goffa di Lily, l'atteggiamento spavaldo della ricciolina tutto pepe (carinissima); una grande preparazione e una grande professionalità: è emersa tutta la tua passione e quello in cui credi. Brava, bravissima.
      Certo, qualche cafone in meno, in platea, non avrebbe guastato (tipo quello che si è messo a ciaulare al telefono proprio nella scena clou di Jane, assurdo!)
      Comunque, ormai che sei una garanzia, tienimi sempre in caldo un posto in prima fila! :)

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    2. Il comportamento di alcuni in platea è stato osceno.
      Mi domando se era stato detto prima dell'inizio di tenere silenziosi i cellulari o di spegnerli, non ci ho fatto caso.
      Il pubblico va educato, va guidato e avvertito, come se si trattasse di ragazzini senza alcuna maturità.
      Quel disturbo (avranno squillato almeno 4 cellulari, e poi come dici l'ultimo è stato il massimo) ha causato un calo di tensione in scena non indifferente. La scena-madre di Jane è stata cassata proprio rispetto al crescendo cui si è assistito in altri teatri. Per esempio, ti posso garantire che la seconda rappresentazione di Marino è stata praticamente perfetta.
      P. S. La ricciolina tutto pepe è Flavia Lepizzera, l'ho conosciuta per caso nella scuola in cui insegno, durante la Giornata della memoria dello scorso anno. La sua prof di Italiano le fece declamare Se questo è un uomo fra i vari interventi di alunni nel teatro scolastico, e mi colpì in pieno per la sua intensità. Mi misi a osservarla nei giorni successivi, quando usciva da scuola, quando andava per i corridoi, poi mi rivolsi alla collega e le feci chiedere da parte mia se le sarebbe interessato partecipare a un progetto su L'attimo fuggente tutto al femminile. Lei accettò al volo. Flavia frequenta il quarto ginnasio ed è una mente vulcanica, legge incessantemente, ascolta musica d'autore, ama la classica, ha una sua particolare visione dell'esistenza di Dio, solo per accennarti qualcosa sulle sue risorse. :)
      Chiara (Lily Anderson) è stata mia allieva di laboratorio 7 e 6 anni fa, poi ci perdemmo di vista e infine la rintracciai su Facebook ricordandone il nome, sapendo che sarebbe stata una Lily perfetta.
      Gaia (Jane Perry) e Claudia (Leslie Overstreet) sono state mie alunne alle scuole medie e ai laboratori teatrali degli ultimi quattro anni. Frequentano tuttora il laboratorio ragazzi del venerdì e si esibiranno in una mia Alice nel Paese delle meraviglie il 31 maggio. Nonostante siano poi entrate ufficialmente nella Compagnia, hanno preferito continuare al venerdì, quindi le ho su due fronti.
      Con le ultime due ho portato in scena anche Ionesco, La cantatrice calva, in una mia versione oltremodo comica.
      Insomma, mie pupille... :)

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    3. Che bello, Luana: sei anche una talent-scout riuscita. Io ho già fatto alle ragazze i complimenti, ma se ti capita rinnovaglieli da parte mia. Poi, qualcuno, l'arte dell'interpretazione ce l'ha proprio nel sangue e si vede! :)

      No, all'inizio non è stata fatta alcuna raccomandazione, ma Dio mio, è assurdo dovere dire al pubblico di un teatro: "ricordatevi di spegnere i cellulari". Eppure...

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  5. Oddio che bello! Ho rivisto il film tante di quelle volte che ormai ho perso il conto. Riviverlo attraverso questo post è per me molto emozionante. Quante lacrime ho versato! Ricordo che un po' di anni addietro chiesi ad una mia amica se mi potesse prestare la videocassetta (allora erano di moda) per poterlo rivedere. Lo rividi tante di quelle volta che gli consumai il nastro: le dovetti comprarne uno nuovo. Quanti ricordi. Bellissimo post, Marina! Adattare Withman, la versione cinematografica del film "L'attimo fuggente" e la trasposizione teatrale di Luz è opera assai degna di menzione. E tu, con questo post, hai magistralmente fatto rivivere ai lettori, io in primis, le tue grandi emozioni e questa grande passione. I miei complimenti ad entrambe!

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    1. Grazie Giuseppe! Ci tenevo molto a raccontarvi questa esperienza, proprio perché "L'attimo fuggente" è uno dei film più belli che io abbia mai visto e trovare che anche una rappresentazione teatrale mi abbia fatto rivivere le stesse emozioni è stato bellissimo.
      Col valore aggiunto di avere scoperto la bravura di una blogger di cui conoscevo solo l'aspetto blogghistico, appunto.
      È vuoi sapere una cosa? M'è venuta voglia di rivedere il film per la ventesima volta: ho riempito la testa ai miei figli e sono riuscita a incuriosirli. Lo rivedremo insieme.

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    2. Non sai quanto sia felice quando accadono cose del genere: un lampo di desiderio di andare a rivedere il film, invogliare magari i propri ragazzi. Ecco, questo è il vero senso del mio fare teatro, arrivare a estendere la cosa, anche se con piccole iniziative.
      In dicembre, il figlio adolescente di una collega - erano venuti a vederlo entrambi - ha preso da uno scaffale di casa il libro "Foglie d'erba" di sua madre, portandoselo in cameretta col desiderio di leggere qualche poesia di Whitman.
      Lei, felicissima, ha fotografato il libro sul comodino di suon figlio, strafelice della cosa. Son soddisfazioni!!! :)

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  6. Quando ho visto L'Attimo Fuggente (facevo forse il liceo) lo vedevo con gli occhi dell'alunno e quindi con una certa ammirazione. Devo dire che oggi, da insegnante, lo vedrei con tutti altri occhi e anzi ne sarei abbastanza critico. Mi è capitato di incontrare nel mio lavoro dei professor Keating, che più che trasmettere sembra che in realtà imbastiscano uno spettacolino per il loro stesso piacere.

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    1. Beh, poi devi essere capace di essere un buon "Keating", se sei solo un giullare non ha senso, il modo in cui operi dentro una classe dev'essere convincente, più che altro deve convincere gli studenti che la scuola non è solo una fabbrica di buoni voti, che la vera pagella poi te la scrive la vita. Credo che l'insegnamento di Keating (aldilà della sceneggiatura scritta per dimostrare il messaggio del film) sia proprio questo: fare dello studio il bagaglio più importante, direi uno strumento fondamentale, con cui affrontare la vita.

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    2. Marco, non erano allora dei "Keating".
      Vero è che non tutti hanno apprezzato questa figura nel tempo, stigmatizzata dall'immagine del personaggio, ma probabilmente esistente da sempre. Poco credibile? Eccessiva? Non so. Quello su cui sono certa è che esistono insegnanti probabilmente "fuori dalle righe" che lasciano un segno vero nei propri alunni, e forse non in tutti. "Insegnare" nel senso etimologico più autentico, lasciare un segno, una traccia di riflessione, uno stimolo verso il senso critico.
      Il "maestro" è colui che educa, anche questo recuperando il suo significato all'origine, "porta fuori" quello che si ha di meglio.
      Il prof che parla alla ragazza demotivata, fuori dalla scena centrale, dice appunto questo, che i Keating sono rari perché troppo liberali, perché rifuggono dagli schematismi, perché adottano un proprio metodo. E possono suscitare grandi invidie, sì.

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    3. Una chiave di lettura diversa che si può dare è questa: la cosa disturbante in Keating è che imbastisce uno spettacolino più allo scopo di soddisfare se stesso. Gli studenti non sono nemmeno necessari: l'importante è che siano un pubblico. Bravo comunicatore, ma non altrettanto come ascoltatore: la comunicazione è monodirezionale.
      Nel mio lavoro mi è capitato di vedere personaggi del genere.
      Qui poi è un film, ma nella realtà funzionerebbe un Keating? Non dimentichiamoci che è ambientato in una scuola inglese elitaria, non è che fosse frequentata dai figli della classe operaia. Immaginiamo un personaggio del genere nella scuola italiana, già di suo così estremamente caotica, magari in un ITIS. Ho dei dubbi che il suo atteggiamento funzionerebbe, anzi, potrebbe rivelarsi estremamente controproducente. Quanti insegnanti si sono bruciati, partendo dai presupposti sbagliati?
      Il discorso è che ha più importanza il messaggio che il film veicola.

      Se vogliamo un'altra opera interessante da questo punto di vista c'è "Il cambio della guardia", l'ultimo episodio della terza stagione di Ai confini della realtà.

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    4. Oddio, sicuro di aver visto lo stesso film? :)
      Keating è "teatrale", "plateale", concordo, ma è totalmente orientato verso i propri interlocutori. Ama il proprio mestiere ma altrettanto i propri studenti. Deve a volte "correggere il tiro" perché i suoi messaggi non vengono filtrati dalle loro menti adolescenti, e i ragazzi tendono a cadere nel tranello dell'essere estremi, ma lui è sempre lì, a raddrizzare la strada.
      Poi, si sa, Keating è troppo "avanti" per poter essere tollerato. Soprattutto in una scuola degli anni Cinquanta.

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    5. C'è anche da dire che una sceneggiatura deve colpire, scuotere le coscienze, attirare l'attenzione, ci sta che venga prevista qualche esasperazione, nel caso di questo film, non è difficile capire quale sia il senso e il valore di un personaggio del genere. Non è che un insegnante, oggi, farebbe strappare un libro, però, forse, potrebbe sperimentare strumenti alternativi per educare gli alunni all'ascolto. Mi viene in mente che anch'io ho vestito i panni (per così dire) di Keating, quando ero catechista. Non ho mai usato il libro canonico e mi sono inventata di tutto: Olimpiadi di catechismo, giochi dell'oca con percorsi biblici, mi sono portata in classe il portatile con un filmino realizzato da me per parlare della Creazione, guarda potrei stare ore a raccontarti e i ragazzi erano contenti di venire e Gesù non era più quello dei comandamenti da imparare a memoria, ma un compagno di giochi. Questo per dire che il metodo è importante e nella figura di Keating, pur con tutte le sue trovate forse poco realistiche, io vedo questo.

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    6. Sì, abbastanza sicuro di avere visto lo stesso film.

      Marina, anch'io a lezione propongo cose del genere, compreso un piccolo esperimento chimico dal vivo. Ma queste cose le puoi fare se sei in un certo contesto. Luana continua a difendere il significato positivo del film (che c'è, non lo sto negando), ma non ha capito quello che volevo dire: che un Keating funziona all'interno del giusto contesto, in un altro no e sarebbe persino controproducente.
      C'era un insegnante di Arte nel mio liceo che si faceva dare del tu dagli studenti e con loro intratteneva un rapporto aperto: di norma nelle sue classi veniva vista in maniera positiva, come quella diversa dagli altri insegnanti (non da me, io la detestavo, era stupida e gretta), ma in altre non imponendo disciplina la facevano uscire di testa. Il suo motto era "ci vediamo alla maturità".

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    7. Senza eccessi, io dico che un insegnante che non reciti a pappagallo le poesie o che devii dal corso dei programmi per proporre anche qualcosa di innovativo prescinde dai contesti giusti; crea buona scuola dappertutto.

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    8. Perdonami, quando ho letto "la cosa disturbante in Keating è che imbastisce uno spettacolino più allo scopo di soddisfare se stesso. Gli studenti non sono nemmeno necessari: l'importante è che siano un pubblico. Bravo comunicatore, ma non altrettanto come ascoltatore: la comunicazione è monodirezionale", mi sono chiesta bonariamente se stessimo parlando dello stesso personaggio, e me lo domando ancora. ;-)
      Riguardo al "contesto", ha già risposto Marina: l'insegnante innovativo, coraggioso, che propone una diversa didattica che sia anche validissimo strumento, crea buona scuola ovunque.
      Il contesto nel caso del film era probabilmente estremamente "sbagliato", non è un caso che la sceneggiatura scelga di ambientare l'azione negli anni Cinquanta. Ma la riflessione sta tutta lì, anche in un contesto estremamente difficile come quello un Keating fa breccia in modo positivo, pur con risvolti anche tragici come racconta il destino di Neil Perry.
      Mi rendo conto che scriverne con commenti che si susseguono è assai difficile. Gli interventi che ho scritto per i personaggi del prof e dell'alunno al quale il film viene raccontato chiariscono anche gli aspetti apparentemente controversi di Keating.

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  7. L'attimo fuggente mi commuove e fa riflettere ogni volta che lo rivedo. In teatro è ancora più spettacolare perché alle nostre emozioni si aggiungono quelle degli attori che si calano nella parte. Meraviglioso!

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    1. Attori bravissimi sul serio, con una capacità di immedesimazione davvero lodevole.

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    2. ... e L'attimo fuggente, in qualsiasi drammaturgia venga posposto, richiede un atto di coraggio, lo dico immodestamente. Perché il cliché è lì che fa capolino a ogni passo. Durante le prove, in mesi di lavoro anche durissimo, ho portato le ragazze a non scimmiottare il film, a non fare una copia dei diversi personaggi. Dovevano trovare una personale chiave che col tempo (e anche qualche buona strigliata cui è seguita qualche lacrimuccia) si è rivelata "credibile".
      Grazie, Marina. :)

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    3. Hai fatto bene Luz ad indirizzarle al di là del film, ne avranno guadagnato in personalità :)
      Il coraggio viene sempre premiato!
      Complimenti.

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    4. Ma sì, non si doveva cadere nel tranello di una fotocopia del film, piuttosto recuperarne il senso, i contenuti, e rielaborarli alla luce di menti femminili, sensibilmente femminili.
      Marina, bello questo scambio. Vedi quante cose grazie alla mirabile tua omonima!

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  8. Carpe diem è il mio motto da moltissimi anni, anche se non sempre riesco a perseguirlo quanto vorrei. Che bel sorriso avete entrambe in quella foto Marina, complimenti a Luana per la sua opera teatrale, io ho amato tantissimo il film L'attimo fuggente e l'ultima scena riesce sempre a strapparmi una lacrima, mi piacerebbe vedere questa trasposizione teatrale al femminile, peccato essere così lontani.

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    1. Grazie, Giulia. Magari, un giorno la compagnia "Rumori di scena" organizza un tour in giro per l'Italia! ;)

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    2. Grazie, Giulia.
      Mi unisco alla tua osservazione: non sempre si riesce a cogliere quell'attimo. Ma questa storia ci insegna tanto, almeno a credere che si possa avere il coraggio di farlo.

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    3. ... magari una bella tournée!!!

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  9. Quando parlo del Jolly, sul mio blog, faccio sempre riferimento al romanzo di Jostein Gaarder. Anche il film "L'attimo fuggente", però, ha avuto un ruolo fondamentale nel creare la mia visione anticonformista della realtà, e nell'alimentare la consapevolezza che ogni essere umano ha uno scopo, e questo scopo potrebbe anche non essere allineato con quello assegnatoci dalla società. In tal caso, si deve avere il coraggio di alzare la testa, e di osservare il mondo da una prospettiva diversa rispetto a quella a cui siamo abituati. Io è da anni, che cerco di stare in piedi sulla cattedra. Ogni giorno mi scontro con principi obsoleti e logiche che bloccano l'evoluzione dell'umanità. Purtroppo non c'è niente di peggio del conservatorismo ottuso.

    Complimenti a Luana e alle sue ragazze. E grazie a te per avere condiviso questa esperienza. :-)

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    1. Chiara, ti regalo questo passaggio, è verso la fine dello spettacolo.

      PROF (annuisce) Quando si va in classe a leggere Montale, Shakespeare, Cervantes, si fa sempre una sorta di rivoluzione, che ne siamo coscienti o no: attraverso la poesia, attraverso quelle vite… speciali, si insegna che è possibile un'altra strada, un altro modo di vivere e di pensare.

      EDDY Insomma, insegnare letteratura è pericoloso. (sorridono entrambi)

      PROF Lo credo ancora. Lo credo sempre. Keating non è stato sconfitto in realtà. Ci insegna che siamo transitori e fragili, meravigliosamente precari. E non dobbiamo dimenticarlo. E’ la grande lezione dei poeti estinti. Tutti siamo destinati a qualcosa. Siamo destinati a qualcosa e dobbiamo farla bene.

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    2. Infatti, Chiara, ho pensato proprio al tuo jolly, sai?
      Riconoscere i buoni insegnamenti non è sempre così facile, oggi; spesso anche l'evoluzione del libero pensiero crea nuovi conformismi. Credo che l'unica cosa veramente importante sia racchiusa nella frase del personaggio citato da Luana: siamo destinati a qualcosa e dobbiamo farla bene.

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    3. Vedi? Pur nel tuo pensiero cattolico hai riassunto la legge del Karma, nella quale credo fortemente. L'idea che ciascuno di noi abbia uno scopo è tipica delle filosofie orientali. :-)

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    4. P.S. Grazie Luana per il passaggio. :)

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  10. Sei una GRANDE, Marina. Più ti "conosco", più me ne convinco. A parte che i tuoi post sono sempre di una spontaneità ed una freschezza che vien voglia di rileggerli e ancora rileggerli, ma questa tuo slancio sinergico anche al di fuori della virtual vita è a dir poco contagioso.
    Complimenti a te per aver parlato in maniera sublime di questo spettacolo che sicuramente merita e per più di una buona ragione, e complimenti all'ideatrice nonché attrice che è riuscita a metterlo in atto.
    Di mio conosco e interagisco con pochi blogger, ma piano piano scopro quante persone straordinarie e talentuose si celano in questa realtà virtuale.

    Grazie e un abbraccio!<3

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    1. Ti dico cosa provo quando mi capita di conoscere dal vivo persone con cui interagisco via web: mi sembra di conoscerle da tempo ed è una bella sensazione, perché è come se partissi con un vantaggio.
      Mi è successo anche l'anno scorso quando, a Milano, ho incontrato Sandra Faè.
      Dobbiamo solo stabilire tempi e modi e possiamo vederci anche noi, eh? Tu lo sai che non aspetto altro! ;)

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    2. In effetti, qualcuno c'è qui dalle parti di Roma.
      Mi unisco alle parole di Regina 'Irene Z.' riguardo alla freschezza del tuo scrivere, Marina. Che poi è la cosa che mi ha conquistata fra i tuoi fervidi lettori.
      ... e voglio leggere il tuo romanzo!

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    3. Grazie Luana. :)
      Quando ho scritto il romanzo non avevo nemmeno trent'anni, anche se poi ho partecipato al concorso più di dieci anni dopo.
      Caspita, ma è un secolo! ;)

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    4. E' tempo di scriverne un altro!

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    5. È quello che sto provando "disperatamente" a fare! :)

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    6. Assolutamente sì! Fammi ricomporre i (continui) malanni dei pargoli e organizziamo sicuro.

      Anche io devo leggere il tuo romanzo! Il primo...e quello che verrà :*

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    7. A risentirci presto, allora!
      Fase pargoli/malanni fortunatamente superata! 😜

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  11. Sono piena d'ammirazione per la bravura di Luana, su cui non avevo dubbi peraltro, e per il bellissimo post di Marina che è stata una degna reporter e fotografa dello spettacolo. In questi casi mi piacerebbe teletrasportarmi per assistere anch'io a questi allestimenti che hanno oltretutto uno scopo benefico! Avevo visto L'attimo fuggente, ma oserei dire che una versione al femminile è ancora più appagante. Nella foto voi due siete bellissime! :-)

    P.S. Certo che i maleducati del cellulare ormai sono endemici, io ne ho sentito anche in chiesa durante la Messa nel momento solenne della transustanziazione. E durante i matrimoni, con gente che andava e veniva e il cellulare attaccato all'orecchio neanche se fossero stati al piano-bar.

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    1. La maleducazione dilaga. Forse sarebbe bene definirla in altro modo, perché non è semplicemente maleducazione. E' superficialità, indifferenza, leggerezza nella sua accezione peggiore. Poi da insegnante vedi tutto questo tradotto nei modi degli alunni, e ti spieghi tante cose.
      Grazie, Cristina!

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    2. Non vedevo l'ora di raccontare questa bella esperienza, infatti ho scattato le foto apposta sapendo che ne avrei avuto bisogno.
      Sì, quello dei cellulari non silenziati in determinate occasioni è una delle cose verso cui sono meno tollerante. Una dimenticanza si capisce, ma la sfacciataggine che non mortifica nemmeno un po' è da multa.

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    3. @Lux: per lavoro sto rileggendo una letteratura inglese, e stamane mi è venuto da sorridere perché ai tempi di Shakespeare ne succedevano di ogni in teatro. Però spesse volte volte il lancio di ortaggi, i fischi e le urla di disapprovazione erano un modo per partecipare allo spettacolo. Invece uno che parla al cellulare oltre che maleducazione dimostra anche indifferenza.
      @Marina: hai fatto benissimo a fare le foto, sono fatte con il cellulare? Sono molto nitide.

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    4. Con l'iPad. Ero seduta in quarta fila e nel proporre le foto qui ho ritagliato qualche testa del pubblico (Luana, ero dietro l'autore delle foto ufficiali, bellissime tra l'altro!) :)

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    5. @Cristina: conosco un po' di quella aneddotica legata al teatro e al comportamento del pubblico. Mi sa che ci faccio un bel post. :)
      @Marina: eri dietro al mitico Renato Bruno, dunque. Grazie per esserti armata di iPad (quanti "grazie" mi verranno da dirti ancora???) :)

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  12. Ho amato "L'attimo fuggente", e avrei assistito molto volentieri a questo spettacolo, se solo non vivessi così lontana da Roma. Ogni volta che si ripropongono queste idee e si suscitano queste emozioni si sta cambiando qualcosa in positivo nel nostro mondo, perciò grazie Luz, e grazie a te, Marina, per la bella recensione. :)

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    1. Grazia, infatti tocchi un aspetto importante, forse quello fondamentale, del mio voler fare teatro: partecipare alla creazione di qualcosa di bello, che rimanga in chi assiste come un ricordo buono, contribuire a non far spegnere del tutto la speranza di praticare la bellezza, renderla viva.
      Grazie a te!

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    2. Sono d'accordo con quello che dici, Grazia. E grazie! :)

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  13. Bello tutto: il post, il sorriso di Luana, la storia che racconta, l'insegnare alle nuove generazioni, soprattuto costruire un pezzo di strada con i ragazzi.

    Helgaldo

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    1. Grazie, Helgaldo.
      Ecco, "insegnare alle nuove generazioni"... un lavoro bello e difficile. Non si può arrivare a tutti, ma solo a qualcuno. Eppure solo quel 10% di tutti i ragazzi in cui mi imbatto rappresenta un traguardo infinitamente interessante.

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  14. Brividi Marina, bellissimo. Ho amato tanto il film e la descrizione che hai fornito della rappresentazione non sembra da meno. Oltre al fascino del teatro, direi che è il messaggio in sé a essere il dono più prezioso della serata. Grazie per averlo condiviso con noi. Ah, siete splendide nella foto. :-)

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    1. Di solito il mio sorriso è la misura del mio stato d'animo.
      Grazie Iara! 😘

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    2. Grazie anche da parte mia!

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  15. Io amo il teatro e in questo caso anche il film in questione quindi sarei stata davvero molto felice di vedere lo spettacolo. In un certo senso è stato come esserci. Complimenti a entrambe. Te per averlo raccontato e loro per averlo messo in scena.

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    1. Grazie tante, Nadia.
      In effetti, l'articolo di Marina ha reso "visibile" il senso di questo spettacolo.

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