Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

lunedì 27 aprile 2015

"Signore e signori, ecco a voi..."



La scorsa settimana ho coinvolto i lettori in un gioco/test, dopo una lunga premessa nella quale ragionavo sull'approccio che probabilmente ha una Casa Editrice verso i libri da pubblicare.
La scelta tra l'autore affermato e quello esordiente non mette in crisi l'editore scaltro (mosso da ragioni che spesso abbracciano priorità lontane dal premiare la qualità del prodotto), ma può impegnare quello avveduto, perché non sempre il grande scrittore conferma la sua fama e qualche volta l'esordiente è fin troppo sottovalutato. 
Ho proposto così la lettura di sei brani: sono gli incipit di sei romanzi di narrativa che ho letto e che mi sono piaciuti per sfumature e motivi diversi; tre sono di autori pubblicati da Case Editrici ben strutturate e tre di indie che, invece, sono ricorsi al self-publishing. Li ho sottoposti a voi, lettori, per verificare se il pregiudizio verso lo scrittore esordiente possa essere smentito dalla confusione generata dall'anonimato e per sperimentare, altresì, l'impatto che ha un romanzo scritto con tecniche e stili originali, a prescindere dal suo autore.

Devo dire che non mi aspettavo una partecipazione così corale all'iniziativa e questo, oltreché farmi ovviamente molto piacere, mi rafforza nella convinzione che il lettore provi molto più gusto a leggere senza farsi influenzare dal "nome", godendosi lo spettacolo di una prosa ben scritta priva di giudizi inconsciamente guidati.
Non è forse vero che quando sappiamo chi è l'autore di un libro, ci avviciniamo alla lettura con un condizionamento difficile da negare? Lo scrittore affermato ci riempie di aspettative, ma ci rende anche più indulgenti verso le sue promesse (e quelle della Casa Editrice) non mantenute; lo scrittore sconosciuto ci vede sempre diffidenti, ma sa sbalordirci se realmente ciò che scrive ha quel valore aggiunto purtroppo negato.
Confesso il mio amore per gli esordienti: mi piace, infatti, affiancare la lettura dei loro libri a quella di autori noti, sottolineare differenze di stile, di esperienza, di tutto quello che inevitabilmente emerge dal confronto e che a me insegna qualcosa. 

Prima di lasciare il tappeto rosso agli autori che si sono "sfidati" (senza saperlo) in questo gioco, mi preme fare due precisazioni: in primo luogo, anche se fondamentale per una scelta, non ho tenuto conto del gusto personale, che in questo caso non poteva essere pienamente testato, vista la brevità dei brani selezionati: difficile era capire il genere ai quali essi appartengono. In secondo luogo, ho, invece, tenuto conto della difficoltà di immaginare una storia per intero attraverso le poche righe riportate e questo, forse, ha penalizzato alcune narrazioni che poi, nello sviluppo, garantiscono - vi assicuro - piacevoli sorprese.

Bene, a questo punto, andiamo al dunque: rullo di tamburi, applausi...
Signore e signori, ecco a voi gli autori dei brani citati:

BRANO 1 
Direttamente da Parigi, dov'è nato e vive, Denis Lachaud, attore, regista, drammaturgo e, dal 1998, anche scrittore di narrativa. Il suo romanzo "Frederic smarrito fra i suoni", è stato pubblicato da 66thand2nd, casa editrice fondata a Roma nel 2008. 

L'ambiziosa fantasia di quale autore riuscirebbe a concepire un libro che racconta il flusso di coscienza di un ragazzo di diciassette anni, Frederic, che ha con le parole un rapporto intimo così straordinario? Il trasferimento in una nuova città (dopo altri, precedenti, sempre determinati dal lavoro del padre) mette in crisi la sua identità al punto che l'analisi spasmodica ed ossessiva del significato delle parole straniere diventa, per lui, un personale espediente per superare il senso di smarrimento che lo opprime, alla ricerca  del giusto "territorio" in cui ritrovare se stesso.

BRANO 2 
Dalla Francia viaggiamo verso le fredde terre dell'Islanda, dove Jón Kalman Stefánsson, Premio islandese per la Letteratura nel 2005, ci accoglie con il suo "Luce d'estate ed è subito notte". Autore di molti altri libri di successo, questo è stato pubblicato da Iperborea, casa editrice con l'obiettivo di fare conoscere la letteratura del nord-Europa in Italia.

Avete mai letto un libro scritto con il pluralis maiestatis? Un'esperienza nuova ed incredibile: il "noi" narrante racconta,  con la bellezza della poesia e un vivace umorismo, le vicende di un paesino delle campagne islandesi e dei suoi bizzarri personaggi, le debolezze umane, i sogni e le speranze alimentati e vissuti nella luce infinita dell'estate e nelle interminabili notti dell'inverno.

BRANO 3
Direttamente da Cambridge, Inghilterra, il giovane scrittore di origini siciliane, Antonio Romagnolo, ci presenta, dopo avere scalato le classifiche dei migliori libri venduti su Amazon  con il suo romanzo di esordio, il suo secondo successo "E adesso rubami un'altra mela", opera autopubblicata.

La vis narrativa del libro, quella che cattura fin dall'inizio, è affidata alla perfetta descrizione delle sensazioni, degli stati d'animo, dei pensieri intimi del protagonista in piena crisi sentimentale, pretesto ben articolato per raccontare altre verità e scoprire un mondo dietro il quale si celano bisogni trascurati, desideri non corrisposti, vuoti da colmare.

BRANO 4
Adesso è la volta di uno dei maggiori poeti che la letteratura italiana contemporanea conosca: Pierluigi Cappello. Con alcune sue opere ha vinto i più prestigiosi Premi letterari: il premio Montale Europa, il premio Bagutta Opera Prima, il premio Viareggio- Rèpaci. Qui lo conosciamo con la sua opera di narrativa "Questa libertà", edito da Rizzoli.

Quando un poeta racconta i ricordi legati ai luoghi in cui è vissuto da bambino, ricostruendo le tappe fondamentali della propria vita e della propria vocazione, le parole con cui vorresti descrivere le sensazioni che hai provato durante la lettura sono del tutto superflue. La poesia è una libertà che nessuna barriera mentale o fisica può ostacolare, è la finestra sul mondo tramite cui affidarsi "alla sostanza tiepida dei sogni".

BRANO 5 
Vi presento un altro autore esordiente siciliano: Giuseppe Grassonelli, che rivela il suo talento narrativo con il romanzo autopubblicato "Le ballate di Ozium".

Una lunga e profonda riflessione su una realtà narrata come un cantastorie musicherebbe lo scorrere di vite all'interno di una città.
Tutto ciò che è diverso dall'ordinario mi affascina e in queste ballate è originale il modo evocativo in cui l'autore racconta, tra le righe, la bellezza del suo paese attraverso micro storie, dove le paure, i rimpianti, le verità del singolo diventano un messaggio per tutti.


BRANO 6 
E per ultimo, ma solo in ordine di apparizione, ancora un libro autopubblicato a cura di Giovanni Venturi, giovane ingegnere informatico con la passione per la scrittura, che ha all'attivo una serie di opere letterarie autoprodotte. Ci ha offerto un assaggio del suo romanzo "Le parole confondono".

L'amico ideale, il fratello che tutti vorrebbero, la persona speciale che incontri una sola volta nella vita, nasconde un segreto che ha sempre condizionato il suo modo di essere; entrare nel suo passato crea sgomento, confusione, coinvolgimento emotivo. Senti quasi l'urgenza di addentrarti nella sua storia e in quella dei coprotagonisti. Non è forse questo che si chiede ad una buona lettura? 

Adesso, ognuno di voi correrà a fare verifiche incrociate per vedere se l'intuito, l'abilità o l'esperienza vi abbiano dato i suggerimenti giusti e vi abbiano portato ad "indovinare" chi fosse lo scrittore conosciuto e chi l'esordiente. 
Vi dico subito che i vostri giudizi, offerti a prima vista, hanno premiato le opere scritte dagli autori affermati, con un'eccezione che mi ha sorpreso: "Questa libertà" di Pierluigi Cappello, molto sottovalutata.
A parte qualcuno, che ha subito individuato le opere pubblicate dalle Case Editrici con una sicurezza che mi ha stupito, in genere c'è stata una distribuzione di voti più o meno uniforme e - grande sorpresa - l'incipit del brano n. 1, che sulle prime tutti avevano scartato, si è alla fine piazzato al primo posto, con 18 preferenze, complice, forse, quel supplemento che ho aggiunto per accontentare la richiesta di un lettore incerto (e, pensate, l'ho fatto perché mi era sembrato il brano meno capito!).
Le opere degli esordienti hanno retto bene il confronto, in particolare quella di Antonio Romagnolo, che ha mantenuto il terzo posto (dove avevo collocato il suo brano) con 12 preferenze.
Niente fantasy, niente thriller (scelta personale guidata dai miei gusti nella narrativa).

Cosa è emerso da questo gioco/indagine? 
  • che, forse, la particolarità dello stile, la novità del linguaggio premiano più di una storia semplicemente ben scritta (e questo darebbe ragione alla mia teoria, espressa la volta scorsa); 
  • che una possibilità di essere apprezzati nella lunga corsa (e non, ovviamente, sulla base di dieci righe) non si nega a nessuno e, dunque, le Case Editrici dovrebbero regalare più fiducia all'opera dell'esordiente che chiede l'attenzione che invece non ha; 
  • che è vero che il pregiudizio verso l'esordiente nasce solo dal fatto di avere un nome sconosciuto e che, dunque, basterebbe sottoporre all'attenzione dell'editore la storia scritta da qualcuno, punto. 
  • Che, forse, il vero modo di apprezzare un libro è guardare a ciò che conta veramente: l'impatto che la storia narrata ha su chi la legge.
E voi, che siete stati così attenti e che avete trovato interessante l'esperimento, che idea vi siete fatti? A quali conclusioni siete giunti?

51 commenti:

  1. Non ho riconosciuto "Le parole confondono" sebbene abbia iniziato a leggerlo una decina di giorni fa, per poi abbandonarlo dopo quaranta pagine. Forse sono stata precipitosa, ma l'eccesso di flusso di coscienza mi ha impedito di coinvolgermi nella storia come avrei voluto. Ci vedevo troppo dialogo interiore e poca trama. Non escludo però di riprenderlo, se tu mi dici che diventa un po' più coinvolgente.

    Mi complimento con me stessa per aver capito che il 3 era autopubblicato grazie alle "d" eufoniche! :-D

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    1. Te l'ho detto che il tuo mestiere doveva essere un altro!

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    2. Chiara, di "d" eufoniche sono pieni zeppi certi testi di autori pubblicati da editori. E non solo di "d" eufoniche ;) .

      Giada

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    3. In realtà gli editori seri le eliminano, ne ho parlato per circa un'ora con un editor, meno di una settimana fa. ;)
      Poi ci possono essere le eccezioni (ho trovato anche dei refusi agghiaccianti in opere pubblicate da grandi case editrici) ma la regola generale è questa. Anche il primo incipit pubblicato da Marina (edito secondo i canali tradizionali) presentava una "d" eufonica, ma era un refuso, perché nelle righe successive mancavano. :)

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    4. Anche io ho notato le d eufoniche. Giunti credo sia un editore abbastanza serio, ma d eufoniche ce le lascia.

      Marisa

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    5. Ciao a tutti,
      in realtà è vero che gli editori tendono ad eliminarle, soprattutto quelli giovani, ma non credo sia un discorso di serietà... Erri De Luca, Margaret Mazzantini, Fabio Genovesi (per citare solo i tre autori dei libri da me letti in questa settimana) le usano, e nessun editore si è mai sognato di eliminarle... credo sia più un discorso di fissazione di alcuni editori, forse un po' troppo ancorati alle "regole". Un saluto a tutti, buona notte, questo giochino mi è piaciuto molto :)

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    6. Quello che dici mi conforta, perché pur non amando più come prima le D eufoniche, leggendo cose scritte in passato, mi accorgo che le usavo... E parecchio, persino!

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  2. Riporto le riflessioni che avevo già fatto : E' solo un gioco, ma è un gioco di specchi ed ognuno vede tra le righe il riflesso dell'immagine che più corrisponde al proprio sentire. Avevo scelto il secondo perché mi risuonava dentro

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    1. Hai sentito le campane di Luce d'estate! :D

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  3. Mi fa piacere di aver scelto due autopubblicati su tre. Segno che non bisogna avere preconcetti e che quando si sceglie a naso, i nomi o le CE non contano (almeno per me).
    Sono pienamente d'accordo con le tue conclusioni finali. E ancora complimenti per il giochino, ha avuto il successo che meritava :)

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    1. È la solidarietà inconscia che ci spinge verso i nostri simili! :D

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  4. L'unica romantica conquistata dal 4 sono stata io .... Devo dire che sarei tentata di leggerli tutti. Non ho riconosciuto il 3 avevo scaricato l'estratto ma poi non l'ho comprato adesso a rileggere l'incipit mi è venuta voglia di leggerlo...

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    1. Hai riconosciuto il tocco magico del poeta: solo una persona romantica poteva sentirne subito il richiamo!

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  5. Viste le mie scelte, direi che io sono piuttosto "mainstream" e potrei andare a lavorare per una CE :)
    Adesso vediamo venerdì cosa succede, quando ci mettiamo tutti in gioco in prima persona!

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    1. Non vedo l'ora: qui non ho potuto mettermi in gioco, ma avrò l'occasione di farlo da te :)

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  6. Gli autopubblicati avevano decisamente una scrittura più acerba. Però mi chiedo: è perché non sono passati dal lavoro di un editor o perché gli editori accettano solo una scrittura più matura?

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    1. Forse entrambe le cose: gli esordienti dovrebbero affidarsi a chi sa fare bene il proprio lavoro, l'editor, il correttore di bozze, invece tante volte pensano di non averne bisogno (e questo è un "difetto" del loro modo di porsi); d'altro canto, è anche vero che gli editori non si impegnano per niente a cercare fra gli emergenti lo scrittore che potrebbe uscire dall'anonimato, non hanno la pazienza di coltivare il seme piantato e preferiscono raccogliere i frutti di alberi già maturi!

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    2. Leonardo, l'editing è un mestiere difficile. Alcuni editori manco ce l'hanno l'editor o se ce l'hanno deve essere molto sottopagato e frustrato nel compito che l'attende, svogliato e annoiato al punto che gli consiglierei di cambiare lavoro. Da un incipit così breve come fai a dire che un selfpublisher non ha pagato per un servizio di editing professionale quando questo c'è stato? Soprattutto poi leggendo appena due paragrafi. In alcuni casi lo scopri nella pagina del copyright dell'ebook, quella che solitamente viene dopo la copertina e che da un'anteprima su Amazon è facilmente accessibile. Io l'ho scoperto guardandomi le anteprime dei testi indicati. Non nutro pregiudizi, però mi sono resa sempre più conto che molti editori pubblicano davvero roba che io personalmente butterei al macero e spesso piccoli testi interessanti li ignorano. Gli editori creano le mode anche da testi infimi per far quadrare il bilancio a fine mese e non si pongono tanti problemi a farlo.

      Giada

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    3. Ciao Giada, sono d'accordo, due paragrafi sono troppo pochi. È un gioco e ho partecipato al gioco, dando le mie sensazioni. Tra l'altro sono pareri soggettivi, non ho certo la presunzione di definire gli standard del settore. Nemmeno alcuni testi tra quelli pubblicati mi sono piaciuti come contenuto, però la forma mi è sembrata più matura, da scrittore con più esperienza.

      Spero di non aver offeso nessuno, soprattutto considerando la fragilità di scrittori e altri operatori del settore (giustificata dall'investire così tanto in quello che fanno). Alla fine si tratta solo di gusti, tanta gente ha apprezzato gli stessi paragrafi su cui io facevo lo schizzinoso :-)

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    4. Certo, mai perdere di vista il gusto soggettivo cui anche l'editor può piegarsi: chiamasi "linea editoriale" e non sempre libri scritti benissimo e dai contenuti interessanti trovano spazio nel progetto di una Casa editrice.

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  7. Anch'io ho scelto due autopubblicati su tre. Forse mi hanno colpito per la loro freschezza. Non ho trovato svarioni, forse erano piccoli estratti. Comunque grazie, mi hai fatto riflettere

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    1. Esordienti alla riscossa!
      A parte la battuta, io penso che la bravura, il talento siano fattori che possono appartenere a chiunque, che non discendono dall'importanza del nome. La prova al buio ha rappresentato una piccola porzione di questa verità!

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  8. Due autopubblicati su tre. Bene! Visto che non oso mai negli acquisti, mi sta bene riconoscere che anche nel self-publishing si trova qualcosa di buono, almeno per quanto promette l'incipit. Su di me lo stile particolare attecchisce poco; sono sempre più attratta dall'atmosfera che si crea, oppure dalle emozioni dei personaggi.

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    1. C'è poco da fare: alla fine è la storia che ci emoziona, è vero! Atmosfera, personaggi, quell'entrare nel libro con tutt'e due le scarpe per rimanerci il più a lungo possibile!
      Però, hai visto questi esordienti, eh? ;)

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  9. Il pregiudizio verso l’esordiente, almeno per quanto mi riguarda, sicuramente esiste. Io avevo scelto il brano nr. 3 e sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che sia un lavoro autopubblicato. C'è da dire, però, che in genere gli scrittori esordienti o con poca esperienza posso scrivere pezzi molto belli, ma non interi libri che reggono fino alla fine. Quindi, venti righe: ok. Ma se leggessi l'intero libro riuscirebbe a mantenere la promessa di quelle prime venti righe? Vale la pena scoprirlo. :)

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    1. Beh, qualcuno dice che "il buongiorno si vede dal mattino"; per esperienza diretta con letture di esordienti posso dirti che, di solito, le promesse sono mantenute e le storie quasi mai deludono, però, certo, come in tutte le cose, capita l'eccezione, molti pregiudizi - ahimè - alla fine sono fondati!

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  10. Da quel poco di esperienza che ho fatto leggendo opere di esordienti per dei concorsi, ti dirò, però, alla fine la differenza la fa la storia. Lo stile ti permette di dire "questo non merita di arrivare a pagina 5", però, quando hai una rosa di romanzi oggettivamente ben scritti, almeno da un punto di vista grammaticale/sintattico, sulla struttura ci sono abissi di differenza. Ho già raccontato, credo, di un concorso per cui sono stata giurata, sono arrivati 2000 romanzi, della decina ben scritta, solo 4 avevano una struttura che permetteva di arrivare in fondo. Di questi uno era molto sperimentale (niente struttura in tre atti, niente protagonista, una bella follia, infatti è stato uno dei premiati) e tre erano a tutti gli effetti dei romanzi solidi. Parliamo di 4 su 2000.

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    1. Certo, i numeri non incoraggiano: 4 opere decenti su 2000... o si è troppo esigenti o proprio arriva di tutto! Vista così la cosa, non oso immaginare (anzi oso) quanta marmaglia confluisca nelle redazioni delle Case Editrici: cosa scegli, la struttura, la storia, la correttezza sintattica e grammaticale?

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    2. La prima scrematura la fa la grammatica, poi viene il resto.

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  11. Ne ho centrati due su tre dei pubblicati in casa editrice, che basandosi solo su poche righe di testo, mi sembra un risultato ottimo. Sono orgoglioso di avere chiesto un supplemento del primo brano, indispensabile per sceglierlo dalla sestina. Cosa che ha poi convinto altri a fare altrettanto.
    Del brano 2 ho invece colto subito il suo valore intrinseco, sia come ambientazione sia come "noi" narrante, un suo pregio mi pare di capire dalle tue parole.
    Mi ha ingannato invece lo strano attacco del brano 5, che ho interpretato come il classico fantasy di spade. Da lettore ho scritto che non mi piaceva, però l'avrei sponsorizzato da editor. Chi pensava che si trattasse di tutt'altro genere? Avessi visto la copertina non l'avrei selezionato, il suo incipit è quasi un mezzo inganno senza altri elementi di contorno...

    La considerazione che mi viene da fare in generale è che leggendo una pagina di testo riuscirei a stabilire la pubblicabilità o meno della maggior parte dei romanzi. Con due-tre capitoli a disposizione penso che la mira migliorerebbe ulteriormente, con una precisione quasi totale. Ora aspettiamo la prova del nove su Scrivere per caso, anche se dovrebbe in teoria essere più agevole distinguere la prosa di un professionista affermato dalle nostre. Nel caso della sestina, i valori degli autori erano invece molti più ravvicinati tra di loro, quindi risultavano più difficili da identificare.
    Morale: per me è possibile giudicare un libro dopo poche pagine, senza troppi dubbi di lasciarsi sfuggire un genio incompreso della scrittura. Perciò, pur con eccezioni, ciò che viene pubblicato dalle case editrici è in qualche modo una scelta ragionevole dell'editore, giustificata dalla qualità dell'opera.

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    1. Secondo me un editor dovrebbe lasciarsi un po' più cadere nel vuoto quando un incipit lo sorprende o lo incuriosisce, dovrebbe provare a correre il rischio anche di trovare tutt'altro rispetto alle aspettative più che cercare di confermare la sua giusta intuizione. L'inizio di un romanzo, che sia di un esordiente o di uno scrittore famoso può dare dei segnali, poi è del tutto soggettivo il modo in cui essi vengono raccolti dal lettore: il "noi narrante", per esempio, mi ha dato l'input per leggere il libro con un occhio alla novità, ma poi, alla fine, è stata la storia a conquistarmi.

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    2. Hai proprio ragione, credo che il primo compito dell'editor sia tenere una finestra aperta sulla pagina che legge. Non si tratta di confermare delle aspettative, anzi non dovrebbe avere delle aspettative, deve avere la visuale aperta a 360 gradi. Solo così può avvicinarsi all'inedito, ed è pagato per questo, per trovare nuovi autori. Di fatto è un lettore professionista, che non è legato a un qualche preconcetto, altrimenti sarebbe un disastro.
      Casomai è lo scrittore che ha una visione troppo ravvicinata della propria opera e la vede come qualcosa da pubblicare assolutamente. Diverso è il discorso formale. L'editor valuta anche lo standard dell'autore. Se un esordiente ha delle lacune rispetto a ciò che si ritiene pubblicabile, non si può certo mandarlo in libreria così com'è.

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  12. Il sole si è andato a nascondere dietro la vecchia Torre dei Borboni, mentre un lenzuolo sgualcito, colorato di arancio, copre i tetti rugosi dei vecchi palazzi che disegnano questa marina infossata.
    Mi vado a nascondere in una ferita di pietre e cemento, dove larghe scale simili a marciapiedi costruiscono la geometria di un vicolo triste; qui, cammino come se fossi senza vestiti, e piango non visto.
    Eppure le luci di un ristorante malconcio riescono ancora a trasmettermi un po’ di calore, e il rumore di sporche posate mi tiene ancora legato alla gente. Riesco, ancora, a percepire l’intensità di un abbraccio fra un padre e la sua piccola bimba, o l’antico e malizioso sorriso che una ragazzina lancia a un timido giovanotto.
    Ma per quanto ancora? Per quanto tempo dovrò continuare a elemosinare briciole d’amore?

    Questo è l'incipit originale delle Ballate di Ozium, non è che cambi molto ma ritenevo giusto fartelo conoscere. Personalmente credo che non basti scrivere bene o raccontare una grande storia per essere conquistati da un Editore, entrano in gioco altri fattori che tutti conosciamo bene.

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    1. Adesso ho capito perché nei commenti ti nascondevi :)
      In effetti così sembra tutta un'altra cosa e devo ammettere che ti avevo battezzato "edito" perché avevo abboccato all'incipit da "storia di genere". A questo punto una domanda: come mai è stato cambiato?

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    2. Che bello! Un protagonista, suo malgrado, del post che si fa avanti. Bene, bene, non può che essere un arricchimento a questo gioco istruttivo di Marina. Speriamo arrivino anche gli altri.

      Innanzitutto, quando parlo di mezzo inganno non mi riferisco al romanzo, ma al gioco di Marina, che proponendoci il brano al buio, ci ha mandato tutti fuori strada. Unanime è stato l'orientamento verso il fantasy storico che l'incipit sembrava rappresentare. Per questo poi l'avevo inserito nella terzina dei pubblicati, in quanto rispecchiava in pieno il genere fantasy, un genere che non leggo. Quando poi ho visto che la copertina non raffigurava spade, draghi e piramidi egizie, ci sono rimasto male.
      Ma il giudizio, grazie al tuo intervento, non cambia sul suo incipit, anzi lo rafforza. Il nuovo (vecchio) incipit mi garba ancor di più dell'altro, e avrei ancora più entusiasticamente sostenuto la tua candidatura. Mi chiedo anch'io, come Michele, perché virare verso parole che rimandano ad altri significati e immagini.
      Perché non è vero che non cambia molto, cambia tutto. La sabbia del deserto, le tombe dei grandi faraoni, le cicatrici, la spada della giustizia, lo sventolio della bandiera della libertà richiamano un certo mondo, alcune atmosfere. I tetti rugosi, la marina infossata, il ristorante, le posate sporche, la ragazzina e il timido giovanotto, be' non è la stessa cosa. E poiché questa versione è quella più spontanea, quella originaria, mi viene da chiedere perché poi costruire tutto un altro incipit. Per dire cosa in più di ciò che non è già ben detto dal primo?

      Infine che non basti scrivere bene e raccontare una grande storia (ma anche se fosse piccola andrebbe bene lo stesso) posso anche crederci. Però intanto uno ci mette queste due cose, poi se ne riparla.
      Qui però mi sorge un dubbio, leggo una polemica editoriale nelle sue parole: forse un editore (con la e minuscola, non con la maiuscola come sente il bisogno di scriverlo lei) le ha detto che serviva altro? E lei si è autopubblicato perché nessuno voleva pubblicarla, perché tanto non mi pubblicheranno mai, o perché crede fermamente nell'autopubblicazione? Dalle sue parole pare che l'autopubblicazione sia un po' un ripiego. Ma sicuramente sbaglio. Ho interpretato male.

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    3. Marina ha inserito l'incipit della Seconda Ballata-IL Generale (corrispondente al terzo capitolo di un romanzo tradizionale).
      Comunque su Amazon ho visto che l'anteprima è abbastanza lunga, puoi farti un'idea ancora più precisa sul tipo di romanzo che ho scritto ;)
      Mi nascondevo, ma poi non troppo, perchè m i divertivano i vostri commenti, naturalmente in positivo.

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    4. Grazie, Giuseppe, per esserti "materializzato" in mezzo a tutti noi, confusi ed esigenti lettori! :)
      In effetti, aggiungo che, essendo le tue ballate dei micro racconti, trovo che l'inizio di ogni storia potrebbe tranquillamente essere concepita come un valido incipit.

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    5. Credo che l'autopubblicazione sia un'opportunità da cogliere in pieno, una buona risposta a tutti quelli che vedono nel LIBRO solamente uno strumento per fare soldi, dimenticando o facendo finta di dimenticare che una storia, un racconto oppure una poesia possano essere anche il nutrimento di una piccola comunità o di una grande nazione. Forse sono un povero illuso nel credere in questo, ma uno scrittore per prima cosa deve essere sincero con se stesso e con i lettori, difficilmente scriverò qualcosa di ruffiano per attirarmi un potenziale editore.
      Detto questo, c'è anche un lato negativo nell'autopubblicazione; non nascondiamoci, si trova tantissima brutta spazzatura.
      Ma questo non succede anche con Mondadori, Rizzoli, Giunti e tutti gli altri?
      Non nutro nessun risentimento, conosco troppo bene questo mondo per starci male, a me basta che le poche persone che mi leggono trovano nella mia scrittura emozioni reflessioni dubbi e la sensazione di avere ricevuto qualcosa.. tutto qui ;)

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    6. Infatti, entra in gioco la moneta. Se in molti ti leggeranno allora investono su di te, sennò nulla. Mi è capitato di vedere Mondadori e Newton e Compton prendere autori autopubblicati che stavano da un anno ai primi posti delle classifiche Amazon. È sempre la moneta che muove un editore.

      Marisa

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    7. Giuseppe, leggerò il tuo libro. L'ho messo in lista. Non mi interessa alimentare i circuiti che già si autoalimentano per conto proprio. Devo finire questo che sto leggendo che sono tipo 700 pagine e poi attaccherò col tuo... nel frattempo sto editando due romanzi di "prossima" pubblicazione.
      Simpatico questo gioco e ringrazio Marina per aver scelto il mio brano d'apertura, peccato che i grandi editor abbiano da soffermarsi solo su un aggettivo e che qualcuno poi ricalchi la cosa scambiando una palpebra per una finestra. Palpebra e finestra non hanno dimensioni paragonabili, ma tant'è che l'attenzione è caduta solo sull'aggettivo e il resto è stato letto di corsa. Ma ci sta. Un grande editor deve parlare di aggettivi, anche se poi ha aggiunto che vanno lette le prime 30 pagine. Peccato che poi nessun addetto ai lavori in una casa editrice di un certo livello (ma anche media), e nel 90% dei casi, legga queste famose 30 pagine teoriche. 30 pagine moltiplicato per il numero dei manoscritti che riceve un editore all'anno smaschera subito la verità.
      Il mio "Le parole confondono" è piaciuto a tre editori. Uno voleva teoricamente pubblicarmelo, un altro l'ha rifiutato, mi consigliava di continuare a scrivere (mi diceva che non era un contentino la frase, ma che credeva nel mio testo) e mi suggeriva modifiche che sono state fatte lavorando al fianco di un editor professionista e il terzo editore mi aveva proposto anche un contratto di edizione, ma ho rifiutato. Con gli editori ho smesso di trattare qualche anno fa. Preferisco avere anche solo 10 lettori, ma essere soddisfatto delle mie scelte: copertina, titolo, storia, stile, che finire nel dimenticatoio con un marchio editoriale addosso. Non devo competere con nessuno. So bene che ci sono centinaia di titoli là fuori. E l'ufficio marketing di un grande editore decide il successo di un testo in grande parte, basti pensare alle "50 sfumature" per avere una minima idea. So che nel calderone del selfpublishing cade di tutto, ma so bene che lo stesso discorso vale per gli editori che pubblicano le cose più inutili di questo mondo e poche cose interessanti davvero. L'unico elemento che può parlare seriamente è il testo per intero, il resto sono chiacchiere e pregiudizi. Ma senza chiacchiere e pregiudizi il mondo sarebbe un posto noioso.
      Grazie ancora. È stato divertente. E ho apprezzato i commenti di tutti, alcuni molto molto spontanei. Un saluto.

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    8. Grazie, Giovanni, per il tuo intervento: credo sia importante conoscere il pensiero degli inconsapevoli autori esordienti che ho coinvolto nel gioco. Ovviamente ognuno vive la propria passione a modo suo; chi crede in se stesso e riconosce il valore delle cose che fa senza scendere a compromessi è anche coraggioso, in un mondo, quello della pubblicazione, in cui qualunque cosa diventa accettabile purché comporti il raggiungimento dell'obiettivo finale. È vero, le CE cercano di fare soldi, anche con testi inutili, ma se fosse sempre questa la ragione avremmo solo brutti testi pubblicati e sappiamo bene che non è così.
      Se c'è una cosa indubbia è che poche righe non decretano la bontà di una storia, possono dare un'idea e questo gioco è servito a capire se l'idea provenisse dal libro "importante" o da quello autoprodotto. Mi sembra che il risultato abbia dato la risposta che mi aspettavo.

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    9. Ciao Giovanni, prenditela comoda tanto il mio romanzo non scappa, siamo immersi in un immenso mare di libri dove onde misteriose portano alla spiaggia dei lettori.. centinai di racconti ;)
      Condivido tutto quello che hai scritto, certe volte mi piace pensare che noi "piccoli sconosciuti scrittori" siamo dei moderni Martin Eden (Romanzo interessante di Jack London) in conflitto con le CE. Naturalmente non è così, nemmeno sanno della nostra esistenza anche se lanciano critiche ferocissime all'autopubblicazione, il conflitto di cui parlo è tutto nostro; è la tensione del nostro essere scrittore che scarica la sua forza nella parola scritta. Giustamente reclamiamo che questo grande sforzo, e chi si cimenta con lo scrivere sa di cosa sto parlando, venga riconosciuto, prenda visibilità ma soprattutto che trasmetti emozioni a chi ci legge. Per fortuna questo mio sano vaneggiamento dura poco, così chè alla fine scrivo per il piacere di scrivere e mi autopubblico per il piacere di farlo, senza ansie e compromessi, questo per adesso mi basta. Certamente per non avere rimossi continuero a mandare manoscritti a tutti, ma con lo spirito del naufrago che lascia alla corrente del mare la sua storia dentro una bottiglia di vetro. Ringrazio Marina per avermi trascinato in questo gioco, adesso altre persone sanno che i nostri romanzi esistono.

      P.S.

      Giovanni, ho il difetto di leggere 3 o 4 libri contemporaneamente, e li leggo attentamente, quindi credo che non dovrò aspettare molto per leggere il tuo ;)

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  13. Scusate, il mio commento è la risposta a quello che ha scritto "dadovestoscrivendo" stamattina alle 3:00

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  14. ciao Marina, anch'io avevo partecipato al tuo bel giochino e ti ringrazio per la risposta! Io mi ero sbilanciato a metà, puntando a livello di gusto sul 3 (ma non ero sicuro fosse stato pubblicato, in effetti come detto da altri il linguaggio seppur urgente era parecchio acerbo) ma dicendo che a mio avviso erano l'1, il 2 e il 5 quelli con più chance. Ho centrato il 6, che avevo previsto essere autopubblicato mentre avevo dato zero chance al 4, mai avrei pensato fosse stato edito da Rizzoli. Magari è stata proprio l'intro a non appassionarmi e, dico la verità, la ritengo importante ma non fondamentale, altrimenti metà dei libri che ho apprezzato non li avrei nemmeno conclusi :-) Però è innegabile sia un bel biglietto da visita per gli addetti ai lavori, forse più della sinossi. Credo che per capire lo stile e soprattutto se un autore padroneggia bene la scrittura, contano più poche pagine del manoscritto, anche pescate qua e là che non la capacità di sintetizzarlo. Alle prossime. Gianni Gardon

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    1. Ben ritrovato, Gianni, hai detto una cosa vera: fermarsi all'incipit potrebbe non voler dire niente, essere importante ma non fondamentale e poi ci sono i famosi gusti personali che incidono sempre sulla scelta: per esempio, il 4, con la sua introduzione poetica, a me ha subito conquistato, mentre ha lasciato freddi molti lettori.
      Io, invece, ho capito che scrivere un buon inizio ti garantisce una chance in più agli occhi degli addetti ai lavori, poi se la storia non soddisfa nel prosieguo, beh, anche questo può accadere, certo, è messo in conto! E poi hai detto bene, anche per me ha più valore uno stile impeccabile ed una padronanza perfetta nella scrittura che una buona sinossi che racconti la trama di un libro.

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    2. ovviamente non esiste la "ricetta perfetta" altrimenti ci sarebbero molti più buoni scrittori che non il contrario :-) di fatto non si può piacere a tutti ma lo "scrivere bene"al di là dei generi o dei gusti personali dev'essere a mio avviso un requisito imprescindibile. Io solitamente propendo per le buone trame, non è scontato al giorno d'oggi, visto che tutto in pratica è già stato scritto, ma chiaro che anche una scrittura particolare e originale è in grado di colpirmi

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    3. Buone trame supportate sempre da un'ottima conoscenza della lingua italiana, perché a che serve avere delle idee vincenti se poi non sai metterle per iscritto?

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    4. Quello certamente, figurati se da insegnante di lettere non tengo conto dell'ottima conoscenza della lingua italiana :-) Gianni Gardon

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  15. Ma questa cosa è geniale!
    Complimenti, complimenti, complimenti.
    Da editore ho apprezzato molto e 'partecipato' con gioia, anche se sono arrivata tardi. Ebbene, a una lettura molto rapida avevo scelto solo il 4° brano, in seconda lettura anche il 2° e il 5°. Rizzoli, Iperborea e un testo autopubblicato :)

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    1. Eh, si vede che hai la stoffa dell'Editore con l'occhio attento verso l'esordiente! ;)

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