Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 5 gennaio 2016

Per fare l'albero ci vuole il seme


Ogni 31 dicembre è sempre la stessa storia: cosa lascio nell'anno che si chiude? Cosa mi aspetto da quello nuovo? E lo so che non è di grande auspicio affermare che io non mi aspetto mai nulla e che addirittura mi accosto alle novità sempre con occhio guardingo, ma  è così. Non sono pessimista, giuro! Sono soltanto una persona che ama sognare guardandosi i piedi, perché ho imparato a dosare aspettative e possibilità e a non chiedere troppo. 
È vero, a voi ho augurato denaro, successo e felicità, perché sono altruista e agli amici non faccio mancare niente, eh! invece io mi accontento di non perdere quello che la vita già mi ha dato. Se proprio devo coltivare un desiderio, vorrei riuscire a gestire meglio il tempo che ho a disposizione: non ho traguardi indispensabili da raggiungere, forse solo tappe che, tuttavia, non voglio prendere come sfide. Le sfide sono lunghi viaggi, sono impegnative, richiedono valigie piene di risorse, necessitano di tanta pazienza e una buona dose di caparbietà: la pazienza non mi manca e la caparbietà, qualche volta, si nasconde dietro mille scuse, quando non le do la priorità che meriterebbe. 
Io, ogni anno, pianto semi. Ecco cosa faccio.

Poi ho trecentosessantacinque giorni, pausa più pausa meno, per curare, innaffiare, coltivare quelli che non si seccano strada facendo. Perché alcuni semi sono soffocati dalla gramigna, altri sono pigri e vogliono tempo per germogliare, altri vedono la luce ma non crescono, altri richiedono attenzioni che non so garantire loro.
Semi di progetti o di sogni, dipende dalla fattibilità di ognuno di essi. 
Ce n'è uno, in particolare, che pianto da cinque anni e che puntualmente trascuro fino a lasciarlo morire. È un seme pretenzioso perché non si accontenta della mia buona volontà e del mio spirito di iniziativa, vuole eccellere, chiede la perfezione che io non so ancora offrirgli. 
In pratica, sono coltivatrice diretta di un progetto/sogno: pianto idee e spero ne nasca un romanzo.

È imbarazzante definirmi "scrittrice" (per diletto, passatempo, passione, che dir si voglia) e poi affermare a denti stretti di avere scritto soltanto n. 1 romanzo e n.1 raccolta di racconti (solo il primo, tra l'altro, regolarmente pubblicato). Una produzione davvero esigua, che mi costringe tutte le volte a dire: "beh sì, ho cominciato una nuova storia, che è in corso d'opera", così soddisfo la curiosità di chi vuole sapere come evolve la mia "carriera" e, nel frattempo, mi convinco anch'io che questo benedetto nuovo romanzo s'ha da fare.
La verità è che quando ho scritto "31 dicembre" ero una studentessa universitaria, che poi tutto il resto sia accaduto quando già ero madre di due figli poco importa, perché di fatto ispirazione e stesura del romanzo restano ancorate a periodi della mia vita in cui il tempo era una variabile che riuscivo a gestire alla grande. Il matrimonio reclama i suoi spazi, i figli riprogrammano la vita e certe "necessità" diventano superflue e relegate in coda a tutto il resto. Non sono più riuscita a ritagliarmi le parentesi che occorrono per concentrarsi nella scrittura. Io, poi, non sono il tipo da "dovunque" e "in qualunque condizione": devo essere in assoluto silenzio, lontana da distrazioni, libera da impegni. Ora, queste possono anche essere giustificazioni al fatto che non mi sia stato più facile raccontare storie degne di interesse, ma voglio anche spezzare una lancia a mia favore dicendo che è verissimo che, ormai, il tempo per dedicarmi a ciò che vorrei fare si è ridotto al massimo e un romanzo non si scrive nei ritagli o in macchina, mentre aspetto che uno dei miei figli termini i suoi allenamenti; un post per il blog, sì, viene fuori, ma una narrazione lunga, beh, quella merita qualcosa di più dell'abitacolo di un'auto parcheggiata e un tablet di otto pollici poggiato sul volante.

Dal 2010 (anno in cui è stato pubblicato 31 dicembre) a oggi ho provato a scrivere non so più quante storie, con la pretesa di farne dei romanzi: ho sette o otto incipit in una cartella del pc e solo uno di essi ha raggiunto la quota di circa cinquanta pagine con un mai tramontato desiderio di continuarlo. Non è mai tramontato il desiderio, ma di fatto è stato sempre messo da parte. Fino a quest'estate. A giugno ho ripreso quelle pagine, le ho revisionate per intero, quasi riscritte e via, mi sono lanciata nel proposito di costruire le fondamenta del mio nuovo romanzo. Sei capitoli, un'apprezzabile tappa nella corsa verso il traguardo finale. Poi, a settembre, di nuovo la frenesia della quotidianità ha messo in standby la mia attività scrittoria e congelato le idee. Nel frattempo, ho allenato la mente, ho imparato a orientare le mie scelte stilistiche, a selezionare i consigli di scrittura creativa che ritengo utili per il mio modo di raccontare e ora, già da circa un mese, sto provando a portare avanti la storia pensata.
Il seme del 2016 è questo impegno, che definisco piccolo perché non mi sono posta termini o scadenze: proverò ad andare dove il tempo e la voglia di scrivere vorranno farmi arrivare.
Mi sono avventurata in un tipo di narrazione che, diciamo, non appartiene alla mia tradizione; ho osato un po' - molto - e non so se avrò mai il coraggio di firmare con il mio nome ciò che sto scrivendo. Voglio fare la fine di Elena Ferrante: salvare con uno pseudonimo l'anonimato, dunque la mia faccia, magari guadagnando la sua stessa fama! Se c'è una cosa che mi riesce sempre bene è pensare in grande: così io ho piantato il seme di un romanzo-sequoia, ma il mio volo a bassa quota mi porta a ben sperare di ottenere anche solo un salice nano, purché mi lasci soddisfatta del lavoro portato a termine.

Per il resto, il blog rimane immutato, le intenzioni che accompagnano la mia attività al suo interno anche; tutto quello che verrà di positivo sarà ben accetto, tutto ciò che non accadrà sarà archiviato.
Ho solo accontentato due richieste sulle quali ero d'accordo (altrimenti, convincermi sarebbe stato molto arduo): ho schiarito lo sfondo e cambiato l'immagine del profilo.

Insomma, si riparte!


38 commenti:

  1. Buona ripartita, cara Marina. Mi hai messa a conoscenza delle tue intenzioni di scrittura e dei tuoi logici problemi di tempo. Ti leggo molto risolute e anche serena nell'affrontare il progetto, per cui non posso che essere felice di leggerti così e augurarti di continuare con il romanzo e con la simpatica pacatezza che ti contraddistingue. La vita chiama su molti fronti e spesso sono le passioni personali a venir accontonate, ma sai, tipo mio marito erano anni che voleva fare il corso di magia e poi col lavoro, sta fuori casa davvero a lungo e la sede della scuola di magia è piuttosto lontana da casa nostra, ha sempre rimandato. Ma alla fine come sai ce l'ha fatta. Mai perdere non dico la speranza, ma la voglia. Un bacione Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Te ne ho parlato. Sì, volere è potere. Forse, negli ultimi anni non ho voluto abbastanza.
      Quest'anno proverò a tenermi stretta la voglia, insieme alla speranza!

      Elimina
  2. È molto bella l'immagine della piantatrice di semi!
    PS: mi incuriosisce un po' il tuo desiderio di pseudonimo, cosa c'è di così diverso da te in questo progetto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è una mancata censura che non ho mai visto pensabile nelle trame delle mie storie; sto mettendo alla prova la mia capacità di mostrare ogni cosa per quello che è, senza filtri. Non mi imbarazza farlo, invece il pensiero che qualcuno sappia che posso scrivere anche cose del genere sì, quello mi mette a disagio. Per questo parlo di pseudonimo e anonimato. Intanto scrivo, poi vedrò che fare di questa storia.

      Elimina
  3. Cara Marina, come capisco la tua necessità di poter scrivere in una dimensione spazio-tempo adeguata, i ritagli di tempo sono utili per spunti e appunti ma non sufficienti per una giusta ispirazione. Però se sei riuscita ad andare avanti e arrivare al sesto capitolo hai già percorso un buon pezzo di strada, quindi non fermarti, stringi i denti e completa il tuo romanzo. Valuterai poi se usare uno pseudonimo o il tuo vero nome, lo sentirai in quel momento. In bocca al lupo per il progetto cara piantatrice di semi (concordo con Tenar è proprio una bella immagine!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Giulia. Crepi il lupo e germogli il seme! :)

      Elimina
  4. Mia cara Marina, guardo dalla finestra il vento che muove le cose e mi chiedo: quando smetterà?
    Il vento "sente" le nostre necessità?
    Il vento "capisce" chi procede, nel tentativo di ricongiungersi alla persona che ama, sfidandolo a testa bassa senza sentir ragione?
    Le risposte sono due.
    Se consideriamo il vento come un'entità metereologica, la risposta è: eeeh?
    Se consideriamo il vento poeticamente, la risposta è: Sì, capisce, ci sta mettendo solamente alla prova!
    L'ispirazione, come il vento, è poesia e metereologia insieme. Come "curatrice" di semi, concediti il vento, aspetta che la natura faccia le sue magie nel tempo che nessuno sa, e, come d'incanto, quando tornerai nella terra dei semi, troverai una rigogliosa pianta che promette di diventare sequoia, smossa dal vento, naturalmente! Alessandro

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai visto, il vento, che bella sorpresa che mi ha anche fatto? La tua visita. Bello, ritrovarti nel mio Taccuino, Alessandro. Sai quanto mi sono care le tue elucubrazioni: lascerò che il vento culli il mio desiderio, sperando che "senta" e "capisca".

      Elimina
  5. Tu, che un po' mi conosci, sai già il consiglio che sto per darti: serve tanta "organizzazione". L'ispirazione, che tanto servirebbe, non si trova nei ritagli e negli interstizi. È una bestia da praterie. Praterie di tempo che non abbiamo.
    L'unico modo per crescere quel seme è avere già accatastato tutto, a portata di mano. Tutta la storia, sviluppata a partire da un minuscolo foglio. Poi due. Poi quattro. Stesa sempre più ampia, come la sfoglia.
    Così, quando hai un minuto, non fai altro che prenderne un angolino e stirarlo appena un po' di più, senza invenzioni o voli pindarici: ce l'avevi già pronto, bastava solo scrivere tre frasi al posto di una. E, un giorno, ti ritrovi con il libro finito, che quasi non ti pare neppure di averlo scritto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, in questi giorni sto provando a stendere la sfoglia di quasi novanta, ormai, pagine già scritte: ci sono angolini da stirare e buchi da chiudere e per le tre frasi al posto di una sto riorganizzando le ore della mia giornata. Stavolta voglio concedermi il lusso di dare priorità a questa storia. :)

      Elimina
  6. Romanzo-sequoia o romanzo-salicenano?? :-D Beh, i bonsai, come piante, richiedono molta cura. Quindi anche un romanzo-bonsai potrebbe essere una impresa mica da ridere... :-) Mi sono convinto che un racconto, per essere avvincente, non è necessario che sia lungo. Quanto al tempo, io mi sono rassegnato a capitalizzare le ore serali intorno alla mezzanotte...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io a mezzanotte sono al terzo sonno! In compenso riesco a ritagliarmi qualche ora al mattino.
      I bonsai sono opere d'arte in miniatura , come può esserlo un racconto più di un romanzo. Ma io voglio bissare l'esperienza con la storia lunga. Vedremo...

      Elimina
  7. Speriamo che sia femmina, il tuo romanzo...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, vivo con tre maschi, una femmina non mi dispiacerebbe! :)

      Elimina
  8. OK allo pseudonimo... purché poi tu ci dica qual è! :D
    PS: per il tempo non sarebbe male farsi un annetto di carcere. In isolamento, naturalmente ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo, agli amici fidati lo direi! ;)

      Un annetto di carcere? Uhmm, sarebbe materia di un simpatico racconto.

      Elimina
    2. E di dormite inenarrabili :D

      Elimina
  9. Il tempo manca "crescendo", sempre più. Però, perseveranza e costanza fanno miracoli ;) Ti auguro di avere sempre entusiasmo e pazienza per portare avanti il tuo progetto.
    Per il resto, che il 2016 sia un anno meraviglioso ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prendo perseveranza e costanza e le chiudo in cassaforte: sono preziosissime!
      Entusiasmo e pazienza me li metto in tasca, sempre a portata di mano.
      Grazie, Gloria, un anno meraviglioso anche per te! :)

      Elimina
  10. Se può consolarti, questa è la medesima situazione di noi tanti "scrittori della domenica" che dobbiamo conciliare obblighi famigliari e professionali con questa maledetta malattia della scrittura. Ma non potevamo appassionarci ai francobolli o alle monete antiche, che forse sarebbe stata più semplice da gestire? Invece no, ci piace scrivere storie.
    E allora, scriviamole. E se son rose (pardon, alberi ;-) fioriranno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E poi, oggi... dopo una notte trascorsa sopra una scopa... capirai la stanchezza! :P

      Certo, fare fiorire un albero richiede più tempo di una rosa, ma almeno la rosa dura una settimana in un vaso, l'albero, forse...
      Hobby impegnativo, questa scrittura, decisamente!

      Elimina
  11. A ognuno le sue soluzioni o formule magiche, a seconda dell'inclinazione e del carattere. Io, come già sai, per questo 2016 ho preso la decisione di ridurre a venti i giorni del mese dedicati al blog, proprio per non essere più costretto a strappare alle settimane delle mezzore da dedicare alla scrittura. A mali estremi estremi rimedi ^_-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, mi sono convinta anch'io che occorra rinunciare a qualcosa: c'è il blog e ci sono le letture, scrivere un libro diventa un percorso a slalom. Bisogna raddrizzare la strada.

      Elimina
  12. Bellissima l'immagine del seme, mi piace molto.
    All'inizio anno tutti piantano semi, tanti, tantissimi, potenziali intere piantagioni, ma quanti riescono a diventare piante?
    Personalmente, visto il mio scarso pollice verde e il clima decisamente avverso di questi anni, preferisco lasciare che sia il vento a portarseli via. E sia quel che sia.
    Tanta fortuna per la tua carriera di scrittrice

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sia quel che sia, sempre, con il vento e senza vento, un sogno che copra ogni stagione, un seme che cresca con o senza pollice verde.
      Ce n'è per tutti.
      Grazie, Squitty!

      Elimina
  13. Ciao Marina.
    Piantare semi a avolte è più facue del previsto. Farli germogliare e poi crescere nel modo giusto, cioè come vorremmo noi, è più difficile.
    Mai arrendersi però. Quando troveremo il seme adatto a noi lo vedremo crescere anche meglio di cosa speravamo.
    L'importante è avere sempre una buona scorta di semente.
    Un bacio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il segreto è certamente non arrendersi; semmai si rallenta, la fortuna è che la semente è senza scadenza, un bel vantaggio, mi pare! :)

      Elimina
  14. Ne serve di tenacia, vero? Sinceramente non parto più dall'idea che "se ci credo ci arriverò". Con tutto quello che si fa, secondo me si può anche non riuscire, questo va messo in conto; ma credere nella possibilità, se non nella certezza, è l'unico modo per mobilitare le proprie risorse. Alla fine, per me la domanda è: posso godermi lo scrivere anche soltanto per il piacere di farlo? Ci sbatto la testa ogni giorno, senza trovare una risposta che regga a lungo. Scrivere è bello in sé, questo è certo; ma in assenza di riscontri divento meno sicura delle mie capacità e inizio a guardare le storie che scrivo con minore entusiasmo, e il piacere di scrivere va a farsi friggere. E' un problema senza soluzione. (Per la cronaca, ho molti dubbi sull'opportunità di usare il self-publishing per romanzi YA, anche se non lo escludo a priori.)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In fondo, credere nella possibilità che qualcosa avvenga traduce la speranza che deve sempre illuminare la nostra passione. Le certezze non fanno parte del bagaglio "sogni" e a noi piace sognare. Questo risponde al tuo interrogativo: scriviamo per soddisfare un nostro piacere, ma il sogno è credere che ciò che scriviamo soddisfi anche altre persone. Capisco quello che vuoi dire: il punto di inizio è l'appagamento di un bisogno, quello finale dovrebbe essere la gratificazione del desiderio del lettore. Ma le due cose possono convivere, sempre che non lo si pensi impossibile.
      Secondo me il self-publishing va bene per ogni produzione, non è il genere che deve crearti dubbi, semmai altri ragionamenti. Comunque fai bene a non escludere la cosa a priori. Perché, poi! è pur sempre un'opportunità.

      Elimina
  15. Capisco molto bene le difficoltà di cui parli. Anche io sto andando avanti a tentoni, ma ciò è deleterio perché senza costanza di perde il filo e cala l'entusiasmo. Se poi a questa mancanza di tempo si aggiunge la mia pignoleria, per scrivere un capitolo impiego un mese... Non va, non va, non va. Però vado avanti, continuando a lanciare improperi a chi mi dice: "Ma scusa, scrivi la sera, scrivi nel weekend, no?" Certo, ci provo, ma ogni tanto voglio anche stare con mio marito o fare un giro, sai com'è... ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, alla gente viene facile parlare. Pensa che a me dicono spesso che il fatto di non lavorare mi agevola perché ho più tempo a disposizione... Paradossalmente, quando lavoravo, riuscivo a scrivere molto di più: devo il completamento del romanzo ai pomeriggi in ufficio, con due meravigliosi colleghi che facevano il tifo per me.
      Tu, comunque, fai bene a fare quello che puoi fare, un po' oggi un po' domani, si arriva prima o poi a destinazione. E soprattutto non mettere mai nulla davanti ai piaceri legati a famiglia, amici e meritato svago. :)

      Elimina
    2. Se devo essere sincera io sono la prima a non riuscire a comprendere chi non lavora e dice di non aver il tempo per scrivere. Tu hai due figli e molti impegni, ma c'è anche chi è single e tranquillo a casuccia. Per quel che mi riguarda il principale ostacolo alla mia scrittura è proprio il lavoro, sia per il tempo che ruba, sia perché innesca processi mentali contrari a qualunque forma di creatività...

      Elimina
    3. Ti garantisco, Chiara, che il tempo visto dall'esterno, quindi il tempo degli altri, appare molto diverso da quello che è. Parola di persona che non lavora da qualche anno e ha toccato con mano! :)

      Elimina
    4. Chi non lavora ha solo il vantaggio, chiamiamolo così, di gestire il tempo in modo diverso, senza particolari vincoli, ma certe volte, credimi, è più frustrante sapere di avere potenzialmente gli spazi per scrivere e di non poterne comunque usufruire per una serie di ragioni legate alle incombenze della quotidianità. Ti rode di più! Certo, non lavorare e avere una baby sitter o disporre di una cuoca e una donna delle pulizie... è un'altra faccenda!

      Elimina
  16. Ora come ora vorrei essere in cima a un monte per scrivere senza vedere ne sentire voci umane. ma non è possibile, bisogna lavorare, la famiglia c'è, il mondo esiste...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già! Che va pure bene, per carità, però... Quel posticino lontano da tutto e tutti mi sa che è la chimera di ogni scrittore "immerso" nella quotidianità.

      Elimina
  17. E allora ti faccio un grande in bocca al lupo!
    Capisco cosa vuoi dire riguardo ai desideri per te, perché anche io sono così.
    Rispetto a ciò che avevo in passato sento di avere così tanto oggi che non ho grossi desideri da esprimere. Se posso quindi rubarti l'idea penso che, come te, mi metterò in coda per avere più tempo a disposizione o, al limite, imparare meglio a gestirlo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Crepi, Patty. Divido volentieri con te il mio desiderio, tanto il tempo è di tutti! :D

      Elimina