domenica 25 gennaio 2026

Ciclone Harry: il dramma e l’indifferenza

Un po’ me lo aspettavo, ma mi dispiace ripetere ogni giorno a me stessa “hai sempre ragione”! Perché l’Italia è quella che è, superficiale, opportunista, ipocrita e sa dimostrarlo bene, che puoi farci, Marina! Scriverne non serve a niente, ma almeno a me è d’aiuto.

Ho riempito le pagine di un quaderno, che chiamo ancora “diario personale”, con il mio sfogo e adesso me ne servo per riformulare gli stessi pensieri, che in sede privata ho caricato di contenuti inappropriati per una condivisione pubblica. 

Ma dico, qualcuno in questa Nazione malata si è accorto di quanto è accaduto nelle regioni del sud Italia colpite dal ciclone Harry? Si è, per caso, soffermato a vedere le immagini del disastro che ha flagellato intere città siciliane, sarde e calabresi? Cosa avete nel cuore, paglia? se a un fatto così grave avete riservato una macro indifferenza, retrocessa - com’è sta accadendo -  a notizia di secondo piano, buttata fra le ultime pagine di un quotidiano e i servizi di coda dei telegiornali (tra l’altro, ormai, oscurata pure lì)?

In Sicilia, la pioggia e le tremende mareggiate, che hanno falciato le coste e non solo, sono state causa di oltre un miliardo di euro di danni: sono stati spazzati via negozi, stabilimenti balneari, esercizi ricettivi; sono andate distrutte attività produttive e viabilità. Ci sono luoghi in cui le infrastrutture hanno ceduto e rischiano il collasso totale con immaginabili conseguenze. Si è stimata un’altezza massima di onde oltre i dieci metri (con un’onda record di quasi diciassette metri nel Canale di Sicilia) e raffiche di vento fino a 150 km/h: uno tsunami che ha invaso e allagato strade, colpito abitazioni, trascinato di tutto e, nei casi più gravi, smantellato tratti di lungomare, banchine, ponti, sventrato persino linee ferroviarie. Insomma, un disastro totale, annunciato e per questo non letale per le persone fisiche (fortunatamente nessuna vittima), che sono state allertate e fatte evacuare in tempo.

Ma l’impatto dello straordinario evento meteorologico abbattutosi nel Meridione non si misura solo con rendiconti e statistiche, bensì, soprattutto, con il grado di interesse (e forse anche di empatia) manifestato in generale dai connazionali e soprattutto da quanti avrebbero, se non per umana compartecipazione, per istituzione il dovere di porre sotto i riflettori fatti di tale gravità. Invece è triste rilevare sempre lo stesso dato: la Sicilia, tutto il Sud d’Italia, non suscitano clamore se non per i loro aspetti negativi, che esistono e non sono messi in dubbio, ma dovrebbero rimanere marginali quando accadono eventi che investono la sfera del rispetto umano. E a noi, questo rispetto viene negato. Sempre.

Perché? Possibile che nell’immaginario collettivo l’Italia meridionale debba sempre rappresentare la parte di serie C del nostro Bel Paese? Dimenticata, snobbata, trattata come se meritasse tutto quello che le capita. Si guarda distratti a ciò che la natura ha scatenato laggiù come se avesse un valore diverso la disgrazia occorsa a popolazioni di altre aree geografiche, dove si solidarizza, si fa squadra e l’Italia dimostra la sua unità. 

Ma qualcuno ha notato che  l’urgenza conseguita al ciclone è stata declassata a semplice “necessità da gestire per colpa di una eccezionale ondata di maltempo”? Il nostro Governo, a parte rinnovare la vicinanza alle popolazioni colpite, ha mostrato di rispettare il dolore di tanta famiglie che hanno perso tutto nella tragedia, recandosi in loco per dare sostegno (anche finto) e manifestare un concreto spirito collaborativo? Dov’è l’immediata mobilitazione, suscitata in casi di siffatta gravità dal senso civico e morale di una collettività che appartiene allo stesso Stato? 

E nelle case degli italiani, tramite la diffusione minimale di informazioni sulle conseguenze nefaste di una mareggiata senza precedenti, quale urgenza viene rappresentata, se anche il Presidente della Repubblica non ha speso una parola a riguardo? una dichiarazione pubblica, un messaggio istituzionale simbolico di conforto, di solidarietà alle comunità colpite, che non è mancata, invece, in altri casi? 

Ah già, siamo “i meridionali”, l’impatto mediatico è pari a zero. Mai dimenticarlo. Noi paghiamo i nostri errori, noi ce la siamo cercata, peggio per loro


Che brutto vivere nell’ipocrisia di godere tutti, in Italia, della stessa considerazione, quando è palese che non è così! È mortificante e lo dico da siciliana, che ha registrato diverse volte lo stesso atteggiamento (sto generalizzando) di menefreghismo e insensibilità, però abbiamo sempre il cuore grande, noi: facciamo finta di non accorgercene; senza titoloni in prima pagina, ci rimbocchiamo le maniche e lecchiamo le nostre ferite lontano dai riflettori. Orgogliosi, nonostante tutto ottimisti: non abbiamo bisogno di pacche sulle spalle né di lacrime di coccodrillo di chi esprime rammarico e poi si volta dall’altra parte.

E già, un po’ me lo aspettavo e continuo a dirmi “hai ragione, Marina!”, a pensare che in Italia non esiste soltanto il razzismo sbandierato in ogni occasione; ne esiste uno sottile, malcelato, endemico, che emerge nell’indifferenza tra “fratelli” di Nazione, ma non di valori e muore dentro la finzione del volemose tutti bene, soprattutto quando c’è da pianificare una vacanza.

Harry ha scelto proprio la migliore delle aree geografiche per scatenare, inosservata, la sua furia, e magari quest’estate i traghetti saranno pieni di turisti che verranno ad accertarsi di potere ancora fare il bagno nei nostri mari del sud.










3 commenti:

  1. Speriamo almeno che vengano seguite le parole del presidente Musumeci che ha giustamente detto: si ricostruisca (perché ovviamente si deve ricostruire) ma lo si faccia tenendo presente che un evento del genere potrebbe ripetersi.
    Sarà che abbiamo già dato con terremoti di intensità non eccessiva che però hanno causato un disastro poiché, evidentemente, non si era costruito con metodologie anti-sismiche.

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  2. Sì, è vero, nei telegiornali e sulla stampa non è stato dato abbastanza spazio alla devastazione che avete subito. L'eco di quei danni non è minimamente arrivato all'estero, quando invece mi basta confrontare i danni subiti più volte dalla Regione Veneto dove vivo, dove bastano due nuvole per gridare all'evento eccezionale e chiedere lo stato di calamità naturale. Che per inciso, non lo è più già da un pezzo un evento eccezionale, oramai ogni estate qua andiamo sott'acqua, da almeno vent'anni. Va detto che avete avuto la doppia sfortuna di subire quel ciclone in un pessimo momento geopolitico mondiale, per cui vi fosse anche capitato uno tsunami come quello della Thailandia nel 2004 non ne avrebbe parlato comunque nessuno, dato che il palcoscenico adesso è tutto per i pazzoidi americani. Diciamo che in confronto alla Terza Guerra Mondiale, un ciclone diventa una carezza, per quanto triste e catastrofico che sia.
    Dall'altra parte posso però dirti che le prime pagine e le notizie di apertura dei telegiornali non servono a niente, non aiutano le popolazioni colpite, non tirano su il fango dalle cantine, non ti mandano soldi per pagare i danni. Mai visto un centesimo qua, nonostante la Regione Veneto sia sempre in prima linea (secondo loro) a risolvere i problemi. Anche l'anno scorso ad agosto abbiamo avuto due alluvioni gravi, della stessa portata di due estati prima. Tanto per capirci, la m*rda veniva su dai tombini comunali in tutta la città di Padova e cittadine limitrofe. Eppure due anni prima si erano sbracciati a dire che avrebbero messo in campo un sacco di soldi per nuovi invasi, la pulizia degli scoli, l'allargamento della rete per il deflusso delle acque. Non è stato fatto nulla. Continuano a costruire l'inverosimile, anche dove i nostri veci si raccomandavano che no, lì non si può piantare nemmeno un palo. Una volta venduta quella casa o quell'appartamento, che tu da forestiero non sai essere in una zona pericolosa, ti arrangi. E nonostante le rimostranze tutte, le proteste, i sit in davanti ai palazzi, alla fine hanno pure votato gli stessi (o non sono andati a votare, lasciando che di fatto vincessero gli stessi, è uguale).
    L'unica cosa che ho potuto fare io a vedere quelle immagini è scrivere a chi so vive laggiù e accertarmi che vada tutto bene. Per il resto, l'unica soluzione è rimboccarsi le maniche. Anche quassù, nonostante i politici che sbraitano, siamo da soli.

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  3. Sì, un'indifferenza che è troppo evidente per non notarla. Hai descritto la situazione bene, nulla da aggiungere se non il ribadire. Il sud non fa rumore, serve solo a una rappresentazione che tocca due opposti: mafia e bellezze naturali. Non c'è altro. Non ci sono persone, danni, sfollati, scene estreme. Il silenzio della politica è assordante e non credo sia la prima volta dinanzi a un disastro naturale. Ricordo casi di frane e crolli dovuti all'erosione, problema enorme al sud dell'edilizia abusiva e malfatta, eventi enormi e impressionanti ridotti a una notiziola da nulla. È più importante la roboante notizia di un ponte, quello sì. Il resto terra dimenticata dalla politica, dalla Storia, spesso dall'opinione pubblica.
    Io ricordo a Paola le mareggiate negli anni Ottanta e Novanta. In una di queste al mare infuriato si unì il forte vento, un mix perfetto che distrusse il lungomare vecchio e abbatté perfino il muraglione del campo sportivo. Mi ricordo che, ragazzini, andammo oltre la ferrovia e sbucammo su un paesaggio lunare, nulla era riconoscibile. Tutto letteralmente devastato. Nessun telegiornale ne parlò, anche se quel tratto di costa tirrenica aveva subito danni ingenti. Giusto l'informazione locale, nulla di più. Noi sappiamo cosa sia il degrado, i danni da mareggiate, i lidi spariti in una notte, gente che piange la propria barca risucchiata da un mare che poteva essere un olio o qualcosa di mostruoso, gonfio e minaccioso, da restare chiusi in casa mentre le onde arrivano nei cortili. Sì, tutto nel più terribile silenzio.

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