Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 4 aprile 2017

In viaggio con Proust: il "male" di Charles Swann


"Di tutti i modi in cui nasce l'amore, di tutti gli agenti di disseminazione del sacro male, quel grande soffio di angoscia che a volte passa su di noi, certamente è uno dei più efficaci. Allora la sorte è segnata, la creatura con la quale stiamo bene in quel momento, sarà lei che ameremo."

Sono rimasta intrappolata nelle duecento pagine che scavano dentro l'amore sofferto di Charles Swann, una parentesi che si apre nel primo volume della Recherche, piccolo romanzo nel romanzo dal titolo "Un amore di Swann". Narrato in terza persona, esso vive di luce propria, approfondendo una storia che precede l'inizio di quella principale e che rappresenta una sorta di antefatto avente come protagonista Charles Swann, il più celebre personaggio dell'opera di Proust, il quale fa la sua comparsa defilata già all'inizio del primo volume (il titolo, non a caso, porta il suo nome) e che soltanto nella seconda parte del libro diventa protagonista esclusivo di un tormento d'amore, il più bello che io abbia mai letto.

La parabola sentimentale di Swann è raccontata con una intensità e una forza talmente vibranti da avermi fatto attraversare ogni turbamento e ogni sensazione come se quell'idea di possesso mi appartenesse. 

In che modo voi vi rendete conto di esservi innamorati di qualcuno?
Attraverso quali segnali sentite che l'inclinazione per quella persona diventa esclusiva?

Il mio punto di partenza è sempre stato il potere esercitato dalla mia mente di idealizzare una persona tanto da vederla come io la immagino. 
Ed è ciò che accade anche a Charles Swann quando conosce Odette de Crécy, una donna ignorante ma con il gusto delle cose belle, attratta dalla mondanità e assetata di eleganza, che lo lusinga con le sue attenzioni, compiacendolo, seppure la sua bellezza gli sia del tutto indifferente e non gli ispiri, all'inizio, alcun desiderio.
Swann comincia a frequentarla nei salotti borghesi dei coniugi Verdurin, in mezzo a quel "piccolo clan" di fedeli lontani dal mondo aristocratico al quale lui è abituato. 

Ma è durante una visita in casa di Odette che Swann si accorge di quanto lei gli sia cara, quando, vedendola in vestaglia e in una particolare posa, gli viene spontaneo associarla alla figura di Sefora, dipinta dal Botticelli in un affresco della Cappella Sistina.

"Da allora un frammento dell'affresco appariva nel viso e nel corpo di lei,... quella rassomiglianza conferiva anche a lei una bellezza, la rendeva più preziosa."

Odette de Cléry entra, così, in un mondo di fantasie in cui Swann l'ammanta di pregi, facendola diventare indispensabile nella propria vita e presenza assidua in ogni suo pensiero.

Swann si innamora di lei e percepisce come crescente il bisogno ansioso avente per oggetto quella creatura, un bisogno assurdo che le leggi di questo mondo rendono impossibile da soddisfare, difficile da guarire: il bisogno insensato e doloroso di possederla.

Il desiderio si trasforma nella febbrile esigenza di sapere sempre dove sia, cosa faccia e in compagnia di chi e quei momenti sembrano infiniti, generano malumore, insinuano dubbi, suscitano pensieri confusi, diventano ossessione.
E non è forse nel momento in cui riteniamo di possedere qualcuno che tutto ciò che non coincide con quanto vorremmo ci porta a quel delirio di pensieri e sensazioni fisiche che plasmano i sentimenti e portano all'inevitabile conseguenza chiamata gelosia?

La gelosia è una bestia feroce che divora le cellule del corpo, come una piovra che getta un primo, un secondo, poi un terzo tentacolo, e si attacca tenacemente a ogni momento dell'esistenza.

"Simile a una divinità malvagia, la gelosia ispirava Swann e lo spingeva alla rovina."

Charles Swann alterna fasi di serenità apparente, in cui la compagnia e le parole di Odette gli accarezzano il cuore malato, a fasi in cui crolla maturando la paura di perderla, paura che associa alla dolorosa consapevolezza che l'atteggiamento di ammirazione che la donna ha nei suoi confronti non è altro che una forma di riconoscenza verso la sua generosità, dimostrata con il denaro che le passa e i regali che le fa. Tutto di Odette resta inafferrabile: le sue bugie, la sua aria di sufficienza, la volontà di tenerlo alla larga per poi ritornare da lui rinnovandogli la gioia e insieme la sofferenza di un amore impossibile. Una volta dolce e sensibile, un'altra implacabile e spietata. I sospetti ricominciano a serpeggiare nella sua mente affranta e il dolore torna a bruciargli le viscere.
In più, la presenza del Conte di Forcheville, nella vita della donna, non lo aiuta a scacciare i cattivi pensieri: immagina che sia il suo amante, si sente perseguitato dall'idea di essere tradito. 

Quando si viene investiti da un simile uragano interiore, non si può che uscirne sconfitti. 

"E quella malattia che era l'amore di Swann aveva talmente proliferato, si era così strettamente mescolata a tutte le sue abitudini, a tutte le sue azioni, al pensiero, alla salute, al sonno, alla sua vita, perfino a ciò che desiderava per dopo la morte, era diventata talmente tutt'uno con lui, che non si sarebbe potuto strapparla da lui senza distruggere quasi completamente anche lui."

Invece in Swann c'è un istinto di ribellione e un tentativo di dimenticare tutto, il desiderio di cancellare quell'amore e di porre fine alla sua follia. Vuole odiare Odette per sfogare su di lei la rabbia crescente, allontanarla per sempre, ma poi, sfinito, ripiomba nel suo tormento e arriva persino a desiderare la morte.

"(...) nel medesimo istante un brivido gelido rifluiva in lui, e si metteva a singhiozzare. Non voleva nemmeno sapere perché, si asciugava gli occhi e si diceva ridendo: "È fantastico, sto diventando neuropatico". 
(...) Questa necessità di un'attività senza tregua, senza varietà, senza risultati, gli era così crudele che un giorno, scorgendo un ingrossamento sul ventre, provò un'autentica gioia al pensiero che forse aveva un tumore mortale, che non avrebbe dovuto più occuparsi di niente, che la malattia l'avrebbe d'ora in poi governato, fatto di lui il proprio zimbello, fino alla prossima fine. È in effetti, se a quell'epoca gli capitò spesso, senza confessarselo, di desiderare la morte, non era tanto per sfuggire l'acme delle sofferenze quanto la monotonia dei suoi sforzi."

Io ho amato Charles Swann. 

Mi sono immedesimata (questa storia ha trovato terreno fertile nella mia natura passionale): ho provato ciò che ha provato lui, ho sofferto con lui, ho condiviso con lui l'ansia, la trepidazione, il risentimento, la rabbia e ho tentato con lui di sopravvivere a una malattia non più operabile. Poi, lentamente, con lui mi sono avviata verso la guarigione.

Il progressivo raffreddamento di madame de Cléry, la presa di coscienza che il sentimento che Odette aveva avuto per lui non sarebbe mai più rinato, che le sue speranze di felicità non si sarebbero mai realizzate, più la scoperta delle verità che aveva solo ipotizzato e di cui poi aveva avuto conferma, diventano un inevitabile anestetico che lentamente allontana Charles Swann dalla sua passione.

"Fortunatamente per Swann, sotto le nuove sofferenze che erano entrate nella sua anima come orde di invasori, esisteva un fondo di natura più antico, più dolce e silenziosamente laborioso, come le cellule di un organo ferito che si mettono subito all'opera per ricostruire i tessuti lesi, come i muscoli di un arto paralizzato che tendono a riprendere i loro movimenti. Quegli abitanti più antichi, più autoctoni della sua anima, impiegarono per un istante tutte le forze di Swann a quel lavoro oscuratamente riparatore che dà l'illusione del riposo a un convalescente, a un operato. Questa volta, quella distensione dovuta alla calma si attuò non tanto nel cervello di Swann, come di solito, quanto nel suo cuore."

L'amore si indebolisce quando si indebolisce il desiderio di restare innamorati.
È questo, dunque, il segreto per guarire dal mal d'amore?

E poi, ironia della sorte, Swann sposerà Odette de Crécy dopo avere smesso di amarla.

Come due cuori che si ritrovano senza essersi più cercati. 

39 commenti:

  1. I tormenti d'amore sono una delle più strane forme di auto-sofferenza che gli esseri umani a volte si impongono, nessuno escluso (persino un arido cuore di pietra come il qui presente a suo tempo ci è passato).
    Personalmente non credo che riuscirei mai più a innamorarmi, anche per evidenti ragioni anagrafiche ;-)

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    1. Io credo che le ragioni anagrafiche non contino, le esperienze vissute sì, e tanto purtroppo! Un cuore si fa arido e di pietra solo dopo avere sperimentato cosa significhi amare in modo totalizzante e soffrirne.
      Credo anche che il tormento d'amore sia una forma di masochismo spontaneo: insorge senza una volontà precisa. Si subisce, in qualche modo.

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    2. In effetti le mie esperienze sono state purtroppo negative e ciò ha avuto il suo peso nel plasmare la mia sfiducia attuale.

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    3. La sfiducia è una buona arma di difesa, ma anche una pericolosa trappola.

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  2. L'amore descritto da Proust è un amore terreno, molto comune, "occidentale", direi, e che quindi sposa perfettamente i dettami della nostra società. Là dove la possibilità di accedere ai consumi rende l'uomo onnipotente, anche la persona amata diventa un oggetto da possedere. Nasce così la gelosia, la dipendenza, il bisogno di avere quella persona per sentirsi completi. Questo attaccamento (che io stessa ammetto di aver provato) secondo me nasce da scarsa autostima, da scarso amore per se stessi: una persona che si ama, si basta. L'altro la rende quindi "più felice", ma non felice in senso assoluto. La persona che ama davvero è quella che soffre sì per una separazione, ma sa lasciar andare, perché riconosce l'importanza della libertà e dell'individualità, e perché ha delle risorse che trascendono il rapporto di coppia. Non vedo amore, nel vivere in simbiosi completa come certe coppie che non si separano mai, nemmeno per andare in bagno e, appena si fidanzano, smettono di coltivare le proprie passioni, tagliano i ponti con gli amici, vivono in funzione degli altri. Questo per me non è amore, ma una malattia. E l'altro altro non è che un ancora a cui aggrapparsi per non andare a fondo. Se due persone del genere si lasciano, di solito, finiscono in depressione, perché si rendono conto di aver rinunciato a qualunque cosa. :-)

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    1. Modernizzare Proust per me non è portare la sua idea di sofferenza intima nella società odierna: se il rapporto a due è consolidato e uno prova a imporsi sull'altro o a far pesare la propria gelosia per impedire qualunque forma di realizzazione personale, il tuo ragionamento non fa una piega; ma nella vicenda di Swann c'è un uomo che si innamora di una donna che lo ricambia solo per convenienza; possederla per lui significa entrare nella vita di quella donna con la stessa forza con cui lei si è imposta nella sua e più capisce di non essere ricambiato più si tormenta. È la storia di un amore non ricambiato, in cui è lui la vittima, dell'indifferenza altrui, delle menzogne, del tradimento. Io credo che tutti possano trovare porzioni di verità in quello che racconta Proust e per me questo è il pregio della sua scrittura e anche la sua attualità.

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    2. Io non ho letto il libro, quindi il mio era un discorso di carattere generale. Sono però convinta, in linea generale, che gli amori non corrisposti siano sempre frutto di una mancanza di autostima individuale, colmano i bisogni dell'ego, non quelli dell'anima, e mettono l'individuo davanti a tutti i propri limiti. Ciò non significa che siano meno veri e reali degli altri: ciascuno di noi c'è passato, almeno una volta, e ne ha bisogno per crescere. Però una persona veramente "risolta" non si rifugia in un amore infelice per colmare le proprie mancanze, ma cerca una persona al suo stesso livello, per crescere insieme. :-)

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    3. Penso che cose così accadano senza che uno vada a cercarsele. Insorgono spontaneamente: è per questo, secondo me, che è più dura e difficile gestirle. Sfuggono a ogni controllo della mente. Certo, essere "risolti" ti espone di meno, non c'è dubbio. Io ho raggiunto le mie certezze solo dopo avere superato una certa età e vissuto determinate esperienze.

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  3. Ecco, adesso ho la certezza che se leggessi la Recherche vorrei prendere a sberle Swann, tanto, perché mi sembra una di quelle persone che si buttano a capofitto nella propria infelicità

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    1. Io ho provato, invece, un fastidio immenso verso Odette de Crécy, una donna sciocca e superficiale e pena infinita verso un uomo piegato da un amore tanto inspiegabile. L'amore non conosce regole e ti fa perdere il senno anche quando hai la consapevolezza che quella persona vale meno di niente, quasi un potere al quale ti trovi sottomessa senza volerlo.
      Io credo in questo amore totalizzante perché l'ho provato e ho sperimentrato che l'infelicità non è una pentola di acqua bollente nella quale scegli di gettarti, semmai è lei che ti si versa addosso quando meno te lo aspetti.

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  4. L'idealizzazione dell'amato è pericolosissima. Completare con l'immaginazione, ovviamente in maniera a noi congeniale, quello che ancora non conosciamo a fondo ci prepara a un gran triste risveglio. E nonostante che lo sappiamo, ogni volta la trappola funziona bene.

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    1. Hai ragione. E spesso il triste risveglio non basta, perché continui a chiederti perché quella persona non è come tu la vorresti; si fa fatica ad accettare la verità, il sentimento è una nebbia fittissima che impedisce di vedere. Poi quando razionalizzi che la diversità è reale ed evidente, cominci a minare le fondamenta della tua ossessione e a vedere finalmente la luce in fondo al tunnel.
      Amori soffertissimi, cacchio!

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  5. Devo, devo leggerlo.
    E' evidente che Swann sia uno di quei personaggi in cui l'amore è simbionte di lui stesso, piuttosto che dell'oggetto del desiderio. Mi spiego meglio: Proust delinea uno dei ritratti più tipici del tardo Romanticismo, quello del giovane che ama in virtù del proprio stesso desiderio di immergersi in quel sentimento, accogliendone anche gli aspetti che generano sofferenza. Swann è in buona compagnia, mi vengono in mente il Werther di Goethe, poi ricalcato da Foscolo nel personaggio di Jacopo Ortis, ma anche il protagonista de Le notti bianche di Dostoevskij. Anime fragili alla costante ricerca di un sentimento che li travolga fino a farsene consumare.
    Come sempre accade, la letteratura non è distante dalla realtà. Posso citarti Frida Kahlo e il suo viscerale amore per Diego Rivera, che giunge a consumarla fra delusioni e tradimenti, ma che in quell'amore trova il senso ultimo della propria esistenza. O anche Eleonora Duse.
    Deve essere terribile vivere esperienze simili. Brrr.

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    1. Sono passeggiate di salute, invece!
      Scherzo, sì, sono esperienze forti, però importanti, secondo me, perché in qualche modo ti consentono di attraversare meandri che altrimenti rimarrebbero inesplorati, privandoti di una conoscenza piena di te stessa che invece è necessaria.
      In Swann, che è un esteta e un collezionista di opere d'arte c'è anche la visione dell'importanza che Proust dà proprio a essa, all'arte: è il trasporto che prova di fronte all'affresco del Botticelli che condiziona il suo sentimento verso Odette, c'è una trasfigurazione perfetta, che si incarna nel personaggio di questa donna che lui prima, addirittura, disprezza. Odette appaga i suoi gusti artistici più raffinati. È da lì che nasce il suo amore (che poi si consolida anche dentro la musica di un compositore, altro elemento artistico fondamentale nell'indagine interiore della Recherche), più che dal desiderio di immergersi in un sentimento che lo porterà al masochismo della sofferenza.

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    2. Emblematico che Swann trovi una rispondenza fra l'immagine del dipinto e la donna. Vuole con tutte le sue forze che l'immaginario artistico entri prepotentemente nella sua vita e si crea da sé un simulacro. Notevole questa cosa.

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    3. Esatto. E si può dire che, analogamente, Swann idealizza il suo amore anche attraverso le note struggenti della piccola frase tratta da un'opera del musicista Vinteuil, che diventa quasi la colonna sonora che accompagna questo amore e ci sono pagine bellissime in cui il protagonista (dunque Proust) descrive ogni sensazione provocata dal passaggio eseguito dal violino: ne resti incantata.

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  6. Bello. La recherche continua eh? Hai trasmesso bene le emozioni che questa lettura ti ha regalato. Ti capisco bene.
    Tra le tante cose di cui sono stato accusato, c'è anche quella di essere "innamorato dell'amore", per esso in quasi cinquant'anni ho combinato un bel po' di casini. Un dramma per uno come me che si atteggia a vecchio cinghiale. È da un po' che mi frulla nella testa di riprendere Proust da dove l'ho lasciato, colpa di voi blogger spacciatori di libri.

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    1. Tu, secondo me, ci troveresti molti spunti di riflessione. Sei un uomo pieno di passione e di sensibilità d'animo, non potresti che rivederti in molte pagine scritte da Proust.

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    2. Sì, prima o poi riprenderò la lettura, probabilmente ero troppo giovane quando incominciai l'avventura che ora stai vivendo. Per il resto, passione... sensibilità... più che altro sono un gran testone, de coccio come dicono a Roma.

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    3. L'uno non esclude gli altri. 😉

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  7. Molto coinvolgente la tua descrizione Marina, mi è piaciuta tanto. Certo che i sentimenti portati al loro estremo diventano devastanti, spesso distruttivi e questo è spaventoso. Ci sono troppi esempi ben poco letterari di gelosie, ossessioni e amori infelici. Ti abbraccio :-)

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    1. È una lotta interiore, stancante, estrema. Ne esci con le ossa spezzate, ma ne esci. Swann ci riesce, chiunque dovrebbe vivere anche un amore forte con la consapevolezza di sopravvivere alle sue conseguenze.
      Purché la follia non degeneri.

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  8. Perfetta descrizione dell'amore come passione assoluta, come fiamma che brucia l'anima, come desiderio di possesso e della sua conseguente gelosia. Un amore così può distruggere oppure farti scappare per salvarti.

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    1. Non scappi, la maturi. Se scappi, prima o poi ci ricaschi, se la maturi quel tipo di amore lì non ti frega più! :)

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  9. Tu che lo stai leggendo, pensi che i nomi dei protagonisti siano casuali o che Proust li abbia scelti con un preciso intento? Perché Odette è il nome della protagonista de IL Lago dei Cigni e Swan(n) in inglese vuol proprio dire cigno...

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    1. Credo di sì, che ci sia un preciso intento. Ho letto che Proust era molto attratto dalla corrispondenza dei nomi a determinate caratteristiche tanto da affibbiare ai suoi personaggi nomi sempre appropriati e spesso evocativi, capaci di racchiudere un vero e proprio destino: così è molto probabile che i due protagonisti della storia siano strettamente legati da una facile associazione di idee fra l'opera "Il lago dei cigni" e il significato in inglese del nome di Swann (sapevo di Swann, non di Odette, però)

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  10. Sono laureata in francese e “Gallimard” è una casa editrice che mi sono spulciata per bene, oltre a essermene nutrita per diversi anni. Eppure Proust l'ho sempre considerato poco. So di aver letto alcuni capitoli e di aver tradotto alcuni paragrafi, ma non sono mai andata oltre. Mi sa che dovrò rimediare. :)

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    1. Monicaaa, da quanto tempo! :)
      Scusa, Proust merita serietà!
      Credo che farne l'esperienza non sia una cattiva cosa: è un tantino pesantuccio, ma boh, io inaspettatamente ne sono rimasta stregata!

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  11. Bellissime considerazioni sia sul personaggio di Swann sia sulla tematica dell'amore come ossessione. Credo che l'innamoramento nasca un po' dalla idealizzazione della persona "amata". Più la si idealizza più ci si innamora; più ci si innamora tanto più la si idealizza: è come un circolo vizioso. Questa "idea" porta inevitabilmente a scontrarsi prima o poi con la realtà: qui sarà pianto e stridore di denti. La gelosia, l'ossessione di amare a tutti i costi, la mancata libertà di azione e di scelte sono "frutti" consequenziali. La ragione non ha più il potere di esprimersi e di far valere le proprie ragioni. Il personaggio di Swann piace e attira molto proprio per questo: è semplicemente umano.

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    1. Mi fa piacere che tu abbia colto l'aspetto principale per il quale ho molto amato il personaggio di Swann: hai detto bene, lui è semplicemente umano e il modo in cui Proust ce lo mostra con le sue debolezze, le sue nudità interiori è come lo specchio di fronte al quale ci troviamo immaginandoci al suo posto.
      Hai detto un'altra cosa molto giusta: la ragione viene annullata; per questo dico che quando si viene colpiti da simili maremoti la lotta per venirne fuori è durissima.

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  12. Questo è il secondo articolo che leggo pensando "forse dovrei proprio leggerlo Proust!" O forse ti ha talmente favorevolmente impressionata da farne arrivare il profumo attraverso ogni parola e mi sento conquistata. L'amore romantico come lo raccontano certi autori è quello viscerale, non parliamo poi di quello non ricambiato o solo illusorio, mette a dura prova la tenerezza e l'istinto di protezione del lettore sensibile. Nei commenti hanno già detto tutto e quindi, arrivando in ritardo, non mi ripeto ma credo sia molto attuale questo Swann che fantastica sull'amata come lei del tutto presa da sè da ignorare i sentimenti che le vengono rivolti, una coppia che rappresenta la sfida dell'amore, le sue torture e soprattutto le sue insospettabili complicazioni.

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    1. Sai, in tanti libri si raccontano passioni profonde, ma ecco, Proust ha toccato corde ancora più profonde, pur con quel linguaggio così forbito. È come se con le parole riesca a scavare dentro l'anima di chiunque. E niente, io ho trovato tutto bellissimo. Che poi il discorso rimane quello: se cerchi l'azione non è nella Recherche che la trovi. È tutto un disquisire, qui è come entrare dentro la personalità di Swann e viverla dal di dentro, non so come spiegarmi meglio, ma credo che dal mio entusiasmo si capisca a che livello di ammirazione io sia. ☺️

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  13. Mi hai riportato alla memoria questa bellissima, nutriente lettura! E' incredibile il modo che ha Proust di costruire la frase, di concatenarla con quella successiva per scendere nelle profondità del personaggio Swan senza annoiare un istante. Parlo di Swan perché mi sembra di ricordare che Odette sia un personaggio tutto sommato privo di spessore, sia in quanto vista dall'esterno sia per la superficialità del suo carattere. Nonostante tutto, nelle mani di Proust, anche lei rappresenta un tipo psicologico ben preciso.

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    1. Sì, Odette è un personaggio che fa bene la propria parte se di Swann devono emergere certi elementi. Tutto il pensiero di Swann e la sua ostinazione, in fondo, nascono proprio dal continuo raffronto con un'immagine idealizzata della donna e la realtà che la vede completamente diversa e in questa lotta si consuma la sua ossessione.
      Sai cosa ho trovato straordinario? Leggere un amore così profondo in una voce maschile; di solito, certi abbandoni e certe follie sentimentali sono narrate dal punto di vista femminile, pensa ad Anna Karenina, per esempio; invece qui è l'animo di un uomo che viene allo scoperto e il suo struggimento lo rende "umano", lo avvicina a un sentire che, alla fine, è uguale per tutti.

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  14. Brava, bel post. E complimenti per la determinazione Proustiana! ;-)

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    1. 😉
      Passerò presto al secondo, sarà un viaggio lunghissimo!

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    2. 7 da circa 500 pagine ciascuno: 3500 pagine più o meno. Considerato che per il primo ho impiegato tre mesi e che i ritmi non saranno sempre gli stessi... potrei regalarmi la fine del tour direi... alle soglie dei 50 anni! 😂

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