Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

venerdì 20 giugno 2014

La mia nuova sfida: il self-publishing



Ho sempre creduto nella magia della carta: della carta da lettere (di cui facevo raccolta per scrivere alle mie amiche lontane, quando ero bambina), dei fogli rigati del diario personale quando da adolescente mi sfogavo scrivendo, delle pagine dei libri che leggo per entrare in altre storie e in altre vite e in altre atmosfere. La magia della carta, sì!

La mia è la generazione che più di altre ha vissuto il passaggio dai vecchi strumenti di comunicazione ai nuovi, moderni, congegni tecnologici che hanno reso rapidi gesti e risultati, ma hanno tolto la poesia alla manualità: la penna, che si muoveva flessuosa sul foglio, rivelando nella calligrafia tutto il mondo chiuso in chi scriveva, sostituita da dita allenate che digitano su una tastiera parole che si autocorreggono senza troppi sforzi, eliminando il problema delle brutte cancellature (per me il fascino dello scarabocchio sul foglio).

Ho dovuto adeguarmi, certo: la carta da lettere è un cimelio che ormai mostro ai miei figli come un retaggio dei tempi in cui io avevo la loro età, i diari personali rigorosamente conservati con dentro la gran parte della mia vita. Non parliamo della corrispondenza prima vissuta a suon di attese per l'arrivo del postino, seguite da emozionanti aperture di buste talvolta strappate nei bordi, altre aperte ordinatamente con il tagliacarte, adesso sostituite dalle asettiche e-mail che non rivelano più nulla della bellezza di quei momenti. E che dire dei nuovi album di foto virtuali che hanno soppiantato quelli che si sfogliavano fra le gambe buttando l'occhio su un rettangolo di carta lucida, che ancora resistono ma non possono competere con l'impersonale comodità di godersi lo spettacolo attraverso un monitor luminoso!

In queste poche righe ho rivelato la mia nostalgia verso un mondo che nel tempo ha mostrato le sue imperfezioni cui la tecnologia ed il progresso hanno posto rimedio.
Ma non finisce qui, sta per arrivare nella mia vita qualcosa di veramente rivoluzionario, una doccia gelida di innovazione che mi stordisce e mi convince ancora a metà, ma che piano piano mi sta mostrando tutto il fascino che credevo davvero impossibile.
Sto per approdare nel tanto criticato mondo dell'editoria digitale.
Mi ci sono voluti quattro anni per elaborare la rassegnazione seguita alla chiusura della parentesi sogno avverato con la pubblicazione del mio libro. Sulle prime dici vabbè, ho dato, poi ti giustifichi dicendo cos'altro potrei ancora fare e così, lentamente, tutto scivola nel dimenticatoio e la bolla fragile sospesa nel vuoto si disintegra in micro particelle che si dissolvono nell'aria ed è inevitabile, non resta più nulla. Chi ti conosce sa che hai scritto una storia pazzesca, tu senti ancora il profumo della soddisfazione circolarti sotto la pelle (perché ogni  successo - piccolo o grande - di uno scrittore esordiente porta con sè l'orgoglio e l'inganno di un'esperienza indimenticabile), ma quel bell'oggetto di carta rilegato rimane lì, nella tua libreria e in quella di chi lo ha letto, abbandonato al suo destino.
Mi hanno cercato, contattato, chiesto di pubblicare il libro in formato digitale ed io ho sempre rifiutato ogni proposta come ho sempre contrastato fortemente l'idea di potermi accostare alla lettura attraverso uno strumento elettronico vestito da libro.
Poi un giorno ho ricevuto un regalo: un I-pad mini di ultima generazione, bello, super performante e gli orizzonti mentali hanno registrato una nuova apertura verso l'ignoto da scoprire. Con questo strumento posso anche scaricare i famosi e-book e fare il mio ingresso in questo mondo, ancora inesplorato esclusivamente per pregiudizio. Una dura lotta interiore: da una parte appagata dentro una libreria a cercare questo o quel romanzo, felice di portarmi a casa il sacchetto di plastica con il risultato in carta stampata della mia ricerca, dall'altra curiosa di risolvere il problema di spazio e - perché no - di portafoglio rifornendo la mia libreria digitale con un semplice click. Ed ecco, la rivelazione: un'amica mi parla con entusiasmo di un giovane esordiente che ha scritto un libro bellissimo, che potrebbe piacermi, anzi che mi piacerà sicuramente; lei è una "cacciatrice di teste letterarie", non è il suo mestiere, lo fa per diletto: le piace frugare nel mondo degli scrittori emergenti, per scoprire talenti non riconosciuti; ha cominciato dopo avere letto il mio romanzo ed esserne rimasta  - dice lei - folgorata (ma ricordiamoci che è una mia amica!). Il modo migliore per scovarli - mi spiega - è in rete e così lei legge e poi mi consiglia. Leggo anch'io il libro scritto da questo giovane scrittore e lo faccio con il mio I-pad in funzione di dispositivo di lettura. Sensazione registrata: strano approccio, iniziale distrazione dietro alla scoperta di tasti, note ed evidenziazioni digitali, progressiva abitudine, fascino. La lettura digitale non è così male.
E non lo è la storia che sto leggendo. Cammino per casa con il mio rettangolo luminoso tra le mani, lo porto con me alla posta, all'uscita di scuola dei miei figli, in metropolitana. Scopro comodità e praticità, pur guardando con occhi ancora innamorati i libri cartacei che mi fanno sempre l'occhiolino dietro le vetrine delle librerie. Accarezzo l'idea di tuffarmi dentro la rete insieme al mio romanzo: se devo modernizzare il mio modo di vivere la realtà attuale, devo abbattere anche l'ultima delle mie avversioni verso un sistema di lettura che ritenevo penalizzante, convincermi che fare diventare il mio 31 dicembre un e-book può essere un'esperienza rivitalizzante: una sfida nuova per me, un nuovo look per il mio libro.

Chi approda al self-publishing (nel frattempo mi sono fatta una cultura a riguardo), lo fa quasi sempre per una forma di narcisismo perchè è sicuro di avere scritto qualcosa che valga la pena di essere letto. Per me agiscono un mix di spinte: non è al successo che punto, non voglio convincere nessuno della bontà della mia opera scritta (il concorso vinto me ne ha già dato una dimostrazione), non a grandi guadagni (che statisticamente nell'auto-pubblicazione sono casi rari), rispondo ad una banale esigenza: vorrei che la storia che racconto in 31 dicembre continui a vivere nella mente di qualcuno, di altri potenziali lettori che, trovandolo nell'oceano di libri in rete, lo peschino per goderne la lettura con la comodità e la rapidità di averlo subito a disposizione. E vorrei anche dare la possibilità a chi non ha potuto reperire il libro in formato cartaceo di leggere una storia che avrebbero voluto conoscere. In pratica si torna al motivo dominante: l'autocompiacimento, alla fine poco deprecabile.

Così la mia evoluzione sembra avere avuto il suo compimento. Chi l'avrebbe mai detto, che la pervicacia di un'amica avrebbe avuto la meglio e la bravura di uno scrittore esordiente sarebbe stata la ciliegina sulla torta!
Ah, lo scrittore esordiente si chiama Marco Di Nicola, il suo libro "Il vero oro nero" e a lui ho intenzione di dedicare il mio prossimo post.

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